mercoledì 22 maggio 2013

MORTE ED I SUOI FANS_247° episodio

Quando accadono le cosiddette "tragedie familiari", le tv intervistano gli inutili esperti, che ci spiegano come mai il padre o la madre siano impazziti ed abbiano ucciso i figli. Se gli umani potessero intervistare il demone Morte, e rimanere in vita per raccontarlo, scoprirebbero però che lui non ha alcun bisogno di fans. Morte non deve tentare gli sciocchi bipedi, per portare via la loro insignificante anima. Non saprebbe cosa farsene di una cosa tanto instabile e deperibile. Il poliziotto pazzo, che prima di spararsi, ammazza il figlio di sette anni, non è stato costretto a farlo dal leader dei Cavalieri dell'Apocalisse. Lo squilibrato si era indebitato giocando d'azzardo, e tutto da solo ha formulato la convinzione idiota che il mondo fosse cattivo. Ecco perché ha sparato al figlio: per salvarlo. Morte ha tanto lavoro, senza dovere concedere attenzione agli idioti. La mamma che ha buttato ambedue le figlie dal balcone, lo ha fatto per pura demenza criminale, non in ossequio ad un ordine di Morte. Recentemente Pestilenza ha indotto Maschera di Ferro a diffondere un morbo di nuova concezione. Pestilenza ha volutamente reso non letale il morbo "faccia blu", per non continuare a comportarsi come un dipendente di Morte. Secoli or sono in effetti Pestilenza diede molto lavoro a Morte, che accettò l'incombenza senza recriminare, né esultare. Pestilenza, Carestia e Guerra manipolano continuamente gli umani. Il primo li induce a comportamenti deteriori per la loro salute. Carestia sembra riesca a mantenere nella stupidità interi popoli, che si rifiutano per principio di imparare come si coltivi la terra. Guerra tra i tre è il più sanguigno, sia per gli spargimenti ematici che innesca, sia per la sua attitudine a scovare le peggiori emozioni umane. Ci vuole un demone esperto come lui per districarsi tra le molte passioni insane degli umani, evidenziando il peggio del peggio. Le tv non dovrebbero raccontare di morti ammazzati in famiglia, dato che gli uomini e le donne, come le scimmie dalle quali derivano, amano seguire preferibilmente le orme di chi sbaglia. Da quando sono sulla Terra a fare gli Hunter Killer, i serpentoidi hanno affinato le loro sensibilità. Adesso fiutano letteralmente le premeditazioni criminali. Il padre o la madre che uccidono i figli lo avevano premeditato. Tutti i predatori fiutano l'odore della paura. I serpentoidi usano la loro lingua bifida anche per localizzare le emissioni di astio, che i frustrati ed i repressi disperdono nell'atmosfera. Un frustrato ed un represso possono "scoppiare" come dicono loro. Gli Hunter Killer fanno il possibile per stroncarli prima che delinquano. Oltre alle stragi a sfondo familiare, sembra che in questo periodo vadano di moda i profughi che, accolti in un paese straniero, non si integrano. L’emigrazione non è stata inventata oggi; esiste da tempo immemorabile. In particolare si parla di emigrazione a proposito di flussi della forza lavoro; in alcuni casi detta forza lavoro è stata importata a forza: li chiamavano schiavi. Al giorno d’oggi la schiavitù è meglio dissimulata; le multinazionali cercano e trovano schiavi all’estero, e lì li sfruttano. In questo modo evitano di doverli stipare in quartieri dormitorio, e di nutrirli con gli scarti dei nativi. Gli Hunter Killer non mostrano alcuna sensibilità nei confronti dei frustrati stranieri, che abitano in edifici dismessi, o sotto i ponti. Immigrati giunti con la speranza di trovare un’occupazione, ma privi di preparazione adeguata a svolgere lavori utili in una società tecnologica. I serpentoidi sono rettili, e come tali non amano autocommiserarsi, né compatire. Si trovassero al posto dei sottoproletari privi di reddito, si offrirebbero come guardie del corpo o come guerrieri. È ciò che sono per diritto di nascita. Loro non darebbero in escandescenze come questo tizio, che impugna una spranga di ferro, per abbatterla sulla testa e sulla schiena dei passanti. Per Stritolatore, un uomo che urla per le strade ed uccide a caso è solo un cretino come tanti; e dire che l’umanità ritiene di essere razionale. Si afferma che la polizia non possa intervenire contro tutti i malintenzionati. Ci fossero telecamere di sorveglianza disposte in tutte le vie della città, i poliziotti sarebbero probabilmente in grado di reprimere il crimine nel giro di pochi minuti dalla sua esecuzione. Accade viceversa che il pazzo immigrato non venga segnalato, nonostante abbia danneggiato auto, vetrine e ferito alcune persone. A cosa