domenica 26 gennaio 2014

UN INUTILE PERBENISTA_308° episodio

Ci sono troppi sedicenti benpensanti che inorridiscono quando un poliziotto percuote un delinquente, anche se ciò accade in un telefilm. L'onorevole Trombetta è un capofila dei pontificatori di professione; di quei piagnoni sempre pronti a vantare e proclamare il valore del dialogo e del perdono. Verrebbe da chiedersi come mai l'onorevole Trombetta non abbia fatto il prete. Forse la risposta più plausibile è che come prete avrebbe guadagnato molto meno. Trombetta studia attentamente il suo eloquio, per distinguersi nelle parole ma non nei comportamenti dai suoi colleghi politicanti. Loro solitamente adoperano parole meno eleganti, che lui definirebbe “più volgari”. Ha avuto finanche l'indecenza di invitare la madre di una bambina investita da un pirata della strada a perdonarlo! Molti hanno l'impressione che lui risponda in tal modo alle richieste dell'opinione pubblica perché sarebbe molto più complicato attaccare frontalmente la criminalità organizzata. Se qualcuno gli chiede di intervenire per aiutare le famiglie, che devono sobbarcarsi l'onere di avere in casa un congiunto fuori di testa, Trombetta promette che lo farà, ma è un buffone da quattro soldi. Eppure vive bene con se stesso, essendo convinto che mai toccherà a lui o alla sua famiglia di incorrere in banalità come investimenti stradali, aggressioni e rapimenti. Sfortunatamente per sua figlia Marta, non è così. Una studentessa come tante, che frequenta suoi coetanei alle feste e nelle uscite serali. I genitori dei ragazzi come lei fanno affidamento sulla forza del gruppo, come se una decina di sbarbatelli potesse diventare, in caso di necessità, un battaglione di teste di cuoio. Marta quella sera esce di casa, ma non ritorna all’ora stabilita. Trombetta, che come tutti quelli come lui è permissivo solo a casa d’altri, si altera con la moglie. Se lo vedessero i suoi elettori! La polizia viene allertata quando, alle quattro del mattino, la famiglia inizia a sospettare che sia successo qualcosa di poco bello. Trascorre la notte ed anche la settimana successiva, senza che i rapitori si facciano vivi. Trombetta improvvisamente si trova dall’altra parte della barricata: è successo anche a lui ciò che non pensava potesse capitargli. Sebbene non abbia la decenza di esprimere il suo vero stato d’animo neppure con la moglie, madre di Marta, il politicante cova un astio sconfinato nei confronti dei delinquenti che hanno violato la libertà e forse la persona di sua figlia. Trombetta dovrebbe dare ragione a quelli che dichiaravano in tv che avrebbero ucciso volentieri i rapitori di un figlio o di un parente. Lo pensa, ma continua pubblicamente a mantenere in piedi il fasullo personaggio che gli garantisce i voti di sedicenti benpensanti, non ancora colpiti dalla sfortuna o dal crimine. La moglie minaccia di lasciarlo se non farà qualcosa di concreto; una mamma in casi come questo ragiona come una leonessa della savana. Trombetta allora inizia a chiedere in giro, con discrezione, per trovare un’assistenza non necessariamente legale. Per quanto sia attaccato alla sua poltrona, deve concordare con sua moglie: la liberazione di Marta prima di ogni altra cosa. Conosce gente del sottobosco criminale, ma non è la strada giusta. Marta non è stata rapita da un’organizzazione criminale nota. Rimangono da prendere in considerazione moltissimi criminali solitari. Non dei poverini, vittime del sistema, che quando finiscono in carcere commuovono chi legge gli articoli giornalistici confezionati appositamente per i fessi. Si tratta di feccia malvagia, che nella migliore delle ipotesi potrebbe, se trasformata in humus, servire a coltivare le rose. Trombetta è disperato, come lo sarebbe qualunque padre, e non riesce più a dissimulare ciò che lo rode dentro. Nessuna chiacchiera idiota, di quelle che lui dispensa al mondo, può convincerlo che finirà tutto bene. Sa benissimo che gli uomini non sono tutti buoni; sa altrettanto bene che i malvagi non sono necessariamente vittime della società. Malvagi si nasce, e non ci sono scuse. Loro non ne cercano, non si pentono, non si convertono e non versano lacrime neppure quando stanno per morire. Chiuso nel suo studio, dopo aver litigato per l’ennesima volta con l’esasperata consorte, l’ex benpensante è vittima della depressione. Tracanna alcolici; lui che in tv ha sempre descritto l’abiezione morale degli etilisti. Si drogherebbe, se avesse qualcosa di adatto a portata di mano. Poi però riceve una visita inaspettata. Una voce che parla nella sua testa gli intima di non voltarsi. Lui