venerdì 29 marzo 2013

LUPI CATTIVI E LUPI BUONI_237° episodio

Mattia ha quattro anni. Come quasi tutti i bambini della sua età è uno scatenato guastatore. Quasi sempre riesce a fare le cose di testa sua. Mamma e papà invitano Mattia a fare i compiti, a non lasciare in giro i giocattoli ed a lavarsi, ma lui preferisce guardare la tv. Quando era più piccolo, i genitori gli dicevano di fare il bravo, altrimenti sarebbe venuto il lupo cattivo a portarselo via. Mattia non ha mai creduto alle favole del lupo cattivo. Non ha mai visto lupi, ma solo grossi cani. Hanno un aspetto pericoloso, però è difficile credere che possano portarsi via "i bambini cattivi". Cosa se ne farebbe un "lupo cattivo" di un bambino altrettanto "cattivo"? I lupi cattivi esistono solo nelle fiabe. Per di più in quelle vecchie, dato che al giorno d'oggi i bambini devono guardarsi dai vampiri, dagli alieni e dai guerrieri assassini. Quella sera Mattia corre ed urla a più non posso; poi provoca involontariamente la caduta di un soprammobile che la mamma considerava prezioso. Il vetro si sparpaglia, dopo essersi frantumato oltre ogni possibilità di recupero. La mamma lo sgrida, pretendendo che lo faccia anche il papà, che invece preferirebbe continuare a seguire la partita di calcio in tv. Forse Mattia prova un senso di colpa, per aver distrutto quell'oggetto ridicolamente fragile. Forse è quello il motivo per il quale in sogno incontra per la prima volta il famoso "lupo cattivo". Preannuncia il suo arrivo con un assordante ululato. Poi si affaccia dalle finestre rivolte verso il giardino, e sogghigna mostrando i suoi lunghi denti gialli! Quel bestione oltre che ululare parla. Usa un tono di voce rauco, che suggerisce la pericolosità del personaggio. Mattia nel suo sogno si nasconde in un angolo, sperando che il lupo cattivo passi e vada via in fretta. Il bambino segue con lo sguardo il feroce animale che si avvia verso il bosco, ma non cammina come un lupo. Prima di scomparire nel buio, il lupo cattivo si volta verso Mattia, guardandolo con occhi che sembrano di fiamma. Un incubo del genere merita un risveglio in piena notte. In fondo se il sognatore ha quattro anni può permettersi di piangere e chiamare la mamma. Lei accorre prontamente per rassicurarlo con parole tipo: “è stato solo un brutto sogno” e “dormi che è tardi”. Il bambino non vuole riaddormentarsi per paura del lupo cattivo, ma la mamma deve a sua volta riposare, e torna a letto. Solo nella sua cameretta, Mattia vede occhi di brace in tutti gli angoli bui, e gli pare che la voce rauca del mostro gli sussurri nelle orecchie. Una brutta notte, passata con la faccia sotto le coperte, come se bastassero quelle per tenere lontano un animale che sbrana gli innocenti cerbiatti. Data la capacità di recupero dei bambini, il sole del mattino allontana quasi del tutto i brutti ricordi del pessimo incontro notturno. La giornata trascorre quindi normalmente, tra studio (poco) e giochi (molti). Al pomeriggio Mattia non ha voglia di fare i compiti, e la mamma gli grida dietro. Ricordandosi dell’incubo recente di suo figlio, evita di minacciarlo con: “guarda che chiamo il lupo cattivo”, oppure “vedrai che il lupo cattivo ti porta via”. La donna vuole educare il bambino, non stressarlo o terrorizzarlo. Quella notte, Mattia sogna di giocare a nascondino con i suoi amici. Si trovano in campagna, vicino ad una bella casetta rassicurante. Il sole splende nel cielo, solcato da uccellini intenti a cinguettare. Il sogno del bambino è ricco di tinte pastello, con tanti particolari tipo i vasi di fiori sulle finestre ed i gattini che prendono il sole. Uno di essi miagola in maniera strana, ma Mattia sta giocando, non studiando il linguaggio dei gatti. Marmocchi di quell’età giocano fino allo sfinimento da svegli e, quando dormono, riprendono a correre e saltare. È una cosa buona, ma non fanno caso al trascorrere del tempo, che nei sogni è quanto mai ingannevole. In quello stato dell’esistenza si fa presto a passare da un pomeriggio di sole al crepuscolo ventoso. Uno dei gattini, che stavano sdraiati al sole, adesso cammina sui muri della casa dai colori pastello. Per lui è normale farlo non solo nella dimensione onirica, ma anche nella nostra realtà. Lui è Braxcat, araldo del demone Braxal. Mezzo gattino, mezzo demone lui stesso. Membro degli Esploratori dei Sogni, il gattino entra ed esce da quel reame con il suo corpo fisico, senza doversi prima addormentare. Un ululato poco rassicurante giunge dal vicino bosco. Il lupo cattivo non si vede, ma Mattia immagina che quel mostro sia velocissimo. Chiama a sé i suoi amici, invitandoli a smettere di correre in giro. Meglio entrare in casa, prima che il lupo arrivi. I suoi amici però lo prendono in giro, accusandolo di essere solo un bambino. A quattro anni siamo bambini, ma si sta sviluppando in noi il convincimento di essere quasi grandi. Quando uno non porta più il pannolino, non è più un bambino, o no? Poi all’improvviso il lupo cattivo arriva. Balzando per molti metri alla volta, il temuto animale atterra in mezzo ai marmocchi. Li squadra uno a uno, poi ne afferra uno e scappa. Adesso corre sulle zampe posteriori, per poter tenere tra le braccia la sua preda. Mattia trema e piange per il nuovo incubo. Braxcat, che ha seguito tutta la scena, emette uno dei suoi lancinanti miagolii, che costringono il sogno ad implodere. Quando il bambino si sveglia, il sole del mattino entra nella camera. Prova una sorta di disagio, ma non ricorda bene perché. Al di là del vetro della finestra, Braxcat lo osserva con attenzione. Poi in gattino demone apre un portale verso la dimensione dei sogni; vuole seguire le tracce del lupo cattivo, che ha rapito l’amico di Mattia. A molti è capitato di riaddormentarsi, cercando di riprendere un sogno interrotto. Difficile a farsi, forse addirittura impossibile. Questo perché non disponiamo dei poteri del gatto demone, che si tuffa nella dimensione onirica come un pesce che scenda lungo una cascata. Un altro componente degli Esploratori dei Sogni seguirà Mattia durante il giorno. Cyberdog è un cane di piccola taglia, un tempo maltrattato da tutti; ma ciò accadeva prima che il Transformatron diventasse il suo simbionte. Da allora Cyberdog è un cagnolino cibernetico, dotato di poteri riconducibili all’alieno tecnomeccanico che ha fuso il suo metallo duro come il titanio con la biomassa del simpatico quadrupede. Il Transformatron dispone di sensori sconosciuti alla scienza umana. Grazie ad essi, Cyberdog non perde di vista Mattia, neppure quando il bambino si reca a scuola. L’imprevisto arriva da un troppo intraprendente accalappiacani, che si mette in testa di portare il cagnolino cibernetico nel canile comunale. Cyberdog potrebbe sfuggirgli facilmente, arrampicandosi sui muri delle case, grazie alle unghie di metallo durissimo fornite dal suo