lunedì 30 settembre 2013

ALTRI KAMIKAZE_279° episodio

Braxal è un demone potente, che ha trasformato un gattino moribondo nel suo araldo. Braxcat, il gattino demone, adesso milita negli Esploratori dei Sogni, ed ha il potere di entrare nella dimensione onirica con il suo corpo fisico. Braxal ha però tanti altri interessi. Per certi versi, lo potremmo definire un collezionista, sebbene il termine sia riduttivo. Passando in rassegna la sua collezione, che comprende pezzi provenienti da epoche e mondi diversi, il demone si sofferma su Shiro Onida. Si trova in animazione sospesa da una settantina di anni terrestri; un periodo che per Braxal è come un battito di ciglia, o forse due. Shiro Onida stava morendo, quando Braxal lo ha rapito. Si stava schiantando con il suo cacciabombardiere ad elica contro una grossa nave nemica. Aveva preso di mira uno dei fumaioli, per produrre, con la sua morte, il massimo dei danni possibili. Shiro Onida era un kamikaze: un pilota votato alla morte per amor di patria. Il concetto di patria suscita una certa ilarità in Braxal, che è un demone figlio di demoni. La sua specie è composta da individualisti predatori. Come modo di pensare sono assimilabili più ai coccodrilli ed ai serpenti che agli umani ed alle scimmie. I demoni non sopportano neppure i loro congiunti; figuriamoci se prendono in considerazione un’aggregazione grande e soffocante come la patria. Pensarla così è ovviamente più facile per esseri potentissimi e pressoché immortali, piuttosto che per esseri fragili e freddolosi. Braxal non intende di certo discutere con Shiro Onida di questa sociologia spicciola; tanto più che il quasi kamikaze giace in animazione sospesa. Sarebbe contento di sapere che il suo aereo si è infilato anche senza di lui nel fumaiolo della nave nemica. Il velivolo non è esploso, ma ha causato un’avaria. Shiro Onida non è riuscito a scambiare la sua vita con le migliaia di vite che su quella nave vivevano e combattevano. Loro, giovani come Shiro, sono sopravvissuti quasi tutti al terribile conflitto, e molti hanno avuto dei figli. Il kamikaze avrebbe inibito tutto ciò in nome di una patria che alla fine è stata ugualmente sconfitta. Si vede che la somma di quei karma pesava più di quello del singolo kamikaze. Shiro da una settantina d’anni sogna di fare il contadino, in una bella campagna, dove tutto è colorato; ed anche la pioggia è sempre bene accolta. Il sogno non lo ha fabbricato Braxal, bensì qualche entità della dimensione onirica che ha trovato simpatico quel guerriero nazionalista estremo. Sulla Terra, oltre i muri dimensionali, altri kamikaze si stanno addestrando a morire per una patria che neppure c’è. Sono giovani provenienti da varie parti del pianeta. La cosa sconcertante è che ci siano anche figli di persone ricche; non solo straccioni senza arte né parte. Non solo ignoranti e cammellieri, ma anche persone che definiremmo istruite. Come mai uno in possesso di un titolo di studio, ed una famiglia ricca alle spalle, desidera morire come un assassino di bambini? Prima o poi psicologi, psichiatri, sociologi ed altri chiacchieroni studieranno meglio il tarlo che divora il cervello di simili cretini. I figli del deserto potrebbero addurre la scusa dell’insolazione; ma quale scusa si potrebbe trovare per il ragazzotto bianco, nato in una villa con piscina? Tutti assieme, in una comunità di aspiranti suicidi esplosivi, uomini bianchi, neri e gialli gridano come degli ossessi. Odiano tutto e tutti; ecco perché morire non li spaventa. In ossequio alla parità dei sessi, assieme ai cretini maschi c’è anche qualche cretina femmina, che invece di pensare a fare bambini propri pensa a come disfare quelli altrui. Insomma: una banda di pazzi furiosi, assai pericolosi. La sala sotterranea è piena di marmaglia ululante, con occhi strabuzzati, come fossero tutti drogati. In effetti un gas invisibile, con effetti allucinogeni, si riversa nel locale. I presenti non vedono elefanti viola o cavalli volanti, ma si bevono qualsiasi castroneria. La selezione è stata accuratissima: sono tutti estremisti, violenti, asociali, inconcludenti, chiacchieroni, parassiti ed invidiosi. Sperano ardentemente che il loro capo incappucciato scelga chi tra loro inizierà la girandola di morte. Anche i kamikaze veri erano felici di venir scelti per morire, ma loro non sarebbero mai andati a farsi esplodere in mezzo a dei civili. La differenza è considerevole. L’incappucciato di bianco, spalleggiato da due incappucciati di nero, punta il dito