pensavano gli stupidi passanti? Che la pazzia se ne andasse spontaneamente, così come era arrivata? Foryst, questo il nome del teppista, ora cerca un’arma più grossa, per fare più male. Senza saperlo, potrebbe essere considerato un supporter di Morte. Con un piccone in mano, è un assassino random, un dispensatore di annichilimento. Forse si sente un piccolo cavaliere dell’Apocalisse; in realtà è un piccolo imbecille. Stritolatore gli sibila quasi in faccia, spalancando le gigantesche fauci. Il capo degli Hunter Killer si sta a suo modo divertendo. Se avesse voluto sventrarlo con una testata, lo avrebbe già fatto. Il confronto tra l’umano armato di piccone ed il rettile alieno finirà inevitabilmente con il decesso di uno dei due. Il piccone cala con forza, diretto alle spire di Stritolatore. L’impatto rumoroso con il terreno dimostra che il colpo è andato a vuoto. Boa, Anaconda, Pitone e Sysform fanno il tifo per il loro capo, ma non intervengono per non privarlo del divertimento. Stritolatore è lungo come il più grande dei serpenti terrestri, ma il suo diametro è maggiore. Ha forti muscoli, ossa robustissime ed una pelle quasi corazzata. Un colpo di piccone non affonderebbe più di tanto, ma non sarebbe piacevole per il rettile alieno. Quando Foryst si accorge di essere trattato con sufficienza da esseri che non ha mai neppure immaginato nei suoi incubi, lascia che la pazzia estrema lo controlli appieno. Urla, strabuzza gli occhi, digrigna i denti, credendosi una furia della natura (non a caso scritta con la minuscola). Stritolatore aspetta con freddezza la frazione di secondo giusta per colpire. Il piccone sta per calare sulla testa del serpentoide: questione di attimi. Le creste cornee di Stritolatore sfondano la gabbia toracica dell’aspirante stragista. Ossa, muscoli, cartilagine, vasi sanguigni e gangli nervosi vengono penetrati dalla grande testa del serpentoide, che chiude le sue fauci sul cuore di Foryst. A questo punto quel penoso ed ignaro fan, del demone conosciuto come Morte, è già precipitato nell’inferno della marmaglia più insignificante. Qualcuno dovrebbe riflettere sul fatto che siano necessari dei rettili alieni per ristabilire l’equilibrio tra decenza e follia. Se gli umani non si riprendono, meritano effettivamente di essere asserviti a forme di vita che utilizzino un po’ meglio il loro cervello. Il più famoso tra i rettili extraterrestri è sicuramente Dragonfire: un drago alto tre metri e pesante settecento chili. Piccolo rispetto a taluni draghi leggendari; fin troppo grosso e forte per gli standard umani. Essendo famoso, Dragonfire diventa inevitabilmente il bersaglio per ogni pazzo o gruppo di pazzi. Conta poco per loro che l’alieno verde abbia sbaragliano ed il più delle volte disintegrato chiunque abbia tentato di ucciderlo. Un gruppo di fans della morte siede in profonda meditazione, inginocchiati sul pavimento di un sotterraneo appena illuminato da candele nere. Sicuri che la morte sia la divinità più grande, gli sconvolti di turno si vestono di nero, con saio e cappuccio. Organizzano visite ai cimiteri, di notte ovviamente, per respirare l’aria delle tombe. Peccato che il più delle volte di notte nei cimiteri respirino invece il fragrante odore della vegetazione, che è antitetica rispetto alla morte. Si chiudono a turno in casse da morto, per prepararsi all’allegra dipartita. A rigor di logica, essendo fans dichiarati della morte, dovrebbero organizzare quanto prima un suicidio di massa, o no? In effetti ci hanno pensato, ma darsi arie da aspirante morituro è diverso dall’ammazzarsi. Originali sì, fessi no! Dovendo però combinare qualcosa di meritevole di essere inserito nei libri di storia, i fans della morte decidono di sacrificare alla loro divinità nera nientemeno che un super-eroe. Qualcuno propone Dragonfire, giacché, se riuscissero ad immolarlo, dimostrerebbero la supremazia della morte sulla vita. Nessuno di quei pazzi peraltro crede sia possibile organizzare un agguato a Dragonfire. Si lasciano però trascinare dalle chiacchiere reciproche, ed anche dalla droga che tutti sniffano in dosi importanti. L’occasione si verifica quando Dragonfire si reca in visita ai bambini ricoverati in ospedale. Un evento atteso da tempo, specie dai bambini gravemente ammalati. L’incontro tra il super-eroe di Evolution ed i degenti avviene in un’aula magna, perché Dragonfire non riuscirebbe ad entrare nelle camerette senza abbatterne involontariamente i muri, il soffitto e forse anche il pavimento. Quel giorno, nascosti tra i genitori ed il personale