domenica 17 novembre 2013
NICHOLAS ED IL DRUIDO_291° episodio
Nicholas ha sentito parlare molto delle legioni romane, e delle battaglie contro quelli che chiamavano "i barbari". Nicholas è un bambino di cinque anni, e può credere che nelle guerre ci siano i buoni ed i cattivi. Difficilmente a scuola gli insegneranno che i romani avevano la brutta abitudine di invadere le terre altrui. Non lo facevano mai in maniera pacifica, commerciale e culturale. I barbari avrebbero commerciato volentieri con i romani, per avere in cambio le tecnologie per costruire edifici, stadi, acquedotti e prima ancora strade molto belle e rettilinee. I romani però preferivano attaccare briga, per esportare il loro modo di essere. Da allora poco o nulla è cambiato: le potenze dominanti invadono i territori altrui, per esportare addirittura la democrazia. Tra qualche anno forse Nicholas svilupperà da solo questi ed altri ragionamenti. Suo padre legge romanzi storici, ma lui stesso, nonostante l'età, è convinto che i romani fossero bravi ed i britanni cattivi. Prima dei britanni, toccò ai galli ed ai germani fare la parte dei cattivi; poi, una volta assoggettati militarmente, divennero buoni. Questa notte Nicholas è un soldato di una delle legioni romane in Britannia. La sua centuria marcia verso la battaglia; i nemici sono dei mezzi selvaggi, con spade lunghe ed elmi cornuti, che corrono sparpagliati e disordinati verso gli scudi delle ordinatissime legioni romane. L'imperatore ha mandato in Britannia solo quattro legioni, essendo sicuro che la superiore strategia possa battere eserciti nemici molto più numerosi. Nicholas non si trova nella prima fila, quando avviene lo scontro con i barbari urlanti. I suoi compagni, con i loro grandi scudi, sopportano molto bene l'urto dei corpi e delle spade. Lui, che si trova nella seconda fila, adopera il gladio per ferire ed uccidere, infilandolo negli spazi lasciati liberi da chi lo precede. Poi però i selvaggi frenano l'attacco scomposto, ed arretrano per non farsi colpire dalle pietre che i loro compagni frombolieri stanno scagliando contro i romani. Tutti i legionari alzano gli scudi, che rimbombano e respingono i proiettili mortali. Sfortunatamente accade che una pietra colpisca di rimbalzo Nicholas, stordendolo. La battaglia prosegue tra avanzate di una e dell'altra parte, che non hanno tempo da dedicare ai loro feriti. Il bambino, che sogna di essere un soldato romano, non riesce ad alzarsi, ma si protegge con il grande scudo. Poi riceve un secondo colpo, ancora una volta sul cranio protetto dall'elmo. Il metallo regge, ma il cuoio capelluto di Nicholas inizia a sanguinare, e lui sviene. La fortuna è dalla sua parte, giacché i britanni, vedendogli il volto impiastricciato di sangue, lo credono morto. Poi la battaglia termina, o si trasferisce altrove. Quando Nicholas si risveglia, con un enorme mal di testa, è già notte. Il campo di battaglia è cosparso di morti e di armi spezzate. Il bambino che sta sognando di essere un guerriero pensa che la guerra non sia una bella cosa. Si vede che suo padre gli ha letto in maniera appassionata il romanzo, nel quale l’eroe romano per una volta non vince. Sono le avversità che forgiano il carattere, ma Nicholas ha solo cinque anni, e non ci sono orde di barbari con gli elmi cornuti a minacciare di invadere la sua stanza. Si sveglierebbe, se il sogno lo lasciasse andare. Non ha ancora imparato che il modo più sicuro per sganciarsi da un sogno che sembra un incubo è di svelarne la menzogna. Nicholas cammina nella notte, aiutandosi con un giavellotto che ha raccolto. Quando finalmente spunta l’alba, scorge in lontananza un cagnolino che gli corre incontro. Non lo conosce, ma gli fa piacere di avere compagnia. Il cagnolino gli fa le feste, e gli racconta di chiamarsi Cyberdog. Strano nome per un cane, ed ancora più strano che parli. Un adulto coglierebbe questo indizio come spunto per svegliarsi. Un bambino invece non si formalizza, ma questo lo avvolge sempre più nella trama del sogno. Cyberdog è lì vigila sull’incolumità di Nicholas. Anche questa notte gli Esploratori dei Sogni sono al lavoro. Considerando che la notte scivola sulla superficie del pianeta, inseguita dal giorno, ad una velocità superiore a quella del suono, agli Esploratori dei Sogni il lavoro non manca mai. All’improvviso la situazione si complica coll’arrivo di una banda di predoni, che circonda Nicholas. Lui adesso si vede come un bambino poco più grande di quello che è. Non è di sicuro in grado di resistere contro quegli omaccioni brutali ed