domenica 8 giugno 2014

IL PIANO DELLE AMEBE_341° episodio

L'aristocratica maga nera perpetua il suo potere e la sua giovinezza vendendo i ragazzini alle potenze delle tenebre. La cappuccetto rosso è per la maga nera un pezzo pregiato, in cambio del quale potrà chiedere molto. Sfortunatamente per la malvagia, la cappuccetto rosso è protetta da un grosso Lupo Nero, che con il suo comportamento sovverte quasi tutte le favole che le mamme raccontano ai loro figli per farli addormentare. Non si capisce come mai le mamme terrestri inducano certi incubi nei loro frugoletti. Forse le mamme si divertono a svegliarsi nel cuore della notte, allarmate dalle urla dei loro piccoli. Come se non bastasse il Lupo Nero, accanto a lui c'è una ragazzina coperta da un'armatura di foggia elfica, accompagnata da un cane e da un gatto. La maga nera capisce subito che questi ultimi non sono bestioline da tenere in casa. Balzano addosso a mostri molto più grossi di loro, abbattendoli tra fiamme e scintille elettriche. Clara vede arrivare la maga volante, e capisce che è lei la malvagia della favola. Di conseguenza la nonnina potrebbe essere la sua controparte buona. A conferma della riflessione di Clara, quella che sembra una fragile anziana agita le mani, provocando un vento fortissimo, ma selettivo. Tutti i mostri volanti non ancora abbattuti dagli Esploratori dei Sogni vengono sballottati brutalmente, finendo contro gli alberi. Cyberdog, Braxcat ed il Lupo Nero li assalgono per finirli. Clara invece rimane a fianco della cappuccetto rosso, ed affronta la perfida aristocratica. L'adoratrice delle tenebre sottovaluta Clara, vedendola così giovane; non si rende conto che, prima di essere trasformata dal Tecnoragno, ha affrontato e sconfitto una malattia mortale. Il suo coraggio l'ha resa meritevole della simbiosi con l'alieno, discendente del Transformatron. Con la spada in pugno, Clara è una degna componente degli Esploratori dei Sogni. La maga nera impugna a sua volta una spada, ed attacca. Più che una lama, sembra un serpente guizzante, che supererebbe la sua guardia se l'arma di Clara non fosse un'estensione del corpo metallico dei suo simbionte. Il Tecnoragno analizza a grande velocità tutti i dati a sua disposizione, per ideare contromisure idonee. In fondo è un computer vivente, che non può essere ingannato dalle formule magiche o dalle mani che intessono incantesimi. L'alieno quantifica le energie, calcola, sperimenta, ed infine trova il punto più debole nella struttura della spada serpentina, e la spezza. Mezzo serpente si agita a terra, prima di prendere fuoco e di ridursi in cenere. L'impatto si è ripercosso anche sulla mano della maga nera, che prepara un incantesimo ancora più potente. Ora però tocca alla nonnina attaccare: con un classico pugno alla mascella, degno di un eroe del cinema, stende la perfida avversaria. Il Lupo Nero vorrebbe assaggiarla, ma la nonnina gli spiega che se lo facesse si diffonderebbero ulteriori dicerie sul conto dei suoi simili. Il fatto che la nonnina sappia parlare la lingua dei lupi non stupisce alcuno, visto che quello è un sogno. Nel frattempo, anche i Giovani Licantropi e Ferox hanno sistemato tutti i loro nemici. La notte volge al termine, e gli eroi sono pronti a svegliarsi. Sulla Vae Victis, la Guaritrice lavora per estrarre dal corpo dell'inventore Leonard alcune sottilissime spire, provenienti dalla macchina infernale. Il procedimento è lungo e doloroso, giacché il metallo si oppone, aggrappandosi alle carni di Leonard. La Maga aiuta la Guaritrice, con le sue doti telecinetiche, ma una delle spire la trafigge ad una mano. Si tratta di una piccola ferita, che però trasmette alla mutante psionica un torpore invincibile. Nel loro mondo sotterraneo ed oscuro, le perfide amebe emettono un sordo gorgoglio, a significare l'esultanza per il procedere del piano che hanno congegnato. Il dottor Occulto analizza immediatamente lo stato di salute della sua allieva, che non è stata infettata da batteri o virus terrestri. La Guaritrice non può aiutarla, dato che la fonte della disfunzione si trova altrove. Il capo di