mercoledì 28 dicembre 2011

SOMMOSSA CARCERARIA_5°libro_167° episodio

Il criminale penetra abbastanza facilmente in casa; abitare al piano terra non è il massimo della sicurezza, a meno che alle finestre ci siano solide inferriate. Questa villetta, che sembra tratta dalle stupide pubblicità televisive, però non è stata concepita per tenere fuori gli intrusi, ed il delinquente entra tranquillamente da una finestra, affacciata sul giardino. In casa c’è un bambino e sua madre; così il criminale non ha alcun problema a prenderli in ostaggio. Poi attende che l’altro figlio della donna torni a casa da scuola. Evidentemente l’intento del losco individuo è di sequestrare l’intero nucleo familiare; per fare ciò, ha preventivamente studiato i loro movimenti. Il bambino ignaro entra in casa, ma madre e fratello non osano avvisarlo, essendo sotto tiro della pistola del criminale. Quindi, senza che nessun altro se ne sia accorto, il rapitore è riuscito nel suo intento. Il giorno successivo, la detective Lucrezia riceve una lettera, nella quale un soggetto ignoto sfida la polizia. Capita a volte che dei pazzi pericolosi rivelino in anticipo i loro intenti delittuosi; le loro vittime rischiano comunque la vita, trattandosi di individui estremamente pericolosi. Lucrezia, specie da quando è in simbiosi con la mutante Ferox, ritiene che taluni soggetti, dannosi per la società, non debbano arrivare vivi nelle aule dei tribunali. La poliziotta deve mantenere una facciata di correttezza istituzionale, ma si ripromette di stanare quello che le ha scritto la lettera, per spazzarlo via dalla faccia della Terra. Molti film esaltano gli psicopatici, come fossero eroi, e denigrano i poliziotti, come fossero tutti degli scemi, che si divertono a correre in auto, ed a giocare con le palette. La prima traccia, che il criminale offre a Lucrezia, è il cognome della famiglia che ha sequestrato. La pista è molteplice, trattandosi di un cognome abbastanza diffuso. Ma c’è una seconda traccia, che conduce al nome della scuola di uno dei bambini. Nei pressi di quella scuola, c’è una sola famiglia che porta quel cognome. Evitando la solita scena delle auto della polizia, che attraversano la città a sirene spiegate, la detective raggiunge la casa, con grande discrezione. Il rapitore non sembra intenzionato ad affrontare il fuoco degli sbirri, e si nasconde dietro la donna, minacciandola con la sua pistola. Lucrezia entra senza fare irruzione, perché intende mettere a disagio il pazzo, che avrebbe preferito interpretare una scena più cinematografica. Lui decide allora di scoprire un’altra delle sue carte: i due bambini non sono più nell’appartamento. Viene quindi condotto in centrale di polizia, dove lo sottopongono ad un lungo interrogatorio. Questa mossa purtroppo asseconda la megalomania del soggetto, che gode nel mettere in difficoltà i suoi nemici. Può ricattarli, dato che i piccoli sono reclusi in un posto che lui solo conosce. Potrebbero essere sprovvisti di acqua e cibo; potrebbero altresì trovarsi in pericolo. Lucrezia sospetta che il sordido soggetto abbia un complice, ma il problema è dove si rintani, e come tratti i bambini. Mettere certa gente in cella non significa necessariamente collocarli in una condizione di disagio: pare infatti che il rapitore lì si trovi incredibilmente bene. Forse è una predisposizione karmica. Il suo ego spaventoso gongola, rivelando piccoli frammenti di verità, frammisti a molte menzogne. Si rende conto di avere il coltello dalla parte del manico. Potrebbe addirittura patteggiare la sua liberazione, come contropartita per la vita dei due bambini. Ride, sghignazza, si atteggia a genio del male; anche lui ha visto troppi film, nei quali lo psicopatico di turno è il vero divo. Non ha però calcolato che, durante la notte, il ninja grigio si rechi a fargli visita. Nascosto nelle ombre, entra nella cella senza bisogno di aprire la porta. I poliziotti non lo vedono passare, e neppure i carcerati. Il rapitore, che è il bersaglio del ninja grigio, si accorge all’improvviso del suo arrivo: un attimo prima non c’era, adesso c’è. Accenna a gridare, per richiamare le guardie, ma la katana del guerriero mascherato guizza fino ad un millimetro di distanza dalla sua gola. Il pazzo sente distintamente l’acciaio quasi a contatto con la sua pelle. Sebbene il ninja grigio non parli, è evidente che pretende il silenzio in cambio della vita del delinquente. Troppo veloce perché gli occhi umani percepiscano l’inizio del suo movimento, la spada del ninja grigio sibila e taglia la pelle del sordido individuo. Lui, appena avverte di essere stato violato da quell’acciaio affilatissimo, si convince di essere destinato a morire per dissanguamento, e si dispera. Ma non è questo l’intento del guerriero delle ombre; la ferita è infatti superficiale, sebbene sia lunga una ventina di centimetri. Il sangue che ne esce è poca cosa, rispetto a quello che la società dovrebbe pretendere da chi minaccia e rapisce degli innocenti. Il sangue che rimane sulla katana serve in realtà a svelare ciò che gli investigatori non sono riusciti a scoprire. Concentrandosi sul sangue, che è intimamente collegato all’anima dell’individuo, il ninja grigio ottiene le informazioni che cerca. Per adesso non ucciderà il criminale, perché il suo obiettivo primario è recarsi dove i due bambini sono prigionieri di un complice del maiale sanguinante. Il ninja grigio si appresta a scomparire, così come è arrivato, grazie alle facoltà quasi magiche che gli derivano dalla katana e dalla disciplina antichissima della sua setta misteriosa. È insolito per lui venire colto di sorpresa, ed in effetti neppure questa volta accade, ma la detective Lucrezia si avvicina parecchio ad ottenere questo risultato. I poteri che le derivano dalla simbiosi con Ferox le forniscono una fluidità di movimenti che quasi inganna il ninja grigio; lui capisce immediatamente di non avere a che fare con una semplice poliziotta umana. Anche lei è riuscita ad annebbiare tutti i detenuti delle celle davanti alle quali è transitata. Senza bisogno di parlare, il guerriero mascherato comprende che la detective lo accompagnerà nella sua missione di salvataggio. A questo punto, il pazzo incarcerato può gridare liberamente, perché, con la partenza del ninja grigio, l’incantesimo che lo costringeva al silenzio è stato sollevato. I due bambini rapiti si trovano in una casa qualunque, per cui sarebbe impossibile trovarli senza possedere facoltà super-umane. Nell’ombra, Lucrezia ed il guerriero mascherato scrutano l’interno della casa. Vedono i due bambini, ed individuano anche che il loro sequestratore, armato di coltello. Nessuna possibilità di tentare un’irruzione poliziesca, con tanto di intimazione ad arrendersi. La detective estroflette artigli, terribili quasi come quelli della donna leopardo di Evolution. Poi il ninja grigio, trovati i cavi di alimentazione elettrica, li taglia con la sua spada. Facendo questo, non riceve alcuna scarica elettrica, perché la sua katana non è semplice acciaio. La sua katana pretende però di bere la forza vitale del tizio che sta minacciando i due bambini. La detective Lucrezia ci vede benissimo al buio, ed evidentemente anche il ninja grigio. Non può dire altrettanto il criminale, che, appena cala il buio, inizia ad agitare pericolosamente il coltello. Potrebbe ferire i due bambini, ed i due eroi non lo possono permettere. Una micidiale unghiata gli strappa tutti gli abiti, ferendolo dolorosamente al petto. Non ha però ancora mollato la sua arma; ecco perché la katana del ninja grigio si abbatte fluida, tranciando di netto la mano e mezzo avambraccio del criminale. Poi la luce torna nella casa, rivelando un tizio che si rotola a terra, perdendo quantità impressionati di sangue dalla tremenda ferita. Lucrezia libera i due bambini, ponendo fine alla loro brutta avventura. Il ninja grigio è già scomparso, e la sua spada per il momento si accontenterà con quel poco che è riuscita a bere della vitalità del maiale umano. La detective chiama i suoi uomini, ai quali ovviamente non racconta di avere inferto quel micidiale colpo di artigli, né di avere accompagnato in questa missione un guerriero stregone, vestito di grigio. I rapitori erano quindi due, ma il secondo era solo manovalanza; purtroppo per lui, finora è stato quello che ha pagato il prezzo più caro. Il primo, sebbene sia scampato alla morte, si ritrova viceversa a fare i conti con un orgoglio ferito, che lo induce a giurare vendetta contro il mondo intero. Inizia quindi a progettare una rivolta carceraria, che, in un modo o nell’altro, finirà nel sangue. Una scelta nichilista, in linea con l'atteggiamento esistenziale del soggetto. Sfruttando situazioni di disagio reale, il sobillatore convince quindi la marmaglia carceraria della necessità di attuare una protesta esemplare. L’opinione pubblica è divisa sull’opzione di concedere ciclici sconti di pena, per alleggerire il carico nelle carceri. Molti sono convinti che i criminali debbano provare disagio, e non siano in galera per essere trattati con i guanti. Altri invece provano sentimenti contrastanti, nei confronti dei carcerati, come se fossero loro le vittime della società, e non i carnefici. In questo contesto, si muovono alcuni parlamentari alla perenne ricerca di visibilità. Si recano proprio nel carcere dove si trova il malvagio, protagonista di questa storia. Gli stupidi chiacchieroni però capiranno presto la differenza tra sedere in uno studio televisivo, ed essere ostaggi di una torma di teppisti assetati di sangue. Il piano dell’astuto criminale scatta con grande precisione: le guardie carcerarie vengono disarmate ed immobilizzate. Poi è la volta dei parlamentari, che, a calci e schiaffi, iniziano la loro full immersion nelle realtà del crimine. Abituati a spadroneggiare, impiegano un po’ a capire che le regole del gioco sono cambiate drasticamente. Vengono infine condotti al cospetto dell’organizzatore della sommossa e del loro rapimento. Il tizio è felice di se stesso, per il salto di qualità ed anche di quantità, giacché adesso tiene prigioniere ben quattro persone, che potrebbero rendergli ben più della donna e dei due figli, rapiti qualche giorno prima. Ferox, la cui simbiosi con Lucrezia è anche mentale, comprende subito che questo criminale è lo stesso che la sua amica ha catturato. La donna leopardo non vede quindi l’ora di dire la sua in merito. Dovendo affrontare una torma di tagliagole, Ferox si fa accompagnare da Kong, che desidera sgranchirsi le zampe. Gli altri super-eroi di Evolution potranno facilmente unirsi alle danze, tramite il portale degli wormholes, presente sul cacciatorpediniere che è la base del gruppo mutante. I quattro sciocchi parlamentari comprendono finalmente di avere a che fare con gente per la quale sarebbe difficile immaginare una regolare convivenza civile. Anche il deviante meno pericoloso manifesta infatti un'aggressività tale da giustificare la sua segregazione. Minacciare di violenza e morte i quattro, che si sono recati in carcere per narrare all'opinione pubblica, i disagi della detenzione, non richiede alcuno sforzo a quella marmaglia. Sanno di non avere alcuna possibilità di passarla liscia, ma, se fossero intelligenti, non si troverebbero in carcere. Le mura esterne del massiccio edificio presentano sufficienti irregolarità da permettere alla donna leopardo di scalarle, grazie ai suoi artigli. Giunge in tal modo fino ad una delle finestre, dalla quale osserva i quattro sequestrati ed alcuni dei loro aguzzini. Ferox conosce il volto del capo della rivolta, grazie al contatto telepatico con Lucrezia, e accerta che non si trova in quella stanza. La mutante felina prosegue quindi la ricerca, sempre aggrappata al muro esterno della prigione. Kong, che vola grazie al suo craft antigravitazionale, sostituisce Ferox. I due super-eroi sono d'accordo nell'irrompere assieme, per liberare gli ostaggi, e catturare i loro sequestratori. La ricerca del capo della rivolta potrebbe protrarsi a lungo, se non intervenisse la Navigatrice, con i suoi poteri mentali in grado di seguire qualsiasi pista. Pur trovandosi a migliaia di chilometri di distanza, la sorella di Fulminatore non ha problemi ad aiutare l'amica mutante. Ferox trova così relativamente in fretta la sua preda. In contatto radio con Kong, decide di attaccare, e lo stesso fa l'uomo bestia di Evolution, che impiega la sua super-forza per strappare le inferriate. I detenuti, divenuti carcerieri, si immobilizzano, vedendo irrompere quel gigante muscoloso e peloso. La loro titubanza dura però pochi secondi, trascorsi i quali i teppisti aggrediscono Kong, o almeno ci provano. Sennonché non affrontano una vecchietta da scippare della pensione, bensì un mutante forte ed agile come un gorilla, ma decisamente più intelligente. Un manrovescio di Kong manda nel mondo dei sogni due dei galeotti; poi il mutante volge la sua attenzione sui rimanenti tre. Accertata la loro non disponibilità ad una resa onorevole, li investe con una doppia spallata da football americano, lasciandoli storditi e doloranti a terra. Prima di liberare i parlamentari, sbarra la porta, per evitare intrusioni. Ferox può aggrapparsi alle asperità dei muri, grazie ai suoi artigli, ma non è in grado di strappare le inferriate, come ha appena fatto Kong. Per cui, cerca una finestra aperta, priva di ostacoli fisici. Ne trova una piccola e stretta; chiunque l'abbia progettata non pensava che qualcuno potesse accedervi dall'esterno. L'ossatura della mutante è molto flessibile, come quella dei gatti, e così filtra in quella fessura ristretta. Poi si mette alla ricerca della sua preda. Il capo della rivolta è accompagnato da due sgherri, che nulla possono contro Ferox. Lei però non li uccide, limitandosi a stordirli. Si rivolge quindi al sordido elemento, che sogghigna. Strano, pensa la mutante felina, che uno sia talmente pazzo da ridere in faccia alla morte. Poi sente, dietro di sé, una presenza non avvertita in precedenza. Allora capisce che il folle criminale non sta ridendo per lei, ma per l'ironia della sorte, giacché pare proprio che il ninja grigio sia venuto a riscuotere quanto gli è dovuto. Ferox è a conoscenza dei fatti, quindi concede al guerriero mascherato il diritto di concludere degnamente la vicenda. Il sogghigno della feccia umana è quindi solo una maschera, dietro la quale si nasconde la paura della morte. Ovviamente non sa che la spada del guerriero mascherato gli carpirà la forza vitale e l'anima. Adesso però lo scopre, tra atroci sofferenze: la katana vampiro però di quell'anima non sa cosa farsene, e la sputa via. Subito si apre, per quell'essenza maledetta, l'accesso precipitato ad un inferno di sofferenze, giacché i demoni degli abissi sanno sempre come divertirsi. Rimane però il problema del carcere in mano ai rivoltosi, e delle guardie carcerarie che rischiano la loro incolumità. Nel cortile centrale, si agita una bolgia di pazzi sanguinari, che paiono sfidare chiunque a porre fine alla loro follia. Ma ecco che un globo di luce annuncia l'apertura di un portale di wormhole, perché i rinforzi sono finalmente arrivati. Kong e Ferox esultano quando Dragonfire si materializza in mezzo a centinaia di umani, predatori e parassiti della collettività. Con i suoi tre metri d'altezza ed i settecento chili, il drago verde scruta dall'alto quella massa, come fossero vermi scaturiti dal fango, dopo una pioggia. Dragonfire stringe i giganteschi pugni, agitando la coda colossale. Il suo sguardo fa presagire il peggio, ed impiegherebbe pochi minuti a frantumare tutte quelle fragili ossa. Però i rivoltosi arretrano sempre più velocemente, per poi darsi alla fuga disordinata. Le guardie carcerarie non hanno quindi problemi a rinchiuderli nelle loro tane di espiazione. A conclusione dell'avventura, i parlamentari liberati da Evolution, intervistati dai media, rimangono senza parole, per la gioia del pubblico televisivo.

