lunedì 28 ottobre 2013
PLUTONE_286° episodio
Il libro maledetto, scritto con il sangue su pelle umana, è in mano al dottor Occulto. Il più potente telepate del pianeta è anche un mago, ma la magia e troppo sfuggente per potersi definire dei veri maestri nel suo ambito. La si potrebbe ritenere un metodo non scientifico per liberare grandi energie, che però continuano ad essere pressoché incontrollabili. Il craft antigravitazionale inventato da Kong è basato sulla scienza, e si sa che utilizza l'energia del suo utente, per consentirgli di levitare. La scopa volante delle streghe permetteva loro di volare, ma forse in realtà erano solo i corpi astrali a staccarsi da terra. Il libro maledetto deve essere studiato, per evitare che i suoi incantesimi vengano scagliati contro gli innocenti. Evolution difende loro, non i deboli. I bambini crescono innocenti, prima di essere corrotti dalla famiglia e dalla società. Lo sguardo innocente di un solo bambino giustificherebbe tutti gli sforzi del super-gruppo. I deboli viceversa sono uomini adulti, che non hanno saputo sfruttare le loro potenzialità, per pigrizia e mancanza di carattere. Occulto medita su questa fondamentale distinzione, mentre sfoglia le pagine del libro maledetto. Poi, come sapeva sarebbe successo, il libro lo assale. Le difese del mutante sono però troppo solide perché le forze necromantiche lo possano danneggiare. Il capo di Evolution lascia tuttavia filtrare una minima frazione della forza devastante, che il libro gli scatena contro. Lo fa per analizzare questa energia, piegandola alla sua volontà, prima che si ritragga come un serpente nella sua tana. Occulto, in questo fuggevole contatto con le energie oscure che si annidano nel libro, ha carpito un segreto, che subito sintetizza in un incantesimo. Alcuni studiosi hanno correlato gli incantesimi e le equazioni, come se una sequenza di parole di singolare assonanza possa agire sull’ordine delle cose. Occulto pronuncia l'incantesimo, mentre i suoi allievi mutanti ed il drago si dispongono attorno a lui, come a proteggerlo dalle aggressioni dell'invisibile. In risposta a quelle parole incomprensibili, l'aria inizia a vibrare come se innumerevoli cristalli fossero entrati in risonanza. Gli animali che vivono ai bordi del lago della Vae Victis avvertono il manifestarsi dell'insolito. Dato che per le bestie l'insolito coincide con il pericolo, si mettono saggiamente al riparo. L'acqua del lago si increspa, nonostante non ci sia vento. Il cacciatorpediniere di Evolution si muove, come spinto da una corrente che in quel lago chiuso non avrebbe motivi di esistere. Poi, al centro del lago, si apre un portale, nel quale l'acqua precipita vorticosamente. Questo fenomeno dovrebbe causare ad un quasi immediato abbassamento di livello del lago, ma così non accade. Il dottor Occulto, Evolution e Dragonfire si recano sul ponte della Vae Victis, per sincerarsi di ciò che sta succedendo, e partecipano con emozioni diverse all'inizio di una nuova avventura. L’incantesimo ha aperto un varco nello spazio-tempo, simile a quelli che vengono attivati dal dispositivo a bordo della Vae Victis. La grande nave da guerra passa dalla luce del giorno alle tenebre assolute. Ora stanno navigando in un mare o in un oceano d’acqua, ma non vi sono altre certezze. L’atmosfera sembra respirabile, quindi Dragonfire può liberare la sua fiamma, senza correre il rischio di incendiare ogni cosa. Dirige una piccola dose del suo plasma caldissimo verso l’alto, per illuminare l’area. Il fuoco del drago, obbedendo ai suoi ordini, forma un globo che vola lentamente verso l’alto. Il dottor Occulto, Ferox, Fulminatore, la Maga e Kong adesso possono rilevare che il loro cacciatorpediniere sta navigando su un apparentemente infinito mare sotterraneo. La volta rocciosa è alta parecchie centinaia di metri sopra il livello dell’acqua. È singolare che l’atmosfera in quella inimmaginabile caverna sia assimilabile a quella terrestre. A bordo della nave ci sono anche la Navigatrice e Nancy, il cui potere è la guarigione. Occulto riflette sui motivi per cui l’incantesimo del libro maledetto li ha dislocati in quel luogo. Prima ancora però occorre accertare su quale mondo trovi collocazione l’oceano sul quale stanno navigando. I super-eroi di Evolution decidono di tentare un’esplorazione. Decollano quindi dal ponte della Vae Victis grazie ai loro craft antigravitazionali, progettati e costruiti dal geniale Kong. Guida la spedizione Dragonfire, che ha la capacità di illuminare il percorso con la sua super-fiamma. Assieme a lui volano la Maga e Fulminatore. La Maga perlustra lo spazio circostante con le sue sonde psioniche, alla ricerca di attività cerebrali. Il drago ed i due mutanti si allontanano, descrivendo un largo cerchio attorno alla nave, ma sotto di loro vedono solo acqua nera. Anche la volta rocciosa sembra essere uniforme, senza camini o stalattiti. Kong utilizza il computer di bordo per contattare Galadriel, che si trova sulla Terra. La connessione però non riesce, forse a causa dei milioni di tonnellate di pietra che li separano dalla superficie. Il dottor Occulto ricorre pertanto alla Navigatrice, le cui doti non sono penalizzate dagli ostacoli fisici. La mutante, sorella di Fulminatore, sposta la sua consapevolezza sul piano astrale. Anche lì non è facile trovare punti di riferimento che conducano alla Terra. Questo significa che Evolution si trova ad una grande distanza, molto superiore a quelle che lei è solita trattare. Sotto la guida di Occulto, Navigatrice intensifica il suo potere. A questo punto si rende necessario anche l’intervento di Nancy, per risanare sul nascere gli effetti dello strass che sta subendo l’amica. Poi finalmente Navigatrice individua, a grandissima distanza, un pianeta, con una sola luna, che potrebbe essere la Terra. A circa metà strada tra il punto d’osservazione e quello che potrebbe essere il pianeta di provenienza dei super-eroi mutanti, ci sono due pianeti enormi; uno dei quali con numerosi anelli. Si trovano quindi chiaramente ai confini del sistema solare, presumibilmente sul più esterno dei pianeti: Plutone. Il libro maledetto ha dislocato la nave ed Evolution a sei miliardi di chilometri dal Sole, nelle viscere di un pianeta che, essendo privo di illuminazione e riscaldamento, dovrebbe essere morto. Invece Dragonfire, Fulminatore e la Maga stanno per incontrare alcune di forme di vita autoctone. La Vae Victis ha acceso le luci di posizione, che la rendono visibilissima in quella tenebra. Dragonfire, Fulminatore e la Maga si lasciano alle spalle la loro casa galleggiante, per tentare di trovare qualcosa che non sia acqua. I terrestri ritengono che un pianeta sia da considerarsi abitabile solo se sulla sua superficie, o sotto, vi sia dell’acqua. I terrestri per una volta hanno ragione. Questo non esclude peraltro che la vita possa assumere forme che trascendono l’immaginazione di chiunque. Gli esseri viventi si distinguono dalle pietre per la loro tendenza ad esplorare. Si potrebbe ipotizzare che ogni forma vivente sia curiosa, intraprendente, o magari invadente. Mammiferi, rettili, uccelli, pesci ed anfibi hanno un sistema circolatorio. Non si può tuttavia escludere che delle forme di vita cristalline assorbano l’energia dall’esterno, e la distribuiscano al loro interno, senza bisogno di mangiare e tutto il resto. Tornando ai nostri eroi, ci sono alcune creature sottomarine che si apprestano a manifestare nei loro confronti una certa curiosità, ma forse anche altre passioni meno simpatiche. Appurato che l’acqua di Plutone è assimilabile a quella della Terra, non deve destare stupore scoprire che in quell’oceano sconfinato nuotino dei grossi animali simili agli squali. A differenza dei loro cugini terrestri, gli squali plutoniani sono completamente ciechi. Nel senso che al posto degli occhi (due anche in questo caso) hanno dei recettori di raggi infrarossi. Visto che in quella grotta quasi senza fine la luce solare non arriva, né in forma visibile, né infrarossa o ultravioletta, sono gli stessi colossi oceanici che provvedono ad illuminare i bersagli, ma solo dopo averli individuati con il loro bio-sonar. Più che vedere Dragonfire attraverso l’acqua, gli squali plutoniani, percepiscono la sua fiamma, che evidentemente ha lunghezze d’onda che trascendono lo spettro visibile dagli umani. Non sapendo di che si tratta, uno dei tre squali lunghi venti metri schizza fuori dal mare, con le fauci spalancate. Sbaglia di poco, inducendo il drago ed i due mutanti a riprendere quota. Non hanno infatti alcun interesse ad ingaggiare battaglia con quei mostri, che giustamente li percepiscono come intrusi. Tre grandi pinne dorsali solcano le acqua scure, dimostrando che i giganteschi pesci hanno voglia di giocare. Intanto sulla Vae Victis Ferox e Kong si preparano a loro volta a volare in esplorazione. Loro però vanno sul sicuro, giacché il radar di bordo ha localizzato un isolotto a meno di un chilometro dalla nave. I due craft antigravitazionali di Kong e Ferox sono dotati di illuminazione e strumentazione adeguata. Avendo ricevuto notizie dal primo gruppo di esplorazione, Ferox e Kong sanno dei grossi squali che nuotano in quelle acque pericolose. Si tengono quindi alti, non sapendo di quanti metri possano balzare fuori dall’oceano In breve raggiungono l’isolotto ed atterrano. Verificano per prima cosa che non si tratti di un rivestimento di qualche tartaruga sovradimensionata, o altri predatori locali. La superficie dell’isolotto è rocciosa, senza la minima traccia di vegetazione, che del resto non potrebbe vivere senza la luce solare. Anche per Ferox è necessario illuminare la strada che percorrono, giacché, sebbene i gatti vedano bene al buio, anche loro hanno dei problemi se le tenebre sono assolute. La piccola isola appare stabile e sostanzialmente pianeggiante. I due mutanti si spingono verso l’interno, alla ricerca di qualche traccia di vita intelligente. Individuano ammassi di pietre, che potrebbero essersi aggregati senza l’intervento di qualcuno. Poi però si bloccano quando si trovano di fronte ad un’alta muratura. Si tratta inequivocabilmente di una costruzione, realizzata con pietre squadrate. Kong studia da vicino quello stile architettonico, nei limiti imposti dalla scarsità di luce. Chiunque abbia progettato e realizzato quella imponente struttura non era umano; lo dimostrano certi angoli che si devono necessariamente definire sconcertanti. Kong conosce molto bene le geometrie terrestri, che sembrano discendere dal rispetto se non addirittura dall’adorazione degli angoli retti. La costruzione che Ferox e Kong stanno osservando ha invece angoli che sembrano mutare; ma può darsi che in parte l’impressione discenda dalle ombre in movimento. Ad un tratto, la donna leopardo soffia, come un grosso gatto, e si colloca automaticamente in posizione d’attacco. Alcune di quelle ombre fluttuanti si stanno avvicinando troppo ai due mutanti di Evolution, che si posizionano schiena contro schiena, per resistere meglio ad un eventuale assalto. Nel silenzio più totale, delle forme quasi fantasmatiche scivolano nell’aria verso i super-eroi della Terra. Come ogni grande felino, anche Ferox trasforma il timore in rinnovata energia. I suoi artigli tagliano l’aria, ma parzialmente anche quelle ombre che non sono inconsistenti come sembrano. Il risultato è che alcune di esse arretrano, come se fossero ferite. Ferox è delusa che non sanguinino, ma può danneggiarle e come inizio non è male. Kong incontra più difficoltà a fare del male alle ombre con i suoi pur potenti pugni. Ottiene qualcosa, ma deve consumare parecchia forza muscolare. Di solito non ha bisogno di armi, ma questa volta gli fa comodo impugnare due dispositivi di sua ideazione. Assomigliano ai tirapugni usati dai teppisti, ma sono molto di più. Sfruttano il principio che fa funzionare i craft antigravitazionali. L’energia mutante dell’uomo bestia di Evolution si riversa nel metallo, che emette una carica repulsiva. A contatto con le ombre viventi, i dispositivi producono uno sfrigolio, che corrisponde ad un veloce arretramento dei nemici. Ferox e Kong sono ancora circondati dai fantasmi plutoniani, che però hanno perduto l’effetto sorpresa. Lo scontro potrebbe andare per le lunghe se non arrivassero Dragonfire, la Maga e Fulminatore. La mutante psionica non partecipa allo scontro, avendo avuto disposizioni dal dottor Occulto di scandagliare quella sorta di castello. Le sue emissioni trovano una certa resistenza nelle mura di pietra, ma alla fine passano oltre. La Maga vede grandi sale praticamente vuote ed altissime, come se all’interno il castello arrivasse ad altezze non immaginabili da chi osservi dall’esterno. Fulminatore invece usa le sue scariche in maniera mirabile, trovando la giusta lunghezza d’onda per fare del male ai fantasmi neri, che alla fine desistono. Adesso è la volta di Dragonfire, che, invece di cercare un portone d’accesso, percuote le grandi pietre, con i suoi pugni capaci di frantumare l’acciaio. La colossale costruzione aliena, che ricorda un maniero abitato da antichi vampiri, sembra guardare dall’alto quei piccoli invasori provenienti da un altro mondo, che hanno l’ardire di distruggere il silenzio e non solo quello. Con un ultimo pugno possente, Dragonfire abbatte l’ultimo diaframma di muratura che lo separa dall’enorme sala che la Maga aveva percepito. Lui ed i quattro mutanti di Evolution camminano su un pavimento che forse mai fu calpestato da piede umano. Sulla Vae Victis, il dottor Occulto, assieme alla Navigatrice ed a Nancy la guaritrice, segue telepaticamente la missione dei suoi allievi.
