martedì 14 gennaio 2014
L'ORCO ED IL CONIGLIO_305° episodio
Quelli che non si sono mai spostati dalla città dove sono nati difficilmente riescono a quantificare la miseria che assilla una parte importante della popolazione umana sparsa sul pianeta. Il cittadino medio occidentale ha un lavoro ed una casa; il primo può non essere garantito e la seconda può essere in affitto e non di proprietà, ma è sempre meglio che faticare nelle risaie, senza poter alzare la schiena neppure per un minuto. Nel nord del mondo, finanche i barboni urbani stanno meglio della moltitudine sfruttata nel sud. In una di queste immense risaie, proprio ora migliaia di donne raccolgono manualmente le piantine. Un lavoro che non dovrebbe avere alcun senso nel terzo millennio, dato che le macchine sono molto più veloci. Da quelle parti però i millenni li contano in maniera diversa; una scusa come un’altra per sfruttare il prossimo. Questa notte, Ketty va a dormire come tutte le sere, accompagnata dal suo coniglietto di pelouche, Conny. Ketty è una bambina fortunata, perché ha una casa, ha da mangiare, un letto caldo, ha il coniglietto di peluche, una mamma ed un papà. Ha anche una cagnolina, che ha la fortuna di essere stata adottata da Ketty. Ciò che la bambina sogna questa notte sta accadendo dall’altra parte del pianeta, dove è giorno inoltrato. Ketty si trova ad interpretare il ruolo di una coetanea, che sta lavorando da ore in una risaia. Le bisce d’acqua le nuotano accanto, guardandola con i loro occhioni. Quelle strane bisce le sorridono e se ne vanno scodinzolando. La bambina di nome Lin soffre di mal di schiena e di reumatismi, dovendo raccogliere le piantine di riso immersa nell’acqua alta fino al ginocchio. Come se il disagio non fosse sufficiente, inizia a piovere. Ovviamente gli aguzzini, addetti alla sicurezza, non autorizzano le lavoratrici a correre al riparo. Anzi, le percuotono con i loro bastoni. C’è un timido tentativo di opporsi al nuovo sopruso, ma la maggior parte delle persone presenti teme di perdere anche quella piccola fonte di reddito. Ketty, che sta sognando di essere Lin, prova una sensazione dolorosamente nuova nella sua giovane vita: l’angoscia. Essere costretta in una situazione che sembra senza scampo; immaginare di dover vivere per i prossimi anni in una schiavitù di fatto. Quelle donne sono infatti solo sulla carta lavoratrici dipendenti, ma in realtà subiscono continue angherie. Poi accade una cosa di quelle che si ritiene capitino solo nei sogni. Un drago alto tre metri scende dal cielo volando grazie ad un dispositivo super-tecnologico. Ketty, come tutti coloro che abitano in città, ha sentito parlare di Dragonfire. Si tratta di un extraterrestre, giunto sulla Terra molti anni fa, a bordo di un piccolo velivolo spaziale. Appartenente ad una razza di possenti rettili, Dragonfire è dotato di una coda super-potente, ed emette una fiamma in grado di vaporizzare l’acciaio. Dragonfire di solito lavora con il super-gruppo conosciuto come Evolution, ma oggi è solo, e sta sovrastando la piccola Lin con la sua massa di settecento chili. Il coniglietto Conny, che nel sogno non si è ancora fatto vedere, parla a Ketty in un orecchio. Le dice che il gigante verde è sceso nella risaia per liberare le persone schiavizzate dagli aguzzini, a partire da Lin. La gente interrompe il lavoro, disponendosi in cerchio attorno al drago, mantenendo tuttavia una doverosa distanza. Dragonfire parla, con una voce che nasce da corde vocali strutturate per emettere suoni, che per gli umani sarebbero inintelligibili. Il drago ricorda agli umani che la schiavitù è stata abolita, ed è giunto il momento di fare valere i diritti che ogni uomo o donna hanno per diritto di nascita. L’alieno di Evolution sta scatenando una rivolta, che danneggerebbe gli interessi economici dei signorotti locali. Ecco perché loro gli inviano contro un’orda di criminali prezzolati. Sono decine o forse addirittura centinaia, ma stanno cercando di sottomettere un essere che detiene una forza incalcolabile. Gli stupidi che aggrediscono Dragonfire non capiscono che lui, prima di replicare, attende che le persone che raccoglievano il riso si siano allontanate a sufficienza. Poi Dragonfire allontana da sé la marmaglia come se fossero