venerdì 6 settembre 2013

I NON MORTI DI GUERRA_273° episodio

A ben guardare nei libri di storia e sui giornali, bisogna andare molto indietro nel tempo per trovare qualche giorno nel quale sul pianeta Terra ci sia stata la pace. Le guerre mondiali hanno dimostrato che gli umani, se vogliono, possono produrre una distruzione crescente. Prima di questi conflitti e nel periodo intercorso tra il primo ed il secondo conflitto globale, ci furono guerre minori, come per volersi scaldarsi i muscoli prima di una gara. Guerra è, tra i quattro Cavalieri dell’Apocalisse, il più amato dagli umani. I bambini lo invocano già nei loro giochi, mentre le bambine si preparano a fare le mamme. L’aspirazione delle bambine e quella dei bambini raggiunse una singolare sintonia in una guerra che durò oltre cento anni. Le mamme sfornavano bambini, che diventavano soldati, ed andavano a morire in battaglia. Nonni e pronipoti cooptati fin da piccoli, per la gloria di Guerra. Non è che adorassero la Morte, ma per molti era inevitabile che lui li convocasse al suo cospetto. Le guerre di lunga durata rendono pertanto Guerra popolare anche presso le bambine, e lui ne è felice. Recentemente gli umani hanno inventato le guerre annunciate, nonché quelle di breve durata. Si attacca briga con uno Stato canaglia, accusandolo di aver adoperato o anche solo di detenere armi di distruzione di massa. Una scusa che in questo periodo storico è sufficiente a scatenare bombardamenti sugli obiettivi “sensibili”. Gli obiettivi sensibili fanno il paio con le armi intelligenti: sono slogan inventati a tavolino, da strateghi che probabilmente neppure hanno fatto il servizio militare. Chi ha usato le armi chimiche? Il Governo o i ribelli? Forse ci si dovrebbe chiedere chi dette armi chimiche le abbia fornite ai ribelli, che, sulla carta, dovrebbero essere dei mezzi straccioni, armati di armi raccattate in giro. Ai tempi della cavalleria, Guerra assumeva le sembianze di un bruto coperto di metallo, ed armato di spadone ed ascia. Adesso Guerra assomiglia spesso ad un occhialuto secchione, laureato in un prestigioso ateneo. Il demone è pragmatico: il bruto metallico era più bello, ma l’occhialuto quasi anoressico produce più danni. Peccato che i conflitti a tavolino non durino quanto annunciato, ma si protraggano con occupazioni di diversi anni. L’opinione pubblica scopre contingenti militari del proprio Paese in una trentina di posti, e sono tutti contingenti di pace! Una trentina di focolai di guerra, con gruppi locali, non dissimili dai briganti, sempre pronti a sparare a chiunque. Guerra sta seduto sul suo trono di ossa ed armi frantumate. Il suo sguardo spazia sull’intero pianeta, soffermandosi su una regione relativamente pacifica, abitata da gente sufficientemente laboriosa. Il Cavaliere Rosso li vede e prova una grande rabbia, che sfoga menando colpi micidiali con la sua mazza chiodata. I suoi servitori corrono a nascondersi, ma qualcuno ci rimette le penne. Poco male, dato che si tratta di ex guerrieri defunti, provenienti da tutte le epoche. Non è concesso loro di morire del tutto, o forse sì, ma loro ancora non lo sanno. Guerra decide che saranno due statisti conosciuti come pacifisti ad accendere la miccia del conflitto. È più facile del previsto, perché Guerra sa quanto gli statisti pacifisti siano fasulli. Una parolina nell’orecchio all’uno ed all’altro, ed il gioco è fatto. In quel Paese è in atto una guerra civile, ma al Cavaliere Rosso non bastano questa scaramucce. Decine di migliaia di morti in due anni sono numeri che potrebbero fare pensare che gli umani abbiano perso gusto ad ammazzarsi a vicenda. Guerra calcola che, con qualche bel bombardamento, decine di migliaia di morti li otterrà in meno di un mese. Gongola e ride, emettendo un suono che ricorda lo sferragliare dei cingoli dei carri armati. Sul campo, sono già attivi molti suoi adoratori, che non sanno di esserlo. Costoro sfruttano la scusa della guerra civile per massacrare quelli che professano un’altra religione. E tanto che ci sono, distruggono manufatti antichissimi. Questa è un’altra dimostrazione di come adorino Guerra, giacché lui odia i prodotti dell’ingegno architettonico. Guerra ama le rovine, le trincee, le campagne cosparse di cadaveri umani ed animali. Così può invitare alla festa i colleghi cavalieri Carestia e Pestilenza. Una città antichissima viene presa di mira dai pazzi fanatici religiosi. La popolazione si chiude in casa, pregando, ma nessun Dio accorre per salvare