giovedì 24 ottobre 2013
FUOCO E FIAMME_285° episodio
Ci sono criminali che preferiscono agire da soli; ce ne sono altri che prediligono le bande. Altri ancora concepiscono grosse organizzazioni terroristiche o pseudo-tali. Boris Kuzov è un delinquente solitario. Un pazzo assassino, piromane e tagliagole. La feccia dell'umanità, catturato dopo anni di latitanza e dopo un conflitto a fuoco. I poliziotti non hanno avuto la decenza di ammazzarlo, ma solo di ferirlo gravemente. Lui si è risvegliato dopo parecchi giorni di quasi coma; quattro poliziotti invece no. Boris, come troppi delinquenti, ha una salute di ferro. Come se la Natura ci avesse fatto dono di un predatore para-umano, più cattivo, più forte e più in salute della maggior parte delle sue vittime; anche di quelle giovanissime. I poliziotti più smaliziati hanno compreso da tempo di dover combattere non solo contro i criminali, ma anche contro quegli idioti che si considerano benpensanti. Gli idioti in questione, invece di organizzare ronde a difesa delle strade, fanno il possibile perché la feccia dell'umanità viva "dignitosamente" in galera. A forza di rompere le scatole, gli idioti benpensanti ottengono ciclicamente amnistie ed indulti; così ladri, assassini e finti pentiti, possono replicare ciò che riesce loro meglio. Boris Kuzov però è stato condannato all'ergastolo, nonostante le ripetute manifestazioni di piazza degli sfaccendati di cui sopra; e fortunatamente un ergastolano non può essere scarcerato perché le carceri sono piene. Lui però in galera ci sta bene, imponendo la legge della minaccia e della paura a carcerati e secondini. Non sapeva di avere dei fans, fino ad oggi almeno. Due donnine, sufficientemente sceme, si sono infatti presentate per incontrarlo. Se la detenzione fosse regolata da persone dotate di senso comune, a nessuno dovrebbe essere concesso di colloquiare con chi abbia commesso delitti gravi. Purtroppo i benpensanti cretini eleggono parlamentari, che amano prendere mazzette anche dai parenti dei delinquenti. In sostanza, Boris il tagliagole incendiario incontra le due donnine stupide, che, per la loro stupidità, meriterebbero un terzo delle sevizie che il loro idolo ha dispensato all'ultima vittima. Basterebbe quel terzo per ucciderle malamente. Quando torna in cella, Kuzov inizia a formulare un piano: agire per interposta persona. Convincere i suoi fans ad inscenare delitti simili ai suoi. In questo modo, qualche fesso potrebbe iniziare a sospettare che lui sia veramente una vittima della società, ingiustamente incarcerata. Boris ride a crepapelle, pensando che la mamma dei cretini è sempre incinta. Potrebbero addirittura rifare tutti i suoi processi. Lui si presenterebbe con il capo chino, fintissimo pentito, puntando all'assoluzione piena. Un piano semplice, ma concreto. Trascorre una settimana, e una donna delle pulizie viene trovata bruciata, all’interno di un ascensore. Gli assassini sapevano che la loro vittima sarebbe salita su quell’ascensore alle 18 circa. Le indagini della polizia scientifica dimostrano che un ordigno incendiario è strato posizionato sul tetto dell’elevatore. Quindi i criminali hanno agito calandosi nella tromba dell'ascensore dall’alto, dopo averlo bloccato. Un incendio doloso, che ai profiler più attenti e cervellotici ricorda lo stile di Boris Kuzov. Come previsto ed organizzato dal criminale, qualche giornalista prezzolato azzarda che ci sia in circolazione un emulatore. Qualcun altro azzarda che in galera ci sia un innocente. L’addetta alle pulizie, che ci ha rimesso la vita, era una vicina di casa di una delle due tizie che erano andate a trovare Boris in carcere. Come già dimostrato da numerose rilevazioni, gli omicidi ed i delitti in genere colpiscono persone note ai delinquenti. Quasi sempre; fanno eccezione i pazzi che sparano dai palazzi o in mezzo alla strada. Il super-computer Galadriel analizza tutti i movimenti di Kuzov, e sono pochi, giacché è ospite delle patrie galere. Le due ragazze stupidotte che lo hanno visitato in carcere sono viceversa sospettabili di favoreggiamento. Per evitare un altro efferato delitto, Galadriel traccia i movimenti di tutti i vicini di casa, parenti, amici e congiunti delle due indiziate. Il super-computer sospetta che chiunque abbia concretizzato il primo delitto incendiario ne stia preparando un altro. Quello è il modus operandi di Boris Kuzov, nella parte della sua esistenza dedicata alla piromania. Prima tagliava le gole, piantava pugnali nelle viscere, e sparava in testa a uomini e donne. Poi il fuoco ha iniziato ad esercitare un grande ed esclusivo fascino sulla sua animaccia nera. La seconda vittima è un passante apparentemente casuale, che si ferma ad ascoltare una specie di attore da strada. Galadriel sa che i passanti casuali non esistono, ma non è possibile riempire le strade di un esercito di poliziotti, necessari ad evitare ogni possibile atto criminale. Il passante casuale in realtà era stato un insegnante di una delle due fans di Boris. L’attore da strada, che indossa una maschera, gli getta addosso un liquido infiammabile, al quale appicca il fuoco. L’assassino si allontana, senza essere in alcun modo ostacolato dalla folla, in preda allo shock. Capita sovente che la gente comune sia preda di un’indecisione così totale. Questa volta tuttavia sulle sue tracce c’è la detective Lucrezia, che è dotata di poteri felini ottenuti dalla simbiosi magica con la donna leopardo Ferox. Per la poliziotta è facile seguire le tracce del criminale, non facendosi scorgere. Dai tetti, Ferox li tiene d’occhio entrambi. La mutante felina e la poliziotta sono decise a trovare la base operativa dei piromani. Il tizio, che ovviamente si è levato la maschera, si guarda attorno, prima di entrare in un portone piuttosto anonimo. Lucrezia aspetta prima di seguirlo, caso mai si fosse posizionato nell’androne o sulle scale, con un’arma in pugno. Ferox sorveglia gli abbaini, nell’eventualità che i locali che il piromane cerca di raggiungere si affaccino sul tetto. Dopo anni di caccia ai malvagi, la donna leopardo ha capito che si comportano come animali feroci, e gli animali feroci si rintanano in posti che consentano loro di controllare, da una posizione di vantaggio, l’arrivo dei nemici. Lucrezia e Ferox sono capaci di colloquiare brevemente per via telepatica. La mutante di Evolution aspetta che la sua simbionte salga le scale, per realizzare un attacco da due direzioni. Il criminale raggiunge alcuni complici; si riuniscono in un grande stanzone mansardato. In quel posto si sentono al sicuro, come se stessero in una baita in alta montagna. Sbagliano. Lucrezia spara alla serratura ed irrompe. Ferox strappa la finestra di uno degli abbaini, balza subito dopo sul pavimento dello stanzone. La poliziotta dovrebbe cercare di arrestarli vivi, o quasi, ma loro non si mostrano in alcun modo collaborativi. Si tratta di un invito impliciti a Ferox, affinché somministri la sua messe di morte. Quei teppisti armati sono dei fanatici, altrimenti si sarebbero già arresi. Il piccolo scontro dura poco più di un minuto. Alla fine, sul pavimento insanguinato giacciono i corpi sventrati dagli artigli di Ferox, e da quelli più piccoli ma sufficientemente letali di Lucrezia. Il locale viene scandagliato dalla polizia, alla ricerca di ogni informazione sull’organizzazione di piromani, emuli di Boris Kuzov. I sospetti si concretizzano quando si scopre che i delinquenti si incontravano saltuariamente in quello stanzone preso in affitto. Il padrone di casa inoltre afferma di non avere mai avuto contatti con chi abitava nella sua proprietà. La deduzione è semplice: la vera base operativa deve ancora essere scoperta e bonificata. La polizia si aspetta nuovi attentati, ma i piromani non fanno parte di quei criminali da telefilm che annunciano le loro mosse. Sono stati bravi a nascondere le loro tracce, ma il loro prestanome è seguito passo a passo da Galadriel. Esiste peraltro la possibilità che i piromani tentino di eliminarlo, per cancellare ogni eventuale indizio che conduca a loro. I fans del galeotto Boris hanno infatti collocato un dispositivo esplodente sotto l’auto del malcapitato. Si sono mossi molto bene, utilizzando quei cellulari prepagati che sembrano inventati proprio per favorire il crimine. Eppure anche quei piccoli aggeggi monouso agganciano delle celle, e quelle celle sono tenute sotto controllo dalla polizia federale. I profiler dei federali sono ancora più dispersivi di quelli della polizia, dato che seguono molti più corsi di aggiornamento. Lucrezia arriva prima di loro all’auto del fiancheggiatore, grazie all’aiuto di Galadriel. Il dispositivo incendiario è attivato da un telecomando, azionato da uno della banda. La detective blocca la vittima sacrificale, prima che salga a bordo della trappola mortale. Il tizio con il telecomando attiva comunque l’ordigno, sperando di farcela comunque ad eliminare il suo bersaglio. Non riuscendoci, decide di tentare il tutto per tutto. Impugna una pistola, pronto ad usarla. La mutante Ferox però è in agguato: una belva silenziosa e letale. Quando, mezz’ora dopo la polizia trova il corpo sventrato del delinquente, non immagina come sia andata, né chi sia stato. Non sapranno mai, perché di certo Lucrezia non riferirà che la sua simbionte gli aveva dato una possibilità di arrendersi. La detective conosce benissimo Ferox, ed è certa che lo abbia fatto solo per avere la scusa di ucciderlo. Mentre lui puntava la pistola, con il dito sul grilletto, la donna leopardo era già balzata verso di lui. Non è stato un bello spettacolo, per stomaci delicati. Il fiancheggiatore a questo punto è più che disposto a vuotare il sacco. Nel frattempo però accade che uno stupido profiler ottenga di parlare con Boris Kuzov. Si sente uno in grado di imbambolarlo a parole. Invece gli volta le spalle una sola volta, che è una volta di troppo. Kuzov gli spezza il collo, con una mossa brutale. Quindi estrae un bisturi, che aveva trafugato in infermeria, e con esso sgozza senza pietà tre poliziotti di guardia nel locale accanto. A conclusione della giornata, l’evaso Boris Kuzov si incontra con i suoi fans piromani, deciso a guidare personalmente una campagna di terrore. Il giorno dopo, domenica, alcuni abitanti della città scoprono che la strada che percorrono solitamente è bloccata da una festa di quartiere. I residenti che sono anche genitori colgono la palla al balzo, pensando che ai loro figli potrebbero piacere quei grossi scivoli gonfiabili. Si sparge la voce, e nel pomeriggio inoltrato la via si riempie di famigliole vocianti ed allegre. È stata una bella idea organizzare quella specie di festa patronale, in città. L’atmosfera da sagra paesana contagia anche i più musoni, che si fermano a guardare i bambini che si divertono sui tappeti elastici. Purtroppo ci sono persone che odiano la felicità altrui, perché riescono ad essere felici solo facendo del male ed uccidendo. Un terrorista incendiario della banda di Kuzov è disposto finanche a morire, pur di procurare grande sofferenza agli innocenti. Il suo capo gli ha spiegato che il suo attentato sarà un diversivo; gli ha anche detto dove avrà luogo in varo massacro. Tanto si porterà il segreto nella tomba. Inutile cercare di capire cosa muova i pazzi; è sufficiente rimuoverli dall’esistenza. C’è una mutante che ha la facoltà di scandagliare tutte le menti presenti, scoprendo chi non è lì per divertirsi. Anche alla Maga però occorrerebbe troppo tempo per scansionare approfonditamente centinaia di cervelli, se non fosse stata addestrata dal grande telepate e mago conosciuto come dottor Occulto. La mutante ricorre ad un semplice incantesimo, senza bisogno di agitare le mani ed accendere calderoni. Così quando il pazzo, con uno zaino sulle spalle, ritiene sia giunto il momento di fare una strage, la Maga lo paralizza con un solo gesto. Lui non prova alcun dolore, ma si sente strappato fuori dal suo stesso corpo. La mutante psionica di Evolution vuole sapere del vero attentato, ed il pazzo non può ostacolarla. I passanti non capiscono cosa stiano facendo quei due, che si fissano negli occhi, immobili. Si dice che la pazzia renda più forti; forse è per questo che il terrorista, sebbene la sonda mentale della Maga gli perfori il cervello, sogghigna ancora. Ma lei non ha tempo da perdere con quel cretino, e si limita ad impiegare sempre più potere, fino ad estrargli a forza l’informazione. Poi lo lascia andare; il pazzo scivola a terra, in preda a dolori fortissimi. Qualcuno chiama un’ambulanza, ma l’emorragia cerebrale è troppo estesa per potere salvare quella vita, peraltro nociva. Boris Kuzov guida personalmente un’autocisterna piena di carburante per aerei. Il suo obiettivo è lo stadio di calcio, dove si giocherà una partita molto importante. Sugli spalti si attendono decine di migliaia di spettatori. Facendo esplodere la cisterna al centro del campo di calcio si dovrebbe ottenere una detonazione in grado di fare una strage. Il coronamento della vita di un piromane. Kuzov sfonda i cancelli, per portare l’autocisterna al centro del campo. Uno strano silenzio lo accoglie, giacché la gente è stata fatta sfollare. Ma non è solo: Dragonfire lo attende, per spiegargli che gli umani non dovrebbero giocare con il fuoco. Il possente drago di Evolution investe l’autocisterna ed il suo conduttore con la sua super-fiamma. L’ordigno non fa in tempo a deflagrare, perché il calore immane vaporizza il combustibile, scatenandone la potenza verso l’alto. Il metallo si squaglia come burro, rendendo il campo di gara impraticabile per alcune giornate. La vampata che dallo stadio sale verso il cielo, per centinaia di metri, segnala la fine appropriata di un folle adoratore del fuoco.
