venerdì 31 gennaio 2014

TRA IL BENE ED IL MALE_309° episodio

Il drago di Evolution oggi si trova al centro dell'attenzione di molte persone. Televisioni di numerose nazioni lo riprendono mentre combatte una delle sue tante battaglie contro il crimine. I rapinatori asserragliati dentro una grande banca stanno tenendo in ostaggio il personale e la clientela. Di solito spetta alla polizia occuparsi di certa feccia criminale, ma gli agenti accolgono volentieri l'aiuto di Evolution. I vasti poteri di Dragonfire dovrebbero essere impiegati per sbaragliare nemici più forti e per conquistare poste in gioco più grandi. Lui però pensa che tutti i nemici della convivenza pacifica debbano essere considerati quasi ugualmente pericolosi. I rapinatori dentro la banca non hanno via di scampo, e potrebbero fare una strage. Morirebbero decine di innocenti, e tanto basta a convincere all'azione l'alieno verde. Entrerebbe, senza alcun rischio per la sua incolumità, sfondando la vetrata anti-proiettili ed abbattendo le pareti. Nessuno dei criminali potrebbe evitare la punizione che merita, ma nella colluttazione quasi certamente ci sarebbero morti e feriti tra gli innocenti civili. Dragonfire invita pertanto la polizia a non avanzare, perché loro non sono protetti da una corazza naturale pressoché inviolabile. I criminali sono impazziti dalla paura. Prima che arrivasse il drago si illudevano di poter scappare, ma adesso sarebbe necessario un enorme colpo di fortuna. La tensione all'interno della banca è tale che il minimo screzio tra i rapinatori e le loro vittime potrebbe dare il via ad una sparatoria senza controllo. Inaspettata giunge però la distrazione, per la quale i criminali hanno pregato un dio al quale non credono. Uno scorpione metallico lungo sei metri si fa strada tra le auto bloccate in mezzo alla strada, spostandole e danneggiandole. Gli automobilisti cercano di mettersi in salvo, perché quel mostro sembra decisamente letale. Dragonfire lo vede arrivare, e si volta per contrastarlo. Il pungiglione del mostro meccanico piomba con la forza di una gru idraulica verso il drago, con il chiaro intento di ferirlo o addirittura di ucciderlo. L'alieno è massiccio, ma non pesante nei suoi movimenti; dispone inoltre di una grande esperienza di combattimento. Il colpo dello scorpione affonda profondamente e rumorosamente nell'asfalto. Il drago in risposta sferra un potentissimo pugno contro il braccio del pungiglione, che si frantuma parzialmente. Un principio d'incendio segnala che le parti elettriche del mortale aggeggio sono entrate in corto circuito. Lo scorpione meccanico arretra sulle otto zampe, per evitare di incassare altre mazzate dirompenti. All’interno della banca, i rapinatori osservano con sollievo ciò che accade fuori. Decidono di sfruttare al meglio questa diversione. Prendono quindi d’assalto un camion blindato della polizia, parcheggiato a pochi metri dall’ingresso dell’istituto di credito. Tenendo sotto tiro gli ostaggi che hanno trascinato con loro, i malviventi costringono i poliziotti ad allontanarsi. Intanto Dragonfire risponde colpo su colpo ai tentativi dello scorpione robot di terminarlo. Il fragore del metallo fracassato annuncia quando la coda del drago va a segno. Lo scorpione aveva otto zampe, ma ne ha già perse due, ed una delle chele pende inerte dalla parte frontale del meccanoide. I criminali mettono in moto il camion e scappano sgommando. Gli altri civili adesso possono uscire dalla banca, felici di essere sopravvissuti a quella terribile avventura. La polizia li soccorre, cercando di ottenere fin da subito informazioni sul commando criminale. Dragonfire vuole verificare quante persone siano ancora minacciate dai criminali che si stanno allontanando, ma lo scorpione meccanico, sebbene danneggiato, rinnova la sua aggressione. L’alieno ipotizza che si tratti di un robot, oppure di un sofisticato aggeggio bellico su zampe. Nel caso in cui a bordo ci sia un pilota umano, rischierebbe di morire se Dragonfire usasse tutta la sua super-fiamma. Si potrebbe eccepire che doveva pensarci prima di attaccare briga con il più forte tra i super-eroi. Il drago risolve il dilemma contenendo la potenza della sua emissione termica. Il metallo, colpito ed avvolto dal plasma caldissimo, si surriscalda velocemente. Subito dopo alcune componenti elettriche dello scorpione robotico fondono. Di conseguenza, la mostruosità meccanica perde il controllo delle sue articolazioni, non riuscendo ad avanzare o ad arretrare. Infine collassa sotto il suo stesso peso, crollando rovinosamente sull’asfalto bollente. La polizia attende l'arrivo dei vigili del fuoco, che raffreddano il rottame. Dragonfire richiama il suo craft antigravitazionale, che levitava a distanza di sicurezza; ora può inseguire il camion guidato dai rapinatori. La polizia lo sta già facendo; alcune auto di pattuglia sfrecciano per le strade cittadine, a sirene spiegate. I criminali non hanno alcun piano di fuga; si limitano a tenere premuto l’acceleratore a tavoletta, passando con il rosso e guidando contromano. Così facendo mettono a repentaglio la vita di numerose persone e cani, a bordo di auto, moto, bici o a piedi. Salgono finanche sui marciapiedi, seminando il panico. Finora non hanno sorprendentemente ancora causato incidenti mortali, sebbene ci abbiano provato con notevole impegno. Il furgone corazzato ha tamponato ed urtato lateralmente numerose vetture. A bordo del mezzo in fuga, oltre ai criminali ci sono quattro persone atterrite. I fuggitivi sono presumibilmente drogati, giacché si divertono chiaramente a causare danni ed a minacciare l’incolumità altrui. Si sporgono dai finestrini e sparano sulle auto della polizia che li tallonano. Situazioni di questo tipo solitamente si concludono con una sparatoria finale, con morti e feriti da ambedue le parti. Questa volta invece le cose andranno diversamente, perché Dragonfire portare a compimento il suo intervento. Il dragoncraft vola veloce, attingendo energia dal corpo del possente alieno. Un flusso di antigravità lo tiene sollevato da terra, e lo sospinge avanti senza alcuna combustione o emissione. I rapinatori si accorgono che il drago è piombato su di loro quando il camion subisce uno sbandamento, con le sospensioni che si abbassano di colpo. L’alieno verde si erge saldamente sul tetto del veicolo corazzato, che sotto di lui sembra quasi un giocattolo. Gigantesco e granitico, Dragonfire artiglia l’acciaio del tetto del furgone blindato. Tutta la carrozzeria rinforzata del veicolo della polizia geme, subendo un tremendo stress, non calcolato dagli ingegneri che lo hanno progettato. L’azione deve essere veloce e decisa, per non lasciare tempo ai delinquenti di rivolgere le loro armi contro i civili. L’autista perde il controllo del camion, ormai quasi spezzato in due tronconi. Finirebbe la sua folle corsa contro i veicoli in sosta o contro un muro se Dragonfire non ne sfondasse il pavimento con le sue potenti zampe posteriori. Il manto stradale si frantuma istantaneamente, proiettando frammenti in tutte le direzioni. La velocità a cui procede il blindato decresce da centoventi a dieci chilometri orari in pochi secondi. L’inerzia spinge avanti tutti quelli che si trovano nel grosso scomparto posteriore, che vanno ad impattare contro il drago. I criminali e le loro vittime non riportano ferite serie, solo perché il veicolo non è ancora fermo del tutto. Dopo questo trattamento, nessuno dei criminali si azzarda però a sollevare e puntare una pistola o un fucile, ma si lasciano ammanettare dai poliziotti. I tutori dell’ordine vorrebbero ringraziare Dragonfire, ma il drago di Evolution è già altrove. È stato infatti contattato dal dottor Occulto, ed ha acconsentito ad essere teletrasportato a migliaia di chilometri di distanza. Il suo potere senza pari è richiesto per liberare una nave dalla morsa del ghiaccio. Si tratta di una spedizione scientifica nel continente antartico. Stavano seguendo una rotta percorsa da una precedente spedizione, ma da allora il clima è mutato sull'intero pianeta. Nei decenni, gli umani non hanno fatto altro che scaricare nell’atmosfera quantità pressoché incalcolabili di residui della combustione dei derivati del petrolio e del gas naturale. La composizione dell’atmosfera è inevitabilmente cambiata negli ultimi decenni e continua a mutare in peggio. Di conseguenza, anche la glaciazione si è adeguata ai nuovi equilibri. La nave che prima sarebbe riuscita a transitare è stata bloccata dai ghiacci. Le persone a bordo non sono in immediato pericolo di vita, ma le tempeste che imperversano in Antartide, imprevedibili e possenti, impediscono di programmare un loro salvataggio. Sono state inviati alcuni rompighiaccio: navi rinforzate, con motori molto potenti, che riescono a farsi strada dove gli altri vascelli si fermano. Neppure i rompighiaccio in questa occasione sono tuttavia riusciti a raggiungere la spedizione, e si sono allontanati dalla zona a rischio per evitare di fare la stessa fine. Dragonfire si materializza ad alcune centinaia di metri dalla nave bloccata tra i ghiacci. Il varco nello spazio-tempo da cui scaturisce corrisponde ad un worm hole che collega la città dove si trovava pochi secondi fa con questa località polare. Il teletrasportatore a bordo del cacciatorpediniere Vae Victis è azionato dall’uomo-bestia di Evolution. Kong è coadiuvato dalla Navigatrice, che dispone del super-potere di individuare la rotta ottimale anche quando si viaggia nell’iperspazio. Dragonfire atterra sul ponte della nave, levitando con il suo dragoncraft. Né l’alieno, né il suo dispositivo antigravitazionale risentono delle decine di gradi sotto lo zero. Gli scienziati che compongono la spedizione antartica sono viceversa pesantemente vestiti, per proteggersi dal freddo che congelerebbe loro il sangue nelle vene. Dragonfire li segue mentre si tuffano nel caldo ventre della nave. Data la sua altezza di tre metri e la sua massa di settecento chili, il drago non può usare le scalette e neppure percorrere i corridoi. Accede pertanto da un portellone di carico, che si apre su una delle stive. In questa caverna di acciaio gli esploratori incontrano colui che potrebbe essere la loro sola speranza di salvezza. Bisogna infatti considerare che la spedizione scientifica dispone di limitate scorte alimentari e di combustibile. Non osando spegnere del tutto i motori e dovendo usare il combustibile per mantenere una temperatura accettabile nelle cabine, questo potrebbe esaurirsi ancora prima delle cibarie. Il drago osserva i ricercatori, apprezzando il loro coraggio. La loro vitalità è infatti solo una frazione di quella degli animali che vivono in quell’habitat inclemente. Mammiferi, uccelli e pesci sono efficacemente protetti dal grasso e dalla pelliccia; sono integrati nella Natura ed in sintonia coll'ambiente. Gli umani troppe volte agiscono come intrusi ed usurpatori, ma devono essere disposti a pagarne il prezzo. Alcune persone di ingegno e buona volontà rischiano però tutto per amore della conoscenza, e sembrano quasi voler riscattare i comportamenti di chi, tra gli umani, si macchia di gravi crimini. Dragonfire sa che proprio grazie a questa minoranza la razza umana non si è ancora estinta. L’alieno vuole fare la sua parte per mantenere viva la scintilla della grandezza in questa specie dai comportamenti discutibili. Prende quindi il volo dalla nave incagliata tra i ghiacci. L’acqua apporta la vita e la morte, non curandosi dei viventi. La sua stretta sul metallo forgiato nelle fabbriche degli umani potrebbe protrarsi per migliaia di anni; Dragonfire intende evitarlo. Il plasma super-caldo ribolle in attesa di eruttare dalle sue fauci. Poi la fiamma del drago scava un percorso, dalla nave imprigionata al più vicino rompighiaccio. L’acqua passa dallo stato solido a quello gassoso, sollevandosi in ribollenti nuvole di vapore caldissimo. Il fenomeno si osserva a molti chilometri di distanza. I ricercatori della spedizione antartica impiegano tutti gli strumenti a loro disposizione per raccogliere i dati di un fenomeno forse unico nel suo genere. Le scale di valori tarate per quantificare fenomeni noti non sono però adeguate, e gli strumenti smettono quasi subito di funzionare. L’acqua sotto il ghiaccio ribolle, allargando il canale che il drago ha creato. I motori della nave scaricano la loro potenza sulle eliche, che finalmente fanno presa. Lo scafo si libera lentamente dalla stretta del ghiaccio, e galleggia nell’acqua polare, che è di colpo diventata più calda di quella equatoriale. Occorre fare presto, perché l’Antartide agisce per ristabilire il suo equilibrio. Dragonfire non deve fare ricorso una seconda volta la sua super-fiamma; è come se gli spiriti della Natura polare avessero compreso il messaggio: la nave deve tornare libera. A missione compiuta, il drago riceve i ringraziamenti degli ardimentosi che ha liberato dalla prigione bianca. Adesso potranno tornare ai loro studi, per il progresso della scienza, ed è ciò che conta. Infine Dragonfire vola verso il cielo, dove trova ad attenderlo un portale di teletrasporto attivato dall’amico Kong.

