domenica 15 agosto 2010

SECONDA MORTE_libro 3°_95° episodio

I cacciatori lo hanno braccato e trovato. Adesso scendono le scale del sotterraneo privo di altre uscite. Il gruppo è composto da uomini e donne armati di balestre, lance, paletti, pugnali, asce, spade, oltre alle solite granate all'acqua santa. Ultimamente i suoi nemici hanno iniziato a tirargli addosso anche terra consacrata, giusto per metterlo a disagio. Lui è un vampiro con secoli di onorato servizio alle spalle. I cacciatori non vedono l'ora di infilargli un paletto nel cuore, per poi guardarlo mentre la pelle ed i muscoli iniziano a friggere. Hanno seguito tracce che credeva di avere ben nascosto; non è un vampiro neonato: quelli sono stupidi esibizionisti. Lui, il vampiro braccato, ha sempre fatto attenzione a non lasciare morti in giro. Tuttavia, nei secoli di predazione, qualche volta ha bevuto più del dovuto, e la vittima è schiattata. Non è vero che tutti quelli che muoiono in seguito al morso di un vampiro diventino loro stessi dei succhiasangue. Ecco perché quei morti, dovuti all'eccesso di bevuta, sono rimasti tali, e qualcuno li ha trovati dove erano caduti. Nonostante la medicina legale non ammetta esplicitamente la morte per eccesso di succhiata di sangue, i cadaveri con i segni dei denti sul collo vengono registrati da qualche parte. Si vede che i cacciatori, che ora stanno circondando il vampiro, hanno accesso a banche dati specifiche per i segni di canini sul collo. Il vampiro vorrebbe trasformarsi in pipistrello, ma non c'è mai riuscito prima, e neppure conosce qualcuno in grado di farlo. Poi, anche se riuscisse, diventerebbe un pipistrellone di ottantacinque chili, che comunque non uscirebbe vivo da quel sotterraneo. Diventare un lupo non sarebbe male, ma lui è un vampiro, non un licantropo. Allora prova con i suoi poteri ipnotici, che in effetti rallentano il gruppo degli assassini. All'improvviso, una cacciatrice, che si era tenuta indietro, gli spara in pieno petto un dardo di balestra. La maledetta balestra ha scagliato la piccola ma robustissima freccia a grande velocità e da distanza ravvicinata. Forse il vampiro sarebbe riuscito a schivarla, ma solo nel caso in cui la tiratrice avesse scoccato da una distanza superiore ai dieci metri. Un dolore fortissimo attraversa il petto del vampiro, che si rende subito conto di essere stato colpito a morte. I cacciatori escono dal trance ipnotico, e gridano come dei pazzi, mentre lui cade in ginocchio. Riesce a beccarne uno, con un'unghiata di striscio, giusto per ricordargli che non è ancora finita. Ma manca poco. Gli assassini si tengono a distanza e sogghignano come dei cretini, mentre il sangue del vampiro esce dalla ferita mortale. Il dardo ha colpito il cuore, quindi il fattore di guarigione è inutile. Lo sguardo giallastro diventa rosso, mentre l'intero organismo del succhiasangue inizia a disfarsi. La coscienza non ha ancora abbandonato il vampiro, che lancia un comando mentale, poi crolla sulle pietre. Il cacciatore munito di ascia si appresta a tagliare la testa del vampiro. Tra un po' quella testa sarà un teschio, ma lui vuole il trofeo. I cacciatori non si aspettano un attacco alle spalle, ed uno di loro si becca una fucilata in una gamba. Il tizio che ha sparato è una specie di gobbo, che imbraccia una doppietta caricata a pallettoni. I cacciatori si riorganizzano subito, specie dopo essersi accorti di essere stati aggrediti da un singolo vampirofilo. Lui, il gobbo, taglia la corda, per evitare di fare la stessa fine del suo datore di lavoro. Nonostante il suo handicap, il mostriciattolo con la doppietta è più furbo di quel che sembra. Lo dimostra seminando i cacciatori tra le rovine urbane che conosce molto meglio di loro. Un secondo vampirofilo approfitta della distrazione prodotta dal socio per scendere nel sotterraneo. Lì trova il vampiro più morto che mai. Il corpo del succhiasangue ha perso quasi tutti i liquidi, e si è mummificato. Pesa poche decine di chili, e ciò consente al suo schiavo di caricarselo in spalla. Quando i cacciatori tornano per finire il lavoro, imprecano come camionisti, perché il vampiro non c'è più. Sanno che, se non tagli la testa ad un vampiro, potrebbe tornare il vita, specie se si tratta di un vampiro con esperienza di centinaia di anni. I due schiavi vampirofili si trovano poco distante dal sotterraneo della morte. Hanno deposto il loro maestro nella bara, ma ora devono ricordarsi come fare per riportarlo in vita. Prima di tutto, suggerisce il più sveglio tra i due, conviene estrarre il paletto dal cuore. Senza l'ostacolo ligneo, l'organo mummificato potrebbe tornare a funzionare, ma necessita di parecchio sangue. Il maestro aveva spiegato ai due vampirofili di ricorrere alle sacche di plasma, trafugate in numerose banche del sangue. Sebbene sia appena estratto dal frigo, il plasma viene assorbito dal corpo vampirico, come farebbe la terra arsa dal sole con l'acqua. Ecco che finalmente il cuore centenario inizia a pulsare in maniera tenue. I tessuti si ricostituiscono lentamente, non come nei film di Dracula. Poi ecco che la consapevolezza di sé torna nel cervello e nel cuore del vecchio succhiasangue. Di sacche di plasma ce ne vogliono parecchie, ma alla fine il vampiro riprende quasi tutto il suo peso originario, ed esce dalla bara. Una brutta esperienza, ma grazie ai suoi assistenti il vampiro è tornato alla vita. Poco prima di risvegliarsi, il succhiasangue aveva sognato di un posto pieno di ombre, con tante porte, che però conducevano tutte verso un'oscurità più completa. Un brivido attraversa il corpo del vampiro, perché si rende conto di essere stato vicinissimo al non ritorno: la seconda morte. Ora però deve bere urgentemente sangue umano, pur sapendo che probabilmente non riuscirà a smettere di farlo prima di avere ucciso. Così esce nella notte; più debole del solito, ma comunque molto più forte di un essere umano. Questi aspiranti immortali a volte si illudono di esserlo veramente. E quando la loro convinzione è massima, ci lasciano le penne. Sfortunatamente per lui, quella notte il destino incrocerà il suo divenire con quello di un essere che, sebbene provenga dall'umanità, è nato super-umano. Ferox, la donna leopardo di Evolution, non tollererà che un vampiro prosciughi le vene e le arterie di un innocente. Ferox rammenterà a quell'ex umano che per quelli come lui c'è una morte oltre la morte. I vampiri considerano gli umani come un loro gregge. Però sanno anche che gli umani, a differenza delle pecore, sono in grado di aggregarsi e di colpire. Ecco perché i vampiri più saggi sono anche i più vecchi ed i meno esibizionisti. Il succhiasangue protagonista di questa storia è però spinto da un'impellenza irrazionale. Potrebbe protrarre la propria convalescenza, e non cercare di tornare subito in forma. Non bevendo sangue umano alla fonte, la bestialità vampirica è meno soddisfatta, ma si può fare. Il succhiasangue che viceversa decida di buttarsi da un tetto, addosso ad un passante, dimostra di non aver appreso alcuna lezione dall'essere vissuto in una città per secoli. Sono le tre di notte, ed il nottambulo affronta senza paura le tenebre del vicolo. Il nottambulo è decisamente brillo, e la bottiglia che tiene in mano è per metà piena di una bevanda che agisce prevalentemente sul cervello e sul fegato. Ambedue gli organi vanno in pappa: il primo potrebbe riprendersi, il secondo tende a rapprendersi fin dalle prime bevute. Il nottambulo cammina a zig zag, cantando a suo modo, cioè come un ubriacone. Il vampiro non vuole fare il difficile: berrà quel sangue addizionato di alcol, contando sul fatto che il suo organismo non ne rimarrà danneggiato. Si butta dal tetto, ed in effetti plana come se fosse sorretto da ali. I vampiri non si trasformano in pipistrelli giganteschi, ma sembrano avere sviluppato una rudimentale anti-gravità. Atterra vicino e non addosso all'ubriacone, perché non vorrebbe ucciderlo, se fosse possibile evitarlo. Il nottambulo non comprende la situazione, ma quel tizio sembra calato dal cielo, e la cosa non gli piace. Prova a scappare, ma il vampiro gli è già addosso, e lo abbatte al suolo. I denti cercano la gola dell'ubriacone; le zanne del predatore sono estensibili, per raggiungere con facilità vene ed arterie. Quel sangue è in effetti leggermente addizionato di alcol, ma reca con sé la qualità specifica dell'organismo vivente. Il vampiro aspira voluttuosamente, mentre la sua vittima improvvisamente rinsavisce, e prova a gridare. La vita abbandona il corpo umano, per rafforzare la sostanza del non-morto. Potrebbe smettere di bere, ma l'euforia lo ha preso. Non fa neppure caso ad uno strano verso, come se una belva della jungla stesse demarcando il territorio. Senza ulteriore preavviso, e praticamente senza suono alcuno, Ferox arriva sul bersaglio, e non ha dubbi su ciò che deve fare. Gli artigli della donna leopardo lacerano gli abiti, la pelle ed i muscoli della schiena del predatore divenuto preda. Un dolore improvviso e lancinante induce il vampiro ad interrompere il suo pasto sanguinoso. Grandi quantità di sangue fuoriescono dalle ferite prodotte dalla donna-leopardo. Ora il vampiro e la mutante si contrappongono, lanciandosi sguardi che promettono ferite, sangue e morte. Il vampiro è il primo a scattare, ma, per quanto sia veloce, non riesce a mettere a segno alcun colpo. La donna leopardo gli gira attorno, come fanno i felini della savana poco prima di balzare per uccidere. Nel frattempo il nottambulo si è rialzato, ed ha iniziato ad allontanarsi inciampando per effetto della perdita di sangue. Ferox squadra il suo avversario, che inizia a guarire, ma non è certamente in grado di combattere contro una super-eroina di Evolution. Ferox avvicina gli artigli al suolo, e lo graffia, asportando facilmente il solido asfalto. Il messaggio è chiaro: può finire qui, ma se ci riprovi... Ferox non attende risposta, ma balza su una vicina parete, che scala grazie ai suoi artigli micidiali. Il vampiro ora dovrà decidere se obbedire all'ultimatum, oppure se continuare a farsi guidare dall'istinto. Seminascosto nell'ombra, un secondo vampiro osserva tutta la scena, ma non interviene. Ritiene che la mutante si sia ben comportata, lasciando al succhiasangue la possibilità di ridimensionare la sua attività. L'osservatore vuole però vedere se il suo simile vampiro rispetterà la tregua. Essere ferito in quel modo è un onta per il vampiro, ma al momento la cosa più saggia da fare è allontanarsi. Mentre si avvia verso il suo covo, scruta le ombre, per capire se Ferox lo stia seguendo. Caseggiato dopo caseggiato, il vampiro cammina a passo spedito, mentre il suo corpo guarisce e riprende vigore. La notte potrebbe concludersi senza vinti né vincitori se non accadesse un fatto imprevisto. Grida di donna richiamano l'attenzione del vampiro, che assiste al pestaggio di una prostituta, da parte del suo pappone. La donna subisce colpi violentissimi, e perde sangue dal naso e dalla bocca. L'uomo malvagio la percuote con un corpo contundente non identificato, ma comunque più che adatto allo scopo. Quella scena fa impazzire il vampiro, che parte all'attacco come una furia. Ma non è il sangue di lei ad attirarlo, quanto la malvagità di lui. Incurante della sottile minaccia di Ferox, il vampiro scaglia lontano l'umano. Ora la donna lo vede e grida più forte, ma tanto chi è disposto ad ascoltarla? Su un tetto vicino, Ferox è pronta al balzo, ma scorge vicino a lei una figura immobile, che prima non aveva notato. Ferox fiuta il secondo vampiro, che però non mostra alcuna ostilità. Anzi la invita con lo sguardo a seguire ciò che avviene in strada. La prostituta scappa a gambe levate, come se la sua velocità fosse paragonabile a quella di un vampiro. Ferox è pronta più che mai al balzo mortale, ma si ferma. Infatti il succhiasangue subisce un colpo disperato, da parte del pappone, ma la sua carne guarisce quasi subito. Poi è il vampiro a fare la sua mossa, ed il sangue del parassita umano viene quasi interamente prosciugato. Non morirà con il segno del vampiro, e l'osservatore mostra di apprezzare. Ferox non somministrerà la seconda morte al succhiasangue, perché tutto sommato se fosse toccato a lei mettere le zampe sul pappone, ora ce ne sarebbe uno in meno in circolazione. Ferox riflette che quel vampiro è stato più “umano” di lei. Senza contare i continui richiami del dottor Occulto, capo di Evolution, sulla necessità di limitare al massimo le uccisioni cruente, che non sempre sono apprezzate dall’opinione pubblica e dalla polizia.