mercoledì 21 dicembre 2011

NAVIGAZIONE PERICOLOSA 2_5°libro_166° episodio

Navigatrice, prigioniera dei suoi rapitori, si allontana dal nero castello, a bordo di una barca volante, trainata da coleotteri grandi come elicotteri. La mutante di Evolution si chiede giustamente in quale dimensione si trovi. Nel cielo grigio, brillano stelle non visibili dalla Terra. Il fatto che una barca rimanga sospesa in aria suggerisce un potere magico, o forse telecinetico. I coleotteri volanti si comportano come efficienti animali da traino; per il resto sono innocenti e per nulla soprannaturali. Sotto di lei, nel castello, Dragonfire attraversa le grandi sale. Dalle pareti, quadri raffiguranti esseri mostruosi lo osservano, cambiando espressione. Neppure loro hanno mai visto un tale colosso coperto di scaglie verdi. Il drago non ha però tempo di confrontarsi con i quadri, perché Navigatrice non è più lì. Giunto in fondo alla sala, Dragonfire distrugge una grossa porta, con un solo pugno. L’arrivo di una torma di ragni ed insetti colossali rende allegro il drago di Evolution, che inizia a percuoterli con la coda, i pugni ed i calci. Sebbene siano grossi come e più di lui, gli invertebrati volano via appena colpiti. Zampe ed ali spezzate, corazze incrinate, antenne divelte; nessuno in quella moltitudine riesce a frenare la furia dell’alieno. Ma lui decide di non bruciarli, perché non sono loro il vero nemico. Poi Dragonfire decide sia ora di finirla con quel gioco, e dirige la sua furia contro il pavimento. Al primo impatto, i suoi pugni colossali incrinano la pietra. Al secondo, il pavimento schizza verso l’alto, mentre insetti e ragni decidono per una fuga precipitosa. La terza ed ultima volta, Dragonfire stesso precipita nel piano seminterrato. Il pesante materiale che lo accompagna e lo colpisce scivola innocuo su di lui. Non avendo tempo di abbattere tutto il castello, Dragonfire usa allora i possenti muscoli delle sue gambe per saltare fuori dalla voragine che ha prodotto. Nel punto più alto del suo balzo, investe un muro spesso almeno un metro, sfondandolo; poi atterra all’esterno. Il castello mutaforma, contento di essere ancora in piedi, prova però rammarico per i grossi danni prodotti dall'incedere di quel terribile drago di un altro mondo. Il dragoncraft accorre al richiamo del suo padrone; con esso, Dragonfire decolla all’inseguimento della barca trainata dai coleotteri giganti. In un altro piano dell’esistenza, Ferox e Fulminatore sono assediati da esseri che paiono composti d’ombra. Il dottor Occulto raggiunge telepaticamente i suoi allievi, comunicando loro che Dragonfire sta inseguendo i rapitori di Navigatrice. Si rende quindi necessario fare confluire tutte le forze disponibili su quel mondo caldissimo. Purtroppo le radiazioni solari sarebbero letali per chiunque, eccetto il drago. Se però Evolution riuscisse ad agire durante la notte, eviterebbe questo rischio. La soluzione è di impiegare un portale di wormhole. Ferox e Fulminatore scorgono la luminosità, che annuncia l’apertura del varco, ma una torma di mostri blocca loro il passo. Dovranno aprirsi la strada combattendo, ed i due super-eroi non chiedono di meglio. Sul mondo arboricolo, il lupo nero addenta il collo di Maschera di Ferro, coll’intento di ucciderlo, non di limitarsi a minacciarlo per ottenere informazioni. Kong peraltro non ha alcuna intenzione di prendere le difese del perfido criminale. Accade solo nei fumetti che gli eroi si picchino tra loro, mentre il criminale scappa, ridendo in faccia ai buoni ma stupidi. Maschera di Ferro dovrà cavarsela da solo; Kong vuole vedere se il grosso demone lupo riuscirà ad avere la meglio sull’armatura. Tale è la forza del lupo, che sono le vertebre di Maschera di Ferro a scricchiolare, anticipando il metallo che sta ancora resistendo ai denti preternaturali. Il criminale, atterrato ed immobilizzato, ritiene di essere spacciato, ma sono gli automatismi dell’armatura a correre ai ripari, sparando una scarica elettrica direttamente nelle fauci del lupo nero. Il grosso predatore molla istantaneamente la presa, e si ritira a distanza di sicurezza, ad assorbire il dolore. Maschera di Ferro è ferito; la situazione non pone alternative, visto che non potrebbe comunque affrontare Kong ed il grosso lupo. Quindi scappa, con tutta la velocità che gli è consentita dal collo dolorante. Adesso però tocca a Kong mettergli le zampe addosso, e non sarebbe una cosa piacevole per il super-criminale. Sennonché la sua fuga si arresta imprevedibilmente quando precipita in una fessura nel terreno, dissimulata dalla vegetazione. Uscito di scena il fastidioso personaggio, Kong ed il lupo nero trovano la postazione super-tecnologica, alla quale Maschera di Ferro stava lavorando. Il genio dell’uomo bestia di Evolution scopre velocemente la natura degli apparati: un dispositivo di teletrasporto. Questo spiega come il pazzo corazzato sia giunto su quel mondo, e forse anche il nesso con il rapimento di Navigatrice. Kong sospetta che Maschera di Ferro dovesse ricevere l’essenza della mutante, trasmessa attraverso le dimensioni. Un tentativo di depistare Evolution. Adesso i rapitori dovranno però cambiare i loro piani; tanto più che Dragonfire li insegue con intenti decisamente poco simpatici. Il lupo nero annusa la spaccatura del terreno, nella quale è precipitato il loro nemico. L’odore lo allarma al punto di emettere un brontolio di allarme. Kong, che ha scoperto di riuscire a comprendere quasi tutto ciò che il suo alleato “dice”, si rende conto che quella non è una normale frattura nel terreno, bensì una specie di bocca, di una creatura dissimulata, in agguato. Maschera di Ferro intanto precipita attraverso l’esofago, fino allo stomaco del mostro. Lo attendono succhi che potrebbero sciogliere finanche la lega d'acciaio che lo ricopre. Kong riprogramma il teletrasportatore, per raggiungere il drago, ed unirsi alla caccia ai rapitori della Navigatrice. Lupo nero e Kong salgono sull’apposita piattaforma, che li trasporta sul mondo torrido, dove si trova Dragonfire. Fortuna che è notte; è ancora caldissimo, ma il sole per ora non minaccia la loro incolumità. Il dottor Occulto, capo di Evolution, segnala a Dragonfire l'arrivo dei suoi colleghi. Il potente telepate, che ha unito le sue forze a quelle della Maga e di Nancy, vede che l’essenza di Navigatrice è stata racchiusa magicamente in un'anfora. Sulla Terra, la mutante dorme, sorvegliata dai suoi amici, che promettono a se stessi di ritrovarne l'anima. Dragonfire non può quindi scatenare la super-fiamma contro la barca volante, per timore di distruggere l’essenza dell’amica. Sul pianeta oscuro, Ferox e Fulminatore attaccano furiosamente le mostruose entità che li separano dal portale. Artigli mordono quella non carne, versando un liquor che non è sangue. Scariche elettriche saettano, bruciando carni necromantiche, come fossero vive. I due super-eroi di Evolution non si faranno fermare da quella marmaglia demoniaca. Hanno combattuto e vinto nemici molto più forti, e la posta in gioco è altissima: la vita della Navigatrice. Spinti da qualcosa che non è certo l’intelligenza, gli esseri d’ombra combattono strenuamente contro la velocità e la forza della donna leopardo, che schiva agilmente tutti i loro goffi attacchi. Per qual che riguarda Fulminatore, i nemici gli si avvicinano molto meno: li frigge a metri di distanza. Ferox salta sopra le teste degli aggressori; poi, mentre ricade, colpisce brutalmente la testa di due avversari. Forse questi esseri muoiono, forse no; potrebbe trattarsi di zombie, o di strane simulazioni di vita, ma il risultato non cambia. La donna leopardo arriva per prima al portale, ed attende il collega super-eroe, che si avvicina senza alcuna precipitazione. Il portale degli wormholes trasporta finalmente via da quel mondo i due mutanti di Evolution, ed i sopravvissuti tra gli esseri d’ombra apprezzano di aver avuta salva la loro parvenza di vita. Ma la destinazione di Ferox e Fulminatore non è quella da loro impostata. Infatti, il dottor Occulto, che dal piano astrale sorveglia l’azione delle sue formidabili truppe, decide di impiegarli come riserva. Forse il potente mutante mago dispone di attitudini precognitive, perché, sul mondo torrido, la barca trainata dai coleotteri giganti inizia a scomparire sotto gli occhi di Dragonfire. A questo punto, Occulto è sicuro di aver raccolto l’impronta energetica dei demoni sulfurei di Saturno: sono loro che consentono ai rapitori di Navigatrice i salti dimensionali necessari a sfuggire alla cattura. Dragonfire, non potendo seguirli, atterra, per incontrare Kong ed il lupo nero. La barca volante, invece, trainata dai coleotteri giganti, compie un balzo dimensionale, tornando sulla Terra. Uglux, il mutaforma da sempre nemico di Evolution, regge le briglie dei colossali animali. Non gli interessa sapere quale sia stato il destino di Maschera di Ferro; a lui interessa solo di detenere l’anfora che contiene l’essenza della Navigatrice. Non dovrebbe sottovalutare Evolution, dopo avere perso in tutti gli scontri. Navigatrice, o meglio la sua essenza, non ha mai perso contatto con il suo maestro: il dottor Occulto. Lui adesso può mettere in campo i super-eroi provenienti dal mondo oscuro. Il portale finalmente si apre, per fare uscire Ferox e Fulminatore. Il problema è che si trovano a centinaia di metri d’altezza, e nessuno dei due dispone del potere del volo. Analogamente a Dragonfire, però il mutante elettrico e la donna leopardo dispongono di propri dispositivi di propulsione antigravitazionale. I craft traggono energia dai corpi mutanti, sostentandoli e propellendoli. Come due furie, si lanciano all’inseguimento dello stranissimo velivolo. Uglux li vede arrivare, ma non può impedire che Ferox atterri su uno dei due coleotteri giganti. I suoi nemici l’accusano di essere spietata e sanguinaria: è vero, ma la mutante felina non uccide gli innocenti, neppure gli insetti grandi come elicotteri. Le rumorosissime ali cornee dei due mostri volanti producono un notevole spostamento d’aria. Ferox usa quindi i suoi artigli per aggrapparsi ai mostri, e per lesionare, ma non in maniera definitiva, le loro elitre. Uno dei due colossi perde quota, costringendo l’altro ad un lavoro doppio. Fulminatore allora interviene colpendolo con una scarica di media potenza. Così, la barca è privata dei propri mezzi di propulsione; dispone tuttavia ancora di un incantesimo di levitazione. Purtroppo per Uglux, che dell’incantesimo è l’artefice, i coleotteri giganti volano verso terra, promettendo un impatto disastroso. In quel frangente, Dragonfire, Kong ed il lupo nero tornano anch’essi sulla Terra, ed è un bene giacché solo il fortissimo drago è in grado di impedire che coleotteri, barca ed anfora si disintegrino nell’impatto. Ferox, prima si schizzare via, per ricongiungersi al suo craft antigravitazionale, taglia i finimenti che assicuravano i coleotteri giganti alla barca volante. Loro, i bestioni, si allontanano svolazzando malamente; ma sfuggono alla morte. Dragonfire, d’accordo con Kong, lo proietta in rotta di collisione con la barca, la cui caduta è stata rallentata dal suo potere intrinseco. L’uomo bestia di Evolution ha pochi secondi per agire, ma il successo dei coraggiosi è suo. Afferrata l’anfora, che contiene l’essenza della Navigatrice, salta verso terra; i suoi possenti muscoli ammortizzano adeguatamente l’impatto con il suolo. Ma la barca gli piomberebbe addosso, se Dragonfire non la distruggesse in volo. A pochi metri da terra, un grosso masso, scagliato dagli impareggiabili muscoli del drago verde, devasta quasi completamente il velivolo, dando il tempo a Kong di salvare se stesso e l’anfora. Un rumore di legname frantumato accompagna l'arrivo rovinoso di tonnellate di fasciame, ed anche di Uglux, che atterra come un enorme mucchio di mattoni. Quando il mutaforma si riprende, è circondato da Dragonfire, Kong, Fulminatore, Ferox ed il lupo nero, che non capisce come mai i suoi amici super-eroi non saltino addosso al nemico. Loro sospettano che il dottor Occulto stia usando i suoi poteri per calmarli; ma peraltro sentono di aver perso troppo tempo con quel noioso attaccabrighe di Uglux. Il loro primo pensiero è di tornare alla base, per restituire all'essenza della Navigatrice il suo corpo addormentato. Kong studierebbe quel che resta della barca volante, ma la sua capacità scientifica è richiesta altrove. La Maga raggiunge tempestivamente i suoi amici, guidando un velocissimo velivolo, concepito dall’uomo bestia di Evolution. Al ritorno, è appunto Kong a prendere il comando della sua creazione altamente tecnologica. Nessuno, a bordo dell’aereo, rivolge un solo pensiero a Maschera di Ferro, dimenticato nello stomaco di una creatura aliena, sul mondo arboricolo. Neppure Uglux si preoccupa della sorte dell'alleato; per cui il pazzo corazzato deve fare da solo, sparando con tutte le armi a sua disposizione. La creatura, che riteneva di aver ingurgitato una delle sue numerose merende della giornata, deve ricredersi, a causa del bruciore di stomaco (e non per modo di dire). L’essere, metà pianta e metà animale, rigurgita a fatica quel boccone indigesto, e lo vomita in un emissione di puzzolente materiale acido. Nessuno tra i predatori della foresta si azzarda ad avvicinarsi troppo a Maschera di Ferro; non per la paura che suscita, quanto per il fetore atroce. Lui stesso si sente pervaso dalla terribile sostanza, che si direbbe si sia infiltrata nelle giunture più piccole. Sul mondo arboricolo, Maschera di Ferro urla la sua frustrazione, ma nessuno gli presta attenzione, eccetto i demoni sulfurei delle lune di Saturno. Loro, che di fetori se ne intendono, decidono di recuperarlo, nonostante tutto. Forse quei demoni senza età trovano divertente Maschera di Ferro, registrando i suoi tentativi, sempre coronati dall’insuccesso, di nuocere ad Evolution. Demoni che amano il genere comico: chi lo avrebbe mai detto! Sul cacciatorpediniere di Evolution, adagiato sulle sabbie di un arido deserto, il dottor Occulto decide, data la gravità della situazione, di intervenire in forma fisica. In questo modo i suoi incantesimi saranno più forti del solito. Le telepati Nancy e Maga convogliano le loro energie verso di lui. Nancy era, nel medioevo, prima di essere trasportata nel nostro tempo, una guaritrice. La Maga invia una sonda mentale, ad agganciare la forma pensiero dell’amica. La incontra, ed è un festoso riavvicinamento. Sotto la guida di Occulto, mentre Nancy si occupa della cura fisica del corpo della Navigatrice, la Maga ne accompagna l’anima fuori dal tunnel oscuro nel quale era imprigionata. Tutti gli eroi esultano, quando la loro amica finalmente riapre gli occhi. Il fratello Fulminatore l’abbraccia per primo, mentre il lupo nero ulula felice.

