Dragonfire, Evolution e la K-Force di Akros lottarono e vinsero contro i cavalieri dell'Apocalisse di Moloch. Drexx la velocista e Fulminatore furono la causa della distruzione di Carestia. Il potere dirompente del mutante terrestre si fece strada strada entro la sostanza di Carestia, ma solo dopo che la super-eroina di Akros lo ebbe infilzato con uno spuntone metallico. A differenza di ciò che accade con i mortali, questi esseri che chiamiamo genericamente “demoni” non hanno un rapporto di dipendenza assoluta nei confronti della loro manifestazione fisica. Sono difficili da uccidere, e, come se non bastasse, non muoiono veramente. Possiamo considerarli soprannaturali proprio perché risalgono con relativa facilità la china della morte, che, per gli esseri nati da un uovo o da un utero, è oltremodo ripida. Carestia dà il meglio di sé non nei combattimenti campali, come Guerra, bensì negli assembramenti di migliaia o milioni di umani, che si trascinano nel fango o nella sabbia, morendo un po' alla volta. Carestia torna alla sua demoniaca vita tutte le volte che gli umani, nella loro abissale stupidità, permettono ai loro simili di morire di fame. Si parla di carestia, con la “c” minuscola, ma lui non si offende, e continua a lavorare per distaccare la carne dalle ossa. Dovunque ci siano umani ricchi ed umani così poveri da morire di fame, là è Carestia. Potremmo forse distruggere la sua forma fisica del momento, come fecero Drexx e Fulminatore, ma Carestia si rigenererebbe subito altrove, il un luogo ove stupide madri mettano al mondo figli, destinati alla fame ed alla morte per consunzione. Finché ci saranno, sulla Terra, su Akros o su altri mondi, degli esseri, che si ostinino a tentare di vivere in posti invivibili, Carestia vincerà. Anche quest'anno, in una zona desertica ed inospitale del continente nero, le piogge non sono arrivate. In compenso, più a nord, le alluvioni hanno investito, trascinato e distrutto tutti gli insediamenti umani, realizzati con materiali da costruzione improponibili. Gente, che non è in grado di apprendere alcunché dall'esperienza, continua a scavare nella sabbia, buttando alla rinfusa semi che non cresceranno mai. Mentre le nazioni ricche disputano di finanza e di tassi d'interesse, qui il problema è riuscire a mangiare qualche cosa. Gli scorpioni ed i serpenti hanno capito l'antifona, allontanandosi da quella moltitudine di umani accampati nella sabbia. Prima che il sole aspiri tutta l'energia residua in quei corpi debolissimi, il loro istinto di sopravvivenza ordina loro di alzarsi e di camminare. Più che altro, arrancano come zombie, cadendo e rialzandosi. Dopo un po', i più debilitati non ce la fanno più, e rimangono a terra, in attesa che la terra li reclami e li aspiri. Carestia inizia a prendere forma, traendo consistenza dalle energie che sfuggono a quei viventi schiacciati dagli stenti. In quell'inferno in terra, con temperature che cuociono letteralmente la carne, Dragonfire osserva quella miseria umana. Il drago di Evolution, che è in grado di sprigionare la fiamma cosmica, non risente in alcun modo delle condizioni climatiche del deserto. Essendo un rettile alieno, Dragonfire converte i fotoni provenienti dal Sole in bio-energia. Per cui la sua forza è al massimo, oltre la comprensione umana. Il drago preferirebbe affrontare una torma di nemici, piuttosto che dover assistere a quella morte di massa. Il possente super-eroe vede i bambini, in braccio alle madri emaciate, prive di latte. I bambini paiono chiedere alle mamme per quale motivo li abbiano partoriti in simili condizioni di indescrivibile miseria. Affrontare e sconfiggere Carestia adesso gli darebbe grande soddisfazione, ma sarebbe solo una vittoria simbolica, non una rimozione delle cause del male. I demoni prosperano sulla Terra perché gli umani, che pretendono che questo mondo sia il loro, sono malvagi e stupidi. Dragonfire mostrerà a Carestia tutta la sua forza ineguagliabile, ma prima vuole fare qualcosa per attenuare le sofferenze di quella marea umana, sempre più lenta, ma sempre più grande. Carestia è già un potente fantasma, che, ben lungi dal voler confliggere con il drago, lavora per distribuire a piene mani la disperazione, che precede l'agonia e la morte. Nel suo stato d'esistenza, il potente demone dedica ogni impegno alla cura dei particolari: respiri sempre più lenti e faticosi, stomaci che si raggrumano su sé stessi, arsura che pervade ogni cellula del corpo. È una specie di demoniaco direttore d'orchestra, invitato dagli stupidi umani a dirigere la loro stessa fine. Dragonfire non dispone del potere di far crescere la vegetazione; il drago ha peraltro notato più volte come sia più facile distruggere, piuttosto che creare. Le forme di vita sono episodi nati per essere tali. La Natura non si cura della morte delle forme di vita, preferendo innovare piuttosto che riparare. Eppure Dragonfire vorrebbe contenere le sofferenze di quella enorme massa umana. Levatosi in volo, grazie al suo dragoncraft, l'alieno di Evolution scorge in lontananza una colossale diga, che delimita un lago artificiale. La zona desertica, dove si svolge la tragedia umana delle vittime di Carestia, potrebbe tornare fertile, qualora acqua e limo la invadessero. Il drago riflette che taluni popoli si scavano letteralmente la fossa perché non si ingegnano ad accumulare le acque piovane, e ad incanalare le acque dei fiumi. Chi ha costruito la diga, verso la quale Dragonfire vola, intendeva produrre energia idroelettrica. Un progetto ammirevole, ma con effetti collaterali a dir poco disastrosi. Il drago non può far crescere il grano, ma la sua forza inimmaginabile è in grado di distruggere anche una diga di quelle dimensioni. La struttura è ovviamente vigilata, e le guardie non credono ai loro occhi, quando il colosso verde si avvicina velocemente. Dragonfire ha imparato da tempo ad esprimersi con suoni comprensibili agli umani, ma, anche così, la sua voce tonante da rettile spaziale non comunica di certo rassicurazione. La richiesta del drago è di lasciare fuoriuscire dalla diga un quantitativo d'acqua tale da irrigare la zona sottostante. A queste condizioni, lui non sarebbe costretto ad abbattere l'enorme barriera. L'interlocutore è impressionante e di potere distruttivo indiscutibile, eppure la presunzione insita nella natura umana li porta sovente alla rovina. Un piccolo uomo, che si sente padrone di tutta la baracca, solleva al massimo la testa, per guardare negli occhi Dragonfire. L'umano si illude che il destino lo stia mettendo alla prova, per dimostrare che gli uomini sono sempre e comunque più formidabili dei draghi, sebbene i draghi siano la manifestazione fisica della forza indomabile. Il piccolo uomo è un pazzo, ed i suoi assistenti assistono preoccupati al suo patetico tentativo di imporre un punto di vista privo di serie argomentazioni ad un essere di potenza smisurata, che potrebbe annientarlo con un soffio. La multinazionale, padrona della diga, conta molto più delle vite di innumerevoli straccioni: questo pensa e dice il direttore dell'impianto. Dragonfire, abituato a combattere contro veri nemici, lo scruta dall'alto, come se fosse un insetto da schiacciare. Settecento chili e tre metri di drago verde e squamoso, contro una settantina di chili di debole primate bianchiccio: nessuno scommetterebbe sul secondo. Ecco perché gli addetti alla diga, guardie comprese, fiutano il disastro, ed iniziano a scappare. Ma lui no; il magro ingegnere, simbolo di una razza che si sente padrona della vita e della morte, è pronto a combattere fino alla fine. Il fuscello umano ricorda le parole del suo prete, a proposito di un dio che avrebbe donato questa Terra agli uomini, perché ne facessero ciò che vogliono. Questo dio non tollererebbe le angherie del drago verde, che pare più roccioso della montagna stessa. Il dio della razza padrona, dei bianchi che in quanto tali possono sparare in testa ai neri, non è qui, ma l'ingegnere bianchiccio si sente il suo profeta. Per cui sorride, mentre punta contro Dragonfire la sua pistola di grosso calibro. Il drago sogghigna come sanno fare quelli come lui. E continua a ridergli in faccia anche dopo essere stato colpito da due, tre, quattro proiettili, sparati a bruciapelo. Lo stupido uomo, nonostante la sua scienza, non ha calcolato il rimbalzo dei proiettili, che colpiscono le scaglie di Dragonfire, esplodendo in schegge pericolose. In pratica, gran parte delle detonazioni torna al mittente, il cui volto rimane sfigurato orrendamente. Il tizio non è ancora morto, ma il drago non ha altro tempo da perdere con i cretini. Non avendo il tempo per scavare nel cemento armato con le zampe possenti, Dragonfire carica al massimo la sua super-fiamma, e poi spara dalle fauci una scarica di plasma ad altissima temperatura. Il drago di Evolution sembra un insetto, visto a confronto con la diga, ma il suo potere provoca fratture nel cemento e fusioni nell'acciaio. Il calore incommensurabile giunge dall'altra parte della diga, prima della fiamma stessa. Quando il caldo ed il freddo si incontrano, ha luogo una deflagrazione, che sbriciola il durissimo materiale. La pressione dell'acqua, che pare desiderosa di liberarsi, contribuisce a distruggere la barriera realizzata da uomini geniali ma presuntuosi. La Natura riprende il sopravvento, come è destino che accada, ed una massa incommensurabile di acqua e fango precipita nella valle. La massa degli uomini, delle donne e dei bambini, sempre più provati dalla lunga marcia estenuante, ode il rumore terrificante, e vede giungere l'enorme fiume limaccioso. Dragonfire potrebbe avere alleviato le sofferenze degli umani, uccidendoli in massa. Potrebbe ma non è così, poiché l'enorme alieno ha calcolato che solo una minima parte di quell'acqua investirà le vittime di Carestia. Cadono, ma si rialzano, rinfrancati dal contatto con il liquido più prezioso. L'acqua uccide annegando, ma non in questo caso. Dilaga e nutre il terreno riarso, intridendolo di fango fertile. La gente finalmente beve, dopo un'arsura durata giorni. La valle fin da subito torna a vivere, e l'erba inizia timidamente a spuntare. Dragonfire osserva tutto ciò dall'alto, salutato da una moltitudine festante, alla quale ha donato una seconda possibilità. Carestia, a cavallo tra due mondi, accoglie con sommo disappunto l'intervento del drago, ed è pronto a commettere il suo errore più grande, attaccandolo. Il demone necessita di energia vitale, per manifestarsi compiutamente nel nostro piano dell'esistenza. Carestia pretende dalle sue ex vittime la cessione di tutto ciò che possono dare, ed anche di più. Si illude che gli umani, che aveva soggiogato, provino ancora nei suoi confronti la fascinazione della morte. Ma il contatto coll'acqua ha risvegliato gli animi e la volontà di vivere degli uomini e delle donne, che si alzano orgogliosamente in piedi, sfidando apertamente il loro carnefice. L'ego del demone è forse più grande della sua grande forza; ecco perché si manifesta ugualmente, in mezzo al popolo stremato, raccogliendo con il contatto diretto l'energia che la gente non gli elargirebbe più. Quei fisici indeboliti nulla possono contro Carestia, mentre lui, peggio di qualsiasi vampiro, li prosciuga senza pietà. Poi arriva Dragonfire, che, attento a non danneggiare gli umani con la sua possanza, procede come una valanga inarrestabile contro il suo nemico. Quando lo raggiunge, il demone è talmente carico di energia rubata che brilla di luce propria. Dragonfire carica uno dei suoi potenti pugni, per colpire in maniera dirompente Carestia. L'impatto crea un'onda d'urto tale da costringere a terra tutti gli umani presenti, con le mani a protezione delle orecchie. Il demone della consunzione per fame resiste al colpo del drago, ma gli costa caro in termini di forza disponibile. Attacca a sua volta, sferrando un colpo che ucciderebbe cento uomini; ma Dragonfire è fatto di materia ben più resistente. Il drago di Evolution incassa e para; poi scatta in avanti, in una presa da lotta libera. Le gigantesche braccia, coperte da scaglie pressoché invincibili, avvinghiano il nemico, che non ha quasi memoria di aver mai subito prima gli effetti di una tale forza totale. Dragonfire stringe i denti e stritola sempre più Carestia, che, sebbene non abbia bisogno di respirare, avverte segni di cedimento nella sua forma terrena. Concentrando tutta l'energia residua, prima che il drago gli spezzi la schiena, il demone esplode! Riassemblare le sue componenti non gli risulta facile, ma Carestia ci prova e ci riesce. Dragonfire lo attende a piè fermo, deciso a farla finita con lui nella sola maniera possibile. Gli umani che hanno potuto, sono scivolati lontano dalla battaglia; alcuni sono caduti per non rialzarsi più. La coda del drago sibila, tagliando brutalmente l'aria. Il suono suggerisce l'imminente impatto, che scaglia Carestia a centinaia di metri di distanza. Il drago non corre, bensì balza altissimo, sospinto dai suoi eccezionali muscoli extraterrestri. Il suo attacco non lascia tregua al nemico, contuso e confuso. Dragonfire evoca nuovamente il potere della super-fiamma, adesso che gli umani non corrono il rischio di esserne inceneriti. Carestia potrebbe tentare un attacco di diverso tipo, grazie ai suoi poteri demoniaci non ancora completamente rivelati. Ma Dragonfire ha imparato da tempo a non sottovalutare alcun nemico che ancora si regga in piedi. Subito scatena la super-fiamma, che investe il mostro e le rocce che si trovano alle sue spalle. All'inizio, Carestia non cede, nonostante le rocce inizino a liquefarsi. Poi però, giacché il drago incrementa sempre più la sua leggendaria possanza, accade che la materia della quale è fatto il mostro prende a fumare ed a fondersi. Carestia accenna a venire avanti, benché sia ormai ridotto ad una frazione di ciò che era prima che il drago lo investisse con il suo più grande potere. Infine il mostro che si nutre della distruzione altrui emette un solo, lugubre grido, ed implode su se stesso. Il drago solleva i pugni e la testa verso il cielo, e ruggisce la sua vittoria, in maniera che non possano sussistere dubbi in merito.