domenica 8 agosto 2010

DIVINITÀ GUERRIERE_libro 3°_94° episodio

Il dio con la pelle blu, e sei braccia, agita contemporaneamente alcune spade ed alcune mazze. I suoi nemici hanno sempre avuto difficoltà ad entrare nella sua guardia, vista la quantità di metallo e di braccia in azione nello stesso momento e nello stesso luogo. Una gran confusione; ma le frecce e le lance riescono qualche volta a superare la sua ferrea difesa. Una lancia, proveniente da chilometri di distanza, punta decisamente verso il dio con sei braccia. La lancia solca l'aria, producendo un fischio agghiacciante. Mentre il dio volge i suoi unici due occhi verso la lancia in arrivo, due frecce volano verso di lui, a velocità ancora superiore. Una spada, impugnata con una delle mani destre del dio, cala verso la lancia in avvicinamento. La spada colpisce quasi di striscio la lancia, che devia ma prosegue. Ora tocca ad una seconda spada, impugnata da una delle mani sinistre del dio guerriero. La seconda lama prende in pieno l'asta della lancia, tagliandola nettamente in due parti. Il dio non fa in tempo a gioire che le frecce lo colpiscono ad un fianco ed alla schiena. Si tratta di frecce incantate, di quelle che si aggrappano alle ferite, e scavano in profondità. Il dio dalle sei braccia afferra la freccia infissa nel suo fianco, ed inizia ad estrarla. La freccia si oppone, ma la sostanza del dio non è carne; di conseguenza la punta frastagliata del dardo non riesce a fare presa. Dalla ferita esce una sola piccola goccia di sangue, poi lo squarcio si chiude nel giro di pochi secondi. La seconda freccia ha constatato di trovarsi fuori dalla portata di tutte e sei le mani del dio. La freccia è euforica, pensando che riuscirà nel suo compito di uccidere quel dio. L'attendente del dio dalle sei braccia non prova ad estrarre la freccia, ma le trasmette viceversa una fortissima scarica energetica. La freccia vivente soffre e si contorce, quindi decide di uscire dalla ferita per sfuggire a quella tortura. A questo punto, l'attendente del dio la estrae dalla ferita, che subito si chiude. Il dardo magico potrebbe mordere la mano che la regge, curvandosi all'indietro come un serpente velenoso. L'attendente però la butta al suolo, per poi calpestarla più volte. La coscienza della freccia cessa di esistere. Il secondo dio guerriero scende proprio adesso dal un cielo tempestoso. Viaggia su un carro trainato da animali unghiuti e cornuti, che volano senza bisogno di ali. Il cielo è tempestoso perché il secondo dio guerriero ha competenza anche sulle tempeste. Questo dio è massiccio, pelle rosa chiaro, folta barba, due sole braccia, ma decisamente muscolose. Scende dal carro, impugnando un'arma dall'aspetto pericoloso, che pare l'incrocio tra un martello da fabbro ed un'ascia da taglialegna. L'arma micidiale brilla di luce azzurra, come se fosse la diretta ispiratrice della tempesta che ora si allontana. Il carro trainato dagli strani animali precede la tempesta, come se tra carro e tempesta ci fosse un legame. Le due divinità guerriere si guardano negli occhi, poi si avvicinano l'una all'altra, e si salutano con grandi pacche sulle spalle. Ora che sul campo di battaglia le divinità sono due, possono creare un campo di forza in grado di friggere tutte le frecce incantate in avvicinamento. I nemici non si vedono, ma rumoreggiano da dietro gli alberi della foresta pietrificata. Fermi in quella pianura nebbiosa, che pare si estenda all'infinito, gli dei guerrieri vedono giungere un gigante dei ghiacci. Quelle creature non sono fatte di sangue e carne, bensì di ghiaccio e roccia. L'essere mostruoso è alto almeno sette metri, e si avvicina spavaldo. Il dio armato di martello è il primo a colpire, lanciandogli addosso la sua magica arma. I giganti dei ghiacci sono notoriamente senza cervello, ma questo si abbassa come se si fosse aspettato quella mossa. Il dio lanciatore di martello si mostra stupito, ma non considera che qualunque suo nemico sa che lui inizia i combattimenti sempre allo stesso modo: lanciando la sua arma in faccia al nemico. Una mossa formidabile, ma, quando la ripeti migliaia di volte, manca di originalità. Qualcuno ha detto evidentemente al gigante dei ghiacci di abbassarsi al primo movimento sospetto del lanciatore di martello. L'arma incantata vola a grande velocità, poi deduce di non aver centrato alcun bersaglio, e torna indietro dal suo padrone. Una grossa zampa scagliosa segnala l'arrivo di un colosso verde, le cui parvenze sono indubbiamente quelle di un drago. L'arma del dio delle tempeste dovrebbe in teoria essere sollevata da terra solo dal suo padrone, ma l'incantesimo è vecchio di millenni, e funziona meno del solito. Dragonfire non vuole perdere lo slancio del martello, per cui ruota su se stesso per sommare la sua grande forza a quella dell'arma incantata. Il dio dalle sei braccia ed il suo collega delle tempeste mostrano grande stupore per l'arrivo dell'alieno, ma evidentemente combatte dalla loro parte. Lo dimostra scagliando l'arma devastante addosso al gigante dei ghiacci. Quando lo colpisce, il gigante si stava voltando, per cui la botta tremenda lo coglie sulla spalla destra. Non avendo ossa, l'impatto non produce alcuna frattura. Tuttavia ghiaccio e roccia nulla possono contro l'acciaio del martello-ascia e la forza di Dragonfire. Il braccio destro si stacca dal corpo del gigante, e cade al suolo, dove rimbalza. Pur non avendo cervello, il malvagio si rende conto di essere stato battuto, e convoglia tutta la sua energia residua nelle enormi gambe. Scappa ad una velocità impressionante, e non si guarda neppure indietro. L'ascia-martello torna in volo dal suo padrone, il dio delle tempeste. Lui ed il suo collega provvisto di sei braccia aspettavano un altro dio terrestre, ma il colosso verde è decisamente un alleato promettente. Dragonfire potrebbe chiedersi come sia giunto in quello stato dell'esistenza, che non è chiaramente la Terra. Ma il drago di Evolution ha sviluppato una consapevolezza cosmica che lo aiuta ad ottenere il massimo da ogni evento, anche quelli imprevisti. Gli umani paiono quasi offendersi quando capita qualcosa che causa il fallimento dei loro piccoli piani. Gli insignificanti umani, che potrebbero sparire tutti in un istante, senza danneggiare l'Universo, credono che qualche dio cospiri contro di loro! Povere bestie ridicole! Finanche gli dei dell'Olimpo, che si facevano spesso vedere dagli umani, li usavano per disegni superiori. Dragonfire, che ha un karma d'importanza cosmica, non si agita neppure ora che si trova in un mondo sconosciuto, a combattere assieme a due divinità guerriere. Dovrebbe urlare contro il cielo, perché nessuno gli ha chiesto se fosse d'accordo? Ridicolo: un rettile non lo farebbe mai, e Dragonfire è un super-rettile. Il dio azzurro, che di sicuro è riconducibile alla mitologia indiana, guarda il dio barbuto, che è stato certamente adorato dai vichinghi. Il drago non ha spade, né asce, ed il dio indiano vorrebbe offrirgliene una delle sue; Dragonfire ringrazia, grato dell'onore concessogli, ma preferisce usare le zampe, la coda e specialmente la fiamma. I tre alleati finalmente sentono arrivare i nemici, che avanzano con passo pesante e rumoroso. Una prima fila di orchi armati di lance, è seguita da arcieri che iniziano a scagliare i loro dardi, sfruttando gli spazi liberi tra un orco ed il vicino. Piovono le frecce, ma è subito chiaro che nulla possono contro le verdi scaglie del drago di Evolution. Il dio nordico ed il dio indiano si muniscono di adeguati scudi, sui quali le frecce si infrangono come legnetti. Il drago colpisce la prima fila con la sua coda, e non meno di tre orchi saltano letteralmente in aria, con le armature e le ossa in frantumi. Gli dei guerrieri non sono da meno, e, sebbene non massicci ed alti come il drago, usano le loro armi con una forza che li rende degni delle leggende. Il dio indiano invidia un po' il collega nordico, che, sebbene abbia una sola arma, produce danni enormi ad ogni colpo. Il dio indiano comunque mette in difficoltà un gran numero di nemici, grazie alle sue sei braccia, che menano fendenti con armi da taglio di vario tipo. La prima linea delle forze demoniache lotta strenuamente, ma è chiaro che Dragonfire e le due divinità guerriere si stanno solo scaldando i muscoli. Ci vuole ben altro per impensierirli. Questo “ben altro” sta però avvicinandosi, e nel farlo ferisce e schiaccia i suoi stessi alleati. Gli orchi e gli arcieri non erano stati avvisati di dover affrontare nemici di fronte ed anche alle spalle, per cui abbandonano le armi e gli scudi, per potersi allontanare con la massima celerità. Il mostro è un drago rosso, che cammina a quattro zampe; è munito di ali adeguate alla sua mole, ed è lungo non meno di venti metri. Il dio nordico richiama in suo carro trainato dalle bestie volanti, e si innalza sopra il campo di battaglia. Il dio indiano trasforma tutte le sue armi in lance dall'aspetto minaccioso, ed inizia a tirarle addosso al nemico. Il drago quadrupede è molto più grosso di Dragonfire, ma non è altrettanto agile; per cui alcune lance magiche penetrano le sue scaglie, e lo feriscono. La bestia mitologica urla in maniera assordante, e carica Dragonfire, certo di poter agevolmente sconfiggere un avversario tanto più piccolo, per di più disarmato. Dragonfire scatta in avanti, sorprendendo il drago rosso; poi l'alieno di Evolution adopera i suoi possenti muscoli come farebbe Kong: saltando di numerosi metri. Il drago rosso apre le fauci, ma Dragonfire gli sferra un potentissimo pugno sul naso. Poi, atterrato davanti al suo avversario, il drago verde adopera la possente coda per danneggiargli una delle zampe anteriori. Il dio nordico coglie l'occasione per evocare il potere del lampo, che pervade dolorosamente il nemico comune. Dragonfire e le due divinità guerriere hanno messo a segno alcuni colpi molto forti, ma il drago rosso è ancora in grado di scatenare la sua fiamma terrificante. Inizia a sbattere le ali, lasciando intendere di voler attaccare dall'alto. Ma sei lance, scagliate quasi contemporaneamente dal dio indiano, trafiggono dolorosamente le membrane che dovevano consentire al mostro di ottenere una portanza aerea. Dragonfire è pronto alla mossa successiva, perché è la stessa che adotterebbe lui. Uno strano silenzio cala sul campo di battaglia; poi entrambi i draghi scatenano fiamme dirompenti. Le divinità guerriere ora comprendono appieno il motivo della presenza di Dragonfire. Solo un drago può contrastare la fiamma di un altro drago. Il campo di battaglia si illumina, e tutta la nebbia residua scompare. La temperatura dell'aria cresce in maniera insopportabile, ma nessuno dei due cede. La massa molto minore del drago di Evolution genera una fiamma di potenza almeno pari a quella dell'immenso avversario. Il drago rosso prova grande stupore, e prova ad intensificare la temperatura e la forza del getto, ma sorprendentemente è la fiamma di Dragonfire a crescere. Di fatto, divora ed assorbe l'energia che gli si contrappone. Con un'ultima impennata di forza cosmica, il drago di Evolution produce un'onda d'urto di plasma in grado di liquefare l'acciaio. Il suo nemico non rimane ustionato, essendo lui stesso una creatura del fuoco, ma l'impatto lo stordisce e lo abbatte. Il dio nordico atterra con il suo carro volante, e si unisce agli alleati. Ora tutti e tre si avvicinano al drago rosso, che è cosciente ma praticamente indifeso. Mentre i tre pensano a cosa farne di lui, l'essere inizia a smaterializzarsi. Dragonfire, grazie alla sua mente aliena, sente che il nemico è stupito quanto loro. Poco prima di scomparire, evidentemente teletrasportato grazie ad un incantesimo, il drago rosso esprime con il suo sguardo fiero l'apprezzamento di avere combattuto con tre avversari tanto potenti e leali.