domenica 26 gennaio 2014

UN INUTILE PERBENISTA_308° episodio

Ci sono troppi sedicenti benpensanti che inorridiscono quando un poliziotto percuote un delinquente, anche se ciò accade in un telefilm. L'onorevole Trombetta è un capofila dei pontificatori di professione; di quei piagnoni sempre pronti a vantare e proclamare il valore del dialogo e del perdono. Verrebbe da chiedersi come mai l'onorevole Trombetta non abbia fatto il prete. Forse la risposta più plausibile è che come prete avrebbe guadagnato molto meno. Trombetta studia attentamente il suo eloquio, per distinguersi nelle parole ma non nei comportamenti dai suoi colleghi politicanti. Loro solitamente adoperano parole meno eleganti, che lui definirebbe “più volgari”. Ha avuto finanche l'indecenza di invitare la madre di una bambina investita da un pirata della strada a perdonarlo! Molti hanno l'impressione che lui risponda in tal modo alle richieste dell'opinione pubblica perché sarebbe molto più complicato attaccare frontalmente la criminalità organizzata. Se qualcuno gli chiede di intervenire per aiutare le famiglie, che devono sobbarcarsi l'onere di avere in casa un congiunto fuori di testa, Trombetta promette che lo farà, ma è un buffone da quattro soldi. Eppure vive bene con se stesso, essendo convinto che mai toccherà a lui o alla sua famiglia di incorrere in banalità come investimenti stradali, aggressioni e rapimenti. Sfortunatamente per sua figlia Marta, non è così. Una studentessa come tante, che frequenta suoi coetanei alle feste e nelle uscite serali. I genitori dei ragazzi come lei fanno affidamento sulla forza del gruppo, come se una decina di sbarbatelli potesse diventare, in caso di necessità, un battaglione di teste di cuoio. Marta quella sera esce di casa, ma non ritorna all’ora stabilita. Trombetta, che come tutti quelli come lui è permissivo solo a casa d’altri, si altera con la moglie. Se lo vedessero i suoi elettori! La polizia viene allertata quando, alle quattro del mattino, la famiglia inizia a sospettare che sia successo qualcosa di poco bello. Trascorre la notte ed anche la settimana successiva, senza che i rapitori si facciano vivi. Trombetta improvvisamente si trova dall’altra parte della barricata: è successo anche a lui ciò che non pensava potesse capitargli. Sebbene non abbia la decenza di esprimere il suo vero stato d’animo neppure con la moglie, madre di Marta, il politicante cova un astio sconfinato nei confronti dei delinquenti che hanno violato la libertà e forse la persona di sua figlia. Trombetta dovrebbe dare ragione a quelli che dichiaravano in tv che avrebbero ucciso volentieri i rapitori di un figlio o di un parente. Lo pensa, ma continua pubblicamente a mantenere in piedi il fasullo personaggio che gli garantisce i voti di sedicenti benpensanti, non ancora colpiti dalla sfortuna o dal crimine. La moglie minaccia di lasciarlo se non farà qualcosa di concreto; una mamma in casi come questo ragiona come una leonessa della savana. Trombetta allora inizia a chiedere in giro, con discrezione, per trovare un’assistenza non necessariamente legale. Per quanto sia attaccato alla sua poltrona, deve concordare con sua moglie: la liberazione di Marta prima di ogni altra cosa. Conosce gente del sottobosco criminale, ma non è la strada giusta. Marta non è stata rapita da un’organizzazione criminale nota. Rimangono da prendere in considerazione moltissimi criminali solitari. Non dei poverini, vittime del sistema, che quando finiscono in carcere commuovono chi legge gli articoli giornalistici confezionati appositamente per i fessi. Si tratta di feccia malvagia, che nella migliore delle ipotesi potrebbe, se trasformata in humus, servire a coltivare le rose. Trombetta è disperato, come lo sarebbe qualunque padre, e non riesce più a dissimulare ciò che lo rode dentro. Nessuna chiacchiera idiota, di quelle che lui dispensa al mondo, può convincerlo che finirà tutto bene. Sa benissimo che gli uomini non sono tutti buoni; sa altrettanto bene che i malvagi non sono necessariamente vittime della società. Malvagi si nasce, e non ci sono scuse. Loro non ne cercano, non si pentono, non si convertono e non versano lacrime neppure quando stanno per morire. Chiuso nel suo studio, dopo aver litigato per l’ennesima volta con l’esasperata consorte, l’ex benpensante è vittima della depressione. Tracanna alcolici; lui che in tv ha sempre descritto l’abiezione morale degli etilisti. Si drogherebbe, se avesse qualcosa di adatto a portata di mano. Poi però riceve una visita inaspettata. Una voce che parla nella sua testa gli intima di non voltarsi. Lui avverte qualcosa dietro di sé ed obbedisce, per paura di quello che potrebbe scoprire. Chi è riuscito ad entrare nel suo studio, al quinto piano di un palazzo provvisto di numerose porte e portoncini? Chiunque sia ha ridicolizzato gli impianti di videosorveglianza, quindi si tratta di una persona particolarmente pericolosa; ma forse ”persona” non è il termine più adatto. In aggiunta a ciò, chi parla con lui lo fa senza usare la voce, e neppure le parole di alcuna lingua nota. Sysform ha affinato negli anni tecniche spionistiche che solo i serpentoidi possono permettersi. L’unica femmina del team degli Hunter Killer dispone inoltre di poteri psionici di una certa portata; sebbene non siano all’altezza di quelli della Maga. Proprio grazie alla mutante di Evolution, Sysform è venuta a conoscenza del problema di Trombetta. Un tempo nemici, adesso Evolution e gli Hunter Killer collaborano. I serpentoidi sono ambasciatori sul nostro pianeta della loro specie, che a differenza della nostra ha padroneggiato il volo spaziale. Non tragga in inganno la loro forma serpentiforme: non sono bestie, sebbene non abbiano rinunciato alla ferocia innata nei rettili. Gli Hunter Killer lavorano ottenendo ingaggi come cercatori di taglie. Adesso Sysform sta contrattando con un padre desolato la cifra adeguata per liberare la figlia Marta. Mentre risponde a voce ai messaggi telepatici di Sysform, l’onorevole chiacchierone avverte un brivido lungo la spina dorsale. Come se qualche parte profonda del suo essere disgustosamente civile e fasullo avesse identificato l’identità della misteriosa interlocutrice. Prima di andarsene, la spia serpentoide si lascia scappare un sibilo, che tradotto significa: “attento a te”. Poi scompare attraverso condotti e percorsi che sono presenti nelle nostre case a nostra insaputa. La taglia è stata fissata, e gli Hunter Killer sono in caccia. Marta è prigioniera di un maledetto maniaco; un pazzo che dovrebbe stare rinchiuso in un manicomio, se qualche idiota non avesse decretato che la malattia di mente non esiste più. Marta in una frazione di secondo percepisce come un’ondata di aria calda; un vento che non dovrebbe soffiare in una stanza sigillata. Avverte inoltre un singolare contatto mentale, che dura pochissimo, ma la stupisce per la sua natura aliena. Come già verificato in altre situazioni, ogni delitto lascia delle tracce, purché si abbia la capacità di trovarle e di raccoglierle. Marta è stata rapita in una zona della città accertata, ad un’ora accertata. Gli investigatori umani si spaventano di fronte all’ipotesi di dover vagliare gli alibi di alcuni milioni di persone, ma per Galadriel si tratta di ordinaria amministrazione. Il super-computer collabora volentieri con gli Hunter Killer, che sono più che altro un gruppo d’assalto. Danno il loro meglio quando possono mettere le loro spire attorno ai delinquenti. Il lavoro di investigazione pura lo lasciano alla loro intelligentissima alleata. Tra i serpentoidi e Galadriel esiste un accordo di mutua assistenza, che le parti tengono riservato. Da quando ci siamo convertiti agli smartphone ed ai tablet, siamo diventati tutti dei puntini più o meno in movimento sulle mappe satellitari. Se qualcuno pensa di sfuggire all’individuazione spegnando i suoi apparati si sbaglia, perché è proprio lo spegnimento a creare attenzione. Il maniaco che ha rapito la figlia dell’onorevole Trombetta si è comportato così; il listato delle sue coordinate spaziali indica che quando ha spento lo smartphone si stava dirigendo verso il luogo del delitto. Quando lo ha riacceso, si stava allontanando dalla zona della città dove aveva commesso il delitto. In una città, comprensiva anche dei comuni della cintura, quel giorno a quell’ora qualcun altro ha acceso e spento lo smartphone, ma solo uno lo ha fatto nella zona presa in esame. Gli investigatori più cervellotici verificherebbero se il delinquente abbia rapito Marta, ma il mandante sia un altro. Agli Hunter Killer interessano solo due cose: trovare Marta viva e consegnare il rapitore a chi pagherà la taglia. Forse Trombetta non si rende conto che i serpentoidi hanno la licenza di uccidere. Le autorità delle varie nazioni, che sanno della loro presenza sulla Terra, non hanno insistito troppo sull’opzione della consegna dei criminali ancora vivi. Tutti i governanti vorrebbero poter agire come i serpentoidi, ma hanno quasi tutti a che fare con i soliti stupidi benpensanti. Anche Trombetta è un benpensante, o sarebbe meglio dire che lo era prima da diventare una vittima. Stritolatore, è lungo come il più lungo serpente terrestre, ma è decisamente più grosso, forte e pericoloso. Leggermente più piccoli di lui, Boa, Pitone ed Anaconda hanno adottato questi simpatici nomi di battaglia. Sysform, l’unica femmina del gruppo, non li accompagna in questa ricerca, essendo impegnata in una missione diversa. Marta è segregata in una stanza appositamente predisposta, che si trova al centro di un appartamento. Le urla della ragazza giungono all’esterno quasi completamente smorzate. Il delinquente non le ha fatto del male, la nutre e le consente di lavarsi e di cambiarsi. Non pare rientrare nella tipologia dei delinquenti che rapiscono per seviziare e violentare. Avendo a che fare con un soggetto che non ha chiesto il riscatto, non si esclude però che possa ucciderla in qualunque momento. Il folle non risponde al citofono, fingendo di non essere in casa. Ha due accessi, per cui gli è relativamente facile depistare eventuali intrusi. Crede di vivere in una specie di castello pressoché inviolabile, ma si sbaglia, giacché i suoi dispositivi mobili sono stati agganciati degli Hunter Killer, che sono pronti a stanarlo ed a divorarlo come un topo. Marta è stata rapita due giorni fa, e non è ancora precipitata nella disperazione che colpisce le persone che si sentono ormai prive di speranza. Mantiene una discreta forza d’animo, che le suggerisce di non urtare la suscettibilità di quello che potrebbe facilmente diventare il suo carnefice. I serpentoidi localizzano le persone presenti nell’appartamento, grazie alla loro connaturata sensibilità da rettili. Concentrandosi, ottengono due distinte visualizzazioni di calore. La più piccola è ferma, mentre l’altra corrisponde presumibilmente al criminale. Un umano prenderebbe in considerazione le porte e le finestre, che però sono provviste di allarmi. I serpentoidi viceversa sono in grado di sondare le pareti, il soffitto ed il pavimento. Sembrano masse uniformi di cemento e mattoni, ma non lo sono. Disponendo di adeguati sensori, Boa e Pitone avvertono le aree di minore densità che cercavano. Quella che meglio si presta ad irrompere nella camera dove è reclusa Marta è accessibile attraversando il pavimento di un locale adiacente. Un’infiltrazione ha indebolito la coesione del materiale di riempimento collocato sotto una mattonella. Uno dei dispositivi tecnologici di cui dispongono gli Hunter Killer indebolisce ulteriormente il pavimento, agevolando la penetrazione del cranio crestato di Boa. Il passo successivo consiste nell’attraversare analogamente la parete divisoria; questa volta tocca a Pitone lavorare di testa. Marta è ovviamente sconvolta quando vede irrompere nella stanza un enorme serpente verde. Gli umani non immaginano che nell’Universo specie molto differenti dalla loro abbiano raggiunto la civiltà. Le residue certezze crollerebbero se gli uomini e le donne di questa Terra sapessero quanto siano più avanzati di noi quelli che sembrano mostri scappati da qualche film o fumetto. Boa e Pitone prendono velocemente posizione, in difesa di Marta, nel caso in cui il suo rapitore si faccia vedere. Stritolatore ed Anaconda hanno per lui altri piani, che prevedono una sua fuga precipitosa dalla sua base operativa ormai conquistata dal nemico. Spetta ad Anaconda sfondare una delle porte esterne. Quando il folle lo vede entrare in casa sua, attraversando con relativa facilità il legno ed i metallo, capisce di non avere la minima possibilità di affrontarlo e di sopravvivere. Fugge quindi verso la residua via di fuga. Scende le scale, chiudendosi alle spalle portoni e portoncini, ma pare che nessuna mostruosità lo stia più inseguendo. Quando giunge in cortile, il suo sollievo scompare, perché ad attenderlo trova l’onorevole Trombetta, ma anche il capo degli Hunter Killer, noto come Stritolatore. La ragazza rapita è salva, ed ha capito di dover ringraziare i due strabilianti guerrieri alieni. Adesso non le sembrano più dei mostri da film horror. Stritolatore studia attentamente il comportamento di Trombetta, attendendosi da parte sua un’aggressione omicida verso chi ha privato della libertà la sua Marta. Ma così non accade; anzi il più aggressivo tra i due continua ad essere il malvagio. Il cacciatore di taglie non cessa mai di stupirsi dei costumi degli umani “civilizzati”. Poi però con solo movimento sinuoso si colloca in posizione d’attacco, perché Stritolatore deve sempre rendere onore al suo nome. In pochi secondi, il criminale senza nome diventa un morto di difficile identificazione. Il codardo Trombetta, incapace di reggere lo stress cade in ginocchio e si vomita addosso.