giovedì 15 dicembre 2011

NAVIGAZIONE PERICOLOSA_5°libro_165° episodio

Rebecca ed i suoi amici licantropi conoscono molti dei cani residenti in città. Cani piccoli, medi e grossi; differenti caratteri, ma una comune dedizione ai loro padroni. Il cane, come è noto, accetta quasi sempre di essere gregario di un umano, o di una famiglia umana. Il gatto, viceversa, adotta gli umani, senza sentire veri obblighi. I cani cittadini sanno che in città ci sono dei lupi che camminano come gli uomini. Non capiscono come avvenga, ma sono sicuri che sia così; quando si incontrano, nei giardinetti, i cani si scambiano informazioni sussurrate su questi strani esseri. I branchi dei lupi sono guidati da un alpha, che è un lupo, non un uomo. I cani cittadini vorrebbero difendere gli umani dai licantropi, ma sanno che difficilmente sarebbero in grado di farlo. Rebecca, Sonia, David e Pedro vengono fiutati a distanza da cagnolini e cagnoloni, ma anche i secondi ne hanno paura. Se c’è uno in grado di mediare tra licantropi e cani, quello è Cyberdog. Lui i giovani licantropi li frequenta tutti i giorni; ecco perché decide di presentarli ad un gruppetto di ardimentosi suoi simili canini. L’appuntamento è fissato per una sera, in uno dei giardinetti cittadini. Cinque o sei cani hanno garantito a Cyberdog che ci saranno. Si fanno accompagnare dai loro padroni umani, che nulla sospettano in merito. Confluiscono tutti assieme, ma con discrezione, in una zona del giardinetto, non visibile dall’esterno. Lì incontrano i giovani licantropi e Cyberdog. Il cagnolino cibernetico parla cogli uni e cogli altri. In breve, i quadrupedi si rendono conto delle buone intenzioni di quegli strani bipedi mutaforma. E si fidano addirittura a raccontare loro di strani incidenti, che avvengono proprio in quell'isola di verde cittadina. Rebecca ed i suoi amici capiscono che i cani raccontano di qualcuno, che si diverte ad ucciderli, con bocconi avvelenati. Promettono il loro aiuto, sebbene non si tratti di combattere un super-criminale. Tuttavia, nei giorni successivi, i giovani eroi, pur aggirandosi sovente da quelle parti, non riescono a cogliere il delinquente nell’atto di deporre i bocconi avvelenati. I cani cercano di diffondere la notizia del rischio mortale, legato all’ingestione di cibi apparentemente commestibili, ma il criminale continua a mietere vittime. Esistesse una pista olfattiva, i giovani licantropi potrebbero facilmente abbattere il sordido individuo, ma non è così. Monitorati a distanza dal dottor Occulto, i giovani licantropi incontrano in sogno la Navigatrice, i cui super-poteri sono invece in grado di seguire qualsiasi traccia. Rebecca, Sonia, David e Pedro si affidano alla giovane mutante, chiedendole però di partecipare alla ricerca. Navigatrice, per farli contenti, si accorda con loro per la notte successiva. Così avviene che i loro sogni diventino uno solo, ed in esso la Navigatrice li conduca alla ricerca del cattivo di turno. I quattro indomiti giovani licantropi svolazzano, come fantasmi, sopra la città, fino ad arrivare al giardinetto dei misfatti. C’è solo un tizio con il suo cane, tenuto al guinzaglio. Ad un certo punto, il quadrupede solleva in muso da quel che stava annusando, come se avesse visto i quattro ectoplasmi che aleggiano sopra di lui. Rebecca, Sonia, David e Pedro non possono resistere alla tentazione di iniziare la trasformazione, ululando alla luna che peraltro è coperta dalle nuvole. L’umano chiama all’ordine il suo cane, per evitare che si metta ad abbaiare a notte fonda. I due si allontanano. L’uomo si stringe gli abiti addosso, per il freddo, ma il cane si volta indietro, ancora agitato. Navigatrice ha rapito i corpi astrali dei quattro giovani mutaforma, con la loro collaborazione, ma anche grazie ai poteri della collega mutante Maga. Il tempo trascorre in maniera diversa, quando si dorme e si sogna. Questo vale anche per i quattro lupacchiotti, che non risentono della temperatura rigida, dell’umidità, e neppure della stanchezza dell’appostamento. Poco prima dell’alba, ecco arrivare un tizio, che si guarda nervosamente attorno. Chiaramente intende fare qualcosa, che non riuscirebbe altrettanto bene in presenza di passanti. Il delinquente, perché di questo si tratta, colloca sul terreno alcune polpette, apparentemente di carne. Rebecca, Sonia, David e Pedro sanno di avere trovato l’avvelenatore dei cani del giardinetto. Però, nella loro forma disincarnata, non possono nuocergli. Devono attendere che vada a dormire, per invadere il suo sogno, e punirlo come merita. Lo seguono fino a casa, sentendolo vantarsi tra sé della sua campagna di morte. I giovani licantropi non amano particolarmente i cani, ma questo umano merita tutto il loro biasimo. Il tizio si addormenta tranquillo, come se avesse compiuto una buona azione e non commesso un crimine. Lo attendevano al varco, e lui è finalmente arrivato. Ringraziano le loro amiche mutanti, per aver concesso loro di maltrattare il pessimo soggetto. Lui, che sogna di camminare tranquillamente per la città, in un giorno di primavera, sente avvicinarsi alcune presenze, che gli comunicano un terrore mai provato prima. Il sole si ammanta di nubi, un vento freddo inizia a soffiare; poi, di colpo, la città scompare. In una vasta radura, priva di alberi e con pochi cespugli, l’avvelenatore scorge in lontananza quattro esseri pelosi, che si avvicinano a balzi. Sembrano cani, ma sono molto più grossi. Sono lupi enormi, che emettono latrati paurosi, mostrando zanne bavose. Il tizio scappa, ma i lupi sono arrivati, chissà come, anche davanti a lui: è circondato. Vigliacco per natura, crolla al suolo, mentre i quattro colossi zannuti lo annusano come fosse roba da mangiare. Vorrebbe svegliarsi, ma il sogno non lo molla. Navigatrice e la Maga agiscono dal piano astrale, guidando l’evolversi della narrazione onirica. Poi però accade un imprevisto: la Maga perde di vista l’amica, ma prosegue comunque nella sua operazione. Rebecca, una lupa bianca, addenta il pessimo soggetto alla gamba destra; lui grida per il dolore causato dai denti acuminati, che penetrano in profondità. Sonia, una lupa dal pelo fulvo, addenta la gamba sinistra, suscitando un incremento della sofferenza, che il tizio non riteneva possibile. Il vantaggio di morsicare un umano nel sogno è che si possono strappargli grossi brani di cane, senza ucciderlo. David e Pedro, due lupi un po’ più grossi, con il pelame tendente al nero, addentano l’avvelenatore di cani al petto ed al collo. Il sangue sgorga, il suo cuore aumenta le pulsazioni, gli fiato manca, gli occhi paiono uscire dalle orbite; poi finalmente riesce a scappare dall’incubo che lo sta uccidendo. Si sveglia immerso nel suo sudore, sorpreso di non essere immerso nel sangue. Impossibile dimenticare l’incubo; come è impossibile credere che ci sia stato qualcosa di normale in esso. Il suo subconscio afferra un messaggio non detto e neppure ululato: giù le mani dai nostri amici, perché la prossima volta potrebbe andarti ancora peggio. I quattro scalmanati lupacchiotti sono felici del risultato ottenuto, ma non sanno che nel frattempo della Navigatrice si sono perse le tracce. Nella base di Evolution, la Maga osserva allarmata il corpo fisico dell’amica, che non si è ancora risvegliata. Neppure il dottor Occulto riesce ad individuare dove sia finita l’anima della mutante, che è evidentemente stata rapita in un reame sconosciuto. Per raggiungerla e liberarla, Evolution può tentare con il portale degli wormhole. Significherebbe viaggiare con i corpi fisici, con tutti i poteri a disposizione, in vista di uno scontro con nemici particolarmente insidiosi. Occulto crede che chiunque abbia rapito la Navigatrice ignori la piena estensione delle sue facoltà. Grazie alla sua conoscenza dell’allieva, ritiene abbia volutamente lasciato in giro tracce rilevabili da chi ne abbia la facoltà; cioè da lui. Meglio ancora se la ricerca viene effettuata assieme alla Maga ed a Nancy. Ferox, Fulminatore, Kong e Dragonfire attendono con ansia, ma in silenzio, per non turbare la concentrazione del capo e delle colleghe. Navigatrice è colei che trova le tracce; adesso però, a ritroso, partendo dalle tracce si arriverà a lei. Le piste trovate sono però tre, corrispondenti a coordinate spazio-temporali non terrestri. Occulto stabilisce che Ferox e Fulminatore viaggino assieme, verso regioni immerse nelle tenebre e nella nebbia. Dragonfire è viceversa il più indicato per viaggiare verso pianure dove la temperatura è molto al di sopra della capacità di sopportazione umana. A Kong spetta invece una foresta arboricola; ma non andrà solo, visto che il lupo nero arde dalla voglia di combattere assieme agli amici di Evolution. Fulminatore è particolarmente ansioso di trovare Navigatrice, perché è sua sorella; ma anche gli altri eroi non intendono lasciare alcunché di intentato. Il portale trasporta i super-eroi alle loro destinazioni, e la ricerca inizia. Ferox ovviamente non ha alcun problema a destreggiarsi nel mondo tenebroso, dove lei e Fulminatore sono giunti. Dragonfire si trova da solo in una landa che potrebbe collocarsi su Mercurio. Il sole percuote ferocemente la sabbia, ed ha asciugato da tempo ogni traccia di umidità superficiale. La scelta del dottor Occulto è quanto mai azzeccata, giacché il drago si nutre di energia solare. In quel contesto è più forte che mai; peccato che il deserto sia a dir poco desolato. Nessun nemico all’orizzonte, ma Dragonfire sa aspettare, come tutti i rettili. La foresta arboricola che accoglie Kong ed il lupo nero suggerisce ai due di dividersi nella perlustrazione, pur non perdendosi di vista. Kong sale sugli alberi, muovendosi a suo agio tra i rami. Il lupo nero invece percorre il sottobosco, con l’olfatto e le lunghe orecchie. La vista felina di Ferox guida Fulminatore, le cui scariche elettriche potrebbero essere molto utili in uno scontro con i nemici che certamente si manifesteranno quanto prima. Dragonfire ha trasportato con sé il suo dispositivo di volo, detto dragoncraft, che trasforma la super-forza dell’alieno di Evolution in sostentamento antigravitazionale e propulsione. Per cui il drago prende subito il volo, guadagnando in pochi secondi una quota di centinaia di metri. Il dottor Occulto, la Maga e Nancy mantengono il contatto con i super-eroi, indicando loro una direzione plausibile. Ci fosse la Navigatrice, non ci sussisterebbero problemi di rotta, ma oggi è proprio lei ad essersi smarrita. Gli occhi del drago avvistano, dopo ore di viaggio ad alta velocità, una costruzione nera, che ricorda un castello. Dragonfire sospetta che là troverà la Navigatrice, o qualcuno da sottomettere, per indurlo a rivelare dove sia tenuta prigioniera. Nel mondo delle ombre, nemici quasi invisibili attaccano Ferox e Fulminatore. Lui, si tiene pronto, sapendo che la collega indirizzerà le sue mani, indicandogli quando emettere i suoi fulmini. Kong, sebbene sia salito molto in alto sugli alberi, non vede altro che rami. Invece, più in basso, il lupo nero ulula ferocemente, per far capire all’uomo bestia di Evolution di aver trovato una traccia. Il demone naturale, proveniente assieme a Nancy dal medioevo, corre come una vera belva dei boschi. Kong, sebbene non sia un quadrupede, impiega al meglio la sua agilità scimmiesca per assecondare la velocità del lupo nero. La strana coppia induce molti animaletti di quel bosco alieno a rifugiarsi nelle loro tane. Altri abitatori di quel mondo arboricolo, di dimensioni maggiori, si chiedono quali intenzioni abbiano i formidabili nuovi arrivati. Non sanno che il loro scopo è di trovare la collega Navigatrice, non di insidiare le leadership della catena alimentare locale. Ferox sferra un possente colpo, con i suoi artigli micidiali, infliggendo una ferita ad un essere d’ombra, che subito si ritrae. La donna leopardo sente di non aver versato sangue, perché il suo aggressore ne è sprovvisto. Sa però altrettanto bene di averlo comunque ferito; qualunque sia la sostanza che adesso sgorga dalle sue ferite. I nemici indietreggiano; così Ferox può prestare attenzione a Fulminatore, che desidera fare la sua parte. Guida le sue mani, come fossero un’arma; poi lo invita a sparare i suoi lampi. Il mutante elettrico aderisce con soddisfazione alla richiesta di Ferox, illuminando quella strana oscurità. Ovviamente la sua scarica di energia non si limita a quello; colpisce infatti un gruppo di nemici, che avvertono un grande dolore fisico. Ferox e Fulminatore avanzano nella loro direzione, inducendo gli aggressori che non sono stati feriti a spostarsi sollecitamente. I due mutanti non hanno tempo di osservare e studiare i nemici abbattuti. Meglio sfruttare il vantaggio, e sganciarsi da quella situazione; meglio trovare un riparo, per poi proseguire la ricerca di Navigatrice. Dragonfire giunge nei pressi di un enorme castello nero, di fattura non umana. Sembra che il suo progettista abbia utilizzato una geometria molto differente da quella umana. Il castello muta addirittura forma, mentre il drago si prepara a scendere a terra. Ma ecco che si leva in volo un essere munito di grandissime ali, che emette suoni acutissimi. Forse dovrebbe terrorizzare le sue vittime, ma è difficile pensare a Dragonfire come a qualcuno che subisca l’aggressione da parte di chiunque e di qualunque cosa. Il drago non perde tempo, e investe il mostro, che è molto più grande di lui, con la sua super-fiamma. L’essere alato vorrebbe ritrarsi e schivare il colpo, ma il plasma caldissimo pare quasi seguirlo. Forse è proprio così, almeno su quel mondo dove la temperatura è pressoché infernale. Mentre Dragonfire atterra, il suo nemico precipita senza un grido; per sua fortuna, nei pressi del castello, si trova una strana palude oleosa, che lo accoglie. Il plasma del drago accetta di spegnersi, risparmiando la vita al mostro alato, che comunque non tornerà a volare per parecchio tempo. La porta del maniero è alta dieci metri, Dragonfire “solo” tre; ma non c’è dubbio su chi sferrerà un pugno micidiale, e su chi cadrà a pezzi. Tale è la forza del drago di Evolution, che il suono prodotto dal suo pugno giunge in ogni recesso di quella costruzione da incubo. Il lupo nero arriva finalmente in vista della sua preda, e spicca un balzo altissimo. Kong gli è subito dietro; cadendo secondo una ben precisa traiettoria d'intercettazione, si chiede cosa ci faccia da quelle parti il fastidioso Maschera di Ferro. Poi il lupo nero abbatte il criminale terrestre; per non perdere tempo, gli porta i denti acuminati alla gola corazzata, pronto a sfruttare la leva per strappargli la testa dal collo. Navigatrice, che si trova nell’oscuro maniero, viene fatta evacuare in fretta e furia, a bordo di una barca volante, trainata da coleotteri grandi come elicotteri. Ma, mentre si allontana, utilizza il suo potere come fosse un faro; così adesso il drago sa di essere sulla pista giusta.