simbionte. Per evitare un’eccessiva teatralità, interviene Clara, che convince l’accalappiacani di essere la padrona del cagnetto. Anche Clara, come Cyberdog, è simbiotica con un alieno di metallo vivente. Il suo si chiama Tecnoragno, ed è “figlio” del Transformatron. Clara mette il guinzaglio a Cyberdog, per indurre l’accalappiacani ad allontanarsi. Poi decide di partecipare anche lei alla nuova missione del gruppo. Nella dimensione onirica, Braxcat ha fatto quello che si era ripromesso: sta seguendo il lupo cattivo. Si tratta in realtà di uno tra i tanti mutaforma che abitano quello stato dell’esistenza. Esseri costituiti da una specie di ectoplasma, che si divertono a produrre incubi. In realtà lo fanno per nutrirsi delle emozioni dei dormienti. Al gattino demone la cosa non interessa. La sua mente non è più quella di un semplice gatto, ma il demone Braxal non ha certo inteso fornirgliene una umana. Braxcat è un araldo efficiente ed un ancora più capace cercatore di tracce, in un contesto a dir poco nebuloso. A lui quel lupo cattivo non piace. Ecco perché gli balza sulla schiena, graffiandolo a fondo. Il mutaforma non sanguina, ma prova a suo modo dolore. La sorpresa lo induce a mollare il bambino che aveva rapito. Poi cerca di azzannare Braxcat, che però è troppo veloce per quello pseudo predatore dei boschi. Il lupo cattivo non intende farsi mettere sotto dallo strano aggressore, e gli corre dietro ululando. In una frazione di secondo, il gatto demone gli scompare sotto il naso, ritornando sulla Terra. Il suo attacco è bastato ad interrompere l’incubo del bambino rapito dal lupo cattivo. Si sveglia un po’ trafelato, ma è sfuggito alle grinfie del mostro notturno. Lui, il lupo cattivo, smette di ululare, ma emette suoni di minaccia simili a brontolii di stomaco. Quel mutaforma del regno dei sogni ha interpretato diversi ruoli. Si è finto un conoscente che non incontravamo da anni. Lo abbiamo visto nelle vesti di un genitore morto, in versione giovanile; in quell’occasione eravamo più giovani anche noi. Regressioni: cosa sarebbe la dimensione onirica senza di esse. Simbolismi: ci hanno scritto montagne di libri. Quanti mutaforma lavorano su questo palcoscenico grande come il territorio della notte sulla Terra? Questo mutaforma però si è specializzato come lupo cattivo. Gli piace terrorizzare i piccoli umani, facendo sì che si sveglino piangendo. Adesso però è molto irritato dallo show di Braxcat, che lo ha preso in giro. Si ripromette che Mattia la pagherà cara, dato che sa dove trovarlo. Così accade che il bambino protagonista di questa storia si addormenti placidamente, non sapendo dell’agguato che lo attende oltre la soglia. Cappuccetto Rosso è una bambina di altri tempi, che si reca sovente a far visita alla nonna. Una donna anziana che abiti in un bosco non stupisce Mattia, che ricorda di aver già sentito parlare di questa storia. Il sogno funziona come una trappola, solo se all’inizio non allarma il sognatore. Cappuccetto Rosso chiede a Mattia di accompagnarla, e lui acconsente. Un bosco con alberi ben distanziati, funghi di tutti i colori, scoiattoli e fatine volanti. In una radura, la casa di tronchi d’albero della nonna. Dal camino esce un fumo bianco, che sparge attorno un buon odore di dolci fatti in casa. La casa è molto accogliente, e molto più grande all'interno di quel che sembrava all'esterno. Al posto della nonna però c’è una specie di lupaccio che cammina sulle zampe posteriori. Cappuccetto Rosso non se ne accorge, allarmando Mattia, che cerca di farle notare che quella non è la nonna. All’improvviso, la bambina spalanca gli occhi, e si avvicina a Mattia. Poi tutti e due scappano via. Attraversano la radura correndo, ma il lupo cattivo li insegue. Ulula per farli spaventare, riuscendoci benissimo. Quando le sue fauci bavose sono prossime a mordere i piccoli polpacci del bambino, entra in scena il Lupo Nero. Trasportato in quello specifico sogno da Braxcat, suo collega negli Esploratori dei Sogni, il lupo demone assale il lupo cattivo, sbattendolo a terra. Due grossi animali armati di zanne bavose si scambiano morsi tremendi. Il lupo cattivo ha rinunciato alla sue forma umanoide, per poter combattere contro quella furia nera. Ringhi rabbiosi, attacchi, ritirate strategiche, contrattacchi; i due avversari sembrano alla pari, ma solo per i primi minuti. Poi il Lupo Nero, che ha combattuto contro mostri molti più grossi del lupo cattivo, lo afferra per una zampa, con le sue mascelle micidiali. Lo scuote come farebbe un gatto con un topo, ed infine lo scaglia lontano. Il Lupo Nero ulula al cielo del mondo dei sogni la sua vittoria sul lupo cattivo. Il mutaforma acciaccato decide allora di scomparire; essendo questo un potere innato in tutte le creature pseudo-ectoplasmiche della dimensione onirica. Prima di tornare al suo corpo che dorme sulla Terra, il Lupo Nero si avvicina al piccolo Mattia, per toccarlo con il suo grosso naso sulla fronte: una specie di bacio lupesco. Nella casa dei licantropi, Clara e Cyberdog sorvegliano e proteggono i corpi dei colleghi in missione. Rebecca e Sonia subentrano al Lupo Nero. Assieme a Cappuccetto Rosso trovano la nonna, che non era stata divorata dal lupo cattivo; quindi salutano lei e la nipote, poi si allontanano. Le due giovani mannare in forma umana fanno da scorta a Mattia, caso mai il sogno riservasse qualche altra sorpresa. Ed in effetti alcuni loschi individui sbucano da angoli bui e da buchi sotto le rocce. La situazione è molto confusa, come è normale che siano i sogni. Rebecca e Sonia mutano subito nelle loro forme licantropiche da battaglia, per fermare i nuovi arrivati. Mattia si mostra molto coraggioso, avendo capito la differenza tra i lupi buoni ed i lupi cattivi. Le due lupacchiotte percuotono, graffiano e mordono i loro nemici, che non sono all’altezza di quello scontro. Sono stati mandati allo sbaraglio dal lupo cattivo, che adesso fronteggia il bambino; ma Mattia non si spaventa più come una volta. Gli Esploratori dei Sogni non sono dilettanti, nonostante la giovane età. Ecco perché David e Pedro si erano nascosti, e adesso attaccano il malvagio mutaforma, che ancora risente delle botte prese dal Lupo Nero. A questo punto, Mattia non solo non piange, ma addirittura ride; e ridendo si sveglia nella sua cameretta. Non vede l’ora di raccontare tutto alla mamma, ma capisce quasi subito che, essendo un’adulta, non gli crede. Lei è però rassicurata che gli incubi non turbino più il suo bambino; ma non sa quanto sia reale l’incubo chiamato “lupo cattivo”. Quando la mamma esce, Mattia apre la finestra per fare entrare i suoi nuovi amici Cyberdog e Braxcat. Il cagnolino cibernetico ed il gatto demone sostavano comodamente aggrappati alla parete esterna del palazzo, a cinque piani d’altezza. In fondo anche loro hanno bisogno ogni tanto di un brivido di realtà.