venerdì 12 agosto 2011
venerdì 5 agosto 2011
RIPRODUZIONE ZOMBIE_4° libro_146° episodio
Il carcere di massima sicurezza sorge in una zona poco popolata di un'isola che, nei mesi estivi, diventa meta di molti turisti. Gli altri mesi dell'anno, i residenti pascolano le pecore o cercano di fare il possibile perché l'economia locale non vada del tutto in malora. Un barcone carico di morti viventi prende il largo nella notte, diretto verso l'isola. Sarebbe troppo chiedere agli zombie di saper remare in maniera ordinata; per cui il malvagio mago mutaforma Uglux ha munito il natante di un motore teleguidato. Il corpo di spedizione del sedicente maestro del vudù deve dare l'assalto al carcere, per fornire manodopera al perfido nemico pubblico. Durante la traversata, gli zombie continuano ad agitarsi, ma solo perché, se dovessero fermarsi, rischierebbero di dare una mano alla putrefazione che li accompagna. I morti ambulanti sono stipati in maniera selvaggia in poco spazio, ma le loro esigenze sono minime, come pure le loro sensibilità. Il barcone procede attraverso il mare e le tenebre, fino a giungere alla meta; dopo parecchie ore, si arena infine sulla spiaggia, consentendo a quell'orrido drappello di scendere. Prendono subito a marciare instancabili verso la prigione, in ossequio alle direttive ricevute. Gli animali dei boschi si zittiscono tutti, cercando di capire chi o cosa siano quei cosi, che sembrano umani, ma puzzano ancor di più. I cinghiali, di solito irascibili, li lasciano passare, senza provare ad infilzarli con le loro zanne. Se lo facessero, scoprirebbero che gli zombie non sanguinano, non provano dolore, ed hanno un cattivo carattere. Un altro animale, di solito poco disposto alla trattativa, specie se infastidito, scatta ed azzanna il polpaccio di uno dei morti semoventi di Uglux. La vipera inocula un'apprezzabile dose di veleno, in tessuti privi di circolazione sanguigna: un vero spreco. Lo zombie non rallenta neppure, trascinandosi però dietro la vipera, ancora agganciata alla sua gamba. La prigione di massima sicurezza si erge alla fine del bosco. Le guardie notano la strana processione degli zombie, che si avvicinano, con passo strascicato e costante, ad un edificio dal quale la gente di solito si tiene alla larga. Le guardie chiamano il capo turno, che, con il suo cannocchiale, scruta attentamente i nuovi venuti. Avendo visionato numerosi film horror, il capo delle guardie viene colto da grande agitazione; perché quelli che stanno arrivando sono dei fottuti morti viventi! Che vorranno quei maledetti? Intima un inutile alt, con il megafono; poi ordina ai suoi uomini di sparare per uccidere. Facile a dirsi, giacché quegli affari reggono bene le fucilate, eccetto quando spezzi loro le gambe; in quel caso continuano a muoversi, ma rimangono a terra. I detenuti sentono sparare, e, come belve in gabbia, saltano da una parte all'altra della cella. Mai immaginerebbero di essere destinatari della visita da parte dei morti vudù. Molti tra i detenuti, del vudù, non hanno neppure mai sentito parlare. A considerevole distanza, Uglux concentra tutti i suoi poteri, accresciuti dal recente patto con le divinità oscure. Deve riuscire ad aprire il cancello; altrimenti il suo drappello mortuario non potrebbe completare la sua missione. I pistoni delle massicce serrature si muovono da soli, o almeno così pare a quelli che si trovano nel forte sotto assedio. Poi gli zombie si lanciano contro il portone, spalancandolo. Alcune guardie provano a bloccare i mostri, colpendoli con fucile o con bastoni. Gli zombie reagiscono, come sanno fare loro, azzannando i vivi, per nutrirsi e rigenerare le ferite subite. Il cortile della prigione è un vero macello, con sangue viscido, mescolato a pus e deiezioni putride di vario tipo. Il capo delle guardie rileva come la paga che riceve sia troppo scarsa per morire, e conduce di corsa i suoi uomini ad un'uscita secondaria. Il fuggi fuggi è totale, compresi i pochi civili presenti nella struttura. Infine gli zombie, decimati dalle fucilate, entrano nella zona progettata per la detenzione. La marmaglia sotto chiave è ovviamente spaventata a morte, ma può solo gridare. Uglux ordina allora ai suoi zombi di entrare nelle celle, ed assalire i delinquenti. Il maestro del vudù ha infatti bisogno di rafforzare il suo esercito, e quali migliori candidati di quei cani urlanti, molti dei quali già privi d'anima? I truffatori e gli stupratori sono i primi a cadere sotto l'assalto dei morti viventi. I rapinatori e gli assassini resistono più a lungo, ma, disarmati, possono fare molto poco contro nemici che non sentono paura, né dolore. Il veleno secreto dallo zombie è insito nella sua saliva purulenta, mista a ciò che resta del sangue ristagnante. Il potere del vudù, concesso dalle divinità oscure che osservano dietro la soglia, rende possibile il contagio e la riproduzione dei morti viventi. I mortali morsicati e graffiati gridano per le orribili ferite, che subito si infettano. Poi i loro cuori iniziano a galoppare, pompando il sangue alla massima pressione. Così facendo, i loro corpi provano a combattere contro un nemico sovrannaturale. Il processo di riproduzione dei morti viventi funziona quasi al 100% sugli umani. Nessun intervento della medicina ufficiale potrebbe peraltro invertire la trasformazione, una volta avviata. I detenuti muoiono uno alla volta, con sguardi stravolti e pupille dilatate al massimo. Il parassita necromantico invade a grande velocità i corpi, espellendo le anime. Poi una parvenza di vita si propone in maniera prepotente, ed il nuovo esercito di Uglux marcia fuori dal carcere. Centinaia di servi fedelissimi a costo zero. Sacrificabili, lenti ed ottusi al punto giusto. Gli zombie si disperdono nei boschi, giacché all'aperto basterebbe un solo missile aria-terra per bruciarli tutti. Uglux, esaltato dal successo ottenuto, ordina loro di assalire e divorare chiunque incontrino. Il malvagio mago mutaforma lascia il suo covo, per meglio coordinare quella marea di morte ambulante. L'assalto al carcere di massima sicurezza mette in allarme la polizia e l'esercito, che inviano uomini armati. Ovviamente non sono attrezzati psicologicamente a combattere i morti; questo significa che le fucilate ottengono risultati minimi se non azzoppano o non distruggono le teste degli zombie. Loro, i morti viventi, manifestano una furbizia operativa inaspettata, attaccando in gruppo. Molti militari, isolati dai colleghi, sono schiacciati dal peso numerico dei cadaveri sbavanti. Le zanne dei mostri strappano grossi brani di carne, causando ferite terrificanti, diffondendo nel contempo il contagio. Fulminatore lancia il suo attacco, scaricando un fiume di energia addosso ad uno zombie, che inizia a friggere, ma non cade. Il mutante di Evolution si rende subito conto che i morti viventi possono incassare scariche tremende, continuando a muoversi. Modifica subito la sua strategia d'attacco, utilizzando il suo craft per allontanarsi dai pericolosi cannibali. Singole scariche dirompenti possono recare molto più danno di una fulminazione diffusa. Non ci sono più sistemi nervosi da distruggere, ma le articolazioni sono molto più vulnerabili. Kong assesta ad un cadavere semovente un pugno gigantesco, che lo scaglia a molti metri di distanza. Il mutante velocissimo assesta calci ad altri due zombie, che a paragone suo sembrano quasi fermi. Anche in questo caso, le costole rotte non sono rilevanti, come non lo sono i nervi fulminati. I morti si rialzano, pur muovendosi più lentamente di prima. La soluzione è semplice, sebbene quasi improponibile nel caso in cui si affronti un nemico umano: spezzargli la colonna vertebrale. La grande forza dell'uomo bestia di Evolution spinge i suoi granitici pugni contro le schiene, che letteralmente si frantumano. Una schiena rotta è comunque invalidante, per cui in breve tempo un discreto numero di orridi nemici striscia al suolo, invece di camminare. Kong si allontana sollecitamente da quelle trappole ancora in grado di afferrare e di mordere. Sebbene sua provvisto di un considerevole fattore di guarigione, il mutante non intende testarlo contro i virus magici e necromantici. L'attacco di Ferox è ancora più veloce, sebbene la donna leopardo non sia forte come Kong. Usare gli artigli contro quella carne marcescente non è gratificante come farlo contro un nemico vivo. In breve, le mani ed i piedi della mutante felina si ricoprono di una disgustosa melma infetta. Il dottor Occulto ordina alla formidabile guerriera di allontanarsi da quella bolgia disgustosa, in attesa di capire se le secrezioni degli zombie possano farsi strada attraverso la pelle e la pelliccia. La Maga, forte dell'esperienza dei colleghi, non si avvicina ai morti viventi, ma individua psionicamente una piccola area attiva al centro dei cervelli degli zombie. A questo punto è relativamente facile per la Maga sparare onde d'energia psicocinetica, direttamente contro i piccoli bersagli invisibili. Gli zombi colpiti sussultano, si fermano, provano a muovere un passo, ma precipitano faccia contro terra. Fulminatore non dispone della capacità di individuare le piccolissime aree attive, nei cervelli semi putrefatti, ma la Maga le visualizza per lui, trasmettendogli le coordinate esatte, ove scagliare la sua grande forza. Lavorando in coppia, Maga e Fulminatore iniziano ad operare una vera strage di zombie. Lampi fuoriescono dalle mani del mutante; non proseguono in linea retta, ma pervengono tutti a bersaglio. Le minuscole aree cerebrali ancora attive vengono attraversate con brutalità, e senza possibilità di scampo. Ferox e Kong, decisi ad evitare il contatto fisico con i liquami secreti dagli zombie, impiegano le loro abilità superiori per indirizzare i morti viventi verso la Maga e Fulminatore, che li aspettano per disattivarli. La strage è a senso unico, ma solo perché Evolution ha compreso in fretta e bene come non affrontare gli insoliti nemici. Quelli che cadono al suolo, iniziano un processo di putrefazione rapida. I mutanti del dottor Occulto non stanno uccidendo detenuti evasi, bensì dei non morti pericolosi. Gli zombie che dovessero scappare dall'isola, sarebbero più difficili da rintracciare e sopprimere. Accertata l'impossibilità di invertire la necromanzia che ha trasformato i vivi in non morti, meglio spazzarli via dalla faccia della Terra. Forse gli zombie bramano la pace, forse no; ciò che è certo è che non sarà loro concesso di diffondere l'infezione. Maschera di Ferro decide allora di buttarsi nella mischia, ritenendo a torto che i suoi vecchi nemici di Evolution siano distratti e quindi più vulnerabili. Muovendosi in maniera sorprendentemente silenziosa, il pazzo corazzato si porta alla spalle di Fulminatore, che, ignaro, continua a sparare le sue scariche distruttive contro gli zombie. Maschera di Ferro potrebbe ferire a morte il mutante elettrico, senza preavvisarlo del suo attacco. Kong però se ne avvede, e compie un poderoso balzo, che lo porta alcuni metri sopra le teste della massa dei morti viventi. Il pazzo criminale viene allertato dai sensori della sua armatura, che nel contempo iniziano una manovra di disimpegno. Troppo tardi per resistere ad una valanga mutante che gli piove addosso, sbattendolo a terra. Maschera di Ferro non è ferito; per cui inizia subito a lanciare dardi avvelenati e dirompenti in tutte le direzioni. Kong li schiva, ma preferisce non avvicinarsi troppo al pericoloso nemico. Lo psicopatico coperto di metallo si troverebbe in effetti nelle condizioni di produrre dei danni, essendo gli altri di Evolution impegnati a massacrare quel che resta degli zombie. L'arrivo di Stritolatore rivela però un punto debole nel ragionamento di Maschera di Ferro. Il suo attacco è così veloce che l'armatura non riesce a reagire in tempo. Il serpentoide extraterrestre esercita con le sue possenti spire la massima pressione, per alcuni secondi; e il suo esoscheletro alieno evidenzia una superiorità tecnologica rispetto all'armatura di Maschera di Ferro. Stritolatore colpisce, con tutta la sua forza, per poi scivolare alla massima velocità fuori tiro. L'armatura del pazzo mascherato dispone di grandi capacità di rigenerazione, ma questa volta la battaglia per lui è terminata. Kong lo lascia perdere solo perché deve aiutare i suoi colleghi a ripulire la zona dai cadaveri ambulanti. A quanto pare però alcuni di loro sono riusciti a scappare, e sono arrivati in riva al mare. Alcuni fuorilegge, al soldo di Uglux, sono pronti a traghettarli in salvo dal massacro che avviene alle loro spalle. Il natante si stacca dalla riva, prendendo velocità. Gli zombie non sono particolarmente espressivi, neppure adesso che pare si siano evitati una brutta fine. Eppure qualcuno di loro mostra segni di agitazione quando dall'acqua del mare emerge una colossale creatura verde, che si pone in rotta di collisione con il natante. Dragonfire sembra una roccia minacciosa, in grado di spezzare con facilità la barca carica di morti viventi. Gli sgherri di Uglux provano a sparargli, ma le scaglie del drago di Evolution respingono con facilità le pallottole. Dragonfire afferra la prua del piccola natante, con le sue potentissime zampe. Le dita del drago affondano nel metallo, dilaniandolo. Subito l'acqua marina irrompe nella barca, riempiendola in brevissimo tempo. Gli zombie, che presumibilmente non respirano, non dovrebbero temere l'acqua, ma è anche vero che di solito non sanno nuotare. Silenziosi fino alla fine, scompaiono nelle profondità del mare. Giunti sul fondo, potrebbero anche provare a camminare, sennonché molti sono gli animali interessati ed in grado di divorarli, vivi o morti che siano. Dragonfire esce dall'acqua, tornando sull'isola; mentre passa loro accanto, afferra i due servi di Uglux, gli unici ancora vivi. Li solleva con facilità, e li scaglia lontano. Non annegheranno, ma al termine del volo che stanno compiendo li aspetta un doloroso impatto con il duro terreno dell'isola.
