martedì 4 marzo 2014

IL CACCIATORE ED IL LUPO_317° episodio

Il Lupo Nero si aggira in un bosco, annusando l'aria alla ricerca di tracce. I suoi occhi sono molto acuti, e si stanno abituando al diminuire della luminosità. Le sue lunghe orecchie si muovono per raccogliere ed amplificare i suoni prodotti dai piccoli animali e dalle gocce d'acqua che cadono sul fogliame. Il Lupo Nero fa parte del sogno di parecchi bambini, in varie parti del pianeta. I loro genitori li hanno voluti spaventare per motivi inspiegabili, e per farlo hanno evocato il lupo cattivo. Da secoli gli umani hanno addomesticato i cani, che presumibilmente discendono da antichi lupi catturati e mansuefatti. Gli umani però non perdonano ad alcuni lupi di essere rimasti liberi e di non essere per nulla affascinati dalla civiltà umana. Ecco da dove scaturisce il lupo cattivo: è un animale che ragiona con la sua testa, genuinamente selvaggio ed indomabile. I gatti sono quasi tutti così, ma a loro è concesso. Si vede che i gatti sono più bravi dei lupi nelle pubbliche relazioni. I bambini che sognano il Lupo Nero si stringono sotto le coperte, come a volersi nascondere da quegli occhi che sembrano eruttare fiamme. Metà del pianeta Terra è sempre in ombra, mentre l'altra metà è esposta alla luce solare. Bambini che parlano lingue diverse, o non sanno ancora parlare, sono accomunati dalla paura dei lupi. D'un tratto il grande canide nero come la notte scopre uno dei piccoli sognatori, che chissà come è finito dietro un albero. Il piccolo dice qualcosa, mentre il grosso muso irto di zanne si protende verso di lui. Un enorme naso lo annusa attentamente. Poi il Lupo Nero spalanca la bocca immane, ma solo per dare al bambino impaurito una bella leccata in pieno viso. Lui e tutti quelli che condividono quel sogno scoppiano a ridere, e corrono nel bosco ad abbracciare il nuovo amico. Accanto al Lupo Nero comprare una fanciulla, coperta da un'armatura luccicante. Si chiama Clara, e vive in simbiosi con un alieno di metallo vivente, che lei chiama Tecnoragno. Clara racconta ai bambini accorsi da metà del pianeta che il suo amico lupo ama e difende i bambini, nei sogni e nello stato dell'esistenza che chiamiamo realtà. Tutti i bambini capiscono le parole di Clara, perché questa è la dimensione dei sogni. La scena cambia in una maniera tipica di quel non luogo. Il Lupo Nero è entrato in un edificio abbandonato, seguendo il suo naso. I bambini hanno un loro odore specifico, almeno finché guardano i cartoni animati in tv, sgranando gli occhi per la meraviglia. Lupo Nero segue questa traccia. Le macerie sul pavimento indicano che il soffitto è parzialmente crollato, e continua a farlo. Non saranno tuttavia alcune tegole a ferire un animale grosso e potente come il Lupo Nero. Assieme all’odore di bambino, ne sente un altro: fumo di sigaro, polvere da sparo, carne arrostita, sudore ed acqua di colonia. Il nostro amico canide sogghigna, perché ha trovato un cacciatore. Nelle favole, i lupi sono terrorizzati da questi umani pieni di sé, con un fucilone a tracolla e tante cartucce nelle cinture. Nella realtà e quasi sempre anche nei sogni, i lupi girano alla larga dei cacciatori, ma solo perché questi personaggi da operetta sono armati. Non è difficile evitarli, proprio grazie alla loro puzza. Il Lupo Nero non è chiaramente un lupo normale; a parte le dimensioni impressionanti, è dotato di strategie di combattimento superiori a quelle dei tradizionali ululatori dei boschi. Nei paraggi di quell’edificio fatiscente, si muovono gli altri Esploratori dei Sogni. Sonia, Rebecca, David e Pedro non sono lupi, bensì licantropi. Non camminano e non corrono a quattro zampe, ma su due, sebbene si aiutino sovente con le mani munite di artigli. Anche i Giovani Licantropi hanno annusato la pista del bambino. Lupo Nero è però in vantaggio in questa piccola gara. Il cacciatore ha rapito un bambino, e lo tiene segregato. Il piccolo vorrebbe tornare a casa, ma il suo rapitore lo ha incatenato ad un muro. Le lacrime nulla possono contro il sadismo di quel sordido personaggio, che per accentuare il disagio della sua vittima gli mostra una serie di orridi trofei. Ciò che accade dimostra che non sono i lupi ad essere cattivi. Gli spettatori che stanno sognando, addormentati in