mercoledì 22 gennaio 2014

DISTRUZIONE CONTROLLATA_307° episodio

Alcune armi chimiche, che dovevano essere distrutte, sono state invece rubate per conto dei perfidi vecchiacci del gruppo Omega. Nonostante l’attività spionistica dello scoiattolo Kjrt e nonostante il tempestivo intervento di Fulminatore e Maga, il piano che metteva in conto la cattura dei mercenari ha avuto successo. Essendo soldati di ventura, costoro sono pronti a sopportare anche le torture fisiche. Inoltre le informazioni in loro possesso sono insufficienti per poter svolgere un’indagine sui mandanti. Per quanto i mercenari di Omega siano dotati di grande professionalità, possono tuttavia opporre poca o nessuna resistenza allo scandaglio mentale della Maga. Fulminatore è convinto che un trattamento elettrico, nei punti più sensibili del corpo, li farebbe cantare come uccellini, ma lascia che sia la collega a divertirsi. La mutante psionica, allieva del dottor Occulto, ha imparato dal fondatore di Evolution diverse strategie che non inducono dolore nel soggetti indagati. Loro, non percependo la violazione, ignorano che le loro memorie siano diventate un listato di informazioni per chi sia in grado di leggerle. Tale è la presunzione di quei bruti che si convincono del fallimento della Maga nell'estorcere loro le informazioni. La Maga ha viceversa raccolto quel poco che sanno ed anche qualcosa che non sapevano di sapere. Fulminatore e Maga consegnano gli emissari di Omega alla polizia, sperando che non se li lascino scappare. Poi un portale di teletrasporto li conduce sulla Vae Victis, dove incontrano i colleghi di Evolution. Tocca ancora una volta alla Navigatrice mettere assieme tutti i riferimenti, per individuare un luogo dove potrebbero essere stati nascosti gli ordigni trafugati. Questa volta però i mutanti ed il drago colpiranno due obiettivi contemporaneamente. È infatti possibile che non tutte le armi siano state immagazzinate in un solo sito. Data la pericolosità delle armi chimiche, sarebbe sufficiente una sola bomba relativamente piccola per causare parecchie vittime. Intanto, in ospedale, Piero ed i suoi amici continuano a stupire i medici, che mai avevano assistito ad una guarigione paragonabile a quella che ha riportato alla vita un bambino e due bambine, considerati ammalati terminali. I genitori dei piccolo ex defunto accorrono appena ricevono la buona notizia. La loro felicità è enorme, ed offusca quasi completamente ogni dubbio sulle certezze scientifiche. Forse i bambini non erano veramente così ammalati, o forse adesso non sono completamente guariti. Il secondo pensiero è doveroso, ma le mamme ed i papà lo relegano ai margini della loro consapevolezza. I bambini possono tornare a casa, giacché adesso camminano, anzi corrono. Il vampiro di Akros, che ha dato inizio a quella catena di eventi, rimane nascosto, ma sente tutto ciò che avviene, grazie ai suoi super-sensi. Tra alcuni giorni, la felicità delle famiglie verrà guastata dall’arrivo di una lettera delle autorità sanitarie, che annunceranno la necessità di ricoverare i piccoli in osservazione. Nessun ospedale tradizionale, ma un centro all’avanguardia sullo studio delle patologie rare, e delle guarigioni ancora più rare. Il dottor Occulto ricorrerà ancora una volta ai suoi agganci altolocati, per affidare i quattro mutati a Red O’Neal, che si è reso disponibile ad assumere il compito di addestratore. Gli sviluppi di questa vicenda promettono di essere interessanti. Torniamo ora ad occuparci delle bombe chimiche. Ferox e Kong sono già in volo, a bordo del velivolo multifunzione di Evolution. Viaggiano a bassa quota, ammesso che così si possa dire di una rotta in mezzo alle montagne. Il loro obiettivo è una delle basi di Omega. I mutanti non sanno che quello sia il nome dell’organizzazione che stanno stanando, ma si tratta di un particolare secondario. Il panorama è bello e contemporaneamente aspro, con cascate di acqua proveniente dai ghiacciai, e pochi alberi che si sono guadagnati una posizione vertiginosa, affacciati su strapiombi altissimi. Il velivolo multifunzione, progettato e costruito dal geniale uomo bestia di Evolution, si muove con agilità, assecondando il fianco della montagna. Vola guidato dal cervello elettronico di bordo, che impiega sensori di vario tipo. Improvvisamente agli occhi di Ferox e di Kong compare un maniero, che sembra una cosa sola con la roccia più selvaggia. Una costruzione geniale, con una collocazione quasi perfetta dal punto di vista strategico. A chiunque stia di vedetta nelle torrette del castello non possono sfuggire truppe che si avvicinino dal basso. Giacché è stato edificato in cima ad una punta rocciosa, è possibile accedere ad esso dall’alto solo con il paracadute o volando. I due mutanti di Evolution dispongono però di informazioni elaborate dalla Navigatrice. I poteri della sorella di Fulminatore hanno localizzato un canalone roccioso, che neppure le carte topografiche più precise riportano. Il velivolo multifunzione di Evolution atterra e decolla in verticale, ed in più può fermarsi su una parete rocciosa fortemente inclinata. Tentacoli metallici escono dalla fusoliera, per agganciarsi ad alberi e rocce, come farebbe un octopode oceanico. Kong e Ferox sono stati scelti per quella missione per i loro poteri fisici. Lui ha la forza di un gorilla, lei l’agilità di un leopardo. Assieme risalgono veloci e silenziosi il canalone roccioso, che li protegge dalle vedette del castello. All’interno di quel miracolo dell’architettura di altri tempi, sono stati stipati quasi tutti i fusti contenenti le armi chimiche. Il gruppo Omega, composto da alcuni pessimi vegliardi malvagi, avrebbe voluto tutti gli ordigni trasportati sulla nave, ma ormai l’effetto sorpresa è svanito, e la sorveglianza è strettissima. Neppure un attacco con i mercenari più feroci ed addestrati funzionerebbe, adesso che elicotteri da guerra presidiano il porto. Sono arrivati anche i carri armati ed altri veicoli pesanti con dispositivi lanciarazzi. Omega è potente, ma ammette i propri limiti. Il bottino è peraltro importante, poiché le armi chimiche, come quelle batteriologiche e quelle nucleari, producono grandi danni anche in minime quantità. Ordigni facili da trasportare e da fare detonare. Intanto, Ferox e Kong hanno raggiunto le mura del castello, ed iniziano a scalarle. Si aiutano con appositi esoscheletri, dai quali fuoriescono estensioni metalliche che cercano le fessure e le trasformano in solidi appigli. Kong ha altresì ideato e realizzato un sistema di distorsione della luce; il risultato non è l’invisibilità totale, ma una foschia che protegge i due scalatori. Gli addetti alla sicurezza dispongono di visori all’infrarosso, che sono utili più che altro in spazi meno estesi. I due super-eroi non hanno bisogno di supporti elettronici per procedere silenziosamente. La loro genetica attribuisce loro una discrezione che gli umani hanno perduto da migliaia di anni. Gli umani anche quando si muovono di soppiatto sono troppo rumorosi. Il fatto che i soldati delle truppe speciali non sentano i fruscii che producono non significa che siano veramente silenziosi. Completata l’ascesa delle mura del castello, Ferox e Kong si avvicinano alle guardie, da dietro. Il dottor Occulto li ha invitati a non uccidere se non è necessario. Kong colpisce due mercenari in rapida successione, stendendoli. Ferox abbatte il terzo, resistendo alla tentazione di estrarre gli artigli. Adesso devono trovare le armi rubate, prima che venga dato l’allarme. Non sanno quando arriverà il cambio, ma prima di allora dovranno avere completato la loro missione. Il castello è, come prevedibile, un labirinto di corridoi, sale, scale e porte. Ferox e Kong non si muovono però a casaccio, potendo contare su quanto la Maga ha estratto dalle memorie dei mercenari catturati. Il suo scandaglio mentale ha rilevato una collocazione indicativa, che consente di evitare l’esplorazione di tutto il castello. Cosa che non sarebbe possibile, per mancanza di tempo, e dato l’ambiente ostile. I due mutanti raggiungono una delle torrette; poi scendono nelle segrete che si trovano nelle fondamenta scavate nella roccia viva. Lì trovano ciò che cercavano, ma questa volta non riescono ad evitare di scontrarsi con le guardie. Peccato per loro, perché questa volta Ferox sguaina i suoi artigli, balzando loro addosso. Il combattimento tra Kong e Ferox contro una decina di soldati di ventura, assomiglia ad una rissa. L’uomo bestia e la donna leopardo non intendono concedere ai nemici il vantaggio derivante dalle armi da fuoco. Ecco perché la mischia diventa sempre più accesa. Qualcuno spara con una pistola, ma, data la velocità dei due mutanti, la pallottola colpisce i suoi colleghi. Il tempo stringe, e non è più il caso di giocare; per cui i formidabili difensori della giustizia colpiscono con una forza ancora maggiore. Sebbene siano addestrati al combattimento corpo a corpo, i mercenari non hanno mai affrontato un avversario forte come Kong ed una creatura veloce e micidiale come Ferox. Potranno dirsi fortunati quelli che, al risveglio dopo la batosta subita, potranno alzarsi ed andarsene con le loro gambe. Kong utilizza un telecomando per richiamare il velivolo multifunzione, che docilmente vola fino in corrispondenza dell’unica finestra del locale, che si apre su un fossato asciutto. Adesso non resta che eliminare quelle armi di distruzione di massa. Prima di salire sul velivolo multifunzione in attesa, Kong deposita nel locale un piccolo ordigno, in grado di generare un campo ridotto di antimateria. Evolution mantiene il completo riserbo sulle sue armi super-tecnologiche, che sono ancora più pericolose di quelle chimiche, batteriologiche e nucleari. I terroristi non hanno cervelli particolarmente brillanti. Capiscono solo la distruzione, ma ciò che può fare l’antimateria sconvolgerebbe anche loro. Collocare bombe, convenzionali o chimiche, significa uccidere degli innocenti. Usare l’antimateria significherebbe dare potenzialmente fuoco al pianeta. Neppure il più idiota tra i kamikaze farebbe una cosa simile. Kong e pochi altri sanno accendere l’antimateria in un ambito ridotto. Mentre il velivolo multifunzione di Evolution si allontana dal castello, gli ordigni chimici spariscono dall’esistenza. Poi il globo di antimateria divora parte della torre, apparentemente inarrestabile. A questo punto, però il campo di forza preventivamente attivato dal geniale uomo bestia, rispedisce l’antimateria nel suo Universo. Manca all’appello un solo ordigno chimico, ma è più che sufficiente per produrre lo sterminio di migliaia o addirittura decine di migliaia di persone. Omega agisce a diversi livelli; ciò significa che non si limita ad impiegare i mercenari. Per taluni misfatti, deve ricorrere a persone completamente fuori di testa. Il soldato di ventura mette in preventivo di essere ferito ed anche di essere ucciso in azione. Il kamikaze, che di solito vale poco o niente negli scontri diretti, esce di casa sapendo che non tornerà. Lo spera vivamente, perché così pensa di meritarsi il paradiso: un vero idiota. Omega ha agganciato uno dei tanti esauriti, che annunciano in rete la loro intenzione di ammazzare donne e bambini. Il pazzo è stato scovato, coccolato e nutrito d’odio; adesso è pronto ad un salto di qualità. Nessun banale fucile mitragliatore, di quelli che in certe nazioni sono in libera vendita. Omega gli ha fornito una bomba relativamente piccola, che non esploderà nel senso del termine. Il folle non farà peraltro in tempo ad accorgersene, dato che morirà un secondo dopo, per arresto cardiocircolatorio fulminante. Il suo piano si realizzerebbe se il kamikaze non trovasse sulla sua strada Fulminatore e Maga. Ognuno dei due super-eroi avrebbe il potere di friggergli il cervello, e non solo. Non sarebbero però certi di impedire alla bomba chimica di spargere i suoi veleni, dato che potrebbe essere controllata a distanza. La Maga gli instilla quindi nella mente un panico che lo induce ad allontanarsi dal suo obiettivo e dalle persone innocenti, che avrebbe ucciso senza rimorso alcuno. Fulminatore lo colpisce con delle microscariche molto dolorose. Il risultato della loro azione congiunta è la fuga precipitosa del pazzo, che si arresta in un piazzale adibito a parcheggio. Lì lo attende il formidabile Dragonfire, fermo ed inviolabile come una roccia. Come supponeva il dottor Occulto, la bomba è telecomandata ed esplode proprio in quel momento, ma i cittadini sono stati fatti allontanare in tempo dalla zona a rischio. I gas che fuoriescono dall’ordigno abbattono il terrorista, che sbava, scalpita ed infine muore. Nessuno sentirà la mancanza di un simile cretino, eccetto forse altri esauriti della sua stessa specie. I veleni chimici iniziano a diffondersi nell'aria; si diluiscono, ma possono uccidere anche se assunti in quantità infinitesimali. In risposta, la super-fiamma del drago erompe dalle sue fauci possenti, innescando un turbine di distruzione controllata. La temperatura dell’aria aumenta, ma non al punto di fare esplodere i serbatoi delle auto. Dopo alcuni minuti, al comando di Dragonfire, il fenomeno ultraterreno si interrompe, dopo avere disintegrato completamente bomba, bombarolo e gas chimici.