venerdì 29 luglio 2011
IL PAZZO CORAZZATO_4° libro_145° episodio
Seduto sopra un trono di ossa umane, Maschera di Ferro medita su ciò che è. Il vasto salone è quasi completamente immerso nelle tenebre, rischiarate solo da candele rosso sangue. Zombie si aggirano strascicando i piedi, o ciò che ne rimane. Topi di fogna corrono molto più veloci, strappando loro, mentre passano, brani di carne marcia. Il pazzo corazzato, immerso in un dormiveglia drogato, rammenta le passate sconfitte, subite ad opera di Dragonfire ed Evolution. Dalle viscere del sacerdote del vudù sgorga un suono gorgogliante, che cresce fino a diventare un urlo. Gli zombie girano appena il capo, poi proseguono nel loro strascicare apparentemente insensato. In realtà, gli zombie, come gli squali, devono muoversi di continuo. Gli squali lo fanno per assecondare il loro sistema respiratorio. Gli zombie si muovono per evitare di precipitare nella putrefazione più completa. Oltre ai topi, ci sono anche dei serpenti che seguono gli zombie, sperando che si fermino il tempo sufficiente per consentire loro di intrufolarsi in quelle viscere succose. Maschera di Ferro smette di gridare, e dopo un po' cessa anche l'eco. Il sotterraneo è stato scavato nelle viscere di una collina, utilizzata per secoli come tumulo mortuario. Ecco perché il trono del pazzo corazzato è costruito d'ossa: è il materiale più a buon mercato che si trovi nei paraggi. Maschera di Ferro non si priva mai dell'armatura, dato che l'armatura si è fusa con le sue carni e forse anche con le sue ossa. Quel metallo stregato ha un proprio schema di pensiero, che deve convivere con la natura sociopatica e psicopatica del criminale che avvolge. La pazzia del cervello umano raggiunge profondità e perversioni, che suscitano ribrezzo finanche ad alcune forme di vita non materiale, non esattamente votate al bene dell'umanità. Maschera di Ferro decide di sfuggire al gorgo canceroso dei suoi pensieri degenerati, alzandosi dal suo ridicolo trono. Inutile fingersi un signore del male, quando le cronache riportano solo le sue sconfitte. Il pazzo corazzato afferra uno zombie che gli passa accanto; lo prende per il collo, stritolandoglielo. Il quasi completamente morto semovente non respira, quindi non può soffocare. Tuttavia la pressione di quelle zampacce coperte di metallo stanno dislocando le vertebre dell'innocuo zombie, che agita convulsamente braccia e gambe. Maschera di Ferro gli ride in faccia, poi gli stacca del tutto la testa dal collo. Una specie di liquor putrescente sgorga dal corpo decollato, come fosse una piccola fontana di pus. Lo zombie riesce però a prendere al volo la propria testa, con la quale si allontana dall'aggressore. Un morto vivente dovrebbe essere in grado di camminare tenendosi la testa recisa tra le mani, o no? Nella vasta tana, che condivide con il mago mutaforma Uglux, Maschera di Ferro trova uno specchio nero. Stava appunto cercandolo, per scandagliare lo spazio ed il tempo, grazie alla magia necromantica. Però, essendo un folle bastardo, Maschera di Ferro cede all'impulso irresistibile di colpire lo specchio con un possente pugno corazzato. Mentre lo fa, si rende conto di essere un idiota, ma è troppo tardi. Lo specchio, però, invece di rompersi in mille frantumi, si comporta come fosse fatto d'olio o di mercurio. La zampa del pazzo penetra, ma non spezza. Adesso però deve pagare il prezzo per la sua avventatezza: lo specchio artiglia la coscienza del demente criminale, trascinandola con sé. Maschera di Ferro cerca di nuotare in un mare infinito di olio infuocato, poi sprofonda per migliaia di metri, mentre la pressione stritola la sua armatura, che grida. Qualcosa giunge dagli abissi, a velocità assurda, muovendo onde subacquee che sballottano il sedicente signore del male come fosse un fuscello. L'impatto è indescrivibile, con un rumore che si sente attraverso le ossa e la pelle. Maschera di Ferro diventa sordo, a causa delle sue stesse urla. Viene proiettato in aria, emergendo come un missile dal mare d'olio bollente. La confusione in quella mente assurda è totale. La paura cerca di farsi strada, per riconquistare un minimo di normalità. Uno pterodonte di pietra, che in teoria non potrebbe volare, serra il suo becco lungo dieci metri addosso a Maschera di Ferro. Il metallo stride, raschia, cigola ed infine piange lacrime di sangue. Uglux, vedendo che il suo socio si è fatto sequestrare la mano ed il cervello dallo specchio nero, sferra il suo attacco. Lungi da lui voler danneggiare il preziosissimo oggetto mistico, il mago prende a calci lo sciocco Maschera di Ferro, perché è quel che merita. Il pazzo corazzato si risveglia dal suo viaggio terrificante, aspettandosi di trovare le proprio viscere sparse per chilometri, assieme a litri di sangue. Invece no: tutto è avvenuto nella sua mente, e lo specchio gli ride in faccia. Ricordandosi del motivo che lo aveva spinto ad interrogare il mistico oggetto, Maschera di Ferro si avvede di avere già ottenuto la risposta alla sua domanda inespressa. Stritolatore potrebbe risultare utile alla causa della diffusione del caos in Terra. Meglio della incontrollabile serpentessa Sysform. Stritolatore è più grosso e più malvagio. Maschera di Ferro decide di cercarlo, per convincerlo o costringerlo ad abbracciare la religione della morte vivente. Intanto, a migliaia di chilometri di distanza, un umano sta per realizzare una grande strage. Dopo avere postato su internet numerosi messaggi farneticanti, l'aspirante assassino di massa si accinge a concretizzare il suo insano disegno. Neppure il più grande telepate del pianeta può scandagliare i pensieri di miliardi di abitanti; quindi neppure il dottor Occulto è al corrente del pericolo. Volendo credere al destino, c'è però da annotare che la Maga partecipa ad un grande raduno, accompagnando una sua amica. Alla Maga viene quindi offerta la possibilità di intervenire per porre rimedio al male incombente, giacché, proprio in occasione di quel raduno, quell'umano degenerato scatenerà la sua follia criminale. Ci stupiamo di madri che seppelliscono vivi i figlioletti, ma loro adducono come motivo che li ritenevano morti, dopo averli sbattuti più volte contro il pavimento. Dovremmo indignarci di più per quei cretini che cercano di giustificare quelle madri, che si sono comportate peggio della peggiore bestia. Organizzare una festa, tutta gioventù, canti, balli e sesso fuori controllo, può riempire il cuore dei cosiddetti benpensanti. L'aspirante criminale seriale però non è arrivato lì per ballare e cantare, e neppure per fare sesso gratis. Lui si è intrufolato in mezzo a ballerini e canterini, recando con sé un fucile di precisione e proiettili sufficienti a sterminare una mandria di bisonti. Chi è l'idiota che ha deciso che una sola guardia armata potesse bastare a garantire l'ordine e l'incolumità a migliaia di giovani? Non un idiota solo, bensì una grossa fetta di quella società illusa che il male non esista più. Non disturbato da alcuno, confondendo la realtà con un video games sanguinario, il tizio monta il suo fucilone, e lo carica. Nessuno lancia l'allarme; che quei giovani illusi siano già tutti “fatti”, già prima che inizino a circolare le droghe pesanti? Il grosso prato è pieno di vittime sacrificali. I proiettili a frammentazione sono già nel caricatore. Il massacro può iniziare. Per quanto si sia idioti, il suono di una fucilata fa nascere il sospetto che esistano luoghi migliori ove sostare. Un colpo, un centro. Proiettili ad alta velocità distruggono le carni come fossero formaggio molle. Il foro d'uscita dei proiettili è decisamente più grosso di quello d'entrata. L'impatto stacca i corpi umani da terra; poi il proiettile passa distruggendo anche le ossa, ed erutta dall'altra parte, ancora desideroso di uccidere. Finalmente l'unica guardia decide di dare segni di vita, ed accorre a riscuotere la sua pallottola in fronte. La sua testa esplode, e non per modo di dire. La Maga si trova a centinaia di metri dall'epicentro del disastro. Sebbene la distanza sia proibitiva, prova a rispondere al fuoco impiegando le sue scariche psicocinetiche. Il fuggi fuggi della folla però la travolge, salvando la vita al delinquente, che continua a sparare. Possibile che, tra tutte quelle migliaia di mammiferi, nessuno si sia portato una pistola, o magari un coltello da caccia? Una morìa spaventosa, che non distingue tra credo religioso, ceto sociale e colore della pelle. Un sedicente super-criminale come Maschera di Ferro gradirebbe trovarsi al centro di una bolgia di sangue e di morte; ma neppure lui avrebbe osato tanto. Un insospettabile bamboccione sta battendo tutti i record mondiali di strage premeditata. La Maga è costretta a consumare molta della sua energia mutante per levasi in volo, levitando. Non ha tempo di richiamare a sé il craft, che le consentirebbe un'azione molto più incisiva. Il pazzo criminale smette un attimo di sparare agli inermi giovani; vede la Maga volare, e punta su di lei il suo strumento di morte. Ma quel fucile ha smesso si vomitare proiettili, perché il potere della mutante di Evolution ha disaggregato i suoi meccanismi interni. Il pazzo grida dalla frustrazione, ma il grido successivo è merito della residua energia psionica della Maga, che gli piove addosso come un fiume di lava. Quello della mutante è un colpo per uccidere, ma l'energia a sua disposizione non è fatale. Il cervello bacato non frigge come dovrebbe; non esplode e non si trasforma in liquame. Il dolore è immenso, tanto che l'assassino plurimo preferirebbe morire; ma non muore e non cade neppure in coma. Quando finalmente intervengono le forze dell'ordine, iniziano a contare i morti in maniera approssimativa, ma nessuno di loro coglie l'occasione per sparare in testa al maiale. Per quel che gli resta da vivere, soffrirà sempre di vertigini e di colossali emicranie, oltre ad improvvise perdite di sangue dal naso e dalle orecchie. La Maga ammette di avere fallito; questo significa che la giustizia di quel debole popolo potrà condannare il sordido soggetto ad una detenzione di alcuni decenni, non alla pena di morte. Il ninja grigio ha i suoi metodi per sapere ciò che gli serve, per agire nella sua missione peculiare. La sua spada nera agogna di divorare la perfida anima di quel maiale umano. Prima che il sole torni a splendere sulla cella di detenzione, ciò avverrà. Questo promette il ninja grigio alle divinità infere alle quali l'anima laida è ormai promessa. Maschera di Ferro ha trovato Stritolatore, ma non intende sfidarlo a singolar tenzone. Il serpentoide cibernetico subisce un attacco da parte di energie quasi demoniache, che tentano di possedere e dissestare le sue parti organiche. Stritolatore dovrebbe dire grazie a Ferox se le sue componenti biologiche sono meno di quelle che erano alla nascita. Se la donna leopardo non lo avesse massacrato, lui adesso si rotolerebbe dal dolore. Invece accade che l'esoscheletro e gli altri supporti metallici rendono quasi nullo il potente assalto del pazzo corazzato. Stritolatore