martedì 25 giugno 2013
PULIZIA ETNICA_255° episodio
Due nazioni confinanti, abitate da popoli molto simili, eppure in continua lite per dei distinguo che pochi saprebbero spiegare. Quei pochi peraltro sanno benissimo che le piccole divergenze interpretative in ambito religioso sono poca cosa se confrontate con quello che assimila quei popoli. Allora come mai dall'una e dall'altra parte il popolo bue accetta di essere indotto ad odiare senza un vero motivo? Chiunque tra i mistici incolpi Guerra di fomentare tutti i dissidi tra gli umani non conosce gli umani. Persone che abitano ai piedi o in cima alla medesima collina possono provare animosità reciproca, senza che Guerra ci abbia messo lo zampino. I mistici devono fare attenzione a non ritenere che i Cavalieri dell'Apocalisse siano dei diavoli, di quelli che nei quadri medievali passavano tutto il loro tempo a tentare il cretino di turno. I Cavalieri sono più simili alle divinità degli antichi pantheon: esseri di smisurato potere che però non sprecano tempo ad indurre a litigare i compagni di scuola, o a fare ammalare di raffreddore i vicini di casa, o ad innescare l'anoressia in qualche lontana parente. In pratica i popoli quasi fratelli di due nazioni, che farebbero bene a collaborare, si preparano viceversa ad ammazzarsi reciprocamente. Questo perché gli umani dotati di cervello sono pochissimi, se rapportati a quelli che agiscono in base all'istinto. Inoltre c'è da dire che l'istinto di tutti gli animali propriamente detti mira a perpetuare la razza, mentre quello degli umani sembra protendere verso l'entropia. Guerra non si sta sforzando in alcun modo. Si limita ad osservare il naufragio di tutte le iniziative pacificatrici. L'antico demone sogghigna nel riscontrare quanto gli umani lo abbiano sempre amato. Poi alla fine la guerra tra le due nazioni scoppia sul serio. Le truppe di una parte irrompono dall'altra e viceversa. Soldati armati di tutto punto, ma anche contadini che imbracciano forconi, decisi a vendicarsi di qualche cosa che sfugge alla loro minuscola comprensione. Il fatto che i contadini non coltivino più i campi fa sì che Carestia inizi ad aleggiare nei paraggi. Quando arriva Pestilenza, i tre vassalli di Morte salgono sui loro cavalli spettrali, per galoppare tra i pazzi umani. Una battaglia tra straccioni; nulla a che vedere con i mitici scontri tra fanterie armate di lance e scudi. In tremila anni questi cretini sono tornati all’età della pietra. Milioni di decerebrati che, in quanto tali, non capiscono di essere manipolati. I governanti dell’una e dell’altra nazione sono alle prese con crisi economiche gravissime. Ambedue i governi hanno acquistato a prezzi spropositati armi da spietati produttori. Multinazionali con capitale rigorosamente privato ed aziende pubbliche di paesi ricchi hanno guadagnato enormemente sul riarmo dei due popoli in lotta. I due eserciti si scontreranno inevitabilmente, ma prima i politici attendono che l’ottuso bestiame bipede si massacri reciprocamente. Scene di pazzia collettiva, mai viste neppure nei film sulle genti selvagge delle colline. Nessun motivo per odiare diventa un deficit da colmare, non il motivo per fermarsi a riflettere. Guerra nel corso dei millenni ha sponsorizzato innumerevoli arruffapopolo e dittatori. I primi vorrebbero diventare come i secondi, ma sono solo dei palloni gonfiati. L’arruffapopolo può riuscire ad organizzare un esercito, mai particolarmente grande, poi però, essendo privo di ogni strategia e logica, lo manda al massacro. I due popoli che oggi stanno spargendo il loro sangue sui campi, come fosse acqua, non hanno neppure bisogno di un arruffapopolo: sono già stupidi a sufficienza. Guerra si annoia un po’ a vedere degli incapaci che cercano di ucciderne altri. Si scambiano una serie di colpi deboli, fino a coprirsi di piccole ferite; poi crollano più per sfinimento che per aver subito lesioni gravi. Pestilenza e Carestia aspettano con calma il loro turno. Invece Morte lavora fin dai primi momenti, raccogliendo quantitativi enormi di biomassa disattivata. Un lavoraccio, ma qualcuno lo deve pur fare. In casi come questi, chi lotta per il Bene contro il Male non ha modo di schierarsi. Le moltitudini che superano le frontiere, per lottare con altri morti di fame, hanno tutte torto, quindi sono tutte serve del Caos. Quando arrivano i carri armati, si potrebbe eccepire che i contadini armati di forcone passino dalla parte della ragione, ma solo perché c’è disparità di mezzi. Nessuna delle due fazioni agisce infatti in