bombolotti di pezza. La sua massa e la sua densità lo rendono più saldo ed inviolabile di una roccia che stritola la debole carne e le fragili ossa degli umani. I corpi degli aggressori galleggiano nella risaia, ed alcuni ci annegano. Dragonfire ha individuato il mandante di quell’accozzaglia di mercenari idioti. Con un salto potente, schizza fuori dall’acqua e dal fango; i muscoli delle sue enormi gambe lo proiettano facilmente in alto ed in avanti. L’uomo malvagio ordina al suo scagnozzo di mettere in moto la potente vettura, contando sul fatto che i mercenari hanno aperto il fuoco contro l’alieno di Evolution. Loro scaricano interi caricatori contro l’invincibile corazza del drago, ma lui frantuma con la medesima facilità il metallo dei fucili mitragliatori e le colonne vertebrali dei soldati a pagamento. Non sono particolarmente intelligenti, ma anche il più stupidi tra loro ha ormai compreso che quella è una battaglia perduta, se non addirittura un suicidio di massa. La coda del drago taglia l’aria fischiando, ed impatta contro la lucida carrozzeria di una vettura progettata per viaggiare molto velocemente. È un peccato che tutta quella tecnologia motoristica ed il suo stile sopraffino non possano proteggerla. L’automobile costosissima geme assieme alle sue lamiere brutalmente piegate. Dragonfire in questi frangenti compare come quella inarrestabile forza della Natura che è. Le fiamme vorrebbero sgorgare dalle sue fauci, ma quella banda di stupidi teppisti non merita un rogo vichingo. Il drago preferisce piuttosto sollevare ciò che resta dell’automobile, con all’interno il signorotto locale. Agita la ferraglia, poi carica un braccio immenso e lancia quel proiettile in mezzo alla risaia, dove atterra con un tonfo ed inizia ad affondare. Ketty, che sta sognando ciò che Lin vive, gioisce per quell’esito. Altrettanto fanno tutte le donne che adesso non sono più schiavizzate. Prendono possesso della risaia, decidendo di lavorarla tutte assieme, giacché sembra che non sia rimasto alcuno a rivendicarne la proprietà. Il sogno di Ketty finisce, con Lin e le altre che circondano festanti Dragonfire. Il possente alieno continua a provare stupore per la capacità degli umani di recare danno ai propri simili. Oggi però le cose sono andate diversamente, grazie al suo intervento. Una lezione per quanti sostengono che le maniere forti non servano. Ketty veleggia tra le nebbie dei sogni, ed assieme a lei saltella il coniglietto Conny. Non si sveglia, perché una nuova avventura l’attende. Con un velocissimo cambio di scena, Ketty ed il suo coniglietto si trovano a camminare in cima ad una collina, dalla quale si possono osservare tante casette, provviste di comignoli. Assomigliano a tanti funghi, colorati di giallo, di rosa e di violetto. Ketty trova una strada che scende con lieve pendenza verso il paesello. Conny, che nel sogno ha perso l’immobilità propria del pupazzetto di peluche, saltella pochi passi avanti alla sua padroncina. Quando i due viandanti si avvicinano alla prima delle casette-fungo, una porta tondeggiante si apre. Un nano con una lunga barba bianca esce dalla sua dimora, per invitare Ketty e Conny a fare colazione. Il nano è molto ospitale, ed offre loro dei dolcetti, accompagnati da una bevanda derivata dai frutti del bosco. Dopo la pausa particolarmente apprezzata, Ketty e la sua bestiolina riprendono il loro cammino, fino a trovarsi sulle sponde di un lago di piccole dimensioni, con acque cristalline che riflettono i prati circostanti. Il secondo sogno della bambina sembra voler fare ammenda della ruvidezza e del realismo del primo. Così sarebbe se un mostro non sbucasse all’improvviso da dietro un albero, per rapire Ketty. L’aggressore è simile ad una grossa scimmia, e si muove di conseguenza. Il coniglietto Conny interviene per difendere la padroncina, ma viene scaraventato indietro da un manrovescio improvviso e potente. Meno male che Conny non ha ossa da rompere, per cui rimbalza e subito si rimette sulle zampe posteriori, pronto a lottare. Il mostro è però già sparito; probabilmente dietro l’albero dal quale è sbucato si trova un varco spazio-temporale, dentro il quale è tornato. Conny non si arrende, e saltella disperato. Poi torna dai nani, che gli rivelano che quello è