lunedì 4 marzo 2013
DESTABILIZZAZIONE_232° episodio
Una banca come tante in una giornata normale, o almeno così sembra. Clienti che disciplinatamente fanno la coda, con più o meno fretta; ma uno di essi rinuncia al suo turno per due o tre volte, perché vuole interfacciarsi con una cassiera in particolare. Lei lo aspetta sorridente; gli dice che se eseguisse le operazioni on line farebbe prima, a meno che lo faccia per vedere lei. Lui lo ammette, e questo potrebbe essere l'inizio di un romanzo d'amore. La pensano diversamente quattro individui armati, che irrompono in banca, intimando ai clienti di sdraiarsi in terra. Dai cassieri invece esigono tutta la liquidità disponibile, ed in fretta. Solitamente in questi casi i clienti se ne stanno buoni, non volendo rischiare la pelle. Non si sentono super-eroi e forse non reagirebbero neppure se lo fossero. Le banche in effetti non suscitano la simpatia della gente. Ci si rivolge a loro per necessità, non per piacere. Uno dei clienti tuttavia si sente più furbo, o più veloce e forte. Si alza fulmineo, o almeno così crede lui, e si scaglia contro uno dei malviventi. Mossa sconsigliatissima, giacché nella maggior parte dei casi equivale a beccarsi una pallottola in corpo. Questo rientra nella maggior parte dei casi. La pallottola esce dalla canna alla velocità del suono, quindi quando il cliente sente lo sparo il piombo lo ha già attraversato da parte a parte. Di solito, i rapinatori rapinano, ma non sparano per uccidere. L'omicidio comporta pene superiori, non per altro. Ora che c'è scappato il morto tuttavia i quattro delinquenti proseguono come se le cose fossero andate come previsto. Le telecamere della banca hanno documentato alla polizia tutto l'accaduto. Le auto cariche di uomini armati sono già quasi arrivate davanti alla banca. I rapinatori però raccolta la refurtiva escono tranquillamente, mostrandosi incredibilmente freddi o incredibilmente stupidi. Subito inizia la sparatoria tra i poliziotti riparati dietro le loro auto, ed i malviventi in piedi come bersagli. Insolito e malato, ma i poliziotti non guardano in bocca a caval donato. Mirano al busto ed alla testa per uccidere, non alle gambe per prenderli vivi. In queste situazioni, gli uomini e le donne preposti all'ordine pubblico pensano prima di tutto ad uscirne vivi. Che a casa abbiano una moglie, un marito, dei figli, un gatto o un cane, tutti gli addetti all'ordine pubblico cercano di riportare a casa la pelle e quel che c'è sotto. Proiettili provenienti da parecchi caricatori crivellano i quattro stupidi malviventi, che finalmente si decidono a morire. Le rapine in banca non sono pane per i denti di Evolution, e neppure per quelli della detective Lucrezia, ma il super-computer Galadriel fiuta qualcosa che va al di là della stranezza. Due dei delinquenti erano pregiudicati per la lotta politica armata, ma uno proveniva dall'estrema sinistra e l'altro dall'estrema destra. Cosa li avrà indotti a rubare assieme, invece di affrontarsi in un duello all'ultimo sangue? Galadriel, che ha una memoria ed una capacità di calcolo incalcolabili, può permettersi di effettuare studi, statistici e non solo, sulle anomalie. La sua sottigliezza in merito è impareggiabile, e scopre ramificazioni a cui nessuno avrebbe pensato. In un carcere di massima sicurezza, altri criminali ristagnano, impossibilitati ad essere liberati da qualche magistrato fasullo. Sono ergastolani o quasi; gente che ha ucciso e non una sola volta. Non è però il regno della disperazione. Sono uomini duri, che ad ammazzarsi proprio non ci pensano; non sanno cosa sia la depressione. Le stesse forze occulte, che hanno indotto i quattro rapinatori ad effettuare l’assalto apparentemente insensato, tengono d’occhio un macigno d’uomo. A differenza della gran parte dei carcerati, lui non sta male in galera. La libertà di movimento è il suo solo limite. Ha mantenuto i contatti con assassini, spacciatori e ladri, che sono a piede libero. Non abita in una cella stretta e scomoda, bensì in una stanza bene illuminata. Siede dietro una scrivania, non su una scomoda branda. Ha comprato e venduto secondini e direttori del carcere: lì comanda lui. Molti delitti “perfetti” gli sono stati commissionati, e lui ha inviato i suoi emissari ad uccidere persone di tutti i tipi. Un essere privo di qualsiasi morale, che si vede come una piovra nascosta in un antro irraggiungibile. La sua attitudine criminale è ciò che serve al Caos per minare le istituzioni, la giustizia ed ogni altra certezza dell’uomo moderno. Non sa di essere un emissario del Caos, come molti altri