sabato 18 gennaio 2014

ARMI CHIMICHE_306° episodio

Braxcat, Ferox, Red O’Neal si confrontano con Piero. Il bambino si è appena svegliato da un sonno simile alla morte. È una similitudine che si usa spesso, ma in questo caso è decisamente azzeccata. Il fattore mutageno, introdotto nell’organismo di Piero dal vampiro di Akros, lo ha sanato, ma prima ancora lo ha avvicinato moltissimo alla morte. Per gli umani il bambino è morto; infatti lo hanno trasportato nell’obitorio dell’ospedale. I suoi tre amici coetanei, che condividono la malattia ematica che lo stava uccidendo, si disperano per l’improvvisa dipartita. Ne hanno sofferto moltissimo, e la notizia ha fiaccato la loro resistenza. Red O’Neal ha agito dopo aver chiesto al bambino se volesse vivere. Ha fatto ciò che era in suo potere, mordendolo per dare e non per prendere. Il fattore mutageno è così entrato nell’organismo del bambino condannato a morte, ed ha distrutto tutte le cellule kamikaze. Piero però non si è trasformato in un vero vampiro, perché il suo sangue presentava una conformazione troppo fuori norma. Ora è un mutato, sia dal punto di vista degli uomini che da quello dei vampiri. Il suo primo pensiero va alle due amiche ed all’amico che lo piangono come morto. Percepisce le loro sofferenze grazie al contatto mentale che si è creato tra loro. Questo è uno dei poteri che ha acquisito rinascendo come discepolo di Red O’Neal. In effetti ora dovrà essere addestrato, e dovrà imparare a vivere in maniera totalmente differente. Per quanto i suoi genitori lo amassero, adesso diffiderebbero di lui, e forse lo scaccerebbero. Ferox e Braxcat ritengono compiute le loro missioni; quindi si allontanano verso nuove avventure. Red O’Neal vorrebbe portare via il suo allievo, ma lui insiste per incontrare ancora una volta i suoi amici. Il vampiro di Akros glielo concede, ed addirittura lo aiuta gettando un incantesimo sul personale medico ed infermieristico di turno quella notte. Tutti gli umani cadono in preda ad un sonno invincibile, che lascia loro solo il tempo di sprofondare nella più vicina poltrona. Red O’Neal permette tuttavia agli amici di Piero di svegliarsi, in modo che possano ascoltare ciò che lui ha da comunicare. Il vampiro di Akros si tiene in disparte, dimostrando una sensibilità che nessuno attribuirebbe ad uno della sua specie. I bambini sono ovviamente molto contenti che Piero sia vivo, ed accettano senza grossi problemi la sua mutazione. Avere scoperto che esiste una cura per la loro malattia li rende entusiasti, e chiedono con fermezza di essere sottoposti allo stesso trattamento. Piero rivolge quindi una supplica al suo maestro, affinché adoperi il suo potere per risanarli. Red O’Neal avrebbe dovuto preventivarlo; se lo avesse fatto, forse si sarebbe inventato una scusa per non dover fare una cosa che rischia di attirare troppa attenzione su di lui. Il vampiro di Akros è però un libero pensatore, e non ha dubbi che la richiesta dei bambini sia giusta e fondata. Il suo dubbio è semmai se il suo potere sia sufficiente a trasformare anche gli altri tre bambini. L’agente mutageno, prodotto dall’organismo vampirico, non è disponibile in dosi sufficienti a sanare e mutare gli altri tre soggetti. Red O’Neal potrebbe tornare tra qualche mese, ma disporrebbe di una dose sufficiente ad un solo bambino. Considerando la gravità della loro malattia, è probabile che non possano attendere troppo a lungo la somministrazione. L’aiuto arriva dalla Vae Victis, grazie al dispositivo teletrasportatore di bordo. Ferox ha riferito i fatti al dottor Occulto, che ha inviato in aiuto la Guaritrice. Nancy da sola non avrebbe la forza necessaria, ma combinando le sue abilità con quelle del vampiro di Akros, le bambine ed il bambino potrebbero farcela. Così, sotto lo sguardo speranzoso del piccolo Piero, la mutante e Red O’Neal, di professione vampiro, inviano le loro energie curative a sconfiggere le disfunzioni che stanno assassinando quei tre innocenti. La battaglia contro le malattie si combatte così, giorno per giorno, ottenendo risultati piccoli nei numeri, ma meravigliosi nella felicità che trasmettono. La notte nel reparto ospedaliero trascorre nel silenzio quasi totale. Al mattino, finalmente, l’incantesimo del vampiro di Akros lascia liberi medici ed infermieri. Il loro stupore è grande quando scoprono che non solo la malattia terminale dei tre pazienti è pressoché scomparsa, ma anche che Piero dorme tranquillamente nel suo letto. Chi crede nei miracoli, ringrazia Dio; chi non ci crede, cerca di non pensarci troppo, per non impazzire. Red O’Neal, che riposa nei sotterranei dell’ospedale, riceve i ringraziamenti telepatici dei suoi nuovi allievi, e, nonostante le sue zanne da vampiro, sorride. Le mamme ed i papà umani raccontano ai loro figli della malvagità innata nei licantropi, nei vampiri e nei lupi cattivi. Poi le mamme ed i papà aggiungono che si ergeranno come baluardi per difendere i loro frugoletti dai mostri della notte. Vogliono essere rassicuranti, ma sono convinti che i vampiri ed i licantropi non esistano; altrimenti si guarderebbero bene dallo sfidarli, anche se solo a parole e non in loro presenza. I genitori dovrebbero narrare ai loro cuccioli di altre malvagità molto più umane e veritiere. Quella, ad esempio, del perfido gruppo di vecchi pervertiti conosciuti come Omega. Gentaglia diventata ricchissima nel solo modo in cui sia possibile farlo nel corso di una sola vita: massacrando il prossimo. La notizia di una nave carica di armi chimiche ha risvegliato Omega dal relativo torpore degli ultimi mesi. Un dittatore ha acconsentito a consegnare i suoi arsenali chimici ad organizzazioni internazionali, per evitare di fornire ad alcune potenze straniere la scusa per un’invasione militare. Per una volta, non ci sarà esportazione di democrazia, ed i militari, in particolare quelli di una nazione notoriamente attaccabrighe, mugugnano desolati. Loro sono fedeli adoratori di Guerra, ed il Cavaliere Rosso avrebbe gradito un bel bagno di sangue di decine di migliaia di civili inermi. Anche i vecchi delinquenti di Omega adorano Guerra, ma più di tutti temono Morte, pensando che con il Cavaliere Nero non ci sarà margine di trattativa. Mettere le zampe sui fusti contenenti veleni micidiali significherebbe per i pessimi individui chiudere in bellezza la loro carriera di nefandezze. Potrebbero rivendere le armi chimiche a torme di terroristi, che farebbero danni incalcolabili. I tizi di Omega non hanno bisogno di soldi, avendo da tempo superato la soglia del superfluo. Il denaro però ha un valore intrinseco, specie se si pensa a quante sofferenze sono correlate ad ognuna di quelle banconote di grosso taglio. Il conclave dei ricchissimi e sordidi soggetti avviene in una delle loro lussuose residenze, sorvegliatissime da aggeggi elettronici, guardie armate e cani ferocissimi. Un piccolo animale è tuttavia riuscito ad infilarsi tra le maglie della vigilanza. Il suo nome è Kjrt: uno scoiattolo posseduto da un demone elettrico. Giunto da un altro stato dell’esistenza, il demone in questione ha adottato come simbionte il primo terrestre che ha incontrato, e gli ha donato dei poteri elettrici. Dopo essere stato addestrato dal mutante Fulminatore, Kjrt è diventato una spia di Evolution. Lo scoiattolo di solito non si occupa di intrighi internazionali, bensì di noci e nocciole. Avendo però quelli come lui un'innata curiosità, si lascia trascinare dal suo demone custode in avventure ad alto rischio. Del resto agli scoiattoli piace moltissimo sfrecciare a pochi centimetri dalle ruote delle biciclette e delle auto in movimento; e qualche volta ci lasciano la pelliccia. Lo scoiattolo Kjrt si presta a diventare un ripetitore telepatico della Maga. Lei lo usa come un ponte radio, per scandagliare i pensieri dei membri di Omega. Le parole che si scambiano sono significative, ma i pensieri danno più l’idea dei loro piani. Non proveranno ad abbordare la nave che trasporta i fusti contenenti le sostanze chimiche, per evitare di doversi scontrare con i vascelli militari che la scortano. Una volta giunta in porto, l’attacco sarà più facile da attuarsi. Kjrt ha sentito abbastanza, e si allontana veloce dalla postazione dove si era rintanato. Nessuno si sarebbe aspettato che uno scoiattolo entrasse in quella camera; peccato per lui che una delle guardie lo adocchi e cerchi di catturarlo. Per quei bruti armati fino ai denti Kjrt non è un agente segreto, ma solo un fastidioso animaletto da torturare ed uccidere. L'imperativo è pertanto di non farsi bloccare. Il demone che è simbiotico con il roditore terrestre non ama scappare di fronte al pericolo. I demoni notoriamente non mancano di carattere. Alcune scariche elettriche, provenienti dallo scoiattolo, raggiungono le armi delle guardie, che sono costrette a lasciarle cadere. Kjrt è stato addestrato dal mutante elettrico di Evolution, ed ha imparato a non sprecare le sue energie. Per cui si tuffa fuori da una delle finestre, sfruttando una apertura appena sufficiente. Poi scende lungo una parete che ricorda più quella di un castello che quella di una villa. Questo è un vantaggio per Kjrt, che impiega le sue unghiette per fare presa sulle antiche pietre. In breve, raggiunge una distanza sufficiente a non dover temere il fuoco delle armi automatiche, i cui proiettili gli rimbalzano attorno ormai quasi privi di energia. Nel porto, fervono i preparativi per l’arrivo della nave che trasporta i veleni chimici. I manifestanti che contestano il trasbordo sono tenuti indietro dalle forze dell’ordine. Avere a che fare con operai, studenti e qualche pensionato è peraltro cosa molto diversa dall’affrontare un battaglione di guerrieri professionisti. I manifestanti spintonano gli agenti, arrivando a volte a lanciare loro contro oggetti vari. I mercenari, armati di mitragliatori, giungono viceversa a bordo di fuoristrada studiati per i teatri di guerra, e sparano munizioni in grado di perforare i giubbotti anti-proiettile. Il crepitio delle armi micidiali convince chi poco prima gridava e sbandierava ad andarsene a casa, di corsa. L’arrivo indesiderato delle armi chimiche induce la popolazione a temere effetti collaterali a dir poco nocivi; le brutte facce dei nuovi arrivati rappresentano però un più alto livello di pericolo, più immediato e per nulla eventuale. I poliziotti sono armati, ma sono altresì privi del necessario addestramento a confrontarsi con i professionisti della battaglia. Finanche le auto della polizia soffrono nel confronto diretto con i grossi fuoristrada, pesanti e potenti. I mercenari feriscono alcuni poliziotti e disarmano gli altri. Non li pagano abbastanza per farsi ammazzare come vittime sacrificali; non è come affrontare dei rapinatori di banche in una strada cittadina. L’azione degli emissari di Omega dura poche decine di minuti. I nuovi arrivati vogliono mettere le zampe sulle pericolose sostanze chimiche. Non importa se si tratti di bombe o di fusti di veleni. I mercenari vogliono conoscere solo le informazioni indispensabili, e pretendono pagamenti in acconto e saldo, in banche dove il segreto è più blindato delle loro casseforti. Quando l’esercito regolare giunge sul luogo dello scontro, i mercenari di Omega si sono già eclissati. La magistratura aprirà un fascicolo, ma intanto la frittata è fatta. Quello che è accaduto potrebbe far pensare che lo scoiattolo Kjrt non sia riuscito in tempo a fornire le informazioni ad Evolution. In realtà, Fulminatore e Maga non hanno voluto ingaggiare battaglia nel porto, per evitare vittime tra i civili ed i poliziotti. Ora aspettano che i fuoristrada dei malviventi giungano a tiro. La Navigatrice, pur trovandosi a bordo della Vae Victis, a migliaia di chilometri di distanza, traccia gli spostamenti dei soldati di ventura con una precisione superiore a quella di un satellite. Suo fratello Fulminatore e la sua amica Maga hanno ordito un agguato in un punto in cui la strada attraversa una vasta area pianeggiante, priva di alberi e rocce. Il mutante elettrico dosa le sue emissioni energetiche per bloccare contemporaneamente i motori dei tre fuoristrada. I mercenari balzano a terra, armi spianate. Fulminatore li anticipa una seconda volta, perché le sue scariche elettriche si muovono ad una velocità prossima a quella della luce. Molti fucili trasmettono potenti scosse alle mani che li reggevano, e che adesso sono costretti a mollarli precipitosamente. Alcuni di loro però non hanno perduto la voglia di combattere, ed avanzano risoluti. È quindi il momento della Maga di colpirli con le sue lame mentali. Seleziona cinque bersagli contemporaneamente, che vengono subito colti da emicranie talmente devastanti da rotolarsi per terra. i due mutanti di Evolution non infieriscono, giacché il loro obiettivo è il recupero delle armi chimiche trafugate, e non l'eliminazione fisica degli esecutori. Una verifica a bordo delle camionette rivela però che questo gruppo di fuoco aveva il compito di organizzare una diversione, per consentire ad altri di trafugare le armi di distruzione di massa.

