mercoledì 27 agosto 2014
DISPERAZIONE ED INCUBI_361° episodio
Due ragazze ed un ragazzo, incatenati ad una panca d'acciaio, attendono che il loro rapitore si faccia vivo. Si trovano in un locale sotterraneo, con pareti e pavimento di cemento armato, ed una grata al posto del soffitto. I tre prigionieri non parlano tra loro, sebbene il sequestratore non glielo abbia imposto. Sono chiaramente sotto shock, essendo stati attirati in una trappola con una scusa che avrebbe dovuto suscitare la loro diffidenza: una festa di compleanno. Forse i tre si vergognano di essere stati così stupidi da presentarsi ad un appuntamento al buio. Il rapitore si è servito di un banale volantino, spedito tramite posta elettronica alle sue vittime. I giovani umani si sentono, per qualche motivo ancora da spiegare, più furbi dei loro genitori; specie quando questi molto blandamente, li invitano a non dare confidenza agli sconosciuti. Gli adolescenti sviluppano in quei frangenti una supponenza che li accompagnerà nel corso della loro vita, causando più guai che altro. Certo che se i genitori esercitassero con costanza ed impegno una maggiore attenzione sui comportamenti dei figli, taluni pazzi criminali avrebbero maggiori difficoltà a portare avanti i loro piani delittuosi. Stando segregati in quella cantina è difficile per i tre ragazzi distinguere il giorno dalla notte, poiché la luce che penetra nella cella proviene da luci al neon sempre accese. Per cui i prigionieri non saprebbero dire a che ora del giorno o della notte la grata sul soffitto si apra per permettere al criminale di scendere e di incatenare accanto a loro un coetaneo spaventato. I genitori dei primi tre rapiti si sono già rivolti alla polizia, per denunciare la scomparsa dei figli. I genitori dell'ultimo arrivato non si sono viceversa ancora allarmati per la protrazione della sua assenza da casa. Adesso, come se l'arrivo di un nuovo condivisore di sventura avesse dato forza ai rapiti, tutti assieme urlano per attirare l'attenzione di qualcuno che li liberi. Volano richieste dapprima educate ed implorazioni, seguite da insulti al loro sequestratore, ma tutte quelle emissioni di fiato restano fini a se stesse, e cadono nel vuoto. Subentra inevitabilmente la disperazione delle ragazze e dei ragazzi che si rendono finalmente conto di non poter strappare quelle catene. Nei fumetti e nei film basta arrabbiarsi al punto giusto; nella realtà l'acciaio è molto più forte della carne e delle ossa, dei giovani e degli adulti. Il pazzo rapitore non intende farli morire di fame, e fornisce loro del cibo, calandolo dall'alto. Non sono ancora riusciti a vederlo in faccia, ma forse questo è un buon segno. Non li lascerebbe di certo liberi, qualora fossero in grado di identificarlo. Al momento di lui sanno solo che è un uomo alto, robusto e non troppo giovane. Uno come tantissimi altri. I quattro rapiti hanno appena condiviso questa riflessione, che rafforza un po' la loro volontà di non lasciarsi andare. Purtroppo però il criminale decide di mostrare il proprio volto alle vittime, che inevitabilmente ne deducono la sua decisione di ucciderli. Dopo quella che potrebbe essere stata la loro ultima cena, i due ragazzi e le due ragazze si abbandonano ad un sonno disturbato. Vagano in lande desolate, inseguiti da persone cattive. Si sentono regredire a quando erano bambini, ed avevano paura del buio e dei lupi cattivi. Quando si svegliano nel cuore della notte sono sudati e doloranti, come se avessero corso e fossero caduti tra rovi e rocce. Poi, depressi e debilitati, riprendono a dormire in quella scomoda posizione seduta. La loro notte corrisponde alla notte esterna, giacché non sono prigionieri da un tempo sufficiente a fare andare fuori sincrono i loro bioritmi. Fosse per il criminale che li ha rapiti, tutto ciò finirebbe nel giro di due giorni, compresa la loro vita. Il pazzo ha infatti fissato una data per l'esecuzione dei giovani. Non può infatti permettersi una detenzione troppo lunga, correndo il rischio di essere scovato in qualche modo. Il delinquente non teme per la propria incolumità, ma se dovessero catturarlo o ucciderlo non porterebbe a termine il suo piano. Viaggiare nei sogni altrui, per lenire l'altrui sofferenza è lo scopo degli Esploratori dei Sogni. La loro ronda notturna li porta attraverso meandri che per i dormienti costituiscono le porte per precipitare in altrettanti incubi. Gli Esploratori dei Sogni però sono decisamente svegli; le creature della dimensione onirica lo sanno e si tengono alla larga. Questa notte tuttavia il loro nemico non è un incubo ricorrente e debilitante, che assilli un sognatore