come lui, perché al Caos non interessa piantare bandierine sui territori conquistati. Ciò che conta è il controllo. A lui di certo non sarebbe mai venuto in mente di attentare alla vita di un super-eroe di Evolution. Preferisce i bersagli umani. Oggi però nel suo cervello tenebroso si sviluppa il seme che lo condurrà ad un salto di qualità o alla disfatta totale. Uccidere un super-eroe significherebbe convincere ogni organizzazione criminale del pianeta a riverirlo. Un piano che merita approfondimento. La sua memoria è formidabile, e grazie ad essa seleziona le persone giuste per quel lavoro. Prima di tutto occorrerà un periodo di osservazione. I super-eroi di Evolution si fanno vedere raramente nella città dove prima operavano; occasionalmente tuttavia ritornano per mantenere rapporti sociali ai quali tengono ancora. Il servo del Caos non è al corrente della nuova base del super-gruppo; deve quindi attendere che i suoi informatori lo avvisino degli avvistamenti in città. Fulminatore non ha mai adottato un’identità segreta, ma forse sarebbe stato meglio se lo avesse fatto. Lo riconoscono dato che sono disponibili in rete molti filmati sulle battaglie di Evolution contro criminali e mostri. In città è stata altresì avvistata la Maga, per cui adesso i bersagli possibili sono due. Il sordido individuo non è viceversa a conoscenza degli spostamenti di Ferox, dato che lei, grazie allo scettro di Uglux, può assumere sembianze umane. Sembra una gemella della detective Lucrezia, ma questo i criminali non lo sanno. L’unico non super-eroe a saperlo è Uglux, ma recentemente è stato dislocato dal teletrasportatore della Vae Victis in un altro piano dell’esistenza. Così accade che alcuni emissari dell'intraprendente galeotto seguano Fulminatore e la Maga. Si tratta di una pianificazione a medio termine, ma il servo del Caos sa aspettare. Però, mentre i suoi teppisti tengono d’occhio Fulminatore e la Maga, Ferox segue loro. I killer sanno di avere una sola possibilità di fare fuoco di sorpresa. Dovessero sbagliare mira, le loro pistole servirebbero a poco contro i due mutanti di Evolution. Gli assassini professionisti mettono in conto di lasciarci le penne; ecco perché si fanno pagare molto bene. La Maga è una telepate, ma non legge i pensieri di tutti quelli che incontra; ecco il motivo per cui i due che le vengono incontro le sembrano passanti come tutti gli altri. Sono pronti a sparare a distanza ravvicinata, usando pallottole esplosive che producono un foro d’uscita molto più grande di quello d’entrata. Morte sicura, se colpiscono la carne umana; esito quasi sempre letale se ad essere bersagliato è un mutante. Ferox si trasforma velocemente, ed i passanti assistono al prodigio magico; è come se un’illusione cessasse di esistere. La donna leopardo prende una breve rincorsa, salta sul tettuccio di un’auto in transito e di lì vola verso i suoi bersagli. A questo punto, Fulminatore e la Maga si accorgono di lei. Con una velocità di reazione intensificatasi nel corso di molte battaglie, si mettono fuori tiro prima che i killer estraggano le loro armi. Poi, una frazione di secondo dopo, Ferox assesta due micidiali unghiate, che colgono in piena testa le sue vittime. Il cuoio capelluto si stacca, il sangue schizza, le ossa craniche vengono penetrate in profondità, lasciando scoperti e lesionati i cervelli. L’ambulanza interviene dopo pochi minuti che i tre di Evolution si sono allontanati. Gli infermieri raccolgono da terra i due killer, che versano in condizioni molto gravi. Un attentato contro Evolution stimola la curiosità di Galadriel, che stava già indagando sulla strana rapina in banca. Due eventi apparentemente privi di una connessione tra loro, ma i tabulati telefonici degli stolti rapinatori indicano alcuni numeri ricorrenti. Il cervello elettronico non prova ovviamente stupore neppure quando accerta che i numeri in questione sono stati digitati recentemente anche dai due killer stesi da Ferox. Un mandante comune? Un’impronta insolita. Per triangolare occorrono però tre rilevazioni. Due potrebbero essere una coincidenza. Il terzo caso riguarda un incendio presumibilmente doloso. Una città in pieno declino, con una criminalità diffusa in maniera capillare. Abitanti che preferiscono il crimine spicciolo al lavoro onesto. Un tale contesto non può sfuggire al Caos, che ci sguazza. C’è poco da destabilizzare, ma un gruppo di incursori che arriva dal mare di notte appicca facilmente fuoco ad una grande struttura espositiva. Non ci sono arresti e neppure morti che lascino tracce riconducibili al mandante. Galadriel