giovedì 8 dicembre 2011

ATTACCO ALLA K-FORCE_5°libro_164° episodio

Aroo, l’uomo lupo della K-Force, sta inseguendo una banda di malfattori, guidati da uno psicopatico che si fa chiamare “il Vampiro”. I dieci delinquenti hanno appena assalito tre gioiellerie, in tre diversi punti della città. Agendo in questo modo, hanno costretto le forze di polizia a convergere su obiettivi distanti tra loro. In più, ordigni telecomandati sono stati fatti deflagrare in corrispondenza di importanti monumenti, ma questo è accaduto prima delle rapine. La centrale di polizia è prevedibilmente impazzita, mandando pattuglie prima sui luoghi delle esplosioni, poi dove erano avvenute le rapine. Il Vampiro è temuto dai suoi stessi uomini, per i suoi scatti violenti; tuttavia, nella malavita cittadina, è molto apprezzato per i successi ottenuti. Sotto la sua guida, le tre auto, con a bordo altrettanti gruppi di rapinatori mascherati, sono confluite in una grande piazza. Poi, sotto gli occhi attenti di Aroo, i banditi sono saliti su un furgone, che è partito ad alta velocità. La scena si svolge su Akros, pianeta quasi gemello della Terra, che si trova in un’altra dimensione, ed è illuminato da due soli. Aroo è molto veloce, come tutti quelli della sua razza, ma il suo habitat sono i boschi, non la città piena di auto puzzolenti. Se i dieci banditi si trovassero in un bosco, l’uomo lupo della K-Force li prenderebbe tutti, di giorno, o preferibilmente di notte, con la luna piena. Aroo salta su una potente moto, per seguire il furgone in fuga. Rimane volutamente a distanza, per non invogliare i criminali a sparare addosso a lui ed ai passanti. Il Vampiro guida personalmente il furgone, salendo sui marciapiedi, correndo contromano, e passando con il rosso. Le auto che incontra fanno il possibile per evitare uno scontro frontale, ma spesso impattano con altre vetture, ferme o in movimento. Il sedicente “Vampiro” probabilmente è un umano che fa uso di droghe decisamente pesanti, ma guida come se pensasse di essere veramente immortale. Aroo non vede l’ora di agganciarlo, per strappargli dalla faccia quella maschera. Il super-eroe coltiva questa curiosità, soddisfatta la quale, il Vampiro proverà il filo dei suoi artigli lupeschi. Non potendo più tergiversare, Aroo si avvicina ulteriormente al furgone, lanciato a folle velocità, rischiando di tamponarlo. La moto però dispone di un pilota automatico, che la mantiene alla giusta velocità e distanza. Calcolati i tempi alla frazione di secondo, l’uomo lupo salta sul tetto del mezzo, preparandosi al suo show di sangue. Nonostante il furgone viaggi velocemente, ed all’interno la rumorosità sia parecchia, al Vampiro non sfugge il rumore prodotto dall’atterraggio di Aroo. Al comando del criminale mascherato, i suoi uomini iniziano a sparare verso l’alto. I proiettili attraversano il tetto, costringendo l’uomo lupo ad un veloce cambio di programma. Aroo sceglie un’auto, che procede nello stesso senso di marcia; i suoi artigli penetrano nel metallo, ancorando al veicolo il super-eroe. Il successivo attacco di Aroo coglie di sorpresa anche il Vampiro. Un doppio calcio colpisce la testa del teppista che siede nel sedile di destra, che, per inerzia, finisce addosso al Vampiro; il delinquente perde inevitabilmente il controllo del furgone. Dopo l’urto rovinoso, che stordisce tutti gli occupanti del mezzo, Aroo è pronto ad affrontarli anche tutti assieme. Non è però pronto all’attacco del super-criminale terrestre Maschera di Ferro. Cosa ci faccia su Akros non è chiaro, e neppure come ci sia arrivato. L’uomo lupo non ha però tempo per queste riflessioni, giacché un tremendo pugno metallico lo colpisce ad una spalla. Maschera di Ferro aveva mirato al volto, ma i sensi animaleschi di Aroo gli hanno consentito di ridurre i danni. Il super-criminale terrestre proietta addosso all’uomo lupo numerose scariche di energia, che lui evita a fatica. Il Vampiro ed i suoi sgherri si allontanano velocemente, contenti che quello strano personaggio abbia aggredito il loro nemico. Un colpo d’energia colpisce di striscio Aroo; il suo metabolismo super-umano interviene subito per riparare i danni, ma Maschera di Ferro non intende concedergli tregua. Avendo appreso molto dalle precedenti sconfitte, il criminale corazzato investe con tutta la sua massa l’uomo lupo, stordendolo. Dimostra di essere molto più spietato del solito, forse a causa della sua quasi sottomissione ai demoni sulfurei delle lune di Saturno. Intanto, sulla nave di Evolution, il Robokiller procede indisturbato con la sua opera di autoriparazione. Durante la notte, il grosso automa si solleva dal lettino di contenimento, facendo attenzione di non produrre rumore. Gli allarmi automatici però avvisano istantaneamente Kong, lo scienziato del gruppo mutante, che arriva nel giro di pochi minuti, armato di un grosso fucile a raggi. Robokiller non intende tuttavia attaccare briga né con Kong, né attendere che arrivino gli altri super-eroi. Il suo scopo è di attraversare il portale dimensionale del cacciatorpediniere, che, attraverso gli wormhole, può condurlo ovunque. Quando Ferox, Fulminatore, la Maga e Dragonfire raggiungono Kong, il Robokiller è già scomparso. L’uomo bestia, scienziato di Evolution, controlla le strumentazioni, ed in pochi secondi accerta la destinazione del mostro di metallo: Akros! Maschera di Ferro solleva facilmente l’uomo lupo, privo di conoscenza. Neppure il pazzo corazzato sfiderebbe la K-Force; per cui si allontana velocemente con la sua preda, prima dell’arrivo dei colleghi di Aroo. Nel frattempo, Krom riceve la notizia dell’avvenuta aggressione al collega della K-Force. Trovandosi ad alcuni chilometri di distanza, inizia a correre velocemente verso il luogo indicato. Il gigante, alto due metri e mezzo, è fortissimo, ma ciò non inibisce la sua mobilità e la sua agilità. Uglux, collega di malefatte di Maschera di Ferro, attende però, nascosto lungo la strada, il passaggio di Krom. I due super-criminali terrestri hanno quindi organizzato un agguato in piena regola ad Aroo e Krom. Il mutaforma terrestre, che ha assorbito metallo e mattoni, è cresciuto a dismisura. Più alto di Krom, e molto più pesante. Uglux solleva un’automobile, mentre la folla scappa da quella dimostrazione di forza bruta. Poi, con un urlo selvaggio, i muscoli del malvagio soggetto imprimono una traiettoria micidiale all’automobile, che vola verso Krom. Lui però, messo in allarme dall’inopportuna esibizione vocale del nemico, schiva il proiettile che pesa non meno di una tonnellata. L’auto si schianta al suolo, mentre Krom sguaina la sua grande spada, che brama di bere il sangue del mago mutaforma. Uglux e Krom non si sono mai incontrati prima, ma questo combattimento tra pesi massimi promette scintille. Quando la spada di Krom si abbatte sul fianco scoperto di Uglux, non penetra più di tanto in tutta quella massa rocciosa, ma gli produce comunque discreti danni. Il mutaforma capisce quindi di non poter rischiare che quella spada a due tagli lo colpisca sulla testa. Sebbene sia coperto quasi interamente dai materiali inorganici che ha aspirato, Uglux affronta un metallo senza pari. Krom non tenta un attacco di punta, che avrebbe poche possibilità di penetrare in quell’ammasso durissimo. Replica invece il suo attacco di taglio, questa volta contro la spalla destra del mostro. Grande urto, e frammenti di roccia che schizzano via; la spada a due tagli inizia ad assorbire energia vitale dalla sua insolita vittima. Uglux è quindi in grosse difficoltà, contro la capacità guerriera del capo della K-Force, ma orgogliosamente continua la battaglia, lanciando contro Krom frammenti strappati da una vicina parete di mattoni. Il gigante intercetta le piccole meteore con l’aiuto della sua terribile spada. Un turbine improvviso e lampi di energia annunciano l’apertura del wormhole, attraverso il quale il Robokiller è scappato dalla base di Evolution. Ne schizza fuori il gigantesco automa, rianimato grazie a Uglux e Maschera di Ferro, che adesso pare procedere indipendentemente dai due criminali. Balza addosso a Krom, approfittando del suo svantaggio numerico. Il gigante però non demorde, sapendo che il resto della K-Force potrebbe accorrere nel giro di minuti. La spada del gigante sente una certa soddisfazione, quando il suo portatore la infilza a fondo nelle lamiere del robot, che si mostrano più cedevoli delle pellaccia rocciosa di Uglux. Tuttavia la spada non può aspirare l’anima di un robot che ne è privo. La spada si lamenta, ma rimane fedele a Krom. Il varco dimensionale, aperto tra il cacciatorpediniere di Evolution e questo campo di battaglia, non si è però ancora chiuso, perché una massa vivente di ineguagliabile forza ed energia lo sta forzando a rimanere aperto. Un rombo di tuono annuncia l’ingresso di Dragonfire su Akros; poi il varco collassa su se stesso. Il drago sogghigna all’amico Krom; poi i due colossi si apprestano a rendere poco simpatico il pomeriggio a Uglux ed al Robokiller. Dragonfire solleva una possente zampa posteriore; poi la pesta con forza grandissima, producendo quasi un terremoto. Uglux ed il robot assassino perdono per un attimo l’equilibrio. Krom, decisamente più agile di loro, scatta in avanti, sull’onda d’urto prodotta dal drago di Evolution. Invece di estrarre la sua grande spada, investe con tutta la sua massa il mutaforma. E lo abbatte, nonostante Uglux si sia nutrito di pietra e metallo. Dragonfire avanza per portare il suo attacco al Robokiller: la coda del colosso verde percuote la lega durissima che copre l’automa, che non ha modo di rimanere in piedi. Uglux tenta allora la mossa dello scambio di avversari, nonostante conosca molto bene la forza di Dragonfire. Gli lancia addosso un grosso macigno, ma il drago si limita ad attendere l’impatto, che disintegra il proiettile. Le scaglie verdi di Dragonfire non sono minimamente scalfite, ed Uglux ne è dolorosamente impressionato. Il lento Robokiller si alza, ma la spada di Krom lo colpisce su una spalla, provocando una cascata di scintille e schegge di metallo. Maschera di Ferro, al corrente delle difficoltà di Uglux, abbandona frettolosamente la tana nella quale ha incatenato lo svenuto Aroo. Quando il pazzo corazzato arriva a tutta velocità sul luogo dello scontro, vede che il Robokiller non riesce a riprendersi dall’attacco dei due super-eroi. Uglux allora si ricorda di essere un mago, e lancia un incantesimo di confusione. Krom subisce il colpo più di quanto lo faccia Dragonfire, che è protetto dalla sua natura decisamente aliena. La magia terrestre può poco, contro un essere generato da un mondo tanto diverso dal nostro, popolato da una razza di possenti rettili, evolutisi oltre la comprensione umana. Maschera di Ferro spara i suoi raggi più letali, addosso a Dragonfire, producendo qualche effetto; ma il drago non cade. Intanto l’uomo lupo della K-Force, non riuscendo a spezzare le grosse catene con cui è legato, flette le sue articolazioni, per scivolarne fuori. Desideroso di farla pagare a Maschera di Ferro, suda e sanguina, ma libera prima una mano, poi l’altra. Adesso ha la possibilità di fare leva; concentra quindi tutta la sua furia, fino a strappare le catene dal muro. La spada di Krom sibila nell’aria, prima di impattare contro l’armatura di Maschera di Ferro. Le piastre scricchiolano e si scheggiano, ma per il momento reggono. I sistemi di autoriparazione agiscono freneticamente, mentre il super-criminale terrestre si prepara a scatenare le sue ultime energie contro Krom. Il gigante guerriero di Akros solleva la sua grande spada, per assorbire l’impatto dei raggi di Maschera di Ferro. A questo punto, Uglux ne approfitta, scatenando contro Krom un incantesimo di rallentamento. I due super-criminali ed il robot rivolgono poi tutte le loro armi contro il massiccio drago verde, che viene investito da energie letali di vario tipo. Dragonfire, pur sottoposto al triplice attacco, riesce a strappare una grossa sezione del selciato, da lanciare addosso ai nemici. Seguendo le tracce olfattive lasciate da Maschera di Ferro, Aroo è intanto giunto sul campo di battaglia. Il suo attacco, ai danni del pazzo corazzato, è feroce e senza alcun preavviso. Un doppio calcio sulla schiena costringe Maschera di Ferro a mordere la polvere. Poi, incurante di Uglux e del Robokiller, l’uomo lupo percuote ripetutamente e ferocemente l’avversario con una spranga di ferro. L’armatura evita allo psicopatico lesioni mortali, ma non può resistere troppo a lungo a quella foga assassina. Dragonfire lancia il grosso frammento di asfalto, che ha tra le zampe, colpendo in pieno Uglux. Una botta fortissima, con ondate di dolore che attraversano quel corpo formidabile. Il mutaforma sopravvive, pur rimettendoci grossi frammenti rocciosi. Mentre Krom si libera finalmente dai postumi dei colpi subiti, Dragonfire solleva il Robokiller, che pesa molto più di lui. Quindi, con una facilità impressionante, lo lancia contro la parete di un palazzo, sfondandola. Il crollo parziale sommerge l’automa, che si muove ancora debolmente. Il suo processore evidenzia a questo punto una situazione allarmante per la sopravvivenza dell’intero organismo elettromeccanico. Krom brandisce la spada, deciso a fare a pezzi Uglux, come aveva già iniziato a fare, e come Aroo sta facendo con Maschera di Ferro. Solo la velocissima iniziativa del Robokiller evita che la battaglia si concluda con danni irreparabili per gli aggressori. Prima che Dragonfire gli piombi addosso per ridurlo in frammenti, l’automa assassino si solleva in volo. Il suo dispositivo antigravitazionale è decisamente sotto tono, ma lui lo sforza al massimo. Passando sopra Uglux, lo sottrae alla giusta ira di Krom. Poi riesce a salvare anche Maschera di Ferro, la cui armatura è prossima al collasso totale. L’uomo lupo della K-Force, che è stato tra gli eroi quello più tartassato, non si è però dimenticato di ciò che stava facendo prima. Il suo olfatto gli rivela che il Vampiro non è troppo lontano da lui. I rapinatori non hanno resistito alla curiosità, e sono convenuti sul luogo dell’epica battaglia. Non immaginavano però che Aroo avrebbe partecipato allo scontro, né che li potesse individuare a naso. Accorti di essere stati visti, i banditi sgommano e scappano a bordo di un altro furgone. Il gigante Krom dimostra allora che la sua grande lama può anche essere lanciata. Penetra nel motore come un coltello nel burro, costringendo il mezzo ad una brusca decelerazione. I banditi, di fronte a Krom e Dragonfire, perdono ogni velleità residua, e si arrendono all’uomo lupo. Il Vampiro è scomparso, ma l’udito lupesco di Aroo gli riporta una risata lontana. Sarà per la prossima volta, assicura a se stesso lo stanco ma felice super-eroe di Akros.