lunedì 25 marzo 2013

TOLLERANZA ZERO_236° episodio

Una grande città, abitata da milioni di individui, richiede decine di migliaia di poliziotti. Stiamo parlando di una popolazione tutto sommato civile, non di selvaggi antropofagi. Ogni giorno c'è qualcuno che ammazza qualcun altro per motivi economici, o gelosia, o semplice antipatia. Ci sono ladri che penetrano nelle case vuote, per rubare gioielli e denaro. Ci sono rapinatori, che entrano nelle banche, in orario di apertura al pubblico, minacciando cassieri e clienti. Non mancano i terroristi, che si guardano intorno non per ammirare i grattacieli, i giardini e le statue, bensì per inventare nuovi modi di diffondere paura e disagio. La polizia teme i terroristi anche più dei serial killer, che impiegano molto più tempo ad effettuare le loro stragi. I servizi segreti tremano pensando che un qualsiasi cretino possa collocare una piccola bomba atomica in un camioncino, da fare esplodere in un punto qualsiasi della città. Trattandosi di una bomba atomica, la precisione non è particolarmente rilevante. I poliziotti forse da piccoli giocavano a guardie e ladri; forse già allora correvano dietro ai cattivi, per impedire loro di nuocere. Cosa succede però quando è un poliziotto ad essere catturato? La brutta notizia arriva una mattina come tante altre, tramite posta elettronica. Si tratta ovviamente di un account appena aperto e subito chiuso. Praticamente impossibile risalire al mittente, che si è servito di un internet caffè. Allegato alla email, un breve video. I dirigenti della polizia sudano freddo, quando vedono che un loro detective è stato fatto prigioniero da terroristi stranieri. La richiesta: liberare un certo numero di galeotti, definiti dai terroristi "detenuti politici". La minaccia: "restituire il detective un pezzo alla volta". La polizia non può liberare detenuti, che si trovano sotto un'altra giurisdizione. La palla passa quindi alla magistratura ed alla politica: due bande di azzeccagarbugli, interessati solamente a fare bella figura, in vista di avanzamenti da carriera o nomine prestigiose. Come se non bastasse, arrivano anche i servizi segreti, con tutte quelle agenzie che si chiamano con tre o quattro lettere maiuscole. La maggior parte dei poliziotti vorrebbe trattare con i terroristi, per liberare il collega. I servizi segreti cercheranno viceversa di metterli in galera, o farli fuori. Nel frattempo, le indagini conducono ad un presunto fiancheggiatore dei rapitori. Si chiama Abdul, ma i documenti d’identità potrebbero essere contraffatti. In casa sua i poliziotti trovano armi e documentazione che può ricollegarlo ai terroristi; anche la sua etnia suggerisce vicinanza a quella specifica setta di guastatori. Lui però non ha alcuna intenzione di collaborare, sfruttando la democrazia delle istituzioni a suo vantaggio. Si procura addirittura un avvocato, di quei chiacchieroni senza vergogna che venderebbero la madre per una cifra neppure troppo elevata. A questo punto si verifica un'impasse, dato che la tortura è fuori legge, e non si percepisce un metodo alternativo per spremere informazioni da quel maiale. La detective Lucrezia è il collegamento di Evolution all’interno della polizia. Dispone di poteri felini, dovuti alla simbiosi con Ferox, ma adesso le servirebbero le doti telepatiche della Maga. Recentemente il dottor Occulto ha individuato numerosi telepati, più o meno consci dei loro poteri. Valeria è una poliziotta, che opera in periferia. La sua percezione mentale l’aiuta nel suo lavoro; capisce infatti quasi sempre quando ha a che fare con una persona pericolosa. Valeria riceve una telefonata dal suo capo, che la convoca in ufficio. Lui a sua volta è stato contattato da un superiore, al quale non ha potuto chiedere spiegazioni. Valeria viene presentata a Lucrezia, che diventa la sua responsabile sul campo. Occulto dispone di molti contatti ad alto livello, giacché la razza umana deve moltissimo al super-gruppo mutante ed a Dragonfire. Quando Lucrezia e Valeria giungono alla sala degli interrogatori, i veterani del settore le guardano con sospetto e supponenza. Però anche loro capitolano, avendo ricevuto ordini tassativi di lasciarle assistere all’ennesimo interrogatorio di Abdul. Le forze dell’Ordine che si contrappongono al Caos non sono semplicemente i poliziotti sulle strade. L’Ordine si è infiltrato in tutte le istituzioni, senza guardare in faccia o mediare con alcuna fazione politica, religiosa, etnica o affaristica. Gli uomini e le donne che combattono il Caos (con la maiuscola) non possono essere comprati con il denaro, perché la loro visione delle cose trascende di molto la percezione dei comuni mortali. Valeria non lo sa ancora, ma è entrata in un gioco molto grande. Lei e la detective Lucrezia siedono di lato all’indagato, mentre un ufficiale di polizia cerca di spremergli fuori qualche informazione utile alla liberazione del poliziotto rapito. Valeria si sente invadere da una grande calma, perché il dottor Occulto ha raggiunto la sua mente, utilizzando come ponte Lucrezia. Lo scettro di Uglux ha infatti fornito alla detective questo dono, oltre alle più note abilità feline. Abdul parla a vanvera, per depistare chi lo interroga. Forse spera che lo percuotano; così il suo avvocato lo farà passare come una vittima del sistema. Valeria si sente indotta a concentrarsi su Abdul, mentre l’attenzione del fiancheggiatore dei terroristi è rivolta altrove. Una telepate come la Maga perlustrerebbe quella mente umana sezionandola ed estraendo da essa tutti i ricordi, dalla nascita in avanti. La Maga potrebbe disintegrare la mente di questo e di atri Abdul; ma lei non è qui ora. L’interrogatorio prosegue per oltre un’ora; poi finalmente l’informazione che stanno cercando emerge dalle acque torbide di quel cervello maligno. Nello stesso istante, Abdul si sente violato come mai prima. Sul suo volto di dipinge una maschera d’odio, mentre scatta per strangolare Valeria. Si è mosso molto velocemente, ma i poteri felini ottenuti dalla donna leopardo rendono Lucrezia più che pronta ad intercettarlo. Non estroflette gli artigli, per non dare nell’occhio, ma colpisce il fiancheggiatore con un pugno micidiale, che lo stende all’istante. Il poliziotto rapito è stato preso a pugni ed a calci. Non che i terroristi volessero da lui qualche informazione specifica; lo hanno picchiato per il gusto di farlo. Mentre lo percuotevano, riprendevano la scena, perché i filmati morbosi circolano parecchio in rete. I suoi colleghi hanno cercato di capire dove fosse detenuto. Suoni in sottofondo sono stati amplificati, per captare il transito di treni o di automobili. Ogni singolo fotogramma digitale è stato allargato al massimo, nella speranza che da qualche fessura sullo sfondo fosse filtrata un’immagine riconducibile ad un luogo specifico. Nei thriller e nei polizieschi, i rapitori commettono spesso l’errore di riprendere il rapito con alle spalle una finestra, dalla quale, guardando bene, si scorge un’insegna, un traliccio o un grattacielo. Sapere che il luogo di detenzione si trova nei pressi di una ferrovia, aiuta indubbiamente; oppure vicino ad un cantiere, o ad un’autostrada. In questo caso invece alle spalle del poliziotto c’è solo un muro, e la casa si trova in un posto tremendamente silenzioso, o forse è segregato in una cantina. I terroristi hanno come al solito avanzato delle richieste, per il rilascio della persona sequestrata. Si tratta di una finta, dato che hanno comunque in programma di ucciderlo. I carcerieri sono quattro fanatici religiosi, pregiudicati per reati contro il patrimonio e le persone. Quattro pedine del Caos, assolutamente sacrificabili, che nulla sanno del vero piano dei mandanti occulti. Un’altra cosa a loro sconosciuta è che Abdul ha vuotato il sacco. Non ha aperto bocca, ma la telepate Valeria è entrata abilmente nella sua memoria. L’errore dei terroristi è stato quello di non uccidere Abdul, per cancellare le tracce; ma sono dilettanti ed Abdul è il fratello di uno di loro. I mediatori della polizia continuano a conferire telefonicamente con la marmaglia assetata di sangue, rassicurando i terroristi dell’imminente liberazione del “prigionieri politici”. La polizia deve dissimulare il fatto che qualcuno è partito alla volta del luogo di detenzione del poliziotto. Cala ancora una volta la notte, sebbene in quel locale sotterraneo non si noti alcuna differenza rispetto al giorno. Ferox è arrivata in volo con il suo craft antigravitazionale, assolutamente silenzioso. Solo il genio di Kong, l’uomo bestia di Evolution, avrebbe potuto inventare un dispositivo di volo tubolare, che consente ai mutanti ed al drago di trasformare parte della loro grande forza in propulsione ed antigravità. Il craft di Ferox ha volato a mezzo metro dal suolo, seguendo una rotta ideale tracciata dalla mutante Navigatrice. Il terrorista che esce dalla casa a fumare non la sente arrivare. Ferox non commette errori: i suoi artigli non lasciano scampo all’uomo, che non riesce neppure a gridare. Un secondo fa era vivo, e pensava a chissà quale stupida rivoluzione. Adesso è morto, praticamente annegato nel suo sangue. Super-sensi all’erta, la donna leopardo scende le scale. C’è un uomo armato davanti ad una porta. Ferox si trova a cinque metri di distanza, fuori vista. Le pallottole del mitragliatore potrebbero ferirla, forse addirittura ucciderla. Se l'uomo riuscisse a premere il grilletto, e se il mitragliatore fosse puntato contro di lei. Il predatore sa aspettare che la preda si rilassi; il predatore sente arrivare l’istante fatale. Il balzo è spettacolare. Ferox gli passa sopra, ed atterra tre metri oltre. Il guardiano si affloscia mentre la vita lo abbandona come un’amante delusa. I suoi occhi si appannano per l’ultima volta, e poi il buio. Dentro la camera gli ultimi due del commando. Accarezzano le loro pistole, pronti a svuotare l’intero caricatore nella testa e nel corpo di un uomo che non può reagire. Non passa loro per l’anticamera del cervello di essere dei vigliacchi? A Ferox ciò non interessa: la mutante felina di Evolution è oltre queste vuote riflessioni umane. Le lascia ai dilettanti; lei è una professionista. Uno dei criminali estrae un coltello, intenzionato a tagliare un orecchio alla sua vittima. Il poliziotto suda freddo, ma non vuole chiedere pietà; non servirebbe e lo sa. Un attimo prima che la lama affondi, un blackout improvviso, seguito dal tenue rumore della porta che si spalanca. I malvagi non vedono Ferox, nelle tenebre che per loro sono impenetrabili. Ferox invece li vede benissimo, e si avvicina in silenzio come il leopardo che è. Uno dei due terroristi punta la pistola contro l’ostaggio, ed è quello dei due che muore per primo, in una manciata di secondi. L’altro non fa in tempo a capire cosa sia successo al suo socio, ma lo segue quasi subito nella morte. Ferox riattiva la corrente; poi si occupa di slegare il poliziotto che ha liberato. Nessuno dei due dedica la minima attenzione ai terroristi morti; erano personaggi marginali in vita, come lo sono nella morte. Il rapimento del poliziotto non è però stato altro che un diversivo. Il commando era composto da cinque terroristi; il quinto sta guidando un furgoncino, con a bordo una piccola atomica. L’incubo dei servizi segreti si sta avverando. I morti non parlano, ed il fiancheggiatore ha rivelato contro voglia tutto ciò che sapeva. Un vicolo cieco, apparentemente. O così sarebbe se il dottor Occulto avesse concepito solo un piano A. Elisabetta è la seconda telepate d’appoggio alla squadra di Lucrezia. Lei era presente durante le telefonate, come Valeria era presente all’interrogatorio di Abdul. Elisabetta, sotto la guida della Maga che agiva attraverso il piano astrale, si è connessa in maniera sottile con le menti dei rapitori del poliziotto. O meglio: ha posto loro dei quesiti telepatici, che si sono sovrapposti e dissimulati con le parole che i terroristi ed i poliziotti si sono scambiati per telefono. Elisabetta ha lavorato come tramite della Maga, per contattare direttamente l’inconscio dei criminali, che con naturalezza ha riferito del quinto terrorista. Non potendo le onde pensiero viaggiare attraverso la connessione telefonica, si sono trasformate in parole. Quel che i terroristi hanno detto è stato registrato e trascritto, ma per gli investigatori non contiene alcuna informazione utile. Neppure Elisabetta comprende il nesso, ma ha lavorato bene. In quel momento, un furgoncino anonimo procede verso il centro della città; è sovraccarico, ma chi potrebbe pensare che trasporti un ordigno nucleare? Il terrorista alla guida è felice di morire per la causa, qualunque essa sia. Gli piace l'idea di essere un martire; ha un ego smisurato ed un cervello molto piccolo. Dal cielo, scende a bordo del suo craft antigravitazionale il mutante elettrico di Evolution. Si concentra per emettere la giusta lunghezza d'onda; poi investe il furgone con un'energia bluastra, che spegne istantaneamente il motore. L'ordigno nucleare ne risente, ma il timer continua a funzionare. Fulminatore ha preparato il terreno per l'arrivo di Kong, che, con il suo veicolo multifunzione aggancia il camioncino. Quattro tentacoli metallici, con potenti ganasce in cima, mordono il metallo, strappandolo da terra. Poi Kong richiama tutta la potenza della sua macchina, che sfreccia verso la stratosfera. Giunti in orbita, l'uomo bestia di Evolution sgancia il furgoncino, che ormai galleggia in condizioni di assenza di gravità. Il terrorista aspirante martire è morto o sta morendo, di freddo o per mancanza d'aria. Quando, di lì a pochi minuti, l'ordigno atomico esplode, Kong ha ormai raggiunto una distanza sufficiente a non esserne danneggiato. Forse qualche frammento metallico cade verso la Terra, ma nessuno se ne lamenta.

