sabato 9 novembre 2013
UN VERME COLOSSALE_289° episodio
Ferox e la Maga finalmente si ritrovano; Zara la fustigatrice chiede un passaggio sulla groppa della lupa bionica Tyop. Il quartetto non si trova sotto assedio, a differenza di Kong e Jeed, ed anche di Dragonfire e del suo alleato troll. Il mutante terrestre Fulminatore ed il lupo Qwert subiscono in quel momento il loro primo attacco. Granchi grossi come automobili schizzano fuori dall’acqua del mare, decisi a nutrirsi con le tenere carni dei bambini che giocano sulla spiaggia. La battaglia si accende subito con i colori delle saette di Fulminatore. I colossali granchi incassano parecchia elettricità, prima di capovolgersi con le zampe all’aria. Quelli centrati dal super-eroe di Evolution non sono morti, ma non controllano più i loro movimenti. Il lupo Qwert apparentemente non dispone di armi in grado di ferire i mostriciattoli corazzati; la sua forza naturale è però incrementata dai dispositivi bionici. Riesce pertanto a lesionare finanche quelle corazze molto spesse. I bambini dapprima si soffermano ad osservare la battaglia, poi corrono decisamente verso casa. A questo punto i granchi ancora in grado di muoversi tornano nel mare, scomparendo tra le onde. Sotto la superficie di Plutone, la Vae Victis continua a navigare sull’immenso oceano nascosto. I grossi animali che nuotano nell’oscurità più completa annusano la nave, e provano anche ad assaggiarla. Le lamiere d’acciaio della nave da guerra la rendono tuttavia inattaccabile anche a quei terribili denti acuminati, ed indubbiamente indigesta. Non avendo ricevuto messaggi dai suoi allievi, il dottor Occulto decide di cercarli nel castello che pare avere inghiottito il drago ed i mutanti. Quando il cacciatorpediniere si trova a breve distanza dall’obiettivo, il mago levita fino a raggiungere una delle pareti di quella muratura aliena. Il dottor Occulto non dispone della super-forza di Dragonfire, ma i suoi incantesimi intaccano la pietra, costringendola a formare un varco, dal quale lui accede ad un enorme salone. L’architettura interna non lo trae in inganno, dato che percepisce all’istante la migrazione continua delle pareti; come una fluttuazione di alghe, ma molto più impegnativa. Sono all’opera sicuramente grandi forze. Occulto però non si trova lì per fare una visita di cortesia a chiunque abiti ed abbia costruito quel castello. Ha portato la sua sfida nel campo avversario, ed adesso deve fare la sua mossa prima che i nemici scatenino la loro controffensiva. Il capo di Evolution non intende concedersi sfide dirette prima di avere riportato su Plutone i suoi allievi. Attiva quindi un faro dimensionale, che traccia i percorsi compiuti dalla Maga, da Ferox, da Kong, da Fulminatore e da Dragonfire. Il faro è una fiamma pressoché inestinguibile, che brucia sul pavimento del castello senza consumarlo. Poi Occulto torna alla sua nave, e la Vae Victis si allontana dall’isolotto, tenendosi pronta ad aprire il fuoco con i suoi cannoni. Dal faro di Occulto si dipartono cinque lingue di fuoco, che prescindendo da ogni ostacolo fisico seguono come segugi le tracce dei super-eroi provenienti dalla Terra. I corridoi che li hanno condotti in cinque diversi mondi si sono comportati come worm holes. In teoria non dovrebbe essere possibile ricostruire le variabili in continua fluttuazione che hanno determinato le destinazioni. Il faro dimensionale evocato dal dottor Occulto è stato ulteriormente rafforzato dalla Navigatrice, il cui potere consiste appunto nel localizzare e nel seguire le tracce di chiunque nello sconfinato mare delle dimensioni. Il primo tentacolo di fiamma scova Fulminatore ed il lupo bionico che lo assiste nella sua missione. Il secondo tentacolo raggiunge Kong ed il nano accoltellatore. Il terzo tentacolo trova la Maga, e con lei la donna leopardo, la fustigatrice e la lupa bionica Tyop. Il quarto tentacolo di fiamma, che stava cercando Ferox, torna per primo al faro a cui appartiene. Occulto prende quindi nota delle ricerche coronate dal successo. All’appello manca solo Dragonfire. Il suo compagno di avventura Zadox è un troll, che adesso si trova in un ambiente che trova congeniale. Le leggende sui troll narrano di come quei bestioni amino nascondersi in mezzo alle rocce, per ordire agguati nei confronti di umani singoli o a gruppi. I nani che hanno avuto l’ardire di attaccare Dragonfire e Zadox stanno ancora vedendo le stelle, per le botte che hanno