domenica 1 agosto 2010

ADORATORI DEL MALE_libro 3°_93° episodio

Ugo è un omuncolo come tanti altri. Non vorrebbe fosse così, ma nella vita ha combinato poco, e quel poco lo ha combinato in maniera mediocre. Ricorda che da piccolo non gli piaceva andare a scuola, e disturbava i compagni di classe. Studiava poco o nulla; quindi, non avendo un'intelligenza degna di menzione, lo bocciarono già alle elementari. Ripetere la terza elementare non è da tutti. In famiglia, tutte bestie semi-analfabete, che preferivano percuoterlo, piuttosto che indurlo a sforzarsi di finire le scuole dell'obbligo. Comunque Ugo completò con grande fatica il corso di studi democraticamente imposti, ed iniziò a cercare un lavoro. Poca voglia di studiare, e meno ancora voglia di lavorare. Non avendo alcun titolo di studio, non ebbe modo di svolgere altro che mansioni manuali. Ma anche per quelle ci vuole intelligenza ed applicazione. Ugo, adesso che ha trent’anni, si accorge di non avere un posto di lavoro stabile, ha un reddito scarso, ed un affitto precario in una casa infestata dagli scarafaggi. Pare che finanche gli scarafaggi si prendano gioco di Ugo, correndo sulle pareti, sfuggendogli con grande perizia ed agilità. Lui però non odia gli scarafaggi, che sono gli unici a fargli compagnia. Ugo politicamente non ha una collocazione chiara, come moltissimi altri. Però vorrebbe poter esprimere giudizi sul governo e sui partiti, ma quando parla ne esce un'accozzaglia di banalità. Nessuno parla con Ugo per più di cinque minuti, perché Ugo, a detta di tutti, è un cretino. Fisicamente è magro, ma non particolarmente basso; è peloso e puzza, perché si lava poco. Quando sale sui mezzi pubblici, senza pagare il biglietto, Ugo crea il vuoto attorno a sé, grazie al fetore delle sue ascelle. Invece di cercarsi un lavoro, gironzola senza meta. Crede fermamente che in giro ci siano persone più cretine di lui: quelli che vanno a lavorare. Lui lavoricchia solo per qualcuno talmente disperato da rivolgersi ad un incapace come lui. Essendo un cretino, non si rende conto della sua collocazione sociale di quasi barbone. Prima o poi lo sfratteranno, ed i servizi sociali smetteranno di regalargli soldi pubblici. Anche i servizi sociali capiranno che con Ugo non c'è speranza. Lui però è un cretino, e se ne frega di tutto e di tutti. A dire il vero ci sarebbe qualcosa che suscita il suo interesse: le belle donne. Non quelle tipe un po' basse, con le gambe grosse ed il sedere basso. Ad Ugo piacciono quelle ragazze che escono solo nel tardo pomeriggio nei fine settimana, indossando vestiti mozzafiato, e camminano su trampoli che le slanciano verso il cielo. Ugo si farebbe volentieri calpestare da una di loro, ma si rende conto di non avere alcuna possibilità. Si vede che la cretinaggine di Ugo ha un limite. Cammina lungo il fiume, osservando da fuori tutti quei locali che finiscono sott'acqua tutte le volte che la piena alza il livello. Lui non ha mai neppure provato ad entrare in uno di quei locali, perché teme di incorrere nelle ire di qualche buttafuori poco propenso a trattare bene gli straccioni. Cammina con passo strascicato, mentre una donna bellissima veleggia verso di lui. Veleggia perché sembra che non tocchi il suolo, ed anche perché ondeggia con quel suo culetto strepitoso. Una super-donna. In momenti come questi, Ugo rimpiange di non essersi fatto una doccia. Rimpiange altresì di non indossare abiti adeguati, e di non possedere un'auto nera e veloce. Non si rende conto che, se anche fosse ricco e lavato, resterebbe sempre una bestia incapace di intavolare qualunque discussione. Adesso sì che Ugo si sente uno scarto, che neppure la fogna abbia voluto portar via. Ma ecco che il miracolo si verifica: la donna slanciata, bellissima e vestita di nero si volta verso Ugo, e gli sorride. A dire la verità, non si può dire che quella splendida creatura sia proprio vestita. Diciamo che indossa un unico indumento, fine e leggerissimo, che non si capisce come faccia a stare attaccato a quel corpo fantastico. Ugo si chiede come mai quel maledetto indumento non scivoli via, scoprendo meraviglie paradisiache. Ma lei non si limita a sorridere a quel rospo di Ugo; la fata scesa tra i mortali si avvicina decisamente ad Ugo, nonostante la puzza che promana dallo straccione. I presenti assistono all'evento con sorpresa e disgusto: possibile che la splendida creatura sia impazzita? Che soffra di una insana attrattiva nei confronti degli scarti umani? Ugo non sa più cosa pensare, specie perché i suoi occhi cercano di cogliere la frazione di secondo in cui il maledetto abito si staccherà da quel corpo. Ugo pensa che, se dovesse vedere qualcosa di ciò che il tessuto cela, potrebbe morire felice. Lei lo prende addirittura per mano, comunicandogli un sensazione di calore che non sentiva dal tempo in cui sguazzava nel liquido amniotico. Il profumo lo avvolge e lo sommerge; lui che è abituato alle puzze di pesce, di urina, di vomito e di topi morti! Tale è la potenza di quel profumo che Ugo non sente neppure più il fetore delle sue ascelle. Ed infine lei lo conduce via, sotto gli sguardi degli invidiosi, dei perplessi e dei disgustati. Gli parla, con voce carezzevole e profonda; le pulsazioni del cuore di Ugo finalmente rallentano, pur restando sopra quota cento. Lo straccione fortunato biascica qualche risposta, pur rendendosi conto di star emettendo suoni a metà tra il belato della pecora e ed il raglio dell'asino. Lui non saprebbe dire se si siano allontanati dalla riva del fiume a piedi o volando. Di sicuro non sono più lì. La sera ha lasciato posto alla notte, con i suoi insetti rumorosi e fastidiosi. Da quelle parti però i grilli, se ci sono, hanno deciso di far silenzio. Ingrid gli ha comunicato il suo nome, ed Ugo pensa che neppure sotto quell'aspetto sia possibile fare un paragone tra una fata ed un umano veramente scadente. Ingrid non cessa di sorridergli, ed Ugo si accorge improvvisamente che lei è bionda! Come diavolo ha fatto a non notarlo prima? Gli era parso che lei assomigliasse ad una bellissima cantante britannica, bruna, snella, fine in maniera esagerata. Ora lo guarda con due occhioni azzurri; ma di un azzurro talmente esteso e dilagante da fargli bollire il sangue. Per lei farebbe di tutto: organizzerebbe un attentato al premier, sperando di riuscire a tirargli addosso almeno una statuetta. Morirebbe felice, bastonato a morte dalle sue dieci guardie del corpo. Non è possibile che uno con dieci guardie del corpo, grosse ed armate, si becchi una statuetta in faccia! Quante guardie del corpo dovrebbe avere, per non fungere da bersaglio al primo cretino lanciatore di statuette? Venti potrebbero bastare? Ugo non può ovviamente rispondere a simili questioni balistiche. Fortuna che Ingrid non gli vuole chiedere di attentare al premier. Ingrid, bella com'è, imbambolerebbe tutte le guardie del corpo del mondo, eunuchi compresi. Improvvisamente Ugo si desta dal suo torpore, rendendosi conto di essere capitato in una specie di spiazzo tra rovine di case abbattute o bombardate. Se sono state bombardate, il comune finora se l'è presa con calma. Che aspettino il centesimo anniversario della fine della guerra? Del resto Ugo non sa quando è finita la guerra, e neppure di che guerra si tratti. Lo spiazzo tra le macerie è grande, ed al centro sorge un grosso macigno piatto. Mentre si avvicina, mano nella mano di Ingrid, il nostro eroe straccione fatica a mettere a fuoco la vista. Come se nuotasse in una strana nebbia. Ad Ugo finora solo una cosa era andata bene: gli occhi; perdere la vista lo getterebbe nello sconforto più nero. Come potrebbe assorbire tutta la bellezza di Ingrid? Gli servirebbero due occhi in più, tanto è stupenda. Sorpresa: Ugo ha iniziato a pensare ad Ingrid come alla sua fidanzata! Povero pazzo! Ma chi è quella donna incatenata al macigno? Ferox volta la testa, per guardare negli occhi i nuovi arrivati. La donna leopardo di Evolution vorrebbe emettere uno dei suoi versi agghiaccianti, ma i dardi narcotizzanti impiegati per catturarla non hanno ancora cessato il loro effetto. Ugo scorge in lontananza, tra le ombre, alcune figure incappucciate. Ferox è saldamente incatenata al macigno, mani e piedi, e cerca di svegliarsi del tutto. La donna leopardo non ha bisogno della luce delle torce per vedere: i suoi occhi felini stanno riacquistando la potenza originaria. Anche Ugo incomincia a vedere la luce, sebbene in maniera diversa. Ingrid non è più bionda, ma ha assunto una tonalità meno vistosa. Rimane indubbiamente una bella donna, ma adesso sembra un essere di questa Terra. Mentre l'incantesimo svanisce, la donna consegna ad Ugo un coltello dall'aspetto strano e pericoloso. Strani sentimenti attraversano il cuore dello straccione, non ultimo la convinzione di essere stato preso in giro. Ma non si è liberato completamente dalla fascinazione della strega. Per cui solleva la lama terrificante, eseguendo gli ordini di quella donna che gli ha carpito il cuore. Ma lei non vuole il cuore di Ugo: non sa cosa farsene. Vuole il cuore della mutante Ferox. Grazie al sangue versato, ed alla morte della super-eroina, Ingrid e la sua congrega vogliono rendere omaggio al Male. Non sono veri necromanti, bensì maghi neri quasi autodidatti, ma il tomo maledetto è comparso il sogno ad Ingrid, per dirle come organizzare la cerimonia sanguinosa. Ugo abbassa la lama, ma colpisce volontariamente la pietra, scalfendo leggermente la pelliccia di Ferox. L'impatto provoca una scintilla nel punto di contatto tra acciaio e pietra. La donna leopardo ha però riacquistato la voce, ed il suo verso è agghiacciante. Ugo lascia cadere il pugnale, che si conficca nel terreno. Ferox non riesce a spezzare quelle catene enormi, ma i gatti presenti tra le rovine sentono il suo grido e si mettono in moto per salvare la vita alla loro eroina. Ingrid ormai non assomiglia più ad una bellissima e disponibile pin up. L'incantesimo di dissimulazione è caduto, rivelando un volto non più giovane, deformato dall'odio. La malvagia creatura decide di eseguire lei stessa il rito di sangue, giacché l'allineamento planetario sta passando. Ingrid la strega solleva quello strano e pericoloso pugnale, ma Ugo, spinto da chissà quale senso della giustizia, cerca di levarglielo dalle mani. Però Ugo non è un uomo forte: è un relitto umano, indebolito sotto molti punti di vista. Tuttavia lotta strenuamente per salvare la creatura selvaggia incatenata al macigno. Poi accade l'irreparabile, con la lama che scivola nelle carni di Ugo. Lo straccione tornato ad essere uomo, e divenuto eroe, cerca ancora, nonostante la tremenda ferita, di fermare la mano della sua ex amata, ma la vita lo abbandona. A questo punto, un lampo di commozione attraversa il cuore selvaggio di Ferox. Subito però la pietà si trasmuta in forza super-umana, e con uno strattone terrificante strappa una delle catene dalla roccia. Ingrid, armata della sua arma insanguinata, indietreggia. Non osa avvicinarsi alla donna leopardo, che è ancora vincolata da tre catene. Ingrid non è però sola, ed suoi assistenti arrivano a darle manforte; ma non sono i soli a giungere sul luogo del mancato sacrificio. Il dispositivo di volo individuale di Kong lo ha condotto lì a grande velocità. Il grido d'allarme lanciato dai gatti è stato raccolto dai sensori cibernetici e dai poteri telepatici di Evolution. Per la super-squadra, pensare è agire. Kong si sgancia dal suo dispositivo mentre sta ancora volando ad alcuni metri dal suolo. Il craft di Kong atterra indipendentemente, mentre il possente mutante piomba come una tonnellata di mattoni in mezzo ai nemici. Per prima cosa, afferra una ad una le rimanenti catene di Ferox, ed unendo le forze le strappano con rumore di pietre distrutte. Lo scontro che ne segue non è degno di particolare narrazione: una dozzina di umani contro due potentissimi mutanti! I più fortunati tra gli adoratori del male sono atterrati dai pugni e dai calci di Kong: vivranno per raccontarlo. I meno fortunati assaggiano gli artigli della donna leopardo, con la quale al momento è impossibile ragionare, ed è sconsigliabile proporglielo. Ingrid rimane per ultima, perché così ha voluto la donna leopardo. Ferox vuole spegnere la sua vita malvagia nel luogo in cui lei ha ucciso Ugo. Non può riportarlo in vita, ma i suoi artigli tremendi vendicano nel sangue una vita che solo alla fine ha assunto un grande significato. Infine giacciono al suolo Ugo ed Ingrid, ma adesso sembra che il più bello tra i due sia lui.


