martedì 29 maggio 2012

SCIAME ANOMALO_190° episodio

Gli esperti in terremoti costituiscono un clan di gente strana, che dopo ogni sisma rivendica di avere preavvisato il mondo, ma nessuno se ne ricorda. Il loro lavoro consiste nel realizzare mappe, che attribuiscono alle varie aree geografiche una predisposizione più o meno marcata ai terremoti. Succede che, conseguentemente, molta gente si illuda, in base a dette mappe, di vivere in case saldamente ancorate al suolo. Se poi capita che i muri si crepino ed i soffitti crollino, gli esperti in terremoti correggono le loro mappe, senza fare una piega. In fondo, spiegano, se parliamo di centinaia o migliaia di anni, tutta la superficie planetaria è soggetta a rischi. Bella scoperta: una volta al posto di talune pianure c'era il mare, ma alla gente interessa sapere se il mare tornerà, non altro. Così accade che, un giorno come tanti altri, senza eclissi, comete, macchie solari o previsioni di popoli estinti, il terremoto decide di far visita ad un'area geografica a bassa sismicità. Di colpo si scopre che quella zona è stata costruita dai sedimenti di un grande fiume. Quindi perché stupirsi? Meglio non fare certe stupide riflessioni in presenza di chi si è visto crollare addosso, o quasi, la casa; potrebbe arrabbiarsi! Le polemiche vengono però accantonate, o rinviate alla fine delle scosse. Arrivano i soccorsi, si contano le vittime, si cerca di portare aiuto ai moltissimi sfollati. Qualcuno si chiede come mai costruzioni fatte di solido calcestruzzo siano crollate come castelli di carte. Ma ci sono cose più urgenti da fare, e la macchina dei soccorsi funziona. Passa una settimana, contrassegnata da parecchie scosse di assestamento, e la gente spera che il grosso sia passato. Purtroppo però, smentendo ancora una volta gli “esperti”, il terremoto torna con la stessa forza dirompente, ed abbatte quasi tutto ciò che era pericolante. Questo è ciò che accade in superficie. Cosa avvenga in profondità è a questo punto pura supposizione. Così rimarrebbe se nessuno osasse andare a vedere di persona. Chi potrebbe rischiare di rimanere schiacciato o imprigionato nelle caverne, specie se lo sciame sismico continua? Un gruppo di speleologi decide di rischiare; loro amano scendere nelle profondità del pianeta. Inoltre, così facendo, potranno effettuare rilievi scientifici di incomparabile valore. Il gruppo si prepara a scendere; tutti gli speleologi sono forniti dell'equipaggiamento necessario, ed altri aggeggi super-tecnologici da testare. Dal cacciatorpediniere di Evolution, arenato in un deserto lontanissimo, il dispositivo teletrasportatore aggancia un wormhole, che consente di azzerare migliaia di chilometri. Lo spazio si squarcia nel cielo sopra gli speleologi, ed il possente drago di Evolution scende verso terra, volando grazie al suo dragoncraft. Gli esploratori delle profondità sapevano del suo imminente arrivo, ma vederlo di persona suscita un sano timore. Dragonfire, alto tre metri, pesante settecento chili, coperto da scaglie praticamente indistruttibili, fornito di una coda formidabile, schiude le formidabili mascelle, sorridendo. Il gruppetto indietreggia, temendo che l'alieno sia stato colto da fame improvvisa. Poi, rassicurati sulle sue intenzioni, lo guidano in una missione nelle viscere della Terra. Cercano ovviamente passaggi sufficientemente ampi, per evitare che Dragonfire sia costretto a frantumare la roccia per avanzare. Il percorso è reso scivoloso dalle infiltrazioni d'acqua, che alimentano le muffe sotterranee. La caverna nella quale il gruppo si inoltra è già stata visitata da altre spedizioni, che hanno lasciato chiodi infissi nella roccia, e funi per evitare di cadere nei tratti più ripidi. Dragonfire si trova più a suo agio sotto il sole, dato che è in grado di trarre energia direttamente dai raggi della nostra stella. In pratica adesso il drago attinge alle sue batterie interne, ma l'intero suo corpo è una batteria di incalcolabile potenza. I suoi artigli fanno facilmente presa nella roccia, sbriciolandola. Dragonfire è preceduto da alcuni speleologi ed è seguito da altrettanti, che si tengono però a distanza di sicurezza dalla sua coda pericolosa. Mentre la profondità aumenta, la temperatura iniziale di circa dieci gradi tende ad incrementare. Gli esploratori scientifici delle caverne teorizzano che questo sia dovuto al nucleo incandescente del pianeta, sebbene disti parecchie migliaia di chilometri. La luce è fornita da torce elettriche e torce chimiche. Gli occhi del drago sono più potenti di quelli umani, e riuscirebbero a seguire il percorso sotterraneo anche nell'oscurità quasi totale. Dopo molte ore, il capo spedizione ordina una sosta. Mancando ogni riferimento solare, lunare e stellare, si concorda di fermarsi secondo una ciclicità ripetitiva, per