lunedì 16 aprile 2012
DRAGHI, LUPI E SPADE_183° episodio
Rebecca, ragazzina mutante che ha acquisito poteri licantropici dopo essere stata rapita e poi adottata da un clan di lupi mannari, corre velocissima, costeggiando un caseggiato della periferia cittadina. Sonia, che è una licantropa nata, converge da una diversa direzione, puntando sul bersaglio comune. David e Pedro, che completano il quartetto dei giovani lupi mannari, osservano le loro amiche, dal tetto di un basso edificio. Rebecca e Sonia scattano assieme, saltano e si tuffano addosso ad un grosso lupo, dal folto manto nero. La scena si svolge di notte, intorno alle tre; né il lupo, né le licantrope emettono ringhi o altri suoni. Resistono alla tentazione di farlo, perché si stanno allenando, e non vorrebbero essere disturbati dall'arrivo della polizia. Ecco il motivo per il quale i due maschi non partecipano: per tenere d'occhio le strade adiacenti. Sonia e Rebecca si sono trasformate parzialmente in lupe mannare; ciò significa che non sono completamente coperte dal pelo, e la loro faccia non è ancora diventata un muso. Lupo Nero percepisce l'attacco prima ancora di vederlo. Tali sono i suoi riflessi che, nonostante la massa impressionante, scivola tra le due giovani licantrope, prima che gli piombino sul dorso. Loro di conseguenza atterrano sul selciato, ma sulle quattro zampe. Sono però subito pronte alla battaglia, resistendo sempre alla tentazione di ululare a squarciagola. La madre di Rebecca, che è umana, ricorda sempre alla sua amata figlia di contenere la sua naturale esuberanza. Lupo Nero mostra le sue temibili zanne, ma fortunatamente per le giovani allieve non fa sul serio. Rebecca lo attacca da sinistra, Sonia da destra; il lupo demone ammira la coordinazione dei reciproci movimenti. Un avversario meno veloce di lui avrebbe assaggiato gli artigli delle licantrope. Danno il meglio di sé stesse, e si avvicinano sempre di più al bersaglio, ma anche questa notte ha vinto il lupo nero. Due morsi e si ritroverebbero con l'addome squarciato, o una zampa spezzata. Meno male che è un allenamento, pensano David e Pedro, mentre girano un video che non potranno pubblicare su YouTube. Una notte proficua per i nostri giovani eroi, che, salutato il loro maestro, vanno a casa a dormire. Anche loro frequentano la scuola, dato che il clan non alleva lupacchiotti illetterati. I super-sensi del lupo demone lo avvertono che nessun umano ha assistito allo show appena concluso. La sua sensazione è che tutti i cervelli umani nel raggio di diverse centinaia di metri siano immersi nella fase più acuta del sonno. Lupo Nero però non si accorge di essere spiato da Maschera di Ferro, vecchio nemico di Evolution. Questo perché il famoso criminale ha trasceso l'umanità da parecchio tempo. Inoltre la simbiosi che ha con la sua armatura accentua questo suo essere alieno. Maschera di Ferro rimane comunque a distanza di sicurezza, per non sfidare troppo la sorte. Il criminale dispone di un velivolo estremamente silenzioso, dotato di sensori tecnologicamente all'avanguardia. Così, mentre Lupo Nero si allontana correndo, Maschera di Ferro lo segue con discrezione. Ciò che vuole fare è colpire appena se ne offra la possibilità. Il bestione peloso corre attraverso la città, evitando di attraversare la strada in presenza delle poche auto in circolazione a quell'ora. In corrispondenza di un grosso parcheggio di un centro commerciale, Maschera di Ferro lancia in avanti il suo velivolo. Lupo Nero però avverte il rumore prodotto dalla frizione dell'aria sulle lamiere metalliche. Si volta, inquadrando subito il pericolo in avvicinamento. Il criminale gli spara addosso una salva di freccette narcotizzanti, silenziose ma in grado di iniettare grossi quantitativi di liquido. Il lupo demone salta, per sfuggire ai proiettili. Nonostante la sua massa, il predatore non è certo un bersaglio facile da colpire. Individuato il nemico, Lupo Nero parte a sua volta all'attacco. Sfortunatamente per lui, Maschera di Ferro ha già lanciato una granata che, deflagrando, proietta nel raggio di molti metri innumerevoli dardi. Questa volta, alcuni di essi colpiscono Lupo Nero; ma il suo metabolismo reagisce fulmineamente, ritardando la narcosi. Maschera di Ferro non si sarebbe immaginato che quel bestione riuscisse ancora a saltare fino a quell'altezza. Invece, Lupo Nero colpisce il velivolo aggressore, che galleggia a sei metri sopra il piano stradale. L'impatto rovina il delicato equilibrio del piccolo aggeggio volante, che precipita al suolo. Maschera di Ferro esce subito da quella chei potrebbe diventare una trappola. Il Lupo Nero gli piomba addosso, addentando l'armatura, come se volesse frantumare quel metallo resistentissimo. Trattandosi di un lupo demone, le sue zanne possono in effetti danneggiare l'acciaio, ma le sostanze narcotizzanti entrate in circolo riducono di molto l'efficienza della sua azione. Maschera di Ferro non cerca un combattimento leale; altrimenti non avrebbe attaccato a sorpresa. Non ci si può aspettare quindi alcuna incertezza o ripensamento da parte sua. Sebbene il lupo sia quasi svenuto, il criminale si rende conto che potrebbe riprendersi in fretta. Lo colpisce quindi con una fortissima scarica energetica, accompagnando la sua azione con una pazza risata. Lupo Nero crolla esanime, mentre, a distanza di chilometri, i quattro giovani licantropi percepiscono una sensazione d'allarme. Stavano dormendo in due tra le molte camere da letto della grande dimora del clan lupesco. Rebecca e Sonia si svegliano di soprassalto; si guardano in faccia, e corrono subito a bussare alla porta di David e Pedro, che sono altrettanto vigili. In breve, i quattro sono di nuovo in strada, cercando di capire di interpretare l'allarme che hanno sentito risuonare nelle loro teste. Intanto il perfido Maschera di Ferro ha trasportato Lupo Nero nella sua base, dove lo ha incatenato ad una parete. Il lupo lo guarda con occhi di fuoco, ma deve ancora recuperare le sue forze. Qualunque fosse il piano del pazzo corazzato, il suono proveniente da un monitor lo distrae dalla sua preda. Sul monitor si vede una figura enorme, decisamente più grande di un essere umano, che si muove nelle tenebre quasi complete. Maschera di Ferro nota che l'ombra è fornita di una grossa coda, pur camminando eretta. Per lui non ci sono dubbi: quello è Dragonfire, l'odiato alieno di Evolution. Maschera di Ferro ricorda gli scontri con il drago, e tutte le sconfitte subite. Anche l'armatura del pazzo vibra come se si rammentasse le lacerazioni subite, che ha dovuto riparare, con grande dispendio di energia. Attaccare nuovamente briga con Dragonfire è da pazzi, ma l'uomo dentro l'armatura la sanità mentale forse non l'ha mai posseduta. Prima di partire per la nuova imprevista missione, Maschera di Ferro chiama a sé un assistente, che ha recentemente schiavizzato. Si tratta di un fanatico di videogiochi; un sociopatico che da tempo cercava un padrone da servire. Il maniaco corazzato scruta quello strano umano, giovane, grasso e brufoloso, che in fondo gli suscita ribrezzo. Maschera di Ferro si considera infatti un grande guerriero, un uomo d'azione. Non ha alcuna considerazione per quegli esauriti che evitano la vita reale, preferendo quella virtuale. Ma gli serve qualcuno che