venerdì 4 ottobre 2013
IL LIBRO MALEDETTO_280° episodio
Flavio è una persona molto comune, forse troppo. A scuola non riusciva ad avvicinarsi ai risultati dei più studiosi, neppure impegnandosi. Ha sempre creduto di essere intelligente, ma forse la scuola era sintonizzata su un altro canale. Peggio per loro, si è detto Flavio. Si è detto anche che, prima o poi, avrebbe trovato la sua strada. Un modo di dire che suona bene quando si è giovani. Poi però, con l’inesorabile passar del tempo, ci si vede sopravanzati da quelli che sembravano più brillanti di noi, ma non solo da loro. Flavio, che sta ancora cercando la sua strada, ha trovato un lavoro, ma non soddisfa la sua ambizione. Forse avrebbe dovuto studiare di più; dedicare qualche mese in più agli esami che gli altri superavano facilmente. Ammettere qualche difficoltà di connessione aiuta molto a calibrare le proprie forze. Flavio rimugina, mentre gironzola per la città; non è la sua città, bensì un altro posto, che ha deciso di visitare con quelle gite mordi e fuggi. Sono partiti questa mattina prestissimo, con un bus. Il viaggio è durato oltre quattro ore, e durerà altrettanto al ritorno. Di conseguenza, ai gitanti di questo viaggio economico rimane poco tempo per esplorare quel borgo abbastanza antico. Non una capitale prestigiosa o una città d’arte: troppo care per le tasche di Flavio e dei suoi compagni d’avventura. Ora lui sta gironzolando da solo, in mezzo a vicoli pressoché deserti. La situazione lo affascina, ispirandogli scene da film. Si immagina come un esploratore di segreti nascosti sotto il naso di tutti. Ha letto diversi libri, nei quali un professore metteva in correlazione cose e situazioni, in un modo che nessuno prima di lui aveva preso in considerazione. Flavio non è un professore, ma forse la fortuna potrebbe comunque, per una volta, ricordarsi di lui. La fortuna o forse qualcun altro. Preso nelle sue riflessioni, Flavio si avvede di essersi perso nei vicoli di quella piccola città. Tuttavia, riflettendo un attimo si dice che, date le dimensioni complessive del borgo, andando sempre dritto uscirà presto ed inevitabilmente dal centro. Facile a dirsi, ma gli pare di trovarsi in un labirinto. È come se le vecchie case si spostassero impercettibilmente dopo il suo passaggio, per creare nuovi percorsi. Come se non bastasse, quei vicoli continuano ad essere deserti: neppure un cane o un gatto. Nessuno che si affacci alle finestre, che sembrano tutte sbarrate. I portoni sono tutti neri e sprovvisti di campanelli. Dove diavolo è capitato? La sola cosa positiva è che ha ancora un margine di tempo, prima che il bus riparta per restituire i gitanti al loro ambiente. D’un tratto, Flavio nota un negozio che non pare chiuso. Non si presenta esattamente come un esercizio commerciale strutturato ed arredato per attrarre i clienti, ma gli standard di quel posto sono decisamente strani. Il negozio è una polverosa libreria, con una vetrina decrepita e pochi libri esposti, vecchissimi. L’odore prevalente, anche prima di entrare, è quello di muffa. Non si accorge neppure di aver spinto la porta, ma ormai tanto vale che entri a dare un’occhiata. Nessun commesso accorre per chiedergli cosa desideri, o per cercare di vendergli qualcosa. Flavio però non si stupisce, perché ormai è entrato come protagonista nel film che entità non umane stanno girando. Non sa ancora che la strada che stava cercando ha trovato lui. Adesso deve solo fare i passi giusti, e la sua vita cambierà radicalmente. Perde quasi la cognizione del tempo, leggendo gli insoliti titoli dei libri stampati sui dorsi consulti. I testi esposti si dividono in vecchi, molto vecchi e troppo vetusti per poterli classificare. Titoli in latino, greco ed altre lingue che ricorrevano ad alfabeti oggi in disuso quasi totale. Flavio comprende che, per un antiquario, quel materiale sarebbe senza prezzo. Gli argomenti prevalenti sono: la magia, la demonologia, le eresie religiose, l’alchimia ed altre cose forse ancora più inquietanti. Non si accorge dell’arrivo del vecchio, che osserva per qualche minuto il visitatore, prima di manifestare la sua presenza. Flavio pensa che quel vecchio sembra un prodotto della libreria, più che il suo gestore occasionale. Pelle chiara, tendente al giallo; occhi di un violaceo inquietante. Voce bassa, leggermente gracchiante; capelli lunghi, bianchi e fini. Flavio percepisce il magnetismo di quel tizio, che lo invita nel retrobottega, per mostrargli libri ancora più preziosi. Se