preso. Fortuna per loro che sono dotati di ossa molto dure. Un nuovo manipolo di nani si avvicina ai due giganti. Il capo si distingue per i ricchi ornamenti che porta al collo: catene d’oro e d’argento. Riconosciuta come sbagliata la manovra dei suoi simili, il nano inizia ad esprimersi in un idioma pieno di emissioni gutturali. Dragonfire non ha mai sentito simili suoni, e non comprende cosa stia dicendo. Il troll Zadox dedica viceversa maggiore attenzione al nuovo arrivato. Si direbbe che le lingue dei nani e dei troll abbiano dei punti di contatto. Il messaggio pare essere un invito a seguirli, e non si tratta per ovvi motivi di una forzatura. Dragonfire e Zadox vengono così invitati a pranzo, o a cena, dal capo dei nani. Il troll mangia di tutto, mentre Dragonfire si accontenta di divorare grandi quantità di funghi. Il drago di Evolution vorrebbe tornare dai suoi amici, ed immagina che anche il troll voglia fare lo stesso. Non sanno però come fare. Il capo dei nani è probabilmente dotato di facoltà telepatiche, poiché, pur non parlando la lingua di Dragonfire e Zadox, indica loro dove trovare un portale dimensionale. Il drago ed il troll ringraziano e riprendono il cammino, ma vengono quasi subito fermati da nuovi forti rumori che provengono dalla parte bassa della caverna. I nani, picconi in mano, corrono in quella direzione. Dragonfire nota, nonostante la distanza, che qualcosa sta scagliando in aria con facilità una moltitudine di nani. Decide quindi di andare a verificare di persona, accompagnato dal troll Zadox, che pregusta una bella rissa. I troll vanno pazzi per le risse! Con alcuni salti giganteschi i due colossi raggiungono il loro obiettivo, e si trovano di fronte alla causa di tutto quel caos. Si tratta di un verme immenso. Un mostro che divora la roccia, mentre la perfora con il suo continuo avanzare. Il verme è cieco, dato che tutta la parte anteriore del suo orribile corpo è occupato da una dentatura circolare. Non ha una mascella: sono i denti lunghi come spade a fuoriuscire dal corpo, agganciare la roccia e portarla verso il suo stomaco. Probabilmente i nani scavando lo hanno disturbato, ed adesso lui restituisce il favore. Al momento non ha ancora mangiato alcun nano, ma non si esclude che gli venga voglia di assaggiarne almeno uno. Il troll guida l’attacco, lanciandogli contro un masso di alcuni quintali. Il proiettile è tuttavia solo una specie di confetto per il mostro, che si limita ad ingurgitarlo. Non si è neppure accorto di essere stato attaccato. Non può viceversa ignorare il pugno che Dragonfire gli assesta subito dopo. L’impatto provoca un rumore che rimbomba come un eco in tutta l’enorme caverna. Il mangiapietra viene sollevato e spostato di lato; quindi ricade con un tonfo sordo. Il drago gli avrebbe rotto parecchie ossa, se il bestione ne avesse. La Natura lo ha invece dotato di un corpo lungo, grosso, segmentato, fatto di muscoli, tendini e nervi. Nessuna colonna vertebrale da poter spezzare; nessuna costola, nessuna zampa, nessuna antenna. Il troll si diverte ad assistere, ma non vuole che Dragonfire faccia fuori quel mostro tutto da solo. Potrebbero saltare fuori altri vermi, ma non ci sono garanzie in merito. Ecco perché Zadox si impadronisce di due asce, di quelle che i nani sollevano a fatica. Per lui sono viceversa armi quasi ridicole, ma si accontenta. Smentendo quelli che ritengono che i troll siano lenti, Zadox balza in alto ed in avanti; poi, mentre atterra sul fondo roccioso, affonda le due asce nel corpo del verme. L’enorme invertebrato emette un suono acutissimo, ed i nani indietreggiano, perché il verme ha urlato. Hanno diverse leggende riguardanti i vermi, giacché da millenni li incontrano durante gli scavi e le esplorazioni. Quando il troll vede che Dragonfire gli balza addosso, prova sconcerto ed un certo timore, conoscendo la sua grande forza. Il drago non ha tempo di spiegargli cosa stia facendo: probabilmente gli salva la vita, togliendolo dalla traiettoria del contrattacco del mangiapietra. I denti del mostro scattano in avanti, duri come l’acciaio; dopo l’impatto con il suolo, la bocca smisurata strappa e mastica centinaia di chili di roccia. Adesso il troll si rende conto del pericolo che ha corso. Altrove, il primo tentacolo di fiamma apre un portale per Fulminatore e per il lupo bionico Qwert. L’incantesimo del dottor Occulto sta ponendo rimedio alla dislocazione avvenuta nel labirinto che si trova all’interno