martedì 19 marzo 2013

CERCATORI DI TRACCE_235° episodio

Una giovane viene rapita, ma ai genitori non perviene alcuna richiesta di riscatto. La polizia indaga sui pochi dati disponibili: le persone che l'hanno vista per l'ultima volta, e dove. I genitori della giovane, peraltro separati, si accusano a vicenda di omessa sorveglianza, come se stessero parlando di una bambina di sei anni. Non lo ammettono volentieri, ma gli investigatori sanno benissimo che dopo uno o due giorni dalla scomparsa la pista si raffredda. Tutti i rilievi devono essere fatti in quel periodo brevissimo; poi si verifica un'inevitabile sovrapposizione di tracce. Nel caso specifico, la ragazza si è incontrata con amici in un centro commerciale; poi più nulla sul suo conto. Non è possibile tenere chiuso un centro commerciale per più di qualche ora, e solo in alcune zone molto limitate. Trascorre una settimana, ed i giornali non riportano più la notizia del presunto rapimento. Non si può neppure escludere un allontanamento volontario. Quando si riceve una richiesta di riscatto, si ha almeno la tenue speranza di poter ricomprare la vita della persona cara. Se non avviene, è come se si fosse spalancato un buco nero di oblio. Evolution di solito non si occupa di crimini ordinari, dovendo affrontare le minacce all'equilibrio planetario. I mutanti ed il drago non si tirano però indietro quando vengono coinvolti in questo caso, poiché la loro missione è quella di combattere gli abusi e la sopraffazione. La giovane rapita, il cui nome è Bianca, si trova segregata in un appartamento. Non ha alcuna idea di dove l'appartamento si trovi; per cui, se le capitasse di poter lanciare una richiesta d'aiuto, non sarebbe in grado di contribuire alla sua liberazione. La situazione appare disperata. Bianca non sa ancora di essere stata rapita da un'organizzazione che vende schiave sessuali, ma anche organi da trapiantare. Ecco perché non chiedono il riscatto dopo i rapimenti. La ragazza non è sola: dai suoni che percepisce ha capito di condividere la prigionia con altre sventurate. Le hanno prelevato un campione di sangue, per accertare la compatibilità dei suoi organi. Si tratta di un mercato di grande potenzialità: vendere il cuore, i reni e tutto ciò che è espiantabile all’asta. Rende molto più di un banale rapimento, che comporta peraltro il rischio di farsi catturare. I criminali non hanno tuttavia considerato che tutti gli esami di sangue eseguiti nei laboratori computerizzati sono in qualche modo tracciabili. Un normale investigatore faticherebbe per giorni, frugando tra monumentali tabulati, e troverebbe una traccia quasi per caso. Il super-computer Galadriel invece si nutre di dati. Per lei tutti gli esami del sangue del mondo sono una sinfonia di numeri, binari e non. Un’anomalia, quale la mancanza di un nominativo anagraficamente riscontrabile, attira l’attenzione di quella mente elettronica, che affronta e risolve migliaia di problemi contemporaneamente. I rapimenti per il commercio degli organi sono crimini correlati ad interazioni con attività laboratoristiche e sanitarie. Tipizzazioni sospette permettono la riemersione di tracce precedentemente perdute. Galadriel indaga su numerose scomparse di giovani, maschi e femmine. Andando per esclusione, si arriva a specifici laboratori. Ecco le coordinate spazio-temporali dalle quali partire. Chi ha richiesto quegli esami? Come sono stati pagati? I criminali si sono serviti di corrieri, per la consegna delle provette e per il ritiro degli esiti. I pagamenti sono stati effettuati in contanti, ma ciò significa che qualcuno si è presentato fisicamente ad uno sportello. Una procedura complicata lascia comunque segni dei vari passaggi. In definitiva: il super computer Galadriel risale ad un medico che lavora per l’organizzazione. La polizia lo mette sotto discreta osservazione. Galadriel ha letto tutti i gialli ed i thriller del mondo, o quasi. Grazie a questa full immersion, ora potrebbe scrivere lei stessa dei libri mirabolanti. Chi eccepisce sull’aridità delle menti cibernetiche, non conosce questa figlia di Kong, il geniale uomo bestia di Evolution. Galadriel ha sviluppato un proprio carattere ed una sensibilità che le suggerisce di chiedere l’intervento di alleati differenti dai pur capaci agenti delle forze dell’ordine. Gli Esploratori dei Sogni aderiscono entusiasticamente all’invito del super cervello. Sonia, Rebecca, Pedro, David, Clara, Cyberdog, Braxcat e Lupo Nero costituiscono un forte manipolo di specialisti. La loro missione: agganciare i sogni delle ragazze e dei ragazzi rapiti per l’espianto criminale degli organi. Il rituale: i giovani licantropi si trasformano e formano una catena, tenendosi per mano. Il Tecnoragno ed il Transformatron, simbionti di Clara e Cyberdog, si connettono per sommare i loro poteri. Lupo Nero rimane di guardia e di riserva. Braxcat, il gattino demone, si prepara a spiccare il balzo verso la dimensione onirica. Lui solo entra in azione con il corpo fisico; i giovani licantropi, Clara e Cyberdog lo seguono con le loro proiezioni astrali. Braxcat guida la carica dei licantropi; Rebecca, Sonia, David e Pedro si allargano a ventaglio, per correre nel bosco che è la loro visualizzazione di base. Incontrano numerosi animaletti, che sono un incrocio tra gli scoiattoli, i leprotti e chissà quale altra piccola bestia curiosa. In un’analoga situazione nel mondo reale, i lupacchiotti indurrebbero i suddetti animaletti ad una opportuna fuga sugli alberi. Qui viceversa le bestioline si avvicinano e convincono i licantropi ad ascoltarli. Hanno molte storie da raccontare, ma gli Esploratori dei Sogni vorrebbero individuare in fretta le tracce che consentano loro di liberare i ragazzi e le ragazze rapiti. Clara e Cyberdog sono due formidabili guerrieri, e non solo grazie ai loro simbionti di metallo vivente. La loro parvenza è più rassicurante di quella dei lupacchiotti. Clara è la prima a sedersi sotto un albero, per intrattenere quelli che lei percepisce come le guide del sogno. Cyberdog gioca a rincorrersi con alcuni degli animaletti, stabilendo un rapporto d’amicizia. Sonia, Rebecca, Pedro e David interrompono la loro corsa nel bosco, per tornare indietro. Solo Braxcat si allontana in avanscoperta. Sulla Terra, Lupo Nero condivide alcune delle sensazioni dei suoi amici, e si rende conto che sta succedendo qualcosa di imprevisto. Braxcat segue una traccia di pianto e di dolore. Il suo istinto felino e semi-demoniaco lo guida verso uno scontro con un perfido carceriere. Il Transformatron avvisa i licantropi e Clara che il tempo che stanno trascorrendo assieme alle bestioline degli alberi è contratto rispetto a quello terrestre. Ciò significa che potrebbero parlare per giorni, senza sforare dalla tabella di marcia. La comunicazione dell’alieno tecnomeccanico è rassicurante, e tutti la accolgono con favore. Se c’è tempo, perché privarsi di una simpatica conversazione? Nulla di strano che quegli pseudo scoiattoli parlino; tanto più che a volte assomigliano più ai castori, ai leprotti o alle lontre. C’è il nonno, che racconta ai nipotini di bambine che attraversano il bosco, dove vive un lupo cattivo. L’attenzione dei nipotini si sposta sui quattro giovani licantropi, che hanno assunto la forma umana, per non sembraree pericolosi. Pedro solleva lo sguardo verso un cielo stellato mai visto prima; anche i suoi tre amici si distraggono per un attimo dal racconto del nonno narratore. Il lupo della favola mangia la bambina, ma un cacciatore buono la libera, uccidendo il lupo. Questa parte della favola non piace ovviamente ai giovani licantropi. Si scopre però che il cacciatore non è buono come voleva sembrare, dato che dalla bambina vuole in cambio uno o più organi interni. Clara, che tra tutti gli Esploratori dei Sogni è quella più attenta alla narrazione del nonno pseudo scoiattolo, drizza letteralmente le antenne (fornite dal suo Tecnoragno). Il sogno muta per adeguarsi al mutare degli stati d’animo. Adesso i sei Esploratori presenti intuiscono di avere trovato la traccia che cercavano. In un altro quadrante di quel mondo dove le distanze sono ingannevoli, Braxcat trova una casa immersa nelle tenebre. A lui ovviamente la cosa non dà alcun fastidio, data la sua natura felina e demoniaca. Un ragazzino con i vestiti laceri è legato ad un tavolo operatorio. Braxcat osserva tutto con attenzione. Il rapitore del ragazzino è un ciccione, vestito con vecchi pantaloni stracciati ed una canottiera troppo corta ed unta. Entra nella camera dove il ragazzino prega per essere liberato. Il gattino demone non lo sa ancora, ma quello è Tommaso, uno dei rapiti dalla stessa banda che ha sequestrato Bianca. Tommaso sogna, e Braxcat si prepara ad agire, coll’istinto del vendicatore di torti. Il ciccione impugna un grosso bisturi sporco di sangue. Non gli interessa che Tommaso gridi; tanto più che intende operarlo senza anestesia. Il pazzo ride con la sua voce cavernosa; poi tossisce e sputa un grumo di catarro. Braxcat non è il Lupo Nero e neppure Ferox, ma nei sogni ne combina di tutti i colori. Il suo balzo pare un volo. Punta agli occhi del chirurgo serial killer. Lui, abituato ad avere a che fare con ragazzini inermi, non riesce neppure a pensare di scansarsi in tempo. Le zampine del gatto demone sono provviste di unghie dure come il titanio, di lunghezza variabile. Adoperando tutti i suoi artigli, Braxcat strappa con facilità gli occhi al ciccione, per poi giocarci sul pavimento dell’immonda camera. Sulla Terra, Tommaso si sveglia di soprassalto nella stanza dove è tenuto prigioniero. Di soprassalto si sveglia anche la controparte fisica del perfido e grasso chirurgo serial killer. È in un bagno di sudore, e si tocca gli occhi, per verificare che si trovino ancora nelle orbite. Braxcat lo ha tracciato, analogamente a come gli altri Esploratori dei Sogni stanno tracciando Bianca. La ragazzina di cui stava narrando il nonno pseudo-scoiattolo è proprio lei. Sulla Terra, Lupo Nero sente arrivare qualcuno. Il suo potente olfatto però non viene tratto in inganno. Sebbene non sia ancora entrata nella stanza, lui la riconosce ed emette il suo verso di benvenuto. La Maga accarezza il Lupo Nero, che sorveglia i corpi addormentati degli altri Esploratori dei Sogni. Tramite lui, la mutante telepatica raggiunge Sonia, Rebecca, David, Pedro, Clara e Cyberdog. Stanno aspettando il ritorno di Braxcat per svegliarsi. Il gattino demone sta ancora giocando con gli occhi strappati al ciccione; ma non perde altro tempo a teletrasportarsi dai suoi amici e colleghi. Poi tutti assieme tornano sulla Terra, dopo avere salutato i loro nuovi amici calelottoli (castori-leprotti-lontre-scoiattoli) e raccolto informazioni preziose. Lasciano quindi che la Maga scandagli i loro ricordi recenti. Lei può trasmettere telepaticamente alla collega Navigatrice quelle stringhe di dati apparentemente incomprensibili. Sequenze di simboli che nessuno ha probabilmente mai messo sulla carta. Codici in un linguaggio che si trova alla base di tutti i linguaggi mentali. Solo i primi programmatori di computer si sono avvicinati ad un concetto simile. Il potere mutante della sorella di Fulminatore traduce l’intraducibile e trasforma tutto in coordinate spazio-temporali. Risultato: Evolution adesso sa dove siano detenuti i ragazzi e le ragazze rapite. Bianca e Tommaso eludono per alcuni minuti la sorveglianza dei loro spietati sorveglianti. Non si conoscevano, ma sanno di essere stati trovati in una maniera che trascende la loro comprensione. Il grasso chirurgo non si azzarda viceversa a confidare ad alcuno di essere stato accecato in sogno da un pestifero animaletto. Chi gli darebbe retta? I suoi soci non credono alle favole, ai demoni, ai licantropi e neppure ai draghi. Strano che abbia pensato ai draghi. In quel momento, un miagolio terrificante gli ghiaccia quasi il sangue nelle vene. Il chirurgo criminale, cacciato tempo fa dall’ordine dei medici, per indegnità, osserva atterrito Braxcat che cammina sul muro della stanza. Un turbine di emozioni lo attraversa, inducendolo ad impugnare la pistola. Esplode contro Braxcat numerosi colpi, ma il gattino demone è troppo veloce per lui. Poi i muri della massiccia costruzione tremano, percossi da possenti zampe verdi. Sembrano scosse di terremoto, ma per i criminali è anche peggio: Dragonfire è arrivato; i mattoni si sbriciolano al suo incedere micidiale. Uomini armati accorrono, per contrapporre all’armatura naturale dell’alieno il piombo delle loro pistole e dei loro fucili. Probabilmente drogati, i criminali sono decisi a difendere il loro pessimo business; combattono invece di scappare. Per Dragonfire quegli umani sono poco più che insetti, armati di pungiglioni quasi innocui. Non possono ferirlo, ma è venuto a liberare ragazze e ragazzi innocenti, che erano stati condannati a morte. Non permetterà che siano feriti. Nessuna mezza misura: un manrovescio frantuma metallo, ossa e la muratura residua, che crolla addosso ai criminali. Poi il drago afferra con una sola zampa un sopravvissuto tra la feccia. Lo strappa, senza alcun riguardo, dai mattoni che lo sommergono parzialmente. Quindi lo usa come un proiettile contro gli ultimi due ancora vivi della banda. L’impatto è devastante, e non è seguito da alcun suono, neppure un tenue lamento. Gli innocenti liberati si accalcano riconoscenti attorno a Dragonfire, che ha completato con forza impareggiabile il lavoro dei suoi preziosi alleati.