riposarsi e mangiare. Il drago, che fin da piccolo si è nutrito di montagne di ortaggi ed altri prodotti della terra, si è portato uno zaino con barrette nutritive predisposte dall'uomo bestia Kong. Lo zaino di Dragonfire è proporzionale alla sua mole, quindi ci starebbero dentro almeno due uomini. Secondo le convinzioni degli scienziati terricoli, sotto terra ci sono solo pesci ciechi, immersi in laghetti di acqua gocciolante. Dragonfire si accorge quasi subito che non è così: sotto terra c'è ben altro che pesciolini innocui, che si nutrono di microorganismi. Qualcuno spia la spedizione giunta dalla superficie; chiunque sia, osserva con sospetto gli intrusi, ma la presenza del drago verde sconsiglia loro di avvicinarsi, per ora. Ci fosse Ferox o Kong, non avrebbero problemi a stanare quegli esseri; Dragonfire, viceversa, non è attrezzato per muoversi silenzioso come una belva della jungla, per cui aspetta l'evolversi della situazione. Intanto, in superficie, la terra continua a tremare, la gente preferisce dormire nelle tende, e le strutture lesionate completano il loro disfacimento. Teorici della deriva dei continenti affermano che la colpa è di una placca colossale, che, senza preavviso, ha deciso di migrare verso nord-est, spostando tutto ciò che trova sulla sua strada. Gli scienziati salgono in cattedra, pur non essendo in grado di dire quanto durerà lo sciame sismico. Gli scienziati non si sbilanciano più, per paura di essere nuovamente smentiti per la seconda volta in poco più di una settimana. La Maga comunica telepaticamente con Dragonfire, usando come tramite il piano astrale, come ha imparato dal suo maestro il dottor Occulto. Gli uomini e le donne che vivono in superficie non hanno idea di cosa si muova sotto le loro case, le loro strade ed i loro piedi. Hanno sentito parlare di fiumi sotterranei, ma pensano che si trovino in parti remote del pianeta. Masse di roccia dalla massa incommensurabile, che scivolano sul magma sono, per il popolo di superficie, fantascienza o poco più. Il corpo di spedizione, che si inoltra sempre più a fondo, incontra realmente fiumi, o meglio torrenti che precipitano verso profondità insondabili. Nebbie prodotte dalle enormi cascate diminuiscono la visibilità, ma gli umani sono provvisti di appositi occhiali, mentre il drago non abbisogna di alcun supporto oculare. Dragonfire si fida della capacità dei suoi amici umani di trovare la strada giusta, in un ambiente difficilmente interpretabile. Il dottor Occulto chiederebbe l'intervento della sua allieva Navigatrice; però interferenze energetiche di natura non ancora definita rallentano anche la comunicazione via piano astrale. La situazione potrebbe essere in stallo, mentre le scosse telluriche continuano a bersagliare le città umane, ma anche i cunicoli ove il gruppo di spedizione si trova ora. La soluzione al problema arriva da una fonte inaspettata: piccoli umanoidi con la pelle grigiastra si avvicinano con circospezione al drago di Evolution. Evidentemente preferiscono comunicare con il gigante verde, piuttosto che con gli umani. Gli abitatori delle profondità emettono suoni simili agli squittii, ma non si illudono che i nuovi arrivati ne comprendano il significato. Dragonfire, che tende a sviluppare un rapporto empatico con le forme di vita più vicine alla Natura, segue gli umanoidi grigi, che a quanto pare intendono condurlo ad una destinazione che è comunque preferibile alla stasi del momento. La spedizione cambia così la sua formazione: gli umanoidi precedono Dragonfire, mentre gli speleologi seguono. Per quanto il loro ruolo sia diventato secondario, essendo scienziati desiderano accertare tutto il possibile su quelle sorprendenti forme di vita autoctone. Ed in effetti è evidente che, senza la loro guida, non riuscirebbero a superare percorsi che solo apparentemente finiscono nel nulla. Gli umanoidi conoscono la strada, perché quello è il loro mondo; è altresì evidente che sperano di poter contare sulla possanza del drago, per risolvere qualche loro problema. Continuando a procedere in quel mondo senza tempo, all'improvviso la spedizione si trova di fronte ad un agglomerato di abitazioni, scavate nella roccia: il villaggio dei sub-terranei. La spedizione viene avvicinata da molti altri esseri dalla pelle grigia, che osservano con reverenza il drago di Evolution, perché per loro la sua presenza significa il realizzarsi di un'antica profezia. Gli umani finalmente possono lavarsi, riposarsi e mangiare all'interno di una casa. I sub-terranei forniscono da mangiare anche al drago di Evolution, sapendo dagli antichi testi che si nutre solo di vegetali. I più attenti all'interno della spedizione si chiedono come possano questi abitatori delle profondità disporre di vegetali. I sub-terranei sono abbastanza amichevoli, ma non al punto