base alla logica e neppure seguendo l’istinto di perpetuazione della razza. Gli innocenti da salvare ci sono, ma non è facile isolarli dagli idioti urlanti. I mutanti di Evolution hanno giurato di difendere chi meriti di essere difeso. Ecco perché la donna leopardo, nascosta dentro una capanna, aspetta che le truppe di occupazione sfondino la porta. Intendono violentare ed uccidere le donne e le bambine del villaggio. La guerra scatena gli istinti peggiori, che nel caso degli esseri umani sono veramente tanti. C’è chi si arruola proprio per togliersi degli sfizi da serial killer. Proprio così: in tempo di pace una serie di omicidi sconvolge tutti, ma in guerra i peggiori criminali in non pochi casi ottengono medaglie da appuntarsi sul petto. La porta viene abbattuta, i soldati irrompono gridando, le donne e le bambine piangono per aver salva la vita. Un delirio di onnipotenza attraversa i piccoli cervelli di quei pagliacci in uniforme. Oggi, in questo villaggio, la pulizia etnica non avrà luogo. Ferox si concede la teatralità di emettere un mugolio di preannuncio di morte. In mezzo al caos degli scontri che coinvolgono migliaia di persone, i demoni conosciuti come Morte e Guerra spostano una parte infinitesimale della loro attenzione sulla donna leopardo. Il secondo gode nel vedere con quale maestria la mutante felina schivi le armi da fuoco e da taglio. Poi, in una maniera assolutamente fluida, Ferox attacca, e quando lo fa di solito uccide. Artigli che dipingono un quadro di sangue su corpi che si dimostrano fragilissimi. Omaccioni, che si sentivano d’acciaio come i loro fucili, piangono nel tentativo di ricollocare le loro viscere nella cavità addominale. Morte li aspetta con tutta la calma di questo mondo ed anche di quell’altro. Invisibile, l’antico demone separa le vittime di Ferox dagli altri che sono morti in maniera molto più banale. Si direbbe che Morte abbia sviluppato una sua estetica del massacro; e chi meglio di lui? Fulminatore vola grazie al suo dispositivo antigravitazionale. Guarda gli scontri tra fazioni di straccioni, che nulla hanno da guadagnare e nulla guadagneranno. Forconi contro bastoni; lanci di sassi, e coltelli sguainati. Gente che cade ed altra che inciampa. Nessuna pietà, come se di fronte avessero i nemici di tutta una vita. Il mutante elettrico si chiede per quanto tempo la mente umana possa mantenere quell’insana e maligna pressione. Dovrebbero cadere stremati, senza vinti né vincitori. Qualcuno però solleva lo schioppo per sparare a Fulminatore. A questo punto il mutante di Evolution è costretto ad intervenire, sapendo con chi prendersela. Una saetta bluastra colpisce la canna della doppietta, rendendo impossibile tenerla in mano. Lo sparatore non muore, ma la sua mano è ustionata e semi-paralizzata. Altra marmaglia perde improvvisamente interesse per i bersagli terrestri, illudendosi di potercela fare contro il nuovo arrivato. Il dottor Occulto ha definito chiaramente le regole d’ingaggio: i suoi allievi non devono in alcun modo entrare nella disputa, eccetto nel caso in cui il coinvolgimento sia riconducibile a causa di forza maggiore. Volando come un lento ma maneggevole biplano, Fulminatore si abbassa per mitragliare ambedue le fazioni. Emette una notevole quantità di energia, in forma di proiettili velocissimi. Il rumore prodotto è uno sfrigolio tipico dell’elettricità. L’odore è quello dell’ozono. Gli umani sopravvivono solo perché il mutante ha disperso la sua grande forza. Quando Fulminatore si allontana, nessuno dei belligeranti ha più la voglia né la forza di diffondere odio e distruzione. Una cura marchiata Evolution contro l’eccessiva foga assassina. Kong ha anticipato una massa scalmanata, che pare intenzionata a distruggere una scuola. Li ha sorvolati con il suo craft antigravitazionale, arrivando una trentina di minuti prima dei forsennati. Insegnanti e bambini sono stupiti e meravigliati per la presenza del potente uomo bestia di Evolution. Lui si muove con maestria per organizzare una difesa difficile. Vengono sbarrate porte e finestre; i bambini si allontanano dalla prima linea. Poi inizia l’assalto con bastoni e spranghe. La volontà degli incursori è chiara: uccidere i bambini, per realizzare una pulizia etnica. I primi che irrompono sono i primi a fare la conoscenza con i muscoli e le zampe di Kong. Lui che di solito preferisce non uccidere, adesso non va più tanto per il sottile, data la posta in gioco. Tale è la forza dell’uomo bestia che scaglia gli uomini come fossero bambole. L’impatto è