adulto o bambino. Questa notte gli Esploratori dei Sogni rispondono al richiamo di persone che soffrono nella dimensione che noi chiamiamo realtà. I quattro segregati non condividono il medesimo percorso onirico, per cui capita solo ad una delle ragazze di incontrare il famoso Lupo Nero. Si tratta dell'animale demone che ha appena sgominato, assieme alla giovane viaggiatrice spaziale Lyra, una cellula terroristica che si apprestava a fare esplodere una bomba atomica in un centro urbano. Questa notte non sorveglia i corpi addormentati dei suoi amici Esploratori dei Sogni, ma si aggira nei boschi e corre nei prati di quella mutevole dimensione. I Giovani Licantropi, Clara, Cyberdog e Braxcat condividono con il Lupo Nero un particolare fiuto, frutto dell'esperienza. Individuano in un contesto apparentemente caotico ed estremamente mutevole i dormienti che hanno bisogno del loro aiuto. Lupo Nero volta la sua enorme testa verso la ragazza, che vedendo quegli occhi luminosi scappa impaurita. L'animale demone è abituato a queste reazioni, peraltro prevedibili. Fiutando una pista che classifica come interessante, istintivamente si dissimula nelle ombre, per potersi meglio avvicinare alla giovane spaventata. Ovviamente neppure gli Esploratori dei Sogni possono pattugliare tutto lo spazio onirico, corrispondente alla metà dell'emisfero terrestre immersa nelle tenebre notturne. Ecco perché tra tutti solo il Lupo Nero segue la traccia che lo conduce ai quattro giovani rapiti. La polizia frattanto è stata avvisata della sparizione del quarto giovane. Il sospetto degli investigatori è che si tratti di situazioni riconducibili ad un unico disegno criminale, giacché tutti hanno ricevuto il medesimo invito. La polizia non conosce però i motivi che hanno indotto il delinquente a sequestrare proprio quelle quattro persone. Escluso un crimine dettato dall'impeto, rimane la premeditazione. Uno dei motivi scatenanti dei delitti in genere è la vendetta, anche per interposta persona. Il criminale ritiene infatti di essere stato danneggiato dai genitori dei quattro adolescenti; la sua vendetta trasversale consiste appunto nel colpire i loro figli. Costoro sono indubbiamente innocenti, ma sovente il limite tra la pazzia e la tendenza criminale è molto tenue. A volte capita, svegliandosi, di avere davanti un'immagine onirica che pare restia ad abbandonarci. Di solito svanisce come un nebuloso fantasma, ma in questo caso il Lupo Nero permane più a lungo del solito al cospetto della ragazza spaventata. Il possente animale demone si guarda attorno, fiutando rumorosamente, quindi si gira e si allontana. Agli altri tre segregati, che non hanno assistito alla manifestazione fantasmatica, difetta lo spirito necessario ad assecondare l'allarme della loro collega di sventura, e neppure fanno caso ai suoi tentativi di narrazione. Difficile viceversa anche per loro ignorare Braxcat, che cammina tranquillamente sulle pareti in cemento armato della cella. Da dove è arrivato quello strano gattino? I quattro giovani sospettano di essere stati avvelenati con intrugli allucinogeni, giacché chi ha mai visto un gatto muoversi incurante della gravità stessa, come se fosse un ragno o un insetto? Braxcat un tempo era un comune gattino, vessato da una carogna umana. Questo accadeva prima che il demone Braxal lo trasformasse nel suo araldo; i motivi di Braxal sfuggono per definizione alla comprensione umana, quindi è inutile e pericoloso provare ad indagarli. Il rapitore, che si ritiene il padrone di quel luogo di sofferenze, accorre per sedare l'insopportabile tumulto che si leva dalla fossa. Ha programmato di annegare i ragazzi e le ragazze, e gli basterebbe aprire un grosso rubinetto per farlo. Essendo uno che assume psicofarmaci, il fuori di testa non si stupisce vedendo distintamente un gatto che cammina sui muri. Quando però cerca di colpirlo con un bastone, Braxcat gli dimostra di essere dotato di unghie particolarmente acuminate, e lo insegue, emettendo miagolii agghiaccianti. Il folle scivola e cade; si rialza, mentre il gattino demone gli fa assaggiare i suoi piccoli artigli. Un gattino demone che gioca con un topo umano. Gli Esploratori dei Sogni hanno già avuto modo di avvisare la polizia, che sta arrivando. Non farà tuttavia in tempo ad evitare che il Lupo Nero intervenga nella disputa e la concluda a modo suo, strappandogli tra immani sofferenze le carni e la vita stessa. I ragazzi e le ragazze rapiti, ancora incatenati alle panche si stringono l'uno contro l'altro, quando l'ululato del Lupo Nero scuote l'aria e si propaga a notevole distanza. I Giovani Licantropi stanno muovendosi