medico ed infermieristico, ci sono i fans della morte. Alcuni tra i bambini sono talmente indeboliti dal male che non possono camminare. Se i medici non li guariranno, il cavaliere dell’Apocalisse noto come Morte prenderà quei piccoli, e li porterà via con sé. Lo farà senza alcun astio, perché questo è il suo ruolo nell’ordine delle cose. Non è una vanitosa rock star; è l’araldo della disaggregazione, che forse annuncia un nuovo inizio. Dragonfire saluta i piccoli degenti, lasciandosi toccare da quelle manine indebolite dalla malattia. Il super-eroe vorrebbe donare loro parte della sua immensa forza, ma non è in suo potere. È frustrante poter distruggere enormi palazzi, e non essere in grado di salvare una giovane vita. I primi colpi di pistola scuotono Dragonfire dalla sensazione di impotenza; le pallottole si schiacciano contro le sue scaglie pressoché indistruttibili. I fans della morte attaccano in massa, incuranti dei presenti. Dragonfire avanza come una macchina di distruzione, attirando su di sé il fuoco delle armi automatiche. Il suo piano funziona grazie alla prontezza degli operatori, che mettono velocemente in salvo i bambini. Nel giro di pochi minuti, nell’aula magna rimangono solo Dragonfire ed una ventina di fans della morte, decisi ad immolarlo alla loro divinità cimiteriale. In quel momento, il demone Morte si accorge di ciò che sta accadendo in suo nome. Onnipresente ma invisibile, il capo dei Cavalieri dell’Apocalisse dedica una frazione del suo tempo infinito a quella nuova pazzia umana. I fans della morte, che sfidano Dragonfire, non sono terroristi di professione. Quasi tutti hanno un lavoro, ma si sono fatti abbindolare da un autonominato sacerdote oscuro. Quando hanno dato l’assalto all’ospedale hanno però commesso un grande errore. Sparando contro il drago, hanno messo a rischio delle vite innocenti. La noia e la voglia di strafare non sono una scusa, ed ora ne rispondono a Dragonfire. Potrebbero arrendersi, gettando le armi; sarebbero arrestati e processati, ma non ne uscirebbero con le ossa rotte. L’alieno verde, fortunatamente per loro, li valuta per ciò che sono: dei dilettanti. La grande coda, invece di spezzare loro la schiena e le gambe, manda in pezzi una gran quantità di sedili. Schegge di legno, bulloni, plastica, tubi di metallo piovono addosso al drappello di disperati, che gridano per il dolore causato dall’impatto multiplo, ed indietreggiano. Il drago invece procede verso di loro, immenso nella sua massa. Le sue grandi mani, o zampe che siano, impattano palmo contro palmo. Il rumore è tale che i venti fans della morte si voltano e scappano, inseguiti dal ruggito di Dragonfire, che suscita in loro grandi brividi lungo la spina dorsale. Nessuno tra gli umani è morto, ed il drago di Evolution ne è felice. Il demone di nome Morte pensa che, se al posto di Dragonfire ci fosse stata una come Ferox, quei cretini non se la sarebbero cavata con qualche anno di galera. Un pensiero non casuale, dato che la donna leopardo sta entrando in azione. Intende stanare un tizio armato di machete, che ha sequestrato la sua ex moglie, e minaccia di ucciderla. Un classico degli ignari adoratori della morte: l’omicidio-suicidio. Stragi familiari difficili da impedire da parte dei poliziotti. Complicato entrare in un appartamento, impedendo nel contempo al folle di turno di uccidere la sua vittima. Ferox però sta già tenendo d’occhio lo stupido umano. Lei è aggrappata ad una finestra, incurante dell’altezza dal marciapiede. Gli artigli di Ferox perforano i mattoni, garantendole una salda presa. Le serve solo una diversione. La detective Lucrezia, simbionte della donna leopardo, bussa alla porta. Il pazzo si volta, per esplodere alcuni colpi di pistola, che scheggiano ed attraversano il legno. La poliziotta si è però messa al riparo. In un’esplosione di vetro ed alluminio, Ferox balza in azione, artigli estroflessi. Il pazzo si gira verso di lei, che lo vede muoversi al rallentatore. Gli occhi dell’adoratore della morte riflettono il vuoto della sua anima. Ferox non aveva e non ha dubbi sull’inutilità di quella vita. Gli artigli della mutante taglierebbero anche il metallo, ma si accontentano della gola del criminale. Da essa sgorga copioso ed inarrestabile il sangue. Non ha avuto tempo e modo di usare la sua lama pericolosa, e muore rantolando. Invisibile, il demone Morte apprezza quello show della donna leopardo. Non si cura viceversa in alcun modo della stupida larva umana ormai fredda ed immobile.

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