domenica 20 ottobre 2013
L'AMEBA CI RIPROVA_284° episodio
Bbort è il suo nome. Si tratta di una grande massa protoplasmica nerastra e ribollente, che recupera consistenza e coraggio, dopo la batosta subita ad opera di Dragonfire. Sebbene si sia dimostrata capace di fagocitare cose vive e cose non vive, Bbort è stata bruciata dall'invincibile plasma del drago di Evolution. Solo i suoi poteri demoniaci le hanno consentito di tornare al suo inferno di provenienza. Ridotta ai minimi termini, l'ameba nerastra sguazza in una palude che ha il colore e forse anche il sapore del sangue umano. Bbort è pressoché immortale, dato che integra le parti ferite ed asportate con estrema facilità. Per quello che concerne la degenerazione cellulare, che gli umani chiamano invecchiamento, i demoni ne fanno volentieri a meno. A differenza degli organismi biologici terrestri, i demoni non sono programmati per crescere, riprodursi ed andare successivamente in malora. Per Bbort, la riproduzione significherebbe solo sdoppiarsi in due mezze Bbort, ma perché dovrebbe farlo? I demoni non risentono dell'imperativo naturale di combinare i geni con altri soggetti della stessa specie, per sperimentare evoluzione ed involuzione. I demoni sanno benissimo che l'evoluzione progressiva è un mito degli sciocchi umani. Se quei bipedi, poco difformi dai loro progenitori scimmieschi, conoscessero la storia al di là delle poche migliaia di anni dei loro penosi ricordi, saprebbero che anche sulla Terra ci sono state numerose ascese e cadute. Gli abitatori dell'inferno che chiamano Ggredfw si sono manifestati sulla Terra più volte, tra una glaciazione e l'altra. Giacché i demoni Ggredfw sono dei mutaforma, hanno dato origine a numerose leggende di mostri in grado di succhiare il sangue, mangiare la carne, sbriciolare le ossa, infilarsi nel cervello o suscitare la paura, pur rimanendo senza forma. Bbort nei millenni ha strappato arti, frantumato colonne vertebrali, versato fiumi di sangue, assaggiato tessuti delicati o coriacei. Bbort ha peraltro notato che gli umani facevano e fanno anche di peggio. I bipedi post-scimmieschi spelacchiati attribuiscono ai demoni il male che coltivano amorevolmente in se stessi. La Maga, durante la battaglia tra Evolution e Bbort, ha tentato di friggergli il cervello, senza peraltro trovarne uno. Non significa che Bbort sia un essere privo di pensiero, come del resto non è detto che la presenza di un cervello nel cranio di un umano lo renda capace di pensare. Bbort analizza, riflette e deduce a suo modo. Nel corso del combattimento con Dragonfire ha compreso come fosse il caso di ritirarsi; adesso l'ameba decide sia giunto il momento di riaffacciarsi su quel pianeta, che nei millenni è stato per lei fonte di tante soddisfazioni. Il varco creato dal libro maledetto si apre e si chiude in base a leggi fisiche che gli umani sono ben lungi dal comprendere. I demoni Ggredfw invece sono in perfetta sintonia con quelle pulsazioni energetiche. Per Bbort è uno scherzetto opzionare un varco nello spazio-tempo, nel quale infilare uno dei suoi tentacoli nerastri. Tuttavia, dato che la volta scorsa questa strategia non ebbe successo, l'ameba sceglie di manifestarsi in più posti contemporaneamente. Per cui i tentacoli che sbucano dall'inferno Ggredfw sono ben sette. Non sapendo che la Terra in realtà dovrebbe chiamarsi “Acqua”, quattro manifestazioni dell’intraprendente demone-ameba compaiono in fondo agli oceani. Bbort non respira ossigeno, né azoto e neppure anidride carbonica; per cui sott’acqua non soffoca. Si guarda attorno, con i suoi sensori posizionati su antenne tentacolate, senza individuare umani, case ed automobili, ma solo pesci abissali. L’enorme pressione dei chilometri d’acqua che la sovrastano appiattiscono le quattro Bbort, che strisciano sul fondo oceanico simili ad una melma. Gli altri tre pezzi di Bbort escono viceversa dal varco dimensionale in tre grosse città, piene di traffico, smog e gente urlante. Una specie di inferno che a Bbort ricorda il mondo conosciuto come Ggredfw: l'inferno che chiama casa. Così, mentre i quattro pezzi di ameba appiattita cercano di fagocitare crostacei e molluschi, ignorando sostanzialmente la pressione dell’acqua, gli altri tre segmenti accrescono le loro masse, mangiando pneumatici di auto, moto e camion, ma anche cespugli, erba ed alberi ornamentali. Bbort 1, a cinquemila metri di profondità, trova una sorgente di acqua caldissima, evidentemente collegata ad un circuito lavico. Bbort 2 è viceversa capitata in una fossa molto più profonda, dalla quale è difficilissimo uscire. Bbort 3 viene avvistata da alcuni squali degli abissi, che, incuriositi, iniziano ad assaggiarla. Bbort 4, infine, si è adagiata su una scogliera corallina, ed inizia a mangiare tutti i delicati animaletti che incontra. Bbort 5 è stata attirata dalle recenti attività terrestri del varco dimensionale. Di conseguenza, si trova a terrorizzare la stessa città che i J-six hanno adottato come terreno di caccia. Come se non bastasse, Bbort 5 incontra anche gli insettoidi, che con i J-six non si erano lasciati da amici. Quando Bbort 5 vede arrivare gli insettoidi ipotizza che siano buoni da mangiare. L’ameba in fin dei conti è quel che è: un protoplasma che mangerebbe qualsiasi cosa sia in grado di digerire; e per scoprire se una cosa sia commestibile, l'ameba la fagocita. Gli insettoidi si avvicinano troppo a Bbort 5, che ne afferra tre con i suoi tentacoli nerastri e pulsanti. Gli altri esapodi volanti, che evidentemente hanno sviluppato un certo spirito di corpo, aggrediscono il mostro nerastro, graffiandolo con i loro artigli avvelenati. Bbort 6 si è arrampicata su un enorme palazzo, mettendo in difficoltà l’esercito, sollecitamente accorso. Non possono sparare con cannoni e mitragliatrici senza danneggiare l’edificio, e ferire o addirittura uccidere i residenti. Ultima porzione della Bbort primigenia, la numero 7, emerge dal lago artificiale, che la Vae Victis considera suo territorio di caccia. Elefanti, rinoceronti, ippopotami e coccodrilli, solo per citare gli animali più grossi, escono dal lago, per evitare di scoprire di cosa sia fatta quella robaccia nera e ribollente. Ma torniamo un attimo a cinquemila metri di profondità, dove la Bbort 1 si trasforma in una specie di serpente, per risalire il condotto dell’acqua sempre più calda. L’ameba riesce ad assorbire l’energia termica ed a prosperare. Purtroppo per lei, la fonte di tutto quel calore decide di eruttare, e la prende in pieno. Le altre sei manifestazioni della Bbort mamma si sentono improvvisamente come se avessero perso un familiare molto stretto. La prima delle Bbort frigge, cuoce e si frantuma, rilasciando tanti bei frammenti di pseudo-carne, molto apprezzata dagli abitatori del fondo oceanico. La Bbort 2, ripresasi dal lutto, torna lentissimamente ad arrampicarsi fuori dalla fossa oceanica, profonda oltre diecimila metri; a quella velocità, in una trentina d’anni potrebbe arrivare in superficie. Bbort 3, stanca di farsi assaggiare dagli squali, inizia a fare valere la sua voracità infernale. Tuttavia, invece di divorare lo squalo che le era capitato a tiro, lo pervade, creando una nuova forma di vita caratterizzata da un bruttissimo carattere. La Bbort 4 non si limita a mangiare, ma sviluppa una sorta di curiosità per il singolare ecosistema sul quale si è adagiata. Quasi una roccia vivente; apparentemente una pietra variamente bucherellata, che pietra non è. L’ameba Bbort 4 cerca, per qualche motivo insondabile, una simbiosi con il corallo, assimilandosi ad esso. Scopre un mondo molto più vario ed interessante dell’inferno Ggredfw dal quale proviene. In breve, l’ameba nata per uccidere diventa tutt'uno con la barriera corallina, e nel farlo conosce la beatitudine. Le tre porzioni terrestri della Bbort sono invece più inclini alla violenza ed al massacro. I J-six si uniscono alla battaglia degli insettoidi contro la Bbort 5. Gli insettoidi trovano schizofrenico il comportamento di quegli umanoidi contro i quali hanno appena lottato aspramente. I demoni tuttavia sono esseri pragmatici, e tutti i contendenti rientrano nella categoria dei demoni. John, Jack, Jeff, Jim, Jordan e Jude si sentono più furbi degli insettoidi, che non paiono avere assunto alcun nome proprio. John ha la faccia ed il fisico di un famosissimo attore, che ha interpretato film su pugili e soldati fuori di testa. Adesso mostra meno i pettorali e gli addominali; ha piuttosto ripiegato sulle pistole con il calcio in madreperla. Jack ha la faccia ed il fisico di un attore più giovane, ma meno famoso. Lanciare i coltelli non gli impedisce di fare a pugni e di sparare benissimo. Gli altri sono comprimari di lusso, in questo gruppo di macho. La Bbort 5 ha già raggiunto dimensioni impressionanti, ma è presa di mira da armi di tutti i tipi, e da artigli avvelenati. La Bbort 6 ha raggiunto la cima di un grattacielo, che risale a oltre mezzo secolo fa. Un grosso grumo nero, che si agita con tutti quei tentacoli. Poi, non si sa in base a quale input, la Bbort 6 assume le sembianze di un enorme scimmione. Forse lo fa per poter emettere suoni gutturali e grida scimmiesche. Ci riesce benissimo, ed attira l’attenzione dell’aeronautica militare, che gli spara addosso. I proiettili traccianti però si limitano ad attraversare lo scimmione-ameba. Servirebbero dei missili incendiari, per mettere in difficoltà quel mostro. Oppure ci vorrebbe il più forte tra i super-eroi: Dragonfire; ed il drago di Evolution arriva in quel frangente, volando sul suo craft antigravitazionale. L’alieno verde non disdegna lo scontro fisico, anche con mostri molto più grandi di lui. Di solito, Dragonfire non inizia i combattimenti impiegando le sue fiamme caldissime. Questa volta fa un’eccezione, ma solo per evitare che la sua nemica ameba torni ad essere sfuggente. Una specie di cottura preventiva. La Bbort numero 7 si appiattisce sul lago della Vae Victis, fino a galleggiare. Avanza, sospinta dagli pseudopodi che ha estroflesso, decisa ad abbordare la base di Evolution. La Vae Victis si oppone, sparando con i suoi cannoni di bordo. L’ameba primigenia ha sopportato agevolmente colpi di armi da fuoco di calibro decisamente inferiore, ma quelli che le piovono addosso sono proiettili