gira la mostruosa testa verso l'aggressore; spalanca le fauci terrificanti, mentre i suoi denti veleniferi agognano di riversargli in corpo fiumi di veleno micidiale. L'armatura di Maschera di Ferro è in grado di proiettare scariche energetiche di diverso tipo, ma tutte pericolose per la salute di chi se ne lasci colpire. Stritolatore adotta la strategia dell'attacco veloce; aiutato dal suo esoscheletro tecnologico, anticipa le traiettorie percorse da quelle energie letali. Intanto si avvicina sempre più al suo bersaglio, intenzionato a fargli molto male. Se Maschera di Ferro avesse adottato un approccio meno demenziale, forse sarebbe riuscito ad iniziare una trattativa con Stritolatore. Ora deve scontrarsi per la vita. Il serpentoide si avvinghia attorno alle gambe del pazzo, per farlo cadere. I giroscopi dell'armatura comunicano al computer di bordo la perdita di stabilità; il computer, in una frazione di secondo, aziona i razzi d'emergenza. Stritolatore molla la presa, per evitare di essere trascinato in aria da Maschera di Ferro. Per effetto del legame mistico voluto dalle divinità vudù, alcuni zombie si muovono in difesa del criminale corazzato. Stritolatore parte all'attacco dei lentissimi avversari, sfondando con una testata la gabbia toracica ad uno di essi. Poi sibila e striscia, forte e veloce verso gli altri zombie, lesionando le loro gambe peraltro già in pessime condizioni. Maschera di Ferro spara una rosa estesa di pallettoni di piombo. Investe in pieno due o tre morti viventi, che non se ne curano, e ferisce di striscio Stritolatore. Il serpentoide ha capito di essere in svantaggio, e si ritira velocemente, infilandosi in una crepa nella muratura. Maschera di Ferro può dire di avere vinto la battaglia, sebbene sia stato aiutato dagli zombie. Stritolatore, aggredito senza motivo, si ripromette a vendicare l'affronto. L'ego del pazzo corazzato è al settimo cielo, ma, cercando un alleato, ha trovato un nemico implacabile. Torniamo sulla scena della strage, realizzata da quel pazzo umano, che non ha avuto alcun problema a circolare con un grosso fucile, con tanto di munizioni da caccia grossa. Con molta calma, finalmente le cosiddette forze dell'ordine conducono nella loro caserma il sordido soggetto. I poliziotti sono stupiti che il fucile si sia inceppato, e che il tizio, pur non evidenziando ferite visibili, soffra come se fosse stato percosso in maniera intensa e prolungata. La Maga, seguendo le direttive del dottor Occulto, abbandona la zona del massacro. La Maga sa che qualcuno concluderà il suo lavoro; questo qualcuno è il ninja grigio, che segue la sua preda, senza essere visto da occhio umano. In quel paese troppo civilizzato, le carceri sono provviste di tv con schermo piatto, sala musica e percorso per il jogging. Una pacchia: ammazzi decine di innocenti, e ti trattano come un ospite di riguardo. Qualcuno, tra la folla, forse avrebbe provato a linciare il delinquente di massa, ma la polizia lo ha protetto come se lui fosse il buono e gli aspiranti linciatori fossero i cattivi. Quella notte però il ninja grigio ristabilisce l'equilibrio, ribadendo che la spada nera ha il potere, quindi il diritto, di separare il bene dal male. Uscito dalle tenebre, all'interno della lussuosa cella di detenzione, il ninja grigio somministra il castigo di una morte violenta, a chi ne meriterebbe molte. La spada nera guizza, affonda, aspira l'anima infame, per poi precipitarla negli inferi di competenza. Il delinquente dismette l'odioso sguardo di supponenza, sostituendolo con l'incredulità, e poi con il gelo estremo. Il corpo privo di vita scivola al suolo, immerso nei suoi stessi liquami. Il ninja grigio solleva ancora una volta la lama incantata, in posizione di guardia; poi entrambi rientrano in un banco d'oscurità, che non dovrebbe esistere in una cella così illuminata.
giovedì 21 luglio 2011
ALEXANDRA E LA FIGLIA REBECCA_4° libro_144° episodio
Alexandra, dopo avere scoperto in sogno che la figlia Rebecca è viva, desidera incontrarla di persona. L'unico ostacolo che si frappone alla realizzazione di questo desiderio è il branco in cui ora Rebecca vive, giacché la ragazzina si è trasformata in una pseudo lupa mannara. Si ritiene che i mutaforma, che diventano lupi o altre bestie, si riproducano accoppiandosi con i loro simili. Leggende riportano di umani che sarebbero diventati licantropi, dopo essere stati morsicati o graffiati da un lupo mannaro. Questa è un'eventualità, che presumibilmente si realizza se l'umano in questione dispone di un corredo genetico atto a recepire l'input mutageno. Altrimenti il graffio ed il morso di un mannaro si limitano a fare molto male, fino, in taluni casi, a uccidere. L'interessamento del dottor Occulto a Rebecca è quindi riconducibile al fatto che la ragazzina sia una mutante, che si è trasformata dopo essere stata morsicata o graffiata da un mannaro purosangue. Alexandra, sentita telefonicamente dalla detective Lucrezia, aspetta con ansia di incontrare la persona con la quale si recherà ad incontrare il branco. Alexandra non la sente arrivare, perché Ferox, anche quando assume sembianze umane, rimane una pericolosissima donna leopardo. In effetti Alexandra nota come tutti i passanti ammirino la bellezza esotica della nuova arrivata, ma nel contempo percepiscano un allarme, che li induce a non intralciarne il percorso. Alexandra è felice che la figlia sia integrata con personaggi di così grande potenza, ma l'istinto materno le impedisce di rilassarsi. Evolution non ha avuto bisogno di contattare il branco dei mannari, per sapere dove trovarli. Il potere della Navigatrice ha tracciato con estrema facilità il percorso da seguire per rintracciarli. Il branco non vive, come si potrebbe superficialmente pensare, in un bosco o in una foresta. Occasionalmente salgono sugli alberi e perlustrano anfratti, ma, trattandosi di mannari moderni, vivono in una villa in campagna, circondata da un parco. Avrebbero difficoltà a risiedere in un condominio urbano, mentre, isolati come sono, possono urlare ed emettere altri suoni assortiti. Solo i lupi mannari solitari hanno problemi abitativi; quelli riuniti in branco invece partecipano economicamente al benessere collettivo. Ferox ed Alexandra varcano i cancelli della proprietà, e giungono alla casa. Lì finalmente madre e figlia si incontrano di persona, e nessuna delle due nasconde l'emozione per l'evento. Rebecca non tornerà a vivere tra gli umani, perché ormai la sua natura transizionale si è affermata. La madre comprende la realtà, ed è comunque grata ad Evolution per l'opera di intermediazione. C'è però chi osserva nell'ombra, progettando di recare danno a chi lo ha più volte sconfitto. Il perfido mago mutaforma Uglux ritiene di aver individuato nella madre di Rebecca un punto debole di Evolution. La donna vive sola, ma poco cambierebbe se gli emissari di Uglux dovessero affrontare alcuni umani. Quella stessa notte, due dei peggiori adoratori del vudù, servitori del malvagio mutaforma, scrutano le luci provenienti dalle finestre della loro vittima. Strangolatori e tagliagole, ritengono che quella sarà una passeggiata: accederanno all'appartamento dall'esterno e dall'interno dell'edificio, e verseranno il sangue di Alexandra. Il piccolo Cyberdog aderisce al muro della casa presa di mira dagli assassini. Non è un caso che si trovi lì: il dottor Occulto non si è dovuto sforzare più di tanto per ipotizzare che la madre di Rebecca fosse divenuta un bersaglio per una vendetta trasversale. Un tempo era un cagnolino come tanti altri, anzi una piccola creatura ferita, che sembrava vittima del destino. Poi il destino si occupò veramente di lui, e gli inviò il Transformatron. Cyberdog estroflette artigli duri come il titanio, che lo ancorano saldamente al muro del palazzo; lui ed il suo simbionte osservano l'operato dei teppisti di Uglux. Quello che si arrampica, per giungere alla finestra di Alexandra, si sente un ninja, ma Cyberdog potrebbe abbatterlo in dieci modi diversi. Il teppista non vede Cyberdog, perché il cagnolino ed il suo Transformatron si sono circondati di un campo di distorsione visiva. Alexandra, a differenza della figlia, non è dotata di super-sensi; per cui si accorge del teppista che cerca di forzare la porta, ma non di quello che entra dalla finestra. Quest'ultimo estrae un lungo pugnale seghettato, e balza all'attacco. Alexandra si riprende dalla sorpresa, ma scivola; questo le salva la vita, giacché la lama dell'assassino la manca per pochi centimetri. Nel frattempo l'altro delinquente ha fatto irruzione nell'appartamento. Alexandra si trova tra due fuochi; in quel frangente, il legame telepatico con sua figlia Rebecca si rafforza, e la ragazza lupo percepisce la situazione di pericolo estremo. Cyberdog, pur pesando pochi chili, si scaglia all'attacco come una belva della jungla. I muscoli sostenuti dall'esoscheletro fornito dal Transformatron gli garantiscono un'inerzia impressionante. Uno dei due criminali precipita in avanti, urtando violentemente la faccia sul pavimento. Il secondo assassino quasi non crede ai suoi occhi, ma Cyberdog non perde tempo, e, sfruttando la sorpresa, lo colpisce con una scarica elettrica, condotta da filamenti di metallo alieno. Anche il secondo teppista è a terra. Alexandra scende le scale alla massima velocità, seguita dal velocissimo cagnolino cibernetico. La donna mette in moto la sua auto, uscendo subito dopo dal parcheggio con una manovra che danneggia alcune vetture, oltre alla sua. Cyberdog è saldamente ancorato sul tetto della macchina, che sfreccia per le strade della città, incurante dei divieti e dei semafori. Alexandra pensa che in tal modo riuscirà a destare l'attenzione di qualche tutore dell'ordine, ma, come si suol dire, quelli quando servono non si fanno vedere. I banditi inseguono, a bordo di una jeep; pazzi come sono, fanno uso di armi da fuoco, esplodendo diversi colpi. Data l'ora tarda, l'inseguimento non incontra ostacoli, e si protrae a lungo, tra sbandate e cambi di direzione. Poi una terza auto si unisce alla folle corsa: si tratta di un veicolo che trasporta alcuni giovani lupi mannari, tra i quali Rebecca. Lei non sa guidare, ma uno dei suoi amici sì, sebbene sia troppo giovane per avere la patente. I mannari adulti invitano continuamente i giovani a non dare spettacolo, ma in questo caso la trasgressione è d'obbligo. Come tutti i giovani, anche i mannari si divertono un mondo quando possono infrangere le regole. Ululano alla luna, anche se non è piena; non riescono a trasformarsi del tutto, ma fanno comunque paura. I servi di Uglux inseguono Alexandra e Cyberdog, mentre i mannari si impegnano per raggiungere i teppisti. L'amico di Rebecca, David, conduce il veicolo in maniera a dir poco pericolosa, ma riesce nel suo intento. Mentre i giovani mannari affiancano i fanatici del vudù, Rebecca e la sua amica Sonia compiono un gran balzo, rischiando di spiaccicarsi sull'asfalto. Appena atterrano nella jeep, si accende una furiosa zuffa, con le giovani lupe che menano