Evolution entra in stato di trance, per raggiungere il piano astrale, e conferire con la consapevolezza della Maga. Sebbene sia indebolita, la coraggiosa mutante resiste contro forze ignote e potentissime; adesso però non è più sola. Il dottor Occulto deve quindi rinunciare a scovare la fonte dell'aggressione e distruggerla. Chiede pertanto a Dragonfire di intraprendere in sua vece la ricerca, per il bene della Maga. Il drago alieno dovrà viaggiare fuori dal suo corpo invulnerabile, per raggiungere tempestivamente l'obiettivo. La Navigatrice dispone dei dati sufficienti ad indirizzare Dragonfire, che grazie ad un incantesimo del dottor Occulto si proietta a velocità incalcolabile nell'apparente caos che circonda gli stati dell'esistenza. Il drago segue volando la traccia che la Navigatrice ha strutturato per guidarlo. Senza quella scintilla di consapevolezza, finanche il possente alieno non saprebbe come e dove muoversi. Il capo di Evolution frattanto impiega quasi tutta la sua forza per trattenere lo spirito della Maga; giacché corre il rischio di spezzare il cordone ectoplasmico che lo lega al suo corpo. La mutante psionica si sente come una barchetta legata ad un ormeggio, ma sottoposta alla furia di un tifone. Dragonfire ha raggiunto la fiammella proiettata dalla Navigatrice. Si tratta di un luogo da incubo, dove le tenebre sono percorse da fruscii minacciosi. Suoni fatti per terrorizzare i cuori più coraggiosi provengono da ogni dove. Tutto ciò però non suscita alcun timore nel più grande tra i super-eroi, che incede con un passo possente quasi simile a quello del suo corpo fisico. L'incantesimo del dottor Occulto sfrutta infatti l'immensa energia dell'alieno verde, fornendogli una consistenza transitoria che si avvicina a quella ordinaria. Quanto grandi siano i poteri e la volontà di Dragonfire stanno per scoprirlo i nemici che hanno ordito l'attacco alla Maga allo scopo di catturare lui: il drago di Evolution. Le perfide amebe, più antiche della Terra stessa, bramano il controllo sulle energie ignote che risiedono nel drago. Quegli esseri sovente considerati divinità e demoni hanno compreso di occupare una nicchia di potere quasi irrilevante, dal punto di vista cosmico. Dragonfire giunge viceversa da sconosciuti e lontanissimi golfi tra le stelle. Le amebe biascicanti nel corso degli eoni hanno terrorizzato scimmie e chissà quali altri animali, compresi gli ominidi nostri progenitori. Non hanno però mai incontrato un vero drago. Forse perché hanno sempre preferito starsene nelle grotte più profonde, a crogiolarsi nelle convinzione di essere i progenitori degli Dei stessi. Adesso le amebe attaccano il drago, sottovalutando i suoi poteri, e lui risponde al fuoco con il fuoco. Un esercito multiforme, sbucato all'improvviso, attacca Dragonfire da tutte le direzioni. Cercano di ferirlo ed ucciderlo con pugnali, mazze chiodate, spade ed armi da fuoco. Cani da battaglia alti come cavalli, oppure bassi e lunghi come coccodrilli, azzannano il drago di Evolution, o almeno ci provano. Aggredire da dietro un rettile come lui, dotato di una coda a dir poco possente, significa tenere in poco conto la propria incolumità. A Dragonfire basta spazzare con la coda per fratturare zampe e schiene. L'esercito degli accoliti delle amebe non si arresta neppure quando deve arrampicarsi sui suoi stessi caduti. Anzi: qualcuno dei nuovi arrivati sfrutta la situazione per regolare i conti con un rivale in difficoltà. Invece di portare in salvo i feriti, i mostri se li mangiano, lanciando poi lontano i frammenti ancora pulsanti dei defunti. Se mai si è vista una moltitudine di bestie assetate di sangue è oggi. Non è chiaro se quell'esercito sia composto di migliaia o di milioni; ciò che conta è obbedire all'ordine di mantenere ed aumentare la pressione sul drago verde. Tutti gli esseri viventi dispongono di una quantità limitata di energia, per quanto grande sia. Forse però il drago costituisce un'eccezione, dato che i suoi pugni ed i suoi calci continuano ad avere la stessa forza inarrestabile che manifestavano ore fa. Le amebe delle profondità assistono