letti che si trovano in posti molto lontani tra loro sulla superficie del pianeta, concordano. Ci sono persone che, autorizzate dalla legge, uccidono animali innocenti, per trasformarli in trofei. Animali interi e pezzi di animali. Un uomo che versi sangue, senza la necessità di nutrirsi, è anche capace di rapire degli innocenti della sua stessa specie. Nella parte più oscura e muffosa di quel vecchio e lugubre palazzo mezzo crollato, si erge una capanna di tronchi d’albero. Dal comignolo esce un fumo nerastro, come se per alimentare il fuoco non fosse usato un combustibile adeguato. Ed in effetti il pessimo soggetto sta bruciando delle viscere dei poveri animali che ha assassinato per realizzare i trofei. Il Lupo Nero vede il suo nemico cacciatore dentro la capanna fumosa e puzzolente. Lo vede perché questo è il mondo dei sogni ed anche perché il Lupo Nero non è un lupo normale. Un ululato agghiacciante sgorga dalla gola del formidabile canide. Quel suono viaggia molto lontano, penetrando in sogni che non si erano ancora connessi con questo. C’è chi, dormendo, si rannicchia in posizione fetale, per reagire ad un brivido lungo la spina dorsale. C’è chi invece, come molti coetanei della piccola vittima del cacciatore, si affaccia sulla scena che ha come attore principale il Lupo Nero. Poi la porta della capanna di tronchi esplode verso l’interno. Come nelle fiabe, il Lupo Nero può abbattere porte e muri con un soffio, o forse era uno starnuto. Le schegge della porta non sfiorano il prigioniero, preferendo conficcarsi tutte nel corpaccione unto del sordido impagliatore di animali innocenti. Il Lupo Nero apre la sua bocca, che adesso sembra ancora più immensa, e ripete il suo ululato. Un latrato che distrugge quasi i timpani del suo nemico, che arretra cercando il fucile. L’enorme bestia avanza lentamente, per pregustare ogni secondo prima di affondare i denti nella carne e spezzare le ossa. Il cacciatore sghignazza terribilmente, puntando il fucile caricato a pallettoni. Il sudore imperla la sua fronte: un sudore fetido come la sua persona. Poi spara con ambedue le canne, scatenando una tempesta di piombo arroventato. Il fumo causato dalla polvere da sparo invade la capanna, cancellando la visuale. Il bambino prigioniero sente che le sue catene sono state afferrate, e sono sottoposte ad una trazione crescente. Rebecca, Sonia, David e Pedro, nelle loro forme licantropiche dispongono di una forza super-umana, nella nostra realtà ed anche nella dimensione onirica. Gli anelli di metallo iniziano a deformarsi; i Giovani Licantropi ululano, mentre strappano le catene e liberano il bambino. Il cacciatore frattanto si rende conto di non aver colpito il Lupo Nero, perché il suo possente nemico è scomparso. Anche i Giovani Licantropi si sono teletrasportati all’esterno. Il cacciatore si agita, in preda alla pazzia. Sfida il Lupo Nero a farsi vedere, illuso di averlo scacciato con il suo fucile. Invisibili ai suoi occhi, gli Esploratori dei Sogni si sono riuniti attorno al bambino, mentre tutti gli altri spettatori si avvicinano per assistere alla fine della storia. Ci sono Clara, Cyberdog, Braxcat ed i Giovani Licantropi, ma la preda spetta al Lupo Nero. La farneticazione del pazzo cessa di colpo quando l’ululato del Lupo scuote la capanna di tronchi. Sonia, Rebecca, Pedro e David si uniscono a lui, ululando in una festosa partecipazione. Quando il tetto scoppia verso l’alto, il cacciatore cerca la fuga dall’unica porta, che però scompare, assieme al resto della casupola, in una implosione di legno ridotto in schegge simili a stuzzicadenti. Il cacciatore, che in troppe favole per bambini è il buono, si è rivelato un criminale ed un pervertito. Il Lupo Nero, ingiustamente accusato di nefandezze, ha condotto i suoi amici all’obiettivo. Tutti i sognatori seguono dall’alto, come fossero librati a decine di metri d’altezza, l’umano che scappa in una brughiera priva di ripari. Corre ed inciampa, inseguito dal possente Lupo, che procede a grandi balzi. L’impressione che si riceve è che il formidabile canide potrebbe raggiungerlo ed eliminarlo in un secondo, e che si stia comportando come i gatti fanno con i topolini. Altre creature della dimensione onirica sbucano da tane scavate nel terreno, come fossero talpe o