domenica 25 luglio 2010

ANTICHITÀ E FOLLIA_libro 3°_92° episodio

Kong, l'uomo bestia di Evolution, è anche lo scienziato del gruppo. Massiccio e coperto di pelo, Kong è dotato di grande forza fisica ed agilità, ma la sua intelligenza creativa si nutre di se stessa, e si intensifica continuamente. Kong per rilassarsi legge di tutto, compresa la letteratura fantastica. Possiede molti libri, ma ha recentemente scoperto gli ebook, che rappresentano una biblioteca sterminata ed in continua crescita. Kong si tuffa in questo mare di testi digitalizzati, muovendosi in tutte le direzioni contemporaneamente. Si imbatte, dopo una serata passata a scoprire interessanti titoli mai sentiti prima, in un ebook di Lovecraft: “Le montagne della follia”. Kong si sente gradualmente aspirato dal libro e nel libro, e si trova a condividere le emozioni vissute dagli esploratori dell'Antartide. Il libro conta circa centocinquanta pagine, per cui il mutante bestiale di Evolution lo divora letteralmente. Durante la notte, si immerge in una narrazione che destò grande emozione quando Lovecraft pubblicò questo libro, nel primo dopoguerra. Accompagna gli esploratori nel viaggio per mare; poi sale con loro sulle slitte trainate dai cani. La missione è molto ben organizzata, e dello staff fanno parte geologi, ingegneri ed altri scienziati. Il lettore di allora e di oggi capisce che la marcia attraverso i ghiacci condurrà a grandi scoperte. Un aereo assiste gli esploratori di terra, ed è il primo a scoprire montagne altissime, forse le più alte del pianeta. Ma non è tutto, anzi è solo l'inizio. La spedizione, dopo giorni di fatica e passione, giunge ad un altopiano collocato a settemila metri. E lì gli esploratori scoprono vestigia di una civiltà completamente ignota e presumibilmente pre-umana. Scavando, gli inviati della Miskatonic University, scoprono ciò che mai si sarebbero attesi: corpi congelati di esseri che sembrano una strana sintesi tra vegetale ed animale. Si direbbe che questi esseri abitassero una grandissima città, costruita con una pietra nera, durissima e squadrata in maniera che Lovecraft definisce aliena ma anche allucinante. Kong torna al presente, riflettendo sull'enorme quantità di materiale scritto su civiltà pre-umane antichissime. Lovecraft accenna di continuo ad un libro maledetto, che contiene profezie e nefandezze senza fine. Il pensiero di Kong vola inevitabilmente al tomo di Wharl Ax, che Evolution ha estratto da una antichissima sala sotterranea. Il mutante si chiede se Wharl Ax e l'arabo pazzo abbiano avuto, secoli or sono, contatti. Che siano stati la stessa persona, o parte di un unico disegno maligno? Affrontare il sonno con simili pensieri significa incorrere in sogni non proprio tranquilli. Ecco quindi Kong che si trova ad accompagnare gli esploratori dell'Antartide. Il sogno è talmente nitido che l'uomo bestia di Evolution avverte il freddo che caratterizza quelle regioni inospitali. Kong sente anche l'aria rarefatta delle alte quote. Gli alieni congelati nel ghiaccio suscitano la curiosità dello scienziato, che ravvisa la stranezza di un organismo nato apparentemente per le profondità marine, eppure dotato di ali. Kong non lo sa, ma è il tomo di Wharl Ax ad ispirargli quel sogno. Nonostante le barriere magiche, rinnovate di continuo dalla Maga e dal dottor Occulto, il libro senziente, che si trova nella sede di Evolution, continua ad architettare aggressioni contro l'umanità. Le barriere magiche gli impediscono di colpire gli individuo che popolano la città, eppure il tomo malefico coglie tutti gli spiragli per cercare di nuocere agli eroi che lo hanno rapito dalla sua sede naturale. Kong sogna di affrontare una terribile tormenta, che uccide uomini e cani. Eppure il vero nemico non è il clima. L'agilità del mutante gli serve poco in mezzo a quella neve. Il contesto lo penalizza, ma il suo cervello è sempre attivo. Tale è la potenza del suo pensiero, che Kong forza le barriere del sogno, ricordando di avere appena letto l'ebook di Lovecraft, nel quale si narrano le gesta di una sfortunata missione umana in un luogo decisamente inospitale. Visto che non si ricorda di essere arrivato in Antartide, deduce di stare sognando. Strano che questa constatazione non azzeri il sogno, si dice Kong. Magico sarebbe il caso di dire. Gli esseri mostruosi, trovati sepolti sotto il ghiaccio vecchio di millenni, non paiono essere in grado di impensierire Kong. Neppure quando uno di essi, senza preavviso, gli si avvicina volando, o veleggiando. Il maledetto tomo di Wharl Ax gode per essere riuscito ad imprigionare l'odiato mutante nel sogno delle montagne della follia. Ma i molti tentacoli del mostro volante non reggono alla forza muscolare di Kong. Ogni tentacolo principale si divide in cinque sotto-tentacoli secondari, ed ognuno di essi si divide in altri cinque terziari. Centoventicinque sub-tentacoli provano a bloccargli braccia e gambe, ma lui si limita a strapparli alla base. Dalle mostruose ferite fuoriesce un liquido che dovrebbe corrispondere al sangue, se fosse rosso. Quella melma liquida, verde e nera cola sul ghiaccio. Il mostriciattolo volante non emette un suono, ma dispone anche di bocche piene di denti, collocate al termine dei tentacoli principali, al centro dei cinque tentacoli secondari. Una di tali bocche addenta la schiena di Kong, ma non riesce a ferire più di tanto quel corpo muscoloso e coperto di folti peli. Ora il mutante ha perso la pazienza, ed il suo pugno possente si abbatte sul corpo dell'aggressore, che però è più forte di quel che sembra. Kong colpisce con un secondo pugno, che scuote il mostro volante, e poi con un calcio di forza immane. Quella strana forma di vita perde il controllo sulla propria capacità di volare, e si schianta a metri di distanza, in mezzo ai ghiacci. I pochi umani sopravvissuti guardano a Kong come alla risposta inviata da qualche divinità benigna. Il sogno si svolge in un contesto culturale nel quale nessuno ha mai sentito parlare di super-eroi e di mutanti. Gli umani presenti nel sogno di Kong sono stati a loro volta aspirati in quella dimensione, provenienti dal loro tempo, lontano settanta o ottanta anni nel passato. Sia il mutante che gli umani sognano se stessi e gli altri, ma sono tutti esseri viventi, e non proiezioni, che potrebbero morire sul serio, se solo accadesse loro di farlo in quello stato alterato dell'esistenza. Kong e gli umani sono alleati per la vita, contro i mostri tentacolati, contro il tomo maledetto e contro qualcosa di ancora più grande, che sta arrivando loro addosso. Eppure, così come il tomo maledetto ordisce le sue trame contro Evolution, il dottor Occulto intesse la sua rete ai danni del libro demoniaco. Il tomo di Wharl Ax contiene parte dell'anima dell'omonimo monaco pazzo, e come lui tende a sottovalutare il nemico. Il dottor Occulto osserva e studia, preparando la mossa successiva. Sarebbe in grado di risvegliare Kong, ma gli umani che lui ha trovato sulle montagne della follia potrebbero morire. Quindi, la controffensiva di Evolution si concretizzerà al momento giusto, appena il nefando emulo del Necronomicon scatenerà il suo attacco principale. Kong accompagna i suoi compagni d'avventura nell'esplorazione alla città abbandonata. Come scienziato, il mutante di Evolution resta affascinato dall'abilità costruttiva attestata da quelle che dovrebbero essere rovine, ma rovine non sono. Sculture di età imprecisata attestano che gli abitanti della città erano simili all'essere che ha aggredito Kong. Umani e mutante dimenticano la strana situazione, e si immergono nell'osservazione di ciò che li circonda, per capire e memorizzare messaggi che provengono da un'antichità a dir poco remota. L'eroe di Evolution, che ha appena letto il libro di Lovecraft, comprende più velocemente dei suoi alleati che i mostri tentacolati allevarono forme di vita (gli shoggot) come bestie da soma. Sopra e sotto i mari gli antichi tentacolati edificarono costruzioni in pietra, nate per sfidare i millenni. Quando l'uomo era ancora scimmia, e prima ancora, gli antichi giunsero dallo spazio profondo, e sulla Terra lottarono con altri esseri possenti. Il dottor Occulto continua ad osservare non osservato. Il tomo di Wharl Ax giaceva in una grande sala sotterranea, circondato da statue che avrebbero dovuto proteggerlo da intrusioni. Analogamente, Kong sta ora esplorando una enorme sala sotterranea, lungo le pareti della quale si trovano raffigurazioni di mostruosità che gli umani vedono di sfuggita nei loro incubi peggiori. La spedizione si rende conto di addentrarsi in un mondo antichissimo e spaventoso. Le mitologie umane sono state sicuramente influenzate, almeno parzialmente, dagli antichi e dai loro avversari. D'improvviso, un turbine di vento spegne le torce che gli umani si erano fabbricati prima di inoltrarsi nelle profondità. Istintivamente si raggruppano attorno a Kong, la cui forza è una garanzia. Il gruppo avverte distintamente un lontano rumore, come uno sciabordio di onde oceaniche. Un lezzo di cose morte da tempo viene trasportato fino a loro. Gli antichi tentacolati pasteggiavano con piante ed animali, ma forse qualcosa mangiava loro. Una fosforescenza lontana annuncia la venuta di un essere colossale; e Kong ricorda il libro di Lovecraft ed il suo riferimento ad altre entità provenienti da golfi stellari oscuri. La Terra accolse effettivamente ondate successive di invasori. E questo si verificò fin dai tempi dei dinosauri se non prima. Pare proprio che alcuni invasori fossero decisamente immortali. Kong sa di essere prigioniero del suo sogno, ma sa anche che questo sogno contiene rivelazioni che allo stesso tempo sono preziose e terribili. Il mostro è su di loro: immenso e pieno di tentacoli. Da lui proviene la fosforescenza che consente agli esploratori e Kong di vederlo. Kong di prepara a balzare, perché è un super-eroe, e non si tirerà indietro. Il mutante tuttavia non è molto ottimista sulle sue possibilità di sconfiggere quella massa immane. Il tomo maledetto ride senza emettere alcun suono, ma un ruggito gli gela l'anima maledetta. Il ruggito lo sentono anche Kong ed i suoi amici umani. Chi lo ha emesso avanza nella stanza sotterranea, dove è giunto grazie alla magia del dottor Occulto. Kong, prima ancora di voltarsi, riconosce la voce del drago, ed il drago gli parla nella mente. Gli umani, che trovano giustamente formidabile l'uomo bestia di Evolution, crollano quasi sulle ginocchia di fronte a quella meraviglia verde e scagliosa. Dragonfire estende la sua mente, fino ad incontrare il pessimo tomo di Wharl Ax, ed il tomo capisce di avere ancora una volta perso. Il drago avanza senza timore, perché lui stesso proviene dal cosmo profondo. Il drago afferra il mostro tentacolato, che a suo tempo lottò contro i dinosauri. Kong ricorda che Lovecraft scrisse della progenie di Chtulhu: di veri mostri, superiori ad ogni demone terrestre. I tentacoli circondano Dragonfire, ma lui solleva da terra l'avversario, che pesa numerose tonnellate. I pensieri della progenie di Chtulhu sono troppo alieni finanche per il dottor Occulto, che deve rinunciare ad interpretarli. Reame del sogno o realtà che sia, il drago combatte per vincere. Neppure gli artigli avvelenati e le zanne dall'aspetto micidiale possono ferire Dragonfire. Le sue scaglie sono pressoché inviolabili. Il drago sferra una codata di potenza incommensurabile. L'impatto dimostra che il suo nemico è probabilmente privo di ossa, ma non è immune dal dolore. L'essere allucinante emette un suono indescrivibile, che narra di milioni di anni in animazione sospesa, e della sensazione di una sconfitta che considera profondamente ingiusta. In fondo l'essere è sempre stato adorato come un dio, ma Dragonfire è deciso a scacciare il mostro da quello stato dell'esistenza. La super-fiamma del drago provoca uno spostamento d'aria che induce Kong a trascinare all'esterno gli umani sconvolti. Il potere cosmico di Dragonfire ora può erompere liberamente, e colpisce in pieno la progenie di Chtulhu. La materia aliena, sopravvissuta agli eoni ed a tutto il resto, sfrigola e fuma. Regge molto meglio di tanti altri che si contrapposero a Dragonfire, ma il drago è in grado di liquefare l'acciaio più solido. Poi l'imprevisto: sebbene tutto accada nella dimensione del sogno, il sotterraneo scavato nella pietra e la sovrastante città esplodono verso l'alto, non potendo contenere quella forza senza paragoni. Il dottor Occulto, sulla Terra, comprende la gravità della situazione. Non intende sottoporre il drago ad una prova non necessaria, specie se detta prova consiste nel sopportare il crollo di un'intera città. Il libro di Wharl Ax vorrebbe opporsi alla magia del possente mutante, ma la Maga interviene a sorpresa, aggiungendo il danno alla beffa. La coscienza del tomo malvagio collassa urlando. Occulto stabilisce il contatto con Dragonfire, ed il potere del drago si unisce a quello del mago. In un battito di ciglia, Dragonfire e Kong perdono contatto con la dimensione del sogno, lasciando agli umani, sopravvissuti alle montagne delle follia, emozioni e ricordi senza pari.

