lunedì 25 marzo 2013
TOLLERANZA ZERO_236° episodio
Una grande città, abitata da milioni di individui, richiede decine di migliaia di poliziotti. Stiamo parlando di una popolazione tutto sommato civile, non di selvaggi antropofagi. Ogni giorno c'è qualcuno che ammazza qualcun altro per motivi economici, o gelosia, o semplice antipatia. Ci sono ladri che penetrano nelle case vuote, per rubare gioielli e denaro. Ci sono rapinatori, che entrano nelle banche, in orario di apertura al pubblico, minacciando cassieri e clienti. Non mancano i terroristi, che si guardano intorno non per ammirare i grattacieli, i giardini e le statue, bensì per inventare nuovi modi di diffondere paura e disagio. La polizia teme i terroristi anche più dei serial killer, che impiegano molto più tempo ad effettuare le loro stragi. I servizi segreti tremano pensando che un qualsiasi cretino possa collocare una piccola bomba atomica in un camioncino, da fare esplodere in un punto qualsiasi della città. Trattandosi di una bomba atomica, la precisione non è particolarmente rilevante. I poliziotti forse da piccoli giocavano a guardie e ladri; forse già allora correvano dietro ai cattivi, per impedire loro di nuocere. Cosa succede però quando è un poliziotto ad essere catturato? La brutta notizia arriva una mattina come tante altre, tramite posta elettronica. Si tratta ovviamente di un account appena aperto e subito chiuso. Praticamente impossibile risalire al mittente, che si è servito di un internet caffè. Allegato alla email, un breve video. I dirigenti della polizia sudano freddo, quando vedono che un loro detective è stato fatto prigioniero da terroristi stranieri. La richiesta: liberare un certo numero di galeotti, definiti dai terroristi "detenuti politici". La minaccia: "restituire il detective un pezzo alla volta". La polizia non può liberare detenuti, che si trovano sotto un'altra giurisdizione. La palla passa quindi alla magistratura ed alla politica: due bande di azzeccagarbugli, interessati solamente a fare bella figura, in vista di avanzamenti da carriera o nomine prestigiose. Come se non bastasse, arrivano anche i servizi segreti, con tutte quelle agenzie che si chiamano con tre o quattro lettere maiuscole. La maggior parte dei poliziotti vorrebbe trattare con i terroristi, per liberare il collega. I servizi segreti cercheranno viceversa di metterli in galera, o farli fuori. Nel frattempo, le indagini conducono ad un presunto fiancheggiatore dei rapitori. Si chiama Abdul, ma i documenti d’identità potrebbero essere contraffatti. In casa sua i poliziotti trovano armi e documentazione che può ricollegarlo ai terroristi; anche la sua etnia suggerisce vicinanza a quella specifica setta di guastatori. Lui però non ha alcuna intenzione di collaborare, sfruttando la democrazia delle istituzioni a suo vantaggio. Si procura addirittura un avvocato, di quei chiacchieroni senza vergogna che venderebbero la madre per una cifra neppure troppo elevata. A questo punto si verifica un'impasse, dato che la tortura è fuori legge, e non si percepisce un metodo alternativo per spremere informazioni da quel maiale. La detective Lucrezia è il collegamento di Evolution all’interno della polizia. Dispone di poteri felini, dovuti alla simbiosi con Ferox, ma adesso le servirebbero le doti telepatiche della Maga. Recentemente il dottor Occulto ha individuato numerosi telepati, più o meno consci dei loro poteri. Valeria è una poliziotta, che opera in periferia. La sua percezione mentale l’aiuta nel suo lavoro; capisce infatti quasi sempre quando ha a che fare con una persona pericolosa. Valeria riceve una telefonata dal suo capo, che la convoca in ufficio. Lui a sua volta è stato contattato da un superiore, al quale non ha potuto chiedere spiegazioni. Valeria viene presentata a Lucrezia, che diventa la sua responsabile sul campo. Occulto dispone di molti contatti ad alto livello, giacché la razza umana deve moltissimo al super-gruppo mutante ed a Dragonfire. Quando Lucrezia e Valeria giungono alla sala degli interrogatori, i veterani del settore le guardano con sospetto e supponenza. Però anche loro capitolano, avendo ricevuto ordini tassativi di lasciarle assistere all’ennesimo interrogatorio di Abdul. Le forze dell’Ordine che si contrappongono al Caos non sono semplicemente i poliziotti sulle strade. L’Ordine si è infiltrato in tutte le istituzioni, senza guardare in faccia o mediare con alcuna fazione politica, religiosa, etnica o affaristica. Gli uomini e le donne che combattono il Caos (con la maiuscola) non possono essere comprati con il denaro, perché la loro visione