sorvegli la baracca, ed è certo che il suo accolito risponderà ad ogni sua disposizione. Ivan, questo il nome della mezza calzetta, ride follemente alla vista del Lupo Nero incatenato. Non immagina che i giovani licantropi siano in caccia. Nella loro forma quasi lupesca, Rebecca, Sonia, Pedro e David trovano quasi subito la traccia olfattiva del Lupo Nero. Lui, sentendoli arrivare, latra in maniera agghiacciante, come se sapesse che presto tornerà libero. Un nuovo personaggio entra in questa vicenda: è il ninja grigio, che osserva immobile come il muro a cui è appoggiato i giovani licantropi presi ad annusare l'aria e l'asfalto. I quattro trovano infine il punto in cui Maschera di Ferro ha attaccato il loro maestro. Tutte le tracce presenti raccontano di una battaglia feroce, ma minata sul nascere da un attacco a sorpresa del malvagio. Nel frattempo, il pazzo corazzato è giunto nell'area indicata dal suo navigatore satellitare. Il drago non dovrebbe essere lontano. Maschera di Ferro prova una grande eccitazione, ma non può negare che la paura gli attraversi la spina dorsale. Riuscirà a vendicarsi, o Dragonfire gli frantumerà ancora una volta l'armatura e le ossa. Poi finalmente lo vede muoversi pesantemente nell'ombra. Un colosso di tre metri, simile ad un mostro preistorico, con zanne micidiali. Maschera di Ferro fa fuoco con un lanciagranate, ben sapendo che il drago è troppo forte per cadere a causa di colpo simile. Ma deve cercare di cogliere ogni possibile vantaggio; più ancora che contro il lupo. La notte viene scossa dall'esplosione e dal lampo. Il pericoloso criminale si avvicina ulteriormente, per replicare il lancio della granata, fino ad esaurire tutta la sua dotazione. Il drago ha subito l'effetto del colpo, ma ha mantenuto sostanzialmente la sua mobilità. È indebolito, ma rimane molto pericoloso. Maschera di Ferro finalmente lo vede da vicino, e si rende conto dell'errore commesso, giacché quello di fronte a lui è Black Dragon. L'automa, grande come Dragonfire, si erge in tutta la sua statura, pronto a restituire all'aggressore il colpo ricevuto, con gli interessi. Black Dragon solleva un'automobile, e la proietta contro Maschera di Ferro. Il teppista corazzato riesce ad evitare di essere colpito in pieno, ma subisce di striscio un impatto considerevole. Deve rialzarsi in fretta, perché il colosso robotico sta per piovergli addosso come una valanga metallica. Il pugno di Black Dragon si abbatte al suolo, mancando di pochissimo le gambe di Maschera di Ferro. Ma il super-criminale non è privo di risorse, e scarica addosso all'avversario una grande quantità di energia dirompente, che costringe il drago ad arretrare. Poi, sorprendendo il delinquente con la sua velocità, Black Dragon lo afferra saldamente. L'armatura di Maschera di Ferro scricchiola, mentre il drago esercita una pressione crescente. La battaglia potrebbe concludersi velocemente, data la massa e la potenza dell'automa. Ma l'armatura di Maschera di Ferro reagisce in una maniera insolita ed efficace: interferisce con i circuiti elettronici del nemico. Inizia quindi una lotta a fasi alterne per la supremazia. I due processori cercano di sopraffarsi. L'armatura di Maschera di Ferro sfrutta altresì le sue doti magiche per sconfiggere la superiore tecnologia di Black Dragon. I quattro giovani licantropi frattanto hanno scovato la casa dove Lupo Nero è tenuto prigioniero. Osservano da una finestra l'aguzzino, che, approfittando delle catene che imprigionano il loro maestro, lo provoca. L'umano sociopatico è stato per tutta la sua vita scacciato dai suoi simili. Adesso che serve Maschera di Ferro si sente finalmente realizzato, ma non ha tenuto conto che Lupo Nero ha degli amici, dotati di zanne ed artigli. Pedro guida l'attacco, togliendo l'iniziativa alle ragazze fin troppo intraprendenti. Sfonda una finestra, e balza dentro, ululando. Il brufoloso Ivan ovviamente arretra, cercando di capire di quale creatura si tratti. Pedro però commette l'errore di presumere che l'umano sia privo di armi. Maschera di Ferro gli ha viceversa fornito una pistola, e lui la usa, ferendo il giovane licantropo. È stato più che altro un colpo fortunato, giacché il tizio non aveva mai sparato prima. Ora però deve fare i conti con altri tre licantropi, decisi a misurare la loro velocità con la potenza di fuoco del feritore del loro amico. Intanto, entrando di soppiatto nella casa, nonostante i sensi super acuti dei lupetti, il ninja grigio estrae la sua katana. Si avvicina al Lupo Nero incatenato, che lo osserva con occhi di fuoco. Solleva la lama magica, e cala il suo colpo micidiale. Le catene sono di semplice acciaio, e si spezzano. Poi il ninja grigio solleva la lama, in un saluto silenzioso al Lupo Grigio, che risponde piegando il capo. Rebecca attacca da sinistra, Sonia da destra, ma il pazzo continua a sparare, e loro nonostante la loro velocità licantropica, rischiano di essere colpite. David sfrutta la distrazione per proiettarsi in un salto lunghissimo, che coglie di sorpresa il nemico. L'impatto lo scaglia al suolo, con il giovane licantropo che gli punta alla gola i suoi artigli. Il sociopatico immagina già di sentirsi la gola squarciata, con il sangue che sprizza in giro. Invece i giovani licantropi si accontentano di somministrare alcuni pugni sulla sua stupida testa. Se ci sarà una prossima volta, non finirà altrettanto bene. Pedro, che si è già ripreso dalla ferita da arma da fuoco, chiude la partita, con un unico potente pugno, che il grassoccio Ivan ricorderà per molto tempo. Lupo Nero era la vittima principale del piano di Maschera di Ferro, che adesso è però alle prese con un nemico imprevisto. Il drago robot alla fine trova in sé la forza elettronica necessaria a sovvertire l'aggressione della magia dell'armatura dell'avversario. Con un ringhio, Black Dragon afferra il super-criminale, sollevandolo da terra. Poi lo colpisce con la sua formidabile coda; il rumore di metallo percosso accompagna il volo di Maschera di Ferro, che non si arresta prima di avere sfondato un muro. Il drago robot non lo degna di un ulteriore sguardo, sbagliando, dato che il pazzo corazzato è ancora pericoloso come un serpente. Infatti Maschera di Ferro sta già assemblando un lanciatore di arpioni, in grado di produrre seri danni anche ad uno come Black Dragon. Questa volta non sarà lui a mordere la polvere. Questo il suo pensiero malato. Mira e si appresta a premere il grilletto, mentre il nemico gli mostra la schiena. L'arpione mortale però non parte, perché il Lupo Nero gli fa saltare dalle mani l'arma. Si direbbe che il potente predatore lo abbia trovato per prendersi una rivincita sul vile attacco di prima. Denti micidiali mettono a dura prova l'armatura, e l'uomo che si trova al suo interno. Il pazzo corazzato tenta di reagire, ma, a distanza ravvicinata, Lupo Nero è una furia incontrollabile. La lezione che gli impartisce dura lunghi minuti, nei quali circuiti delicati vengono messi allo scoperto e distrutti. Poi, mentre il lupo demone si allontana, dall'armatura provengono sfrigolii di elettronica irrecuperabile, e fumo di fusione. Il metallo ha fatto il possibile per proteggere la carne, ma i denti micidiali si sono aperti la strada in alcuni punti. Da questi squarci, il sangue del pazzo sgorga pigramente.