martedì 14 gennaio 2014

L'ORCO ED IL CONIGLIO_305° episodio

Quelli che non si sono mai spostati dalla città dove sono nati difficilmente riescono a quantificare la miseria che assilla una parte importante della popolazione umana sparsa sul pianeta. Il cittadino medio occidentale ha un lavoro ed una casa; il primo può non essere garantito e la seconda può essere in affitto e non di proprietà, ma è sempre meglio che faticare nelle risaie, senza poter alzare la schiena neppure per un minuto. Nel nord del mondo, finanche i barboni urbani stanno meglio della moltitudine sfruttata nel sud. In una di queste immense risaie, proprio ora migliaia di donne raccolgono manualmente le piantine. Un lavoro che non dovrebbe avere alcun senso nel terzo millennio, dato che le macchine sono molto più veloci. Da quelle parti però i millenni li contano in maniera diversa; una scusa come un’altra per sfruttare il prossimo. Questa notte, Ketty va a dormire come tutte le sere, accompagnata dal suo coniglietto di pelouche, Conny. Ketty è una bambina fortunata, perché ha una casa, ha da mangiare, un letto caldo, ha il coniglietto di peluche, una mamma ed un papà. Ha anche una cagnolina, che ha la fortuna di essere stata adottata da Ketty. Ciò che la bambina sogna questa notte sta accadendo dall’altra parte del pianeta, dove è giorno inoltrato. Ketty si trova ad interpretare il ruolo di una coetanea, che sta lavorando da ore in una risaia. Le bisce d’acqua le nuotano accanto, guardandola con i loro occhioni. Quelle strane bisce le sorridono e se ne vanno scodinzolando. La bambina di nome Lin soffre di mal di schiena e di reumatismi, dovendo raccogliere le piantine di riso immersa nell’acqua alta fino al ginocchio. Come se il disagio non fosse sufficiente, inizia a piovere. Ovviamente gli aguzzini, addetti alla sicurezza, non autorizzano le lavoratrici a correre al riparo. Anzi, le percuotono con i loro bastoni. C’è un timido tentativo di opporsi al nuovo sopruso, ma la maggior parte delle persone presenti teme di perdere anche quella piccola fonte di reddito. Ketty, che sta sognando di essere Lin, prova una sensazione dolorosamente nuova nella sua giovane vita: l’angoscia. Essere costretta in una situazione che sembra senza scampo; immaginare di dover vivere per i prossimi anni in una schiavitù di fatto. Quelle donne sono infatti solo sulla carta lavoratrici dipendenti, ma in realtà subiscono continue angherie. Poi accade una cosa di quelle che si ritiene capitino solo nei sogni. Un drago alto tre metri scende dal cielo volando grazie ad un dispositivo super-tecnologico. Ketty, come tutti coloro che abitano in città, ha sentito parlare di Dragonfire. Si tratta di un extraterrestre, giunto sulla Terra molti anni fa, a bordo di un piccolo velivolo spaziale. Appartenente ad una razza di possenti rettili, Dragonfire è dotato di una coda super-potente, ed emette una fiamma in grado di vaporizzare l’acciaio. Dragonfire di solito lavora con il super-gruppo conosciuto come Evolution, ma oggi è solo, e sta sovrastando la piccola Lin con la sua massa di settecento chili. Il coniglietto Conny, che nel sogno non si è ancora fatto vedere, parla a Ketty in un orecchio. Le dice che il gigante verde è sceso nella risaia per liberare le persone schiavizzate dagli aguzzini, a partire da Lin. La gente interrompe il lavoro, disponendosi in cerchio attorno al drago, mantenendo tuttavia una doverosa distanza. Dragonfire parla, con una voce che nasce da corde vocali strutturate per emettere suoni, che per gli umani sarebbero inintelligibili. Il drago ricorda agli umani che la schiavitù è stata abolita, ed è giunto il momento di fare valere i diritti che ogni uomo o donna hanno per diritto di nascita. L’alieno di Evolution sta scatenando una rivolta, che danneggerebbe gli interessi economici dei signorotti locali. Ecco perché loro gli inviano contro un’orda di criminali prezzolati. Sono decine o forse addirittura centinaia, ma stanno cercando di sottomettere un essere che detiene una forza incalcolabile. Gli stupidi che aggrediscono Dragonfire non capiscono che lui, prima di replicare, attende che le persone che raccoglievano il riso si siano allontanate a sufficienza. Poi Dragonfire allontana da sé la marmaglia come se fossero bombolotti di pezza. La sua massa e la sua densità lo rendono più saldo ed inviolabile di una roccia che stritola la debole carne e le fragili ossa degli umani. I corpi degli aggressori galleggiano nella risaia, ed alcuni ci annegano. Dragonfire ha individuato il mandante di quell’accozzaglia di mercenari idioti. Con un salto potente, schizza fuori dall’acqua e dal fango; i muscoli delle sue enormi gambe lo proiettano facilmente in alto ed in avanti. L’uomo malvagio ordina al suo scagnozzo di mettere in moto la potente vettura, contando sul fatto che i mercenari hanno aperto il fuoco contro l’alieno di Evolution. Loro scaricano interi caricatori contro l’invincibile corazza del drago, ma lui frantuma con la medesima facilità il metallo dei fucili mitragliatori e le colonne vertebrali dei soldati a pagamento. Non sono particolarmente intelligenti, ma anche il più stupidi tra loro ha ormai compreso che quella è una battaglia perduta, se non addirittura un suicidio di massa. La coda del drago taglia l’aria fischiando, ed impatta contro la lucida carrozzeria di una vettura progettata per viaggiare molto velocemente. È un peccato che tutta quella tecnologia motoristica ed il suo stile sopraffino non possano proteggerla. L’automobile costosissima geme assieme alle sue lamiere brutalmente piegate. Dragonfire in questi frangenti compare come quella inarrestabile forza della Natura che è. Le fiamme vorrebbero sgorgare dalle sue fauci, ma quella banda di stupidi teppisti non merita un rogo vichingo. Il drago preferisce piuttosto sollevare ciò che resta dell’automobile, con all’interno il signorotto locale. Agita la ferraglia, poi carica un braccio immenso e lancia quel proiettile in mezzo alla risaia, dove atterra con un tonfo ed inizia ad affondare. Ketty, che sta sognando ciò che Lin vive, gioisce per quell’esito. Altrettanto fanno tutte le donne che adesso non sono più schiavizzate. Prendono possesso della risaia, decidendo di lavorarla tutte assieme, giacché sembra che non sia rimasto alcuno a rivendicarne la proprietà. Il sogno di Ketty finisce, con Lin e le altre che circondano festanti Dragonfire. Il possente alieno continua a provare stupore per la capacità degli umani di recare danno ai propri simili. Oggi però le cose sono andate diversamente, grazie al suo intervento. Una lezione per quanti sostengono che le maniere forti non servano. Ketty veleggia tra le nebbie dei sogni, ed assieme a lei saltella il coniglietto Conny. Non si sveglia, perché una nuova avventura l’attende. Con un velocissimo cambio di scena, Ketty ed il suo coniglietto si trovano a camminare in cima ad una collina, dalla quale si possono osservare tante casette, provviste di comignoli. Assomigliano a tanti funghi, colorati di giallo, di rosa e di violetto. Ketty trova una strada che scende con lieve pendenza verso il paesello. Conny, che nel sogno ha perso l’immobilità propria del pupazzetto di peluche, saltella pochi passi avanti alla sua padroncina. Quando i due viandanti si avvicinano alla prima delle casette-fungo, una porta tondeggiante si apre. Un nano con una lunga barba bianca esce dalla sua dimora, per invitare Ketty e Conny a fare colazione. Il nano è molto ospitale, ed offre loro dei dolcetti, accompagnati da una bevanda derivata dai frutti del bosco. Dopo la pausa particolarmente apprezzata, Ketty e la sua bestiolina riprendono il loro cammino, fino a trovarsi sulle sponde di un lago di piccole dimensioni, con acque cristalline che riflettono i prati circostanti. Il secondo sogno della bambina sembra voler fare ammenda della ruvidezza e del realismo del primo. Così sarebbe se un mostro non sbucasse all’improvviso da dietro un albero, per rapire Ketty. L’aggressore è simile ad una grossa scimmia, e si muove di conseguenza. Il coniglietto Conny interviene per difendere la padroncina, ma viene scaraventato indietro da un manrovescio improvviso e potente. Meno male che Conny non ha ossa da rompere, per cui rimbalza e subito si rimette sulle zampe posteriori, pronto a lottare. Il mostro è però già sparito; probabilmente dietro l’albero dal quale è sbucato si trova un varco spazio-temporale, dentro il quale è tornato. Conny non si arrende, e saltella disperato. Poi torna dai nani, che gli rivelano che quello è un orco. Il coniglietto di peluche non è un investigatore, perché altrimenti sospetterebbe un coinvolgimento degli abitanti del piccolo villaggio. Potrebbe ipotizzare che avvisino il mostro dell’arrivo dei viandanti. Potrebbe ma non lo fa, perché è un coniglio di peluche e non un detective in carne ed ossa. La piccola Ketty è intanto stata trascinata dall’orco in una fetida tana. Gli orchi, per ragioni non chiare, puzzano e vivono in posti luridi. Gli orchi sono brutti, con occhi storti, denti minacciosi ed alito in grado di tenere a distanza anche le zanzare. Ketty è inorridita da tutto ciò, e sospettando che quello sia un brutto sogno prova a svegliarsi. Non ci riesce, perché il mostro dispone del potere di bloccare i suoi movimenti. Lo sforzo della bambina ottiene tuttavia di creare un allarme psichico, che nella nostra realtà è raccolto dalle antenne di metallo vivente di Cyberdog. All’inizio della loro collaborazione, il Transformatron non aveva il potere di rilevare talune lunghezza d’onda particolarmente sottili. Adesso però, dopo numerose missioni di Cyberdog nella dimensione onirica, il suo simbionte alieno ha aumentato il suo spettro delle percezioni. La medesima sensibilità è stata acquisita dal Tecnoragno, simbionte di Clara, e discendente del Transformatron. Gli altri Esploratori dei Sogni accorrono alla chiamata della ragazza e del cagnolino. Probabilmente Ketty abita in quella città, ed il suo corpo fisico funge da ripetitore per l’allarme lanciato dall’essenza astrale prigioniera dell’orco. Gli Esploratori dei Sogni raggiungono velocemente uno dei luoghi che hanno individuato come punti di partenza per le loro missioni. Si tratta di un cortile interno di una scuola, che, essendo notte, è chiusa. Il cortile però è illuminato, ed attorno non ci sono edifici dai quali occhi indiscreti possano vedere ciò che non capirebbero. Lupo Nero è incaricato del primo turno di guardia, per cui sarà l’unico a non dormire. Braxcat è già andato in avanscoperta, giacché viaggia nella dimensione onirica con il suo corpo fisico. Rebecca, Sonia, David, Pedro assumono le loro forme licantropiche, poi, assieme a Clara e Cyberdog, si addormentano. Braxcat, il gattino demone, cerca una traccia della bambina che ha lanciato l’allarme. Entra ed esce dai diversi livelli di quella dimensione molto complicata. I mutaforma spettrali che abitano quelle lande conoscono gli Esploratori dei Sogni, e ne temono la forza. Arrivati assieme sull’obiettivo, come sei paracadutisti esperti, i Giovani Licantropi, Clara e Cyberdog si dividono, pur rimanendo in contatto tra loro. Intanto il coniglietto Conny, che sulla Terra è fatto di peluche, corre e salta cercando aiuto. Nella dimensione dei sogni, le distanze non si misurano in metri e neppure in chilometri. Esistono innumerevoli contesti, sempre mutevoli, collocati qui, là ed ovunque. Tocca a Braxcat rilevare le singolari emissioni di Conny, che pur non essendo vivo nel vero senso del termine, è dotato di una consapevolezza che si acuisce in particolari situazioni. Il gattino demone chiama quindi a raccolta i suoi sei colleghi. Quando gli Esploratori dei Sogni incontrano Conny, scoprono che non sa dove sia prigioniera Ketty, dato che l’orco possiede altresì poteri magici di camuffamento. Potrebbe essere ovunque, ma Clara sospetta che si trovi nei paraggi. Guidata dall’istinto della cacciatrice, la ragazza infila la sua spada di metallo vivente in una fessura presente nella corteccia di un albero. Quando l’incantesimo dell’orco si dissolve, David e Pedro lo aggrediscono con tempismo quasi perfetto, atterrandolo. Rebecca e Sonia possono quindi portare in salvo Ketty. Il mostro sbraita e sbava, ma oltre ai due licantropi che lo hanno abbattuto, si trova a portata di spada di Clara. Perso il controllo sul sogno, l’orco ulula frustrato e muta per poter scappare. Diventa una specie lungo millepiedi viola. La creatura emette una puzza terrificante che convince gli Esploratori dei Sogni a lasciarlo andare. Una frazione di secondo dopo, Ketty si risveglia nel suo letto, abbracciata a Conny. Poi, rassicurata, riprende a dormire, contenta che il suo coniglietto vegli su di lei. E non ha idea di quanto ciò sia vero.