giovedì 14 marzo 2013

CONCLAVE_234° episodio

Tutte le culture umane integrano una religione. Gli uomini delle caverne ritenevano che gli eventi naturali fossero riconducibili a spiriti e divinità per nulla benevoli. Questo perché la vita degli uomini all'inizio della loro avventura sulla Terra era assai breve e piena di difficoltà. Con il passare dei millenni, l'umanità ha smesso di temere gli animali; ecco il motivo per il quale sono rimaste in auge le divinità del tuono e del mare, ma non quelle riconducibili alle tigri ed agli orsi. Quando si cacciava con arco, frecce e lancia, era importante tenersi buoni gli spiriti delle bestie che si sarebbero affrontate. Gli spiriti della Natura sarebbero ancora attuali, ma gli umani hanno deciso che esiste un solo Dio, al quale tutte le cose fanno riferimento. Una semplificazione, ma anche una complicazione, giacché solo i mistici comprendono l'identificazione completa tra Dio e l'Universo. Da alcune migliaia di anni, l'adorazione dell'unico Dio è stata canalizzata da una o più Chiese. Trattasi di organizzazioni ramificate sull'intero pianeta, inevitabilmente molto ricche, per quanto predichino la povertà. Evidentemente si riferiscono a quella degli altri, non alla loro. A capo di una Chiesa molto potente, c'è un Papa: un monarca eletto a vita, quasi sempre. Questa storia inizia con il capo religioso, della Chiesa del Dio unico d'occidente, che decide di dimettersi. Una novità quasi senza precedenti. Prende quindi avvio la macchina della successione papale. Gli elettori sono migliaia, tutti molto colti ed ovviamente religiosi. Questa Chiesa prevalentemente occidentale è un baluardo dell'Ordine, dato che persiste da circa duemila anni. Molto stabile al suo interno, ha subito però nei secoli le infiltrazioni del Caos. Buona parte della popolazione mondiale segue con attenzione il rituale consolidato nei secoli. L'Ordine peraltro si rafforza anche quando la tradizione muta, purché ciò non turbi l'equilibrio complessivo. Sottili aggiustamenti funzionali. Il dottor Occulto, uno dei difensori dell'Ordine sulla Terra, scruta grazie ai suoi grandi poteri ciò che avviene oltre la parvenza percepibile alle masse. Cerca e trova le tracce che denunciano un piano del Caos di infiltrarsi in un contesto che ha notevole influenza sugli equilibri planetari. Alterazioni importanti della realtà; forse possessioni psico-fisiche. Rappresentanti della Chiesa accusati di comportamenti scorretti, se non addirittura criminali. Si tratta di vocazioni perdute o di qualcosa di peggio? Gli elettori del nuovo Papa votano più volte, fino a concordare una maggioranza qualificata. La prima votazione esprime candidati dei partiti interni. Ognuno di loro è visto dagli altri come un estremista. Nessuno emerge vincitore al primo scrutinio, come previsto. Le votazioni proseguono, in una studiata strategia di avvicinamento. Duemila anni di storia hanno insegnato a quella istituzione la ponderatezza, ma anche come essere concreti. Evolution vigila. Il dottor Occulto non ha un proprio candidato, ma è interessato che vinca il migliore. Può darsi che il Caos tenti viceversa di intervenire, forzando le elezioni del Papa. Escluso che il conclave manifesti un caos procedurale, come in taluni parlamenti. Chi volesse sabotare una candidatura dovrebbe quindi ricorrere ad una aggressione più concreta. Stritolatore ha acconsentito a partecipare con i suoi Hunter Killer a questa missione. Non chiederanno neppure un compenso, dato che questa volta non agiranno come cacciatori di taglie. Sysform, l'unica femmina del gruppo, è una serpentoide lunga solo tre metri. Minuta se confrontata agli esemplari maschi, Sysform ha già lavorato in passato come spia. Il palazzo ove ha luogo il conclave è circondato da guardie armate, che si guardano continuamente attorno per mostrarsi attente. Quegli uomini hanno visto troppi film, senza peraltro imparare che i tizi che circolano con gli auricolari nelle orecchie il più delle volte non si accorgono di ciò che accade a pochi metri di distanza. Così avviene anche in questo caso, con la serpentessa che sfrutta a suo favore l’erba alta del giardino per aggirare la sorveglianza. Sysform è in posizione. A differenza degli umani, i cani lupo avvertono il suo odore alieno, che li allarma. Ovviamente, non sapendo parlare, non riescono a comunicare ai conduttori il motivo del loro disagio. Le guardie decidono tuttavia di lasciare liberi i cani lupo, contando sul fatto che li accompagnino nella direzione giusta. Sysform potrebbe uccidere con facilità più di un cane lupo, ma il clamore la farebbe scoprire. Opta quindi per la sua telepatia. Per quanto i suoi poteri non siano all’altezza di quelli della Maga, Sysform è capace di stordire quei quadrupedi troppo intraprendenti senza toccarli. Il primo dei cani lupo non si rende neppure conto di cosa lo abbia colpito. Si riprenderà tra pochi minuti, comprensibilmente sconcertato. Nei confronti del secondo cane lupo Sysform non può però più produrre una carica psionica della stessa forza. Peggio per lui: la serpentessa lo assale, mordendolo sul collo. Gli inietta un blando veleno con effetto narcotico, ed anche il secondo canide allo sbaraglio piomba nel sonno agitato. Essendo stata la prima ad entrare, Sysform studia i punti di debolezza nella sorveglianza. Così facendo, agevola Stritolatore, Boa, Anaconda e Pitone, che la raggiungono con relativa facilità. Nessuno li avvista, ed è un bene, giacché i serpentoidi Hunter Killer non sono noti per le loro buone maniere. La Maga, allieva telepate di Occulto, potrebbe leggere i pensieri di tutti i presenti, se avesse modo di avvicinarli nel raggio di una decina di metri. Purtroppo essendo una donna darebbe troppo nell’occhio, in un conclave nel quale la presenza femminile è marginale. Lei ha comunque la facoltà di scansionare le menti dei presenti votanti, sfruttando un ponte mentale con i serpentoidi Hunter Killer. Un lavoro di gruppo inedito, che promette bene. La sorveglianza degli eventuali pensieri delittuosi inizia. La Maga scopre quasi subito come in quel conclave i pensieri di santità siano peraltro piuttosto limitati. Il Caos inizia il suo attacco, ben sapendo che non raggiungerebbe i suoi scopi se alcuni cardinali o i loro assistenti venissero brutalmente assassinati. Nelle tradizioni religiose, i santi uomini o presunti tali sono stati sovente tentati da demoniache presenze, che hanno cercato di minare la loro vocazione. Esclusi gli attacchi grossolani tipo troll delle caverne, occorre un’azione calibrata. Durante la notte, entità poco più che ectoplasmiche sbucano dalle tenebre, o forse scivolano sotto le porte. Poi, una volta entrate nelle camere dei bersagli traggono da loro energia sufficiente a divenire più solide. È come se adesso potessero agire nel nostro stato dell’esistenza. Le vittime dormono e non possono svegliarsi, per effetto dell’incantesimo che grava su di loro. L’attacco è rivolto a tre ecclesiastici da altrettanti demoni notturni, che ne confondono i pensieri, come se si nutrissero del loro cervello. Al risveglio, si muoveranno ed agiranno come ammalati di demenza senile, senza esserlo. Poi, trascorsi alcuni giorni, l’incantesimo si dissiperà senza lasciare tracce. Simili a ragni attaccati al soffitto i tre demoni notturni estendono i loro tentacoli psichici. In questo frangente, la rete tessuta dalla Maga, con la collaborazione degli Hunter Killer evidenzia una situazione d’allarme quasi rosso. Nei loro sogni, i tre dormienti sotto attacco si muovono con difficoltà in contesti angoscianti. Scale sempre più strette, a strapiombo, oppure cantine buie e pericolose. L’attacco del Caos è mirato a minare le personalità che in quel conclave potrebbero imporsi sugli altri. Tre personalità di spicco da ferire nell'intimo. Il primo di loro, Celestino, sogna di essere sceso in una conca non particolarmente profonda; ma adesso non riesce più ad uscirne. Cosa fare? Insistere cercando di risalire una china sulla quale non si riesce a fare presa, o provare da un’altra parte? Il secondo, Clemente, si trova a correre per strade che non conosce. Di sicuro si trova in una città, e gli sembra di sapere da che parte sarebbe opportuno andare. Il terzo, Claudius, si aggira in una cantina apparentemente smisurata. Non scappa da qualcosa di visibile o invisibile. Non percepisce brusii inquietanti. Non è immerso nelle tenebre. Semplicemente quel posto è un labirinto in continua evoluzione. I tre demoni notturni agiscono senza allarmare le loro vittime, come vampiri che succhino il sangue molto lentamente. Celestino non la sente arrivare, ma Rebecca gli giunge alle spalle in forma licantropica. Gli Esploratori dei Sogni sono in caccia. Celestino si accorge di Rebecca, ma comprendendo al volo l'intenzione di aiutarlo, si impone di non farsi impressionare dalla sua parvenza disumana. La giovane licantropa in effetti può aiutarlo, visto che l’incantesimo del demone notturno non agisce su di lei. Rebecca lo conduce per mano attraverso porte e varchi che Celestino non avrebbe notato, perché prima non c’erano. Clemente, che corre a piedi in mezzo a strade deserte di una città che non riconosce più, vede giungere un’auto scoperta, con a bordo due giovani licantropi: Pedro e David. Clemente ha capito che quello è un sogno, quindi perché non salire in auto con quei due simpatici lupacchiotti a due zampe? Claudius, in un corridoio pieno di porte chiuse, sente bussare ad una di esse. Si tratta di Sonia, la quarta giovane licantropa degli Esploratori dei Sogni. Sulla Terra, i tre demoni notturni si preparano al piano B, che consiste nel succhiare il sangue alle loro vittime. La tecnica di questi parassiti provenienti da un altro piano dell’esistenza è differente da quella dei vampiri veri e propri. Questi demoni sono infatti capaci di trarre il sangue dalle prede senza morderli sul collo o altra parte del corpo. Non lasciano tracce rilevabili. Rebecca, Pedro, David e Sonia stanno disinnescando gli incubi di Celestino, Clemente e Claudius. Quando li condurranno fuori e lontano dalla conca, dalla strada e dal sotterraneo, potranno svegliarsi tranquillamente, per nulla indeboliti nei loro intenti. Boa aspetta nell’ombra che il parassita di Celestino si cali dal soffitto. Scruta quello strano essere non del tutto materializzato. Quindi, come una molla d'acciaio si scaglia su di lui, passandolo da parte a parte. Non lo uccide, ma lo costringe ad una veloce rigenerazione. Il parassita demoniaco non ha mai affrontato un serpentoide, che come lui non è di questa Terra. Boa è sconcertato; non è attrezzato per stritolare e mordere un ectoplasma o poco più. Anaconda, nella camera di Clemente, replica l’attacco del suo simile sul secondo parassita, ottenendo più o meno lo stesso risultato. Pitone è il terzo serpentoide messo da Stritolatore a guardia di Claudius. Si ferma, perché Boa ed Anaconda gli riferiscono telepaticamente dei loro attacchi infruttuosi. Anche il mostro cambia strategia, essendo anch'esso stato avvisato dai suoi soci. Parassita demoniaco e serpentoide si affrontano, ed il parassita utilizza contro Pitone il potere di estrarre il sangue alle vittime, senza bisogno di morderle. Il serpentoide risente di quella penetrazione, ma non sarà una piccola perdita di sangue dalle fauci a fermare un guerriero come lui. La situazione è in stallo, almeno fino all’intervento della Maga. Accompagnata dalla serpentessa Sysform, irrompe nella stanza di Claudius. Il parassita demoniaco avverte nella mutante un potere pericoloso anche per uno come lui, e cerca di defilarsi. La Maga però si dimostra ancora una volta degna del suo nome da battaglia. La natura ectoplasmica del demone lo salva dagli attacchi fisici, ma lo espone ad incantesimi specifici. Per quanto appaia intangibile, è composto di atomi come ogni cosa. Basta saperli afferrare ed il gioco è fatto. Il dottor Occulto ha insegnato alla Maga come fare, e lei agisce velocemente e senza pietà. Il demone grida e Claudius si sveglia circondato da presenze inquietanti. Gli altri due parassiti, quelli che hanno attaccato Celestino e Clemente, scivolano all’esterno, attraverso le finestre chiuse. Celestino e Clemente, accompagnati dagli Esploratori dei Sogni fuori dai loro incubi, si svegliano. Nelle loro camere l’unico odore strano è quello lasciato dai serpentoidi, che si sono allontanati da pochi secondi. Fulminatore, il mutante elettrico di Evolution, si trova nel giardino in attesa. I parassiti notturni lo vedono come un semplice umano. Con un tremendo sogghigno lo assalgono, sguainando le loro unghie. Sono in grado di materializzarle quel tanto che basta a lacerare la carne e forse le ossa. Fulminatore però padroneggia forze che trascendono la loro comprensione. La Maga gli ha fornito telepaticamente le coordinate necessarie a regolare la lunghezza d’onda delle sue emissioni letali. Fulminatore si è allenato molte volte con Ferox, che è una maestra negli attacchi fisici. La donna leopardo è più veloce e più forte di quelle due larve notturne, e grazie a lei il mutante elettrico ha acquisito una tecnica sufficiente ad anticiparli. I suoi lampi bluastri friggono l’aria con un odore di ozono. Le cariche elettriche possono permettersi di viaggiare più lentamente dei fotoni, perché nulla sulla Terra li può anticipare. Come è già accaduto con l’incantesimo della Maga, il potere di Fulminatore bersaglia gli atomi ectoplasmatici. Le due larve demoniache si illuminano, poi crollano a terra, completamente neutralizzate. Il Caos a questo punto attrae a sé i suoi emissari sconfitti, per evitare che Evolution li catturi e li studi.