martedì 10 aprile 2012
RITORNO A CASA_182° episodio
La grande civiltà dei consumi ha abituato gli uomini e le donne occidentali ad un consumo smodato dell'energia elettrica. Purtroppo per loro, quando il caldo e la notte incombono sulle grandi città, i condizionatori ed i dispositivi di illuminazione entrano in conflitto per accaparrarsi la corrente disponibile. Come fare, si sono chiesti i pensatori tra gli umani. La soluzione è quella di blackout out preventivati, che anticipano i sovraccarichi della rete. Spengono prima che salti tutto. La cittadinanza tutta è avvertita dell'inizio e della fine del blackout out; in questo modo potrà regolarsi meglio. La donna arriva a casa durante uno di questi spegnimenti programmati. Entra in casa, senza pensare di non aver dovuto disinserire il dispositivo anti-intrusione, che, per effetto del black out non funziona. Quello che non ha ancora compreso, ma capirà tra poco, è che un criminale ha sfruttato l'assenza di difese per introdursi nella sua casa; ed ora la sta aspettando. Non si tratta di un rapinatore, bensì di un maledetto pazzo. Con il rapinatore si contratta: si introduce nelle case altrui per rubare, non per finire in galera per omicidio. I pazzi seriali invece non aggrediscono il prossimo per i soldi, bensì per affermare il lato oscuro della loro natura. La donna incontra un depravato che uccide da anni, secondo un rituale che solo lui capisce. Inutile cercare di razionalizzare la reazione ideale quando un simile individuo minaccia una vittima inerme. C'è chi afferma che convenga assecondarli, e chi invece sostiene che li si debba trattare con fermezza. La verità è che questi pazzi uccidono a prescindere dai comportamenti delle vittime. La donna si trova improvvisamente un coltello puntato alla gola, e precipita nella disperazione. Chi potrà aiutarla, specie in pieno black out? La sola buona notizia è che per ora il criminale non vuole ucciderla. Intende piuttosto trasportarla nella sua tana. Per fare ciò, la costringe a salire sul suo pick up. Tocca a lei guidare, mentre il delinquente la tiene sotto tiro con la sua pistola. L'incubo prosegue, mentre il veicolo si muove attraverso una città oscurata. I fari fanno il possibile per forare le tenebre, che paiono non volersi fare da parte. Sysform la serpentessa solleva la sua testa, per osservare i due umani che si trovano nell'abitacolo del pick up. L'aliena Sysform possiede doti telepatiche che le evidenziano lo stato di disagio della donna rapita. Sente anche la confusione e la malvagità che riempiono il cervello di quel topo di fogna. La serpentoide scopre che il killer seriale agisce da molto tempo, e si vanta di non essere mai stato individuato e fermato. Questa notte però Sysform farà un piacere all'umanità. Abbassa la testa, avvolgendosi nelle sue spire, decide di attendere che il veicolo si fermi. Poi agirà. Il viaggio del pick up dura quasi un'ora; la donna segue le indicazioni del pazzo, puntando a sopravvivere. La tana del pazzo è pronta ad accoglierlo, con tutte le attrezzature che lui ha predisposto per torturare le sue vittime. Quando Sysform colpisce, il delinquente non la sente arrivare. Lei non sta disputando alcuna gara con quella feccia umana; lo colpisce una sola volta, spezzandogli la colonna vertebrale. La testa crestata della serpentoide è molto più dura delle ossa umane, che si sbriciolano nell'impatto. Paralizzato istantaneamente dalla vita in giù, lo psicopatico crolla a terra. Potrebbe però ancora produrre danni, giacché ha mantenuto la presa sulla pistola. Il suo dolore è grande, ma anche la pazzia che lo permea. Poi Sysform lo guarda negli occhi, da pochi centimetri di distanza, e lui capisce di essere praticamente morto. La serpentessa lo addenta al collo, nutrendosi di tutta la sua vita residua. La donna è terrorizzata, ma Sysform ha ormai portato a termine la sua missione, visto che anche lei è una hunter killer, come i serpentoidi della squadra di Stritolatore. Loro hanno appena concluso la missione di evitare che un orso alieno divorasse un ragazzo terrestre. Chiarito che l'orso in questione era stato soggiogato, non resta che riportarlo a casa sua. Solo uno degli eroi di Evolution è abbastanza forte da tenere sotto controllo, senza ucciderlo, l'orso proveniente da una dimensione dove il freddo la fa da padrone. Solo Dragonfire può sopravvivere ai rigori estremi del mondo di provenienza del grosso plantigrado. Un portale di teletrasporto apre quindi uno wormhole, che collega il nostro stato dell'esistenza a quello dell'orso, che qualcuno ha soprannominato Blizzard. Si è meritato di tornare tra i suoi simili, ed il drago di Evolution lo accompagna. Un mondo dove la temperatura è perennemente sotto lo zero, di decine di gradi. Un cielo pieno di nuvole o forse di nebbia gelida e bagnata. Un uomo resisterebbe pochissimo da quelle parti, ma Dragonfire dispone di un'armatura naturale che lo ha protetto anche dal freddo della superficie lunare. L'orso chiaramente non soffre il freddo, grazie allo spesso strato di grasso sottocutaneo, coadiuvato da una folta pelliccia. L'orso, adesso che Nancy ha esorcizzato l'intruso che gli offuscava la mente, è felice di essere accompagnato da Dragonfire. La coppia di giganti si muove in un ambiente privo di punti di riferimento, ma il plantigrado conduce il drago lungo una rotta che solo lui vede. Le colline coperte di neve si prestano bene ad un agguato. Una decina di orsi sbuca all'improvviso a breve distanza da Dragonfire e Blizzard. Con ogni probabilità appartengono ad una differente tribù, o sono semplicemente banditi locali. Non sono grossi come Blizzard, ma hanno il vantaggio del numero. Non hanno tuttavia mai visto un drago, quindi ignorano la sua capacità di scatenare fiamme decisamente pericolose. Dragonfire però decide di affrontare i nuovi arrivati esclusivamente con la forza dei suoi muscoli, che sulla Terra è leggendaria. Il primo orso che balza addosso al drago viene accolto da un possente manrovescio, che lo solleva da terra, scagliandolo a metri di distanza. Blizzard non è altrettanto forte, però colpisce gli avversari con tutte le sue forze. In breve, Dragonfire viene circondato dalla maggioranza degli orsi, mentre di Blizzard se ne occupano solo due. Il drago si diverte per un po' a distribuire pugni a quelle montagne di pelo, ma ha cose più importanti da fare. Per cui solleva agevolmente sopra la testa uno degli aggressori, per poi scagliarlo senza particolare sforzo contro tre plantigradi che hanno commesso l'errore di trovarsi troppo vicini tra loro. In pochi secondi, il gruppo d'attacco degli orsi è dimezzato. Blizzard sfrutta la distrazione dei suoi simili per abbatterne uno nella neve. Ancora alcuni minuti di combattimento a senso unico e gli orsi si allontanano prudentemente dal colosso verde, giunto da un altro mondo. Adesso Dragonfire ed il suo accompagnatore possono riprendere la loro marcia, in mezzo alla neve eterna. Dopo alcune ore, i due giungono al villaggio di Blizzard, la cui popolazione è sicuramente stata preavvisata del loro arrivo. Gli orsi della tribù di Blizzard hanno scavato le loro dimore nella dura roccia. Maglio vivere nelle caverne che realizzare capanne di ghiaccio di dubbia funzionalità. Dragonfire e Blizzard avanzano tra due ali di folla alquanto minacciosa, fino a giungere alla caverna più grossa ed alta. Il capo della tribù si rivolge a Blizzard, per chiedergli per quale motivo si sia fatto accompagnare da quel colosso alieno. L'orso narra ai presenti di essere stato posseduto da una forma di vita proveniente dal mondo ove vivono le loro divinità. Blizzard invita il capo e l'intera tribù a riconsiderare la cieca obbedienza a quegli esseri malvagi. Dragonfire osserva il comportamento degli orsi, e, pur non capendo il significato delle parole, avverte che l'ostilità nei suoi confronti aumenta invece di diminuire. Peggio per loro, pensa il drago. Circondato da un centinaio di orsi alti dai due ai tre metri, Dragonfire è pronto a chiarire il suo punto di vista nel modo più doloroso, per loro ovviamente. Blizzard prova ad aiutarlo, ma i suoi ex amici lo sottomettono abbastanza agevolmente con il sovrannumero. La battaglia che inizia nella grande caverna potrebbe sembrare senza speranza per il drago di Evolution, ma solo a chi non conosca i suoi poteri. I suoi pugni sono formidabili anche conto esseri grandi più o meno come lui. La sua forza è incommensurabilmente più grande. Ogni pugno e calcio frantuma ossa ed abbatte i grossi nemici. Dragonfire non ha bisogno di colpire alcun avversario più di una volta: il pavimento roccioso si riempie presto di orsi doloranti, ma solo perché Dragonfire non ha ancora colpito per uccidere. Anche i suoi colpi di coda sono in qualche modo frenati. Uno o due orsi riescono a portare a segno pugni o calci, ma le zampe e gli artigli scivolano sull'armatura invincibile del possente extraterrestre. Quando Blizzard grida, per avvisare il drago che la guardia personale del capo sta puntandogli addosso armi particolarmente letali, il drago nel pieno della battaglia non lo sente, ma non può ignorare le granate che gli esplodono accanto. La seconda scarica esplosiva investe in pieno Dragonfire. Ancora una volta la sua armatura naturale viene messa alla prova e regge. Prova dolore, ma il suo fattore di guarigione, tipico dei rettili, interviene sollecitamente. Dragonfire si erge quindi in mezzo ad orsi uccisi dalle loro stesse armi. Con un solo balzo di numerosi metri, il possente alieno si scaglia contro gli aggressori armati. Adesso non intende