venerdì 2 dicembre 2011

GIOVANI EROI_5°libro_163° episodio

Clara, ragazzina da poco sfuggita alle grinfie di una malattia mortale, grazie all’alieno noto come Tecnoragno, ha trovato nuovi amici in Rebecca, Sonia, David e Pedro. Clara è stata potenziata dall’extraterrestre biomeccanico; altrimenti non potrebbe tenere il passo dei quattro ragazzi lupi. Quando arrivano sotto casa sua, in auto, la mamma di Clara è felice e preoccupata contemporaneamente. Come tutte le donne, specie le mamme, non sa decidersi se provare emozioni positive o negative. Per cui le mescola continuamente. Felice che la sua piccola abbia trovato nuovi amici. Preoccupata perché uno di loro guida l’auto, nonostante non dia l’impressione di essere maggiorenne. Rebecca non è nata licantropa, ma lo è diventata, dopo essere stata rapita e presumibilmente contagiata. I suoi tre amici invece sono licantropi purosangue, sebbene preferiscano non trasformarsi quasi mai in lupi. Clara mantiene un’amicizia di facciata con i suoi compagni di scuola, ma da grande vuole fare la super-eroina; quindi deve necessariamente frequentare altri esseri paranormali. La macchina scoperta, con a bordo tre ragazze e due ragazzi, parte senza sgommare, per evitare di sconvolgere ulteriormente la mamma di Clara. Lungo la strada, l’auto si ferma, per fare salire Cyberdog. Il cagnolino cibernetico è in simbiosi con l’alieno metallico Transformatron. Clara è invece in simbiosi con il Tecnoragno, che è un’emanazione fisica del suddetto Transformatron. Così adesso su quell’auto scoperta ci sono anche due extraterrestri fatti di metallo vivente. I giovani licantropi sono felici della compagnia, perché non sopportano di stare nel branco cogli adulti. I loro genitori li lasciano scorrazzare per la città, purché non si facciano vedere mentre si trasformano. Il loro istruttore, il lupo nero, è un demone naturale, proveniente dal medioevo. Oggi non si è visto, ma i ragazzi sanno che, grazie al portale dei wormhole, non avrebbe problemi a raggiungerli. Lupo nero si è ambientato molto bene anche nella base di Evolution, che si trova a bordo di un cacciatorpediniere misteriosamente trasportato in pieno deserto. Clara ed i giovani licantropi non lo sanno, ma il dottor Occulto, capo e fondatore di Evolution, li osserva dal piano astrale. Il potente telepate e mago è infatti molto interessato alle capacità di quelle nuove leve. Potrebbe accontentarsi di tenerli d’occhio, ma Occulto decide di farsi sentire nelle loro menti, cosicché sappiano di poter fare affidamento su di lui. Li avvisa che, in quella città, agisce un perfido serial killer, la cui missione criminale è dedicata alla violenza ed all’uccisione di ragazzine innocenti. Tutto vero, ma il capo di Evolution non può pretendere che adesso i giovani scalmanati si muovano con maggiore circospezione. Come aveva previsto, i quattro giovani licantropi e Clara ordiscono estemporaneamente un piano per arrestare il criminale in questione. Cyberdog, essendo un cagnolino super-potenziato, parla direttamente con il suo simbionte Transformatron e con il Tecnoragno di Clara. I due alieni gli traducono in simboli mentali pressoché universali ciò che i suoi amici paraumani intenderebbero fare. Nessun problema a esemplificare il concetto di esca. Cyberdog, eccitato per la caccia, si tiene però pronto ad intervenire, per difendere chi tra le ragazzine dovesse mettersi, per eccesso di euforia, in pericolo. Rebecca si offre volontaria, ma lo stesso fanno Sonia e Clara. Quest’ultima deve tuttavia rinunciare, essendo la piccolina del gruppo, e non ancora padrona dei suoi poteri. La licantropa Sonia lascia malvolentieri il ruolo di esca a Rebecca, facendosi promettere che la prossima volta toccherà a lei fare la super-eroina. Grazie ai loro sensi lupeschi, Sonia, David e Pedro tengono d’occhio Rebecca, che cammina tutta sola a cento metri di distanza. Clara, tramite il Tecnoragno, riceve anche il battito cardiaco dell’amica. Cyberdog finge di essere un normale cagnetto randagio, per passare inosservato. Dopo alcuni falsi allarmi e molta pazienza, Rebecca si accorge di essere seguita da un uomo. Data l’ora tarda, Clara pensa che dovrà telefonare alla madre, per chiederle il permesso di dormire a casa di Rebecca. Per il Tecnoragno, attivare un collegamento telefonico è ridicolamente facile. Clara riesce così a convincere sua madre, che ovviamente non sospetta ciò che la figlia sta combinando. Intanto il tizio che seguiva Rebecca l’ha avvicinata. Il cuore della lupacchiotta incrementa le sue pulsazioni attendendosi un’aggressione fisica, ma il tizio sembra più che altro un ubriacone. Per scacciarlo, Rebecca ricorre ad una trasformazione parziale: gli occhi le diventano gialli e fosforescenti, le zanne crescono, le fauci si spalancano, ed emette un ululato che mette in fuga il malcapitato. I giovani eroi sono un po’ delusi della serata, e si dirigono verso casa. Clara e Cyberdog accettano l’ospitalità dei licantropi, in una vecchia e suggestiva casa. Clara si chiede dove dormano i licantropi, immaginandosi grosse cucce, piene di pelli di animali divorati vivi. Invece viene ospitata, assieme al cagnolino cibernetico, in una normale stanza, fornita di un grande letto con il baldacchino. Nonostante la casa appaia dall’esterno vetusta, all’interno è fornita di bagni, comunicanti con le camere da letto. Ma prima di dormire, i suoi amici licantropi offrono a lei ed a Cyberdog una lauta cena, che esclude carne sanguinolenta e cose simili. Clara è molto più rilassata, quando, salutata Rebecca e gli altri amici, si ritira per la notte. Il letto è abbastanza grande per consentire al cagnolino cibernetico di dormirci sopra, senza disturbare la ragazzina. Sorprendentemente rilassata, Clara si addormenta quasi subito, e, dopo pochi minuti, inizia a sognare. Rebecca divide la camera con Sonia, mentre David e Pedro hanno i loro letti in un’altra. I due maschi prima di addormentarsi recriminano sull’insuccesso della loro prima missione come apprendisti super-eroi. Però sono contenti che il loro gruppo sia così affiatato, e sono sicuri che la prossima volta il maniaco cadrà nelle loro mani. Dopo aver parlato ancora un po', i nostri giovani eroi si addormentano. Gli adulti nella casa non li disturbano, intenti nelle loro faccende; visto che molti licantropi preferiscono dormire durante il giorno, e lavorare la notte. Nel sogno, Clara e Cyberdog si trovano assieme, a pattugliare una città deserta. Vedono e sentono la notte come se la percorressero nella realtà. Transformatron e Tecnoragno, i simbionti di metallo vivente della ragazzina e del cane, partecipano anch’essi al sogno, presumibilmente grazie al rapporto sempre più stretto con i loro protetti. Anche nel sogno Clara vorrebbe trovare ed incastrare il maniaco, ma per le strade c’è quasi nessuno, e nessuno pare accorgersi di lei e di Cyberdog. Poi Clara si ricorda che toccherebbe a Rebecca fare da esca, ed inizia a cercarla. Il cagnolino cibernetico ed il Tecnoragno emettono antenne di tutti i tipi, per rilevare le vibrazioni della lupacchiotta. Accade quindi che, nel suo sogno, Rebecca senta il richiamo della nuova amica, e coinvolga la giovane licantropa Sonia nella missione. Le tre ragazze si muovono in un contesto che muta continuamente, seguendo gli stati d’animo delle sognatrici. Ciò che non sanno è che il maniaco che stanno cercando è stato aspirato nel loro stesso sogno. Questo non è particolarmente difficile per un mutante potente come il dottor Occulto. Il delinquente ha causato inenarrabili sofferenze a molte ragazzine. Prima di violentarle ed ucciderle, gode nel suscitare in loro angoscia ed ogni altro stato d’animo negativo. Tutto ciò causa un turbine nel quale Rebecca, Clara e Sonia rischiano di precipitare. Poi però si ricordano di essere delle aspiranti super-eroine. Ferox seguirebbe le tracce, fino alla sua preda, per sottoporre il maniaco alle stesse sofferenze che lui ha