delle cose trascende di molto la percezione dei comuni mortali. Valeria non lo sa ancora, ma è entrata in un gioco molto grande. Lei e la detective Lucrezia siedono di lato all’indagato, mentre un ufficiale di polizia cerca di spremergli fuori qualche informazione utile alla liberazione del poliziotto rapito. Valeria si sente invadere da una grande calma, perché il dottor Occulto ha raggiunto la sua mente, utilizzando come ponte Lucrezia. Lo scettro di Uglux ha infatti fornito alla detective questo dono, oltre alle più note abilità feline. Abdul parla a vanvera, per depistare chi lo interroga. Forse spera che lo percuotano; così il suo avvocato lo farà passare come una vittima del sistema. Valeria si sente indotta a concentrarsi su Abdul, mentre l’attenzione del fiancheggiatore dei terroristi è rivolta altrove. Una telepate come la Maga perlustrerebbe quella mente umana sezionandola ed estraendo da essa tutti i ricordi, dalla nascita in avanti. La Maga potrebbe disintegrare la mente di questo e di atri Abdul; ma lei non è qui ora. L’interrogatorio prosegue per oltre un’ora; poi finalmente l’informazione che stanno cercando emerge dalle acque torbide di quel cervello maligno. Nello stesso istante, Abdul si sente violato come mai prima. Sul suo volto di dipinge una maschera d’odio, mentre scatta per strangolare Valeria. Si è mosso molto velocemente, ma i poteri felini ottenuti dalla donna leopardo rendono Lucrezia più che pronta ad intercettarlo. Non estroflette gli artigli, per non dare nell’occhio, ma colpisce il fiancheggiatore con un pugno micidiale, che lo stende all’istante. Il poliziotto rapito è stato preso a pugni ed a calci. Non che i terroristi volessero da lui qualche informazione specifica; lo hanno picchiato per il gusto di farlo. Mentre lo percuotevano, riprendevano la scena, perché i filmati morbosi circolano parecchio in rete. I suoi colleghi hanno cercato di capire dove fosse detenuto. Suoni in sottofondo sono stati amplificati, per captare il transito di treni o di automobili. Ogni singolo fotogramma digitale è stato allargato al massimo, nella speranza che da qualche fessura sullo sfondo fosse filtrata un’immagine riconducibile ad un luogo specifico. Nei thriller e nei polizieschi, i rapitori commettono spesso l’errore di riprendere il rapito con alle spalle una finestra, dalla quale, guardando bene, si scorge un’insegna, un traliccio o un grattacielo. Sapere che il luogo di detenzione si trova nei pressi di una ferrovia, aiuta indubbiamente; oppure vicino ad un cantiere, o ad un’autostrada. In questo caso invece alle spalle del poliziotto c’è solo un muro, e la casa si trova in un posto tremendamente silenzioso, o forse è segregato in una cantina. I terroristi hanno come al solito avanzato delle richieste, per il rilascio della persona sequestrata. Si tratta di una finta, dato che hanno comunque in programma di ucciderlo. I carcerieri sono quattro fanatici religiosi, pregiudicati per reati contro il patrimonio e le persone. Quattro pedine del Caos, assolutamente sacrificabili, che nulla sanno del vero piano dei mandanti occulti. Un’altra cosa a loro sconosciuta è che Abdul ha vuotato il sacco. Non ha aperto bocca, ma la telepate Valeria è entrata abilmente nella sua memoria. L’errore dei terroristi è stato quello di non uccidere Abdul, per cancellare le tracce; ma sono dilettanti ed Abdul è il fratello di uno di loro. I mediatori della polizia continuano a conferire telefonicamente con la marmaglia assetata di sangue, rassicurando i terroristi dell’imminente liberazione del “prigionieri politici”. La polizia deve dissimulare il fatto che qualcuno è partito alla volta del luogo di detenzione del poliziotto. Cala ancora una volta la notte, sebbene in quel locale sotterraneo non si noti alcuna differenza rispetto al giorno. Ferox è arrivata in volo con il suo craft antigravitazionale, assolutamente silenzioso. Solo il genio di Kong, l’uomo bestia di Evolution, avrebbe potuto inventare un dispositivo di volo tubolare, che consente ai mutanti ed al drago di trasformare parte della loro grande forza in propulsione ed antigravità. Il craft di Ferox ha volato a mezzo metro dal suolo, seguendo una rotta ideale tracciata dalla mutante Navigatrice. Il terrorista che esce dalla casa a fumare non la sente arrivare. Ferox non commette errori: i suoi artigli non lasciano scampo all’uomo, che non riesce neppure a gridare. Un secondo fa era vivo, e pensava a chissà quale stupida rivoluzione. Adesso è morto, praticamente annegato nel suo sangue. Super-sensi all’erta, la donna leopardo scende le scale. C’è un uomo armato davanti