le loro vite. Alla mattina però gli incursori, che pregustano gli stupri ed i massacri, vedono scendere dal cielo qualcuno che di sicuro non avrebbero voluto incontrare. Dragonfire vola grazie al suo dragoncraft; il silenzio della propulsione e del sostentamento antigravitazionale è accompagnato dal sibilo dell’aria sulle sue scaglie pressoché inviolabili. Il drago scende a terra, in difesa degli oppressi, e la battaglia inizia. La guerra è fondamentalmente un massacro indiscriminato. Muoiono prima di tutto i bambini con le mamme, e gli anziani, che sono troppo lenti per sfuggire alle sventagliate delle mitragliatrici. Nei conflitti tra uomini e mezzi blindati, ci vanno di mezzo quelli che corazzati non sono. A questa palese ingiustizia, si aggiunga quella di poter essere uccisi per il solo fatto di abitare in un borgo che non piace a questa o quella fazione. Gli umani in guerra impazziscono tutti, sentendosi signori della vita e della morte: una bella sensazione per persone che nella vita civile sovente sono delle mezze cartucce o avanzi di galera. Oggi però questi uomini assetati di sangue innocente avranno la possibilità di dimostrare che quel sangue lo meritano, sconfiggendo Dragonfire. Loro sono molti ed armati; lui è solo, ma è un drago extraterrestre. Qualunque sia lo slogan, che aggrega quei cretini, lo gridano a squarciagola, mentre si lanciano come cavallette impazzite contro il possente alieno verde. Guerra, il demone antichissimo adorato dalla marmaglia sanguinaria di tutto il pianeta, vede tutto, assiso sul suo trono insanguinato. Si trova e rimane nel suo inferno personale, per nulla intenzionato ad intervenire in difesa di quei pazzi. Che si arrangino! Le pallottole fischiano, e le granate scagliano in giro schegge roventi, ma né le pallottole, né le schegge possono ferire il drago di Evolution. Non avrebbe ingaggiato battaglia con i ribelli terroristi, se loro non avessero minacciato le persone innocenti, ed anche gli antichi manufatti. È una imperdonabile mancanza di rispetto per la vita e l’arte. Dragonfire con un solo colpo della sua gigantesca coda spazza via gran parte degli attaccanti, che ricadono al suolo con ossa fratturate in maniera più o meno grave. Provano finalmente il dolore delle ferite insanabili e l’impotenza nei confronti di una forza soverchiante. Neppure i blindati ed i carri armati sono all’altezza dei pugni del drago, che fracassano con facilità il metallo più spesso. Cosa possono fare la carne e le ossa contro quella manifestazione di super-forza? Poco o nulla. Guerra non si aspettava che Dragonfire eliminasse i suoi ignari tirapiedi così in fretta. Ecco perché invia sul campo di battaglia alcuni dei suoi più valenti servitori: guerrieri di tutte le epoche, sospesi tra la vita e la morte. Ruthgar il vichingo quando era in vita guidava i suoi uomini nelle scorrerie sanguinarie, che resero famigerati quegli uomini del nord. Adorava un pantheon guerriero e sanguinario. Era convinto che si sarebbe meritato un aldilà frequentato da altri guerrieri e donne bellissime; bevute e mangiate illimitate, senza problemi di stomaco. Anche John Bolt era un pirata, ma in un periodo storico successivo. Gli scontri tra vascelli avvenivano prima a colpi di cannone, poi di spingarda, ed, alla fine, all’arma bianca. John Bolt non credeva al paradiso, ma neppure all’inferno. Troppo impegnato a schivare pallottole e sciabolate; non tutte a dire il vero: cosa sarebbe un pirata se avesse ambedue gli occhi ed ambedue le braccia e le gambe? Shiro Tanaka era un samurai, fedele fino alla morte ai suo signore della guerra. Era un uomo di cultura, ma sfortunatamente quella cultura gli imponeva di azzerarsi per difendere un altro essere umano; senza avere neppure la soddisfazione di scegliere chi fosse costui. Ruthgar, John Bolt e Shiro Tanaka quando morirono di morte violenta idolatravano Guerra. Lo avevano adorato per tutta la vita, dato che la via del guerriero, la via del pirata e la vita del predone sono risvolti della stessa medaglia. Guerra li rapì un attimo prima che esalassero l’ultimo respiro. Praticamente morti, ma non ancora predabili da Morte. Il Cavaliere Rosso soffiò temporaneamente tre pedine al Cavaliere Nero, che però, come è noto, non ha problema alcuno ad attendere per tutta l’eternità. Ruthgar, John Bolt e Shiro Tanaka tornano sulla Terra, perché questa è la volontà ed il potere del loro signore. Non un signore della guerra mortale, bensì un demone immortale, che trae la sua energia dalle