somministrato alle inermi che ha rapito. La Maga gli distruggerebbe la testa dall’interno, causandogli un incremento della pressione cranica. Non si sporcherebbe le mani, mentre invece la donna leopardo sarebbe felice di intingere i suoi artigli letali nella melma che scorre nelle vene di quel verme umano. Le tre ragazzine si guardano negli occhi, e si avviano verso lo scontro che sancirà il loro accesso nel club delle vendicatrici di torti. Rebecca e Sonia, ispirandosi a Ferox, estroflettono gli artigli delle mani, per poi rimirarli. Clara ci pensa un attimo, poi, grazie al Tecnoragno, stupisce le due giovani licantrope: i suoi artigli sono di metallo vivente, in grado di incidere carne e ossa. Clara è ora una cyberlicantropa, che si accompagna ad una mannara di nascita, Sonia, ed a una mutante che ha acquisito l’imprinting lupesco, Rebecca. Corrono e saltano, perché il Tecnoragno si è trasformato in un esoscheletro, che moltiplica la forza di Clara. La pista di sofferenza che stanno seguendo le conduce ad una casa apparentemente normale; ma loro sono certe di trovarci il maniaco. Nessuna serratura può resistere all’intrusione del Tecnoragno, suscitando l’invidia di Rebecca e Sonia. Aperta la porta, scendono in cantina, dove l’odore del dolore e dell’angoscia è più forte. Le super-ragazzine trovano infine alcune celle, dove sono rinchiuse le ultime vittime rapite dal serial killer. Nella dimensione che noi consideriamo reale, il pessimo soggetto è precipitato in un sonno incontrollabile, perché il dottor Occulto ha voluto che così fosse. Si agita, prova a svegliarsi, ma non può. Il potente mutante e mago si comporta come i grandi felini, che addestrano i propri cuccioli ad uccidere una preda già indebolita. La casa e le celle di detenzione, che Clara, Rebecca e Sonia vedono nel loro sogno, esistono realmente; sono analogamente reali le prigioniere, da cui emana la disperazione ed il dolore. Nel sogno, il delinquente assale le tre quasi super-eroine, armato di un’ascia. Grida come quel pazzo che è, pensando di spaventarle. Ma ha di fronte tre lupacchiotte molto coraggiose e desiderose di darsi da fare. Rebecca schiva l’assalto spostandosi a sinistra, mentre Sonia fa altrettanto, spostandosi a destra. L’ascia cala verso la testa di Clara, che sembra scioccamente congelata dalla paura. Nulla di più falso, perché schiva l’arma micidiale con una facilità quasi soprannaturale. L’ascia colpisce il pavimento di legno, e rimane bloccata dalla sua stessa forza di penetrazione. In una frazione di secondo, Rebecca e Sonia fanno assaggiare i loro artigli al pazzo, che adesso ha ragione di urlare, ma a causa delle profonde ferite. Lui, che si è divertito a fare del male, soffre a sua volta, ma più di quanto avesse creduto possibile. Nella dimensione del sogno, la sensibilità fisica del maniaco risulta sorprendentemente accentuata, oppure dipende dalle unghie delle giovani licantrope. Forse è vero che gli artigli di questi esseri inoculano un veleno. Clara non dispone di unghie lupesche, per cui si affida a quello che il Tecnoragno crea per lei, volta per volta. Non ha mai avuto prima d'ora l’occasione e la volontà di somministrare sofferenza in misura pesante. Lamine di metallo più duro dell’acciaio sezionano pelle e muscoli in profondità, ed il maniaco grida anche nel nostro stato dell'esistenza. Si sveglia, avvolto dalla sofferenza, cercando sul proprio corpo le ferite che gli dolgono terribilmente. Il suo corpo fisico non ha riportato alcun danno, perché le tre terribili ragazzine hanno ferito il suo corpo astrale. Il delinquente impreca contro tutto e contro tutti; poi si alza dal suo fetido giaciglio, avvicinandosi alle gabbie, dove tiene prigioniere le sue ultime vittime. Guardando i loro volti spaventati, il depravato quasi dimentica la sofferenza che lo attanaglia, e che pare non volerlo abbandonare. Il suo cervello malato decide di proiettare tutto il suo odio verso le innocenti, che ha rapito. Ha ancora negli occhi quelle tre terrificanti ragazzine, provviste di artigli a dir poco micidiali. Vorrebbe avere una rivincita, ma, essendo un vigliacco, se le dovesse incontrare nuovamente scapperebbe. Apre le gabbie, pregustando il dolore e la morte. Ciò che non sa è che dolore e morte spetteranno a lui, e questa volta sarà il suo corpo fisico a farne le spese. Ferox ha viaggiato quasi istantaneamente, attraverso un wormhole, dalla base di Evolution alla tana di quel ratto. La donna leopardo ha telefonato alla detective Lucrezia, con la quale ha una simbiosi magica. La detective è parzialmente in grado di duplicare i poteri di Ferox, ma non riesce quasi mai a utilizzare al meglio dette super-facoltà. La donna leopardo arriva sempre per prima, e non lascia quasi mai in vita le sue prede. Peraltro Lucrezia sa benissimo che tutte le persone che Ferox ha eliminato lo meritavano. Diciamo che la detective è un po' invidiosa, perché deve rispettare la legge degli uomini, mentre la donna leopardo rispetta solo la legge della savana e della jungla. Come un fantasma, la mutante felina compare alle spalle del depravato. Le orecchie del sordido umano non rilevano alcun suono; proprio per quel motivo è costretto a voltarsi. Mentre lo fa, il terrore inizia a scendergli lungo la spina dorsale. Poi, in maniera sorprendentemente poco elaborata, Ferox lo colpisce una sola volta con i suoi artigli felini, uccidendolo in maniera quasi istantanea. Lucrezia arriva dopo pochi minuti, con la sua squadra. Non le resta da constatare la morte del malvagio individuo, e la liberazione delle ragazzine rapite. Clara, Rebecca e Sonia, nel loro sogno collettivo, vedono tutto ciò, e scivolano nel sonno ancora più profondo e ristoratore. Tuttavia Rebecca e Sonia giungono in un luogo diverso da quello ove precipita Clara. David e Pedro, gli altri due giovani licantropi, raggiungono finalmente le amiche, ma si chiedono dove siano finiti Cyberdog e Clara. Il Tecnoragno avverte la stranezza della situazione, registrando parametri fuori scala su tutte le lunghezze d’onda dei suoi sensori alieni. Questa zona del quasi illimitato reame dei sogni è colma d’angoscia, che cola come liquame nerastro da alberi scheletrici e moribondi. Tutto ciò che Clara vede le ricorda la morte in agguato. Si direbbe che qualcuno o qualcosa intenda riportare la ragazzina allo stato di gravissima debilitazione nella quale il Tecnoragno la trovò. Ma adesso il Tecnoragno stesso non riesce a scatenare la sua solita energia; colpa dell’ambiente a dir poco ostile. La situazione può essere però risolta dall’intervento di una forza a dir poco superiore. Cyberdog, che era scomparso, torna correndo ed abbaiando. Il suo bersaglio è un orrido spettro, che emana disperazione e negazione di sé. Un essere che nega il valore della vita, eppure continua ad esistere. Il cagnolino cibernetico però non si lascia abbattere, manifestando la convinzione nella sacralità della vita, che attrasse il Transformatron. Lo spettro rallenta, ma non si ferma. Poi un rumore di passi pesanti scuote quell’orrido contesto. Alberi cadaverici cercano di arrestare colui che arriva, ma lui li sradica e li scaglia lontano. Dragonfire frantuma le rocce con le zampe e la coda. Apre le possenti mascelle, dalle quali inizia ad erompere la sua super fiamma. Lo spettro scatena sul drago tutta la sua forza, ma il possente alieno gli ride in faccia. Poi il plasma più caldo dell’acciaio fuso investe il mostro, che collassa ed implode, chiedendosi chi sia quella forza della Natura che se ne ride degli emissari della trista mietitrice. Evolution non abbandona i suoi amici, in questa o altre dimensioni, e il potere di Dragonfire trascende la morte ed i suoi molti demoni. Il piccolo Cyberdog, accanto all’immenso Dragonfire sintetizza la forza dell’amicizia che lega i componenti originali ed acquisiti del super-gruppo. Adesso Clara può svegliarsi, accanto ai suoi amici lupetti, contenta, come mai prima, di essere viva.