nella dimensione onirica, inseguendo un richiamo di diverso tipo. Preferirebbero combattere con un mostro pieno di tentacoli e di pungiglioni, piuttosto che dover ascoltare le parole di autocommiserazione di ragazzini che non riescono a fare parte del branco. Gli umani sono solitamente più malvagi dei lupi, che consentono a tutti di partecipare alla caccia collettiva. L'unica spietatezza di questi tremendi predatori si manifesta nei confronti di quanti si attardano, e vengono assaliti dai nemici. Il branco non torna indietro, perché il singolo è sacrificabile, specie quando non si impegna a sufficienza. Nella società umana invece, non dovendo lottare per il cibo, la cattiveria si sfoga a livello psicologico. Ragazzini che dovrebbero concentrare le loro energie nello studio e nello sport soffrono della emarginazione ordita dai capibranco ottusi. Si direbbe che l'uomo dopo avere sconfitto le belve si rivolti contro i suoi simili, perché trova gratificante farlo. Rebecca e Sonia, nelle loro forme licantropiche, individuano un ragazzino che vaga in un bosco tetro e nebbioso. Si è adattato al ruolo imposto dai suoi detrattori, ritirandosi in se stesso, e convincendosi di non meritare di uscire allo scoperto. Ecco il motivo di quel luogo angoscioso. Al ragazzino necessita una buona scossa, e le due lupette mannare che gli scivolano accanto, silenziose come il vento, gliene forniscono una valida. Gli sorridono, mostrandogli una moltitudine di denti acuminati, risvegliando in lui una sopita voglia di vivere. Una cosa è sognare un posto triste, nel quale crogiolarsi nella autocommiserazione, una cosa ben diversa è essere inseguiti da due giovani licantrope che ti mordono gambe, spalle e sedere appena scivoli o rallenti. Rebecca e Sonia hanno fiutato la disperazione di quel bamboccino e gli stanno dando una lezione. Essendo per metà lupo, le due simpatiche ragazze ridono in faccia a chi fa una tragedia quando si sente respinto dai suoi simili. I lupi cacciano in branco per opportunità, ma ognuno di loro è bravo a farlo anche da solo. Forse, senza questa salutare strigliata onirica, il bamboccino, che nella nostra realtà è conosciuto col nome di Carlo, si sarebbe finanche buttato dalla finestra, o impiccato malamente. Adesso invece, mentre corre a perdifiato, pensando solo a mettere in salvo la pelle. Sonia e Rebecca sono in grado di intervenire sul sogno della vittima del loro gioco. Corre lungo un sentiero di montagna, tenendo d'occhio le due tremende inseguitrici, che con il minimo sforzo saltano burroni, tronchi abbattuti ed alte formazioni rocciose. Evidentemente potrebbero prenderlo in qualsiasi momento. Dopo una curva, il bamboccino scorge alcuni bambini più piccoli, che stanno giocando. Grida loro di scappare, perché stanno arrivando i lupi mannari. I bambini tuttavia continuano come se nulla fosse con le loro corsette e le loro urla acute. Carlo, colto da un improvviso impeto di eroismo, Carlo decide di fermarsi per provare a difenderli, in una battaglia finale sicuramente cruenta. È passato dalle manie quasi suicide ad altre più degne di considerazione. Quei bambini meritano protezione, e Carlo raccoglie un bastone, pronto a usarlo. I quattro Annusatori delle Tenebre si stanno divertendo molto ad interpretare la parte dei bambini minacciati dai lupi mannari. Quando Rebecca e Sonia atterrano dopo un balzo lunghissimo, sollevano un polverone, mostrando grandi denti bianchi. Brontolano, come se volessero sbranare tutti i presenti. Poi la finta battaglia ha inizio, con Carlo che cerca di prendere a bastonate Sonia; lei schiva agilmente ed ogni tanto gli fa assaggiare i suoi artigli. Rebecca ed i marmocchi tremendi si scambiano colpi che metterebbero fuori combattimento un umano non potenziato. Carlo nota che quelli che si è fermato ad aiutare rimbalzano come palle di gomma, circondando la lupetta mannara. Poi però Pedro e David arrivano di corsa, per giocare anche loro. Diversi mutaforma locali interrompono quello che stavano facendo per assistere allo show dei terrestri, e si mettono pure a fare il tifo per l'una o l'altra squadra. Al suo risveglio, Carlo ricorda vividamente gli eventi, e riflette a lungo sulla insolita esperienza. La definirebbe un messaggio, che lo ha cambiato. Più tardi, a scuola, uno dei soliti bulli finisce a terra, per effetto di uno spintone che Carlo gli ha somministrato a titolo di avvertimento. Nella piccola folla festante, Carlo nota per un attimo il volto di Sonia, che gli permette di farsi riconoscere in sembianze umane. Poi scompare veloce come una belva dei boschi.
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