lunedì 2 settembre 2013

CREDULONI E SUCCHIASANGUE_272° episodio

Una foto che riempie due pagine di una rivista di viaggi. Un colpo d’occhio su una valle che si trova sulla catena montuosa più alta del pianeta. Si immagina che la foto sia stata scattata durante la bella stagione, che da quelle parti significa solo non essere coperti dalla neve. Una strada sterrata, scavata nella roccia, si inerpica a partire da un paese che si scorge ad un’estremità della fotografia. L’inquadratura è bellissima, ma viene da pensare che sia stata fatta da un elicottero. Lungo la strada, si snoda una moltitudine di persone, attente a tenersi discoste dal burrone. La didascalia dice che tutta quella gente si sta recando a rendere omaggio ad una stalagmite! Non una statua di pietra o metallo, bensì una colonna prodotta dall’instancabile lavorio dell’acqua, nel corso dei millenni. Una enorme stalagmite, in una caverna in alta montagna, induce a pensare non tanto alla forza della Natura, quanto alla sua pazienza. Gli umani però hanno deciso che quella colata di calcare sia Dio. Magari non quello esageratamente unico, che rende difficile se non impossibile la sua visualizzazione. La stalagmite in questione rappresenta un aspetto di Dio: la distruzione. Questi popoli ritengono infatti che il creatore dell’Universo non sia lo stesso che lo distruggerà, e neppure il Dio che lo conserva. Loro di Dei ne hanno almeno tre; a dire il vero ne hanno centinaia, perché sono pragmatici, e non vorrebbero finire dopo la morte ad cospetto di un Dio del quale avevano negato l’esistenza. Tornando ai camminatori sulla montagna, il loro pellegrinaggio è lungo e faticoso, non privo di pericoli. Messi tutti in fila sull’unica strada stretta, non riescono a scansare i massi che ogni tanto si staccano e precipitano. Essendo ferventi religiosi, tuttavia accettano quella selezione naturale con una certa filosofia. Del resto si stanno recando a visitare un simulacro del Dio della distruzione, non un Dio che abbia promesso la resurrezione della carne (nientemeno). Questi ferventi fedeli credono ad un circolo ininterrotto di esistenze. La notizia rende ovviamente entusiasti i ricchi, ma molto meno felici i poveri. L’uomo bestia di Evolution si è mescolato al branco umano, per studiare da vicino cosa passi in quelle testoline leggere. Kong è curioso di comprendere come mai una specie, che si ritiene la più intellettualmente sviluppata della Terra, si sottoponga a stress come quello, per fare visita ad una colonna di calcare. Il mutante Kong è uno scienziato, e come tale crede solo a ciò che può provare. Tuttavia è pronto a mettersi in discussione. Assieme a lui, cammina in quella lunga processione anche la Maga. Lei, essendo una telepate, scandaglia in maniera discreta i pensieri di quella folla. Un suo incantesimo distorce l’immagine di Kong, che agli occhi umani sembra un tizio grosso e grasso, come ce ne sono tanti. Grazie alla loro energia connaturata, la Maga e Kong reggono bene allo sforzo fisico di quella lunghissima e disagevole ascesa. Ammirano moderatamente gli umani che, spinti solo dalla fede, sopportano freddo e fame. Gli umani quando vogliono sono molto testardi: una caratteristica da non confondere con l’intelligenza, ma utile a sopravvivere. In un altro continente, Elisabetta e Valeria, due poliziotte telepati, allieve della Maga, studiano un altro aspetto della credulità popolare. Si sono infatti infiltrate nella chiesa dei Veggenti degli Ultimi Giorni. Fingono di lavorare per mister Tigger, capo della setta, che le ha incaricate di manipolare Luisa, figlia di un importante banchiere. Gli adepti della chiesa dei Veggenti degli Ultimi Giorni sono giovani ricchi, propensi a bersi le fandonie del boss. Tigger per loro tramite può ricattare i loro sfortunati genitori, e prospera nel suo business criminale. Il banchiere, padre di Luisa, è un uomo abituato ad essere ascoltato, quando parla e decide di tassi d’interesse, di debiti e di sacrifici altrui. Più potente di un politico, perché non deve curarsi dei sondaggi. Non gli interessano i pensieri del volgo, dato che lui si trova al vertice di una piramide creditizia. I politici devono convincere il popolo a votarli; ma lo stesso popolo reca in dono ai banchieri i suoi sudati risparmi. Un uomo come il padre di Luisa crede in Dio, o pensa di esserlo lui stesso? Il fatto che non sia onnipotente è dimostrato dalla figlia, che cerca la verità in una setta di venditori di fumo. Elisabetta e Valeria sono sempre molto concentrate, per evitare che