esplosivi. La Bbort numero 7 sparisce quindi in uno scoppio di schiuma nerastra, che precipita in minima parte sul fondo del lago. Potrebbe con molto impegno e pazienza riorganizzarsi, se i pesci ed i granchi non divorassero quel poco che resta di lei. La quinta Bbort ed i suoi attaccanti sono giunti ad uno stallo. Lei non riesce ad afferrare nessuno di loro, ma né i J-six, né gli insettoidi mettono a segno colpi sufficientemente dirompenti. Dragonfire viceversa ha assestato alcuni pugni fortissimi sulla grossa testa dello pseudo-gorilla, che è il frutto del riassemblamento della Bbort 6. Il colossale animale, giacché ha rinunciato ad aderire al grattacielo come un’ameba, subisce l’attrazione gravitazionale. Cade sempre più velocemente, per oltre cento piani. L’ameba proveniente dall’inferno Ggredfw con ogni probabilità ha una scarsa conoscenza della gravità terrestre. Il suo luogo di nascita è infatti uno stato semi-fluido, senza un sopra ed un sotto, come lo intendono gli abitatori della Terra e degli altri pianeti. Non impatta sull’asfalto perché anche quella città è soffocata dal traffico continuo delle auto, dei camion, dei bus e delle moto. Non tutti i conduttori dei mezzi a motore minacciati dalla possibile precipitazione della Bbort 6 hanno capito di doversi levare da sotto. Per cui lo pseudo-gorilla stritola, al termine della sua caduta, parecchi automezzi, ma anche qualche essere umano non sufficientemente sveglio. La pavimentazione stradale, che non può resistere all'urto, collassa e sprofonda. Quando Dragonfire lo raggiunge, il mostro nerastro sta cercando di uscire da una galleria della metropolitana. Il drago di Evolution approfitta del vantaggio per assestargli una micidiale codata, che gli frantuma ossa di diversa lunghezza e spessore. Poi il treno automatico della metropolitana irrompe sulla scena, finendo addosso al monumentale gorilla. I passeggeri si salvano dallo scontro tremendo solo perché l’effetto della fiammata di Dragonfire era volutamente limitato. Il gorilla sta tornando ameba, e la consistenza molliccia della stessa non oppone grande resistenza alla motrice elettrica. Ciò che resta della Bbort 6 è ora appiccicato e spalmato in giro, in un raggio di centinaia di chilometri. Il drago di Evolution non può sterilizzare con la super-fiamma quelle componenti ancora attive, poiché il suo obiettivo immediato è di estrarre i feriti dalla metropolitana. Nel frattempo, con lentezza e discrezione, le innumerevoli pozzanghere prodotte dallo spiaccicamento dell’ameba spariscono nelle fessure del terreno, per riaggregarsi più in profondità. La quinta Bbort, che mantiene un contatto di qualche tipo con ciò che resta delle consorelle, adotta anch'essa una strategia di fuga. I sei “J” inizialmente la inseguono, ma perdono quasi subito interesse alla disputa. Gli insettoidi rimasti in circolazione si collocano in volo stazionario, a qualche metro dai J-six, dei quali ovviamente non si fidano. La decisione finale spetta a John, che, stanco di fumare quel suo sigaro puzzolente, propone ai suoi cinque accoliti di andare a mangiare. Ai mutaforma provenienti dall’inferno Ggredfw a quest’ora della giornata interessa solo scoprire di cosa si nutrono quei sei umani, che loro stanno interpretando così bene.
mercoledì 16 ottobre 2013
L’ARRIVO DEI J-SIX_283° episodio
Quando Evolution ha consegnato alla polizia i sei demoni, giunti nel nostro piano dell'esistenza per nutrirsi del terrore, si è posto il problema di dove incarcerarli. Si tratta di mutaforma, che hanno combattuto e perso interpretando la parte di licantropi. Metterli in cella con criminali umani sarebbe interessante, ma susciterebbe polemiche considerevoli. I difensori dei diritti civili, che spesso tutelano i criminali, invece di pensare alla gente che muore di fame, si offenderebbero a morte se i licantropi giunti da un altro mondo facessero colazione con stupratori e rapinatori. Sarebbe peraltro una interessante soluzione contro il sovraffollamento nelle patrie galere. I sei pseudo-licantropi sono stati quindi alloggiati in celle singole, che nelle carceri sono un lusso. I detenuti decisi ad iniziare una sommossa sono stati invitati a condividere la detenzione con i nuovi arrivati; risultato: si sono calmati quasi subito. Le guardie carcerarie hanno avuto ordine di nutrire i mostri, senza avvicinarsi troppo alle celle. Facile a dirsi, ma non a farsi. Gli pseudo-licantropi dal canto loro non hanno perso il vizietto di suscitare terrore del quale nutrirsi. Ai demoni-lupo la detenzione non è pesata più di tanto, giacché di emozioni forti in galera ne circolano parecchie, tra le guardie e tra i ladri. Adesso sono molto più forti di quando sono sono stati catturati. Sono quasi sicuramente in grado di strappare le sbarre, e di scappare. Il problema è che non sono certi di poter sopravvivere alle pallottole delle pistole e dei fucili degli umani. I demoni-lupo devono formulare un piano, ma non sono esattamente degli strateghi. Giunge in loro aiuto Zlljr il cospiratore, in un momento di riposo del suo corpo ospite. Si era ripromesso di fare evadere i demoni-lupo, per disporre della loro manovalanza. Zlljr prende quindi il controllo delle operazioni, operando sul piano astrale. In un batter di ciglia giunge alla struttura di detenzione, e subito i sei mostri si immobilizzano, ponendosi in attesa dei suoi ordini. Ognuno di loro è capace di emettere un'ondata di energia, in grado di stordire anche una mutante forte come Ferox. Assieme, gli pseudo-licantropi possono abbattere come birilli tutti gli umani nel raggio di alcune centinaia di metri, senza trovare alcun ostacolo negli spessi muri. Zlljr coordina quelle sei menti forti ma sprovvedute, cosicché proiettino in tutte le direzioni le loro energie, contemporaneamente. D'un tratto dalle celle cessano di provenire quei suoni più simili a muggiti e ragli, che non a parole di senso compiuto. Anche le guardie interrompono di botto le loro attività culturali e ricreative: guardare la tv, leggere giornali sportivi e fumetti. Lo stordimento di massa durerà meno di un'ora; i demoni-lupo piegano le sbarre delle porte delle loro celle, ed escono. Esultano, ululando, dato che per loro essere liberi significa cercarsi altri guai. Zlljr, che è presente solo nella sua forma eterea, torna da Flavio, che si è svegliato. I demoni-lupo adesso possono esplorare più liberamente ciò che li circonda. Tuttavia, ricordando la recente batosta ad opera di Evolution e dei Giovani Licantropi, ritengono sia il caso di assumere altre sembianze. Un televisore sta trasmettendo un film d’azione, nel quale ci sono dei tizi che sparano ad altri tizi. Esplosioni diffuse, corse in automobile, scazzottate; i sei mutaforma hanno un’idea: si assimileranno a quelli che nel film sopravvivono. C’è John il capo, Jack il lanciatore di coltelli, Jeff il lottatore, Jim l’esperto in mitragliatrici, Jordan l’acrobata e Jude il pilota. I J-six marciano baldanzosamente alla ricerca di qualcosa da sfasciare. John è quello che tiene a basa gli altri cinque, che altrimenti passerebbero il tempo a litigare tra loro. Jude il pilota adocchia una bella automobile, massiccia e sgargiante. Non avendo mai guidato alcun veicolo di quel tipo, Jude deve ricorrere alle sue attitudini demoniache. Interroga la macchina, e da essa ottiene le informazioni che cerca. Mette in moto il motore, senza peraltro disporre della chiavetta d’accensione; poi la macchina parte sgommando e sbandando. Passando davanti ad un’armeria, decidono di rifornirsi. Entrano, senza destare particolare allarme, nonostante le loro facce siano le stesse degli attori del film che li ha ispirati a diventare i J-six. L’armeria è frequentata da soggetti anche più strani di loro. Tutti i presenti sono affascinati dal grande quantitativo e dalla varietà delle armi esposte: pistole, fucili, mitragliatori, oltre a lame di tutti i tipi, che fanno la gioia di Jack. I gestori del negozio sono felici, immaginando di vendere parecchi aggeggi a quei sei sosia di attori più o meno famosi. Peccato che non sia nelle abitudini né nel carattere dei demoni pagare per ottenere cose che possono portare via gratis. Si accende quindi una rissa, tra i J-six e tutti gli altri presenti nel grosso esercizio commerciale. Dapprima volano sberloni, poi pugni; si passa quindi alle armi bianche, e Jack si impegna fino in fondo di recitare la sua parte. La polizia riceve la segnalazione, e si precipita in loco con due autopattuglie. I J-six però sono stati troppo veloci; sul pavimento e sul bancone i poliziotti trovano parecchi omaccioni pelati e tatuati, storditi con pugni che, a sentire loro, sembravano di ferro. C’è anche qualche ferito di striscio da coltelli da lancio; giusto per provarli. Zlljr il cospiratore mantiene un contatto mentale con i J-six, e trova promettente che i suoi scagnozzi abbiano smesso di fare i licantropi. Quando diventerà un personaggio pubblico, ricco e discusso, avrà bisogno di loro come guardie del corpo. Prima però deve lanciare il soggiogato Flavio come conferenziere. Zlljr ha capito che tutti i politicanti si fanno conoscere e cercano finanziamenti per mezzo di convegni su argomenti vari, che sfociano in discussioni il più delle volte sterili. Flavio come previsto è stato licenziato. I suoi conoscenti lo hanno perso di vista, da quando si è trasferito nella nuova tana, che è una sorta di bozzolo di rigenerazione. Nei giorni successivi Flavio commissiona molti manifesti, che annunciano la sua prossima serie di conferenze. Chi lo riconosce dalle foto, mostra stupore e diffidenza. Quasi tutti i passanti fanno poco caso all’ennesimo spreco di carta. Quelli che di certo parteciperanno alla conferenza inaugurale sono gli adepti che Zlljr ha finora accalappiato su Internet. Un uditorio ben disposto sopporta i piccoli imprevisti, tipo il mancato rispetto dell’orario d’inizio. Anzi può darsi che il ritardo sia parte integrante dello show. Quando Flavio entra il sala, la gente si alza in piedi per applaudirlo, come se avesse già parlato ed avesse trasmesso loro grandi verità. Lui è l’avatar di Zlljr il cospiratore. Il demone giunto sulla Terra per destabilizzarla esalta i mortali con chiacchiere di poca sostanza, ben sapendo che i suoi interlocutori hanno un basso livello