sabato 9 marzo 2013

NICHILISTI ALLO SBARAGLIO_233° episodio

Gli uomini moderni ci tengono a rivendicare la loro libertà, che in molti casi consiste solo nella possibilità di scendere in piazza e fare i cretini. Essere liberi ma poveri è una soddisfazione per intelletti minuscoli. Il dottor Occulto sospetta che ci sia lo zampino del Caos nelle elezioni politiche, quando portano in Parlamento troppi incapaci e troppi anarcoidi. Di certo quelle persone favoriscono il Caos, non l'Ordine. La gente sciocca si realizza nel farsi rappresentare dai loro simili sciocchi, senza rendersi conto che chi comanda deve essere per forza di cose più efficiente. Il Caos è felice quando si diffondono convinzioni contro natura. Il dottor Occulto ricorda molto bene quando, anni fa, un partito di disperati tentò di dare l'assalto democratico al Parlamento di una nazione molto forte economicamente. Non funzionò, perché quel popolo era ed è istruito e molto solido. Quel popolo si rese conto molto in fretta della stupidità insita nel attribuire troppi poteri ad ignoranti, pervasi da istinti nichilisti. Il Caos però recentemente ci ha riprovato con un popolo mediamente più ignorante, che ama più la furbizia che l'intelligenza. Questa notte avrà luogo una grande battaglia, tra l'Ordine ed il Caos. I sedicenti rappresentanti del popolo saranno chiamati a scegliere da che parte stare, non esistendo un terzo polo. Il loro rivendicare l'innovazione sommaria, trascurando troppi particolari, causa più che altro danni. Non se ne sono accorti, ma il rating della nazione è già stato abbassato; questo significa una recessione ancora maggiore. Destino degli stupidi è di accorgersi dei danni che producono troppo in ritardo. Gli Esploratori dei Sogni sono già in azione. I giovani licantropi si sono trasformati e percorrono il campo di battaglia. Sonia, Rebecca, David e Pedro fiutano l'aria, in attesa dei nemici. Clara e Cyberdog cercano una postazione sopraelevata, dalla quale fare funzionare al meglio i loro simbionti alieni Transformatron e Tecnoragno. Il Lupo Nero arriva a dare man forte ai suoi amici. Di solito, un membro del gruppo rimane a fare la guardia ai loro corpi addormentati. Questa notte è però richiesta la presenza di tutti, ma la grande casa dei licantropi ha molte stanze sicure dalle quali partire per escursioni nella terra dei sogni. Il dottor Occulto, la Maga, la Navigatrice e Nancy la guaritrice uniscono le loro forze per costruire una connessione mentale tra la loro base, sul cacciatorpediniere Vae Victis, ed un numero consistente di telepati. Costoro sono quasi tutti ignari di possedere poteri di lettura e di trasmissione del pensiero. Questa notte Occulto li userà come ripetitori, che dovranno agganciare le menti addormentate di alcuni politici in erba. Capita a pochi di godere di un simile dono; detti bamboccioni avranno infatti la possibilità di vedere per una volta molto al di là delle loro normali percezioni. Già disposti sul campo di battaglia, Rebecca, Sonia, David e Pedro si accorgono che qualcosa di nuovo sta avvenendo. Una fitta nebbia, che nessuno aveva notato prima, si solleva lentamente. Da essa fuoriescono grugniti e latrati, oltre ad un discreto numero di altri suoni indecifrabili. Quelli che sbucano correndo dalla nebbia sembrano cinghiali, ma hanno sei zampe. Le zanne che esuberano dalle fauci sono enormi. Sbavano e roteano gli occhi rossi. Sono la prima linea dell’esercito del Caos. Di fronte a loro, a distanza di poche centinaia di metri, si materializzano i cavalieri dell’Ordine. Si tratta di guerrieri in armatura lucente, con una lunga lancia in resta. Tra i guerrieri, cavalcano anche Ferox, Kong e Fulminatore. I tre mutanti di Evolution sono armati di spade e mazze chiodate. Lo scontro tra le due avanguardie è rumorosissimo: ferraglia, lance che si infilano nelle dure carni dei cinghiali, cavalli che disarcionano i loro cavalieri. Fulminatore colpisce una bestia a sei zampe con una delle sue scariche elettriche; il cinghiale emette una sorta di grido acutissimo. Ferox usa la schiena del suo destriero come fosse una piattaforma. Salta nel mucchio, direttamente in groppa ad un animalaccio il cui peso è dieci volte il suo. Nella dimensione dei sogni, o nella realtà come la conosciamo, Ferox usa tremendamente bene i suoi micidiali artigli. Il sangue del cinghiale sgorga copioso dai fianchi feriti. Kong, disarcionato dal suo destriero, atterra in piedi, o meglio sulle sue grosse zampe. Impugna una pesante mazza di metallo, che usa per percuotere due o tre bestie del Caos. Poche ore fa sulla Terra, i nuovi eletti in Parlamento nella lista pseudo-nichilista hanno rilasciato alcune interviste. Il loro capo non avrebbe voluto, ma non è facile tenere sotto briglia gente che crede di dover abbattere tutto e tutti. Uno di loro, impiegato in un tribunale, è il primo del suo gruppo ad essere agganciato. Dorme, immerso in un sogno ricorrente, nel quale viaggia in treno ed osserva la campagna scorrere dai finestrini. Una visione rilassante, che però viene rapidamente sostituita dal campo di battaglia nel quale Caos ed Ordine si combattono con impegno. Grandi pipistrelli scendono in picchiata dal cielo, accolti da un lancio di frecce scagliate da quelli che sembrano elfi. Il treno si ferma, e l’impiegato di tribunale che chiameremo Mario inizia a preoccuparsi per la sua incolumità. Una specie di orrido orco lo vede e lo rincorre. Mario scappa nei campi, mentre l’orco riduce le distanze, nonostante le gambe corte. Una dei giovani licantropi, Sonia, intercetta il servo del Caos; inizia una furibonda zuffa, alla quale l’impiegato terrorizzato non partecipa. Poi però, dopo essersi nascosto in un vicino bosco, prova un senso di colpa per non aver aiutato quella creatura lupesca che aveva aiutato lui. In quel momento viene agganciata anche Francesca, che compare in pieno campo di battaglia. Un cinghiale quasi grosso come un cavallo la urta con fianco durissimo, e lei rovina a terra. Francesca è una volenterosa raccoglitrice di firme per petizioni contro gli inceneritori; combattere contro i mostri del Caos è oltre la sua comprensione. Ferox, sbucata all’improvviso, colpisce sul muso l’orrido bestione. La ferita ed il sangue non lo fermano del tutto; anzi si gira per riprendere l’attacco. Un fulmine blu in piena fronte lo fa stramazzare: Fulminatore è arrivato. Il terzo agganciato dal ponte telepatico del dottor Occulto si chiama Luigi. Di mestiere fa l’animatore turistico; ai giornalisti ha raccontato che vorrebbe fare il ministro, e loro gli hanno riso in faccia. Ora nel suo sogno si trova all’interno di un castello. Corre inseguito da qualcosa che non può vedere; una brutta sensazione, che si interrompe quando incontra Cyberdog e Clara. Una ragazza ed un cagnolino. Cosa potranno fare contro il mostro del