qualche telepate all'interno della setta capisca che sono poliziotte. Peggio ancora se scoprissero che sono affiliate ad Evolution. Le due ragazze si sono affezionate alla coetanea che dovrebbero spiare e proteggere. Tutti gradirebbero essere ricchi come lei, ma quasi nessuno sarebbe disposto a prendersi in carico il malessere psichico che prova. La setta tutto sommato le evita di girare per le strade, assieme a qualche drogato. La chiesa dei Veggenti degli Ultimi Giorni è tenuta d’occhio anche da agenzie di intelligence, ma Tigger conosce molto bene quegli spioni tutte chiacchiere e distintivo. Evolution si colloca tuttavia al di là dei suoi poteri di previsione. Luisa, quando cerca di accalappiare nuovi adepti per la setta, si sente utile a qualcuno e ad uno scopo più alto. Elisabetta e Valeria fanno il possibile per seguirla, almeno una alla volta. Il dottor Occulto si aspetta che quanto prima mister Tigger scateni la sua offensiva, plagiando più profondamente la figlia del banchiere. La setta le propone di seguire corsi di formazione sempre più simili al condizionamento ipnotico. Nessun essere umano resisterebbe ad una simile pressione senza subire un danno semi permanente. Le due poliziotte telepati non sono ancora sufficientemente potenti da invertire il trattamento, e la Maga è in missione con Kong. Gli Esploratori dei Sogni sono viceversa attrezzati a contattare Luisa in uno stato dell’esistenza, dove nessuna chiesa o agenzia di spionaggio possono ostacolarli. Intanto, sulla montagna, il penoso pellegrinaggio degli adoratori del Dio della distruzione prosegue. Scende la notte, ma per quella moltitudine il pericolo non arriva dai sogni, bensì da alcuni abitatori della montagna. La loro presenza è stata rilevata sia da Kong, sia dalla Maga. I sensi acutissimi dell’uomo bestia rilevano un odore di difficile catalogazione. Lo stesso odore che induce i cani che accompagnano i pellegrini ad uggiolare. La Maga analogamente avverte delle vibrazioni difformi da quelle che di solito pervadono la montagna di notte. Lamie: esseri che seducono ed uccidono. Mangiatrici di carne e succhiatrici di sangue. Più antiche dei vampiri stessi. Raffigurate come un orrido mix tra una donna ed un serpente. Scendono producendo un suono avvertibile solo dagli uditi super-umani, ma le loro vibrazioni dissonanti da ciò che è propriamente vivo sono un allarme per la Maga. Il pellegrinaggio in quella parte del mondo coinvolge una moltitudine non catalogata dal punto di vista anagrafico. Gente che non saprebbe dire in quale giorno dell’anno è nata. Un carnaio semovente e sufficientemente ottuso da prestarsi all’attacco di questi antichissimi semi-demoni. Leggende raccontano di connessioni con gli Inferi; c’è del vero, giacché le lamie di giorno dimorano in grotte profonde, dove nessun animale osa avventurarsi. La lamia non è un essere particolarmente discreto, però per prima cosa narcotizza profondamente le sue vittime. Kong e la Maga adesso devono necessariamente rinunciare al loro travestimento. I mostri attaccano in massa, certi di pasteggiare con decine di umani, scegliendo tra i più teneri. Chi, al risveglio dei pellegrini, risulterà assente, sarà considerato disperso. Un pellegrino che si rechi a fare visita al Dio della distruzione potrebbe svegliarsi nel cuore della notte e decidere di uccidersi. Chi adora la morte, dovrebbe recarsi a farle visita senza indugio. Da secoli, le lamie si nutrono delle carni e del sangue dei creduloni, e sono convinte che la pacchia non avrà fine. Uno dei mostri mezzi serpente si avventa su una donna addormentata, con in braccio un lattante. Un pasto caldo in arrivo, se non fosse per la zampa possente di Kong, che afferra la lamia, sollevandola di peso. Un umano non sarebbe in grado di farlo, ma l’uomo bestia di Evolution è forte come un gorilla adulto, forse di più. L'abominio, che simula parzialmente le sembianze di una donna, agita le spire, sibilando da fauci che nulla hanno di umano. Le lamie hanno indubbiamente lanciato un incantesimo sull’intero gregge umano, che si trova in un dormiveglia, nel quale è preclusa loro finanche l’apertura delle palpebre. La lamia prova a mordere Kong, non sapendo con chi ha a che fare. Kong però la scaglia in un burrone, con un solo movimento del braccio possente. La Maga accorre al fianco del collega; non le servono gli incantesimi per colpire quei mostri sanguisughe, dato che la materia che le costituisce è assimilabile a quella degli umani, che sono il loro nutrimento. Le lamie forse non hanno capito