frenare la sua furia. Le armi vengono sbriciolate, assieme alle ossa ed ai crani. La guardia del capo tribù combatte ferocemente, ma la coda di Dragonfire distrugge e frantuma. Alla fine, il combattimento coinvolge il capo tribù stesso, che coraggiosamente attacca Dragonfire con una specie di clava. Il drago con un solo pugno spezza la clava e le braccia che la reggevano. Poi solleva il nemico, e lo lancia contro la parete rocciosa. L'impatto avviene ad una velocità sufficiente a produrre un crollo parziale del tetto, che seppellisce il grande orso. Per alcuni minuti, nulla si muove nell'enorme sala. Poi Blizzard, liberatosi dei suoi aggressori, si avvicina a Dragonfire. Alcuni dei componenti della tribù sono sopravvissuti alla battaglia perché si sono dissociati dal capo. Adesso sono schierati con Blizzard, che ha subito l'onta di essere stato trasportato sulla Terra come carne da cannone, al servizio delle divinità della dimensione del ghiaccio e dell'entropia. Prima Blizzard era, come tutti i suoi simili orsi, un fervente religioso, pronto alla guerra santa ed al martirio; adesso però una briciola di consapevolezza si è risvegliata in lui. Si chiede cosa abbiano fatto gli Dei del freddo estremo di buono per lui e per i suoi simili. La battaglia tra Dragonfire e gli orsi non poteva passare inosservata, da chi ha interesse che nulla cambi in quel mondo sottomesso. Un ammasso di ghiaccio e neve, che vive in un modo del tutto differente da come vivono gli esseri della Terra. Acqua senziente e primordiale, in grado di assumere qualunque forma. Lui, adorato come un Dio, è convinto di esserlo, perché esiste da miliardi di anni. Non ha alcun motivo di computare il trascorrere del tempo, dato che il suo stato dell'esistenza non è un pianeta che ruota attorno ad una stella. È viceversa una specie di pianura infinita, abitata da entità che non hanno alcun bisogno di luce e di calore. Uno di questi Dei decide proprio ora di scivolare attraverso le barriere dimensionali, per punire il drago verde, che a lui pare un insetto. Alcuni umani, nella preistoria, si confrontarono con gli effetti marginali del passaggio degli Dei del gelo sulla Terra. Nacque allora una mitologia. Il gigante primigenio del gelo si chiamava Ymir. In assenza di altri nomi, sarà così che chiameremo la montagna di ghiaccio che invade l'intera immensa caverna degli orsi. Il freddo mostruoso penetra anche la pelliccia dei nativi, che fuggono all'esterno. Dragonfire li segue, preparandosi allo scontro con l'immenso nemico. Come una valanga di lava, il mostro cresce a dismisura entro e fuori dalla caverna. Dragonfire lo attende a piè fermo. Non è il primo sedicente Dio del ghiaccio che prova ad ucciderlo, ed anche lui scoprirà l'enorme difficoltà di concretizzare il suo desiderio. Ymir è alto almeno cento metri, con una massa inimmaginabile. Impugna una clava grande come il più grande dei campanili. Con essa percuote il drago di Evolution, o almeno ci prova. La clava colpisce il punto in cui il drago si trovava, giacché lui ha eluso il rozzo attacco. Una voragine si spalanca, accompagnata da un rumore di tuono. Dragonfire ride, così come sogghignano i draghi. La super-fiamma dentro di lui si anima spontaneamente, come un vulcano primordiale. È ormai evidente che lo scontro tra Ymir e Dragonfire è la contrapposizione tra il fuoco ed il gelo, ma anche tra il calore e l'entropia. Blizzard e gli orsi sopravvissuti si allontanano da quello scontro epico, sapendo di non poter in alcun modo interferire con le immense forze in gioco. Dragonfire afferra una roccia affiorante, che pesa numerose tonnellate; la strappa dal terreno, sollevando ghiaccio e neve. Poi la solleva sopra la sua testa, e la lancia verso il suo nemico. Quel proiettile mortale ruota su se stesso, mentre vola, lacerando l'atmosfera di quel mondo. Ymir sottovaluta quella piccola cosa, che però gli si conficca profondamente nel corpo. Pur non disponendo di organi interni, come gli esseri biologici, il colosso di ghiaccio risente del corpo estraneo. Ymir traballa sulle torreggianti gambe. La sua reazione è rabbiosa; la sua è una carica inimmaginabile, che produce un vero terremoto. Lui è un Dio, e non si farà sottomettere da un piccolo drago. In questo si sbaglia, dato che Dragonfire è ormai pronto a somministrargli tutta la sua super-fiamma. Fuoco e ghiaccio si scontrano, come avvenne sulla terra miliardi di anni or sono. Il risultato fu che il ghiaccio estremo fu esiliato quasi completamente, ed il fuoco fu costretto a rifugiarsi nelle profondità del pianeta. Adesso, nella dimensione degli orsi, il plasma alieno aggredisce e divora Ymir, che però non può morire. La sua natura primordiale lo pone oltre la morte; ecco perché implode, creando un vortice tra i mondi. Terminato il turbine, Dragonfire si materializza sulla Terra, nei pressi della base di Evolution; i suoi colleghi mutanti escono dal cacciatorpediniere per corrergli incontro. Analogamente, Ymir torna al mondo dell'entropia, dove medita sul potere immenso del drago di fuoco. Blizzard si chiede che fine abbia fatto Dragonfire, ma è quasi certo che si incontreranno di nuovo.
martedì 3 aprile 2012
LUPI, ORSI E SERPENTI_181° episodio
Rebecca, Sonia, David e Pedro hanno deciso di trascorrere una giornata in un parco giochi. Una scelta normale per ragazzi di quell'età, anche se loro quattro non sono esattamente “normali”. Sonia, David e Pedro sono infatti giovani licantropi purosangue. Rebecca invece è una licantropa onoraria; rapita anni fa da una femmina di quella specie ululante e pelosa, ha subito in qualche modo il contagio. Probabilmente Rebecca è una mutante, ed è stato il suo bagaglio genetico particolare a rendere possibile l'acquisizione di nuovi poteri. Un umano morsicato o graffiato da un licantropo il più delle volte deve assumere antibiotici, per evitare infezioni. Ma non si trasforma, come invece si vede nei film. I quattro lupacchiotti si divertono sull'otto volante e su altre diavolerie, che sembrano studiate per fare vomitare l'anima agli utenti. I nostri amici però hanno affrontato situazioni decisamente peggiori. Oggi in teoria non stanno rischiando la vita. Mentre svolazzano sulle rotaie, a bordo di vagoncini apparentemente pericolanti, scorgono tra la folla la loro amica Clara, accompagnata da Cyberdog, che finge di essere un cagnolino come tutti gli altri. Clara convive con il Tecnoragno, nel senso che l'alieno fatto di metallo vivente si è ramificato all'interno del suo corpo, rendendola più forte e veloce. Clara apprezza questa simbiosi, specie perché è stato il Tecnoragno a salvarla da una malattia che la stava uccidendo. Cyberdog è al corrente di tutto ciò, perché prima di Clara è stato lui stesso posseduto e migliorato dal Transformatron. Il Tecnoragno è un figlio del Transformatron, nel senso che è da lui che ha tratto la sua sostanza metallica e la consapevolezza elettronica. Clara aspetta che i suoi amici finiscano l'ennesimo giro su quella terribile giostra. Lei ci potrebbe salire, ma non vuole lasciare solo Cyberdog. A lui non farebbero fare un giro, credendolo un “cane”. In realtà Cyberdog è un piccolo super-eroe, ma vallo a spiegare ai giostrai! Clara inizia ad allontanarsi, sapendo che i giovani licantropi non avranno problemi a rintracciarla “a naso”. Tuttavia i suoi sensi acuiti dal Tecnoragno l'avvisano che qualcosa non funziona bene nelle macchine che trascinano i vagoncini lungo le rotaie dell'otto volante, o come diavolo si chiama quella giostra maledetta. Clara non può mettersi ad urlare, per paura di scatenare il panico. Tocca quindi al cagnolino cibernetico fare qualcosa, possibilmente in incognito. I quattro lupacchiotti potrebbero probabilmente schizzare giù dai vagoncini, grazie alla loro agilità, ma le altre persone non sono altrettanto dotate. Cyberdog si allontana correndo; aggira le gambe delle persone, con un'agilità riconducibile alla capacità di navigazione del Transformatron. Trovato il traliccio principale, che regge gran parte dei binari, Cyberdog estroflette artigli di metallo simile al titanio, ed inizia la sua scalata. Il Transformatron agevola la scalata grazie a tentacoli estremamente forti e versatili. Raggiunta una centralina elettronica, posta a decine di metri d'altezza, il cagnolino cibernetico ed il suo simbionte metallico ed elettronico interagiscono con il processore che gestisce la corsa dei vagoncini. Il Transformatron è lui stesso un computer, per cui esamina a velocità incredibile il software e l'hardware, fino a trovare il disguido. Adesso, sempre allacciati alla centralina, Cyberdog ed il Transformatron determinano il rallentamento dei vagoncini, che uno a uno scendono verso la stazione di partenza e di arrivo. C'è però un equipaggio che deve fare i conti con un guasto ulteriore. Il vagoncino traballa, rischiando di deragliare. Rebecca si ricorda di essere una licantropa, e si trasforma parzialmente per sfruttare i poteri che le derivano dalla forma transizionale. Trovandosi a numerosi metri da terra, non corre il rischio di essere identificata, a meno che qualcuno disponga di un binocolo. Si mette a correre, o meglio a saltare da una traversina all'altra, evitando il contatto con la rotaia elettrificata. Il suo obiettivo è di aiutare i bambini a bordo del mezzo semi impazzito. Rischia addirittura di essere investita, ma con un balzo sale a bordo. I bambini sono ovviamente impressionati dal suo aspetto, ma la paura di cadere da quell'altezza sovrasta ogni altra considerazione. Rebecca invita uno dei bambini a salirle sulla schiena, così