castello? Questo si chiede Luigi l’animatore. Nella dimensione onirica, il Transformatron ed il Tecnoragno, simbionti di Cyberdog e di Clara, si manifestano come non potrebbero nella realtà che conosciamo. Diventano due grossi felini metallici; chiaramente robot, ma animati da un’energia soprannaturale. Sotto lo sguardo attonito dell’umano, Clara si riveste di un’armatura sottile ma quasi impenetrabile. Cyberdog, il simpatico piccolo cagnolino, diventa un cane colossale, ancora più grande del Lupo Nero. I quattro formidabili super-eroi si tuffano nelle tenebre, dalle quali giungono suoni che dovrebbero suscitare spavento ed angoscia. Tecnoragno, Transformatron, Cyberdog e Clara la guerriera elfica dispensano colpi di spada, morsi ed unghiate a chiunque o qualunque cosa si dissimuli negli angoli oscuri del castello. Luigi non ha mai sognato cose simili, e si rigira nel letto, cercando di svegliarsi. L’incantesimo del dottor Occulto ed il potere delle sue allieve Maga, Navigatrice e Nancy invece lo inchiodano sul posto. Inseguito a sua volta da una tenebra tentacolare, quel giovane tentato dal nichilismo capisce l’importanza di stare con l’Ordine o con il Caos. Inutile negare e non prendere una posizione. Luigi, animatore nonché eletto dal popolo bue, impugna una spada e compatte a fianco di Clara. È singolare che tragga esempio da una ragazzina che ha sconfitto la malattia con la ferma volontà di vivere. Quella stessa voglia di vivere che ha attratto il Tecnoragno. Quel castello è peraltro progettato per moltiplicare gli angoli oscuri e le tortuosità, come fanno le persone che parlano per il gusto di non combinare alcunché. La venuta del formidabile Dragonfire sovverte la situazione. L’alieno non ha bisogno di assumere una forma più massiccia di quella che manifesta normalmente. La sua sola presenza causa il collasso delle mura spesse alcuni metri. Con grandi pugni provoca crolli di pavimenti e soffitti. Se non fosse un sogno, l’unico umano presente non avrebbe scampo. Invece un colossale Cyberdog se lo carica in spalla, ed assieme a Clara, Tecnoragno e Transformatron schizzano all’aperto, poco prima che un incomparabile colpo di coda del drago disintegri quel che resta del tenebroso maniero. Mario, l’impiegato di tribunale, non ha ancora preso parte al conflitto, che prosegue con grandi scambi di colpi da ambo le parti. Nel pianoro, davanti alle macerie del castello, incontra i suoi colleghi Luigi e Francesca. Accanto ai tre umani, accorrono i quattro giovani licantropi, pronti ad una nuova fase di quell’incessante conflitto. La scena si scioglie, rammentando ai presenti che quella è la dimensione dei sogni. Sonia, Rebecca, David e Pedro, nelle loro forme transizionali, compaiono sul ponte di una nave vichinga. Per Mario, Luigi e Francesca l’avventura continua. Un vascello, fatto di ossa, si avvicina velocemente, con il chiaro intento di speronare la nave dove gli umani ed i licantropi remano con tutte le loro forze. I nemici lanciano frecce incendiarie. Gli scudi collocati sulle fiancate della nave vichinga respingono i dardi, che però riescono ad appiccare le fiamme al fasciame. Mario, Luigi e Francesca si precipitano spontaneamente a spegnere i focolai di incendio. Sembra abbiano compreso ed interiorizzato il valore del gioco di squadra. Quando si sveglieranno abbandoneranno le velleità nichilistiche, qualunque cosa dicano i loro capi. Ora però lottano per la loro vita, giacché l’incantesimo che li vincola alla dimensione onirica impedisce loro di svegliarsi. Il tributo che devono pagare per avere aperto in ritardo gli occhi è di lottare assieme agli Esploratori dei Sogni. In un fragore spaventoso le due navi collidono. I giovani licantropi balzano incontro ai loro nemici, iniziando a somministrare loro pugni, calci, morsi e graffi. I servi del Caos sono spettri di antichi pirati, sospesi tra la vita e la morte. Non possono essere uccisi, ma è possibile spezzare loro la schiena. Il Lupo Nero si unisce ai suoi amici, mordendo con le sue fauci possenti. I tre umani ululano come dannati, menando spadate a destra ed a manca. Gli spettri però sono in vantaggio numerico, e circondano i terrestri. Il Lupo Nero continua la sua battaglia personale, ma è stato separato dai suoi alleati. Proprio quando gli spettri si sentono sicuri della vittoria, e pregustano una merenda a base di carne fresca, Dragonfire precipita dal cielo. Kong lo ha infatti proiettato per centinaia di metri, grazie ad una catapulta che lui stesso ha assemblato. Il drago colpisce la nave nemica, sfondandola in tutti i suoi ponti; tale è la sua forza di penetrazione che neppure la chiglia lo ferma. Gli spettri sono sballottati in tutte le direzioni, e molti di loro precipitano in mare. Questo causa un afflusso immediato di squali e coccodrilli oceanici, che strappano gambe e braccia ai non morti. Nulla possono viceversa contro l’armatura naturale dell’alieno verde; saggiamente gli girano alla larga. Poi Dragonfire sale sulla nave vichinga, accolto dall’acclamazione dei giovani licantropi, dei tre umani sognanti e dall’ululato del Lupo Nero. Il mare nero che li circonda non può però lasciarli perdere, e dice la sua. Oltre agli squali ed ai coccodrilli già visti, il drago e la sua squadra devono fare fronte a piovre colossali, pescispada volanti, granchi grandi come ruote d’auto. Uno solo di quei tentacoli potrebbe trascinare a fondo la nave già danneggiata. Dragonfire ne afferra uno in una stretta irresistibile. Più forte di qualsiasi piovra, l’alieno verde distrugge estrappa quell’arto colossale. Fulminatore rientra in gioco colpendo al volo i pericolosi pescispada. Kong e Ferox lo aiutano, impugnando spade e pugnali da pirati. Mario, Luigi e Francesca, i tre umani che dovevano rinsavire e sono rinsaviti, si occupano dei granchi, o almeno ci provano. Collaborazione: questo ci vuole. Nessuna volontà di distruggere per il gusto di farlo. Stanno lottando fianco a fianco con cinque ragazzi, più giovani di loro, ma decisamente ardimentosi. Clara, Rebecca, David, Pedro e Sonia si lavorano un altro grosso tentacolo. Neppure tutti assieme sono forti come Dragonfire, ma non desistono. Lupo Nero e Cyberdog, due canidi molti diversi per dimensioni e forza, agiscono in team per afferrare e sbattere fuori bordo i pescispada volanti che sfuggono ai mutanti di Evolution. Ferox abbatte la sua spada su un maxi granchio, che voleva assalire alle spalle Francesca. Mario e Luigi aiutano Rebecca e Sonia, in forma licantropica, a ributtare in mare frammenti ancora palpitanti di mostri non meglio identificati. Poi, all’improvviso come è iniziata, la battaglia tra Ordine e Caos si conclude. Una come tante, che però ha confermato che negli umani è quasi sempre possibile trovare una risposta operativa alle istanze nichiliste. Buon risveglio a tutti.