di concentrazione. Non importa ciò che si dice, bensì come lo si dice. La storia si ripete, e chi ha abbastanza memoria si ricorda di un aspirante dittatore, che iniziò la sua ascesa imbonendo la folla nelle birrerie. Chissà, forse anche allora quello che stava arringando la folla era solo un involucro per un demone cospiratore, pervenuto al nostro mondo attraverso un varco che adesso si è riaperto. Il libro maledetto lo ha attivato, ma non lo ha chiuso. Il tomo con pagine di pelle umana, scritto con il sangue, si trova nella base di Evolution, dove Dragonfire e la Maga lo hanno portato. Il dottor Occulto lo ha bloccato in un campo di stasi, che gli impedisce di estendere i suoi poteri. Il varco dimensionale però agisce come se avesse vita propria. Si è nascosto in presenza della Maga ed è rimasto tale anche quando il drago di Evolution ha risolto la battaglia serrando il libro maledetto nella sua stretta invincibile. Tentacoli nerastri sbucano nel nostro mondo; in cima ad ogni tentacolo c’è un enorme occhio giallastro, da rettile, che osserva attentamente ciò che lo circonda. Una massa ribollente sembra in procinto di tentare una replica dell’invasione dell’ameba mangiatutto. Tocca invece ad alcuni insettoidi superare il varco tra i mondi. Neri, gialli e rossi, sono lunghi un metro e mezzo ognuno. Quattro antenne, su una testa oblunga, apparentemente priva di occhi. Due paia di ali, in gradi di estendersi fino a tre metri per ogni lato del corpo corazzato. Le zampe sono sei, come negli insetti, ma terminano ognuna con tre artigli velenosi. Ronzano come una moltitudine di api, e partono alla ricerca dei loro colleghi dispersi: gli ex demoni-lupo, attualmente nelle vesti dei J-six. Il varco dimensionale, apertosi in una cantina buia e profonda, si chiude e si disloca altrove. Gli insettoidi assalgono la porta di legno, graffiandola con i loro artigli. Il veleno attacca le cellule vegetali morte da tempo, riducendole in segatura. Poi i mostri si aprono la strada fino a sbucare su un marciapiede, dopo avere divelto una grata metallica. La gente urla e scappa, giustamente allarmata dalle dimensioni degli insettoidi. La loro aggressività è percepibile in ogni movimento. All’inizio se la prendono con le auto in sosta e con quelle in movimento. Non distinguono gli esseri viventi dalle macchine, ma stanno imparando. Strappano i cofani, distruggono i motori, addentano gli pneumatici. In breve i ferocissimi esapodi saturano la strada di vetture inutilizzabili. Gli automobilisti riescono a scappare solo perché i mostri non li hanno ancora assaggiati. Gli insettoidi digeriscono anche la gomma, ma la carne ed il sangue quasi sicuramente sarebbero maggiormente graditi. Poi arrivano i J-six, che non sanno di essere l’oggetto della ricerca della torma demoniaca. I demoni in forma umana non sono capitati lì per caso. Il portale li stava inseguendo, e si è aperto per favorire questo incontro. I J-six interpretano il ruolo di sei umani ammazzasette. Colpa o merito di un film che i secondini stavano vedendo in tv. I J-six sono i buoni, gli insettoidi sono i cattivi. John, Jack, Jeff, Jim, Jordan e Jude estraggono pistole e pugnali, pronti alla battaglia. Gli insettoidi agitano le antenne, come i cani agiterebbero le code. Sono contenti di avere preso contatto con quelli che erano stati mandati a cercare. L’imprevisto è che i sei “J” aprono il fuoco, mettendo a dura prova la corazza chitinosa dei feroci esapodi alati. Non sia mai detto che un demone rifiuti una provocazione. In pochi secondi per le strade si accende una zuffa feroce tra esseri provenienti da un luogo che gli umani chiamerebbero inferno; uno tra i tanti. Gli insettoidi passano dalla modalità ricerca alla modalità massacro. Con gli artigli secernenti veleno, puntano alla gola dei J-six, che sogghignano, continuando a comportarsi come un manipolo di invincibili eroi del grande schermo. John si è procurato un sigaro, che stringe tra i denti. Impugna due pistole a tamburo, che riversano grossi proiettili in quasi tutte le direzioni. Conseguentemente gli altri cinque “J” si abbassano per non essere colpiti. Jack proietta addosso agli insettoidi qualche chilogrammo di coltelli da lancio, intervallati da stelle da ninja. Jeff, Jim, Jordan e Jude impiegano fucili a pompa, balestre con dardi in acciaio, archi da caccia, tenendo pronte le altre armi per combattere a distanza ravvicinata. La potenza di fuoco dei J-six è tale che gli insettoidi si riparano dietro le auto, non osando avvicinarsi troppo. Sono più che altro portati per i massacri a suon di artigliate, e quei crepitii di armi automatiche li innervosiscono. Quindi uno a uno dispiegano le loro grandi ali, per allontanarsi in fretta dagli ex fratelli demoni irriconoscenti. I J-six hanno vinto, e conseguentemente sono contenti di avere assunto quelle sembianze umanoidi. Jude il pilota nota che gli umani hanno lasciato tante belle vetture incustodite. Si tuffa verso quella più grossa, colorata e dotata degli pneumatici più larghi. Mette in moto ed inizia a sgommare sul posto, sollevando vapori tossici. I suoi soci fanno appena in tempo a saltare a bordo del bolide, prima che Jude si allontani a velocità folle. Non troppo lontano, la banda degli insettoidi ha preso d’assalto una pizzeria, che si è istantaneamente svuotata da tutta la clientela. L’arrivo di Ferox e di Kong li coglie di sorpresa, ma gli insettoidi li considerano erroneamente una seconda merenda. Le loro ali sono però un intralcio in un locale chiuso, e sono costretti a ripiegarle. Ciò toglie loro il vantaggio che avrebbero all’aperto. Kong per una volta anticipa la donna-leopardo, colpendo con i suoi pugni granitici le teste munite di quattro antenne. Si tratta di una strategia vincente, che Ferox imita a suo modo: puntando a troncare quei sensori con i suoi formidabili artigli. Avendo individuato il punto debole dei loro nemici, i due mutanti di Evolution li sottopongono ad una severa punizione. Le antenne spezzate, tagliate o strappate rendono pressoché ciechi gli insettoidi, che impazziscono e prendono il volo urtando contro le pareti. La pizzeria diventa un caos di corpi chitinosi che si urtano e si graffiano reciprocamente. Due di loro subiscono gli effetti devastanti del veleno secreto dai loro stessi artigli. Ferox e Kong impiegano tutta la loro agilità ed i loro riflessi velocissimi, per evitare di fare la stessa fine. Poi finalmente uno dei mostriciattoli sfonda la vetrina, e si allontana volando scompostamente. I suoi simili ancora in vita fanno lo stesso, lasciando sul luogo del micidiale tafferuglio pezzi di armatura, di antenna e di zampa. Kong e Ferox raccolgono i due insettoidi morti, senza tralasciare gli altri reperti. Quindi abbandonano la scena, per mezzo di un portale di teletrasporto che li conduce in una frazione di secondo sul cacciatorpediniere Vae Victis, che è la loro base operativa e la loro casa.
sabato 12 ottobre 2013
ZLLJR IL COSPIRATORE_282° episodio
Il libro maledetto ha attirato a sé una persona comune, perché le persone comuni sovente si lamentano di quello che avrebbero potuto fare, ma non hanno fatto. Le persone comuni non scrivono libri, ma asseriscono che un romanzo di sicuro lo hanno già pronto in testa. Se non lo mettono su carta è colpa degli "altri", che tanto non lo comprerebbero. Le persone comuni, come Flavio, amano stare nel mucchio, ma vorrebbero dal mucchio medesimo essere osannate. Il libro maledetto, scritto con il sangue su pagine di pelle umana, contiene gli incantesimi per aprire un varco dimensionale verso gli inferi. Probabilmente nel libro maledetto di incantesimi ce ne sono parecchi, e tutti in grado di nuocere all'umanità. Flavio però ne ha letto solo uno, con una voce che non gli sembrava la sua. Il portale si è aperto, permettendo l'accesso nel nostro stato dell'esistenza ad un'ameba ribollente e particolarmente aggressiva. Come una valanga di fango affamato, l'ameba si è riversata per le strade, cercando di mangiare tutto e tutti. Ha inghiottito pneumatici e coleotteri, prima di essere fulminata ed incendiata da Evolution. Se non fosse un demone, sarebbe morta bollita. Dopo l'ameba, sono arrivati sulla Terra alcuni mutaforma, suscitatori di terrore. Il primo ha assunto le sembianze di un vampiro; gli altri sei sono diventati licantropi. Il vampiro psichico è tornato malconcio al suo inferno. I sei pseudo-licantropi sono prigionieri nelle galere cittadine, consegnati alla polizia da Kong, Ferox, Fulminatore e Maga, aiutati dai Giovani Licantropi e dal Lupo Nero. Flavio è posseduto da un'entità che preferisce agire di soppiatto,con piani a lungo termine. Se qualche conoscente o parente di Flavio lo vedesse adesso noterebbe uno sguardo insolito ed inquietante. Parenti e conoscenti penserebbero che sia influenzato; di certo non passerebbe loro per la testa che Flavio sia posseduto da un abitatore degli inferi. Flavio, prigioniero nel suo stesso corpo, assiste agli eventi come se stesse seduto al cinema o davanti alla tv. Il suo demone tutore vuole conoscere i meccanismi sociali che gli permetteranno di destabilizzare in maniera drammatica questo pianeta. Si potrebbe pensare che Flavio, resosi conto di aver favorito l'arrivo sulla Terra di quei demoni maligni, sia preda di sensi di colpa. Si penserebbe male, dato che ora lui è parte di qualcosa. Bene o male non importa, purché si stia al centro dell'attenzione. Quando il demone è entrato in lui, ha rimosso quasi inconsciamente una serie di infrastrutture comportamentali, accumulate negli anni dalla famiglia, nella scuola e nella società. Flavio non è più un ragazzo "educato", non è "onesto", non è di certo "corretto". Educato, onesto e corretto sono categorie fasulle, create dai ricchi per sottomettere i poveri. I ricchi sono maleducati, disonesti e scorretti, da generazioni; altrimenti non sarebbero ricchi. Flavio non è un rivoluzionario, perché anche quelli sono fasulli: predicano bene, poi, arrivati al potere, sono peggio degli altri. Flavio per una volta nella sua vita è felice di essere vivo, dato che bisogna essere vivi per fare del male al prossimo. Zlljr, il demone che possiede il corpo ed anche la mente di Flavio, ha bisogno di soldati. Quindi andrà a liberare i sei mutaforma alieni bastonati da Evolution. Questi