da poter utilizzare le sue zampe potenti. Sonia, David e Pedro non si fanno pregare per seguire il suo esempio. In breve, quello strano quartetto di giovani super-eroi mette in salvo altrettanti bambini. Clara, saltata la copertura, sfrutta i poteri che le derivano dalla simbiosi con il Tecnoragno per arrampicarsi a sua volta sul traliccio, così da assistere gli amici licantropi, che stanno scendendo con i bambini. Poi però Rebecca, Clara, Sonia, David, Pedro e Cyberdog si defilano velocemente, per evitare di dover rispondere a domande imbarazzanti. Lupo Nero è il solo componente di questa squadra di amici di Evolution a non essere intervenuto; ha osservato gli altri da una certa distanza, giacché un bestione come lui avrebbe causato una fuga disordinata di tutti i presenti. Ora però un portale inizia ad aprirsi vicino a lui; segno di una missione nella quale è richiesto il suo intervento. Lupo Nero è esattamente ciò che dice il suo nome: un enorme canide con un pelame molto scuro. Non è esattamente un lupo; più che altro è un demone naturale, proveniente, come la sua amica Nancy, dal medioevo. Trasportati nel nostro presente dalla magia o dalla scienza di una grotta semi-senziente, i due si sono messi a lavorare assieme ai mutanti di Evolution. Mentre varca distanze di centinaia o forse migliaia di chilometri, Lupo Nero apprende dalla voce telepatica dell'amica Nancy che dovrà collaborare con la squadra dei serpentoidi hunter killer, che stanno cercando di stanare un orso bianco proveniente da un altro stato dell'esistenza. La bestia maledetta sembra intenzionata a fare merenda con un ragazzo di nome Christian. L'astio nei confronti del giovane umano deriva dal fatto che un intruso, proveniente dalla dimensione dei giganti del gelo, ha preso possesso del cervello non particolarmente brillante dell'orso. La squadra dei serpentoidi è composta da: Stritolatore, Anaconda, Pitone e Boa, che è lo sciamano del team. I serpentoidi sono una razza extraterrestre che, per il momento ha deciso di non invadere la Terra. Anche perché sulla Luna hanno subito alcune dolorose battute d'arresto ad opera dei mutanti di Evolution, di Dragonfire, e dei loro amici Drago Nero, Brax e Ssax. I serpentoidi adesso lavorano, con il consenso delle autorità delle più importanti nazioni della Terra, come cacciatori di killer. L'orso alieno non ha ancora ammazzato il giovane Christian, ma un tentativo lo ha fatto. Lo sciamano del gruppo dei serpentoidi ha combattuto efficacemente l'orso nel reame dei sogni; oggi lo staneranno nella nostra realtà. Lupo Nero, che non ammira particolarmente i serpenti e neppure i serpentoidi, inizia a seguire con circospezione gli alleati che per ora non sanno del suo arrivo. I rettili extraterrestri viaggiano a bordo di una grossa vettura con i vetri oscurati, e si aggirano nei pressi della casa di Christian. Sospettano che il bestione tenterà quanto prima un attacco diretto, ritenendolo troppo stupido per fare altro. Sfortunatamente per Christian, l'intruso che ha fuso la sua consapevolezza con quella del grosso plantigrado gli ha trasmesso una sottigliezza nuova. Così, invece di correre e di ruggire come una stupida bestia, l'enorme animale cerca una percorso alternativo alla prevedibile irruzione da una porta o da una finestra. In questi casi, cosa c'è di meglio di un condotto fognario? L'orso accede a quella caverna di cemento armato, nel punto in cui sbocca nel vicino fiume. L'animale è alto tre metri, ma dispone di una elasticità superiore a quella degli orsi terrestri. Le sue grosse ossa si adeguano alla necessità, flettendosi in modo sorprendente. Mentre i serpentoidi ed anche Lupo Nero pattugliano la superficie, il loro nemico si muove nel sottosuolo. L'intruso, che guida le azioni del colosso bianco, adotta questa strategia essendo naturalmente portato per il sotterfugio; non per evitare lo scontro fisico. Il difetto del piano consiste nell'assenza di uno sbocco utile nei pressi della casa di Christian. Diventa quindi necessario da parte dell'orso dare prova della sua grande forza, sfondando una porta d'acciaio, che conduce ad un'intercapedine. Naturalmente i colpi battuti con forza sul metallo attirano l'attenzione dei serpentoidi e di Lupo Nero, che li anticipa con una carica impressionante. I serpentoidi vedono scattare avanti Lupo Nero, ma nel frattempo sono stati avvisati della singolare alleanza; per cui si preparano a seguirlo. L'arrivo del lupo-demone mette ovviamente in allarme il bestione, che ruggisce in risposta, preparandosi a combattere. Lupo Nero preferirebbe incontrarlo all'aperto, dove potrebbe sfruttare al meglio la sua velocità. A maggior ragione, il colosso alto tre metri si trova molto impacciato, stretto tra mura che gli impediscono di allargare le zampe superiori. L'impatto è molto violento; l'orso barcolla ed indietreggia, ma non cade. Lupo Nero vorrebbe addentargli il collo, però non ha spazio di manovra; evita una zampata micidiale, d'un pelo. Indietreggia, ponendosi ancora in posizione d'attacco. Anaconda e Pitone traggono viceversa vantaggio dal poter attaccare un nemico ostacolato da barriere architettoniche. I due serpentoidi avvinghiano l'orso alieno alle zampe posteriori; questa volta il bestione cade rovinosamente. Anaconda prova ad azzannarlo, ma l'enorme animale si dibatte in una maniera particolarmente efficace. Stritolatore ordina la ritirata ai suoi soci, che subito si disimpegnano. Anche Lupo Nero arretra, pur mantenendosi pronto ad un balzo feroce, con le mascelle pronte a strappare la carne dalle ossa. L'intruso, che controlla la mente del gigante peloso decide di tentare la fuga, abbattendo una porta tagliafuoco. Sebbene la porta metallica sia poco più alta di due metri ed ancora meno larga, l'orso la sfonda, ed in qualche modo attraversa la soglia. Circondato dai serpentoidi e dal demone lupo, l'enorme plantigrado potrebbe ingaggiare battaglia o tentare la fuga, ma questa seconda opzione è bloccata sul nascere da Stritolatore. La sua azione stupisce finanche Lupo Nero. Questa volta le grosse spire del serpentoide tolgono il fiato al nemico, impedendo nel contempo movimenti di difesa e d'attacco delle enormi zampe anteriori. Boa, Anaconda e Pitone lo aggrediscono dal basso, costringendolo al suolo. L'orso ruggisce, come se si fosse appena svegliato da un brutto sogno. E come se si chiedesse “che ci faccio qui, lontano dal mio mondo?”. In effetti, in questa situazione di stress, l'intruso ha perduto il contatto con la mente dell'orso, che non ha più alcuna intenzione di divorare Christian. Solo Boa, essendo uno sciamano, si accorge della mutata situazione mentale del loro avversario e bersaglio. Lo comunica a Stritolatore, che, facendo tesoro di questa informazione, evita di addentare l'orso alla gola, e di inoculargli sostanze paralizzanti. Il capo degli hunter killer decide sorprendentemente di lasciare libero il gigante peloso, che però rimane guardato a vista da quella strana associazione di belve pericolose. Essendosi la battaglia svolta nei pressi della casa di Christian, il ragazzo esce e si avvicina. Si rammenta di essere stato inseguito in sogno dall'orso micidiale; si ricorda altresì di essere stato salvato da uno di quei grossi rettili. Boa e Christian si guardano negli occhi, superando le barriere tra le specie; come due viaggiatori che si incontrino mesi dopo aver vissuto comuni esperienze. Nessuno dei presenti può però risolvere il problema della possessione della mente dell'orso. Ecco perché, nella base di Evolution, un portale si sta aprendo per teletrasportare una mutante che detiene un potere adatto alla situazione. Non si tratta della Maga, bensì dell'altra telepate, Nancy. Lupo Nero le fa le feste, come un cagnolino sovradimensionato. Nancy dispone di abilità di guarigione, che in questo caso possono essere risolutive. L'orso, nonostante sia circondato da personaggi minacciosi, non oppone resistenza quando la telepate penetra nella sua mente. Nancy scova i ricordi del mondo di provenienza del grosso animale alieno, che non è esattamente uguale ad un orso terrestre. Sul suo mondo, non ci sono uomini che abbiano per così dire “colonizzato” quasi tutto ciò che poteva essere colonizzato. Quelli come lui hanno una ben definita organizzazione sociale, e il colosso peloso vorrebbe tornarsene a casa. Nancy, che confrontata al plantigrado è fisicamente quasi inerme, dispone però di una incomparabile attitudine a rassicurarlo. Ora che si è calmato, sotto gli occhi attenti dei quattro serpentoidi, del ragazzo Christian e di Lupo Nero, l'orso permette alla giovane telepate di Evolution di scandagliarlo alla ricerca dell'intruso. Nancy, quando era nel natio medioevo terrestre, esercitava la sua abilità di guaritrice, che però qualcuno aveva voluto confondere con la stregoneria. Adesso sa di essere una mutante. Grazie a questa consapevolezza, la ragazza prosegue la sua perlustrazione, fino a localizzare l'intruso. Esso cerca di spaventarla, assumendo la forma di un tremendo essere tentacolato, ma Nancy ha imparato dalla Maga la tecnica delle lame mentali. Colpito in pieno, l'intruso perde consistenza, fino ad uscire, in piccole gocce simili al sudore, dai pori dell'orso alieno. Stritolatore ed i suoi hanno ottenuto il risultato che si erano prefissati; quindi otterranno il bonus concordato con le autorità terrestri. Anche i serpentoidi hanno bisogno di fare la spesa. Adesso che non è più necessario costringere il plantigrado extraterrestre in una cella, Nancy si chiede se sarà possibile restituirlo al suo mondo.