unghiate, emettendo ringhi allarmanti. Il delinquente alla guida perde quasi subito il controllo del veicolo, che sale sul marciapiede, abbatte alcuni parcometri, per poi entrare in una vetrina. Rebecca e Sonia, nonostante l'impatto le abbia stordite e ferite, continuano il loro assalto, ma i due del vudù sono armati di lunghi coltelli, e li sanno usare. Alexandra è tornata indietro, forse sospettando o percependo un coinvolgimento della figlia. Cyberdog, che deve ancora concludere ciò che aveva iniziato, impiega dei piccoli sostentatori per volare sulla scena dello scontro. Il suo intervento è risolutivo, perché il Transformatron ha elaborato un sedativo ad azione rapidissima, che aspetta solo di essere inoculato. Le freccette, sparate dal cagnolino cibernetico, azzerano lo stato di coscienza dei bersagli colpiti, che dormono ancor prima di rovinare sul duro selciato. Lo zombie che cammina nelle fogne, diretto alla casa di Alexandra, non potrà viceversa essere fermato da sedativi, perché è già morto. Sarebbe il caso di definirlo non morto, ma, a differenza dei vampiri, gli zombie sono putrefatti e molto meno reattivi nei confronti delle cose del mondo. Quando Uglux gli ha ordinato di andare ad ammazzare Alexandra, nel cervellino dell'accolito ormai defunto si è accesa una piccola lucetta. È felice di avere qualcosa da fare, prima di essere divorato completamente dai vermi. Ma è felice come lo può essere uno zombie: non è facile sorridere quando i denti si staccano uno a uno, senza neppure estrarli. Il pessimo mago mutaforma ha predisposto il morto vivente come piano B, nel caso in cui i due delinquenti vivi fossero stati stoppati. I topi di fogna apprezzano a loro modo il nuovo venuto, e lo dimostrano strappandogli piccoli bocconi di carne avariata. Sangue non ne esce; forse un po' di pus. Qualche poeta della mutua sostiene che gli zombie anelerebbero alla pace eterna. In realtà, il loro cervello è talmente soggetto alla degradazione batterica che proprio non ci arriva ad anelare alcunché. Cammina strascicando i piedi nel liquame umano, leggermente infastidito dai topi di cui si parlava, ma neppure tanto. Da quando si è messo a lavorare con le forze del vudù, Uglux ha sviluppato diverse tecniche di programmazione degli zombie. Questo suo inviato procede per chilometri, fino a giungere con precisione sotto il bersaglio. La magia necromantica lo guida meglio di un navigatore satellitare. Esce da un tombino, facendo scappare due o tre gatti randagi. Poi penetra nel cortile, e di lì nelle cantine che si trovano sotto l'appartamento di Alexandra. Trova un angolo buio, e si ferma a fare quello che gli riesce meglio: il morto in piedi. Rebecca e gli altri giovani mannari accompagnano a casa Alexandra dopo lo scampato pericolo. Cyberdog ha concluso il suo turno di guardia, e sono subentrati i gatti del quartiere, che intrattengono saldi rapporti di amicizia e collaborazione con la donna leopardo di Evolution. Quel coso uscito dalle fogne è in effetti sembrato alquanto sospetto ai piccoli felini, diffidenti per natura. Per cui, uno di loro è andato a cercare Ferox, per riferirle dell'insolita attività notturna, ravvisata sotto l'abitazione della mamma della lupetta Rebecca. Si avvicina l'alba. Pare che in quelle ore, che spesso sono le più fredde della notte, gli umani scivolino volentieri nel sonno più profondo. Lo zombie invece inizia a muoversi; esce dalle cantine, e sale le scale, portandosi davanti alla porta dell'appartamento di Alexandra. Lei dorme, cercando di recuperare le energie che le serviranno al risveglio. Lo zombie di Uglux si trova lì proprio per evitare che lei riveda la luce. Il perfido mago ha fornito al suo emissario un incantesimo, che si attiva esattamente in quel momento. La serratura inizia lentamente a muoversi; i pistoni rientrano, liberando la porta. Qualora il morto semovente avesse provato ad abbatterla la porta, Alexandra si sarebbe svegliata, avrebbe gridato e cercato aiuto. Così invece lo zombie fetido e semi-putrefatto si avvicina al letto della donna. Uglux ora gli ordina di soffocarla. Artigli duri come l'acciaio strappano le persiane dalla finestra della camera da letto. Il gatto guardiano si è meritato una buona dose di acciughe e tonno, perché Ferox è lì! Ha attraversato la città, saltando di tetto in tetto, ed ora non vede l'ora di fare a pezzi quella schifezza semovente. Il risveglio di Alexandra la strappa dal suo sogno, proiettandola nella realtà del suo corpo fisico. Accanto a lei, una figura melmosa e puzzolente, i cui intenti sono chiaramente nefasti. A qualche metro di distanza, una figura flessuosa, con muscoli d'acciaio tesi e pronti a scattare. Gli occhi della donna leopardo brillano nel buio, con una luce verde che proviene dall'interno. Denti acuminati brillano nella sua bocca, mentre emette il mugolio di morte che precede i suoi attacchi. Allo zombie non interessa: lui è già morto. Ferox salta oltre il letto di Alexandra, con una facilità impressionante. Il cadavere vudù e la sua vittima si muovono al rallentatore. Anzi sembrano proprio fermi. Gli artigli delle mani e dei piedi della donna leopardo affondano profondamente in quella sostanza putrescente. Lo slancio abbatte il mostro, che cade, scivola ed urta il muro, lasciando una scia di liquame. Ma lo zombie reagisce a suo modo, riuscendo a mettere le mani su Ferox. La reazione della mutante di Evolution consiste in un incremento esponenziale della forza e della velocità. Lame prodigiose, fornite dalla natura, incidono pelle, muscoli ed ossa, o almeno ciò che rimane di essi dopo la morte quasi completa dell'organismo biologico. Sebbene non senta dolore, non può recare danni con il corpo distrutto. Ferox lo solleva rabbiosamente, per poi colpirlo ripetutamente; frantumi di materia immonda attraversano l'aria. Le pareti della stanza da letto di Alexandra sono coperte da robaccia colante, ma dello zombie è rimasto proprio poco. Ferox, camminando a quattro zampe, gli gira attorno, cercando una scusa per ricominciare a distruggere e sparpagliare la feccia rimasta. La mascella completamente disarticolata del morto vivente accenna a muoversi. Alexandra allora afferra una mazza da baseball, che teneva accanto al letto, e percuote ripetute volte quella schifezza, fino a che non sia più possibile trovare alcunché di vivente in quel morto. Uglux, che ha seguito la battaglia a senso unico, nascosto nel suo covo, prova un enorme disappunto. Non sapendo con chi prendersela, percuote a calci alcuni dei suoi zombie. Loro incassano i colpi e le ferite senza chiedersi il perché, e senza meditare vendetta nei suoi confronti. Purtroppo per lui e per Maschera di Ferro, la Navigatrice ha individuato il loro covo, e Dragonfire si avvicina pericolosamente. Come i topi di fogna che sono, i due sacerdoti del male si allontanano alla massima velocità. Che il drago bruci pure tutto; ai morti non importa, mentre ai servi che sono ancora vivi viene offerta la scelta di seguire la fuga dei capi o di lasciare questo mondo in un fulgore di gloria.
venerdì 15 luglio 2011
RETTILI E MORTI VIVENTI_4° libro_143° episodio
La fuga di Maschera di Ferro e di Uglux impedisce al lupo nero e a Ferox di sottoporli al trattamento che meritano. Lucrezia, concluso lo scontro ed il massacro, riprende possesso del suo corpo; l’essenza della donna leopardo fa altrettanto, volando sulla Luna ad una velocità prossima al quella della luce. Quanto prima Evolution e Dragonfire torneranno alle loro attività terrestri, perché Uglux e Maschera di Ferro meritano la massima attenzione, specie adesso che si sono invischiati in pericolose questioni necromantiche. Sfortunatamente all’appello manca anche Sysform, che è stata presumibilmente sequestrata dagli accoliti del vudù. Grazie a quella piccola parte di tecnologia aliena che potenzia la loro navetta, i nostri eroi decollano dalla Luna. Pur non essendo in grado di ottenere velocità paragonabili a quella delle astronavi dei serpentoidi e dei reptoid, contano di completare il viaggio in qualche ora. Non possono però evitare che Stritolatore, che si sposta più velocemente, giunga sulla Terra prima di loro; ma i mutanti di Evolution sanno che il suo intento principale è salvare Sysform. Lo terranno comunque d'occhio. Uglux apprezza che i suoi accoliti abbiano capito di doverlo disimpegnare, anche a costo della vita. Quelli che si sono occupati del trasporto forzato di Sysform hanno ottenuto in cambio morsi dolorosi, che in alcuni casi avranno esiti fatali. La serpentessa è guardata a vista da assassini e drogati, armati di lance e forconi. Lei soffia la sua rabbia, ma capisce che con quella marmaglia è meglio non rischiare l'incolumità e la vita. Verrà il suo momento; ed è certa che i serpentoidi non la abbandoneranno. Sorprendentemente Sysform ritiene che anche Evolution ed i suoi amici faranno il possibile per confermare lo strano sodalizio che li ha appena visti combattere dalla stessa parte contro il folto manipolo di marmaglia ormai defunta. Maschera di Ferro si lascia condurre da Uglux in luoghi oscuri, che puzzano di putrefazione cadaverica. Uglux è avvezzo alla frequentazione di taluni luoghi sinistri, ma lui stesso sta scivolando lungo una pericolosa china. Il mago mutaforma ci tiene al benvolere delle divinità vudù, ed è contento avere al suo fianco un pazzo corazzato quale è Maschera di Ferro. Di sicuro le forze oscure che stanno dietro al vudù chiederanno un prezzo non indifferente per il potere che vorranno elargire. Durante il giorno, le persone comuni lavorano o svolgono le attività che considerano normali. Durante la notte, la marmaglia rapace ed attaccabrighe esce dalle fogne e da simili fetidi buchi, per scorrazzare in città. Simile feccia accoglie favorevolmente l'arrivo dei nuovi sacerdoti del vudù. Per delinquenti e drogati l'adorazione di un dio o di un demone non è questione di fede, bensì di attrazione a pelle. Lo scarto della razza umana agisce sempre a naso: cercano altri che puzzino quanto e come loro. Uglux riunisce una marmaglia fetida e sanguinaria, che pare intenzionata a far pagare alle persone normali delitti immaginari, che non sono mai stati commessi. I nuovi capi del movimento vudù suscitano isteria e bagni di sangue, ma hanno commesso un errore rapendo Sysform. Teschi, serpenti e fumo proveniente dalle tombe: tutto ciò è molto coreografico, e serve a rendere coesa la marmaglia informe. Ciò che non sanno è che un vero demone serpentino è giunto per loro, volando a bordo della sua navetta spaziale. Stritolatore, un serpentoide lungo più di nove metri, spia la riunione cimiteriale, e si prepara a mordere ed uccidere. Dopo essere stato battuto da Ferox, Stritolatore è stato rivitalizzato e rafforzato con strutture super tecnologiche in metallo alieno. Anche prima non avrebbe avuto problemi a frantumare la colonna vertebrale a qualsiasi umano, ma adesso è ancora più forte. Ovviamente neppure il serpentoide è così pazzo da assalire centinaia di umani armati fino ai denti. Non in presenza di Uglux e Maschera di