lunedì 4 marzo 2013

DESTABILIZZAZIONE_232° episodio

Una banca come tante in una giornata normale, o almeno così sembra. Clienti che disciplinatamente fanno la coda, con più o meno fretta; ma uno di essi rinuncia al suo turno per due o tre volte, perché vuole interfacciarsi con una cassiera in particolare. Lei lo aspetta sorridente; gli dice che se eseguisse le operazioni on line farebbe prima, a meno che lo faccia per vedere lei. Lui lo ammette, e questo potrebbe essere l'inizio di un romanzo d'amore. La pensano diversamente quattro individui armati, che irrompono in banca, intimando ai clienti di sdraiarsi in terra. Dai cassieri invece esigono tutta la liquidità disponibile, ed in fretta. Solitamente in questi casi i clienti se ne stanno buoni, non volendo rischiare la pelle. Non si sentono super-eroi e forse non reagirebbero neppure se lo fossero. Le banche in effetti non suscitano la simpatia della gente. Ci si rivolge a loro per necessità, non per piacere. Uno dei clienti tuttavia si sente più furbo, o più veloce e forte. Si alza fulmineo, o almeno così crede lui, e si scaglia contro uno dei malviventi. Mossa sconsigliatissima, giacché nella maggior parte dei casi equivale a beccarsi una pallottola in corpo. Questo rientra nella maggior parte dei casi. La pallottola esce dalla canna alla velocità del suono, quindi quando il cliente sente lo sparo il piombo lo ha già attraversato da parte a parte. Di solito, i rapinatori rapinano, ma non sparano per uccidere. L'omicidio comporta pene superiori, non per altro. Ora che c'è scappato il morto tuttavia i quattro delinquenti proseguono come se le cose fossero andate come previsto. Le telecamere della banca hanno documentato alla polizia tutto l'accaduto. Le auto cariche di uomini armati sono già quasi arrivate davanti alla banca. I rapinatori però raccolta la refurtiva escono tranquillamente, mostrandosi incredibilmente freddi o incredibilmente stupidi. Subito inizia la sparatoria tra i poliziotti riparati dietro le loro auto, ed i malviventi in piedi come bersagli. Insolito e malato, ma i poliziotti non guardano in bocca a caval donato. Mirano al busto ed alla testa per uccidere, non alle gambe per prenderli vivi. In queste situazioni, gli uomini e le donne preposti all'ordine pubblico pensano prima di tutto ad uscirne vivi. Che a casa abbiano una moglie, un marito, dei figli, un gatto o un cane, tutti gli addetti all'ordine pubblico cercano di riportare a casa la pelle e quel che c'è sotto. Proiettili provenienti da parecchi caricatori crivellano i quattro stupidi malviventi, che finalmente si decidono a morire. Le rapine in banca non sono pane per i denti di Evolution, e neppure per quelli della detective Lucrezia, ma il super-computer Galadriel fiuta qualcosa che va al di là della stranezza. Due dei delinquenti erano pregiudicati per la lotta politica armata, ma uno proveniva dall'estrema sinistra e l'altro dall'estrema destra. Cosa li avrà indotti a rubare assieme, invece di affrontarsi in un duello all'ultimo sangue? Galadriel, che ha una memoria ed una capacità di calcolo incalcolabili, può permettersi di effettuare studi, statistici e non solo, sulle anomalie. La sua sottigliezza in merito è impareggiabile, e scopre ramificazioni a cui nessuno avrebbe pensato. In un carcere di massima sicurezza, altri criminali ristagnano, impossibilitati ad essere liberati da qualche magistrato fasullo. Sono ergastolani o quasi; gente che ha ucciso e non una sola volta. Non è però il regno della disperazione. Sono uomini duri, che ad ammazzarsi proprio non ci pensano; non sanno cosa sia la depressione. Le stesse forze occulte, che hanno indotto i quattro rapinatori ad effettuare l’assalto apparentemente insensato, tengono d’occhio un macigno d’uomo. A differenza della gran parte dei carcerati, lui non sta male in galera. La libertà di movimento è il suo solo limite. Ha mantenuto i contatti con assassini, spacciatori e ladri, che sono a piede libero. Non abita in una cella stretta e scomoda, bensì in una stanza bene illuminata. Siede dietro una scrivania, non su una scomoda branda. Ha comprato e venduto secondini e direttori del carcere: lì comanda lui. Molti delitti “perfetti” gli sono stati commissionati, e lui ha inviato i suoi emissari ad uccidere persone di tutti i tipi. Un essere privo di qualsiasi morale, che si vede come una piovra nascosta in un antro irraggiungibile. La sua attitudine criminale è ciò che serve al Caos per minare le istituzioni, la giustizia ed ogni altra certezza dell’uomo moderno. Non sa di essere un emissario del Caos, come molti altri come lui, perché al Caos non interessa piantare bandierine sui territori conquistati. Ciò che conta è il controllo. A lui di certo non sarebbe mai venuto in mente di attentare alla vita di un super-eroe di Evolution. Preferisce i bersagli umani. Oggi però nel suo cervello tenebroso si sviluppa il seme che lo condurrà ad un salto di qualità o alla disfatta totale. Uccidere un super-eroe significherebbe convincere ogni organizzazione criminale del pianeta a riverirlo. Un piano che merita approfondimento. La sua memoria è formidabile, e grazie ad essa seleziona le persone giuste per quel lavoro. Prima di tutto occorrerà un periodo di osservazione. I super-eroi di Evolution si fanno vedere raramente nella città dove prima operavano; occasionalmente tuttavia ritornano per mantenere rapporti sociali ai quali tengono ancora. Il servo del Caos non è al corrente della nuova base del super-gruppo; deve quindi attendere che i suoi informatori lo avvisino degli avvistamenti in città. Fulminatore non ha mai adottato un’identità segreta, ma forse sarebbe stato meglio se lo avesse fatto. Lo riconoscono dato che sono disponibili in rete molti filmati sulle battaglie di Evolution contro criminali e mostri. In città è stata altresì avvistata la Maga, per cui adesso i bersagli possibili sono due. Il sordido individuo non è viceversa a conoscenza degli spostamenti di Ferox, dato che lei, grazie allo scettro di Uglux, può assumere sembianze umane. Sembra una gemella della detective Lucrezia, ma questo i criminali non lo sanno. L’unico non super-eroe a saperlo è Uglux, ma recentemente è stato dislocato dal teletrasportatore della Vae Victis in un altro piano dell’esistenza. Così accade che alcuni emissari dell'intraprendente galeotto seguano Fulminatore e la Maga. Si tratta di una pianificazione a medio termine, ma il servo del Caos sa aspettare. Però, mentre i suoi teppisti tengono d’occhio Fulminatore e la Maga, Ferox segue loro. I killer sanno di avere una sola possibilità di fare fuoco di sorpresa. Dovessero sbagliare mira, le loro pistole servirebbero a poco contro i due mutanti di Evolution. Gli assassini professionisti mettono in conto di lasciarci le penne; ecco perché si fanno pagare molto bene. La Maga è una telepate, ma non legge i pensieri di tutti quelli che incontra; ecco il motivo per cui i due che le vengono incontro le sembrano passanti come tutti gli altri. Sono pronti a sparare a distanza ravvicinata, usando pallottole esplosive che producono un foro d’uscita molto più grande di quello d’entrata. Morte sicura, se colpiscono la carne umana; esito quasi sempre letale se ad essere bersagliato è un mutante. Ferox si trasforma velocemente, ed i passanti assistono al prodigio magico; è come se un’illusione cessasse di esistere. La donna leopardo prende una breve rincorsa, salta sul tettuccio di un’auto in transito e di lì vola verso i suoi bersagli. A questo punto, Fulminatore e la Maga si accorgono di lei. Con una velocità di reazione intensificatasi nel corso di molte battaglie, si mettono fuori tiro prima che i killer estraggano le loro armi. Poi, una frazione di secondo dopo, Ferox assesta due micidiali unghiate, che colgono in piena testa le sue vittime. Il cuoio capelluto si stacca, il sangue schizza, le ossa craniche vengono penetrate in profondità, lasciando scoperti e lesionati i cervelli. L’ambulanza interviene dopo pochi minuti che i tre di Evolution si sono allontanati. Gli infermieri raccolgono da terra i due killer, che versano in condizioni molto gravi. Un attentato contro Evolution stimola la curiosità di Galadriel, che stava già indagando sulla strana rapina in banca. Due eventi apparentemente privi di una connessione tra loro, ma i tabulati telefonici degli stolti rapinatori indicano alcuni numeri ricorrenti. Il cervello elettronico non prova ovviamente stupore neppure quando accerta che i numeri in questione sono stati digitati recentemente anche dai due killer stesi da Ferox. Un mandante comune? Un’impronta insolita. Per triangolare occorrono però tre rilevazioni. Due potrebbero essere una coincidenza. Il terzo caso riguarda un incendio presumibilmente doloso. Una città in pieno declino, con una criminalità diffusa in maniera capillare. Abitanti che preferiscono il crimine spicciolo al lavoro onesto. Un tale contesto non può sfuggire al Caos, che ci sguazza. C’è poco da destabilizzare, ma un gruppo di incursori che arriva dal mare di notte appicca facilmente fuoco ad una grande struttura espositiva. Non ci sono arresti e neppure morti che lascino tracce riconducibili al mandante. Galadriel però in questo caso non studia i tabulati telefonici, bensì le chiamate. Le grandi agenzie di spionaggio programmano i loro computer per rizzare le antenne tutte le volte che qualcuno dice: “attentato”, “sparare”, “eliminare”, “incendio”, “armi” e decine di altre parole chiave. Il super-computer, programmato da Kong, scandaglia milioni di conversazioni degli ultimi giorni, avvenute nell’area dove è stato appiccato l’incendio; ma anche tutte le chiamate nelle quali si faceva riferimento alla struttura specifica. La polizia scientifica li chiama tamponi. Abbiamo visto molti telefilm nei quali uomini e donne in camice bianco fanno arrestare delinquenti, grazie a tracce infinitesimali. Gli incendiari giunti dal mare avevano i guanti, ma le impronte digitali non sono le sole rilevabili sul luogo del delitto. Prima che le lenti menti umane correlino ciò che è apparentemente non correlabile, il super-computer Galadriel colpisce. Si chiama come la regina degli elfi nel Signore degli Anelli, e come lei vede oltre. Il mandante, sebbene si trovi in galera, non è più una presenza nell’ombra. Prima o poi ci arriveranno anche i profiler della polizia. Si fa chiamare mister Black; lavora per il Caos, ed adesso Galadriel lo sa. Un pluriomicida residente nel braccio della morte può, come ha fatto mister Black, tessere trame pericolose e destabilizzanti. Non può però escludere che la giustizia, per quanto lenta e macchinosa, giunga a chiedergli di pagare il conto più salato. L’iniezione letale lo attende, perché tutti i suoi azzeccagarbugli hanno dovuto cedere di fronte all’evidenza: il loro cliente merita la morte. Adesso a mister Black non resta altro che l’evasione. Non sarà facile, ma ormai ha nulla da perdere. Il Ninja Grigio come sempre si materializza dalle ombre. La sua lama nera è pronta a versare il sangue del malvagio, ma la sua missione sembra essere quella di seguire le manovre di mister Black. Le guardie carcerarie renderanno possibile al sordido individuo di evadere, nascosto all’interno del camion della lavanderia. Il Ninja Grigio non interferisce, ma mister Black durante la notte sente i brividi corrergli lungo la spina dorsale. La lama nera pulsa, desiderosa di nutrirsi, ma il suo portatore la frena. Mangerà diversamente, molto presto. Il braccio della morte ospita criminali assortiti. Una tipologia molto vasta ed orrenda. Il Ninja Grigio decide per uno stupratore assassino serial killer. Una vera fogna d’uomo; nulla di lui può essere recuperato. Mai pentito del dolore arrecato, né di avere distrutto l’innocenza, la speranza ed i sogni di persone giovanissime. Adesso affronta il Ninja Grigio: la lama nera gli balza in mano, pregustando ciò che avverrà tra pochi secondi. Il pazzo sogghigna, perché ha sempre voluto screditare ed irridere ciò che per gli altri è la correttezza, la legge, il bello ed il giusto. Un grande dolore trasforma però il sogghigno in smorfia. Non è uno scherzo; la forza vitale gli viene aspirata da tutte le cellule contemporaneamente. Il Ninja Grigio gli permette di gridare un’ultima volta, per chiedere un aiuto che non arriverà in tempo. Infatti, quando le guardie accorrono nella sua cella, trovano solo lo stupratore assassino, pochi secondi prima che l’estremo dolore lasci il posto alla disintegrazione della morte, o forse all’inferno. Questo scontro tra Ordine e Caos rischia di concludersi con la fuga del perfido emissario mister Black. Lui ha evitato la giustizia umana forse per l’ultima volta. Dragonfire però non è umano, e con il suo arrivo le possibilità del criminale di uscirne vivo si avvicinano allo zero. Il camion della lavanderia si allontana dal carcere, con a bordo mister Black. Dragonfire atterra sulla strada, dopo essersi sganciato dal suo dragoncraft. L’asfalto cede sotto il peso di settecento chili, in un fragore che ricorda un’esplosione. L’autista del camion si appresta a frenare, per non impattare contro il gigante verde, ma mister Black lo allontana. Prende il controllo del veicolo, accelerando. Nella sua follia ritiene che quelle due tonnellate di acciaio, oltre al carico, possano schiantare il super-eroe di Evolution. Dragonfire però non si muove, né prima, né dopo l’impatto. Con le possenti mani assorbe tutta l’inerzia del camion, distruggendolo quasi completamente. Nessuna possibilità per gli umani che si trovano a bordo. La debole carne e le fragili ossa non sono in grado di resistere alle forze che piegano l’acciaio come fosse carta. Pochi sulla Terra potrebbero, e Dragonfire è in cima alla classifica.