giovedì 24 novembre 2011

VITE STRAPPATE ALLA MORTE_5°libro_162° episodio

Dragonfire vola alto sull’oceano, grazie al suo dragoncraft antigravitazionale. La spaventosa energia dell’alieno di Evolution viene convertita in propulsione aerea, da un supporto inventato da Kong, l’uomo bestia, scienziato del super-gruppo mutante. Dragonfire avvista a molti chilometri di distanza una baleniera, impegnata in una impari disputa con un innocente cetaceo. Nonostante le balene siano enormemente più grandi degli umani, sono questi ultimi i predatori, e loro le predate. Un tempo, gli umani cacciavano le balene a bordo di navi di legno, e gli immensi animali potevano rivoltarsi con successo. C’era la possibilità, per i grandi cetacei, di affondare le baleniere; oggi però le navi assassine sono costruite di solido metallo, in grado di resistere a qualunque carica da parte delle povere creature. Le balene non brillano per la loro intelligenza, altrimenti avrebbero imparato a rendere difficile la vita ai killer, nonostante gli umani dispongano di satelliti e di cannoni. Dragonfire riflette sul comportamento bovino di questi colossi dei mari; qualcuno ha in effetti ipotizzato che discendano da animali terrestri, ruminanti e pacifici. Il drago sfreccia accanto alla baleniera, attirando l’attenzione dei marinai, che però proseguono l’inseguimento. La balena si tuffa e riemenge, seguendo una rotta assurdamente prevedibile. Il drago di Evolution si chiede come mai il grande mammifero marino non si inabissi, facendo perdere le sue tracce. Ma Dragonfire sa che le vittime sono sovente predestinate, a causa e per colpa dei loro comportamenti irrazionali. Lui è capitato in un contesto nel quale un assassino spietato terrorizza una vittima, che non pare avere alcuna possibilità di salvezza. In natura finanche un coniglio inseguito da un cane avrebbe maggiori probabilità di sopravvivere. Dragonfire decide quindi di intervenire, frapponendosi tra la nave e la balena. I marinai conoscono le gesta del super-eroe, ma il capitano, al soldo di feroci padroni, intima alla ciurma di proseguire nella caccia. Una volta, gli arpioni venivano lanciati a mano; se raggiungevano il bersaglio, penetravano di poco nella spessa pelle del cetaceo. Ma, da quando gli arpioni sono sparati da appositi cannoni, la ferita è molto più profonda e dolorosa. La povera bestia, una volta agganciata, non può scrollarsi di dosso le piccole perfide creature assetate di sangue. Purtroppo Dragonfire arriva leggermente in ritardo, rispetto allo sparo dell’arpione. La grossa lancia uncinata colpisce la balena, squarciando pelle e muscoli. Il sangue scorre a fiumi, mentre la nave si avvicina sempre più al fin troppo pacifico abitatore degli oceani. Dragonfire si sgancia in volo dal suo craft antigravitazionale, che rimane in attesa; il colosso verde atterra con un impatto mostruoso sul ponte della nave assassina. Il metallo si piega, ma lui non ne risente minimamente. Poi avanza verso il cannone di prua; i marinai scappano, per aver salva la vita. Pensano che nessuna cifra possa giustificare uno scontro fisico con un alieno di tre metri, indicibilmente forte. Solo il capitano insiste con la sua ottusità, e spara addosso a Dragonfire. Ovviamente nessun proiettile sparato da un fucile può intaccare le scaglie naturali del drago. Dragonfire sradica il cannone dal suo alloggiamento, dopo avere troncato facilmente il cavo d’acciaio collegato all’arpione. Poi utilizza l’arma contro chi ha dato disposizione di usarla; quintali di metallo volano verso il capitano, che non ha modo di salvarsi se non gettandosi in mare. Dragonfire non intende perdere altro tempo con lui, ma gli squali, attirati dal sangue della balena ferita, la pensano diversamente. L’uomo grida mentre gli squali se lo contendono, facendolo letteralmente a pezzi. L‘alieno verde pensa a come sarà possibile estrarre l’arpione, conficcato profondamente nelle carni della balena. I suoi formidabili poteri gli precludono però la possibilità di intervenire chirurgicamente. La Maga sarebbe in grado di farlo, grazie all’accuratezza della sua forza telecinetica; ma la Maga è lontanissima, a bordo del cacciatorpediniere di Evolution, in pieno deserto. Per cui Dragonfire è costretto ad accontentarsi di aver salvato la vita al colossale animale. La balena, come se si rendesse conto dei pensieri del drago, scarica verso l’alto un enorme sbuffo di acqua parzialmente nebulizzata. Ringrazia in tal modo chi le ha salvato la vita, proteggendola da quegli stupidi umani. La balena torna dalla sua famiglia, che l’attende trepidante, perché quella montagna di carne ed ossa ha una sensibilità, e così il suo compagno ed i suoi figli. Sebbene i mutanti di Evolution si siano trasferiti dalla città dove vivevano ed agivano, Ferox ogni tanto ritorna sui suoi passi, e passa a trovare i vecchi amici. Tra la moltitudine gattesca, di tutte le tinte e dimensioni, si è sparsa la voce che la donna leopardo sia tornata in città. I gatti amano parlare con Ferox, perché comunicano con chi sappia ascoltarli, e con chi se lo meriti. Loro, durante la notte, vedono cose che ghiaccerebbero il sangue agli umani più coraggiosi. Quando Ferox atterra dolcemente sul tetto piatto di un alto palazzo, il suo pubblico, con orecchie e code ritte, si avvicina, per sentire storie entusiasmanti e raccontarne. Ci sono anche dei cuccioli, per i quali Ferox è un’entità quasi soprannaturale. Poco alla volta, alcuni di loro si avvicinano ulteriormente alla donna leopardo, passando davanti agli adulti, che si mostrano particolarmente indulgenti. La mutante di Evolution narra del drago verde, dell’uomo bestia, di Fulminatore e della Maga, senza tralasciare però di parlare dei giovani licantropi, del lupo nero e di Nancy. Se avesse più tempo, Ferox costruirebbe storie mirabolanti, nate dalla realtà già di per sé fantastica. Però la notte giunge al termine, e la mutante deve porre fine a quella bella riunione, che ha rinsaldato vecchi legami, e ne ha creati dei nuovi. Prima di andare, la donna leopardo si rivolge ai più piccoli tra il suo pubblico, invitandoli ad andare a casa a dormire, e sognare. Ferox sparisce, così come è arrivata, balzando via dal tetto. I suoi amici gatti, lentamente se ne vanno, avendo molto su cui riflettere. Tre cuccioli tornano verso la casa dove abitano, assieme ad una famiglia umana che li tratta come fossero loro figli. I gattini sono ancora imbambolati, e parlano tra loro, in un modo che sfida la comprensione ed i sensi umani. Qualcuno però non condivide i loro sentimenti, e li segue con intenti poco benevoli. Un essere che può seguire impunemente tre gatti, senza farsi notare, è un nemico di indubbia pericolosità. Quale malvagità lo anima, per fargli desiderare di spegnere tre vite innocenti? Segue i tre gattini, leccandosi i baffi e le zanne, ma c’è qualcuno che segue lui: Ferox. La donna leopardo non lascerà che quell’essere si avventi sui suoi protetti. Lei si muove nelle ombre, più silenziosa delle ombre stesse. I suoi artigli iniziano ad estroflettersi, perché il destino del predatore, che è divenuto la sua preda, è ormai segnato. Quando i tre micini sono prossimi alla loro casa, il perfido animale notturno flette i muscoli, pronto ad atterrarli, in un bagno di dolore e di sangue. Vola nell’aria notturna, ma, molto più veloce di lui, la meraviglia felina lo intercetta prima che tocchi terra. E quando lui atterra, gli artigli della donna leopardo gli hanno già strappato la vita dal corpo, che adesso pare un sacco svuotato, coperto di sangue. Solo allora i tre micini si voltano, ed in un lampo capiscono tutto ciò che è accaduto. Non c’è che dire: quella sarà una notte che ricorderanno e racconteranno a tutti gli amici. Dopo Dragonfire e Ferox, ora tocca a Fulminatore dire la sua, per salvaguardare vite innocenti. I passeggeri di un treno, apparentemente come tanti altri, non immaginano che i loro piani possano subire variazioni tanto drastiche. La motrice molto moderna parte in orario, trainando un numero ridotto di comodi vagoni. I viaggiatori odierni possono scegliere tra automobile, treno ed aereo, a seconda della distanza e dei tempi complessivi di percorrenza. Quel treno è un intercity, quindi viaggia dal centro di una città al centro di un’altra, evitando ai passeggeri cambi ed attese inutili. Sfortunatamente per loro, l’ultima carrozza non ospita passeggeri umani, bensì un carico estremamente pericoloso di gas letale. Gli utenti normali non lo sanno, ma i criminali dirottatori sì. Saliti a bordo come tutti gli altri, i criminali prendono facilmente il controllo del treno, essendo armati e pericolosi. L’intento della banda di mercenari è di chiedere ed ottenere un riscatto, per il gas e per le vite umane. Comprendendo anche tutti coloro che morirebbero nel caso in cui la teppaglia facesse deflagrare il vagone di coda. Via telefono, iniziano febbrili trattative, mentre il velocissimo treno sfreccia in mezzo alla campagna. I passeggeri sono ovviamente atterriti, ma nessuno di loro se la sente di rischiare la vita, assalendo disarmato dei professionisti nell’uso delle armi. Le autorità, contattate dalla banda, sarebbero disponibili a tentare una soluzione negoziata, dato l’alto rischio. Un imprevisto coglie però di sorpresa il capo della banda, giacché, tra i suoi uomini, si sono infiltrati alcuni estremisti, intenzionati a compiere una strage, in nome dei loro ideali distorti. Questi delinquenti non sembrano mai in grado di chiedersi cosa c’entrino i passanti o i passeggeri con le loro chiacchiere di carattere vagamente religioso. In breve, sul treno si accende una disputa feroce, all’interno della banda dei sequestratori. Poi il capo della banda viene freddato, con un colpo alla testa; questo è il segnale dell’affermazione dei terroristi kamikaze. I sopravvissuti, tra i mercenari, si adeguano, non volendo fare la fine del loro capo. Non sono d’accordo di condurre il treno fino all’arrivo, per poi farlo esplodere nel centro della città. Sono però in minoranza, e, da bravi soldati di mestiere, aspettano uno spiraglio. Nella base di Evolution, il dislocatore spazio-temporale ha appena aperto un wormhole per due dei super-eroi, che si accingono ad affrontare la grave crisi. Un buco nello spazio si apre ad alcune centinaia di metri dal treno lanciato nella sua folle corsa. Da esso, emergono, volando sui loro craft antigravitazionali, Kong e Fulminatore. Attaccare fisicamente i mercenari, all'interno dei vagoni, in presenza dei passeggeri, è sconsigliabile. Kong ritiene sia meglio entrare nel vagone di coda, per sganciarlo eventualmente dal convoglio. L'uomo bestia di Evolution non ha problemi a mantenere l'equilibrio, correndo sul tetto del treno in corsa. Fulminatore preferisce viceversa rimanere in volo, a quota e velocità costanti. Kong percepisce, grazie ai suoi super-sensi, la posizione delle due guardie armate presenti nel vagone che trasporta il gas letale. Con un pugno formidabile, sfonda il vetro della porta di collegamento, colpendo con la forza residua il cranio di uno dei due. Costui vede le stelle, poi crolla al suolo. L'altra guardia impugna la pistola, pronta a combattere. Non può minacciare i passeggeri, dato che il vagone non ne trasporta, ma potrebbe sparare ai contenitori del gas, causandone la fuoriuscita. Kong strappa letteralmente la porta dai cardini, impiegandola come uno scudo parziale. Il tizio però lo vede, e spara alcuni colpi; un proiettile ferisce di striscio il mutante, che però dispone di un potere di guarigione molto accentuato. Kong prende quindi l'offensiva, scagliandogli addosso, con un potente calcio, quel che resta della porta metallica del treno. L'uomo bestia di Evolution non frena di certo il suo impeto, considerando che l'avversario è armato, e gli ha appena sparato addosso. La botta gli frantuma diverse costole, e forse anche il cranio, come testimonia la fuoriuscita di sangue dal naso e dalle orecchie. Nel frattempo, Kong si è già quasi ripreso dai danni procuratigli dalla pallottola. Adesso a lui ed al collega Fulminatore non resta che fermare il treno. Nel frattempo, il capo dei terroristi telefona ai suoi uomini, nel vagone di coda. Non riuscendo a contattarli, inizia a sospettare che il suo piano genocida sia stato minato da qualche imprevisto. Scaccia in malo modo il mercenario che stava conducendo la motrice, assumendone il controllo. I due super-eroi di Evolution, in fondo al convoglio, rilevano subito l’incremento della velocità; ne deducono che i pazzi intendano condurre il treno al massimo della velocità all’interno della stazione d’arrivo. Una mossa disperata dei kamikaze; un’iniziativa molto pericolosa per la popolazione civile. Fulminatore, che è ancora in volo accanto al treno, raggiunge velocemente la motrice. Kong lo segue dopo pochi minuti, appena richiamato il suo craft antigravitazionale. Fulminatore, senza perdere altro tempo, si sintonizza sui flussi elettrici, che forniscono al treno un’impressionante energia cinetica. Quella moltitudine di tonnellate, spinta ad oltre duecento chilometri orari, potrebbe causare danni enormi, anche se il vagone nel quale è dislocato il gas non esplodesse. Fulminatore è pronto: come se parlasse con l’energia elettrica, e come se tessesse una rete, provoca un sovraccarico nei grandi motori. Resistono, ma alla fine cedono quasi di schianto. La velocità della motrice cala di colpo, in ognuna delle ruote del convoglio. Il capo dei militanti suicidi impreca contro il suo stesso dio; ritenendo che il disegno genocida sia completamente fallito. In quell'istante, però ammette di adorare solo l’odio, e ride istericamente. Poi apre il fuoco contro i suoi stessi uomini, prendendoli di sorpresa. Quindi rivolge la mitraglietta contro gli inermi passeggeri, che gridano per la paura. Il pazzo si sente al culmine della sua missione. In realtà è giunto solo all’epilogo della sua inutile vita, perché Kong, sebbene sia meno sanguinario della collega Ferox, decide di farla finita con quel pazzo. Sfugge ad una raffica quasi ravvicinata, con una velocità difficile da seguire con gli occhi di un umano. Quindi colpisce lo psicopatico una sola volta, con uno dei suoi indicibili pugni. A Kong non serve altro per sfondargli lo sterno, bloccandogli istantaneamente il cuore malvagio. I pochi mercenari sopravvissuti depongono le armi, felici di aver salva la vita. A migliaia di chilometri di distanza, la Maga completa ciò che Dragonfire aveva iniziato: senza bisogno di toccare la grande balena, manipola la punta del terribile arpione infisso nella schiena del cetaceo. Un minimo di resistenza, poi il metallo assassino finisce in fondo all’oceano, ed il branco delle balene esulta.