sabato 11 gennaio 2014

RED O'NEAL_304° episodio

Ci sono pianeti che ruotano attorno ad una stella, ed altri, come Akros, che sono collocati in un sistema stellare binario. Giorno e notte si susseguono anche su Akros, ma i suoi due soli garantiscono un'illuminazione più diffusa rispetto alla Terra. Essendoci la notte, sul mondo di origine della K-Force ci sono anche i vampiri. Ad essere precisi, i vampiri si trovano su molti mondi, quasi come i rettili. Il vampiro terrestre succhia il sangue, ed anche quello di Akros. Ci sono peraltro vampiri diversi, che succhiano direttamente l'energia vitale. Red O'Neal è un vampiro di Akros, a capo di una congrega abbastanza numerosa. Oggi si trova in gita sul nostro pianeta, che si colloca in un piano dell'esistenza prossimo a quello di Akros. Evidentemente gli eroi di Evolution e della K-Force non sono i soli ad essere capaci di superare la barriera tra i mondi, dove è più tenue. Red O'Neal non ha alcuna intenzione, né motivo di invadere la Terra. Quindi non lo vedremo guidare un esercito di vampiri, intenzionati a schiavizzare gli umani. Da millenni, i succhiasangue del suo mondo, ma anche quasi tutti quelli del nostro, hanno imparato a contenere il loro numero. Fanno ciò che gli umani si rifiutano di fare, o addirittura di prendere in considerazione: controllano la loro demografia. Vampiro si nasce o si diventa; accade lo stesso con i licantropi. Sebbene abbiano una temperatura corporea molto più bassa di quella degli umani, i vampiri non sono morti, perché i morti vanno in putrefazione, mentre loro manifestano un metabolismo più veloce del nostro. Sono di conseguenza molto forti e longevi. Guariscono velocemente e bene, anche dai malanni che viceversa conducono gli umani alla morte per anzianità. Red O'Neal possiede una discreta attitudine per la levitazione; si tratta di un potere mentale e non di un dono demoniaco. Nel corso di due secoli di vita, ha sviluppato altri utili talenti psichici e fisici. Dissimularsi nelle tenebre è un altro dei suoi poteri. Passando accanto ad un ospedale, che si trova in una piccola città, Red O’Neal si sofferma in levitazione stazionaria fuori dalla finestra di una camera del reparto oncologico infantile. Il Fato ha appena annodato il filo che rappresenta la vita del vampiro di Akros con quelli dei bambini presenti in quella stanza. Si tratta di cuccioli umani, dell’età di circa sei-sette anni. I super-sensi di Red lo avvertono di una disfunzione organica, che li sta uccidendo tutti. La malattia di quei bambini si trova proprio nel loro sangue, le cui cellule, invece di recare nutrimento al resto del corpo, degenerano come fossero in preda ad una smania autodistruttiva. Siamo abituati a pensare che i globuli rossi e bianchi, che costituiscono il nostro sangue, siano come tantissimi bravi soldati, sempre pronti ad accorrere per combattere contro qualunque invasione. I globuli ematici di quei bambini sembrano viceversa dei pazzi integralisti e bombaroli, decisi a distruggere gli organi del corpo. Senza farsi vedere, Red O’Neal ascolta attraverso la finestra le parole dei piccoli degenti. Sanno di essere gravemente ammalati; potrebbero facilmente definirsi terminali, usando questo terribile vocabolo. Eppure i bambini scherzano tra loro, parlando di ciò che hanno visto in tv, e di quello che hanno combinato navigando su Internet: scherzi, fotografie, tweet, post, chat ed altro ancora. Ridono, nonostante la semplice risata causi in loro degli acuti spasmi. Il vampiro di Akros levita fino ad un’altra finestra; all’interno della stanza, ci sono i medici del reparto. I loro discorsi confermano che la scienza degli umani può solo tentare di contenere il dolore di quei bambini, ma non ha speranza di avviare un processo di guarigione. Red O’Neal, che, nei suoi due secoli di vita ha spento molte vite, è colpito dal coraggio dimostrato da quelli che normalmente potrebbero essere sue prede. Così decide di fare qualcosa per loro, usando i suoi poteri vampirici. Immobile come una statua, attende galleggiando fuori dalla finestra della stanza dei bambini. Aspetta che la luce all’interno si spenga, per poter entrare non visto. Un vento gelido spazza la città, che si trova nell’emisfero nord del pianeta. L’inverno ha regalato pioggia e nevischio; le auto nelle strade sottostanti riducono la loro velocità, per evitare di sbandare e di collidere tra loro e contro i muri. Il vampiro di Akros non si cura della temperatura ampiamente sotto lo zero: la sua forza infatti lo protegge anche dal gelo. Passano le ore, ed in città ormai circolano solo pochi ubriaconi e drogati. Questa notte non saranno chiamati a versare una quota del loro sangue, non da Red O’Neal, che ha altro a cui pensare. Il vampiro peraltro non sa che, quando ha superato la barriera dimensionale tra i piani dimensionali di Akros e della Terra, Farie, la fata della K-Force ha avvisato la sua collega Maga. Adesso Evolution sa di Red O’Neal, e potrebbe chiedergli spiegazioni sul suo sconfinamento. Nessuno ha invitato il vampiro ad entrare, ma in realtà loro non abbisognano di alcuna autorizzazione per accedere alle case altrui. Se dovessero violare una protezione magica, l’invito avrebbe un senso, ma le case umane normalmente non dispongono di un tale campo protettivo. Red lancia un lieve incantesimo, che addormenta chiunque sia ancora sveglio nel reparto. Anche il medico di guardia crolla vittima di un invincibile torpore. I bambini gravemente ammalati sono quattro: due maschi e due femmine. Nel sonno si agitano, perché i loro sistemi immunitari perseverano alacremente nell'insano intento di farsi del male. Tubicini sbucano dalle piccole narici, e flebo fuoriescono dalle vene torturate delle braccia magrissime degli ammalati. A bordo del cacciatorpediniere Vae Victis, base del super-gruppo Evolution, la Navigatrice calcola le coordinate spazio-temporali terrestri di Red O’Neal. Ferox, che lo incontrò tempo fa su Akros, si offre di andare a stanarlo. Il vampiro di Akros intanto prosegue con il suo piano. Si avvicina ad uno dei cuccioli umani e lo tocca lievemente sulla fronte, con le sue dita fredde. Il bambino si sveglia, e localizza accanto al suo letto una pozza di oscurità diversa dal buio comune. Gli occhi di Red O’Neal spiccano però nettamente, con una luminescenza unica nel suo genere. Come se l’essere molto ammalato lo ponesse al di là della paura, il piccolo chiede: “chi sei?”. Quando il vampiro gli risponde, con la sua voce profonda, il bambino non si stupisce e neppure crede di essere preda di un incubo. Essere svegliato in piena notte da un vampiro è una paura atavica di tutti i bambini, che a volte si perpetua anche quando i bambini sono cresciuti. “Cosa vuoi da me?” chiede il fragile esserino alla creatura delle tenebre; ma ritiene di conoscere già la risposta: il vampiro è lì per ucciderlo! Non si chiede da dove sia sbucato quell’essere, che a sentire mamma e papà non dovrebbe proprio esistere. Il bambino Piero, già rassegnato ad una morte precoce per malattia, accetta il suo destino, ma prova a contrattare con il succhiasangue. Gli chiede di risparmiare i suoi amici, per favore. Il vampiro è commosso, da quella dimostrazione di coraggio. Decide quindi di fare subito ciò che deve, perché non sarebbe opportuno se i suoi occhi lacrimassero come quelli di un umano. Red O’Neal avvicina la sua bocca all’orecchio sinistro del piccolo eroe, per chiedergli: “vuoi vivere?”. Diverse emozioni si susseguono nel cuore indebolito di Piero, che, dopo una breve riflessione, manifesta la sua decisione con un vigoroso assenso del capo. Red gli chiude gli occhi con le sue fredde dita, e lo morde sul collo, per trasmettergli l’agente mutageno che solo i vampiri esperti sanno controllare. Piero si sente subito avvolgere da un turbine fortissimo, perché ciò che il vampiro gli ha iniettato attacca e distrugge per prima cosa le cellule sovversive. Adesso Red O’Neal deve allontanarsi, perché la trasformazione di Piero richiederà un certo tempo. Sfortunatamente i medici del reparto, privi della strumentazione adeguata a rilevare la residua scintilla di vita, al mattino dichiarano la sopravvenuta morte del bambino. I suoi amici si avvicinano al lettino, piangendo. Lui vorrebbe rassicurarli, ma non può ancora muoversi, perché l’agente vampirizzante non ha ancora finito di resettare la malattia che lo stava uccidendo. Sebbene il presunto decesso non sollevi dubbi particolari, accade che la direzione sanitaria decida di sottoporre ugualmente il corpo del bambino ad un’autopsia. Questo significherebbe uccidere veramente Piero, e Red O’Neal è pronto ad intervenire per impedirlo. Durante il giorno non è costretto a dormire in una bara, sebbene l’esposizione alla luce solare lo indebolisca ed abbia un effetto ustionante sulla sua pelle. Nascosto in una zona poco frequentata dell’ospedale, il vampiro bicentenario medita sul da farsi. Viene però interrotto da un allarme che gli proviene dai suoi super-sensi. Una vibrazione di potenza animale e di grande capacità di nuocere annunciano che Ferox lo ha trovato. La donna-leopardo ed il vampiro si fronteggiano, ed il secondo argomenta i motivi per i quali si trova lì. Ora spetterebbe a Ferox intervenire, per salvare il piccolo Piero. Nei fumetti, tutti i problemi si risolvono con pugni, porte divelte, muri sfondati e corse sui tetti; in questo caso è meglio agire con circospezione. Il dottor Occulto, che è in contatto telepatico con la sua allieva, ricorre ad una semplice chiamata telefonica, che indurre la direzione sanitaria dell'ospedale a non procedere con l’autopsia. I medici non capiscono, ma si adeguano. Ai livelli più alti delle istituzioni delle nazioni più importanti, infatti, si prende molto sul serio una richiesta del dottor Occulto. Nei sotterranei, Ferox e Red aspettano che la notte renda l’ambiente congeniale ad entrambi. Nel frattempo, la consapevolezza di Piero galleggia in un mare di confusione. Sogna di essere aggredito da nemici che non gli lasciano tregua e che non riesce ad definire e classificare. La dimensione onirica può essere un brutto posto, specie quando ci si trova pericolosamente vicini alla morte. Il suo corpo non si è ancora rigenerato, per cui è soggetto ad infezioni ambientali. Essendo stato spostato in obitorio, le possibilità di contrarre altre patologie crescono. I nemici contro cui sta combattendo in sogno rappresentano appunto queste insidie. Non è però solo, giacché gli Esploratori dei Sogni sono sulle sue tracce. Il primo ad arrivare sulla scena è il Lupo Nero, che si scaglia come una valanga di zanne ed artigli contro una mostruosità irta di aculei e tentacoli. L'ululato possente del Lupo Nero si mescola col soffiare del suo avversario. Si scambiano colpi formidabili, ma il mostro tentacolato non è all’altezza di combattere contro un veterano di cento battaglie, come il Lupo Nero, e soccombe in una confusione di frattaglie. Forme volanti e striscianti cercano di approfittare della distrazione di Piero, per morderlo e pungerlo. Il loro veleno danneggerebbe anche il suo corpo fisico, che non si risveglierebbe più. Intervengono David e Pedro, che si proiettano in avanti nelle loro splendide forme licantropiche. Mordono e strappano, con viva gioia, volatili e serpenti mutaforma, riducendo in sottili striscioline sanguinolente gli insidiosi attaccanti. Rebecca e Sonia schizzano in aria, per afferrare ed abbattere la loro quota di pipistrelli rossi e gialli, sicuramente velenosi. Le due ragazze lupo sanno sfruttare bene il contesto onirico, nel quale si possono fare cose strampalate, purché si sia supportati da sufficiente fantasia. Nella nostra realtà Rebecca e Sonia non potrebbero saltare così in alto. Cyberdog ha addirittura cambiato forma, diventando una specie di bulldog, con enormi denti. Il cagnolino cibernetico abbatte fantasmi incappucciati, armati di falci, e li dilania come se fossero fatti di carne ed ossa. Clara indossa la sua corazza elfica, e con la sua spada di metallo vivente produce un turbine d’argento che sbriciola uno sciame di api meccaniche. I simbionti alieni di Clara e Cyberdog sono rimasti sulla Terra a sorvegliare i corpi addormentati degli Esploratori dei Sogni. Tecnoragno e Transformatron non hanno bisogno di dormire e non sognano. Ciò tuttavia non impedisce loro di partecipare alla battaglia che si svolge nella dimensione dei sogni. Il piccolo Braxcat si guarda attorno alla ricerca di nemici, ma i suoi soci hanno già fatto una strage. La mossa dell'araldo di Braxal è quindi quella di catapultarsi nella nostra realtà, per risvegliare il giovane Piero da quell’incubo pericoloso. Al suo arrivo, trova Ferox e Red O’Neal, che vegliano il corpo apparentemente morto del bambino. Il gattino demone li studia attentamente, per accertare le loro attenzioni. Conosce Ferox, però l’altro sembra un vampiro, e di quelli come lui è sempre meglio diffidare. Soddisfatto della sua rilevazione, Braxcat balza sul petto di Piero, ed emette uno dei suoi miagolii spaccatimpani. Nella dimensione onirica, il bambino si sente trasportare via, e dopo alcuni istanti si risveglia da questa parte dello specchio. Ora osserva il mondo con occhi diversi. Anche gli altri suoi sensi gli comunicano che il piccolo e debole Piero non c’è più. Il potere di Red O’Neal lo ha salvato da una morte certa, trasformandolo in qualcosa di diverso sia dagli uomini, che dai vampiri.