dirompente, con fratture ossee e ferite lacero-contuse. Forse più veloce di un gorilla, Kong si tuffa nel mucchio degli invasori, abbattendoli come birilli. Un fucile puntato contro gli insegnanti diventa una coppia di tubi piegati ed attorcigliati. In breve, anche i più stupidi ed attaccabrighe decidono per la fuga precipitosa. La Maga, in cima ad una collina, osserva l’avvicinarsi dei mezzi corazzati di uno dei due eserciti. Ad alcuni chilometri di distanza una colonna dell’altro schieramento procede sulla stessa strada, ma in senso inverso. Alla mutante psionica non resta che aspettare che i due gruppi di forsennati, armati fino ai denti, arrivino a distanza utile. Poi si spareranno reciprocamente addosso, fino a ridursi a mal partito. La Maga sa che i militari sono sovente dei giovani che non hanno voluto cercare un lavoro diverso. O forse non lo hanno trovato, ma non è questo il momento di giustificarli. Da una via laterale accede però alla strada principale una piccola carovana di carri trainati da cavalli. Si tratta di famiglie sfollate, con i pochi beni ammassati in spazi ridotti. Si muovono molto lentamente, rispetto ai mezzi motorizzati che convergono su di loro. Questi poveri contadini stanno per diventare i tipici civili coinvolti loro malgrado negli scontri bellici. Si trovano letteralmente tra due fuochi, e per loro si preannuncia un massacro. La Maga non ha il potere di neutralizzare tutto quel potenziale militare, ma non vuole restare a guardare mentre le persone innocenti vengono fatte a pezzi. Prende quindi il volo con il suo dispositivo, che converte la sua energia in propulsione e levitazione. Si nasconde dietro gli alberi, per collocarsi ad una distanza utile all’impiego dei suoi talenti telecinetici. Non vista dai soldati, la Maga riesce infatti ad imballare il motore di un carro armato, che guida la colonna. Adesso deve tentare la stessa mossa nei confronti dell’altro drappello. Con discrezione, si allontana levitando. Coperta da una roccia, la mutante sfrutta al massimo le sue energie per bloccare alcuni camion. Così facendo ha regalato alcuni minuti alle persone che percorrono la strada con grande lentezza. Pensa che, accorgendosi delle colonne motorizzate, dovrebbero capire di defilarsi dal percorso a rischio. Ciò però non avviene, perché in fondo gli umani sembrano propensi a cercarsi le grane, anche quando le grane si sono momentaneamente fermate per guasti tecnici. La super-eroina si sente costretta a difendere anche gli stupidi, o per meglio dire i figli innocenti di genitori irrimediabilmente stolti. Il carro armato ed i camion sono stati abbandonati ai bordi della strada, e le colonne hanno ripreso a muoversi. La situazione potrebbe essere definita senza sbocco se in quel momento Dragonfire non giungesse in aiuto della mutante telepatica di Evolution. Enorme e verde, risale volando una delle due colonne, suscitando allarme, ma nessuno sparo. Quando però atterra nei pressi dei carri e dei civili, viene preso di mira dagli attaccabrighe dell’altra fazione in lotta. Ciò significa che da adesso Dragonfire ha un bersaglio. Sceso dal craft antigravitazionale, l’alieno di Evolution si lancia verso gli autoproclamati nemici. I muscoli del drago gli consentono salti di numerosi metri; per cui nel giro di pochi secondi ha già iniziato ad affondare le zampe possenti nelle corazzature dei mezzi militari, che dal suo punto di vista sembrano fatti di lamiera. Dragonfire affronta una specie di élite militare: uomini addestrati a sparare con ogni arma da fuoco, senza disdegnare le armi da taglio, le granate ed il combattimento corpo a corpo. Nessuno li ha però preparati a ciò che stanno affrontando. I colpi delle loro armi rimbalzano sulle scaglie invulnerabili dell’alieno. Inutile tentare di accoltellarlo o di assalirlo fisicamente. Alcune granate gli esplodono accanto, scagliando in giro schegge letali. Letali ma non certo per il più forte tra i super-eroi. Un carro armato ha tuttavia puntato il suo cannone, che a distanza ravvicinata potrebbe forse ferire anche Dragonfire. Non lo sapranno mai, giacché il plasma caldissimo, emesso dalle fauci del drago, ha già aggredito l’acciaio del mezzo corazzato. In un crescendo di fusioni e di esplosioni, i mezzi si disintegrano, coinvolgendo gli umani nella loro manifestazione di estrema fragilità. Alla fine di questa giornata le fazioni in lotta avranno imparato la lezione? Né i mutanti di Evolution, né Dragonfire ci scommetterebbero alcunché.
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