del castello oscuro. Il terzo tentacolo di fiamma, che ha individuato il mondo dove si trovano la Maga, la donna leopardo, la fustigatrice e la lupa bionica Tyop, apre un portale anche per loro. Così, Fulminatore, Maga e Ferox vengono dislocati direttamente sulla Vae Victis, assieme ai loro compagni di viaggio. Per quanto riguarda Kong, lo troviamo dentro una biblioteca, che sorge in un quartiere abitato da teppisti apparentemente senza possibilità di recupero. L’uomo-bestia di Evolution ed il nano accoltellatore di nome Jeed si aggirano tra gli enormi scaffali, ricolmi di libri di tutti i tipi. Essendo uno scienziato, Kong rimane affascinato dall’immensa conoscenza che è certamente racchiusa in quella moltitudine di tomi. Jeed viceversa tiene d’occhio la porta della biblioteca, che è spalancata da quando Kong ha strappato la catena che la teneva chiusa. L’accoltellatore ha una conoscenza marginale dei fenomeni magici, e grazie ad essa avverte che la biblioteca è circondata da difese invisibili. Ecco perché la teppaglia non può irrompere. Sfortunatamente le stesse difese invisibili interferiscono con la lingua di fuoco mandata dal dottor Occulto. Kong e Jeed non sono soli nella biblioteca; si accorgono di ciò quando alle loro spalle giunge un tizio incappucciato, che si presenta come il bibliotecario. A dire il vero, non lo sentono parlare, e non ne vedono il volto, ma sanno che è lui il gestore della biblioteca. Sembra naturale a Kong, pur essendo uno scienziato, accettare che l’incappucciato sappia cosa stanno cercando, senza che ci sia stata alcuna comunicazione verbale. Li conduce attraverso corridoi lunghissimi, fiocamente illuminati; percorrono grandi distanze, che tradiscono le reali misura della biblioteca. Passando da una sala all’altra, l’uomo-bestia ed il nano accoltellatore viaggiano nel tempo. I libri accatastati risalgono a molte centinaia di anni or sono; molto prima che la stampa venisse scoperta, o riscoperta. Potrebbero essere stati scritti a mano da copisti che lavoravano al lume di candela. Kong è semplicemente affascinato da quella esagerazione di nozioni riportate su pergamena, e deve resistere alla tentazione di fermarsi a consultare e leggere avidamente. Fortunatamente per lui e per la sua missione, Jeed non è esattamente un intellettuale, e diffida dei libri in genere. Nessun suono giunge dall’esterno, come se il loro andare indietro nel tempo li avesse portati ad un tempo anteriore all’umanità stessa ed ai suoi vocianti progenitori. Infine, dopo un lungo errare, l’incappucciato si ferma davanti ad uno specchio oscuro, che indica con un dito scheletrico. Kong e Jeed si precipitano avanti, per studiare quel manufatto, splendido ed oscuro. Quando si voltano, il bibliotecario è sparito in un soffio di vento, così come era arrivato. Intanto, in uno degli infiniti altrove del multiverso, Dragonfire ed il troll Zadox attaccano contemporaneamente il formidabile verme delle rocce. I pugni del drago lo colgono sui denti duri come l’acciaio temperato, e sono i denti del mostro ad avere la peggio. Il troll è finalmente riuscito a perforare la pellaccia del verme. Da quelle ferite fuoriesce un liquor verdastro, che a contatto con la pietra fuma e corrode. Il verme colossale arretra, ed i nani scavatori, che erano rimasti in disparte, lo assalgono con rinnovato vigore. L’invertebrato mostra segni di cedimento; forse non ha un vero cervello, ma qualche allarme è di sicuro scattato in quel suo corpaccione. Non potendo più avanzare, il verme colossale mette la marcia indietro per tornare nell’abbraccio della roccia che tanto ama. Dragonfire, come sempre, mostra considerazione per i nemici che hanno combattuto bene. Non permetterà ai nani di ammazzare il vermone; tanto più che non hanno avuto alcun merito nella sua sconfitta. Il drago ed il troll si capiscono al volo, e si collocano tra il mostro che abbandona il campo di battaglia ed i nani piantagrane. Loro vorrebbero insistere, ma lo sguardo di Dragonfire e le fiamme che si agitano tra le sue fauci li convincono a lasciar perdere. A differenza del suo amico drago, Kong non sta combattendo, anche perché le sale della biblioteca sembrano deserte da secoli. Mentre lui ed il nano dai lunghi coltelli si chiedono a cosa possa servire quello specchio nero, è lo specchio medesimo a rispondere, attirandoli entrambi in un vortice di dislocazione dimensionale.
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