armati fino ai denti. Nonostante ciò, impugna la corta spada, perché un legionario romano non deve mai abbandonarsi alla disperazione. Nicholas non piange, perché nel sogno non è più un cocco di mamma, ed il sogno sta prendendo il sopravvento sulla realtà. Gli uomini brutali lo catturano, costringendolo a seguirli a piedi. Quando Nicholas si guarda attorno, cercando Cyberdog, non lo vede più. Gli dispiace che se ne sia andato, ma pensa che almeno quel simpatico cagnolino avrà salva la vita. In realtà, sebbene sia strano parlare di realtà all’interno di un sogno, Cyberdog si è solo reso invisibile. Nel nostro stato dell’esistenza il cagnolino cibernetico ha diversi poteri, ma non quello di rendersi invisibile. Da quando fa parte degli Esploratori dei Sogni ha tuttavia affinato altre abilità. I fuori legge conducono Nicholas ad un campo nascosto nel bosco. Un grosso fuoco viene mantenuto acceso, per scaldarsi e per cuocere la carne di qualche sfortunato animale, torturato ed ucciso. Quegli uomini, sporchi e trasandati, sono proprio squallidi, se Nicholas li confronta con il proprio padre e con i suoi insegnati. All’improvviso, gli occhi lo avvisano di essere prossimi alle lacrime: una cosa non adeguata ad un legionario, ma ad un bambino di cinque anni può capitare. I barbari lo maltrattano, costringendolo a stare seduto con le mani legate. Gli ridono sguaiatamente in faccia, finché un ululato squarcia la fredda notte. Negli occhi di quei selvaggi, Nicholas scorge tutto il timore superstizioso nei confronti del predatore dei boschi per definizione. Il capo dei briganti ordina a due della banda di muoversi verso la fonte dell’ululato. Loro non vorrebbero, ma il capo è quasi più grosso di tutti e due messi assieme. Li prende a schiaffi, e loro di malavoglia obbediscono ai suoi ordini, impugnando le lance e tenendo le torce nell’altra mano. Brontolando spariscono dalla vista di Nicholas e degli altri banditi, che si sono già scordati della bestia, sicuramente enorme, che ha ululato in quel modo agghiacciante. Visto che si parla di lui, il Lupo Nero si manifesta nel sogno di Nicholas. Cyberdog lo incontra nel bosco più fitto, salutandolo come un amico ed un compagno di viaggio. I due parlano in una lingua fatta di versi canini e lupeschi, ma si comprendono bene. Poi il Lupo Nero sogghigna, con una quantità impressionante di zanne. I due briganti si sono inoltrati nel bosco per cercarlo, e lui li ha trovati. Le loro urla giungono fino al campo, dove i briganti impugnano le armi disponibili, non osando tuttavia allontanarsi dal fuoco. Poi i due banditi smettono di strillare di colpo; dopo alcuni secondi, il Lupo Nero ulula alla Luna, ringraziandola nella sua lingua di avergli fornito un delizioso pasto notturno. La notte trascorre relativamente tranquilla, nel senso che il Lupo Nero rimane fuori vista, e Cyberdog gironzola in mezzo ai banditi, invisibile. Trascorrere la notte in un bosco, esposti al clima nordico, non rappresenta il massimo della comodità, neppure in sogno. Analogamente, il risveglio di Nicholas è sufficientemente traumatico. I britanni lo costringono ad uscire da sotto le coperte che lo riparavano appena dal freddo pungente e dall’umidità assassina. Nicholas non comprende ancora per quale motivo lo tengano prigioniero, ma tra un po’ lo scoprirà. Camminando a marcie forzate, in mezzo a formazioni rocciose, paludi e sterpaglie, finalmente il gruppo arriva a destinazione. In cima ad una collina, si erge il rudere di un antico castello. L’impressione è che una battaglia particolarmente cruenta abbia preteso un contributo di distruzione non solo dagli esseri umani, ma anche dalle loro ardite costruzioni. All’interno di quello che fu un castello, su un trono anch’esso in rovina, siede un druido. Nicholas ricorda ciò che il padre gli ha raccontato di quei sacerdoti temuti ed odiati dal loro stesso popolo. Il bambino in questa fase del sogno è talmente preso dai suoi sviluppi tortuosi che ormai non pensa più a svegliarsi. La realtà come la conosciamo sulla Terra gli sembra un sogno, mentre il sogno è quanto mai solido e credibile. Neppure i briganti sanno per quale motivo il druido abbia ordinato loro di catturare proprio Nicholas. Il druido non ha alcuna voglia, né interesse a divulgare a quei selvaggi di avere individuato nel bambino terrestre una scintilla di grande potere. Quel che il perfido stregone vuole da Nicholas è strappargli quella fiammella, anche a costo di estinguere la vita di un innocente. Anzi: sarebbe un sacrificio bene accolto dalle divinità