marmotte. Nessuno però accenna a prendere le difese del sordido soggetto, che conoscono come un prepotente ed un assassino. Anzi: animaletti pelosi piccoli e piccolissimi, grigi, rossi e gialli, inneggiano con mille vocine diverse al Lupo Nero, che al termine di un lunghissimo balzo si abbatte sul cacciatore come una valanga di pietre. Trattandosi di un sogno per minorenni, viene loro evitata la parte più truculenta. Nessuno spargimento di sangue, né fuoriuscita di viscere fumanti. Il cacciatore esce di scena sciogliendosi come una neve particolarmente sporca, esposta alla luce solare. Segue una festa, con distribuzione di pasticcini, perché in fondo i piccoli spettatori sono sempre affamati di queste cose, anche durante la notte. Gli Esploratori dei Sogni si stringono attorno al loro eroe di oggi: il Lupo Nero. Ci sono i licantropi, il cagnolino cibernetico, Clara con la sua lucente armatura, ma in giro non si vede Braxcat. Che fine ha fatto il gattino demone? I suoi amici e colleghi sanno molto bene che Braxcat ha un modo tutto suo di rapportarsi con quella dimensione, e pensano che se dovesse avere bisogno di loro li chiamerebbe. Lui al momento ha altro per la testa che chiedere aiuto. Sta infatti seguendo un tizio che nessuno degli altri aveva notato. Si tratta di un gobbo, che manifesta anche altre deformità fisiche, ma corre molto bene. I sogni umani sono pieni di gente brutta e cattiva, perché si tratta di immagini radicate nell’inconscio collettivo, e non c’è buonismo occasionale che le possa rimuovere. Braxcat sa, essendo un gattino-demone, che quello che sta pedinando era il servitore del cacciatore. Era il carceriere che dava da mangiare croste di pane raffermo ed acqua piovana al bambino sequestrato. Una carogna che qualcuno cercherebbe di giustificare con le sfortune fisiche. Il punto è che il gobbo in fuga non cerca scuse per la condivisione dei crimini del cacciatore: lo ha fatto con piacere. Non cerca neppure di farsi perdonare. Si allontana velocemente solo per evitare di fare la fine del suo maestro. Ha già in mente di riprendere per conto suo a rapire bambini e bambine, che mentre sognano fanno passi falsi e cadono in trappole camuffate. Il malvagio in seconda si appoggia ad un albero, per mangiare del cibo estratto dalla sua bisaccia. I suoi denti sono storti, ma forti; in grado di spezzare le ossa dei polli e non solo quelle. Così, mentre sgranocchia una coscia arrostita di chissà quale sfortunato animale del bosco, il bruto non si avvede della presenza di Braxcat. Un miagolio formidabile lo distrae però al punto di fargli perdere la presa su ciò che stava ingurgitando come un animale feroce. Il gattino-demone cammina lungo il tronco di un albero, ignorando la legge di gravità. In compenso Braxcat esalta l’attrito delle sue piccole zampe sulla corteccia, muovendosi come un insetto, senza neppure avere estratto gli artigli. Il vice malvagio si riprende in pochi secondi, e gli scaglia contro una grossa pietra che colpisce il tronco dell’albero. Braxcat si è teletrasportato sulla testa del bruto, ed adesso sì che estrae gli artigli! Sentendosi strappare lo scalpo, il gobbo prende a correre come un pazzo, sanguinando abbondantemente. Poi, nella sua follia, si lancia a capofitto contro una roccia, cercando di spiaccicare il gattino-demone. Risultato: un caprone umanoide decerebrato, che perde preziosa materia cerebrale dalle fessure del cranio fratturato. Braxcat può dirsi soddisfatto, e lo rimira per alcuni minuti prima di aprire un portale dimensionale, che lo riporta sulla Terra. La notte del bambino rapito dal cacciatore termina con il suono della sveglia. Peccato, dice tra sé il piccolo, giacché il sogno iniziava a piacergli. Alla mamma che lo accompagna a scuola cerca di raccontare del cacciatore, dei licantropi e del Lupo Nero, ma lei sorride come se non ci credesse. Dopo qualche minuto accade tuttavia un fatto che convince il bambino che i sogni sono solo un’altra dimensione dell’essere. La ragazzina che lo incontra e lo saluta è sicuramente Clara, così come il suo cagnolino non è ciò che sembra. Un cagnolino che, per una frazione di secondo, manifesta il suo vero aspetto cibernetico, perché indubbiamente si tratta di Cyberdog.

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