Ferro, che sono avversari temibili anche per lui. Decide viceversa di muoversi nelle ombre, spezzando alcune di quelle inutili vite, nutrendosi di loro. Così facendo, scoprirà dove tengono prigioniera Sysform. Aggirandosi ai margini dell'assembramento, Stritolatore piomba su un gruppetto di debosciati, intenti ad inveire contro il mondo intero. Sognano di uccidere e stuprare; i poveri pazzi, si sentono parte di un esercito del male, destinato ad incendiare e disperdere le ceneri di ogni cosa bella e buona. Il grosso serpentoide soffia una sola volta, spalancando le sue formidabili fauci. I denti veleniferi secernono quanto basta ad uccidere decine di uomini e quattro o cinque buoi. I pazzi del vudù lo vedono, e, ulteriormente rimbambiti dalle chiacchiere di Uglux, pensano di tratti del dio Dhamballa, uscito dal suo personale inferno. Stritolatore non ha tempo per i pazzi, per cui schizza in avanti, sfondando il torace al primo umano che incontra sulla sua traiettoria. Il cuore dell'umano esplode, riversando in ogni spazio disponibile il sangue, che poi fuoriesce copioso dalla bocca, dal naso e dalle orecchie. Prima che il morto si accorga di esserlo, e tocchi terra, il campione dei serpentoidi addenta un altro sordido soggetto. Tale è la dimensione dell'alieno, che l'intero busto del malcapitato sparisce nelle sue fauci. Poi Stritolatore decide di meritarsi il suo nome, avvolgendo nelle sue grosse spire i tre sopravvissuti. Sono tutti e tre uomini forti, o comunque più aggressivi della media degli umani, ma per Stritolatore sono solo giocattoli. Una grandissima pressione li unisce in un abbraccio di morte, finché gli occhi paiono schizzare dalle orbite, e le lingue si protendono verso l'esterno in un ultimo grido privo di voce. Lo scompiglio creato da quelle uccisioni è poca cosa se confrontato con quello prodotto dalla venuta di Dragonfire. Il possente alieno non ha atteso che la navetta atterrasse, ed è balzato fuori. Volando grazie al suo dragoncraft, è arrivato in tempo per dire la sua a proposito di quella festa vudù. Il potere della Navigatrice lo ha guidato infallibilmente dove si trovano Uglux e Maschera di Ferro. Le centinaia di depravati ed esagitati presenti osservano la possente creatura, che vola verso di loro. Lo riconoscono come il drago di Evolution, e pur nella loro idiozia sanno che la loro vita adesso vale poco o nulla. Potrebbe colpirli con la sua super-fiamma, senza neppure scendere dal dragoncraft, ma preferisce percuoterli con i pugni colossali e con la coda possente. Dragonfire atterra con un grande impatto, che scuote le lapidi del cimitero. Sembra una statua raffigurante una divinità di un lontano passato. Gli umani hanno sempre temuto i draghi, e non è escluso che abbiano provato ad adorarli. Ma i draghi non hanno alcun bisogno del consenso degli esseri umani, neppure per mangiarli. Visto che l'alieno li scruta immobile, invitandoli ad attaccarlo, gli accoliti del vudù si scagliano in avanti, urlando a squarciagola. Maschera di Ferro ed Uglux, che in passato sono stati battuti dal drago, si apprestano a colpirlo con armi a lunga gittata, non osando neppure in due attaccarlo fisicamente. I machete si abbattono invano contro le invincibili scaglie verdi. L'acciaio temperato, che taglia facilmente il legno e le ossa, rimbalza e si piega, dopo aver perso il filo. Qualcuno impiega armi da fuoco, ma tanto varrebbe lanciagli contro delle palline da ping pong. Un solo manrovescio del drago alto tre metri scosta brutalmente non meno di sei umani. La zampa di Dragonfire provoca fratture ossee ed istantanee rotture di vasi sanguiferi. Pur non impiegando tutta la sua forza, Dragonfire devasta senza fatica quella moltitudine di adoratori della morte. La coda del possente alieno colpisce più in basso e più lontano, spezzando gambe sopra e sotto il ginocchio. Nel giro di qualche minuto, il campo di battaglia è cosparso di corpi distrutti, sanguinanti, agonizzanti ed urlanti. Il drago avanza verso Maschera di Ferro ed Uglux, non curandosi della fragilità umana che calpesta e frantuma. L'armatura di Maschera di Ferro ha mutato se stessa, fino a produrre, come appendice al braccio destro, un lanciarazzi. Dragonfire cambia strategia, sollevando con una sola zampa due teppisti, che poi scaglia contro il pazzo corazzato. Il razzo dovrebbe percorrere non più di un centinaio di metri, per colpire il bersaglio, ma l'azione del drago lo intercetta in volo. Il proiettile di Maschera di Ferro non esplode, ma perde molta della sua energia nell'impatto con quelle carni e quelle ossa. Come Dragonfire aveva sospettato, quello non è un normale proiettile dotato di carica esplodente. Emette viceversa a contatto una sostanza schiumosa e vischiosa, che si espande velocemente ad avvolgere i due malcapitati. Il grumo che precipita al suolo, a pochi metri da Dragonfire, brucia senza fiamma, ma distrugge facilmente ciò che resta di quelle vite inutili. L'arma prodotta dall'armatura demoniaca trae un godimento palese da quelle uccisioni. Intanto Stritolatore non ha resistito alla tentazione di lanciarsi nella mischia. Uglux se lo vede arrivare addosso, e non riesce a schivare quella massa dinamica di muscoli, ossa e metallo. Il mago mutaforma non cade, ma viene immobilizzato da spire lunghe più di nove metri. Stritolatore fissa i suoi occhi in quelli di Uglux, apprestandosi ad azzannarlo a morte. Purtroppo per il campione dei serpentoidi, Maschera di Ferro è nei paraggi; l'armatura produce una potente carica elettrica, che coglie di sorpresa Stritolatore. Adesso è Uglux che afferra il rettile alieno, e la sua forza cresce per effetto della magia necromantica. L'arrivo di Stritolatore interrompe l'attacco di Dragonfire nei confronti dell'ancora numeroso esercito degli adoratori del vudù. Il drago, che non intende lasciare il serpentoide nelle grinfie dei suoi nemici, avanza a grandi passi. Uglux e Maschera di Ferro capiscono di dover interrompere in fretta la loro azione, per evitare grossi guai. Uglux, dimostrando una grande forza fisica, solleva Stritolatore e lo scaglia contro Dragonfire. Si tratta chiaramente di un'azione diversiva, ma il drago afferra al volo il serpentoide semistordito. Il luogo cimiteriale è talmente intriso di magia vudù e di morti recenti che le divinità oscure, intente ad osservare la battaglia oltre le barriere dimensionali, decidono di manifestare il loro potere necromantico. Coloro che sono morti vengono pervasi da una spaventosa semi-vita, che li costringe ad alzarsi in piedi, o a strisciare sui monconi degli arti spezzati. Gli zombie sono il piatto forte del vudù: un esercito difficile da distruggere, perché costituito da morti. Gli zombie uccidono in fretta i loro ex amici e colleghi feriti. I depravati ancora vivi, peraltro quasi tutti feriti in maniera apprezzabile, scappano in preda all'orrore. Stritolatore, che si è ripreso dall'attacco di Maschera di Ferro, è pronto a combattere assieme a Dragonfire. Adesso il serpentoide ha un altro conto in sospeso con gli adoratori della morte. Dragonfire, per nulla impressionato da quei morti lenti e stupidi, cerca di capire dove siano scappati i nemici veri. Poi finalmente arrivano sul campo di battaglia anche i mutanti di Evolution, desiderosi di fare la loro parte nell'estirpazione di quel male strisciante. Senza bisogno di parole, Dragonfire comprende che il serpentoide preferisce lanciarsi all'inseguimento del pessimo duo. La voce mentale del dottor Occulto avvisa il drago ed i mutanti della sua presenza astrale. Il potente telepate suggerisce a Kong e Fulminatore di seguire il serpentoide, per dargli manforte. Ferox attacca a suo modo uno degli zombie, che sono ancora più lenti di un umano. Gli artigli della donna leopardo strappano grossi pezzi di carne morta, ma di sangue non ne esce; semmai una specie di pus. Lo zombie però continua ad avanzare, con le braccia tese in avanti, come a voler strangolare un nemico non identificato. Ferox atterra e schiva facilmente l'attacco di un altro morto vivente. Poi si volta e colpisce quello di prima con un calcio all'indietro, che lo colpisce alla schiena, spezzandogli la colonna vertebrale. Adesso lo zombie non può fare che piegarsi in avanti e crollare; ma continua a dimenarsi. La Maga non spreca le sue energie psichiche con quei cervelli sfatti, ma, apprendendo come agire da Ferox, usa la sua psicocinesi per spezzare le ginocchia dei morti viventi più vicini. Dragonfire aiuta le colleghe mutanti calpestando gli zombie caduti: settecento chili di alieno verde frantumano tutte le ossa in un colpo solo, azzerando ogni parvenza di attività post-morte. Stritolatore è scivolato via ad una tale velocità da rendere difficile anche a Kong seguirlo. Fulminatore si apre la strada con scariche che distruggono del tutto i sistemi nervosi dei nemici, vivi o morti che siano. Le grandi energie prodotte dal suo organismo mutante pervadono i sistemi in disfacimento, li saturano e provocano anche piccole esplosioni ed incendi. Sysform è stata catturata, ma non sconfitta, quindi, sentendo i rumori della battaglia, aggredisce uno dei depravati adoratori del vudù. Non è ancora morto, ma la testata della serpentessa, che lo coglie in pieno petto, gli blocca il cuore in maniera molto dolorosa. Maschera di Ferro accorre con tutta la velocità che gli è concessa dall'armatura demoniaca, ma Kong gli atterra praticamente sulla schiena, con i suoi enormi piedi (o zampe). Il pazzo mascherato ricorda le precedenti sconfitte, e pensa sia giunto il momento di vendicarsi. Sbagliato, perché ora gli piove addosso anche Stritolatore. Il serpentoide lo avvolge subito nei suoi oltre nove metri di lunghezza; questa volta però, utilizzando uno degli innesti tecnologici del suo nuovo corpo, emette un campo di distorsione elettromagnetica. Maschera di Ferro prova a scaricargli addosso una scarica di energia letale, ma l'armatura non risponde. Stritolatore prosegue nel suo intento omicida, che però deve fare i conti con la grande resistenza dell'armatura. Lentamente il serpentoide molla la presa e si allontana da Maschera di Ferro, le cui velleità sono momentaneamente assopite, vista la contemporanea minacciosa presenza di Kong e di Stritolatore. Uglux aggredisce Sysform, ma Fulminatore lo colpisce con un lampo che provoca il distacco di pezzi di roccia dal corpo del mutaforma. Uglux e Maschera di Ferro si collocano schiena contro schiena, circondati da Kong, Fulminatore, Stritolatore e Sysform. Dragonfire si avvicina con un incedere che incute sommo timore, nonostante gli zombie residui gli si aggrappino invano addosso. Uglux non possiede il potere del volo, ma l'armatura di Maschera di Ferro potrebbe essere in grado di scagliarli entrambi a distanza di sicurezza. La procedura è pericolosa, ma sia gli accoliti, sia gli zombi sono ridotti ai minimi termini. Il decollo non è dei migliori, ma funziona, ed i due sacerdoti del vudù raggiungono una quota discreta in brevissimo tempo, per poi precipitare quasi fuori controllo in mezzo ad una folta boscaglia.