un orco. Il coniglietto di peluche non è un investigatore, perché altrimenti sospetterebbe un coinvolgimento degli abitanti del piccolo villaggio. Potrebbe ipotizzare che avvisino il mostro dell’arrivo dei viandanti. Potrebbe ma non lo fa, perché è un coniglio di peluche e non un detective in carne ed ossa. La piccola Ketty è intanto stata trascinata dall’orco in una fetida tana. Gli orchi, per ragioni non chiare, puzzano e vivono in posti luridi. Gli orchi sono brutti, con occhi storti, denti minacciosi ed alito in grado di tenere a distanza anche le zanzare. Ketty è inorridita da tutto ciò, e sospettando che quello sia un brutto sogno prova a svegliarsi. Non ci riesce, perché il mostro dispone del potere di bloccare i suoi movimenti. Lo sforzo della bambina ottiene tuttavia di creare un allarme psichico, che nella nostra realtà è raccolto dalle antenne di metallo vivente di Cyberdog. All’inizio della loro collaborazione, il Transformatron non aveva il potere di rilevare talune lunghezza d’onda particolarmente sottili. Adesso però, dopo numerose missioni di Cyberdog nella dimensione onirica, il suo simbionte alieno ha aumentato il suo spettro delle percezioni. La medesima sensibilità è stata acquisita dal Tecnoragno, simbionte di Clara, e discendente del Transformatron. Gli altri Esploratori dei Sogni accorrono alla chiamata della ragazza e del cagnolino. Probabilmente Ketty abita in quella città, ed il suo corpo fisico funge da ripetitore per l’allarme lanciato dall’essenza astrale prigioniera dell’orco. Gli Esploratori dei Sogni raggiungono velocemente uno dei luoghi che hanno individuato come punti di partenza per le loro missioni. Si tratta di un cortile interno di una scuola, che, essendo notte, è chiusa. Il cortile però è illuminato, ed attorno non ci sono edifici dai quali occhi indiscreti possano vedere ciò che non capirebbero. Lupo Nero è incaricato del primo turno di guardia, per cui sarà l’unico a non dormire. Braxcat è già andato in avanscoperta, giacché viaggia nella dimensione onirica con il suo corpo fisico. Rebecca, Sonia, David, Pedro assumono le loro forme licantropiche, poi, assieme a Clara e Cyberdog, si addormentano. Braxcat, il gattino demone, cerca una traccia della bambina che ha lanciato l’allarme. Entra ed esce dai diversi livelli di quella dimensione molto complicata. I mutaforma spettrali che abitano quelle lande conoscono gli Esploratori dei Sogni, e ne temono la forza. Arrivati assieme sull’obiettivo, come sei paracadutisti esperti, i Giovani Licantropi, Clara e Cyberdog si dividono, pur rimanendo in contatto tra loro. Intanto il coniglietto Conny, che sulla Terra è fatto di peluche, corre e salta cercando aiuto. Nella dimensione dei sogni, le distanze non si misurano in metri e neppure in chilometri. Esistono innumerevoli contesti, sempre mutevoli, collocati qui, là ed ovunque. Tocca a Braxcat rilevare le singolari emissioni di Conny, che pur non essendo vivo nel vero senso del termine, è dotato di una consapevolezza che si acuisce in particolari situazioni. Il gattino demone chiama quindi a raccolta i suoi sei colleghi. Quando gli Esploratori dei Sogni incontrano Conny, scoprono che non sa dove sia prigioniera Ketty, dato che l’orco possiede altresì poteri magici di camuffamento. Potrebbe essere ovunque, ma Clara sospetta che si trovi nei paraggi. Guidata dall’istinto della cacciatrice, la ragazza infila la sua spada di metallo vivente in una fessura presente nella corteccia di un albero. Quando l’incantesimo dell’orco si dissolve, David e Pedro lo aggrediscono con tempismo quasi perfetto, atterrandolo. Rebecca e Sonia possono quindi portare in salvo Ketty. Il mostro sbraita e sbava, ma oltre ai due licantropi che lo hanno abbattuto, si trova a portata di spada di Clara. Perso il controllo sul sogno, l’orco ulula frustrato e muta per poter scappare. Diventa una specie lungo millepiedi viola. La creatura emette una puzza terrificante che convince gli Esploratori dei Sogni a lasciarlo andare. Una frazione di secondo dopo, Ketty si risveglia nel suo letto, abbracciata a Conny. Poi, rassicurata, riprende a dormire, contenta che il suo coniglietto vegli su di lei. E non ha idea di quanto ciò sia vero.
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