avverte qualcosa dietro di sé ed obbedisce, per paura di quello che potrebbe scoprire. Chi è riuscito ad entrare nel suo studio, al quinto piano di un palazzo provvisto di numerose porte e portoncini? Chiunque sia ha ridicolizzato gli impianti di videosorveglianza, quindi si tratta di una persona particolarmente pericolosa; ma forse ”persona” non è il termine più adatto. In aggiunta a ciò, chi parla con lui lo fa senza usare la voce, e neppure le parole di alcuna lingua nota. Sysform ha affinato negli anni tecniche spionistiche che solo i serpentoidi possono permettersi. L’unica femmina del team degli Hunter Killer dispone inoltre di poteri psionici di una certa portata; sebbene non siano all’altezza di quelli della Maga. Proprio grazie alla mutante di Evolution, Sysform è venuta a conoscenza del problema di Trombetta. Un tempo nemici, adesso Evolution e gli Hunter Killer collaborano. I serpentoidi sono ambasciatori sul nostro pianeta della loro specie, che a differenza della nostra ha padroneggiato il volo spaziale. Non tragga in inganno la loro forma serpentiforme: non sono bestie, sebbene non abbiano rinunciato alla ferocia innata nei rettili. Gli Hunter Killer lavorano ottenendo ingaggi come cercatori di taglie. Adesso Sysform sta contrattando con un padre desolato la cifra adeguata per liberare la figlia Marta. Mentre risponde a voce ai messaggi telepatici di Sysform, l’onorevole chiacchierone avverte un brivido lungo la spina dorsale. Come se qualche parte profonda del suo essere disgustosamente civile e fasullo avesse identificato l’identità della misteriosa interlocutrice. Prima di andarsene, la spia serpentoide si lascia scappare un sibilo, che tradotto significa: “attento a te”. Poi scompare attraverso condotti e percorsi che sono presenti nelle nostre case a nostra insaputa. La taglia è stata fissata, e gli Hunter Killer sono in caccia. Marta è prigioniera di un maledetto maniaco; un pazzo che dovrebbe stare rinchiuso in un manicomio, se qualche idiota non avesse decretato che la malattia di mente non esiste più. Marta in una frazione di secondo percepisce come un’ondata di aria calda; un vento che non dovrebbe soffiare in una stanza sigillata. Avverte inoltre un singolare contatto mentale, che dura pochissimo, ma la stupisce per la sua natura aliena. Come già verificato in altre situazioni, ogni delitto lascia delle tracce, purché si abbia la capacità di trovarle e di raccoglierle. Marta è stata rapita in una zona della città accertata, ad un’ora accertata. Gli investigatori umani si spaventano di fronte all’ipotesi di dover vagliare gli alibi di alcuni milioni di persone, ma per Galadriel si tratta di ordinaria amministrazione. Il super-computer collabora volentieri con gli Hunter Killer, che sono più che altro un gruppo d’assalto. Danno il loro meglio quando possono mettere le loro spire attorno ai delinquenti. Il lavoro di investigazione pura lo lasciano alla loro intelligentissima alleata. Tra i serpentoidi e Galadriel esiste un accordo di mutua assistenza, che le parti tengono riservato. Da quando ci siamo convertiti agli smartphone ed ai tablet, siamo diventati tutti dei puntini più o meno in movimento sulle mappe satellitari. Se qualcuno pensa di sfuggire all’individuazione spegnando i suoi apparati si sbaglia, perché è proprio lo spegnimento a creare attenzione. Il maniaco che ha rapito la figlia dell’onorevole Trombetta si è comportato così; il listato delle sue coordinate spaziali indica che quando ha spento lo smartphone si stava dirigendo verso il luogo del delitto. Quando lo ha riacceso, si stava allontanando dalla zona della città dove aveva commesso il delitto. In una città, comprensiva anche dei comuni della cintura, quel giorno a quell’ora qualcun altro ha acceso e spento lo smartphone, ma solo uno lo ha fatto nella zona presa in esame. Gli investigatori più cervellotici verificherebbero se il delinquente abbia rapito Marta, ma il mandante sia un altro. Agli Hunter Killer interessano solo due cose: trovare Marta viva e consegnare il rapitore a chi pagherà la taglia. Forse Trombetta non si rende conto che i serpentoidi hanno la licenza di uccidere. Le autorità delle varie nazioni, che sanno della loro presenza sulla Terra, non hanno insistito troppo sull’opzione della consegna dei criminali ancora vivi. Tutti i governanti vorrebbero poter agire come i serpentoidi, ma hanno quasi tutti a che fare con i soliti stupidi benpensanti. Anche Trombetta è un benpensante, o sarebbe meglio dire che lo era prima da diventare una vittima. Stritolatore, è lungo come il più lungo serpente terrestre, ma è