domenica 18 luglio 2010

VAMPIRI E LUPI MANNARI_libro 3°_91° episodio

I lettori e le lettrici dei molti libri sui vampiri di sicuro si sono chiesti se i vampiri esistano sul serio. Solo alcuni lettori si sono domandati cosa accada ai vampiri antichi. Quindi costoro danno per scontato che i vampiri gironzolino la notte, mentre quasi tutti gli umani dormono. I vampiri centenari e forse millenari cacciano nei vicoli, come i vampiri più giovani? Oppure hanno acquisito poteri ed abitudini che li rendono meno fastidiosi per il genere umano? E cosa capiterebbe se, in una società vampirica ordinata e discreta, si formasse un gruppo che sfugge al controllo degli antichi? D'estate, molti cantanti organizzano concerti all'aperto, che attraggono migliaia di giovani. Di solito, il numero dei presenti a questi concerti all'aperto garantisce che nessun teppista infastidisca seriamente i componenti più deboli del branco. Il genere umano, credendosi al vertice della catena alimentare, sopperisce alla mancanza di predatori esterni predandosi da solo. Ragazzine escono tranquillamente la sera, poiché i genitori si fidano degli organizzatori degli eventi. Un gruppetto di drogati però se ne frega di queste considerazioni ottimistiche, e si reca al concerto all'aperto per dare prova delle proprie cattive intenzioni. Le tre amiche si sono accorte di essere seguite da una certa marmaglia. Si avvicinano maggiormente al palco, contando sul fatto che difficilmente i brutti ceffi oseranno farsi sotto. Tuttavia i drogati sono imprevedibili, e questi seguono le tre ragazze, e le raggiungono. Iniziano a provocarle, con parole e spinte, suscitando la reazione delle ragazze. Sfortunatamente per i teppisti, i giovani presenti al concerto non sembrano propensi a sopportare la loro idiozia. Alcuni discretamente muscolosi si frappongono tra le ragazze ed i loro inseguitori, e li invitano a desistere. Visto che i drogati insistono, i guardiani estemporanei li spintonano in maniera convincente, così da indurli ad andarsene. I fuori di testa starnazzano, ma si allontanano per evitare un confronto fisico. Non si accorgono di essere seguiti a loro volta, da tizi dall'aspetto ben poco rassicurante. Giunti ai margini della folla assiepata per il concerto, i drogati divengono preda della loro pulsione primaria. La tossicodipendenza si erge come mezzo e come fine di un'intera esistenza. Ciò che i teppisti non sanno è che la loro esistenza potrebbe volgere al temine, ma non per colpa della droga. I tizi dall'aspetto poco rassicurante sono infatti succhiatori i sangue appena trasformati. Così come i drogati, questi vampiri hanno in mente solo una cosa. Devono bere sangue, perché il loro organismo mutato lo richiede. I drogati potrebbero disintossicarsi, i vampiri no. Non sono demoni. Sono stati infettati, e l'infezione sta mutando il loro organismo. Non sanno che il vampirismo può essere trasmesso anche come mutazione genetica. Ciò che differenzia i vampiri nati da quelli acquisiti è anche la disciplina: i primi sono addestrati a convivere con la loro natura. Qualcuno ha invece abbandonato a se stessi questi vampiri acquisiti, dopo averli trasformati. Un succhiatore di sangue centenario sta osservando questi eventi, grazie alle facoltà telepatiche che ha acquisito nei secoli. Si rende conto che lasciare in circolazione dei giovani pazzi vampiri equivale a rivelarsi agli umani. Significherebbe una guerra senza esclusione di colpi, in quanto gli umani sopportano male le zanzare, figuriamoci come reagirebbero se sapessero dell'esistenza di esseri che di sangue di mammifero bipede ne succhiano molto di più. Intanto i vampiri neonati hanno circondato i drogati, pronti a bere il loro sangue malsano. Non si rendono conto che diverrebbero a loro volta tossicodipendenti. Sono decisi ad uccidere per nutrirsi, ma non hanno tenuto conto che nei boschi a volte si aggirano altri esseri che gli umani considerano mostruosi. Specie durante la luna piena, i licantropi ululano e corrono. Per qualche motivo, i licantropi odiano i vampiri, ed i vampiri odiano i licantropi. Quindi non è per salvare i drogati che i licantropi escono dal bosco, ed assumono la posizione di battaglia. L'assunzione di droga ha rimbambito notevolmente i teppisti, ma non al punto di non capire di essere nei guai. Provano a scappare, ma uno di loro è assalito da un succhiatore di sangue, che gli affonda le zanne in una spalla. Qualunque cosa si dica o si scriva, non è facile prosciugare un umano di tutti i suoi circa cinque litri di sangue. Bisognerebbe morderlo in diversi punti del corpo, ed impegnarsi per parecchio tempo. C'è invece il rischio che l'umano morsicato dal vampiro rimanga infettato. Non diventerebbe automaticamente un non morto. Men che meno un principe della notte. Probabilmente l'agente virale provoca effetti deleteri nell'organismo aggredito, mille volte contro una. Inoltre, ammesso che l'organismo infettato regga e si trasformi, la psiche può barcollare non poco. Subito due licantropi saltano addosso al vampiro, buttando a terra lui e l'umano, che in quel frangente si chiede per quale motivo non sia rimasto a casa, a guardare la tv. La zuffa è totale, e questa volta alcuni tra gli onnipresenti telefonini lanciano i loro richiami, affinché le forze di polizia accorrano. Quello che, tra i vampiri neonati si atteggia a capo banda, si sente improvvisamente afferrare da una mano possente. Un grosso braccio lo solleva, come fosse senza peso, poi, visto che lui continua a divincolarsi, un pugno altrettanto grosso lo colpisce con forza dirompente. Vlad, il succhiatore di sangue centenario che osserva la scena grazie alla telepatia, è sorpreso ma anche sollevato per quell'intervento inaspettato. Altri licantropi e vampiri continuano la zuffa, ma Kong non è solo, ed artigli formidabili scavano profonde ferite nelle carni paraumane. Ferox li squadra tutti e sorride a suo modo, come ad invitarli a proseguire. Ovviamente lei si sentirebbe autorizzata a rispondere per le rime e con gli interessi. Lupi e succhiatori non sono così ignoranti delle cose del mondo da non riconoscere due super-eroi di Evolution, per cui scelgono la discrezione della fuga, ma non prima di essersi minacciati di prossimi sfracelli. Vlad pensa a come contattare Evolution, visto che i vampiri neonati rappresentano un problema forse troppo grande per le energie della comunità dei vampiri purosangue. Vlad e due suoi fedeli quella notte stessa si recano alla base di Evolution. Che ci vadano di notte è scontato, essendo fotosensibili. Che ci vadano non invitati è un punto dolente. I vampiri sono naturalmente molto silenziosi, e posseggono altre attitudini per passare inosservati. Peraltro, nella base di Evolution non mancano i dispositivi di rilevamento super-sofisticati. Vlad ed i suoi assistenti utilizzano i loro poteri per aprire le porte chiuse elettronicamente. Il dottor Occulto sta già leggendo le loro menti antiche, che sono più complesse di quelle umane, ma solo per le centinaia di anni d'esistenza. Vlad probabilmente si accorge di seguire una pista subliminale, ma non è lì per attaccar briga. L'incontro tra i vampiri purosangue ed Evolution avviene in uno dei grossi saloni dell'edificio. Occulto ha voluto grandi spazi all'interno della sua base, in modo che i suoi adepti possano adoperare al massimo i loro poteri. In particolare, tutti i piani sono alti cinque metri, per non ostacolare Dragonfire, e per consentire a Kong di balzare in alto ed in avanti. La Maga è accompagnata da Ferox e da Fulminatore. I tre super-eroi fronteggiano con i vampiri purosangue in un insolito confronto ispirato alla reciproca comprensione. Vlad ammette di non poter più garantire per tutti i vampiri che afferiscono al suo territorio. Un gruppo di rivoluzionari pretende infatti di guidare i succhiasangue in una guerra santa contro umani e licantropi. Vlad rivendica la bontà della sua politica, basata sulla discrezione. Ci sono molti modi di procurarsi il sangue, non ultimo quello di comprarlo. Invece Brutacus il restauratore ritiene che umani e vampiri siano nemici naturali, e che i vampiri debbano trattare gli umani come gli umani trattano le bestia da allevamento. Vlad ed il suo gruppo hanno impiegato i secoli della loro esistenza a studiare ed a riflettere. Prima che Brutacus si facesse avanti, tutti pensavano che i vampiri fossero una leggenda. Ora ogni tanto corpi dissanguati vengono trovati nei vicoli, e le voci corrono. Il dottor Occulto, come suo solito, non è presente fisicamente, ma sovrintende dal piano astrale. Occulto interroga il libro di Wharl Ax, anche se il tomo maledetto oppone resistenza. Il dottor Occulto è sicuro che esistano profezie riguardanti una crisi nella società vampirica. Il libro, che possiede una precisa vocazione per il male, non vuole cedere l'informazione. Ma non ha tenuto conto della presenza di Dragonfire, che esce dall'ombra e si avvicina con fare a dir poco minaccioso. Dragonfire solleva il grosso tomo, che per lui è una piccola e fragile cosa. Il libro non osa reagire in alcun modo, ora che si trova tra le grinfie del possente alieno. Occulto ripete la domanda, e questa volta il tomo scritto dal monaco pazzo risponde. Il libro di Wharl Ax certo sa che sarà Dragonfire a distruggerlo, ma l'assenza di altri dati è peggio della trasparenza. Quando accadrà? Esiste un modo per evitare che la fiamma del drago incenerisca il libro senziente? Sarà proprio Dragonfire a guidare i vampiri purosangue al covo del loro nemico. I vampiri si ritengono fonte di ogni paura, ma di fronte alla possanza del drago rivedono la loro convinzione. Brutacus il maledetto, così si fa chiamare, ha organizzato un festino a base di sangue umano fresco: stupidotte mezze ubriache, prelevate all'uscita di varie discoteche. L'alba è ancora lontana quando Vlad ed i suoi si avvicinano ad un capannone apparentemente abbandonato. La Maga segue la traccia elaborata dalla Navigatrice. Ferox annusa innervosita gli odori emanati dai vampiri, alleati e non. Vlad ed i suoi la guardano con rispetto, rendendosi conto di avere a che fare con un essere formidabile, come e forse più di loro. Il drago torreggia su tutti, e non esprime giudizi sui vampiri buoni o cattivi. Dragonfire strappa l'intera parete metallica, producendo un clangore notevole. Brutacus è grosso per essere un vampiro; i suoi sgherri sono probabilmente vampiri prodotti per contagio. Cervelli praticamente in pappa, ed aggressività al massimo. La battaglia inizia quando Vlad estrae la spada e si scontra con il suo rivale, che risponde con un'ascia. Ferox combatte spalla spalla e schiena contro schiena con le guardie del corpo di Vlad. I tre non si fanno spaventare dal numero considerevole dei vampiri neonati. Non essendo possibile sovvertire l'infezione maligna, bisogna ucciderli. Ferox non si fa pregare, ed è la più brava a tagliare le gole ai succhiasangue malvagi. Le guardie del corpo di Vlad adoperano spade, dimostrando di possedere una maestria acquisita nei secoli. Spadaccini formidabili, contro una marmaglia urlante e vociante. Vlad e Brutacus si equivalgono, sebbene il secondo abbia in qualche modo intensificato la propria massa corporea. La Maga capisce che la debolezza di Vlad sta nel non essersi trasformato in un mostro, come invece sta facendo il suo più giovane avversario. Vlad non mente quando asserisce che la sua politica è la convivenza pacifica. Comunque l'antico vampiro civilizzato continua a reggere bene lo scontro. Terzi incomodi, ecco arrivare alcuni licantropi, che evidentemente stavano cercando per proprio conto la banda dei vampiri neonati. La battaglia è persa per Brutacus, dato che i lupi mannari attaccano con precisione, e con forza affondano le loro zanne nelle gole dei nemici. I licantropi ululano nella frenesia, ed ai vampiri purosangue sembra strano combattere assieme a loro e non contro. Il drago non è ancora entrato nella bolgia, ma ora che vede in difficoltà Vlad agisce con velocità sorprendente. L'antico vampiro è scivolato sul sangue che scorre a fiumi. Il suo nemico non conosce cosa sia l'onore, e scatta per ucciderlo con la sua grossa ascia da battaglia. Braccio ed ascia vengono però bloccati in movimento da una forza senza paragoni. Dragonfire blocca il braccio del vampiro malvagio, usando una sola zampa. Brutacus ringhia, ma è solo frustrazione. Dragonfire risponde scagliandolo contro ed attraverso un muro di mattoni. Il restauratore degli antichi costumi dei succhiasangue è a dir poco stordito dall'impatto fortissimo. Le guardie del corpo di Vlad accorrono al suo fianco, e lo aiutano a rialzarsi. I licantropi hanno formato un sodalizio con Ferox, e stanno facendo piazza pulita di tutti i vampiri neonati. La battaglia è durata pochi minuti, ed è praticamente conclusa. Il principe dei vampiri purosangue solleva la propria spada, per salutare Dragonfire ed Evolution, ringraziandoli per il loro valore. Vlad è sempre più convinto che i vampiri purosangue, in grado di accoppiarsi e riprodursi tra loro, non siano troppo differenti dai mutanti. Ed ora sta guardando con occhi diversi anche i nemici di sempre: i licantropi. Chi invece sfugge alla sua comprensione è quel possente drago verde, che gli ha salvato la vita, e forse ha impedito una guerra civile contro gli umani.