venerdì 18 novembre 2011

ROBOKILLER_5°libro_161° episodio

Il terzo astroglobo dei serpentoidi si allontana dalla Luna, diretto verso la Terra. Le telepati di Evolution, Nancy e la Maga, seguono, dalla lontanissima base di Evolution, la singolare missione degli alieni striscianti. Vedono, con il potere della loro mente, il manipolo di rettili extraterrestri che scende verso una postazione militare. Nessuno spara loro addosso, nonostante sia chiara la provenienza non umana del velivolo sferoidale. Quando il portellone si apre, i soldati umani puntano i loro fucili, ma hanno ricevuto l'ordine di non sparare. Si tratta di truppe molto ben addestrate, dato che resistono alla tentazione di reagire a quella che potrebbe sembrare un’invasione aliena. I serpentoidi scivolano sinuosamente dalla loro astronave, scendendo su un pianeta che non hanno mai visitato prima. Sono lunghi almeno sei metri, con un diametro che raggiunge la circonferenza della vita di un umano adulto. Guardano i soldati, tenendo le fauci semi aperte, facendo scivolare fuori la lingua bifida. La usano, come i serpenti terrestri, per raccogliere odori ed altri segnali provenienti dall’ambiente. I serpentoidi inizialmente hanno qualche difficoltà respiratoria, ma sanno che passerà presto. Il campione del corpo di spedizione, Stritolatore, e la scienziata e spia conosciuta come Sysform, hanno dimostrato come i serpentoidi possano adattarsi facilmente all’atmosfera terrestre. I visitatori, ospiti più che prigionieri, vengono invitati ad entrare in un grosso capannone. Potrebbe essere una trappola, per sterminarli con un fuoco incrociato, ma gli alieni si mostrano assolutamente indomiti. Forse la loro sicurezza deriva dal fatto di disporre di poteri mentali che trascendono la telecinesi; i serpentoidi avvertono infatti gli intenti degli avversari, ed in questo caso si fidano dei terrestri. Attorno ad un grande tavolo sono riuniti alti ufficiali e politici di varie nazioni del pianeta. I rettili non hanno ovviamente bisogno di sedie o poltrone, ma si avvicinano comunque al luogo della riunione. Il dottor Occulto è presente nella sua forma astrale, che non è rilevabile da alcuno dei presenti; neppure dai serpentoidi. Si chiede come faranno gli umani ed i rettili a comunicare, dato che quello pare lo scopo dell’incontro. Occulto si stupisce quando, a sorpresa, entra la serpentessa Sysform, che è ben nota ad Evolution. Evidentemente lei ha appreso abbastanza degli idiomi umani da poter fungere da interprete presso il suo popolo. Non sapendo parlare, però dovrà utilizzare un computer, quando si rivolgerà agli umani. I serpentoidi non hanno problemi a digitare i tasti, utilizzando i loro poteri telecinetici. Grazie a questi poteri, fanno a meno delle mani, sfatando la credenza secondo la quale una specie si possa sviluppare intellettualmente solo disponendo delle meni e dei pollici opponibili. Gli umani presenti manifestano evidentemente vedute decisamente più vaste di quelle della massa. Nessun loro elettore darebbe loro fiducia se li vedesse adesso, intenti a parlare con dei mostruosi serpenti extraterrestri. Gli umani emettono suoni articolati, ma i visitatori non sono da meno. Del resto, come si può dubitare dell’intelligenza di una razza in grado di viaggiare nello Spazio? Gli umani presenti risentono per questo di un discreto complesso di inferiorità, pur non volendolo esternare. Il dottor Occulto e le sue allieve, Navigatrice, Maga e Nancy, assistono non visti ad un incontro storico tra razze di pianeti molto lontani. Il bello è che i presenti stanno parlando di rapporti pacifici, non di minacce di genocidi e guerre. I militari ed i politici convenuti sanno delle astronavi in orbita attorno alla Luna; evidentemente gli scontri avvenuti sul satellite naturale non sono passati inosservati. I serpentoidi comunicano la loro intenzione di rinunciare alle ostilità, anche nei confronti degli occupanti di Base Luna, umani e non. In cambio, ottengono un salvacondotto per la Terra. Vogliono cercare un posto dove trasferire alcune loro attività. Chiariscono che andrebbero benissimo zone desertiche o montuose; in fondo sono serpentoidi. Il dottor Occulto, invisibile ma particolarmente attento, agisce in maniera molto sottile, inducendo un militare di alto grado a chiarire che gli umani non devono essere considerati pranzi, cene e neppure merende o colazioni. I serpentoidi, che avrebbero preferito non dover offrire garanzie in tal senso, promettono quindi di rivolgere le loro attenzioni in tal senso solo verso i criminali. Gli umani presenti alla riunione ritengono così siglato un accordo di coesistenza pacifica, ma non si fidano completamente dei serpentoidi. Sysform, che ha fatto da intermediaria, gradirebbe che i suoi simili non si attirassero le ire di Evolution; perché lei in qualche modo sospetta che i mutanti sappiano già di questo incontro super-segreto. I super-eroi in questione sono adesso nei pensieri elettronici di quello che chiameremo Robokiller. Trattasi di una realizzazione presumibilmente non umana; per quanto la sua forma sia vagamente umanoide. Il mostro di metallo, liberato ed energizzato da Uglux e Maschera di Ferro, ha da poco avuto uno scontro infruttuoso con Ferox e Kong. Robokiller ha nel proprio software di base (quello che per noi sarebbe il dna) la convinzione di dover uccidere nemici, che lui elegge come tali, volta per volta. Se non avesse assimilato la mentalità di Uglux e di Maschera di Ferro, probabilmente ora Robokiller starebbe cercando di terminare qualcun altro. Per prima cosa, l’automa decide di correggere i propri punti deboli, che hanno consentito ai nemici di indurlo alla fuga. Rafforza la sua corazzatura, nei punti dove la donna leopardo l’ha violata con i suoi artigli micidiali. Robokiller non risente delle emozioni umane, che potrebbero spingerlo a cercare vendetta contro Ferox e Kong. Adesso cerca la Maga e Fulminatore, sicuro di poterli sconfiggere, o quantomeno di apprendere da loro a sufficienza da incrementare la sua forza. Affetto dall’incorreggibile convinzione che i meccanoidi siano superiori agli esseri fatti di carne e sangue, si leva in volo, alla ricerca della prossima battaglia. Il suo obiettivo è il cacciatorpediniere, attuale base di Evolution. Mentre dall'alto avvista la grande nave, Robokiller non si chiede come mai sia finita in mezzo alle sabbie del deserto. Questa curiosità non sfiora il suo cervello elettronico. Il cacciatorpediniere è però provvisto di radar, tuttora funzionanti, grazie al genio di Kong. L’avvicinamento in volo del grosso automa mette quindi sul chi vive Evolution. La Maga e Fulminatore sono di guardia, mentre Ferox e Kong devono ancora rientrare dall'ultima missione. Robokiller potrà ottenere lo scontro che cerca. Ma imprevisto arriva l’attacco di Fulminatore. Evidentemente il suo nome da battaglia non deriva solo dal suo super-potere di scagliare scariche elettriche, ma anche dalla sua velocità operativa. Nel deserto si ode un tuono, decisamente fuori contesto. Il lampo, che si muove mille volte più velocemente, è già arrivato da qualche secondo sul bersaglio. L’automa alieno incassa la scarica potentissima. Gli piacerebbe potersi vantare di non esserne stato danneggiato, ma non è così. Perde almeno in parte il controllo dei suoi dispositivi di volo, ed atterra duramente. Fulminatore e la Maga decollano dal ponte della nave da guerra, grazie ai loro craft antigravitazionali. La mutante psionica spara una delle sue scariche, mirando alla grossa testa dell’automa. Un tale colpo, qualora penetrasse in un cervello umano, lo friggerebbe senza possibilità di recupero. Il Robokiller però non ha neuroni e sinapsi da disaggregare, ma uno o più processori prodotti da una tecnologia superiore a quella umana. L’energia della Maga provoca comunque disorientamento nell’automa assassino. Fulminatore coglie nuovamente l’attimo, e investe il nemico con tutta le sua forza elettrica. Il robot alieno, riportato all’esistenza da Uglux e Maschera di Ferro, a questo punto sarebbe battuto se i due adoratori del vudù non avessero voce in capitolo. I super-malvagi, immobilizzati fisicamente in una remota caverna, possono infatti proiettare le loro essenze nel Robokiller, prendendone il controllo. Un pugno formidabile sibila nell’aria, schivando di pochissimo Fulminatore, che deve ringraziare la Maga e la sua telecinesi. L’enorme robot ha tuttavia numerose altre armi, che intende usare contro gli odiati mutanti. Spara raggi disintegratori, in grado di frantumare l’acciaio. Fulminatore e Maga, essendo in grado di coordinare i loro super-poteri anche in chiave difensiva, intessono in risposta uno spesso schermo, in grado di deflettere l’attacco del mostro di metallo. La battaglia potrebbe proseguire a lungo, fino a che una delle due parti commetta un errore fatale. Kong, Ferox e specialmente Dragonfire determinerebbero viceversa, con il loro apporto, la sconfitta di Robokiller. Ma nessuno dei tre è lì; non ancora. Nancy, la telepate che è nata nel medioevo, ma è stata catapultata nel nostro tempo assieme al lupo nero, formula quindi un piano alternativo. Ne parla con Navigatrice, i cui talenti possono consentirle di raggiungere, a enorme distanza, le menti di Uglux e Maschera di Ferro. Navigatrice individua facilmente le tracce psichiche dei due super-criminali. Fondendo le loro menti, le due mutanti trovano i loro corpi fisici. Adesso Nancy può colpirli, a migliaia di chilometri di distanza, con i suoi poteri psichici. Il flusso di energia, proveniente dal cervello di Nancy, viene pertanto incanalato dal potere della Navigatrice, giungendo con forza inalterata a bersaglio. I due, colpiti ferocemente, si agitano, gridano e si contorcono sul pavimento della caverna. Tale è la forza del colpo, che devono immediatamente cessare l’attacco che stanno portando contro la Maga e Fulminatore. Così, il Robokiller, privo di guida, muove qualche passo avanti, ma solo per cadere rovinosamente al suolo. L’automa pesa numerose tonnellate, e sarebbe necessario l’intervento di qualcuno che disponga della forza bruta necessaria a trasportarlo all’interno del cacciatorpediniere di Evolution. Dragonfire, che rientra alla base prima di Ferox e Kong, si mostra molto interessato alla macchina assassina, sconfitta più dai poteri mentali che dai poteri fisici. Dragonfire, pur essendo più leggero del mostro metallico, dispone di una super-forza più che sufficiente a sollevarlo e trasportarlo in una delle sale della grande nave da guerra. Lì, Kong potrà studiarlo con calma, per accertarne se possibile l’origine ed i segreti tecnologici utilizzati dagli ignoti creatori. Il Robokiller però non ha rinunciato alla sua missione. Sebbene Uglux e Maschera di Ferro siano svenuti, i dispositivi interni della macchina vivente non hanno cessato di muoversi e di pulsare. La sua immobilità è riconducibile all’autorigenerazione operata dai servomeccanismi enormemente sofisticati. Come si è già visto, il Robokiller apprende dalle sconfitte, e corre subito ai ripari. Analizzando l’energia psionica della Maga, l’automa appronta una nuova schermatura, a difesa del suo cervello elettronico. Il potere di Fulminatore rimane viceversa molto pericoloso, per la sua natura elettrica. Ecco perché Robokiller si ripromette di assalirlo per primo. Sebbene nella grande sala non sia presente alcun componente di Evolution o suoi collaboratori, il Robokiller non può rialzarsi senza fare scattare numerosi allarmi. Non conoscendo i corridoi, comunque troppo stretti per lui, l’automa si muove per uscire all’aperto. La scelta del campo di battaglia è fondamentale in ogni conflitto. I mutanti di Evolution e Dragonfire, avvisati dai sistemi di sorveglianza, assecondano la mossa del loro indomabile nemico, perché all’interno del cacciatorpediniere anche loro (in particolare Dragonfire) risentirebbero degli spazi limitati. Così lo lasciano fare, finché sbuca sul ponte della nave, all’aperto. Il Robokiller decide di indurre i nemici a raggiungerlo, colpendo con un potentissimo pugno il metallo della nave, producendo un danno considerevole. Il primo a rispondere all’attacco dell’intruso è però Dragonfire, che il robot non ha ancora incontrato in combattimento. Il drago è impressionante, con la sua massa, la sua coda e le sue scaglie corazzate. Il robot è più alto e più grosso, ma l’alieno di Evolution colpisce per primo, con una delle sue famose codate. Robokiller forse non è mai stato attaccato in quel modo, col risultato di incassare pienamente il colpo devastante. Il metallo dell’armatura del robot si piega e si crepa. Poi Dragonfire lo attacca una seconda volta, questa volta con un pugno, che provoca quasi gli stessi danni del colpo di coda. Robokiller non prova dolore, e questo è un vantaggio, dato che altrimenti adesso vedrebbe le stelle, e verificherebbe l’integrità delle sue ossa. Essendo un automa, non ha neppure uno scheletro interno; forse chi lo ha costruito pensava fosse preferibile puntare su una struttura esoscheletrata, come negli insetti. Il robot attacca a sua volta, con un potentissimo calcio frontale; Dragonfire viene quindi scagliato giù dalla nave, nelle sabbie del sottostante deserto. L’alieno di Evolution ha assecondato l’impatto, per assorbirlo meglio. Ora però aspetta che il mostro lo raggiunga per restituirgli il calcio, con gli interessi. Nonostante l'impatto, il drago non è ferito, dimostrando che la sua struttura fisica è molto più elastica e dinamica di quella del nemico meccanico. Il Robokiller, attiva i suoi sostentatori di volo, dirigendosi come un missile contro il nemico, come se intendesse schiacciarlo al suolo. Dalla sua struttura metallica, fuoriescono alcune armi, pronte a vomitare torrenti di proiettili mortali. Prima di atterrare, inizia a sparare, e munizioni di diverso tipo esplodono nella sabbia, sollevando enormi quantità di materiale. Alcuni proiettili raggiungono Dragonfire, esplodendo contro la sua quasi inviolabile corazzatura naturale. Nemmeno quel munizionamento può però incrinare le scaglie del drago alieno. Giunti all’epilogo dello scontro, Dragonfire spalanca le sue fauci, lasciando fuoriuscire un plasma in grado di sciogliere i metalli più resistenti. Robokiller, avvolto dalle fiamme, riscontra subito disfunzioni crescenti in tutti i suoi sistemi interni. Non potendo più volare, precipita come una meteora incandescente, ma il drago non intende spostarsi. Decide piuttosto di colpire il nemico, ormai battuto, con uno dei suoi più formidabili pugni. Il suono dell’impatto si ripercuote all’interno del cacciatorpediniere di Evolution, fino nei locali più piccoli e defilati. Il Robokiller viene proiettato verso il cielo, a molte decine di metri d’altezza, lasciando sulla sua scia frammenti dell’armatura ormai collassata. Poi l’automa nato per distruggere si abbatte al suolo, sconfitto e frantumato.