che c’è del vero nel detto secondo il quale siamo quel che mangiamo. Se si nutrissero di energia vitale, potrebbero disporre di un corpo etereo, impossibile da ferire con mezzi fisici. Così invece le lame psioniche della Maga friggono il loro cervello, come farebbero con quello di un teppista qualsiasi. Continuano a soffiare come serpenti, ma i pugni di Kong e la telecinesi della Maga le inducono a ritirarsi, per il momento. Sul fronte della chiesa di mister Tigger, la giovane figlia del potente banchiere dorme. I cani da guardia della setta la tengono d’occhio, ma non possono sapere che nel suo sogno sta per incontrare dei nuovi amici. Appena chiudiamo gli occhi, per riposare il corpo e la mente, le immagini memorizzate durante la giornata si susseguono. È una fase preparatoria ai sogni più impegnativi: quelli che potremmo ricordare se sviluppassimo l’abitudine di annotarli appena svegli. Dormiamo per eliminare le tossine psico-fisiche, ma, in situazioni di tensione marcata, rischiamo che siano le tossine ad eliminare noi. Luisa ha subito uno stress importante, perché la setta di Tigger ha messo la quarta: sono decisi a trasformarla o a ucciderla. Il cervello umano si condiziona meglio quando è giovane; ogni setta vorrebbe poter mettere le sue zampe sui bambini, il cui addestramento dà notevoli soddisfazioni. La figlia del banchiere è comunque sufficientemente plasmabile. I suoi sogni preliminari denunciano le pressioni subite durante la veglia. Una vecchia strega armata di bastone la insegue dentro e fuori da una capanna fumosa. C'è un calderone sul fuoco, e quel fuoco deve essere continuamente alimentato dalla legna, che i giovani schiavi cercano nei boschi. Luisa è una degli schiavi stracciati e sporchi, vessati dalla strega maledetta. Nel calderone, immersi nel liquido in ebollizione, ci sono strane cose, che si agitano e strillano. Luisa e gli altri vorrebbero aiutare quelle cose ad uscire, finché sono ancora vive, ma temono che la strega poi ci butti loro nel calderone. Nei boschi vicini gironzolano dei lupi, che ululano affamati. La strega sostiene che abbiano paura di lei, e minaccia i giovani di scacciarli. Questo significherebbe diventare un pasto per i lupi. I Giovani Licantropi, quando arrivano nel bosco, trovano qualche lupo appena abbozzato, che scompare volentieri dalla scena. Le entità che abitano quella dimensione sono infatti dei mutaforma all’ennesima potenza, che, cessato un ruolo, ne interpretano subito un altro, nel sogno di qualcun altro. Il Lupo Nero è viceversa molto ben definito; il suo arrivo non passa inosservato: gli alberi, gli scoiattoli, le volpi ed i gufi lo osservano preoccupati. Sonia, Rebecca, David e Pedro si scatenano in una serie di ululati, che induce la strega a sincerarsi che la porta della sua capanna fumosa sia ben sprangata. Lo è, ma il grosso muso del Lupo Nero irrompe da una delle finestre. Sorride a Luisa, e le strizza addirittura un occhio. Poi Sonia molto educatamente bussa alla porta della capanna. La vecchiaccia, che simboleggia le vessazioni subite da Luisa da parte della chiesa dei Veggenti degli Ultimi Giorni, non può abbandonare la scena senza completare la sua recitazione; per cui socchiude l’uscio. Una giovane licantropa le sogghigna in faccia, scrutandola con occhi luminosi. Troppo tardi per chiudere, ed anche per formulare un incantesimo difensivo. David e Pedro entrano per primi, e vanno subito a verificare cosa bolla in pentola. Le ragazze, Rebecca e Sonia, invece si mostrano affabili con Luisa e con gli altri prigionieri. La strega vorrebbe replicare, ma le fauci di Lupo Nero si trovano ad una distanza pericolosa. La capanna di botto scompare, lasciando solo qualche filo di paglia. Il sole filtra dalle cime degli alberi. Al Giovani Licantropi ed al Lupo Nero si sono uniti Clara ed il cagnolino Cyberdog. Manca solo Braxcat, il gattino demone, che si è assentato per procurarsi qualcosa da mangiare. Lui è l’unico, tra gli Esploratori dei Sogni, ad entrare il quel piano dell’esistenza con il suo corpo fisico. Ecco perché se gli viene fame nella dimensione onirica può nutrirsi concretamente. La strega vorrebbe imprecare e sbraitare, ma Clara, rivestita di una armatura di metallo vivente, la bersaglia con alcune piccole ma dolorose scariche elettriche: dono del simbionte Tecnoragno. Al suo risveglio, Luisa comprende di essere stata decondizionata dai suoi nuovi amici, ma, per evitare ritorsioni, finge di essere ancora succube della setta.

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