decisamente più grosso, forte e pericoloso. Leggermente più piccoli di lui, Boa, Pitone ed Anaconda hanno adottato questi simpatici nomi di battaglia. Sysform, l’unica femmina del gruppo, non li accompagna in questa ricerca, essendo impegnata in una missione diversa. Marta è segregata in una stanza appositamente predisposta, che si trova al centro di un appartamento. Le urla della ragazza giungono all’esterno quasi completamente smorzate. Il delinquente non le ha fatto del male, la nutre e le consente di lavarsi e di cambiarsi. Non pare rientrare nella tipologia dei delinquenti che rapiscono per seviziare e violentare. Avendo a che fare con un soggetto che non ha chiesto il riscatto, non si esclude però che possa ucciderla in qualunque momento. Il folle non risponde al citofono, fingendo di non essere in casa. Ha due accessi, per cui gli è relativamente facile depistare eventuali intrusi. Crede di vivere in una specie di castello pressoché inviolabile, ma si sbaglia, giacché i suoi dispositivi mobili sono stati agganciati degli Hunter Killer, che sono pronti a stanarlo ed a divorarlo come un topo. Marta è stata rapita due giorni fa, e non è ancora precipitata nella disperazione che colpisce le persone che si sentono ormai prive di speranza. Mantiene una discreta forza d’animo, che le suggerisce di non urtare la suscettibilità di quello che potrebbe facilmente diventare il suo carnefice. I serpentoidi localizzano le persone presenti nell’appartamento, grazie alla loro connaturata sensibilità da rettili. Concentrandosi, ottengono due distinte visualizzazioni di calore. La più piccola è ferma, mentre l’altra corrisponde presumibilmente al criminale. Un umano prenderebbe in considerazione le porte e le finestre, che però sono provviste di allarmi. I serpentoidi viceversa sono in grado di sondare le pareti, il soffitto ed il pavimento. Sembrano masse uniformi di cemento e mattoni, ma non lo sono. Disponendo di adeguati sensori, Boa e Pitone avvertono le aree di minore densità che cercavano. Quella che meglio si presta ad irrompere nella camera dove è reclusa Marta è accessibile attraversando il pavimento di un locale adiacente. Un’infiltrazione ha indebolito la coesione del materiale di riempimento collocato sotto una mattonella. Uno dei dispositivi tecnologici di cui dispongono gli Hunter Killer indebolisce ulteriormente il pavimento, agevolando la penetrazione del cranio crestato di Boa. Il passo successivo consiste nell’attraversare analogamente la parete divisoria; questa volta tocca a Pitone lavorare di testa. Marta è ovviamente sconvolta quando vede irrompere nella stanza un enorme serpente verde. Gli umani non immaginano che nell’Universo specie molto differenti dalla loro abbiano raggiunto la civiltà. Le residue certezze crollerebbero se gli uomini e le donne di questa Terra sapessero quanto siano più avanzati di noi quelli che sembrano mostri scappati da qualche film o fumetto. Boa e Pitone prendono velocemente posizione, in difesa di Marta, nel caso in cui il suo rapitore si faccia vedere. Stritolatore ed Anaconda hanno per lui altri piani, che prevedono una sua fuga precipitosa dalla sua base operativa ormai conquistata dal nemico. Spetta ad Anaconda sfondare una delle porte esterne. Quando il folle lo vede entrare in casa sua, attraversando con relativa facilità il legno ed i metallo, capisce di non avere la minima possibilità di affrontarlo e di sopravvivere. Fugge quindi verso la residua via di fuga. Scende le scale, chiudendosi alle spalle portoni e portoncini, ma pare che nessuna mostruosità lo stia più inseguendo. Quando giunge in cortile, il suo sollievo scompare, perché ad attenderlo trova l’onorevole Trombetta, ma anche il capo degli Hunter Killer, noto come Stritolatore. La ragazza rapita è salva, ed ha capito di dover ringraziare i due strabilianti guerrieri alieni. Adesso non le sembrano più dei mostri da film horror. Stritolatore studia attentamente il comportamento di Trombetta, attendendosi da parte sua un’aggressione omicida verso chi ha privato della libertà la sua Marta. Ma così non accade; anzi il più aggressivo tra i due continua ad essere il malvagio. Il cacciatore di taglie non cessa mai di stupirsi dei costumi degli umani “civilizzati”. Poi però con solo movimento sinuoso si colloca in posizione d’attacco, perché Stritolatore deve sempre rendere onore al suo nome. In pochi secondi, il criminale senza nome diventa un morto di difficile identificazione. Il codardo Trombetta, incapace di reggere lo stress cade in ginocchio e si vomita addosso.

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