domenica 10 luglio 2011
Serpenti vudù_4° libro_142° episodio
Uglux: un mago antico, che viveva in mezzo a fedeli, adorato quasi come un dio. Poi arrivò Evolution, che gli sottrasse lo scettro del potere. Da allora lo scettro non è più conosciuto come lo scettro di Uglux, e quel mago antico non ha più adoratori. La sua forza magica era in buona parte contenuta nello scettro, ma i mutanti e Dragonfire lo sconfissero facilmente, con la forza bruta e gli altri super-poteri. Uglux è anche un mutaforma; è nato con questo potere, perché è lui stesso un mutante. Aveva già avuto a che fare con i poteri felini di Ferox, con l’agilità e la forza scimmiesca di Kong, con le scariche elettriche di Fulminatore, e con le abilità psioniche della Maga; ma non si sarebbe mai aspettato che un lupo nero, mai visto prima, lo aggredisse per staccargli una mano. Il lupo nero è intervenuto in difesa di Sysform, che non sarebbe stata in grado di contrastare i residui poteri magici di Uglux. Ma quali erano i progetti del malvagio mutaforma? Pensava di riconquistare il ruolo di un tempo, coinvolgendo la serpentessa extraterrestre. Un essere serpentino intelligente e chiaramente alieno avrebbe potuto validamente coadiuvare il mago in un rilancio del vudù. Uglux conosce molto bene quel politeismo sotterraneo. I devoti credono fermamente al potere della magia, naturale e non. Chiunque riesca ad aggregare le grandi masse di adoratori del vudù dispone di un esercito senza pari, di fedeli fino alla morte. Ora però Uglux deve concentrare tutte le sue energie per guarire. La rigenerazione completa della mano per adesso è esclusa, quindi il mutaforma adotta una protesi tecnologica, che gli tornerà utile in battaglia. Uglux si concentra, lasciando volare il suo spirito oltre le apparenze di questo mondo. Il suo corpo ha superato lo shock dell’amputazione della mano, e la perdita di sangue è stata contenuta. Al dottor Occulto, fondatore e capo di Evolution, non poteva sfuggire un’attività necromantica nei pressi della base del super-gruppo. Uglux, in preda alla sete di vendetta, si sta esponendo a forze molto potenti, che potremmo definire semplicisticamente demoni. Il lupo nero è lui stesso uno pseudo-demone, ma la sua impronta energetica è correlata alla natura animale incontaminata. I demoni che prendono forma di fumo, nei pressi del loro evocatore, preferiscono aggirarsi nei cimiteri sconsacrati. Il lupo nero ha strappato la mano ad Uglux, ma non solo per salvare la serpentessa, con la quale non aveva peraltro alcun rapporto di amicizia. Nancy, mutante psionica proveniente dal medioevo, avverte il turbamento del suo grosso amico peloso, perché tra loro esiste un legame molto solido. Nancy cade in uno stato di trance, in qualche modo simile a quelli che Navigatrice impiega per analizzare le implicazioni spazio-temporali. Sysform, scesa sulla Terra per comprendere la natura umana, viene attraversata da un brivido, quando le potenze evocate da Uglux, volgono il loro sguardo verso di lei. Provenire da un altro mondo può significare trascendere alcuni limiti che condizionano i nativi. Nel caso di Sysform, sfortunatamente per lei, la sua provenienza extraterrestre la rende invece vulnerabile all’attacco del vudù. La serpentessa perde quasi istantaneamente il controllo delle proprie azioni, ma non prima di avere inviato attraverso lo spazio-tempo un ultimo allarme disperato. Il dottor Occulto, che è il più potente telepate del pianeta, è impressionato dalla carica emozionale del grido psichico di Sysform, ed anche dalla sua successiva caduta in uno stato catatonico. Occulto incarica la sua allieva Navigatrice di inoltrare il messaggio a chi di dovere, nel caso in cui la Luna fosse troppo lontana per quel tipo di messaggio. Red Snake, capo del corpo di spedizione dei serpentoidi sul nostro satellite, interrompe le sue attività, e si immobilizza sul ponte di comando della sua astronave. Gli altri serpentoidi si chiedono cosa possa avere prodotto quell’effetto; che sia un’arma segreta dei maledetti terrestri? Navigatrice ha inoltrato il messaggio di Sysform anche al formidabile Stritolatore, campione dei rettili striscianti. Lui però, invece di bloccarsi, spalanca le fauci, producendo un fischio agghiacciante. L’ambasciatrice occulta dei serpentoidi sulla Terra è stata catturata da una forza spaventosa; questo significa che le azioni militari contro Base Luna sono momentaneamente sospese. Uglux non perde tempo, e conduce con sé la soggiogata aliena. Il posto scelto dal mutaforma per incontrarsi con i suoi adepti è ovviamente un cimitero isolato e sconsacrato. Marmaglia di vario genere: drogati, ubriaconi allucinati, psicopatici, killer seriali, stupratori. Tutti attendono in silenzio che il mostruoso Uglux cresca, assorbendo pietre e legno. Poi compare la serpentessa, nei suoi oltre tre metri. I debosciati ed i criminali presenti capiscono, nonostante il cervello non sia la loro parte migliore, che quello non è solo un grosso serpente. Il maestro ha ragione, quando grida che l’essere che lui ha soggiogato è una manifestazione terrena del temutissimo dio serpente. I pazzi saltano e gridano, mordendosi e graffiandosi a vicenda. L’ignobile sceneggiata avviene nel cuore della notte, e qualcuno, che non riesce a dormire, chiama la polizia. Uglux li sente arrivare, ma vuole mettere alla prova il suo nuovo esercito. Quando i poliziotti intimano l’alt alla masnada di depravati, capiscono di avere commesso un errore, perché quelli non hanno più paura neppure della morte. I poliziotti sparano prima in alto, poi ad altezza d’uomo, ma vengono facilmente sommersi e percossi senza pietà. Un poliziotto riesce però a salire in auto, nonostante le ferite. Un pazzo gli si para davanti, ed il poliziotto lo investe senza esitare; qualche cretino lo metterà sotto accusa, ma lui sarà ancora vivo. Quando il poliziotto arriva in centrale, è ridotto male, ma può riferire alla detective Lucrezia ciò che ha visto e sentito. Lucrezia, incaricata di occuparsi di eventi “insoliti”, ipotizza che la serpentessa aliena si sia alleata con il mostro che guida la banda dei depravati cimiteriali. Però un istante dopo ci ripensa, perché il suo lato felino non ci crede. Sysform è un essere pericoloso, ma non è una degenerata, e non si presterebbe a pericolosi giochi che coinvolgano la magia oscura. Forse neppure Uglux ci aveva pensato, ma le potenze della morte e della disperazione hanno deciso di procurargli un alleato. Uno forse più pazzo di lui. Un malvagio sconfitto più volte da Evolution, e scagliato in un altro piano dell’esistenza, dove è sopravvissuto spese della sua anima. Un umano che gode ad essere pervaso dalle forze demoniache più degradanti. Le energie senzienti che stanno dietro il vudù raccolgono grandi quantitativi di forza vitale dalla moltitudine di debosciati. Molti di loro cadono e digrignano i denti. Molti si ammalano in quel momento di malattie incurabili, ma ridono come se avessero vinto un premio alla lotteria. Il vudù decide di puntare su Uglux, ed apre un portale dimensionale, dal quale striscia fuori il vecchio Maschera di Ferro. Psichiatri scriverebbero molti libri per cercare di spiegare come la mente umana possa decomporsi come quella di Maschera di Ferro. Il punto è che il pazzo corazzato quegli stessi psichiatri li ucciderebbe in centinaia di modi, diversi tra loro e con sofferenza prolungata al massimo. Uglux non è peraltro un esempio di sanità mentale, e gradisce di accompagnarsi con uno spirito quasi simile. I pazzi che adorano il vudù ed Uglux hanno viceversa seri dubbi su Maschera di Ferro, e lo attaccano, perché tipi così non perdono tempo a parlare e neppure a ragionare. Quel metallo, che una volta era acciaio, ora è una sostanza durissima, flessibile ed autorigenerante. L’armatura di Maschera di Ferro lo possiede, ma ne subisce altresì l’influsso nefasto: una simbiosi esplosiva. Per lui la vita è un inferno, ma gli piace che sia così. Per cui quei caproni biascicanti che lo assalgono, armati di coltelli e sbarre di ferro, lo fanno sorridere. Li colpisce senza pietà, e lo stesso fanno loro con lui. Si divertono mentre muoiono sventrati e dissanguati. Nella loro dimensione, le divinità demoniache del vudù sono felici di avere dato credito a quei pazzi umani. Poche altre forme di vita, tra quelle da loro conosciute, sono altrettanto sprezzanti della vita, della morte e finanche dell’estetica. In breve, Maschera di Ferro di erge, coperto di sangue ed altri liquidi ributtanti, tra una moltitudine di corpi massacrati. Uglux sa che, appena si spargerà la voce, molti accorreranno per sostituire, in maggior numero, quelli che sono appena stati spediti all’inferno. Intanto Sysform giace in una cripta, avvolta su se stessa, in attesa che il suo padrone le ordini di muoversi. Lei però non ha un padrone: questo è il messaggio che proviene da enormi profondità del suo essere asservito. Una piccola scintilla che rifiuta di spegnersi, e che anzi inizia lentamente a divampare. Uglux vuole ovviamente vendicarsi di tutti i suoi nemici, iniziando da quelli veri, per poi estendersi a quelli immaginari. Il malvagio mutaforma intende spezzare il lupo nero, prima nell’anima e poi nel corpo. Per farlo decide di spedire la serpentessa ad uccidere la piccola Rebecca. Immagina con esaltazione il piccolo corpo della ragazzina lupo, squarciato dalla zanne velenifere della possente extraterrestre. Poi toccherà al lupo nero morire. Sysform è felice di poter uscire dalla cripta, ma impazzisce se pensa di essere stata spedita ad uccidere una bambina. La serpentessa, avvistato il branco, aggira i mannari adulti, avvicinandosi ai bambini. Se fosse in sé, scatterebbe in perfetto mortale silenzio. Invece, come estrema reazione, fischia come un cobra di dimensioni mai viste. Ottiene ciò che vuole, perché Rebecca ed i suoi amici schizzano via per evitare il suo assalto. Ora però l’incantesimo vudù si rafforza, e Sysform perde il controllo delle sue spire. Rebecca sarebbe spacciata, non potendo reggere il confronto con la forza della serpentessa. Con Evolution e Dragonfire sulla Luna, pare che nessuno possa intervenire per evitare che l’atrocità perpetrata da Uglux si concretizzi. Non la pensano così la telepate Nancy ed il lupo nero, che digrigna i denti pronto a lacerare l’innocente Sysform. Uglux e Maschera di Ferro pregustano lo scontro tra due esseri che dovrebbero essere alleati. Questa è l’essenza del male: creare dissidio e contrapposizione illogica. Il lupo nero e la serpentessa si morderebbero a vicenda; poi forse lui, avvelenato a morte, riuscirebbe a spezzarle la colonna vertebrale. O forse lei serrerebbe le sue spire potenti sul suo collo. Nancy però fa in tempo a sondare mentalmente Sysform, comprendendo il suo stato di sottomissione, indotta dal vudù. Il lupo nero guarda perplesso l’amica telepate, e frena il suo impeto mortale. Nancy spara una possente scarica mentale nella testa dell’aliena serpentiforme. Quell’energia, che normalmente la frastornerebbe, la libera viceversa dal potere del perfido Uglux. Il ritorno di Uglux e di Maschera di Ferro convince Evolution e Dragonfire a tornare sulla Terra, ma nel frattempo i due perfidi soggetti potrebbero produrre molti danni irreparabili. Contestualmente anche i serpentoidi decidono di inviare Stritolatore sulla Terra, per riprendersi Sysform. Giacché necessita un’azione istantanea, il dottor Occulto ottiene da Ferox l’assenso a trasferire la sua essenza nel corpo della detective Lucrezia, che in tal modo sarà in grado di spalleggiare validamente Nancy ed il lupo nero. Dato il legame simbiotico, ottenuto grazie allo scettro magico che Evolution ha strappato ad Uglux, Lucrezia cessa di essere umana, e diventa Ferox. La donna leopardo, stanca di operare in un contesto lunare, piomba su Uglux come una furia, graffiandolo ferocemente. Se il mutaforma non avesse assorbito sassi e legno, sarebbe già ridotto in brandelli. Il soffiare di Ferox è feroce, e contagia sia il lupo nero, sia i giovani mannari, che si buttano nella mischia. Gli allievi si accontentano saggiamente di assalire ed aprire ferite ripugnanti, sulla carne della marmaglia convenuta per adorare Uglux. Rebecca ed i suoi amici si lanciano, due o tre alla volta, contro ogni singolo teppista. Poco possono questi esemplari di feccia umana contro i mannari, seppure poco più che bambini. Lupo nero ha già impattato con grande clangore contro la corazza di Maschera di Ferro. Il criminale non è ferito, ma il lupo demone è molto più veloce di lui. Sysform blocca le gambe di Maschera di Ferro, che precipita al suolo; poi cerca di avvolgerlo, ma commette un errore, giacché l’armatura emette una scossa elettrica decisamente forte. La serpentessa sopravvive, ma si ripiega su se stessa per riprendersi. Il lupo nero cerca di mordere il volto di Maschera di Ferro, ma senza apprezzabili risultati. Poi Uglux si libera per un attimo di Ferox, e colpisce il lupo con un potente calcio. In attesa del momento giusto per colpire, Nancy si accorge che l’essenza della Maga è stata spedita in suo soccorso. Solo un telepate potente come il dottor Occulto potrebbe trasferire gli spiriti ed i poteri di Ferox e della Maga attraverso lo spazio cosmico. I poteri congiunti delle due mutanti producono due lampi psichici, che colgono impreparati sia Uglux, sia Maschera di Ferro. A quel punto, avviene l’assalto di una torma di decine o addirittura centinaia di adoratori del vudù. Gli esagitati sbavanti accettano senza timore di morire le zanne e gli artigli di Ferox e del lupo nero. Respingono i giovani mannari di Rebecca, che ripiegano dietro la donna leopardo ed il lupo demone. I pazzi umani drogati non temono, anzi chiedono la morte, e la morte ottengono. Lo scontro dura finché solo gli eroi rimangono in piedi, o sulle zampe. Il lupo e la mutante felina ne hanno sventrati tanti da saziarsi per giorni interi. Il punto è che Maschera di Ferro ed Uglux sono riusciti a scappare, o forse sono stati trasportati via dai loro accoliti.