domenica 11 luglio 2010

POL, IL POLIPO_libro 3°_90° episodio

Nato e cresciuto come tutti i polipi, Pol se ne stava tranquillo in fondo al mare, finché venne pescato dagli umani. Nel suo habitat naturale, Pol si nascondeva negli anfratti, per poi cingere nel suo abbraccio irresistibile i pesciolini che avrebbero costituito il suo pranzo e la sua cena. Quando le reti degli umani strapparono Pol dalla tranquillità del fondo del mare, il polipo iniziò a sospettare che presto sarebbe toccato a lui finire nello stomaco del predatore di turno. Poi invece a Pol capitò una sorte diversa da quella di molti suoi amici e conoscenti. Qualcuno pensò di mettere il polipo in un acquario, per osservarlo e ridere di lui. Pol ha compreso che gli esseri che lo hanno pescato lo ritengono una specie di mostro, per di più ottuso. Gli umani, che non sono neppure in grado di respirare sott'acqua, credono di essere le creature più intelligenti e meritevoli del pianeta, se non addirittura dell'universo. Pol sa di non essere l'animale più geniale in circolazione, ma sa anche di possedere poteri che sorpassano la comprensione di quei bipedi poco a loro agio nell'acqua. Essendo loro prigioniero, Pol è però costretto a fare qualcosa per garantirsi un futuro che non preveda far parte di un piatto di portata. Che gli umani mangino i polipi Pol lo ha capito dai loro sguardi, dai versi che emettono e dalle forma pensiero che si agitano nelle loro materie grigie. Più raramente accade che i polipi mangino gli umani, ma si tratta di umani morti annegati, perché, come già annotato in precedenza, quelle strane creature perdono facilmente la vita se immerse nell'elemento che della vita sulla Terra è la fonte. Pol riflette a fondo sul suo piano magistrale, poi lo mette in opera. I polipi esistono su questo pianeta da molto più tempo degli umani. Come molte altre creature, i polipi non hanno sviluppato una tecnologia, ma si sono dedicati alla loro mente. Vivere in un mondo tridimensionale apre la mente, molto più che vivere, come gli esseri terricoli, su due sole dimensioni. In più, gli esseri acquatici non subiscono la diretta aggressione della luce solare, che condiziona in più modi la vita dei terricoli. Pol, vivendo di agguati, ha aperto la propria mente alla precognizione. Quando stava sott'acqua, sentiva la preda prima di vederla. Inoltre il polipo forzava addirittura gli eventi, inducendo una possibile preda diventare una preda sicura. Stando nell'acquario, Pol ha notato che gli umani amano guardare altri umani che tirano calci ad un oggetto sferico e leggero. Quel gioco non sarebbe possibile sott'acqua ma, sulla terra ferma, induce quasi alla pazzia gli spettatori. Il polipo ha capito che quell'oggetto, che riporta le gesta dei calciatori, trasmette immagini e suoni. Pol è impressionato per questa tecnologia, ma è sicuro che quasi nessuno tra i presenti sappia come funziona la televisione. Gli umani non sono intelligenti come specie, ma alcuni tra loro sono brillanti. Di sicuro però c'è una dote che manca anche alla maggior parte degli umani brillanti: la precognizione. Pol osserva le fasi della partita, attraverso l'acqua ed il vetro del suo acquario. La mente del polipo geniale inizia ad elaborare proiezioni matematiche e statistiche, condite con un potere che gli uomini civilizzati sono costretti a chiamare magia. Ecco: Pol è a suo modo un mago! A metà della partita, mentre gli umani ancora si arrabattano tra le ipotesi più astruse, il polipo prigioniero ha già capito chi vincerà. Gli sembra scontato che quelli con la maglia bianca giochino con maggiore impegno di quelli con la maglia azzurra. Questi ultimi sembrano stanchi, come se avessero spostato grandi pesi, affrontato nemici impossibili, e nuotato per mesi. La previsione di Pol si avvera. Ora però l'octopode deve far fruttare il suo potere, ed allora emette una sonda mentale, per sincronizzare il suo pensiero superiore con quello degli spettatori. La sonda mentale di Pol viaggia attraverso lo spazio ed il tempo, incurante dei chilometri e delle mura. La mutante Maga è sempre ricettiva, rispetto ai messaggi che viaggiano sul piano mentale e su quello astrale. Questo messaggio è quantomeno singolare: un essere acquatico che si offre di pronosticare i risultati delle partite di calcio del campionato del mondo. Maga osserva con maggiore attenzione, sfruttando appunto quelle doti innate che gli umani confondono con manifestazioni demoniache. Il destinatario del messaggio di Pol si trova però più vicino all'acquario. Quell'umano deve possedere una piccola frazione di potere magico, perché si rende conto con stupore che il polipo gli sta parlando. Gli è già capitato di avere comunicato con cani e cavalli, ma credeva che tutti fossero in grado di farlo. Dialogare con un polipo è però una sensazione unica. Navigatrice, collega della Maga nel super-gruppo Evolution, è entrata in simbiosi psichica con il dottor Occulto, e tutti e tre percepiscono il colloquio tra Pol e l'umano. Bruce, questo il nome del nuovo partner del polipo Pol, scruta in quegli occhi intelligenti, e concorda con il simpatico octopode. Ovviamente Bruce non racconta ai suoi simili che l'idea è di Pol: lo prenderebbero per matto, perché gli umani “sanno” che i “pesci” non parlano. Inutile perdere tempo a spiegare ai cretini che Pol non è un pesce, e che non parla, ma è un telepate. I due nuovi soci, l'uomo ed il polipo, allestiscono una scenografia che farà parlare a lungo. Pol dovrà sollevare una delle due campane, poste nell'acquario, selezionando la bandiera che corrisponde alla squadra che vincerà la partita. Il dottor Occulto è curioso di seguire il manifestarsi di questo potere precognitivo. Che il polipo veda veramente il futuro? Che calcoli le probabilità meglio di qualsiasi computer super-tecnologico? Intanto il campionato del mondo di calcio procede, e le sfide si fanno sempre più calde. Scommettitori da tutto il mondo si schierano dall'una o dall'altra parte, ma Pol non ha dubbi, e rivela sempre in anticipo chi vincerà. Il polipo non ha però considerato che la società umana è molto più pericolosa del fondo del mare. Nonostante i suoi poteri mentali, Pol non sa di essersi messo nei guai, perché c'è chi lo vorrebbe rapire per sfruttare le sue profezie. C'è però chi lo vorrebbe uccidere, pere evitare che parli troppo. Un gruppo di sicari pensa che il lavoro loro commissionato sarà una passeggiata: uccidere un polipo! C'è da ridere! Quattro tagliagole, armati di pugnali, pistole e granate, per eliminare un semplice “pesce”. Non possiamo pretendere che dei sicari sappiano che il polipo non è un pesce. Ferox lo sa, ed è ferma sul tetto di un edificio. A lei Pol è simpatico, e non vede l'ora di poter fare qualcosa per aiutarlo a tornare al suo habitat naturale, lontano da quei pazzi umani. I quattro criminali prezzolati scendono dall'auto, sicuri di non essere visti nell'oscurità. Credono di disporre di una vista perfetta, ma la donna leopardo è a due metri da loro, e non la vedono. Meglio così: non dovrà sventrarli tutti subito. I teppisti starnazzano in modo assordante, poi procedono in fila indiana verso il loro obiettivo: il polipo Pol. Il terzo della fila non sente alcun rumore, quando Ferox rapisce il suo compare di merende. Lo solleva praticamente senza sforzo, e gli mostra gli artigli ad un palmo dalla sua gola. Il tizio guarda negli occhi la donna leopardo, e chiude la bocca. Spera di uscirne vivo, ma il sudore freddo gli cola lungo la schiena quando Ferox, sentendo qualcuno che si avvicina, volta la testa di scatto. Una belva della jungla, pensa il malcapitato aspirante ammazzapolipi. Kong atterra disinvoltamente in mezzo alla strada, provenendo direttamente da un balcone al terzo piano, dove stava attendendo i tre killer rimasti. L'uomo bestia di Evolution non si atteggia più di tanto, conscio che la sua presenza massiccia sia più che sufficiente a suscitare allarme. A questo punto, i tre si accorgono dell'assenza del loro compagno, al sicuro tra le grinfie di Ferox. Di certo hanno sentito parlare di Kong e di Evolution, e non vorrebbero essersi invischiati in una questione eccessiva per i loro mezzi e le loro aspirazioni. Sono armati, ma attaccare briga con Evolution è un modo sicuro per accedere al pronto soccorso del più vicino ospedale. Visto che mancava solo lui, tra i mutanti del super-gruppo, si avvicina camminando Fulminatore. Se ci fossero dubbi sul suo nome e sui suoi poteri, il super-eroe si circonda con emissioni bluastre, pericolose a vedersi. I tre tagliagole confabulano velocemente tra loro, poi con discrezione invertono il loro senso di marcia. Non è stato necessario spiegare a parole. Ora Ferox lascia libero il suo uomo, che si allontana velocemente, ma senza correre per paura che ciò possa risvegliare gli istinti felini della donna leopardo. Né Pol, né l'umano Bruce sanno dell'operazione di Evolution, ma la Maga li osserva mediante connessione psichica. Le previsioni di Pol non possono e non vogliono essere faziose, per cui non si tira indietro quando deve pronosticare la sconfitta della squadra della nazione dove ora risiede controvoglia. In quell'occasione scopre un altro aspetto della scarsa intelligenza umana: vorrebbero vincere sempre ed a prescindere. Non bisogna credere ad un umano che dica “vinca il migliore”. In molti sperano che il polipo Pol abbia preso un abbaglio, ma lui, dal suo punto di vista tridimensionale, ha capito che quella squadra è cotta. Bruce teme che qualcuno intenda far letteralmente bollire Pol, senza sapere che qualcuno ci ha già provato a farlo far fuori. Fortunatamente per Pol, la squadra di casa si riprende abbastanza da conquistare il terzo posto, nel campionato mondiale di calcio. Così la tensione si allenta, ed allora lui, l'octopode degli abissi, più odiato che amato dagli umani, si accorge della sonda mentale della Maga. Il dottor Occulto decide di mettere in salvo Pol, inviando un volontario: il gigantesco Dragonfire. Ferox farebbe di sicuro un'entrata più discreta, ma il drago è in grado di portar fuori l'intero acquario, per garantire l'incolumità al polipo. La Maga getta un incantesimo di confusione, per far sì che Dragonfire riesca a muoversi con discrezione nelle tenebre. Fulminatore azzera facilmente il sistema d'allarme, cosicché il colosso possa strappare in relativo silenzio una porta metallica. Nella stanza, Bruce parla con il polipo; qualcuno potrebbe pensare sia impazzito, ma non è così. Pol lo saluta e lo ringrazia, annunciandogli che tornerà a casa. Il drago si abbassa per non urtare il soffitto; si avvicina, e Bruce capisce cosa intendeva dire il suo amico. Nessun problema da parte di Dragonfire per sollevare l'intero acquario. Trasporta fuori polipo e acquario, sotto lo sguardo sconvolto dell'umano. Nessuno deve impedire a Dragonfire di completare la sua missione; il dottor Occulto aggiunge il suo enorme potere psionico a quello della Maga. Il velivolo multifunzione di Kong prende il volo, con a bordo Dragonfire ed il polipo Pol. Come uno spettro nella notte, la macchina volante di Kong passa a pochi metri dai tetti, diretta verso il mare. Pol osserva il colosso verde, ed avverte la sua natura aliena eppure propensa al rispetto della vita. Dragonfire salta con l'acquario tra le braccia possenti, e penetra nelle acque oscure. Il fondale è relativamente basso, per cui la massa del drago lo conduce velocemente a destinazione. Ora il polipo Pol può tornare alla libertà che si merita. Scivola agevolmente fuori dall'acquario, e si ferma di fronte a Dragonfire. Un pensiero di silenziosa riconoscenza scocca tra le due menti, poi il drago si allontana, nuotando verso la superficie del mare.