lunedì 6 gennaio 2014

IL MISTERO ED IL SOGNO_303° episodio

La razza umana oggigiorno pare convinta di avere conquistato ciò che c'era da conquistare. Un tempo, prima delle grandi navigazioni, gli uomini e le donne non conoscevano neppure la disposizione delle terre emerse. Di conseguenza, favoleggiavano di mari senza fine, di mostri invincibili e di isole abitate da antichi ed inimmaginabili orrori. Poi, prima della scoperta del motore a scoppio, ma anche di quello a vapore, alcuni ardimentosi attraversarono gli oceani. Le carte geografiche divennero pertanto attendibili, con indicazioni sempre più precise delle correnti e dei venti. Quando infine fu possibile costruire le navi con l'acciaio e non più con il legno, ed equipaggiarle con motori potentissimi, gli umani gridarono al cielo la loro vittoria contro le paure più irrazionali. Poco importa che i nostri viaggi spaziali si siano limitati all'esplorazione appena accennata della Luna. Da ricordare, per amor di cronaca, che qualcuno dubita finanche della realtà di quei viaggi, sostenendo l'ipotesi complottista di un accurato montaggio delle riprese in uno studio televisivo. Nelle nazioni che si ritengono civili, il lavoro è sempre meno manuale, sebbene non si possa catalogare come diffusamente intellettuale. Le nazioni ricche esportano il lavoro più pesante e mal pagato verso le nazioni più povere. La fame nel mondo non è stata sconfitta, ma i militari strapagano fisici teorici, nella speranza che dai loro vaneggiamenti nascano armi estremamente micidiali. La gente si ammala e muore in modi differenti dal passato; la vita media nei paesi civili sembra allungarsi, ma avviene a scapito della qualità della vita. Carestia, Guerra, Pestilenza e Morte cavalcano indisturbati padroni della Terra. Gli abitanti delle nazioni che si autodefiniscono civilizzate tendono peraltro ad ignorare il quadro globale, preferendo soffermarsi sulla possibilità di comprare a rate il nuovo modello di smartphone o di tablet. Il superfluo riempie la vita di una miriade di consumatori, ma quelli che tirano la cinghia sono molti di più. Gli orrori, che assediavano l'uomo delle caverne sono stati relegati nei libri e nei film. Le città più grandi rimangono aperte giorno e notte, come a voler esorcizzare il buio. Ecco cosa ha sempre fatto paura agli uomini ed alle donne: le tenebre. La nostra grande razionalità si scioglie in presenza di un black out. Un semplice sovraccarico delle linee elettriche, e casa nostra precipita nel buio, come una caverna dei nostri progenitori. Ci affrettiamo a ripristinare la corrente elettrica, agendo sul tasto del contatore. Quando la luce torna, siamo felici, perché quelle cose che avevano iniziato a sgusciare da sotto i mobili, sono state scacciate dai fotoni, simbolo della nostra scienza. Durante il giorno facciamo i gradassi, invitando gli antichi mostri a farsi vedere, se ne hanno il coraggio. Però, appena il Sole tramonta, una sottile depressione risale le nostre ossa. L'inverno è la peggiore delle stagioni, dato che il freddo ed il buio cospirano contro la nostra incolumità. Il freddo porta i suoi mostri, che vorrebbero trascinarci in lande desolate, dove inseguirci fino a sfinirci, per poi succhiare ogni nostra residuale stilla di forza. Un morto per il freddo non è bello a vedersi: si vede che è morto dentro prima di morire fuori. Quando ci capita di imbatterci in un barbone, giriamo alla larga, forse sperando (nel nostro intimo più malvagio) che quella notte stessa il buio ed il freddo se lo portino via. Quello è un morto che cammina, e non lo sa ancora. Acceleriamo il passo, per rintanarci nella nostra caverna di mattoni, riscaldata dalla caldaia centralizzata; ci costa una cifra, ma quella temperatura è rassicurante oltre che necessaria. Più tardi, ci aspetta il nostro giaciglio, che ci proteggerà per tutta la notte. Le coperte sono un'ulteriore armatura, contro la quale si infrangeranno i piccoli mostri che non siamo ancora riusciti ad esorcizzare. Chiudiamo gli occhi ed il viaggio inizia, in un mondo dal quale al nostro risveglio riusciamo a riportare poco di ciò che ci è accaduto. Questo significa che dall'altra parte potremmo anche incontrare gli antichi orrori, ma il loro potere è tale da cancellare la nostra memoria quando torneremo alla luce. Se fosse vero, i mostri continuano ad esistere e si burlano della nostra presunte potenza. Dopo l'inizio della rivoluzione industriale, ma prima dei grandi conflitti mondiali, alcuni poeti e scrittori smisero di occuparsi delle vicende di tutti i giorni, volgendosi verso ciò che è avvolto dalla nebbia del mistero. Si posero dei quesiti, ai quali però non trovarono risposte. Si chiesero se l'uomo, inteso come umanità, fosse veramente diventato il padrone del mondo. Tutte quelle scoperte, avvenute in un breve lasso di tempo, illusero le masse di un'inarrestabile progresso, che ci avrebbe facilmente condotti alle stelle ed oltre. Qualche scrittore di fantascienza giunse a chiedersi se non avessimo già scoperto quasi tutto ciò che c'era da scoprire. Solo i cervellini più teneri possono credere ad una simile baggianata. Forse fu il Mistero stesso che, per sfidare questi pomposi scimmiotti, aprì una breccia tra questo ed altri mondi. Sono spiragli che si collocano sempre al limite del nostro campo visivo, quando in sogno camminiamo in corridoi semi-bui ed in vasti scantinati. Il Mistero ci irride, ma non si spreca per il popolo bue, che in sua presenza si limiterebbe ad impazzire. I poeti e gli scrittori maledetti invece sono sempre piaciuti a chi ci osserva dalle tenebre. Sono molto sensibili, e questa loro dote consente loro di descrivere meravigliosamente luoghi e sensazioni. Un bruto, convinto di essere forte come un toro, si rintanerebbe viceversa in un angolo, a biascicare e sbavare, se solo il Mistero allungasse uno dei suoi tentacoli verso di lui. Quando il Mistero contatta i più sensibili tra gli uomini, li fa cuocere a fuoco lento, prima di condannarli all'inevitabile pazzia. Circa un secolo fa, i vampiri ed i licantropi facevano meno paura del solito; non perché avessero cessato di esistere, ma perché avevano imparato a vivere con noi, porta a porta. I vampiri ed i licantropi moderni non hanno alcun bisogno di spaventarci, come facevano ai tempi dei nostri progenitori cavernicoli. Vivono la loro vita, per originale e disumana che sia. Anche loro sono il prodotto della Natura della Terra. Gli Orrori più antichi non sono viceversa cose di questo mondo, e non sono neppure fatti della nostra stessa materia. Immaginiamo un uomo che sia vissuto a cavallo tra il diciannovesimo ed il ventesimo secolo. Un uomo nato in un periodo nel quale ci combatteva ancora a cavallo, ma avverte il mutamento manifestarsi attraverso la globalizzazione dell'esistenza. Dal carro all'automobile, dalla lanterna alla luce elettrica, dai vascelli di legno a quelli d'acciaio. Questo uomo sensibile, portato più per le lettere che per la scienza, si sente emarginato dal progresso che avanza troppo veloce. Si chiude in casa e medita per lunghe notti insonni, in preda ad un'inspiegabile angoscia. Chiede aiuto e consiglio al suo medico, che gli prescrive alcune sostanze in grado di agire sull'umore. Da quel momento in avanti, la realtà si mescola alla fantasia, e la fantasia alle allucinazioni. Ode rumori che nessuno percepisce. Sciabordii prodotti da un mostro inimmaginabile, che esiste da tempo immemorabile in uno luogo, o uno stato dell'esistenza, imprigionato tra il mare e la terraferma. Questo uomo di incontestabile cultura, che non è costretto a lavorare, grazie a quella che definisce una piccola rendita, si sente quindi quasi costretto a trascorrere molto del suo tempo a scrivere racconti e libri agli orrori antichissimi. I suoi contemporanei lo considerano un pazzo o comunque un anticonformista estremo. Trova tuttavia degli altri come lui, che comunicano tra di loro via posta. In quel gruppetto di intellettuali circolano storie che sembrano nutrirsi l’una dell’altra, fino quasi a formare una mitologia quasi attendibile. A distanza di un secolo, un adolescente come tanti, alla ricerca di un modello da seguire, si aggira tra le bancarelle di libri usati. È strano che uno della sua età abbia voglia di leggere qualcosa oltre ai libri scolastici, che di sicuro limitano di molto il suo tempo libero. Antony non è però fra quelli che contestano la scuola; si rende conto dell’importanza della cultura, e si impegna negli studi, istituzionali e non. Sente il bisogno di qualcos’altro: un approccio non convenzionale. Forse Antony percepisce che sotto la realtà di tutti giorni si cela un mondo intricato e forse tenebroso. Fruga tra i libri usati, controllando la loro conservazione, il numero delle pagine e specialmente il prezzo. Quando i suoi occhi leggono “Lovecraft”, una lampadina gli si accende nella testa. Un cognome che ha già sentito da qualche parte, sebbene Antony non sappia collocare nel tempo questa nozione. Il libro, abbastanza consumato, narra le avventure di un uomo che esplora un antico castello, o per essere più precisi: ciò che sotto quell’antico castello si cela. Non lo sa ancora, ma Lovecraft presumibilmente descriveva una propria avventura, per metà reale e per metà onirica. Prima ancora di rendersene conto, il giovane acquista il vecchio libro. Il negoziante non attribuisce particolare importanza a quella transazione, e dimentica subito la faccia di Antony, perché non ha alcun motivo di ricordarla. Il negoziante non è un servo di qualche potenza occulta, e non sta cercando di precipitare giovani anime in un abisso di abiezione. Neppure Antony saprebbe descrivere il volto del negoziante, giacché il vecchio tomo calamita tutta la sua attenzione. Il libro di Lovecraft non è dotato di cariche necromantiche: è un semplice insieme di fogli di carta, sui quali sono state stampate delle parole, con normalissimo inchiostro tipografico. Tutta questa normalità però innesca effetti che dalla normalità esulano parecchio. Antony rimane infatti travolto dalla narrazione dello scrittore, con la buona fede del giovane lettore che mai supporrebbe di essere ingabbiato in un sapiente gioco di marketing. Antony su questo ha ragione, dato che Lovecraft non ha presumibilmente scritto i suoi libri coll’intento di venderne milioni di copie, come invece fanno tanti scrittori costruiti a tavolino ed in laboratorio. Quasi senza accorgersi del trascorrere del tempo, il giovane si ritrova seduto su una poltrona di casa sua, con in mano il libro che sta leggendo alla luce di una piccola lampadina. L’ora è tarda, e sua madre non lo ha voluto interrompere. In casa tutti dormono, per cui Antony decide di fare altrettanto. Così, poco dopo aver poggiato la testa sul cuscino, il sogno piomba su di lui, come un treno. Il sognatore vede davanti a sé una valle priva di vegetazione. A terra, disseminati a perdita d'occhio, ci sono ammassi di qualcosa che non è vegetale e neppure animale. Questi ammassi si agitano in un modo che ricorda più l'agonia che precede la morte che non la vita normale. Antony cammina in mezzo a quelle cose pulsanti, che suscitano in lui un ribrezzo esagerato e quasi invincibile. Non vorrebbe schiacciare i volti che lo osservano, emergendo da un caos di frattaglie. Tutto ciò che si trova sotto i suoi piedi soffre un'agonia che sembra protrarsi dall'inizio dei tempi, tale è la rassegnazione che quei volti trasmettono. Alcuni di essi emettono suoni, simili ai lamenti ma in qualche modo differenti. La valle prosegue in salita. Lungo le ripe scoscese corrono e sgusciano verso di lui degli animaletti che gli ricordano i topi descritti da Lovecraft in uno dei suoi più famosi racconti. Esseri di questa Terra, che hanno acconsentito a collaborare con alieni imperscrutabili e senza forma. Dopo un faticoso ed interminabile cammino, Antony giunge finalmente in cima ad una collina, dove vede, con orrore rinnovato, un altare di pietra nera. Alcuni officianti incappucciati cantano una canzone, le cui parole sono differenti da quelle di ogni lingua conosciuta. Eppure quei suoni sollecitano una parte della memoria di Antony. Ricordi che non sapeva di avere, ma che affondano nella memoria atavica della nostra razza. Gli officianti premeditano di immergere i loro pugnali nel corpo della ragazzina immobile distesa sulla pietra sacrificale. Antony urla e prova a correre, per tentare di salvare quella innocente. Le gambe però non rispondono ai suoi ordini e non riesce ad avanzare. Ciò che accade subito dopo provoca in lui una grande emozione, provocandone il risveglio, ma non prima di avere assistito all'intervento degli Esploratori dei Sogni. Il miagolio selvaggio del gattino demone squarcia il tessuto del sogno, o meglio: dell'incubo. Dalla frattura, irrompono i Giovani Licantropi, accompagnati dal cagnolino cibernetico e da Clara. Rebecca, Sonia, Pedro e David hanno artigli sguainati ed occhi di brace. Gli officianti ai quali cade il cappuccio dalla testa mostrano volti degenerati, come quelli degli adoratori del male di cui parlava Lovecraft. Umani che hanno rinunciato alla loro umanità, per ottenere in cambio un potere, che ora si rivela inutile contro gli artigli dei licantropi, le zanne bioniche di Cyberdog, la spada di Clara e le fiamme del piccolo ma formidabile Braxcat. Antony non vorrebbe abbandonare la dimensione onirica, senza conoscere l'esito dello scontro. Tuttavia riesce ancora a registrare nella sua memoria l'entrata in scena del Lupo Nero. Il suo tenebroso ululato, le sue fauci enormi, le grida di disperazione dei malvagi ridotti in brandelli agonizzanti.

domenica 5 gennaio 2014

Indice dei nomi

Akros, il mondo della K-Force Anaconda, serpentoide, componente degli Hunter Killer Annusatori delle Tenebre: Piero, Maria, Franca e Gianni (gli allievi di Red O'Neal) Aroo, l'uomo lupo della K-Force Black Dragon, automa simile a Dragonfire Boa, serpentoide, componente degli Hunter Killer Braxal, un demone molto potente Braxcat, il gattino araldo di Braxal Carestia, il Cavaliere Bianco Clara, la simbionte di Tecnoragno Cyberdog, il cagnolino cibernetico, simbionte del Transformatron Dardo Assassino, l'arciere della K-Force David, compagno di battaglia di Sonia, Rebecca e Pedro, Giovani Licantropi Desert Cruiser, la nave del deserto assemblata da Robokiller Dottor Occulto, telepate e mago, fondatore e capo di Evolution Dragonfire, l'alieno di Evolution, dotato di super-forza, invulnerabilità è fiamma cosmica Drexx, velocissima mutante, K-Force Evolution: Dragonfire, Ferox, Kong, Fulminatore, Maga Farie, fata della K-Force Ferox, la donna leopardo, componente di Evolution Fulminatore, il mutante elettrico, componente di Evolution Galadriel, il super-computer creato da Kong Giovani Licantropi: David, Pedro, Rebecca, Sonia Guerra, il Cavaliere Rosso Hunter Killer: Stritolatore, Boa, Anaconda, Pitone, Sysform K-Force: Krom, Farie, Dardo Assassino, Drexx, Aroo Kong, l'uomo-bestia di Evolution Krom, il gigante della K-Force, un portatore della Spada Jeed, il nano tagliagole J-Six: John, Jack, Jeff, Jim, Jordan e Jude Lucrezia, detective e simbionte di Ferox Lupo Nero, l'addestratore dei Giovani Licantropi Maga, la mutante psionica di Evolution Maschera di Ferro, un pazzo, uno tra i primi nemici di Evolution Moloch, il vampiro Morte, il Cavaliere Nero Nancy, la guaritrice Navigatrice, la sorella di Fulminatore Ninja Grigio, uno dei portatori della Spada Pedro, compagno di battaglia di David, Sonia e Rebecca, Giovani Licantropi Pestilenza, il Cavaliere Giallo Pitone, serpentoide Hunter Killer Prisma Cosmico, entità potentissima ed insondabile Qwert, il lupo bionico, compagno di battaglia di Tyop Rebecca, compagna di battaglia di Sonia, Pedro e David, Giovani Licantropi Red O'Neal, vampiro di Akros Robokiller, il robot che assimila ed assembla il metallo Sonia, compagna di battaglia di David, Pedro e Rebecca, Giovani Licantropi Stritolatore, il capo dei serpentoidi Hunter Killer Sysform, spia e componente degli Hunter Killer Tecnoragno, discendente del Transformatron, e simbionte di Clara Transformatron, il simbionte di Cyberdog Tyop, il lupo bionico, compagno di caccia di Qwert Uglux, il mago mutaforma Vae Victis, il cacciatorpediniere, base di Evolution Zadox, il troll Zara, la fustigatrice Zlljr, il cospiratore, un demone