domenica 3 luglio 2011
BATTAGLIA LUNARE_4° libro_141° episodio
Il dragoncraft funziona benissimo anche sulla Luna, perché trae energia direttamente dal drago verde di Evolution. Vola addirittura meglio che sulla Terra, dovendo controbattere una gravità minore. Dragonfire vola incontro all’astronave dei serpentoidi, deciso a restituire una delle molte visite che loro hanno fatto a Base Luna. Forse gli alieni striscianti non si aspettavano che qualcuno là sotto potesse raggiungerli senza una navetta. I reptoid si sono mantenuti a distanza e ben visibili, proprio per distrarre i serpentoidi dall’attacco di Dragonfire. Brak e Ssax osservano sui loro schermi l’ascesa di Dragonfire, pronti ad intervenire a loro volta. Raggiunta l’astronave in orbita attorno alla Luna, Dagonfire scatena la sua super-fiamma a distanza ravvicinata. Il metallo, resistente alle micro-meteoriti, fronteggia l’impatto con un plasma a dir poco incandescente. All’interno dell’astronave dei serpentoidi, suonano tutti gli allarmi: un attacco inaspettato, di grande potenza. Le squadre speciali si dirigono nell’area colpita dalla super-fiamma; poi però retrocedono, giacché l’armatura esterna della nave stellare ha raggiunto il calor bianco. Dragonfire ha scatenato un vero inferno, accecante e caldissimo; ma lui si muove nel suo elemento, e prosegue con forza inimmaginabile. Nel giro di pochi secondi, il metallo extraterrestre passa direttamente dallo stato solido allo stato gassoso. Dal varco incandescente, Dragonfire accede ad un enorme hangar; i serpentoidi lo osservano da lontano. Trattandosi di una razza guerriera, lo attaccherebbero fisicamente, sperando che il numero possa sconfiggere quel colosso scaglioso. Però la dura scorza dei serpentoidi non li protegge dal grande calore, e devono aspettare che si dissipi nel vuoto. Visto che i serpentoidi non vanno da lui, Dragonfire avanza verso di loro, pronto a distribuire pugni colossali, calci dirompenti e micidiali colpi di coda. Drago Nero è salito sulla navetta dei due reptoid, Brak e Ssax. Giungono anche loro al varco prodotto dalla super-fiamma di Dragonfire; seguono il drago verde, per evitare che si diverta da solo a bastonare almeno un centinaio di serpentoidi agguerriti. Il colossale hangar si presta in maniera mirabile alla battaglia che scoppia subito dopo. Brak e Ssax rinunciano per ora ad impiegare le loro pistole a raggi, coinvolti da Dragonfire e Drago Nero in quella manifestazione di fisicità draghesca. I serpentoidi che si scagliano contro Dragonfire impattano contro i suoi pugni, o colpiscono le sue durissime scaglie. Il drago di Evolution non frena i suoi colpi, come fa di solito sulla Terra. La coda di Dragonfire taglierebbe l’aria sibilando, se l’atmosfera di quella sezione dell’astronave non fosse stata risucchiata all’esterno. Serpentoidi colpiti dal drago verde si salvano perché la gravità lunare permette loro di volare lontano; ma le ossa si rompono comunque. Drago Nero, la cui forza è quasi pari a quella di Dragonfire, si apre la strada tra serpentoidi sibilanti, che cercano di avvinghiarsi a lui per stritolarlo. Brak e Ssax, leggermente più piccoli, dispongono comunque di una massa quattro o cinque volte superiore a quella del serpentoide medio. I mutanti di Evolution sono anch’essi giunti all’astronave aliena, ma stanno preparandosi ad entrare da una breccia diversa, prodotta da loro stessi. I quattro mutanti indossano tute spaziali alleggerite, progettate da Kong. Volano grazie a quattro craft, analoghi a quello di Dragonfire. Fulminatore richiama tutta la sua energia, per produrre una scarica elettrica altamente penetrante; è la prima volta che opera in assenza di atmosfera, ma ciò non pare diminuire in alcun modo il suo grande potere. Simile ad un laser, una lama di energia concentrata perfora la spessa corazza della nave stellare dei serpentoidi. Ora però Fulminatore deve riposarsi per rigenerare le sue energie; gli subentra la Maga, che insinua la sua forza telecinetica nel foro aperto dal collega. Ferox e Kong partecipano allo sforzo della Maga, sparando con i loro fucili dirompenti. Il metallo alieno lentamente cede, consentendo ai quattro mutanti di entrare. Alcuni serpentoidi accorrono, ma il grosso delle forze è impegnato contro Dragonfire e gli altri tre draghi. Ferox decide di testare per prima la sua tuta spaziale in un combattimento corpo a corpo. La falla nella parete dell’astronave ha causato la fuoriuscita di un’atmosfera che sarebbe stata respirabile anche per i quattro mutanti terrestri. Ora invece Ferox non può privarsi del respiratore; ma è convinta che la sua grande versatilità compenserà l’handicap, in fretta e bene. La donna leopardo ha già ampiamente dimostrato, contro Stritolatore, di non avere alcun problema ad usare le sue armi naturali contro questi grossi serpenti extraterrestri. Sa che si tratta di creature molto intelligenti, ma in battaglia vince chi colpisce per primo, chi colpisce più forte, e chi affonda i colpi successivi. I serpentoidi aprono le fauci, desiderosi di avvelenare quella tremenda creatura saltellante. Ferox pare danzare, ed i suoi colleghi sanno che quando si comporta così è ancora più pericolosa. Kong balza a suo modo, con una grande forza correlata ad una massa di ossa e muscoli molto compatti. Lui non graffia e non taglia, ma percuote con le grandi mani e gli ancora più grandi piedi. Serpentoidi rimbalzano contro le pareti, e scivolano al suolo storditi. La Maga, come accade sovente, viene accerchiata da nemici che la ritengono una sorta di debole umana: una mascotte che i mutanti si porterebbero in giro per motivi poco chiari. Nulla di più sbagliato: la Maga colpisce due o tre nemici contemporaneamente, con le sue lame mentali. Grandi mal di testa lunari costringono numerosi serpentoidi ad abbandonare la prima linea dei combattimenti. Fulminatore, ripresosi dal precedente impiego massiccio della sua energia, per il momento spara scariche a breve distanza, che si rivelano micidiali per i nemici già duramente provati dagli attacchi di Ferox, Kong e Maga. Sull’altro fronte, i serpentoidi, accertata la superiorità fisica degli avversari, mandano all’attacco una torma di robot multizampe, di dimensioni decisamente superiori a quelli incontrati finora. Uno di detti aggeggi, alto almeno sei metri e lungo nove, apre subito il fuoco contro il più forte tra gli intrusi. Dragonfire, investito in pieno dalla scarica d’energia, perde contatto con la pavimentazione metallica dell’astronave, che esplode verso l’alto. Drago Nero ed i due reptoid si voltano allarmati verso la deflagrazione. La temperatura si è alzata in maniera pericolosa, ma il drago di Evolution è in perfetta sintonia con l’elemento fuoco, e si riprende all’istante. Dragonfire risponderebbe al fuoco con il fuoco, ma potrebbe danneggiare anche gli alleati. Con un sorriso, effettuato con fauci non strutturate per sorridere, il colosso verde attacca frontalmente il grosso robot multizampe. L’impatto si trasmette all’intera astronave, ed il suono si propaga attraverso il metallo, non potendo farlo attraverso l’atmosfera assente. Brak e Ssax cercano a loro volta un avversario degno della loro forza. Drago Nero è stato assalito da una decina di emuli di Stritolatore, convinti di poterlo sottomettere grazie al numero. Ciò che i serpentoidi non sanno, ma che stanno per scoprire in maniera dolorosa, è che il drago robot è in grado di scatenare dalle fauci una propria fiamma. Appena iniziano ad assaggiare quella elargizione rovente, i rettili striscianti ripiegano, onde evitare di finire arrostiti. Anche per Brak e Ssax è arrivato finalmente un grosso robot multizampe, e loro lo investono con una carica irresistibile. Adesso ci sono due robot che, rovesciati sulla schiena, agitano le loro zampe verso l’alto. Alcuni serpentoidi aprono il fuoco contro Dragonfire, Brak e Ssax; è più che altro un fuoco di disturbo, dato che si tratta di armi portatili. Drago Nero interviene, scagliando diversi serpentoidi, come proiettili viventi, a distanza di decine di metri. All’interno di Base Luna, i quattro astronauti terrestri sono stati messi al corrente dell’assalto all’astronave dei serpentoidi. Avrebbero partecipato volentieri, ma volare a bordo di un craft, e sfondare una parete di metallo alieno con la super-fiamma o con le scariche di Fulminatore, esula dalle loro abilità professionali. Quello che non sanno, per ora, è che Stritolatore ha deciso di restituire la visita, e l’obiettivo sono loro quattro. Il campione tra i serpentoidi irrompe all’improvviso nel locale dove si trovano i quattro terrestri. La sua massa è impressionante specie ora che è parzialmente ricoperto di lucente metallo. I quattro terrestri sono cambiati parecchio, da quando arrivarono sulla Luna, sebbene non come Stritolatore, che è quasi morto e rinato. Gli astronauti intellettuali sono stati addestrati dai mutanti e dai draghi; adesso impugnano disinvoltamente i loro fucili al plasma, e sparano contro l’aggressore. Stritolatore è molto veloce, e vedersi arrivare addosso un rettile lungo più di nove metri spaventerebbe qualunque essere umano. Gli astronauti quindi evitano di soffermarsi su ciò che potrebbe capitare loro se venissero azzannati da quel mostro, e non smettono di sparare. Colpito più che altro di striscio, Stritolatore avverte comunque il morso del plasma caldissimo. Soffia, allarga ulteriormente le fauci, e riparte all’attacco. Nei suoi occhi, una luce folle, che promette morti dolorosissime. Base Luna decide allora di intervenire, scagliando addosso all’intruso frammenti della sua stessa durissima sostanza. Stritolatore finalmente capisce il motivo per cui entrare e muoversi entro Base Luna ha allarmato i suoi istinti animali. Base Luna è viva, e parteggia per i terrestri. Il serpentoide non è pazzo come vuole sembrare, per cui utilizza le sue forze per allontanarsi in fretta, in maniera possibilmente indolore. Ma non ha tenuto conto del ritorno di Evolution, e non è il solo a possedere istinti atavici. Ferox, mentre entrava nell’astronave aliena, ha percepito un richiamo proveniente da Base Luna. Ora fronteggia il serpentoide modificato, e lui accetta lo scontro, pregustando le carni della donna leopardo. Un pugno colossale di Kong si abbatte però sulla testa blindata di Stritolatore, che impatta dolorosamente contro il pavimento di Base Luna (e Base Luna ringrazia). L’uomo bestia di Evolution colpisce velocissimo anche coll’altro pugno, e frammenti di metallo schizzano in giro. Il possente serpentoide si distrae quanto basta a commettere un grosso errore: volta le spalle a Ferox. Lei gli atterra addosso, dopo un salto fenomenale; poi i suoi artigli lacerano le residue carni del mostro, che finalmente grida. I sostenitori del singolar tenzone potrebbero obiettare che Kong e Ferox sono in due contro un solo serpentoide. Ma detti puristi del combattimento cambierebbero opinione se assistessero al contrattacco di Stritolatore. Le sue spire colpiscono entrambi i mutanti, che incassano il colpo, e si preparano ad una disputa all’ultimo sangue. Base Luna la vede diversamente: i suoi corridoi diventano quindi condotti di espulsione, attraverso i quali raggi di forza gravitazionale agganciano ed espellono il potente nemico. Dragonfire, Drago Nero ed i due reptoid Brak e Ssax nel frattempo si sono allontanati dall’astronave dei serpentoidi, dopo avere prodotto danni considerevoli. Fulminatore e Maga hanno impiegato le loro super abilità per sganciarsi dai pochi serpentoidi ancora in grado di combattere. Stritolatore, sulla superficie lunare, osserva l’avvicinamento dei mutanti e dei draghi. Non è ancora sconfitto, ma non è questo il momento di riprendere le ostilità. Sulla Terra, Uglux, ricorrendo alle sue doti divinatorie, percepisce il legame tra la serpentessa Sysform ed Evolution. Questa creatura extraterrestre è forte e meritevole di essere studiata. Uglux pensa di coinvolgerla nei suoi prossimi folli piani. Le compare quindi davanti, sorprendendo i suoi sensi animali. La serpentessa tuttavia non intende intavolare alcuna discussione con un essere dal quale promana una tale malvagità; per cui lo attacca a testa bassa. La cresta ossea della serpentessa provoca dolore al mutaforma, che subito inizia ad assorbire la forza dei mattoni di un vicino muro. Il pugno di Uglux è molto potente, ma Sysform è decisamente più veloce di lui. Il colpo va a vuoto, o meglio danneggia il muro di un edificio. Avendo assorbito la forza dei mattoni, Uglux ne ha però assorbito anche la relativa fragilità: ora la sua mano è scheggiata e quasi inservibile. Sysform lo colpisce con le sue spire, mirando alle parti corporee nelle quali la carne prevale su altri materiali. Lei stessa patisce l’urto, ma Uglux ne è stordito. Decidendo di far ricorso alla sua forza magica, il mutaforma punta l’altra mano, che inizia ad emettere energie azzurrine. Questa mano è rimasta di carne ed ossa, altrimenti non riuscirebbe ad innescare le forze magiche. Sfortunatamente per Uglux, il lupo nero decide di serrare le sue forti fauci sulla mano normale, strappandogliela dal braccio. La sorpresa è subito seguita da un grande dolore fisico, ma Uglux ordina al proprio sangue di non sgorgare dall’orrendo strappo. Poi, in una cortina nebbiosa, corre a rintanarsi in qualche buco profondo, nel quale ricucirsi le ferite.