domenica 4 luglio 2010

MANIPOLAZIONI, SOGNI ED INCUBI_libro 3°_89° episodio

Il ragazzo subisce da parecchio tempo le angherie di coetanei, che vanno a scuola più che altro per perdere tempo. Lui, un biondino con pochi muscoli, non si lascia coinvolgere in risse, perché la mamma gli ha detto di starne alla larga. Ma la mamma è una donna, e come tale non capisce come ci si senta a fare la figura del fifone. Anche oggi il solito teppistello spintona il biondino, ed anche oggi il biondino ingoia l'orgoglio. Se la scuola insegnasse a vivere, qualcuno dovrebbe dedicarsi ad addestrare il biondino a non farsi mettere sotto. Se i professori valessero qualcosa, costringerebbero i due contendenti allo scontro fisico, perché per il biondino sarebbe meglio prendere degli schiaffi, piuttosto che continuare a convincersi di essere un vigliacco. Poi accade un fatto che nessuno nella scuola aveva previsto: la vittima designata diventa carnefice. Entra in classe, dopo la lezione, e chiude la porta. Quindi scosta il giubbetto, mettendo in mostra alcuni candelotti fissati sul petto. L'impressione dei presenti è che si tratti di esplosivo, e che il biondino, con lo sguardo allucinato, abbia in mano un detonatore. Una scena già vista in molti film, ma adesso gli studenti sono costretti a viverla in diretta. L'allarme viene lanciato, e la polizia accorre in forze. I cecchini si collocano sui tetti degli edifici vicini, pronti a far fuoco sul giovane impazzito. Gli investigatori cercano di capire cosa abbia indotto quel quindicenne a comportarsi come un pazzo kamikaze. Capita a quasi tutti i giovani di essere infastiditi ed assillati a scuola, da compagni di studio decisamente sciocchi. Ma per fortuna la soluzione adottata dal biondino è decisamente insolita. L'opinione pubblica esercita pressioni sulla polizia, sollecitando l'uso delle armi. Poco importa se il sequestratore bombarolo sia un adolescente. La gente vuole che le autorità lancino un segnale che scoraggi gli emulatori. Mentre qualcuno prova a prendere contatto con il giovane esaurito, altri investigatori cercano su Internet le tracce della sua attività. E la ricerca approda presto a siti, nei quali si esalta la rivolta violenta contro la società, ed una sorta di terrorismo fai da te. In una lotta contro il tempo, sperando che nel frattempo il biondino non faccia una carneficina, la polizia si chiede come abbia fatto il tizio a procurarsi gli esplosivi. D'accordo che ci sono siti web che spiegano come fabbricare bombe, ma gli ordigni che il giovane ha introdotto nella scuola non sembrano fabbricati con materiale raffazzonato. Quelli che sono riusciti a parlare con il ragazzo hanno avuto l'impressione di un nervosismo fuori misura. Si direbbe che lui stesso sia coinvolto contro la sua volontà. Alcuni indizi comportamentali suggeriscono che i veri terroristi si trovino all'esterno della scuola, e di lì pilotino l'operato di quello sprovveduto. Una delle ragazze sequestrate accusa un malore, dovuto ad un'insufficienza respiratoria. Dapprima il biondino minaccia tutti e tutti, poi però acconsente che un infermiere accede alla stanza. L'uomo reca con sé un vaporizzatore portatile per malati d'asma. Il giovane sequestratore riceve ordine, da chi guida i suoi movimenti via radio, di controllare che il nuovo venuto non sia armato. Nel frattempo, arriva anche l'arma segreta delle forze del bene. La Maga si muove in incognito, perché Evolution non ha bisogno di pubblicità. La potente telepate mantiene il contatto con il collega Fulminatore, che è entrato nella scuola fingendosi un infermiere. La sonda mentale della mutante raggiunge il quindicenne, stabilendo un contatto che lui non può avvertire. Fulminatore potrebbe colpire con una delle sue scariche l'aspirante terrorista, ma Evolution intende reprimere i veri criminali. La Maga non ha alcun bisogno di stabilire un contatto visivo con il ragazzo: potrebbe fermarlo anche ora, ma è quasi sicura che qualcun altro farebbe esplodere gli ordigni. Invece la mutante adopera il suo potere in una maniera estremamente sottile, risalendo le onde radio come fossero onde pensiero. E così facendo trova i veri terroristi, che si trovano a bordo di un furgone, parcheggiato nei paraggi. Fulminatore non colpirebbe comunque il biondino con uno delle sue scariche elettriche, perché farebbero deflagrare gli ordigni. Il mutante elettrico è però in grado di agire in maniera molto più chirurgica, ed il momento è arrivato. La Maga segnala infatti che i veri terroristi sono decisi a fare esplodere la scuola. Quando però il ghignante figuro preme il tasto fatale, il contatto elettrico non si chiude, perché Fulminatore ha già fuso le connessioni metalliche tra detonatore ed esplosivi. Ora l'adolescente dovrà spiegare come sia stato coinvolto in questo piano delittuoso. I veri criminali, rilevato il fallimento, mettono in moto il motore del furgone. Un impatto sul tetto del veicolo annuncia però l'arrivo di un altro componente di Evolution. Kong non ha alcun problema a reggersi anche se il furgone balza in avanti. Anzi: strappa facilmente il metallo che lo separa dalle sue prede, schivando facilmente i colpi esplosi dalle pistole. Nulla possono i due umani contro la super-forza di Kong, che oltre tutto è veloce oltre ogni possibilità di reazione. Uno dopo l'altro volano a diversi metri di distanza, urtando con violenza l'asfalto. La polizia non ha problemi a trasferirli nelle patrie galere. La Maga ha già osservato la mente del ragazzo, ed è sicura che sia stato manipolato. Ora, sotto gli occhi della polizia, esamina i pensieri dei due criminali che si trovavano sul furgone. La mutante non palesa la sorpresa che prova nel verificare che nessuno dei due pare abbia ordito il piano. Chi ha pilotato l'incursione nella scuola, la minaccia di strage, e per quale motivo? La Maga, contatta il suo maestro, il dottor Occulto, ed entrambi concordano sull'ipotesi che il vero obiettivo fosse uno dei ragazzi sequestrati. Chi voleva ucciderlo, o ucciderla, mascherando l'omicidio con una strage riconducibile ad un coetaneo fuori di testa? Ketty arriva a casa, ancora sconvolta per la brutta avventura. Subire un sequestro da parte di un compagno di classe è un'esperienza traumatizzante, ma lo è ancor di più se questo coetaneo ti minaccia con un ordigno esplosivo. La giovane si chiede cosa abbia innescato l'insano gesto. Ora però desidera solo farsi una doccia ed andare a dormire; il mal di testa la perseguita, ma forse se ne libererà con una bella dormita. Sette erano i ragazzi presenti nella classe, quando il loro compagno è entrato per minacciarli di morte. Il dottor Occulto e la Maga hanno gettato un ombrello telepatico su di loro, per seguirli durante il sonno. Il lavoro è inizialmente arduo, ma Navigatrice collabora per rendere solide le reti telepatiche dei colleghi di Evolution. Il dottor Occulto è certo di potere escludere