però in questo caso non studia i tabulati telefonici, bensì le chiamate. Le grandi agenzie di spionaggio programmano i loro computer per rizzare le antenne tutte le volte che qualcuno dice: “attentato”, “sparare”, “eliminare”, “incendio”, “armi” e decine di altre parole chiave. Il super-computer, programmato da Kong, scandaglia milioni di conversazioni degli ultimi giorni, avvenute nell’area dove è stato appiccato l’incendio; ma anche tutte le chiamate nelle quali si faceva riferimento alla struttura specifica. La polizia scientifica li chiama tamponi. Abbiamo visto molti telefilm nei quali uomini e donne in camice bianco fanno arrestare delinquenti, grazie a tracce infinitesimali. Gli incendiari giunti dal mare avevano i guanti, ma le impronte digitali non sono le sole rilevabili sul luogo del delitto. Prima che le lenti menti umane correlino ciò che è apparentemente non correlabile, il super-computer Galadriel colpisce. Si chiama come la regina degli elfi nel Signore degli Anelli, e come lei vede oltre. Il mandante, sebbene si trovi in galera, non è più una presenza nell’ombra. Prima o poi ci arriveranno anche i profiler della polizia. Si fa chiamare mister Black; lavora per il Caos, ed adesso Galadriel lo sa. Un pluriomicida residente nel braccio della morte può, come ha fatto mister Black, tessere trame pericolose e destabilizzanti. Non può però escludere che la giustizia, per quanto lenta e macchinosa, giunga a chiedergli di pagare il conto più salato. L’iniezione letale lo attende, perché tutti i suoi azzeccagarbugli hanno dovuto cedere di fronte all’evidenza: il loro cliente merita la morte. Adesso a mister Black non resta altro che l’evasione. Non sarà facile, ma ormai ha nulla da perdere. Il Ninja Grigio come sempre si materializza dalle ombre. La sua lama nera è pronta a versare il sangue del malvagio, ma la sua missione sembra essere quella di seguire le manovre di mister Black. Le guardie carcerarie renderanno possibile al sordido individuo di evadere, nascosto all’interno del camion della lavanderia. Il Ninja Grigio non interferisce, ma mister Black durante la notte sente i brividi corrergli lungo la spina dorsale. La lama nera pulsa, desiderosa di nutrirsi, ma il suo portatore la frena. Mangerà diversamente, molto presto. Il braccio della morte ospita criminali assortiti. Una tipologia molto vasta ed orrenda. Il Ninja Grigio decide per uno stupratore assassino serial killer. Una vera fogna d’uomo; nulla di lui può essere recuperato. Mai pentito del dolore arrecato, né di avere distrutto l’innocenza, la speranza ed i sogni di persone giovanissime. Adesso affronta il Ninja Grigio: la lama nera gli balza in mano, pregustando ciò che avverrà tra pochi secondi. Il pazzo sogghigna, perché ha sempre voluto screditare ed irridere ciò che per gli altri è la correttezza, la legge, il bello ed il giusto. Un grande dolore trasforma però il sogghigno in smorfia. Non è uno scherzo; la forza vitale gli viene aspirata da tutte le cellule contemporaneamente. Il Ninja Grigio gli permette di gridare un’ultima volta, per chiedere un aiuto che non arriverà in tempo. Infatti, quando le guardie accorrono nella sua cella, trovano solo lo stupratore assassino, pochi secondi prima che l’estremo dolore lasci il posto alla disintegrazione della morte, o forse all’inferno. Questo scontro tra Ordine e Caos rischia di concludersi con la fuga del perfido emissario mister Black. Lui ha evitato la giustizia umana forse per l’ultima volta. Dragonfire però non è umano, e con il suo arrivo le possibilità del criminale di uscirne vivo si avvicinano allo zero. Il camion della lavanderia si allontana dal carcere, con a bordo mister Black. Dragonfire atterra sulla strada, dopo essersi sganciato dal suo dragoncraft. L’asfalto cede sotto il peso di settecento chili, in un fragore che ricorda un’esplosione. L’autista del camion si appresta a frenare, per non impattare contro il gigante verde, ma mister Black lo allontana. Prende il controllo del veicolo, accelerando. Nella sua follia ritiene che quelle due tonnellate di acciaio, oltre al carico, possano schiantare il super-eroe di Evolution. Dragonfire però non si muove, né prima, né dopo l’impatto. Con le possenti mani assorbe tutta l’inerzia del camion, distruggendolo quasi completamente. Nessuna possibilità per gli umani che si trovano a bordo. La debole carne e le fragili ossa non sono in grado di resistere alle forze che piegano l’acciaio come fosse carta. Pochi sulla Terra potrebbero, e Dragonfire è in cima alla classifica.
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