mercoledì 28 marzo 2012
SIGNORI DELLA GUERRA_180° episodio
La Terra è un piccolo pianeta, che ruota attorno ad un piccolo sole. Nonostante ciò, sulla sua superficie ci sono immensi spazi disabitati. Troppo caldi, troppo freddi o troppo aridi. Escludendo gli oceani, che circondano ed esuberano rispetto alle terre emerse, i miliardi di umani si concentrano in alcune grosse città, come se avessero bisogno di compagnia a tutte le ore del giorno e della notte. Per contro, esistono villaggi infimi, composti da poche capanne di paglia, dove gli umani siedono seminudi, come se l'età della pietra non fosse trascorsa da centinaia di migliaia di anni. Poveri, morti di fame, ma vivono su terre che nascondono petrolio e minerali preziosi. Ecco perché la solitudine primordiale di questi uomini primitivi viene sempre più spesso turbata brutalmente da militari a pagamento. Arrivano a bordo di grossi fuoristrada, imbracciando mitragliatrici. Sparano senza pietà; attaccano per primi e massacrano adulti e bambini. Quelli che li mandano si fanno chiamare signori della guerra, perché da decine di anni riaccendono i conflitti tribali quasi sopiti, in quanto con la guerra prosperano. È facile avere a che fare con persone inermi; c'è chi si diverte moltissimo sentendo le proprie vittime pregare per avere salva la vita. È bello illudere dette vittime, per poi sopprimerle brutalmente. Questa non è caccia, bensì sterminio. Uomini che considerano i loro simili alla stregua di animali sacrificabili per un capriccio. Molto più difficile è viceversa combattere contro nemici armati e capaci di usare le loro armi. C'è molta differenza tra una donna disarmata, appena uscita da una capanna di paglia, e la donna leopardo, che inspiegabilmente è sbucata fuori dal nulla. Ferox balza talmente in alto che gli uomini in piedi sulle camionette devono sparare verso il cielo; ma non la colpiscono. Lei invece colpisce loro. I suoi artigli tagliano l'aria, con un fischio che annuncia lacerazioni di carni ed ossa, e sangue a fiumi. Solo che questa volta il sangue sarà versato dai mercenari, non dagli inermi selvaggi. Non volendo che Ferox si diverta da sola, Kong aggredisce due o tre militari alla volta. Cerca il corpo a corpo, e loro si illudono di poterlo contrastare con la forza del numero. Nulla di più sbagliato. I muscoli e la velocità del mutante di Evolution colpiscono le teste dei nemici, che rimbombano come campane. I pugni dell'uomo bestia sono come randelli di legno durissimo. Le ossa umane si frantumano per l'impatto terribile. Le ossa mutanti viceversa sono fortissime e flessibili. Alcuni mercenari puntano i loro mitragliatori contro Kong, ma, prima di sparare, gli artigli di Ferox colpiscono le canne metalliche rendendole inutili. Venire presi a pugni da Kong è un'esperienza traumatica; però è sempre meglio che farsi strappare le budella ancora calde dalle zampe di Ferox. Nel giro di pochi minuti, i teppisti assassini, giunti per massacrare sono tutti stesi al suolo. Alcuni hanno le ossa rotte, altri perdono sangue, e non vedranno il prossimo sorgere del sole. Dopo una decina di minuti di scontro unilaterale, Ferox e Kong si ergono indisturbati in un campo di battaglia divenuto decisamente silenzioso. Non troppo lontano, un altro villaggio sta per essere preso di mira da elicotteri ed aerei armati. La savana è piatta e priva di ripari, eccetto qualche albero. Ma gli abitanti del villaggio non possono certo battere in velocità mezzi meccanici che viaggiano a centinaia di chilometri orari. Il signore della guerra, che ha ordinato quel massacro, ha comprato quegli aerei a elica e gli elicotteri da un esercito nazionale, che non sapeva cosa farsene. Infatti nulla potrebbero quei residuati bellici contro i moderni cacciabombardieri jet. Viceversa, contro umani appiedati, un vecchio velivolo rappresenta un vantaggio insormontabile. Li pilotano personaggi senza scrupoli, che fino a ieri volavano a bassa quota sui campi, per irrorarli con qualche pesticida. Oggi il loro lavoro consiste nel dispensare la morte, per mezzo delle mitragliatrici montate sotto le ali degli aerei, e sul muso degli elicotteri. Sparano senza pietà, non pensando che quelli che stanno bersagliando sono esseri senzienti. Il piombo arriva sui bersagli alla velocità del suono. Le pallottole ruotano su se stesse, per meglio tagliare l'aria e le carni. Sbuffi di terra si sollevano, ad indicare la fontana di morte in veloce avvicinamento. Poi accade che uno degli aerei perda colpi; il suo motore ad elica è stato colpito da un lampo proveniente dal basso. Strano, pensa allarmato il pilota, rilevando come il cielo sia sereno. Il colpo di Fulminatore ha causato lo spegnimento del motore, ed il conseguente atterraggio di fortuna del piccolo aereo. Un elicottero si avvicina pericolosamente a due nativi in fuga, che cercano di zigzagare mentre corrono. D'improvviso i due bersagli, ormai inquadrati nel mirino, scompaiono dalla vista del pilota. Quale potere ha potuto fare scomparire un uomo ed una donna in fuga, in mezzo alle erbe basse? La mutante conosciuta come la Maga ha utilizzato per fare ciò sia le sue abilità telepatiche, sia i poteri magici che le derivano dall'allenamento. Il dottor Occulto, capo di Evolution, ha insegnato alla sua allieva come ingannare i sensi degli umani. In effetti, la Maga ha reso invisibili agli occhi del pilota dell'elicottero, i due in fuga. Loro stessi sono stupiti di essere ancora vivi, ma continuano a correre. Accanto al pilota, siede un secondo mercenario, che si sporge dal portellone laterale. In diverse occasioni, in guerre senza nome e contro gente inerme, si è divertito a vedere come i proiettili di grosso calibro distruggano il bersaglio, prima che si abbatta al suolo. Non sapendo su chi sfogare la sua rabbia repressa, il criminale punta la sua grossa arma contro quei due strani tipi, che camminano tranquilli sotto di lui. Potrebbe uccidere la Maga e Fulminatore, se loro fossero due comuni umani per di più disarmati. Fulminatore ha già perso la pazienza nei confronti di quei cretini sulle loro macchine da guerra; un lampo bluastro, più veloce di qualsiasi proiettile, colpisce la canna della mitragliatrice, fondendola all'istante. Contestualmente l'energia terrificante attraversa il corpo del teppista, cuocendolo meglio di come farebbe un forno a microonde. Probabilmente non si accorge neppure di essere morto. Poi l'elettricità di quell'unico colpo formidabile raggiunge il quadro comandi, disintegrando tutto ciò che di elettronico incontra. Adesso l'elicottero è un pezzo di ferraglia in caduta libera. Il pilota non ha modo di gettarsi, e si fracassa la testa ed altre ossa nell'impatto rovinoso. Gli aerei ad elica sono ampiamente superati dai jet, però mantengono la loro capacità di uccidere, adesso come cinquant'anni fa. L'ultimo velivolo rimasto nei paraggi, giacché gli altri piloti hanno deciso di tornare alla base, punta minaccioso verso la Maga. Una mitragliatrice per ala, con capacità di fuoco di centinaia di colpi al minuto. Piombo quasi incandescente, con la predisposizione a frammentarsi in particelle micidiali. La morte che scende dal cielo, gestita dall'ennesimo cretino che si illude che quella forza sia