piuttosto in fretta i ragazzi che non erano il vero obiettivo dell'aggressore misterioso. Non tutti i sette ragazzi e ragazze vanno a dormire; due preferiscono girare per locali. Altri due guardano la tv, o navigano su Internet. Ovviamente tutti i sequestrati hanno subito uno stress, ma la reazione è soggettiva. Le tre ragazze presenti in classe hanno optato per una buona dormita, e questo facilita il lavoro dei telepati di Evolution. L'intuito di Occulto gli consente di limitare alle tre ragazze l'indagine. Una delle tre era la vera vittima sacrificale, e lo è ancora. Ferox, Fulminatore e Kong sono pronti ad accedere ai sogni delle tre ragazze, grazie alla magia del dottor Occulto. Il drago rimane di guardia, pronto ad intervenire su questo piano dell'esistenza o in quello dei sogni. Le tre ragazze prendono sonno poco dopo aver cenato, ma l'avventura di oggi ha tolto loro gran parte dell'appetito. Quindi se incorreranno in un incubo, non dipenderà dallo stomaco in subbuglio. Ferox si rilassa, e scivola in uno stato di trance che le consente di entrare nel sogno di una delle tre ragazze monitorate. Lo stesso fanno Fulminatore e Kong. Per un mago mutante potente come il dottor Occulto è estremamente facile inviare le consapevolezze dei suoi allievi nei sogni di Lucia, Laura e Ketty. Occulto sospetta che una delle tre subirà un'aggressione onirica, perché una delle tre ragazze era il vero bersaglio del sequestro di oggi. Ferox entra nel sogno di Lucia, sperando di trovare e di distruggere il nemico nascosto. La donna leopardo segue tutti i movimenti della ragazza a lei affidata. Nella maniera più discreta possibile, con la silenziosità che è parte integrante della sua natura, Ferox si annida dietro alberi e rocce. Lucia si muove in un bosco odoroso, appena illuminato da un pallido sole primaverile. Al momento, nessun pericolo è in agguato. Fulminatore è entrato nel sogni di Laura: una spiaggia sconfinata, che si affaccia su un mare blu, calmo ed apparentemente sconfinato. Il mutante elettrico si prepara a combattere contro un eventuale mostro proveniente dal mare, ma per ora anche questo scenario ispira solo calma estrema. Lucia e Laura evidentemente sono riuscite ad incanalare il loro desiderio di riposo nei sogni che stanno vivendo. Non rimane che Ketty, che si muove in una città spettrale, in vicoli dall'aspetto sporco e pericoloso. L'uomo bestia di Evolution ritiene che se Ketty avesse potuto scegliere un sogno, non avrebbe scelto questo scenario angoscioso. La ragazza vorrebbe tornare a casa, ma non conosce i luoghi. Ogni tanto nota un particolare che la induce a muoversi in una direzione piuttosto che in un'altra. Poi però si sente ancora più fuori strada. Rumori soffocati giungono da un vicino vicolo, inducendo Ketty a correre via. Kong scruta la notte; pur non disponendo della vista felina di Ferox, il grosso mutante impiega al meglio tutti i suoi sensi potenziati. Una forma velocissima schizza dietro le auto parcheggiate. Chiunque disponga di una simile velocità, non avrebbe problemi a catturare Ketty. Kong rimane all'erta, ed in contatto mentale con il dottor Occulto. Ormai il capo di Evolution ha accertato chi sia la vittima predestinata, e lo comunica a Ferox ed a Fulminatore. Sovente gli incubi assumono le sembianze di mostri che abbiamo visto nei film. Ketty, come quasi tutte le ragazzine, è affascinata da una serie di libri, dedicati ai vampiri buoni e dotati di sentimenti. Detti libri sono serviti per sceneggiare film, che hanno sbancato i botteghini. Il cattivo di turno assomiglia fin troppo ad uno dei cattivissimi vampiri neonati, che nel terzo film della serie si contrappongono ai vampiri buoni. Il tizio è veramente molto veloce, e pare deciso a giocare sadicamente con Ketty, prima di balzarle addosso. Lei corre, guardandosi freneticamente attorno ed alle spalle. Poi il vampiro malvagio si lancia in quello che dovrebbe essere l'assalto fatale. Kong non intende mettersi a correre i cento metri con il vampiro, per cui calcola la sua traiettoria, e gli piomba addosso come un muro di mattoni. Il vampiro espelle tutto il fiato che ha in corpo, dimostrando che anche i non morti respirano. Ketty è impressionata dall'arrivo del nuovo venuto, ma si allontana prudentemente dalla zuffa. Il vampiro cerca allora di colpire Kong con i suoi artigli. Kong però si allena con Ferox, ed ha sviluppato una tecnica molto efficace per non farsi cogliere dai pericolosi unghioni della collega. Subito dopo Kong affonda un grosso pugno nel petto del succhiasangue. Gli strani vampiri neonati dei film in questione presentano una consistenza pietrosa, tipo marmo. Kong nota questo aspetto, ma avendo preso in passato a pugni la corazza di Maschera di Ferro, non si impressiona più di tanto. Il vampiro scaglia a sua volta un pugno, e Kong si arrabbia sul serio. Lo solleva facilmente, e con un solo potentissimo movimento rotatorio, lo manda a schiantarsi contro un muro di pietra, che per l'impatto si incrina. Anche il vampiro si incrina tutto, e nonostante inizi a guarire quasi subito, decide di andare alla ricerca di avversari più facilmente abbordabili. Sulla Terra, la Maga, che tiene sotto osservazione la casa dove abita Ketty, registra dei movimenti sospetti. Un camion, con i fari spenti, procede a velocità fin troppo elevata, sbandando leggermente. A bordo, alcuni individui che la sonda mentale della mutante riconosce come lobotomizzati. Ma, come si è detto, il dottor Occulto aveva appositamente tenuto di riserva la sua arma più grande: Dragonfire. Il colosso verde si pone sulla traiettoria del camion, lanciato a velocità crescente. Il drago non teme che il veicolo possa recargli danno, neppure se fosse carico di esplosivi. Ma gli umani che vivono da quelle parti non sono altrettanto invulnerabili. Per cui Dragonfire dovrà fermare il camion, impedendo ai lobotomizzati di farlo esplodere. Al drago dispiace sempre un po' quando non può scatenare la sua fiamma ultra-potente. Dovrà accontentarsi di manifestare tutta la sua colossale forza bruta. Un'accortezza: deve anticipare l'impatto, per sorprendere i nemici. Così parte all'assalto, con una velocità sorprendente. La notte è squassata da un grandissimo rumore di ferraglia. Questo rumore, che si diffonde per chilometri, annuncia la collisione tra Dragonfire ed il grosso camion. La massa pressoché indistruttibile del drago penetra nell'acciaio con facilità. Della cabina guida resta poco niente, ed i soccorritori avranno grosse difficoltà a districare le ossa umane plurifratturate dalle lamiere taglienti. Un altro clangore annuncia che Dragonfire si è levato di dosso ciò che rimane del piano “c” dei manipolatori sconfitti. Ketty si è ovviamente svegliata, dato il rumore immenso. Si affaccia ed osserva il gigante verde che si allontana con passo possente, incurante della feccia umana che ha appena spedito all'obitorio ed all'inferno.