giovedì 2 gennaio 2014

IL DESERT CRUISER_302° episodio

Il Desert Cruiser, creato da Robokiller su indicazione del dottor Occulto, si muove sferragliando sui suoi cingoli colossali. Attraversa zone secche, ma anche corsi d'acqua di quelli che compaiono e scompaiono nel giro di pochi giorni. Black Dragon ha predisposto una serie di pannelli solari, per captare l'enorme energia proveniente dalla nostra stella. In tal modo l'enorme veicolo metallico non deve dipendere solo dal combustibile fossile. Con la sua massa di circa mille tonnellate, il Desert Cruiser appiattisce il terreno, spingendo le pietre in profondità. La traccia lasciata dal grosso mezzo meccanico è l'unica strada che quelle zone disastrate abbiano visto da tempo immemorabile. Alcuni animali seguono Robokiller e Black Dragon, non provando timore per quegli esseri giganteschi che però non si nutrono di carne, Il Desert Cruiser rappresenta una fonte di frescura semovente, e la sua ombra reca ristoro a bestie di tutti i tipi, stanche di farsi trapanare il cranio dal sole africano. Giacché lo scopo del mostro meccanico è di raccogliere le risorse alimentari, per distribuirle alle popolazioni bisognose, a bordo sono stati accolti anche dei nativi, che collaborano, immagazzinando ciò che gli elicotteri consegnano. Il Desert Cruiser è oltre tutto una delle poche manifestazioni di ordine in quella parte del mondo, da sempre preda di dispute tanto feroci, quanto stupide. Conoscendo appunto quel lato della natura umana, il dottor Occulto ha voluto che la base operativa di Robokiller e Black Dragon fosse provvista di cannoni e mitragliatrici. I romani dicevano: "se vuoi la pace, prepara la guerra". Loro alla pace non ci tenevano particolarmente, ma avevano capito molto bene come comportarsi con i barbari. I sensori di bordo annunciano l'arrivo di un elicottero. Robokiller e Black Dragon sono diventati un punto di riferimento per le molte organizzazioni umanitarie, che raccolgono parte delle eccedenze alimentari dei popoli più ricchi e spreconi. Il Desert Cruiser è provvisto di fari elettronici, che comunicano direttamente con i navigatori di bordo dei velivoli in avvicinamento. Atterrare sul ponte di quella nave del deserto è relativamente facile per gli elicotteristi di professione. Per gli aerei non c'è ancora spazio, ma i due automi hanno in progetto di ampliare il Cruiser, appena incontreranno sul loro percorso altri rottami prodotti dalle continue battaglie africane. Trasferite le derrate alimentari nelle stive del grosso veicolo corazzato, l'elicottero si allontana, ed il viaggio su quella terra inospitale riprende. Né Robokiller, né Black Dragon risentono in alcun modo del caldo; anzi, le radiazioni solari caricano le loro batterie. Il personale umano viceversa cerca riparo all'interno dello scafo, che però è sprovvisto di condizionatori d'aria. Quando il Desert Cruiser si avvicina ad un villaggio, la popolazione mostra emozioni contrastanti: paura che quel gigante meccanico rechi solo distruzione, ma anche speranza che qualcuno a bordo si intenerisca per le condizioni disperate di bambini ed adulti. Robokiller e Black Dragon sono robot molto più alti di un essere umano, e decisamente massicci. Il loro comportamento è però rassicurante, e supera la prevedibile diffidenza degli autoctoni. La festa inizia quando le casse vengono aperte, per distribuire cibi e bevande a chi non ha mai avuto accesso a simili prelibatezze. Oltre ai due possenti automi ed al loro equipaggio, ci sono altri che attraversano quei territori selvaggi. Si tratta di operatori umanitari, qualunque cosa significhi quella definizione più che altro giornalistica. Il Desert Cruiser, data la sua grande massa, crea nuove piste, mentre quelli che si spostano a bordo di veicoli fuoristrada preferiscono percorrere quelle esistenti. Due gruppi di operatori umanitari si trovano a centinaia di chilometri dal Desert Cruiser, e nulla fa pensare che le loro strade debbano incrociarsi. Le popolazioni locali guardano con sospetto gli occidentali chiacchieroni, che promettono grandi interventi. Gli autoctoni sonno per esperienza che le parole non si mangiano. Il motivo per cui il dottor Occulto ha concepito l'idea del Desert Cruiser è appunto questo: fare, non sproloquiare. I due fuoristrada procedono a velocità non elevata, perché, nonostante i copertoni rinforzati, capita sovente di finire su una pietra troppo tagliente. Purtroppo quella evenienza si verifica proprio adesso, ed anche la seconda auto si ferma in attesa. Durante la sostituzione della ruota, gli operatori fermi ai bordi della pista notano alcuni grossi veicoli in avvicinamento. Da quelle parti, conviene circolare armati, ma gli uomini che scendono dai camion dispongono di fucili mitragliatori e bombe. Gli otto componenti della spedizione sono abbastanza intelligenti da sapere come comportarsi in questi casi. Prima di tutto, non bisogna fornire ai banditi una scusa per scatenare la loro violenza. Li stanno sequestrando, ma non vi sono altre certezze. Armare certi soggetti significa autorizzarli ad uccidere. Meglio tenere la bocca chiusa e gli occhi bassi, auspicando che chi ha mandato quei banditi abbia intimato loro di non sparare agli ostaggi. Nel giro di alcune ore, i telegiornali diffondono la notizia del rapimento degli operatori umanitari. Ci si aspetta che i sequestratori chiedano un riscatto per la loro liberazione. Sul Desert Cruiser, Black Dragon e Robokiller ricevono la notizia da Kong, che trasmette dalla base di Evolution, sul cacciatorpediniere Vae Victis. I due robot senzienti acconsentono senza esitazioni a cambiare la rotta del grosso veicolo corazzato, per raggiungere la zona dove è avvenuto il rapimento. Gli umani che compongono l'equipaggio del Desert Cruiser sono eccitati all'idea di uno scontro a fuoco con i predoni, che da troppo tempo imperversano nella zona. I criminali nel frattempo hanno condotto gli operatori umanitari nel loro accampamento, nei pressi di un'oasi. È evidente che si tratta di gente che conosce molto bene il territorio, e potrebbe trarre vantaggio da nascondigli invisibili alla ricognizione aerea. L'osservazione satellitare è però un'altra cosa; proprio adesso un invisibile velivolo orbitale sta trasmettendo alla sua base operativa le foto dell'accampamento dei predoni. I teloni mimetici sono retaggi di guerre di altri tempi. Al giorno d'oggi, i satelliti eseguono scansioni molto dettagliate, che vengono elaborate da computer molto potenti. Il Desert Cruiser corregge la rotta, puntando verso l'oasi; altrettanto fanno diversi contingenti di militari di varie nazioni, presenti in zona per le loro esercitazioni. Frattanto gli operatori umanitari subiscono vessazioni, ma non sono ancora in pericolo di vita. I predoni del deserto hanno ricevuto garanzie di pagamento del riscatto, ma non si fidano. Le organizzazioni non governative di appartenenza degli operatori umanitari sanno peraltro che, una volta effettuato il pagamento, nulla garantirà l'incolumità e le liberazione degli ostaggi. In questi casi, bisogna tirare per le lunghe, sperando che le forze speciali intervengano in tempo. Sfortunatamente le forze speciali sono in ritardo, perché i loro elicotteri sono stati bloccati a terra da una tempesta di sabbia. Il tempo passa e la situazione per gli ostaggi si fa critica; qualcuno di loro si sta già chiedendo se le loro organizzazioni non li abbiano abbandonati in mezzo a quel deserto, in balia dei briganti. Gli operatori umanitari dovrebbero muoversi all'interno di grosse carovane, protette da truppe, e non essere mandati allo sbaraglio. Lo sferragliare del Desert Cruiser si sente a chilometri di distanza. Di conseguenza i banditi smontano in fretta il campo, caricano sui camion tutto il loro armamentario, e scappano al massimo della velocità. I sequestrati vengono sballottati brutalmente, avendo le mani legate dietro la schiena. L'inseguimento ha inizio, ma il grosso veicolo di Black Dragon e Robokiller può raggiungere velocità notevoli, grazie ai potenti motori ed alle ruote pneumatiche che, a comando, prendono il posto dei cingoli. Quando i banditi vedono approssimarsi il mostro meccanico munito di mitragliatrici e cannoni, aprono il fuoco. Ovviamente i piccoli calibri scalfiscono appena le piastre del Desert Cruiser, e neppure i cannoncini producono altro che ammaccature di poco conto. Robokiller e Black Dragon viceversa non aprono il fuoco sui banditi, per evitare di colpire quelli che sono venuti a liberare. La soluzione deve essere necessariamente un'altra: un attacco diretto, acciaio contro acciaio. Black Dragon ha più o meno le dimensioni di Dragonfire; per cui è comprensibile lo smarrimento dei banditi quando quel drago metallico alto tre metri sbarra loro la strada. Non sapendo di avere di fronte un potentissimo automa, uno degli autisti dei camion decide di investirlo. Black Dragon, che non rifugge mai dalle prove di forza bruta, si lancia contro il camion, colpendolo con un formidabile pugno nella parte frontale. L'impatto è tale che il mezzo su ruote, pur pesando molto più dell'automa, si blocca e si impenna sul posto. Black Dragon è un formidabile combattente, ma a volte si dimentica di avere a che fare con esseri fatti di carne ed ossa, quindi molto più delicati di lui. Gli ostaggi si trovavano su un altro camion; altrimenti condividerebbero le fratture multiple riportate dai predoni che sedevano nel veicolo semi-distrutto. Ora tocca a Robokiller dimostrare cosa sa fare. Con le sue molte armi, bersaglia le ruote degli altri mezzi dei rapitori, rendendo loro impossibile proseguire. La teppaglia residua non intende comunque demordere, e circonda Black Dragon e Robokiller. Loro li assecondano, per distrarli dagli operatori umanitari. Ne scaturisce una sparatoria, che si rivela completamente inutile, giacché i due formidabili alleati di Evolution escono indenni da quella pioggia di piombo rovente. Poi, la coda di Black Dragon spazza via decine di banditi, ed altrettanto fa Robokiller, con le sue enormi mani metalliche, simili a magli. Sbaragliati i delinquenti, l'equipaggio umano del Desert Cruiser scende a terra, per liberare e soccorrere i rapiti. Prima di ripartire Robokiller impiega ancora una volta il suo più grande potere, per assimilare alla sua creazione meccanica tutto ciò che può trarre dai camion e dai fuoristrada della teppaglia sbaragliata. In tal modo, il Desert Cruiser accresce ulteriormente la sua massa, la sua potenza e la sua capacità di carico. Il carburante tratto dai serbatoi dei veicoli cannibalizzati riempie le cisterne del mostro corazzato che ha fatto di quel deserto il suo territorio di caccia. La deviazione rispetto alla rotta è stata effettuata per recuperare gli operatori umanitari sequestrati dai predoni del deserto. Adesso che sono stati sconfitti, il Desert Cruiser torna indietro, riportando ai loro villaggi gli assistenti umani, che hanno collaborato alle operazioni di trasbordo dei generi alimentati. Scendono da quella che assomiglia sempre più ad una nave del deserto, felici di ritrovare le loro famiglie, ma tristi per non poter più condividere le avventure di Black Dragon e Robokiller. Il dottor Occulto ha però inviato come nuovo equipaggio la fustigatrice Zara, il troll Zadox, il nano tagliagole Jeed ed i lupi bionici Qwert e Tyop. Sono alleati di Evolution, incontrati durante un viaggio tra i piani dell'esistenza. Forse un giorno torneranno al loro mondo, ma per ora sono felici di esplorare la Terra. La caratteristica del territorio solcato dal Desert Cruiser è l'enorme spazio disponibile, privo sia di edificazioni che di coltivazioni. È il luogo ideale per Carestia, che agisce sulla volontà degli umani fiaccandola. Le popolazioni locali allevano magri bovini, per nutrirsi di latte e carne; ma quelle rade praterie non garantiscono sufficiente nutrimento al bestiame, e neppure l'acqua. La morte per fame e per sete è spesso preceduta dalla morte della creatività e della speranza. Per qualche incomprensibile motivo, gli autoctoni non apprendono l'arte del coltivare; e non è solo un problema di irrigazione. La missione del Desert Cruiser è quindi anche quella di sostare nei pressi dei villaggi, per convertire i terreni aridi in terreni coltivabili. Le città occidentali sono costruite nei pressi di fiumi, per tutto ciò che possono fornire, compreso il trasporto delle merci. In questo continente, l'orografia è però molto diversa, con zone ricche d'acqua ed altre che ne sono quasi completamente prive. Ci sono grandi pianure e grandi montagne, ma nessuna via di mezzo. Un continente dove gli eccessi rendono la vita difficile agli uomini ed alle bestie. La sosta nei pressi di un villaggio come tanti altri permette a Black Dragon ed a Robokiller di mostrare ai nativi come realizzare vasche di raccolta delle acque piovane, per evitare che tutto il prezioso liquido produca solo fango. Il troll collabora con la sua grande forza agli scavi ed alla cementificazione delle vasche. L'arrivo delle piogge permette un collaudo delle nuove realizzazioni. I bambini festanti si tuffano in quella piscina, e la loro allegria risveglia negli adulti la voglia di vivere. Gli operatori umanitari dovrebbero seguire l'esempio di Robokiller, di Black Dragon e dei loro nuovi amici. Infatti conta molto di più insegnare a coltivare che limitarsi a fare la carità. I lupi bionici Qwert e Tyop, nonostante il loro aspetto pericoloso, si lasciano accarezzare dai bambini, ed ululano al cielo africano la loro felicità.