uccisioni e dai massacri. Guerra: un’entità per la quale i presidenti ed i re sono burattini. Ruthgar il vichingo solleva la sua ascia, gridando a squarciagola; è bello avere ancora l’aria nei polmoni. Le armi di John Bolt sono uno spadone scheggiato ed una spingarda. Shiro Tanaka estrae la sua katana; se dovrà colpire il drago che lo fronteggia, lo farà obbedendo come segue agli ordini. La spingarda vomita il suo piombo, che era pronto ad uccidere già da diversi secoli. La polvere da sparo è garantita da Guerra in persona, per cui la spingarda spara senza alcun inceppamento. Dragonfire ha notato i nuovi attaccanti, ma per lui sono già carne morta, e questo è più vero di quanto supponga. Il piombo dell'ex flagello dei mari si sbriciola contro le scaglie indistruttibili del drago, provocandogli un leggero prurito. Poi i tre servi di Guerra si precipitano all’attacco impugnando il loro acciaio. I tre non-morti avanzano correndo, ritenendo che il gigante verde non possa parare o schivare contemporaneamente lo spadone, la katana e l’ascia. Le formidabili zampe del drago intercettano lo spadone di John Bolt e la katana di Shiro Tanaka. Ruthgar può pertanto abbattere la sua ascia da battaglia sulla spalla destra di Dragonfire. L’acciaio temprato non ha tuttavia durezza necessaria a danneggiare le scaglie del drago, e Ruthgar non è forte a sufficienza. L’ascia danneggiata rimbalza all’indietro; lo spadone e la katana viceversa vengono stritolate dalle zampe di Dragonfire, più forti di qualsiasi morsa costruita dall'uomo. In un lampo, le mascelle del drago si stringono attorno al braccio del vichingo, spezzandogli tutte le ossa, o quasi. Guerra osserva tutto dal suo piano dell’esistenza. I suoi tre emissari non avevano la minima possibilità di farcela, e lui lo sapeva benissimo. Trattandosi di non-morti privi di volontà, Ruthgar, John Bolt e Shiro Tanaka ora lo affrontano disarmati. La coda di Dragonfire li falcia uno dopo l’altro, frantumando loro le colonne vertebrali. Anche così però non muoiono, e sarebbero costretti ad accanirsi invano fino ad ottenere la loro stessa disintegrazione finale. Il drago è certo che non siano loro il vero nemico. Sarebbero avversari formidabili contro soldati umani, armati di armi da fuoco. Contro Dragonfire viceversa sono solo una seccatura. La sua missione è pressoché conclusa, ma prima intende fare un dispetto a chi ha imprigionato quelle anime a loro modo valorose. Si sono meritate la liberazione che il plasma del drago può assicurare loro. Guerra grida, ma quel suono spaventoso si perde nel vuoto tra i mondi. Poi la super-fiamma erutta come il più caldo tra i vulcani, investendo ciò che resta di Ruthgar, John Bolt e Shiro Tanaka. I tre guerrieri provano un dolore senza pari, che tuttavia dura solo per pochi secondi, dato che i loro corpi necromantici prendono fuoco ed implodono. Le loro armi sono contestualmente distrutte, in un funerale rituale riservato ai veri guerrieri. Il vento si leva a sollevare le ceneri, mentre le tre anime, che Guerra aveva bloccato tra la vita e la morte un attimo prima del trapasso, proseguono il loro cammino karmico. Chi tra i presenti fosse dotato della vista trascendente, osserverebbe i tre fantasmi guerrieri, con lo spadone, la katana e l’ascia levate verso il cielo, per ringraziare l’invincibile e generoso Dragonfire. Si conclude così un episodio di una guerra dimenticata dall’opinione pubblica, ma non da chi, ricchissimo, lo diventa ancora di più vendendo strumenti di distruzione di massa. In quel momento, a numerosi fusi orari di distanza, Kong e la Maga giungono alla fine del pellegrinaggio che li ha condotti a rimirare una gigantesca stalagmite. Hanno accompagnato e difeso gli umani dall’attacco delle lamie succhiatrici di sangue e mangiatrici di carne. Tutto ciò per presenziare all’adorazione collettiva dell’avatar calcareo del Dio della distruzione. Kong e la Maga sono fortemente delusi che tutta quella gente abbia rischiato la vita in una erta scalata per adorare un Dio della morte. I due mutanti lo sapevano per sentito dire, ma percepire di persona quei flussi emozionali che tifano per l’estinzione della vita suscita l’ennesima delusione nei confronti genere umano. Quando però il dottor Occulto li avvisa telepaticamente della vittoria di Dragonfire sui guerrieri non-morti, Kong e Maga si risollevano l’animo, e si allontanano velocemente da quel gregge non più meritevole del loro aiuto.

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