demoni non hanno alcun senso di appartenenza; per cui Zlljr sa di non poter fare affidamento sull’amor di patria dei sedicenti suscitatori di terrore. Del resto neppure Zlljr prova alcun sentimento per la dimensione caotica dalla quale proviene. I demoni non sono una razza, bensì una moltitudine di diversità in conflitto le une con le altre. I demoni più potenti sono quelli che si differenziano decisamente dai loro simili, o pseudo tali. I demoni dominanti prima di accanirsi contro gli umani si accaniscono contro la loro stessa specie, perché se c’è una cosa che un demone odia è di appartenere ad una “specie”. La fonte dell’attività extra-dimensionale è stata individuata fin dall’inizio dal dottor Occulto, e la Navigatrice ha calcolato tutte le variabili che hanno consentito alla Maga di ottimizzare la sua dislocazione attraverso gli worm holes. La mutante psionica entra nella casa di Flavio, che si è allontanato da poco. Il varco nello spazio-tempo, dal quale i demoni sono entrati nella nostra dimensione, si è chiuso, o forse si è solo spostato. Il libro maledetto invece è ancora lì, come se aspettasse l’arrivo della Maga. Zlljr è vincolato dalla fisicità del suo ospite; non può quindi volare o teletrasportarsi. Sta utilizzando l’automobile di Flavio per avvicinarsi alla struttura dove sono detenuti i sei demoni minori, sebbene non abbia alcuna fretta di liberarli. Flavio risulta assente dal lavoro; i suoi capi non sanno se sia ammalato, ma conoscendo il tipo non fanno affidamento su di lui. Se non si farà vedere entro pochi giorni, si limiteranno a licenziarlo. Uno sbandato, senza disponibilità economiche non ha di certo la possibilità di destabilizzare un mondo. Ecco perché Zlljr si accinge a prelevare un'enorme quantità di contante da un bancomat. I ladri specializzati nella depredazione degli sportelli bancari automatici devono prima clonare i badge, poi impossessarsi del codice d’accesso. Zlljr invece, grazie alle sue doti demoniache, forza il computer della banca, senza bisogno di alcun intermediario tecnologico. Induce la macchina, con la magia o con una tecnologia ancora incomprensibile ai terrestri, a rendere disponibile una cifra molto superiore a quella erogabile, ed incassa in banconote di grosso taglio. Subito scattano allarmi di vario tipo, nelle filiale e nella sede centrale della banca, ma Flavio ovviamente non è rimasto ad attendere l’arrivo della polizia. Il passo successivo consiste nell’affittare un appartamento, giacché quel corpo fisico necessita di protezione e riparo. Il demone Zlljr comprende molto bene il concetto di tana, e la trova grazie all'intermediazione di alcune agenzie immobiliari. Si tratta di alcune camere all’ultimo piano di un edificio isolato, con la possibilità di accesso ai tetti. Garantiti contatti minimi con i vicini e con i negozi, per procurarsi il cibo e le apparecchiature elettroniche necessarie all’attuazione del piano. Intanto, nella precedente residenza di Flavio, il libro maledetto fronteggia la Maga, cercando di irretirla. Avverte il grande potere della mutante: psionico e contemporaneamente magico. Attraverso lei il libro potrebbe realizzare nefandezze molto grandi. Le parla, proponendole il dominio sull’intero pianeta. Cerca di fare leva sulla diffidenza che esiste tra mutanti ed umani, sostenendo che sia insanabile. La Maga dovrebbe abbandonare il sogno del dottor Occulto, e pensare solo a se stessa. Argomenti non del tutto falsi ed opzioni da non escludere. Tuttavia la Maga ha da tempo scelto la sua via, con Evolution. Ecco perché, quando il perfido tomo l’attacca con una scarica di energia necromantica, lei ha già eretto una barriera protettiva, e la battaglia magica ha inizio. La camera e la casa cessano di esistere, sostituite da una fitta nebbia pulsante. La Maga sente di non poggiare più i piedi sul pavimento, bensì su una roccia scivolosa. Non vuole distogliere lo sguardo dal suo nemico, ma la sua percezione soprannaturale le comunica che la battaglia ha luogo in cima ad un isolato ed altissimo dente di roccia. Uccelli neri svolazzano attorno ai contendenti. Dal libro maledetto provengono voci di esseri morti da tempo, umani e non umani. Le voci promettono, tentano e minacciano la mutante psionica, che tuttavia, fedele agli insegnamenti del dottor Occulto, rimane concentrata sul centro della sua forza. Poi le energie provenienti dal libro e dalla Maga si scontrano crepitando. Come tentacoli, le emissioni necromantiche del perfido tomo provano ad aggirare le difese dell’avversaria, che però ribatte colpo su colpo. Il libro sotto stress inizia a fumare, come se fosse divorato da fiamme invisibili. La Maga contemporaneamente avverte diverse fitte, in varie parti del corpo. Gli incantesimi ai quali è soggetta sono antichissimi e tutti mortali. Le conoscenze magiche della mutante non sarebbero sufficienti, ma la soccorrono i suoi poteri telepatici e telecinetici. Tutte le forze della Maga vengono impiegate in uno sforzo finale, mentre pare che il mondo attorno a lei cada a pezzi. Poggia un ginocchio a terra, ma continua a lottare. Lei in questo frangente rappresenta Evolution, che è una delle poche difese delle persone di buona volontà contro il caos ed il crimine. D’improvviso, un impatto formidabile sveglia la Maga dal suo torpore. Le tenebre, indotte dal libro maledetto sono squarciate da uno spiraglio di luce, proveniente dall’esterno. Un secondo colpo altrettanto forte distrugge la parete, riducendo i mattoni ed il cemento armato in frantumi. Il drago di Evolution è arrivato in soccorso della Maga, ed il libro maledetto lo assale con tutta la sua ira, maturata nei millenni ed oltre. Dragonfire non dispone di difese magiche, ma non gli servono. Infatti la sua natura aliena lo preserva da quelle forze che disgregherebbero quasi ogni forma di vita terrestre. La magia di questo piano dell’esistenza ha parametri specifici. La sua incisività deriva da una profonda connessione con la biosfera della Terra. Il drago di Evolution è viceversa una manifestazione del fuoco cosmico. Nessuna forza correlata agli elementi terrestri, o agli spiriti naturali può intaccare l’armatura, lo scheletro, la sostanza o l’anima di un essere in grado di secernere un plasma che può sciogliere l’acciaio come burro. L’enorme zampa del drago afferra il libro maledetto, stritolandolo. L'offensiva del libro si interrompe, dato che il suo imperativo attuale è quello di sopravvivere. Intanto la Maga si è ripresa, grata a Dragonfire per il suo intervento tempestivo. Il potentissimo alieno allenta la sua stretta micidiale, perché il dottor Occulto lo sta contattando telepaticamente. Evolution troverà il modo di segregare il libro maledetto, in maniera da potere scoprire tutti i torbidi segreti che nasconde. Contemporaneamente, Zlljr il cospiratore inizia l’addestramento del corpo di Flavio. Nutrimento e riposo dovranno essere ottimizzati, per gravare il meno possibile sulla tabella di marcia. Il corpo umano è una macchina, che, a differenza di quelle meccaniche, tende ad impigrirsi. Anche i motori devono essere tenuti in efficienza, ma un biologico è soggetto ad acciacchi di vario tipo. Zlljr è un demone pensatore, non uno di quelli che si nascondono negli armadi o sotto i letti per fare paura ai bambini. Una cospirazione dei giorni nostri non può prescindere da Internet. Flavio pertanto, sotto la guida del suo padrone, esce di casa per acquistare un computer, che si connetta alla rete per mezzo di un dispositivo mobile. Meglio non avere gente per casa, che, mentre predispone un collegamento cablato, osserva cose che non dovrebbe vedere. Nel giro di poche ore, Zlljr è operativo. Adesso non gli resta che trasformarsi in un divo di Internet. Studia i social network, per ottenere seguito. I demoni in genere sono privi di pietà; Zlljr manifesta questa ammirevole caratteristica nelle relazioni sociali virtuali. Flavio non può che ammirare una disinvoltura che non pensava fosse possibile. Bisogna capire cosa la gente vuole sentirsi dire. Questo è alla base della politica e del commercio, che sono in definitiva la stessa cosa. Zlljr in poco tempo apprende tante verità, peraltro sotto gli occhi di tutti, che gli consentirebbero di scrivere un best seller. È possibile addirittura militare in un partito senza essere mai entrato in una sezione, giacché queste “sezioni” erano luoghi fisici di incontro, che non esistono quasi più. Prima di Internet, la gente si trovava al bar o nelle sezioni, ed organizzava manifestazioni di piazza. Ormai si tratta di strategie obsolete e sprechi di tempo ed energia. Zlljr trova il partito che cerca: un piccolo manipolo, che cerca iscritti. Lui, il demone cospiratore, ne trova tantissimi. Il punto debole di questo attivismo è Flavio, che, essendo umano, dopo alcune ore risente dell’eccessiva attività al videoterminale. Zlljr allora lo manda a dormire, e lui, che è quasi privo di consistenza materiale, usa quelle ore per meditare sui piani successivi. La rete è attiva 24 ore al giorno; per cui i suoi fans si chiedono che fine abbia fatto. Se si fosse messo in affari qualche mese or sono, Zlljr avrebbe potuto sfruttare una tornata elettorale, e Flavio sarebbe entrato nella stanza dei bottoni di una nazione di una certa importanza. Non importa; ci sono organizzatori di petizioni, che aggregano centinaia di migliaia di persone. Quelli creano opinioni nella massa bue che ne è priva. Zlljr continua a tessere la sua tela, riuscendo anche ad accumulare onestamente valuta pregiata, grazie agli accessi sui suoi blog. L’unico errore del demone Zlljr è di credere di non essere individuabile. Confonde la possessione fisica ai danni di Flavio con l’infiltrazione virale di Internet. Lui non è un algoritmo, e qualcuno ha notato la differenza. Galadriel, il super-computer figlio cibernetico di Kong, l’uomo bestia di Evolution, perlustra la rete in modalità che sfuggono alla comprensione di chiunque. Infatti solo una super-mente elettronica, così veloce e ramificata, è in grado di apprezzare i cambiamenti nel bene e nel male. Galadriel si è accorta di Zlljr, e lo aspetta al varco. Il tempo non è un problema per un demone, ma neppure per un super-computer che, non a caso, si chiama come l'immortale regina degli elfi dei libri di Tolkien.