da lontano al massacro, non provando alcun sentimento per i loro sgherri ridotti in poltiglia da un drago sogghignante. Frattanto, sulla Vae Victis, l'uomo bestia di Evolution ha completato la regolazione del teletrasportatore di bordo. Grazie ad esso, il corpo fisico di Dragonfire sarà dislocato attraverso i worm holes, e si integrerà con la sua essenza astrale del drago. L'incantesimo del dottor Occulto non può infatti continuare a garantire la forza e la solidità al corpo astrale di Dragonfire, che seppur lentamente si sta indebolendo. Così quando la massa dinamica e dirompente, alta tre metri e pesante settecento chili arriva sul bersaglio, ha luogo un'esplosione, che scaglia lontano i mostri ed i mostriciattoli ancora vivi. Dopo la batosta, occhi iniettati di sangue si aprono sul drago di Evolution nel pieno dei suoi poteri. I mostri agitano mandibole, pungiglioni, chele, tentacoli, armi da taglio e da percussione. Poi ripartono all'attacco, urlando, squittendo, biascicando, belando e nitrendo. Trovano però ad accoglierli la coda di Dragonfire, nella sua versione fisica, in grado di frantumare l'acciaio più resistente. Adesso l'alieno verde è ancora più forte, ancora più invincibile. L'unica cosa che impedisce ai suoi aggressori di scappare, volare, galoppare e strisciare via è lo scarso cervello che si ritrovano. Sono ancora più stupidi di quegli umani che nel corso dei secoli si sono fatti massacrare in nome del dittatore di turno. Quadrupedi, esapodi, tentacolati, coleotteri, granchi, serpenti, scolopendre e tante altre orride variazioni rispetto alla norma della Natura si lanciano per l'ultima volta contro Dragonfire, ben sapendo di correre incontro alla morte. Il drago di Evolution li osserva dall'alto della sua imponenza, valutandoli per ciò che sono: sciocchi che non hanno speranza, giacché non la cercano. La sua fiamma parla per lui, ora che il corpo e lo spirito dell'alieno verde sono tornati ad essere una cosa sola e potentissima. Il fuoco cosmico di Dragonfire non è una brutale manifestazione, bensì un'energia senziente e senza pari. Il suo padrone gli ordina di cercare e di distruggere, ed esso, il fuoco cosmico, brucia ogni bersaglio, dal più piccolo al più grosso. Lo scopo del drago di Evolution non è di somministrare dolore, semmai di diffondere distruzione tra coloro che avrebbero fatto lo stesso nei suoi confronti, se avessero potuto. La nave di Evolution si chiama Vae Victis, cioè: “guai ai vinti”. I mutanti ed il drago intendono ribadire ai loro nemici che non si devono mai iniziare conflitti senza essere pronti a pagare il prezzo della sconfitta. La storia ricorda gli sconfitti, ma le loro tracce il più delle volte finiscono lì. Dragonfire è fermo in mezzo a quell'inferno, che divampa e divora. Quando le fiamme si allontanano da quel piano dell'esistenza, sul terreno roccioso non rimangono ossa, ma solo ceneri fumanti. L'enorme caverna ospita una sola forma di vita: Dragonfire. Questo significa che le orride amebe si sono ritirate durante la battaglia, ammettendo la superiorità del loro implacabile nemico verde. Non hanno bisogno di sondare la sua mente per capire per quale motivo abbia scatenato quella devastazione. Le sue nemiche sanno altresì che Dragonfire, qualora non ottenesse ciò che cerca, scatenerebbe una seconda volta la super-fiamma, incaricandola di perlustrare ogni piccola fessura attraverso la quale un'ameba possa essere fluita. Meglio capitolare in una battaglia, che perdere la guerra. Sul cacciatorpediniere di Evolution la scheggia metallica che aveva infettato la Maga abbandona spontaneamente il suo corpo, e si disintegra. La mutante psionica adesso può tornare sulla Terra, riprendendo possesso del suo corpo. La Guaritrice l'aiuterà a rimettersi in breve tempo. Kong, l'uomo bestia di Evolution attiva il teletrasportatore dei worm holes. Dragonfire entra nel portale che lo conduce in meno di un secondo sulla Vae Victis. Subito dopo, la caverna dove si è appena svolta una grande battaglia frana per ordine delle perfide amebe oscure.

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