la libreria è singolare, il locale adiacente sembra addirittura provenire da un altro tempo. Affaccia su un cortile nel quale sono presenti piante originarie di luoghi lontani, ma Flavio non ha tempo e modo di esplorarlo. Il vecchio gli piazza con decisione un piccolo libro tra le mani. Poi, colto da fretta improvvisa, si guarda attorno, come se si sentisse osservato e minacciato. Infine dichiara di volergli regalare quel libro, senza spiegare il perché. Nel giro di due minuti, Flavio si trova fuori dal negozio, a farsi tante domande senza risposta. Si incammina quindi verso quella che sembra essere una via di maggiori dimensioni, nella quale finalmente trova delle persone che si comportano normalmente. Tornato a casa, il giorno dopo decide di sfogliare quello strano libretto, le cui pagine sembrano essere fatte di sottile pergamena. Come è possibile che un oggetto simile gli sia stato regalato? Quel vecchio sembrava fuori di testa, ma era pervaso da una generosità sconclusionata. Ciò che Flavio non sa è che è stato il libro a voler essere ceduto. Quel libro è stato scritto molto tempo fa, su pelle umana, utilizzando presumibilmente del sangue. Il suo autore era un necromante, il cui cervello era andato completamente in pappa, a forza di scrutare negli abissi delle dimensioni oscure. Scrisse quel libro, per riportarvi formule magiche proibite, che hanno il potere di aprire portali tra il nostro stato dell’esistenza ed altri, che definiremmo inferi. Flavio non si rende conto di essere stato abbindolato per la vita e per la morte. Cercava una nuova via per diventare diverso, ma di certo non immaginava un tale sviluppo. Se potesse tornare indietro, restituirebbe il libro al vecchio libraio, ma non troverebbe più la libreria, e neppure quel vicolo. Le pagine scorrono senza che lui le tocchi, e pretendono che Flavio legga quelle parole irripetibili. Non capisce cosa ci sia scritto, ma qualcosa si impossessa della sua lingua, costringendo le sue corde vocali ad emettere suoni che le straziano. Poi il portale inizia ad aprirsi, rilevando fiamme e tentacoli in movimento. Pur trovandosi a migliaia di chilometri di distanza, il dottor Occulto si desta dal suo trance. Spalanca gli occhi allarmato, perché ha percepito l’apertura del portale oscuro. Il potente telepate e mago ha fondato Evolution proprio per combattere contro pericoli di questo tipo, che sfuggono alla comprensione umana. Flavio è sotto shock, come lo sarebbe qualunque essere umano al suo posto. La sua mente è invasa da suoni, colori ed odori non di questa Terra. Esperienze mai vissute, eppure in grado di richiamare ricordi atavici dall’inconscio collettivo della specie. Così Flavio scopre, negli ultimi istanti di sanità mentale, che quei mostri sono già stati sulla Terra, e da essa sono stati scacciati a fatica. I nostri avi, poco più che scimmieschi adoravano i demoni e gli abomini di quella dimensione oscura. L’inferno di cui si parla in tutte le religioni è un pallido riflesso di ciò che sta tornando sul nostro pianeta. Cose tentacolate sgusciano fuori dal varco, seguite da amebe rivoltanti e ribollenti. Fumi di zolfo o peggio si muovono con una parvenza di vita maligna. Flavio potrebbe essere divorato e disintegrato quasi all’istante, se i terrificanti invasori non lo ritenessero in qualche modo utile alla loro causa. Le forze che emergono dal varco dimensionale non sono tutte uguali neppure dal punto di vista degli scopi. Ci sono gli abomini puri, che vivono solo per uccidere. Ci sono predatori più sottili, che cercano prima di tutto di ispirare terrore. Ci sono altresì entità in grado di formulare pensieri concernenti genocidi a medio e lungo termine. Una di queste ultime si insinua nel corpo e nella mente di Flavio, per scoprire come funziona questo mondo, e per poterlo distruggere meglio e completamente. Uno degli abomini primordiali dilaga verso l’esterno, fuoriuscendo dalla casa di Flavio, come se fosse una valanga di ectoplasma fetido e limaccioso. Non è intelligente, nel senso che attribuiamo al termine, ma non gli serve esserlo. È un essere senza tempo, immutato dall’inizio dei tempi, perché si muove come una valanga o un’alluvione. Non ha bisogno di formulare piani d’attacco, mentre dilaga tra le auto in movimento sulle strade della città. All’inizio le ruote dei veicoli schiacciano la sostanza, ma non la uccidono, dato che non è veramente viva. L’abominio incrementa di continuo la sua massa, assorbendo ciò che sulla Terra esiste in