ad una porta. Ferox si trova a cinque metri di distanza, fuori vista. Le pallottole del mitragliatore potrebbero ferirla, forse addirittura ucciderla. Se l'uomo riuscisse a premere il grilletto, e se il mitragliatore fosse puntato contro di lei. Il predatore sa aspettare che la preda si rilassi; il predatore sente arrivare l’istante fatale. Il balzo è spettacolare. Ferox gli passa sopra, ed atterra tre metri oltre. Il guardiano si affloscia mentre la vita lo abbandona come un’amante delusa. I suoi occhi si appannano per l’ultima volta, e poi il buio. Dentro la camera gli ultimi due del commando. Accarezzano le loro pistole, pronti a svuotare l’intero caricatore nella testa e nel corpo di un uomo che non può reagire. Non passa loro per l’anticamera del cervello di essere dei vigliacchi? A Ferox ciò non interessa: la mutante felina di Evolution è oltre queste vuote riflessioni umane. Le lascia ai dilettanti; lei è una professionista. Uno dei criminali estrae un coltello, intenzionato a tagliare un orecchio alla sua vittima. Il poliziotto suda freddo, ma non vuole chiedere pietà; non servirebbe e lo sa. Un attimo prima che la lama affondi, un blackout improvviso, seguito dal tenue rumore della porta che si spalanca. I malvagi non vedono Ferox, nelle tenebre che per loro sono impenetrabili. Ferox invece li vede benissimo, e si avvicina in silenzio come il leopardo che è. Uno dei due terroristi punta la pistola contro l’ostaggio, ed è quello dei due che muore per primo, in una manciata di secondi. L’altro non fa in tempo a capire cosa sia successo al suo socio, ma lo segue quasi subito nella morte. Ferox riattiva la corrente; poi si occupa di slegare il poliziotto che ha liberato. Nessuno dei due dedica la minima attenzione ai terroristi morti; erano personaggi marginali in vita, come lo sono nella morte. Il rapimento del poliziotto non è però stato altro che un diversivo. Il commando era composto da cinque terroristi; il quinto sta guidando un furgoncino, con a bordo una piccola atomica. L’incubo dei servizi segreti si sta avverando. I morti non parlano, ed il fiancheggiatore ha rivelato contro voglia tutto ciò che sapeva. Un vicolo cieco, apparentemente. O così sarebbe se il dottor Occulto avesse concepito solo un piano A. Elisabetta è la seconda telepate d’appoggio alla squadra di Lucrezia. Lei era presente durante le telefonate, come Valeria era presente all’interrogatorio di Abdul. Elisabetta, sotto la guida della Maga che agiva attraverso il piano astrale, si è connessa in maniera sottile con le menti dei rapitori del poliziotto. O meglio: ha posto loro dei quesiti telepatici, che si sono sovrapposti e dissimulati con le parole che i terroristi ed i poliziotti si sono scambiati per telefono. Elisabetta ha lavorato come tramite della Maga, per contattare direttamente l’inconscio dei criminali, che con naturalezza ha riferito del quinto terrorista. Non potendo le onde pensiero viaggiare attraverso la connessione telefonica, si sono trasformate in parole. Quel che i terroristi hanno detto è stato registrato e trascritto, ma per gli investigatori non contiene alcuna informazione utile. Neppure Elisabetta comprende il nesso, ma ha lavorato bene. In quel momento, un furgoncino anonimo procede verso il centro della città; è sovraccarico, ma chi potrebbe pensare che trasporti un ordigno nucleare? Il terrorista alla guida è felice di morire per la causa, qualunque essa sia. Gli piace l'idea di essere un martire; ha un ego smisurato ed un cervello molto piccolo. Dal cielo, scende a bordo del suo craft antigravitazionale il mutante elettrico di Evolution. Si concentra per emettere la giusta lunghezza d'onda; poi investe il furgone con un'energia bluastra, che spegne istantaneamente il motore. L'ordigno nucleare ne risente, ma il timer continua a funzionare. Fulminatore ha preparato il terreno per l'arrivo di Kong, che, con il suo veicolo multifunzione aggancia il camioncino. Quattro tentacoli metallici, con potenti ganasce in cima, mordono il metallo, strappandolo da terra. Poi Kong richiama tutta la potenza della sua macchina, che sfreccia verso la stratosfera. Giunti in orbita, l'uomo bestia di Evolution sgancia il furgoncino, che ormai galleggia in condizioni di assenza di gravità. Il terrorista aspirante martire è morto o sta morendo, di freddo o per mancanza d'aria. Quando, di lì a pochi minuti, l'ordigno atomico esplode, Kong ha ormai raggiunto una distanza sufficiente a non esserne danneggiato. Forse qualche frammento metallico cade verso la Terra, ma nessuno se ne lamenta.
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