di svelare tutti i loro segreti. Hanno infatti sviluppato una tecnologia che simula efficacemente la luce solare, e la usano per le loro coltivazioni. In superficie, ci sono persone che lavorano gratis per aiutare gli sfollati, ma ci sono altri che penetrano nelle case abbandonate, per depredarle di quel che è rimasto. La forza di Dragonfire è però necessaria proprio dove si trova, e la cosa diventa palese dopo che la spedizione ha ripreso la sua marcia. Scendendo ancora più in profondità, gli esploratori, accompagnati dagli umanoidi grigi, si imbattono in qualcosa di veramente inaspettato: una macchina colossale che scava e divora la roccia. Progettato da un genio della meccanica e dell'elettronica, quel mostro si muove su cingoli sferraglianti. Una grandissima trivella ruota lentamente, mentre asporta quantitativi impressionanti di roccia. Trivelle poco più piccole collaborano a quell'opera di distruzione sistematica. I sub-terranei hanno chiesto l'aiuto di Dragonfire, perché solo un essere mitico come lui ha qualche possibilità contro la macchina infernale. Tutto ciò che si trova sotto la crosta terrestre è tutt'altro che uniforme e compattato. Scavare, come il mostro metallico sta facendo, squilibra assetti che reggevano da migliaia di anni, se non addirittura milioni. Chiunque guidi l'immensa scavatrice non ha di certo a cuore i destini delle popolazioni della superficie, e neppure dei sub-terrannei. Dragonfire è convinto che lo scopo delle perforazioni sia minerario. Questo significa che il disastro continuerà finché a bordo della mostruosità rimarrà spazio dove collocare il minerale estratto. Oppure finché Dragonfire metterà fine a quella manifestazione di spregio e violenza estrema. Il drago carica la macchina immane; salta ed impatta con enorme fragore, ma il metallo impiegato è molto spesso. Dragonfire accetta la sfida, e si prepara a scatenare la sua potenza, fino a sfondare la parete più massiccia. Ma prima che ciò avvenga, un gran numero di uomini armati erompono dalla macchina, per difenderla. Impugnano mitragliatori, che vomitano piombo infuocato contro l'alieno di Evolution. Gli speleologi vorrebbero aiutare il drago, ma, non essendo armati, possono solo mettersi al riparo delle rocce. I sub-terranei invece sono disposti a rischiare la vita, per difendere il loro habitat dagli invasori che provengono dalla superficie. Perché ormai è chiaro da dove sia giunta l'enorme scavatrice. Alla postazione computerizzata che coordina i motori, le trivelle, le braccia meccaniche della mostruosità pesante innumerevoli tonnellate, c'è il miliardario che ne ha commissionato e finanziato la costruzione. Lui ha di certo sentito parlare di Dragonfire e di Evolution, ma non si lascerà intimidire neppure da un alieno alto tre metri, e ricoperto da scaglie verdi. Dragonfire trattiene i sub-terranei, che morirebbero invano; poi affronta da solo le mitragliatrici del nemico. Forse i mercenari pensano di ferirlo con il fuoco ripetuto e concentrato; ciò che non sanno è che il drago è meno forte del solito, perché gli manca la luce solare. Questo però significa solo che dovrà eliminarli più in fretta. Quando avviene lo scontro fisico, Dragonfire non è neppure stato scalfito dalle pallottole di piccolo calibro. La coda verde abbatte gli uomini come fosse una falce, e loro birilli. Urla di dolore si levano dalla moltitudine fin troppo fragile se rapportata alla super-forza di Dragonfire. Poi il colosso verde afferra uno dei grossissimi cingoli; l'acciaio si frantuma come fosse legno di balsa. Dragonfire, in un'eruzione di forza, strappa le spesse maglie metalliche, immobilizzando il suo terribile nemico meccanico. Adesso i sub-terranei potrebbero organizzare un attacco, contro un nemico impossibilitato a muoversi. Sennonché il miliardario, proprietario e conduttore del mostro scavatore, aziona alcune torrette, che finora erano rimaste dissimulate. Questi proiettili sono di calibro decisamente superiore, ma Dragonfire non ha alcuna intenzione di prestarsi a fare da bersaglio al pazzo. La sua arma più forte è la super-fiamma, e si prepara a scatenarla. Mentre i primi colpi di cannone piovono nei pressi del drago e dei suoi alleati, lui emette un'ondata di plasma caldissimo. Il metallo della scavatrice, sebbene sia stato progettato per resistere ad impatti contro le rocce, si surriscalda ed inizia a fondere. La reazione a catena che prende il via divora il metallo come fosse un mostro famelico. Dragonfire ordina agli speleologi ed ai sub-terranei di allontanarsi dall'enorme caverna, perché non potrebbero sopravvivere a quella forza incommensurabile. Infine, della macchina che aveva innescato lo sciame tellurico anomalo rimane solo un ammasso di materiale simile alla lava rappresa.

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