malvagie che serve. L’imprevisto entra in gioco concretizzandosi e personificandosi in un drappello di soldati romani, che hanno seguito accanitamente le tracce di uno di loro, perché la legione non abbandona i suoi legionari. Quasi mai e sicuramente non questa volta. Uomini armati di corte spade e scudi irrompono nel rudere che fu un castello. Ingaggiano un combattimento selvaggio con i britanni. La tecnica combattiva, gli scudi, i gladi e le armature contro l’impeto selvaggio, le spade lunghe e pesanti, gli elmi cornuti e le cotte di maglia. In breve, il sogno di Nicholas diventa una rissa mirabolante, che si protrae per delle ore, giacché nessuno riesce a mettere a segno un solo corpo mortale. Ciò dimostra che il bambino ha ripreso almeno parzialmente il controllo sul suo stesso sogno. Anche Nicholas si trova libero ed armato; quindi inizia a combattere, spada contro spada, contro il perfido e sogghignante druido. Il malvagio non si limita a saper maneggiare bene la spada, giacché con i suoi poteri magici chiama in suo aiuto un branco di orridi mutaforma. I legionari adesso si trovano tra due fuochi: i barbari britanni ed i mostri sbavanti, che esibiscono preoccupanti zanne. Cyberdog e Lupo Nero però non sono lì da soli. I quattro Giovani Licantropi compaiono all’improvviso, ingaggiando una lotta all’ultimo morso contro i mutaforma. Sonia, Rebecca, David e Pedro non lottano come dei bruti, ma dimostrano una conoscenza non trascurabile per alcune tecniche delle arti marziali. Per completare il team degli Esploratori dei Sogni mancano solo Clara e Braxcat. Lei sfoggia un’armatura di metallo vivente, fornito dal suo simbionte, il Tecnoragno. Braxcat, il gattino demoniaco, schizza velocissimo, mentre graffia e morde i mutaforma molto più grandi di lui. Braxcat possiede anche la capacità di espellere fiamme dalle piccole fauci: un fuoco sufficientemente caldo da incendiare la pelliccia a più di uno di quei mostriciattoli. Clara sembra un’elfa, con in pugno una sottile spada, che a volte si comporta come un serpente di metallo. Affronta un grosso britanno, armato con un’ascia bipenne, che ha una massa che è tre volte quella di Clara, ma non è altrettanto veloce. In più, sta lottando altresì contro l’extraterrestre Tecnoragno, che fornisce supporti di diverso tipo a Clara. In analogia, il simbionte di Cyberdog, conosciuto come il Transformatron, lancia scariche elettriche contro due selvaggi, costringendoli alla fuga. Nicholas, adesso che gli Esploratori dei Sogni lottano al suo fianco, si dedica pienamente al druido. Nicholas rimane tuttavia un bimbo, privo delle strategie necessarie a stendere un avversario esperto come quello che ha di fronte. Il druido approfitta infatti di un attimo di distrazione del giovane legionario, che è l’avatar di Nicholas in questo suo sogno, per avvinghiarlo in una stretta micidiale. Fisicamente il druido sembra esile, ma ora sta stritolando Nicholas quasi come un pitone. Ciò che intende fare è rubargli l’energia che il bambino non ricorda di avere. In un precedente sogno, in presenza degli Esploratori dei Sogni, Nicholas ottenne un imprinting da Dragonfire. In quell’occasione, il possente drago di Evolution garantì a tutti i bambini presenti, impegnati a sognare collettivamente, che sarebbe intervenuto quando avessero avuto bisogno di lui. L’energia che il druido voleva per sé si sta quindi rivelando troppo indigesta. Molla la presa su Nicholas ed arretra. Se fosse abbastanza intelligente da capire come stanno veramente le cose, interromperebbe adesso il suo assalto. Decide viceversa di chiamare a raccolta tutti i suoi poteri, per aggregare i mutaforma in un unico mostro pressoché invincibile. Nel mondo dei sogni questi incantesimi si concretizzano facilmente. Il nuovo arrivato è alto oltre tre metri, ed è dotato di quattro braccia. Sia gli Esploratori dei Sogni, sia i legionari si fanno indietro, per adattare la loro strategia. I britanni invece colgono al volo la situazione, e si defilano velocemente. Il gongolare del druido dura però pochi minuti, dato che l’imprinting con Dragonfire autorizza il possente drago ad inviare il suo corpo astrale in soccorso dei suoi piccoli amici. Il grosso mutaforma ha un pessimo carattere, ma l’alieno verde lo stende con due soli pugni micidiali: uno al corpo e l’altro sul grosso testone cornuto. Il rumore del mostro che crolla al suolo rimbomba come un’eco in una caverna, ed è il segnale del risveglio sulla Terra del giovane ex-legionario Nicholas.
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