quantità: l’aria. Azoto, idrogeno, ossigeno e carbonio ricombinati diventano un gel in grado di assimilare ogni forma di vita, ad iniziare dagli insetti volanti che curiosano troppo vicini. Anch’essi forniscono utile materiale per la costruzione esponenziale dell’ameba più grossa del mondo. Le auto invischiate in quella melma non sono già più in grado di muoversi. L’ameba apprezza gli pneumatici, che dissolve agevolmente. All’interno dell’enormità si sono frattanto realizzati canali di distribuzione, che ricordano vagamente un sistema circolatorio. Poi dall’alto discende un formidabile lampo di energia rossastra, ad indicare che Fulminatore è giunto, per iniziare la battaglia di Evolution contro gli abomini della dimensione oscura. La colossale ameba aliena incassa il colpo, squassata in lungo ed in largo dalla forza elettrica. Una piccola parte della sua sostanza si decompone e brucia, ma si rigenera velocemente, assorbendo nutrimento dall’aria. Un nemico molto difficile da trattare, anche per Fulminatore. Il mutante però continua a volare con il suo craft antigravitazionale, mantenendosi a distanza, e spara altri lampi di energia contro l’ameba oscura. La mossa successiva del mostro mette tuttavia in difficoltà Fulminatore. Alcuni tentacoli hanno infatti raggiunto e bloccato alcuni passanti, non sufficientemente veloci ad allontanarsi; è purtroppo un classico che la curiosità causi un eccessivo calo dell’attenzione. Il mutante elettrico cessa immediatamente i suoi attacchi, per evitare di fare del male agli umani preda del mostro, che a quanto pare non è insensato come sembrava. Ferox e Kong, giunti in appoggio al collega Fulminatore, devono per prima cosa liberare i prigionieri dell’abominio tentacolato. Si tratta di due ragazze e di un uomo, che si dibattono e lottano contro quella materia aliena, spugnosa e cedevole, ma incredibilmente forte. L’ameba infatti, pur essendo priva di scheletro, estroflette grosse liane, flessibili quasi come serpenti. La donna leopardo balza ed affonda i suoi artigli, che non incontrano particolare resistenza. Aggredisce i tentacoli, ma il materiale di cui sono fatti cede senza frantumarsi. Kong ne afferra uno, tentando di spezzarlo, ed in effetti quasi ci riesce. La situazione rimane in stallo fino all’arrivo della Maga e di Dragonfire. La mutante non usa la sua sonda mentale, non essendo sicura che il mostro abbia un cervello. Deve prima studiare la situazione, per evitare di sprecare le sue energie contro un essere la cui massa in crescita continua lo protegge da molti attacchi fisici. La polizia è intervenuta per difendere la città dall’insolito nemico, ma le pallottole di piccolo e medio calibro si limitano a sprofondare in quell’immenso protoplasma pulsante. Il drago invece può fare molto contro i viticci che crescono e si moltiplicano, partendo dal corpo centrale del mostro. Dragonfire strappa i due tentacoli contro i quali Ferox e Kong si erano accaniti quasi invano. La donna leopardo e l’uomo bestia di Evolution portano quindi in salvo le ragazze e l’uomo, immaginando che il loro alleato alieno si appresti a sottoporre l’essere spaventoso alla prova della super-fiamma. Per quanto sia grande la massa dell’ameba giunta dagli inferi, nulla può contro un plasma che trasforma la pietra in lava. Evidentemente ci sono inferi caldi ed inferi freddi. Questo ameboide proviene da uno stato dell’esistenza dove non ha mai affrontato una tale temperatura. Il mostro non è conseguentemente attrezzato a resistere e compensare. Se avesse tempo potrebbe utilizzare l’ossigeno e l’idrogeno assorbiti per tentare di contrapporre l’acqua al fuoco, ma il drago non gli concede tregua. In breve, tutta la sostanza dell’abominio prende fuoco su tutta l’enorme superficie. Poi la fiamma consuma tutto, riducendo sempre più le dimensioni dell’aggressore infernale. A questo punto, la Maga lancia la sua sonda mentale, per catalogare il nemico ormai sconfitto, nel caso ad Evolution capitasse di affrontarne altri. La mutante vede cogli occhi della mente un mondo totalmente alieno, senza una terraferma, ma anche privo di acqua. Una sorta di dimensione ingarbugliata, popolata da cose di tutti i tipi, ma tutte in grado di ghiacciare il cuore degli uomini più coraggiosi. L’ameba nel frattempo si è dissolta in un vortice che essa stessa ha generato; e la Maga comprende che è tornata al suo mondo d’origine, sconfitta ma non completamente annichilita.
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