martedì 8 ottobre 2013
SPAVENTEVOLI CREATURE_281° episodio
L’invasione della Terra è iniziata con l’orrida ameba, che è stata quasi distrutta e ricacciata indietro da Dragonfire ed Evolution. Le creature provenienti dagli inferi, giunte sul nostro pianeta, sono però una moltitudine variegata. Ognuna delle forme di vita infernali è pronta ad incasellarsi nella nicchia biologica più confacente. L’ameba non era unica nel suo genere, ma le altre ci penseranno due volte prima di adottare la medesima strategia fallimentare. Forse le amebe non pensano, nel senso stretto del termine, ma i linguaggi ed i distinguo dei terrestri non hanno alcuna rilevanza fuori dalla Terra. Mostri meno visibili e fracassoni sono quelli che vivono nelle ombre, nutrendosi della paura. Entrati dal varco dimensionale aperto dall’incauto Flavio, si sono già dispersi come lupi famelici. Il dottor Occulto, capo di Evolution, si rivolge alla mutante che detiene il potere di rintracciare quegli ospiti indesiderati. La Navigatrice deve solo sintonizzarsi sulla lunghezza d’onda vibrazionale degli invasori. La Maga la può aiutare, dato che ha scandagliato con i suoi poteri psionici l’ameba, prima che tornasse sconfitta all’inferno di provenienza. Quella specifica lunghezza d’onda, che nessun altra forma di vita sulla Terra può manifestare, localizza alcuni dei mostri. I super-eroi di Evolution partono quindi per le loro missioni di intercettazione. Simili a protoplasma, i mostri infernali si avvicinano agli insediamenti umani. Poi assumono le forme più spaventevoli che riescano a trarre dalle menti delle loro vittime. Grder si nasconde in un fienile, dal quale osserva e trama. Il più piccolo della famiglia, Paco, ha tre anni, e corre spensierato attorno alla fattoria. I genitori hanno rinunciato a dirgli di fare attenzione a dove mette i piedi. Paco non può resistere al fascino del fienile, da dove proviene un buon odore. Non dovrebbe giocare tra gli attrezzi agricoli, pesanti, metallici ed affilati, ma lo fa lo stesso. Il suo umore però cambia radicalmente quando la sua vista periferica percepisce due occhi fiammeggianti che lo fissano dall’angolo più buio del fienile. Si volta di scatto, ma Grder si è già defilato. Il bambino prova un brivido di paura, che gli corre lungo la schiena: un nutrimento ricco e corposo per l’alieno, che si sente subito più forte. La paura di un bambino è, come il suo sangue, libera da scorie. Grder è diventato un vampiro, pur non sapendo di cosa si tratti. Un vampiro psichico, che forse è più pericoloso del tradizionale succhiatore di sangue a tradimento. Potrebbe infatti minare irrimediabilmente la salute di Paco, e nessun medico capirebbe l’origine della patologia. Mancherebbero finanche le ferite dei canini sul collo. Grder studia i movimenti di Paco, per poterlo attaccare anche quando evita il fienile. I genitori del bambino rilevano una sopravvenuta insolita pacatezza, ma la giustificano con il grande dispendio di energie. Ferox, la donna leopardo di Evolution, sta cacciando Grder, ma non lo sa ancora. La Navigatrice le ha indicato le coordinate spaziali dove ha individuato uno dei mostri infernali, ma il resto del lavoro spetta a Ferox. La mutante felina non intende mettere in allarme né gli umani, né il suo bersaglio; per cui avanza di soppiatto, come una vera belva della savana. I suoi sensi non avvertono una presenza aliena, non ancora; perché Grder dispone di una capacità mimetica considerevole, e la distanza gioca a suo favore. I grandi felini sono tuttavia molto pazienti, e Ferox aspetta il momento giusto per agire. Nel frattempo, i gatti della zona si accorgono di lei, e discretamente si avvicinano. Grder, concentrato sul piccolo Paco, ha evitato i gatti, anche perché non è così facile impaurirli. Loro riferiscono a Ferox di quel mutaforma, che, come i gatti, predilige gli angoli scuri. Però, a differenza dei piccoli felini, il mostro alieno vuole suggere la forza vitale degli umani, specie quella dei bambini. Ferox sa benissimo che sono i gatti ad adottare gli umani e non viceversa. Gli umani sono dotati di sensi grossolani, mentre i gatti vedono e sentono cose di questa ed altre dimensioni vicine. Da quando si sono stabiliti nelle città, i gatti sono i guardiani dei molti portali caotici, che si aprono e si chiudono apparentemente a caso. In certi casi, un portale disloca provvisoriamente sulla Terra un intero quartiere. Flavio ci capitò dentro, ed il perfido negoziante gli appioppò il libro maledetto. Da quelle parti non c’erano gatti, perché sarebbero intervenuti per scacciare quell’ambasciatore degli inferi. I gatti non sono sorpresi di vedere un mutaforma, proveniente da un’altra dimensione, che diventa una sorta di vampiro psichico. Grder viceversa non conosce i poteri dei gatti, altrimenti sarebbe allarmato dalla loro presenza. Pensa più che altro alla sua fame, e facendolo si è nutrito anche delle emanazioni provenienti dal padre di Paco. Essendo un adulto, ne ha risentito in maniera diversa dal figlio: è convinto di avere contratto l’influenza, e decide di andare a letto presto. L’alieno mutaforma è felice di questo sviluppo, giacché nel silenzio e nel buio della casa potrà certamente assaporare a lungo la vitalità di Paco. I gatti che parlano a loro modo con la donna leopardo segnalano questa mancanza di misura del vampiro psichico. Loro tra le altre incombenze tengono d’occhio i vampiri succhiasangue, ed i vampiri lo sanno. Essendo un antico popolo, che non ha alcuna voglia di iniziare una guerra mondiale contro gli umani, i vampiri se ne stanno nelle loro case, come del resto fanno anche i licantropi. Non è difficile bere un po’ di sangue ogni tanto, senza lasciare tracce, né tanto meno uccidere. Ci sono in giro tanti sbandati, disposti a concedere a pagamento un assaggio ad ogni vampiro di buona volontà. Poi, dovessero raccontare di essere stati assaliti da un vampiro, sarebbero semplicemente derisi. I gatti sembrano sempre presi dalle loro faccende, ma non è un modo di dire di umani in vena di particolari spiritosaggini. Riferito a Ferox ciò che hanno scoperto, i gatti che vivono nella fattoria e nei dintorni si siedono per godersi lo spettacolo. Quando il demone Grder ha assunto una forma umanoide, ha rinunciato alla facoltà di passare attraverso i muri e sotto le porte. È vero che i vampiri possono essere sfuggenti, ma non sono fantasmi, nonostante le leggende che loro stessi alimentano. Grder cammina nel cortile, rasente i muri, ed è sufficientemente solido da risentire dell’attacco velocissimo e micidiale di Ferox. Un dolore acuto proviene da una porzione del suo corpo che ha subito una penetrazione ed uno strappo violenti. Grder ringhia e si volta per affrontare la donna leopardo. Il mutaforma impiega i suoi poteri per rigenerare la ferita, ma si tratta di un intervento che gli richiede un dispendio non indifferente di energia. Ferox lo sa, e pregusta la battaglia. Anche Grder ha gli artigli, ma sono artigli da vampiro, non all’altezza di quelli felini di Ferox. L’alieno potrebbe morderla, dato che la sua mandibola è dislocabile, per poter agevolmente infilare i canini superiori in un collo umano. Ferox non ha quasi mai impiegato le sue zanne in battaglia, perché il suo volto è molto simile a quello di una donna umana. Non sarebbe in grado di addentare braccia e gambe, come farebbe un leopardo, ma i suoi denti sono molto forti ed acuminati. Questo sarà però un combattimento di artigli, più che di zanne. Velocissima, la mutante colpisce altre due volte il vampiro, causandogli grossi squarci nella parte alta del torace. Grder è seriamente spiazzato, per cui indietreggia, addossandosi a una parete. Ferox è pronta a finirlo; è un po’ delusa della capacità combattiva di quel mutaforma giunto da un'altra dimensione. La donna leopardo di Evolution non ha tuttavia considerato che il vero potere di Grder risiede nella sua mente, non nei suoi artigli o nelle sue zanne. La scarica energetica che investe Ferox le ruba forza vitale in grande quantità. Potrebbe addirittura ucciderla se lei non avesse un rapporto simbiotico con la detective Lucrezia, intermediato dallo scettro magico che fu di Uglux. In quel momento, la poliziotta sta camminando per la città, e si blocca, colta da un feroce mal di testa. Deve sedersi su una panchina per chiudere gli occhi e riprendere fiato. Cogli occhi della mente vede Ferox aggredita dal mostruoso Grder. La detective non ha dubbi su ciò che deve fare: unisce la sua forza a quella dell’amica, sentendosi a sua volta molto debole. Ora però, a mezzo mondo di distanza, la donna leopardo si raccoglie per l’attacco finale. Deve tentare il tutto per tutto, dato che non avrà energia per un secondo tentativo. Moltissimi combattimenti l’hanno temprata; ecco perché il suo corpo scatta come una molla d’acciaio, con una precisione impareggiabile. I gatti della zona assistono al contrattacco della donna leopardo, che considerano una maestra ed una guida. Questa volta gli artigli in grado di tagliare l’acciaio trovano le vene e le arterie del collo di Grder. Il sangue del mostro sgorga con tale potenza da sovrastare quasi del tutto il fattore di rigenerazione, che Grder ha duplicato quando ha scelto di diventare un vampiro. Adesso però vorrebbe tornare ad essere qualcosa di più simile ad un fantasma, in modo da scappare attraverso i muri, o nella terra stessa. In fondo è ancora un demone, sebbene sia lesionato in modo che non avrebbe mai ritenuto possibile. Alla fine Grder riesce a sganciarsi da quel corpo moribondo, salvando solo circa un decimo della sostanza impegnata. Ciò che resta a terra è immangiabile anche per i gatti più affamati, che rinunciano subito all’idea di fare merenda con un vampiro in decomposizione rapida. Ferox ringrazia telepaticamente la detective Lucrezia, che, felice di aver contribuito a salvare la sua simbionte, riprende lentamente le forze. Il dottor Occulto ha seguito telepaticamente la battaglia tra la sua allieva mutante ed il mutaforma. Il capo di Evolution ora dispone di informazioni utili a contrastare efficacemente gli altri demoni suscitatori di terrore, simili di Grder. Sono sei e combatteranno tutti assieme. Saranno contrastati dalla squadra composta da Fulminatore, Maga e Kong, ai quali si uniranno i Giovani Licantropi. Appuntamento in una grande e pretenziosa metropoli, che si esalta per la sua frenetica vita notturna. In sintesi, si tratta di una moltitudine di sfaccendati giovinastri, con le tasche piene, intenzionati a sbronzarsi e peggio. I sei mutaforma entrano in azione. Sono appena sbucati da un portale, aperto dalle parole lette su un libro maledetto da un tizio di nome Flavio. Sono entità che, assumendo una forma fisica, sono tuttavia soggette alle debolezze della carne. Sei mutaforma che decidono di impersonare dei licantropi. Si coprono di un folto pelame, si allungano il muso, i denti e le orecchie, ed iniziano ad ululare alla Luna. I tre mutanti di Evolution, sono sulle tracce degli alieni, grazie ai poteri della Navigatrice. La sorella di Fulminatore ha la facoltà di individuare chiunque sulla Terra, specie chi della Terra non sia originario. La polizia riceve la segnalazione di tafferugli, causati da teppisti travestiti da lupi mannari. Quando le auto con gli agenti arrivano sul posto trovano un considerevole numero di feriti da morsi e graffi profondi. Tutti i demoni suscitatori di terrore traggono energia dalla paura; ecco perché aggrediscono i passanti indifesi. Gli ubriachi sono preferibili ai sobri, dato che sono più lenti a comprendere ed a reagire. I sei si sono allargati a ventaglio, invadendo diverse strade. In questo modo assalgono più gente possibile. Sono particolarmente euforici, di avere trovato un tale gregge da bastonare per trarne energia vitale. In fondo sembra che a quei cretini umani la vita dia quasi fastidio. Poi accade che Kong piova su uno di loro; l’uomo bestia di Evolution percuote il licantropo fasullo con i suoi pugni pesantissimi. L’attacco a sorpresa ha successo, ed uno dei sei giace svenuto sul marciapiede. Altri due accorrono, pronti al combattimento all’ultimo sangue. Kong però si allontana velocemente, inducendoli a credere ad una fuga. In realtà li conduce in una vicina piazzetta, dove Fulminatore li stende con due lampi rossastri. Gli pseudo-licantropi rimasti nei paraggi cercano di cambiare la strategia: ritirarsi per studiare con calma il contrattacco. Quando uno di loro incontra i Giovani Licantropi Pedro e Sonia ha per un attimo il dubbio che facciano parte del suo corpo di spedizione. La sorpresa in questo caso funziona meno, e la zuffa si accende. Gli ultimi due mutaforma si vedono sbarrare la strada da Rebecca e David, che sono svantaggiati, essendo gli pseudo licantropi più massicci di loro. Nonostante ciò, la seconda coppia dei Giovani Licantropi non intende retrocedere, ed ingaggia una lotta di contenimento. Rebecca e David rispondono colpo su colpo, ma vengono spinti in un angolo. Il fatto che provino più furia che paura li salva dal soccombere al potere dei suscitatori di terrore. Poi giunge in loro aiuto la Maga, attirata dalle vibrazioni aliene. Il suo doppio attacco psionico blocca il sistema nervoso di quelle forme di vita aliene, non abituate ad averne uno. Rebecca e David non si fanno pregare, e chiudono la partita stordendo i nemici a pugni e calci in testa. Pedro e Sonia hanno intanto quasi abbattuto il loro nemico, che ora si prepara a rispondere con una sonda mentale analoga a quella che Grder aveva impiega per soggiogare il piccolo Paco. L’intervento del Lupo Nero, che ha seguito di nascosto i Giovani Licantropi, rovina i piani al mutaforma demoniaco. Il grosso canide è un semi-demone, ma la sua forza proviene dalle foreste e dalla campagna. Adesso, in città, non è al massimo della sua forza, ma l’impatto della sua considerevole massa manda ko l’ultimo degli pseudo-licantropi.