sua di diritto. Invece di ricorrere ad un campo di forza, la Maga invia il suo potere a cercare nel motore tutto quel che può bloccarsi. Sente il pulsare di quella vecchia macchina, e quasi le dispiace di doverla distruggere. Ma del resto non si direbbe che quei mercenari facciano i complimenti. D'un tratto, obbedendo alla Maga, il motore s'ingrippa. Non dipende dalla lubrificazione o dalla parte elettrica; semplicemente si blocca, come se qualcuno gli avesse buttato dentro una chiave inglese. L'aereo dimostra una contenuta capacità di planare, ed in questo è migliore dei moderni jet. Però la gravità lo reclama a velocità sempre crescente, finché si schianta al suolo e prende fuoco. Il drago di Evolution arriva volando in soccorso di un altro piccolo gruppo di capanne, abitate da nativi. Il colosso verde scende verso terra senza alcun rumore, dato che il suo dragoncraft trasforma l'energia vitale di Dragonfire in levitazione e propulsione. Per quanto anche in quelle remote zone del pianeta sia giunta la fama del super-eroe extraterrestre, gli uomini e le donne indietreggiano impauriti di fronte a quell'essere scaglioso alto tre metri e pesante settecento chili. I bambini invece lo osservano con sentimenti diametralmente opposti a quelli dei genitori. Sfuggono al controllo degli adulti, e si accalcano vicino a Dragonfire, per toccare con le loro manine quella corazza pressoché invincibile. Il drago si china su di loro, per ringraziarli dell'accoglienza. Poi però osserva in lontananza l'avvicinarsi di alcuni mezzi corazzati. Gli occhi di Dragonfire lampeggiano intimidendo i bambini, che però capiscono che la forza del loro nuovo amico sarà rivolta esclusivamente contro gli uomini cattivi, che giungono a bordo di sferraglianti veicoli di morte. Dragonfire decolla, salutato da tutti gli abitanti del villaggio; il loro nuovo campione vola verso il piccolo esercito dei signori della guerra. Alcuni colpi di contraerea esplodono accanto al drago volante. Lui si abbassa velocemente, per evitare che le granate danneggino il suo dispositivo di volo. Se quegli umani pensano che Dragonfire sia lento a muoversi si sbagliano di grosso. I grandi muscoli delle sue zampe posteriori gli consentono infatti di saltare in alto ed in lungo. Non è agile come Ferox e Kong, ma è molto più potente. Quando atterra, dopo il primo salto, la terra trema per l'impatto. Preferisce non farsi colpire, se può farne a meno; quindi si china per evitare un colpo di cannone sparato da un carro armato. Subito dopo il mezzo corazzato, che pesa molto più del drago, è scosso da un possente pugno; uno dei cingoli perde alcune maglie, e si spezza. Il carro armato è ora immobilizzato, o meglio potrebbe solo ruotare su se stesso. La torretta è ancora in grado di muoversi; il capo carro ordina di sparare. Dragonfire salta sul carro armato, producendo scricchiolii sinistri; quindi piega verso l'alto il cannone, senza grossa fatica. I mercenari aprono i portelli, sporgendosi all'esterno. La vista ravvicinata di Dragonfire li terrorizza, ma lui non intende prendere le loro vite. Ci sono altri carri armati da rendere inoffensivi. D'un tratto, una granata colpisce il mezzo corazzato semi distrutto. Il colpo uccide o ferisce gravemente gli umani, ma si limita ad infastidire il drago. Si direbbe che non gli lascino altra scelta che ucciderli tutti. Richiama il dragoncraft e si alza in volo. La super-fiamma si prepara ad erompere. Al primo passaggio, Dragonfire colpisce uno dei carri armati; poi, senza fermarsi tratta allo stesso modo gli ultimi due. Il plasma caldissimo brucia l'acciaio come fosse legno. Gli equipaggi vedono colare all'interno gocce di metallo a temperatura altissima. La materia vivente si carbonizza al primo contatto, in una frazione di secondo. Infine, anticipando i pochissimi sopravvissuti, le munizioni esplodono, scagliando a decine di metri frammenti piccoli e grossi delle ex macchine da guerra. La persona che ha inviato le truppe, i velivoli ed i carri armati si trova a miglia di distanza. Osserva grazie ad un potente binocolo l'esito fallimentare della sua campagna di sterminio. Il suo piccolo cervello sanguinario pensa più che mai alla vendetta contro quegli strani esseri che hanno sgominato i suoi mercenari. Gente che ha preteso ingaggi molto onerosi. Feccia proveniente da vari eserciti. Specialmente ex militari buttati fuori dagli eserciti di provenienza, per comportamenti inqualificabili, violenti ed irrispettosi della dignità umana. Quel drago verde sta ancora sfogando la sua forza incommensurabile su quel che resta delle forze corazzate di quell'ormai ex signore della guerra. Gli altri quattro, quelli che sembrano umani, hanno avuto la meglio sul resto del suo esercito. E, mentre riflette in questi termini, il sedicente signore della guerra si rende conto di quanto sia ridicolo chiamarlo così. Un esercito è un'altra cosa, ma lui in definitiva è solo un ex sergente, fattosi strada con il tradimento e le ferocia. Non ha semplicemente l'educazione per atteggiarsi ad ufficiale, e questo lo fa infuriare ancora di più. Manca di stile: era ed è un cialtrone con una divisa piena di nastrini, che si è appuntato da solo. Non gli resta che la fuga, possibilmente veloce. All'aeroporto lo attende un jet privato, che lo porterà in un paese al quale non sia possibile chiedere l'estradizione per crimini di guerra. Basta pagare; lui si è preparato molto bene anche a questa eventualità, accumulando grandi ricchezze in cassette di sicurezza in banche criminali come lui. Ma prima di andarsene, vuole sparare un'ultima cannonata contro i suoi nemici. Sarebbe probabilmente inutile provare ad uccidere il drago; gli altri però, specie adesso che si sono riuniti, costituiscono un bellissimo bersaglio. L'arma è pronta a scagliare una granata dirompente, in grado di frammentarsi in decine di altre cariche micidiali. Una cannonata sola ucciderebbe centinaia di persone. Dovrebbe bastare anche contro quattro mutanti. Il signore della guerra ordina l'introduzione del proiettile nel cannone; poi, dopo una pausa che vorrebbe essere carica di drammaticità, ordina il fuoco. Sennonché l'addetto al pezzo non obbedisce, suscitando l'ira del suo signore e padrone. Si volta, ma scopre che il suo uomo giace in un lago di sangue, con gli occhi sbarrati rivolti verso l'alto. Infissa nel corpo del morto, una spada nera, che brilla di luce ultraterrena. Il ninja grigio non ha fretta di giustiziare il signore della guerra, giacché ormai è rimasto solo. La katana scivola da sola fuori dal corpo ormai prosciugato della residua forza vitale. Nessuno può sapere se il ninja grigio stia sorridendo sotto la sua maschera. Di certo al signore della guerra importa poco. Non ha tempo neppure di estrarre dal fodero la sua pistola, che la spada lo trapassa da parte a parte. Come se scivolasse tra le ossa, cercando il percorso più agevole per attraversare quel corpo ormai condannato. Poi la spada nera riprende a nutrirsi, come uno stallone che abbia attraversato di corsa tutta la savana. Ed il ninja grigio aspetta pazientemente che abbia terminato, prima di scomparire in quelle ombre che, a rigor di logica, non dovrebbero esistere sotto il sole di mezzogiorno.