guantato verso uno dei fanatici, che schizza sulla sedia come se avesse vinto la lotteria. I due guardaspalle del capo lo prendono in consegna, per condurlo al martirio. Tutti i pazzi rimasti nella sala esultano per lui, invidiandolo alquanto. La riunione si scioglie, ed i fanatici tornano alla loro celle monastiche, a mangiare croste di pane duro e pregare Dio. In quel momento ci sono sulla Terra milioni di persone che pregano Dio; fortunatamente la maggior parte di loro non chiede l’assoluzione per un massacro di innocenti, progettato ed auspicato. Che fine ha fatto il tizio selezionato per martirizzarsi oggi pomeriggio? Allontanatosi dalla sala e dai fanatici, sta ridendo come un matto. Rientra infatti nelle strategie di vendita infiltrare un acquirente fasullo nel gruppo dei gonzi, cosicché i gonzi medesimi lo vedano come un esempio da seguire. Quel pomeriggio, i terroristi non attuano alcun attentato, ma fanno credere ai monachelli fuori di testa che il loro amico si sia immolato gloriosamente e gioiosamente. Il giorno successivo, l’umore dell’uditorio è ancora più esagitato. Gli allucinogeni hanno fatto effetto, ed anche altre droghe disciolte nell’acqua usata per panificare. Red è un americano alto, biondo e fuori di testa. Ha cercato su Internet questa banda di suonati, perché non gli bastava essere ricco di famiglia. Voleva qualcosa di più: una causa trascendente, e cosa ci sarebbe di più trascendente della morte? L’incappucciato di bianco punta il suo dito su Red, che prova un colpo al cuore, per la gioia ma anche per la paura. Non sa di essere il primo vero kamikaze di quel gruppo di esagitati. Nessuno lo ha preceduto. L’attentato è previsto per l’indomani; per cui gli consegnano una bella cintura esplosiva, con la quale andare a dormire per la sua ultima notte da vivo. Prova ad addormentarsi, ma non ci riesce; per cui si alza e prega. Uno strano sacerdote lo confessa e lo incoraggia a quell’atto che definisce “di estremo coraggio”. Non sa di essere solo una pedina di un gioco più simile alla dama che agli scacchi. Braxal invece è uno dei due giocatori, e la sua pedina si chiama Shiro Onida: un kamikaze vero contro uno fasullo. Il gattino demone qualche volta deve lavorare anche per il suo creatore, ma non si lamenta. Gli altri Esploratori dei Sogni lo vedono sparire nella dimensione onirica, ed invidiano la sua nuova missione. Cosa dovrà fare il loro amico Braxcat? Shiro non sa di essere cercato, ma lo scoprirà molto presto. La dimensione onirica ha uno scorrere del tempo molto variabile. A tutti i sognatori capita di vivere avventure discretamente articolate durante sonnellini decisamente brevi. Succede che ci si svegli, convinti che sia quasi mattina, mentre invece sono passate poche decine di minuti dall’inizio del sonno. Accade anche il contrario: la notte trascorre in un lampo; ma probabilmente questa sensazione dipende dalla nostra difficoltosa attitudine a ricordarci tutti i sogni. Il mancato kamikaze sogna da un tempo lunghissimo, e ciò è reso possibile solo dal fatto che il suo corpo fisico è stato inviato nella dimensione onirica da Braxal. Altrimenti, nella nostra realtà, i suoi muscoli si sarebbero intorpiditi ed indeboliti in maniera quasi irreversibile. Shiro si alza tutte le mattine all’alba, e va a dormire poco dopo il tramonto. Lavora tutto il giorno, ma non sente la fatica. Il suo cibo è semplice e buonissimo; l’acqua di fonte non gli fa desiderare altra bevanda. Non ricorda più la guerra, il suo cacciabombardiere e neppure il fumaiolo della nave da guerra, dove si sarebbe dovuto infilare con tutto il velivolo. Braxcat lo trova in un batter d’occhio, perché lo spazio in quella dimensione soggiace alla velocità del pensiero. Il gattino demone attira l’attenzione del contadino felice miagolandogli stentoreamente nelle orecchie. Poi si gira, sapendo che il pilota kamikaze lo seguirà, in ossequio alla potente magia di Braxal. Così, in un batter di ciglia, i nostri due eroi si ritrovano sulla Terra. Red, il quasi martire, è già uscito di casa. Gli hanno detto dove andare a farsi esplodere. Lui trova che il programma della giornata sia eccitante; tanto più che questa dovrebbe essere l’ultima sua giornata da vivo. Poi di certo gli toccherà un posto in prima fila in un paradiso negato agli infedeli. Quelli che lui ucciderà oggi invece andranno all’inferno; il ragionamento non è chiaro, ma Red non è mai stato un pensatore. Un’aula magna universitaria è un bel posto dove fare esplodere un ordigno: un posto pieno di