venerdì 4 ottobre 2013
IL LIBRO MALEDETTO_280° episodio
Flavio è una persona molto comune, forse troppo. A scuola non riusciva ad avvicinarsi ai risultati dei più studiosi, neppure impegnandosi. Ha sempre creduto di essere intelligente, ma forse la scuola era sintonizzata su un altro canale. Peggio per loro, si è detto Flavio. Si è detto anche che, prima o poi, avrebbe trovato la sua strada. Un modo di dire che suona bene quando si è giovani. Poi però, con l’inesorabile passar del tempo, ci si vede sopravanzati da quelli che sembravano più brillanti di noi, ma non solo da loro. Flavio, che sta ancora cercando la sua strada, ha trovato un lavoro, ma non soddisfa la sua ambizione. Forse avrebbe dovuto studiare di più; dedicare qualche mese in più agli esami che gli altri superavano facilmente. Ammettere qualche difficoltà di connessione aiuta molto a calibrare le proprie forze. Flavio rimugina, mentre gironzola per la città; non è la sua città, bensì un altro posto, che ha deciso di visitare con quelle gite mordi e fuggi. Sono partiti questa mattina prestissimo, con un bus. Il viaggio è durato oltre quattro ore, e durerà altrettanto al ritorno. Di conseguenza, ai gitanti di questo viaggio economico rimane poco tempo per esplorare quel borgo abbastanza antico. Non una capitale prestigiosa o una città d’arte: troppo care per le tasche di Flavio e dei suoi compagni d’avventura. Ora lui sta gironzolando da solo, in mezzo a vicoli pressoché deserti. La situazione lo affascina, ispirandogli scene da film. Si immagina come un esploratore di segreti nascosti sotto il naso di tutti. Ha letto diversi libri, nei quali un professore metteva in correlazione cose e situazioni, in un modo che nessuno prima di lui aveva preso in considerazione. Flavio non è un professore, ma forse la fortuna potrebbe comunque, per una volta, ricordarsi di lui. La fortuna o forse qualcun altro. Preso nelle sue riflessioni, Flavio si avvede di essersi perso nei vicoli di quella piccola città. Tuttavia, riflettendo un attimo si dice che, date le dimensioni complessive del borgo, andando sempre dritto uscirà presto ed inevitabilmente dal centro. Facile a dirsi, ma gli pare di trovarsi in un labirinto. È come se le vecchie case si spostassero impercettibilmente dopo il suo passaggio, per creare nuovi percorsi. Come se non bastasse, quei vicoli continuano ad essere deserti: neppure un cane o un gatto. Nessuno che si affacci alle finestre, che sembrano tutte sbarrate. I portoni sono tutti neri e sprovvisti di campanelli. Dove diavolo è capitato? La sola cosa positiva è che ha ancora un margine di tempo, prima che il bus riparta per restituire i gitanti al loro ambiente. D’un tratto, Flavio nota un negozio che non pare chiuso. Non si presenta esattamente come un esercizio commerciale strutturato ed arredato per attrarre i clienti, ma gli standard di quel posto sono decisamente strani. Il negozio è una polverosa libreria, con una vetrina decrepita e pochi libri esposti, vecchissimi. L’odore prevalente, anche prima di entrare, è quello di muffa. Non si accorge neppure di aver spinto la porta, ma ormai tanto vale che entri a dare un’occhiata. Nessun commesso accorre per chiedergli cosa desideri, o per cercare di vendergli qualcosa. Flavio però non si stupisce, perché ormai è entrato come protagonista nel film che entità non umane stanno girando. Non sa ancora che la strada che stava cercando ha trovato lui. Adesso deve solo fare i passi giusti, e la sua vita cambierà radicalmente. Perde quasi la cognizione del tempo, leggendo gli insoliti titoli dei libri stampati sui dorsi consulti. I testi esposti si dividono in vecchi, molto vecchi e troppo vetusti per poterli classificare. Titoli in latino, greco ed altre lingue che ricorrevano ad alfabeti oggi in disuso quasi totale. Flavio comprende che, per un antiquario, quel materiale sarebbe senza prezzo. Gli argomenti prevalenti sono: la magia, la demonologia, le eresie religiose, l’alchimia ed altre cose forse ancora più inquietanti. Non si accorge dell’arrivo del vecchio, che osserva per qualche minuto il visitatore, prima di manifestare la sua presenza. Flavio pensa che quel vecchio sembra un prodotto della libreria, più che il suo gestore occasionale. Pelle chiara, tendente al giallo; occhi di un violaceo inquietante. Voce bassa, leggermente gracchiante; capelli lunghi, bianchi e fini. Flavio percepisce il magnetismo di quel tizio, che lo invita nel retrobottega, per mostrargli libri ancora più preziosi. Se la libreria è singolare, il locale adiacente sembra addirittura provenire da un altro tempo. Affaccia su un cortile nel quale sono presenti piante originarie di luoghi lontani, ma Flavio non ha tempo e modo di esplorarlo. Il vecchio gli piazza con decisione un piccolo libro tra le mani. Poi, colto da fretta improvvisa, si guarda attorno, come se si sentisse osservato e minacciato. Infine dichiara di volergli regalare quel libro, senza spiegare il perché. Nel giro di due minuti, Flavio si trova fuori dal negozio, a farsi tante domande senza risposta. Si incammina quindi verso quella che sembra essere una via di maggiori dimensioni, nella quale finalmente trova delle persone che si comportano normalmente. Tornato a casa, il giorno dopo decide di sfogliare quello strano libretto, le cui pagine sembrano essere fatte di sottile pergamena. Come è possibile che un oggetto simile gli sia stato regalato? Quel vecchio sembrava fuori di testa, ma era pervaso da una generosità sconclusionata. Ciò che Flavio non sa è che è stato il libro a voler essere ceduto. Quel libro è stato scritto molto tempo fa, su pelle umana, utilizzando presumibilmente del sangue. Il suo autore era un necromante, il cui cervello era andato completamente in pappa, a forza di scrutare negli abissi delle dimensioni oscure. Scrisse quel libro, per riportarvi formule magiche proibite, che hanno il potere di aprire portali tra il nostro stato dell’esistenza ed altri, che definiremmo inferi. Flavio non si rende conto di essere stato abbindolato per la vita e per la morte. Cercava una nuova via per diventare diverso, ma di certo non immaginava un tale sviluppo. Se potesse tornare indietro, restituirebbe il libro al vecchio libraio, ma non troverebbe più la libreria, e neppure quel vicolo. Le pagine scorrono senza che lui le tocchi, e pretendono che Flavio legga quelle parole irripetibili. Non capisce cosa ci sia scritto, ma qualcosa si impossessa della sua lingua, costringendo le sue corde vocali ad emettere suoni che le straziano. Poi il portale inizia ad aprirsi, rilevando fiamme e tentacoli in movimento. Pur trovandosi a migliaia di chilometri di distanza, il dottor Occulto si desta dal suo trance. Spalanca gli occhi allarmato, perché ha percepito l’apertura del portale oscuro. Il potente telepate e mago ha fondato Evolution proprio per combattere contro pericoli di questo tipo, che sfuggono alla comprensione umana. Flavio è sotto shock, come lo sarebbe qualunque essere umano al suo posto. La sua mente è invasa da suoni, colori ed odori non di questa Terra. Esperienze mai vissute, eppure in grado di richiamare ricordi atavici dall’inconscio collettivo della specie. Così Flavio scopre, negli ultimi istanti di sanità mentale, che quei mostri sono già stati sulla Terra, e da essa sono stati scacciati a fatica. I nostri avi, poco più che scimmieschi adoravano i demoni e gli abomini di quella dimensione oscura. L’inferno di cui si parla in tutte le religioni è un pallido riflesso di ciò che sta tornando sul nostro pianeta. Cose tentacolate sgusciano fuori dal varco, seguite da amebe rivoltanti e ribollenti. Fumi di zolfo o peggio si muovono con una parvenza di vita maligna. Flavio potrebbe essere divorato e disintegrato quasi all’istante, se i terrificanti invasori non lo ritenessero in qualche modo utile alla loro causa. Le forze che emergono dal varco dimensionale non sono tutte uguali neppure dal punto di vista degli scopi. Ci sono gli abomini puri, che vivono solo per uccidere. Ci sono predatori più sottili, che cercano prima di tutto di ispirare terrore. Ci sono altresì entità in grado di formulare pensieri concernenti genocidi a medio e lungo termine. Una di queste ultime si insinua nel corpo e nella mente di Flavio, per scoprire come funziona questo mondo, e per poterlo distruggere meglio e completamente. Uno degli abomini primordiali dilaga verso l’esterno, fuoriuscendo dalla casa di Flavio, come se fosse una valanga di ectoplasma fetido e limaccioso. Non è intelligente, nel senso che attribuiamo al termine, ma non gli serve esserlo. È un essere senza tempo, immutato dall’inizio dei tempi, perché si muove come una valanga o un’alluvione. Non ha bisogno di formulare piani d’attacco, mentre dilaga tra le auto in movimento sulle strade della città. All’inizio le ruote dei veicoli schiacciano la sostanza, ma non la uccidono, dato che non è veramente viva. L’abominio incrementa di continuo la sua massa, assorbendo ciò che sulla Terra esiste in quantità: l’aria. Azoto, idrogeno, ossigeno e carbonio ricombinati diventano un gel in grado di assimilare ogni forma di vita, ad iniziare dagli insetti volanti che curiosano troppo vicini. Anch’essi forniscono utile materiale per la costruzione esponenziale dell’ameba più grossa del mondo. Le auto invischiate in quella melma non sono già più in grado di muoversi. L’ameba apprezza gli pneumatici, che dissolve agevolmente. All’interno dell’enormità si sono frattanto realizzati canali di distribuzione, che ricordano vagamente un sistema circolatorio. Poi dall’alto discende un formidabile lampo di energia rossastra, ad indicare che Fulminatore è giunto, per iniziare la battaglia di Evolution contro gli abomini della dimensione oscura. La colossale ameba aliena incassa il colpo, squassata in lungo ed in largo dalla forza elettrica. Una piccola parte della sua sostanza si decompone e brucia, ma si rigenera velocemente, assorbendo nutrimento dall’aria. Un nemico molto difficile da trattare, anche per Fulminatore. Il mutante però continua a volare con il suo craft antigravitazionale, mantenendosi a distanza, e spara altri lampi di energia contro l’ameba oscura. La mossa successiva del mostro mette tuttavia in difficoltà Fulminatore. Alcuni tentacoli hanno infatti raggiunto e bloccato alcuni passanti, non sufficientemente veloci ad allontanarsi; è purtroppo un classico che la curiosità causi un eccessivo calo dell’attenzione. Il mutante elettrico cessa immediatamente i suoi attacchi, per evitare di fare del male agli umani preda del mostro, che a quanto pare non è insensato come sembrava. Ferox e Kong, giunti in appoggio al collega Fulminatore, devono per prima cosa liberare i prigionieri dell’abominio tentacolato. Si tratta di due ragazze e di un uomo, che si dibattono e lottano contro quella materia aliena, spugnosa e cedevole, ma incredibilmente forte. L’ameba infatti, pur essendo priva di scheletro, estroflette grosse liane, flessibili quasi come serpenti. La donna leopardo balza ed affonda i suoi artigli, che non incontrano particolare resistenza. Aggredisce i tentacoli, ma il materiale di cui sono fatti cede senza frantumarsi. Kong ne afferra uno, tentando di spezzarlo, ed in effetti quasi ci riesce. La situazione rimane in stallo fino all’arrivo della Maga e di Dragonfire. La mutante non usa la sua sonda mentale, non essendo sicura che il mostro abbia un cervello. Deve prima studiare la situazione, per evitare di sprecare le sue energie contro un essere la cui massa in crescita continua lo protegge da molti attacchi fisici. La polizia è intervenuta per difendere la città dall’insolito nemico, ma le pallottole di piccolo e medio calibro si limitano a sprofondare in quell’immenso protoplasma pulsante. Il drago invece può fare molto contro i viticci che crescono e si moltiplicano, partendo dal corpo centrale del mostro. Dragonfire strappa i due tentacoli contro i quali Ferox e Kong si erano accaniti quasi invano. La donna leopardo e l’uomo bestia di Evolution portano quindi in salvo le ragazze e l’uomo, immaginando che il loro alleato alieno si appresti a sottoporre l’essere spaventoso alla prova della super-fiamma. Per quanto sia grande la massa dell’ameba giunta dagli inferi, nulla può contro un plasma che trasforma la pietra in lava. Evidentemente ci sono inferi caldi ed inferi freddi. Questo ameboide proviene da uno stato dell’esistenza dove non ha mai affrontato una tale temperatura. Il mostro non è conseguentemente attrezzato a resistere e compensare. Se avesse tempo potrebbe utilizzare l’ossigeno e l’idrogeno assorbiti per tentare di contrapporre l’acqua al fuoco, ma il drago non gli concede tregua. In breve, tutta la sostanza dell’abominio prende fuoco su tutta l’enorme superficie. Poi la fiamma consuma tutto, riducendo sempre più le dimensioni dell’aggressore infernale. A questo punto, la Maga lancia la sua sonda mentale, per catalogare il nemico ormai sconfitto, nel caso ad Evolution capitasse di affrontarne altri. La mutante vede cogli occhi della mente un mondo totalmente alieno, senza una terraferma, ma anche privo di acqua. Una sorta di dimensione ingarbugliata, popolata da cose di tutti i tipi, ma tutte in grado di ghiacciare il cuore degli uomini più coraggiosi. L’ameba nel frattempo si è dissolta in un vortice che essa stessa ha generato; e la Maga comprende che è tornata al suo mondo d’origine, sconfitta ma non completamente annichilita.
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