gente miscredente, che preferisce la scienza alla religione. Red penetra nella calca, fino a trovare un posto a sedere, in una zona centrale dell’enorme locale. Si fosse collocato in fondo o troppo avanti, avrebbe diminuito le sue possibilità di fare una strage. Adesso sta a lui aspettare il momento giusto. Anche Shiro si trova nella medesima aula, perché Braxcat lo ha condotto da quelle parti prima di scomparire. Il gattino demone preferisce infatti non dare troppo nell’occhio. Il kamikaze vero (Shiro) non è informato della presenza del kamikaze fasullo (Red), ma un istinto che non sapeva di possedere lo convince a non perdere di vista quel biondo, che sicuramente è un americano. Adesso che è tornato sulla Terra, il nipponico si rammenta dell’odio che provava per gli americani. L’odio torna forte quasi come durante la guerra, e Shiro è pronto alla battaglia, per l’onore della sua patria. La lezione inizia e prosegue per oltre un’ora; poi Red decide sia giunto il momento di fare una strage. Però prima deve regolare la cintura esplosiva, e non può farlo da seduto. Si alza, dirigendosi verso il bagno. Nessuno sospetta di lui, che sembra una persona normale; nessuno eccetto Shiro, che lo aspetta in bagno per dirgli cosa pensa di lui e di quelli come lui. Il nipponico non è uomo da battutine tipo eroe dei fumetti; per cui bersaglia subito di sberle quella brutta copia di un kamikaze. Red reagisce, ma teme che la colluttazione faccia esplodere prima del tempo, e troppo lontano dalla folla, il suo ordigno. Shiro non ha però certe remore; è lì per una missione che non capisce completamente, ma intende portarla a termine. Red, come molti della sua risma, è un gran chiacchierone di quelli che sostengono di essere dei guerrieri senza paura. In realtà è una piccola cosa rispetto ad un vero kamikaze. Ecco perché Shiro lo sta prendendo facilmente a schiaffi in faccia e calci nel sedere. Red è più alto, ma il nipponico è solido e deciso: un soldato contro una specie di bamboccione. In confronto fisico, oltre che quello morale, non è possibile. Red spintona via Shiro, poi scappa velocemente dal bagno. Se avesse la freddezza del vero kamikaze, correrebbe in mezzo all’aula magna, per realizzare il suo progetto criminale. Fortunatamente per quei giovani, che lì sono convenuti per studiare e non per lasciarci le penne, Red è un coniglio. Scappa verso la strada, con Shiro che guadagna terreno, nonostante le gambe più corte. A questo punto, interviene un membro degli Esploratori dei Sogni, allertato dal suo amico Braxcat. Il Lupo Nero sbuca da dietro un angolo, veloce, solenne e terribile. I suoi occhi promettono una morte molto dolorosa ad un tizio che l’avrebbe dispensata centinaia di volte in un colpo solo, a persone che non conosceva (e non conoscerà mai). Red viene sbattuto a terra da una valanga di muscoli e pelo. I denti enormi ed acuminati del bestione strappano l’esplosivo, come fosse stagnola e legno di balsa. Grossi bocconi di quella robaccia finiscono sbriciolati, mentre i contatti elettrici cessano di esistere. Poi però il Lupo Nero si allontana, dando la possibilità al criminale suonato di rialzarsi a fatica. Shiro non è soddisfatto di come si sono svolti i fatti, ma non avrebbe la minima possibilità di mercanteggiare con un demone potente quale è Braxal. Clara, degli Esploratori dei Sogni, è però lì per fornirgli l’occasione di fare bella figura. Coperta da una lucente armatura di metallo vivente, che non è altri se non il suo simbionte Tecnoragno, Clara fornisce a Shiro una katana, con la quale potrà terminare il sordido soggetto. Red, che ha visto la morte in faccia, adesso è meno entusiasta di lasciare questa valle di lacrime. Shiro è però un personaggio tutto d’un pezzo, e non si lascia ammorbidire dagli occhioni del kamikaze fasullo. Il nipponico lo colpisce una sola volta, ma, giacché adopera una spada affilatissima, è più che sufficiente. Red inizia a morire quando l’acciaio passa ad un palmo dal suo cuore. Sarebbe tuttavia una fine troppo banale, per piacere a quel giocatore di scacchi cosmici che risponde al nome di Braxal. Così, come fece a suo tempo con Shiro, il demone rapisce Red da questo piano dell’esistenza, per scagliarlo nell’infinità della dimensione dei sogni, a sua disposizione per ulteriori sviluppi. Invece, per quel che concerne il vittorioso nipponico, ci pensa il gattino demone a riportarlo alle sue coltivazioni agricole, ma in maniera molto meno traumatica.

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