martedì 20 marzo 2012
SERPENTI E DEPRAVATI_179° episodio
Essere un poliziotto significa combattere il crimine commesso dagli uomini, che a volte raggiunge bassezze difficilmente attribuibili ad altre forme di vita. La detective Lucrezia, che condivide parte dei super poteri di Ferox, gradirebbe aiutare la donna leopardo quando si oppone a mostri e super criminali. Invece il più delle volte le tocca avere a che fare con la marmaglia. Quando era una ragazza, le sembrava che entrare nella polizia fosse il modo migliore di fare del bene al prossimo. Adesso preferirebbe lavorare con Evolution, anche se questo significa trasferirsi in mezzo ad un deserto, a bordo di un cacciatorpediniere misteriosamente insabbiato. Lucrezia non sopporta più che i criminali rei confessi abbiano diritto ad essere trattati meglio dei cittadini comuni. Ovviamente stiamo parlando di criminali in grado di pagare avvocati che mentono per il solo fatto di aprire la bocca: gli avvocati migliori. Poliziotti, retribuiti poco e sottoposti a turni massacranti, giungono trafelati sulle scene del crimine, solo per scoprire che il delinquente li sta prendendo in giro. I detective dovrebbero fare qualcos'altro che non sia correre per la città a sirene spiegate. Lucrezia studia gli indizi lasciati da un assassino; sospetta che li abbia costruiti appositamente, per ingannare e sfottere la polizia, con la complicità dei media. Quanto le piacerebbe mettere le mani, o meglio le grinfie, su quel topo di fogna. Lo farebbe parlare, usando i suoi artigli super umani. Lo torturerebbe con cura, prima che un avvocato intervenga con le sue farneticazioni sui diritti dell'indagato. Mentre riflette, seduta in poltrona nel suo appartamento, i sensi felini che ha ottenuto grazie alla simbiosi con la donna leopardo l'avvertono di una presenza insolita. Ruota su se stessa, velocissima e letale, mentre gli artigli delle mani si estroflettono spontaneamente. Il nuovo arrivato aveva sentito parlare della pericolosità di quella donna, ma adesso ne è certo. Lui peraltro non è esattamente uno sprovveduto topo d'appartamento. A dire il vero non è neppure umano, e di ciò ne va fiero. Pitone è un componente della banda dei cacciatori di criminali, guidata da Stritolatore. Il serpentoide non vuole rischiare che tra lui e la detective si accenda un'inutile zuffa; per cui, grazie ad un dispositivo comunicatore, le parla. Lei vede un serpente veramente grosso: mai visto una bestia simile; e si chiede da dove sia sbucato. Potrebbe sparargli, ma la pistola si trova in un'altra camera; allora si dice che dovrà ripiegare sugli artigli. Poi però lo sente parlare, grazie ad un aggeggio super tecnologico, e comprende di trovarsi in presenza di un serpentoide, non di una bestia famelica scappata da qualche circo. Non è facile formulare i propri pensieri mediante parole, se la propria specie delle parole non sa cosa farsene. Però i serpentoidi hanno sviluppato il viaggio spaziale (e gli umani no), quindi dispongono di un'intelligenza pronta e versatile. Insomma, Pitone spiega a Lucrezia di avere regolare licenza, emessa da autorità umane molto importanti. Offre quindi la sua collaborazione, chiedendo in cambio un aiuto per cacciare i malviventi. La donna con i poteri felini, ed il serpentoide cacciatore di taglie si intendono, senza prima prendersi a mazzate. Lucrezia ha sicuramente letto fumetti nei quali gli eroi appena si incontrano si danno un sacco di botte. Lei però ha sempre pensato che quelle sceneggiature fossero a dir poco banali e ripetitive. Il giorno dopo, Lucrezia riprende la sua attività di indagine. A forza di vedere troppi film e telefilm, anche i criminali mezze calzette si credono dei serial killer. Non bastano le liti familiari, quelle condominiali, stradali e sul posto di lavoro. Adesso ci sono sempre più fuori di testa che ammazzano persone che non conoscevano, per potersi dare un nome altisonante, e sentire parlare di sé in tv. Una banda di pazzi. L'assassino di cui si parla in questi giorni ha già ucciso tre persone, molto diverse tra loro: un pensionato, una casalinga ed una ballerina. Il pensionato viveva praticamente recluso; per cui i vicini non hanno notato la sua scomparsa. La casalinga è stata assalita da qualcuno che le voleva parlare di una nuova offerta gas e luce. La ballerina rientrava a casa, a notte fonda, quando è stata investita da un'auto pirata. Nessun rapporto apparente tra le vittime, sennonché il killer ha rivendicato i tre reati. Come diavolo fai a trovare un pazzo di tal fatta, in una città di milioni di abitanti? Fosse uno che ammazza solo le ballerine, o solo le casalinghe o solo i pensionati, sarebbe più facile. Fortuna che il pazzo decide di presentarsi spontaneamente alla stazione di polizia. Lascia intendere di avere segregato altre vittime, e pretende di trattare da una posizione di vantaggio. Ovviamente di rilasciarlo non se ne parla. Rimane tuttavia il dubbio che abbia veramente rapito qualcuno. Difficile dirlo, dato che in una città così grossa scompaiono più persone di quante l'opinione pubblica sappia o sospetti. Lo sbattono in una cella, dove lui inizia ad atteggiarsi al criminale cannibale di un libro e di un film molto famosi. Lucrezia prova ad interrogarlo, ma lui risponde con citazioni imparate a memoria. Il pazzo si diverte un mondo. Il suo stato d'animo muta radicalmente quando, di notte, passa a trovarlo Pitone. Sta facendo una cosa che esula dalla sua figura professionale di cacciatore di criminali, ma vuole dare una mano alla sua amica detective. Il criminale inizia a gridare; purtroppo per lui, i serpentoidi dispongono di alcuni poteri mentali che si rivelano molto utili quando devono bloccare una preda. Lo sguardo ipnotico dell'alieno priva letteralmente della voce il pessimo individuo, che si accorge di non avere a che fare con un essere di questa Terra. E per la prima volta teme seriamente per la sua vita. Il serpentoide lo strizza nelle sue formidabili spire, togliendogli il fiato. A questo punto, il sordido elemento vuota il sacco, raccontando di avere effettivamente segregato altre due persone. Pitone scopre altresì che il tizio mezzo soffocato dalle sue spire ha un complice. Bene, pensa il serpentoide, contento che la storia si complichi. Quando l'extraterrestre esce dalla cella, lascia sul pavimento un uomo dolorante al punto che non riesce quasi a respirare. Non è allegro come prima, e teme che quanto prima il serpentoide tornerà a trovarlo, per la seconda e definitiva volta. Pitone passa davanti alle guardie, che non lo notano. I suoi dispositivi elettronici inducono infatti nei poliziotti uno stato semi catatonico, di breve durata. Altrimenti non avrebbe saputo come spiegare loro il suo ruolo in quella faccenda; ne sarebbe scaturita una zuffa, che avrebbe richiamato gli altri due serpentoidi, Stritolatore ed Anaconda. Appena Pitone risale sull'auto con i cristalli oscurati, il veicolo si allontana verso la nuova destinazione. Nel frattempo, i poliziotti si sono accorti che il criminale seriale ha avuto un “incidente”. La stampa interviene, per soddisfare l'attenzione malata di troppi lettori. Il pazzo racconta del gigantesco serpente, venuto a fargli visita, ma i cronisti ritengono si sia bevuto il cervello. Ci si droga anche dietro le sbarre? Che domande! Lucrezia è l'unica a sapere che il delinquente dice il vero, per una volta. Due ragazzine, rapite all'uscita dalla scuola, sono sottoposte a sevizie di tutti i tipi, da parte di un depravato. Il suo maestro si è fatto catturare, ma, prima di andare a costituirsi, gli ha detto di non ucciderle. Lui però non resiste alla tentazione di ustionarle con un saldatore a bassa temperatura, che si usa per liquefare lo stagno. Loro gridano a squarciagola, senza riuscire però ad attrarre l'attenzione di alcun passante, dato che si trovano in un locale insonorizzato. I serpentoidi che stanno arrivando fanno di più che ascoltare; fiutano il sangue a notevole distanza. Inoltre i loro cervelli rilevano vibrazioni che gli umani non si rendono conto di emettere. Stritolatore, il campione dei serpentoidi, in passato si è scontrato anche con Evolution. Ha combattuto bene, ma ha perso. Adesso però ha questo nuovo lavoro, e ci tiene a farlo bene. Le regole di ingaggio gli consentono di catturare i criminali, oppure di ucciderli; lui preferisce la seconda opzione. Il complice del maniaco è un ritardato mentale, per il quale somministrare sofferenza è una cosa naturale. Se i serpentoidi lo catturassero vivo, qualche stupido benpensante si commuoverebbe per le vessazioni che di certo ha patito da piccolo. Stritolatore è sorpreso che una razza violenta, quali sono gli umani, a volte diventi mielosa in maniera sconcertante. Il suo ingresso nella casa non è in alcun modo discreto. Sfonda la porta, distruggendo legno e piegando il metallo. Velocissimo, scivola verso la cantina, dove i suoi sensi acutissimi gli segnalano il ritardato e le due ragazzine. Il tizio è grosso, per essere un umano, ed è armato di un grosso coltello. Stritolatore gli arriva addosso come una furia, impedendogli di fare altro male alle sue vittime. Il ritardato grida, ma risponde all'assalto facendo sibilare il coltello nell'aria. Stritolatore eleva la sua grossa testa fino a guardarlo negli occhi, con un gesto di sfida. L'umano però non si ferma, ed il serpentoide evita di poco una coltellata. Quella però è una battaglia impari, vista la forza decisamente superiore del campione dei serpentoidi. Anche la sua velocità è decisamente accecante per un umano. Dapprima sembra che Stritolatore voglia morderlo alla gola; poi però lo aggira per attaccarlo con un micidiale morso alla nuca. L'azione è durata un secondo o forse meno. I denti dell'alieno penetrano nella carne; il ritardato grida e cade in ginocchio. Poi il possente serpentoide ruota la testa, con una mossa da coccodrillo, spezzandogli di netto la colonna vertebrale. Le due ragazzine credono di vivere in un incubo; prima sono state rapite da un pazzo, poi sono state affidate ad un depravato, che ora è stato ucciso da un gigantesco serpente. Osservandolo bene però non è propriamente un serpente: la testa è avvolta da un casco di metallo luccicante, la cui struttura è chiaramente tecnologica. L'essere le guarda come se fossero due merendine, però si accontenta di dare un altro morso al cadavere. Forse gli sta succhiando il sangue, prima che si coaguli. Stritolatore avvisa i suoi assistenti, per mezzo della telepatia e dei suoi dispositivi elettronici. Quando anche loro entrano nel locale, le ragazzine sono certe di essere perdute: il serpente più grosso ne ha chiamati altri due, per invitarli a cena! Invece Stritolatore sta contattando Lucrezia, che, quando arriva, lascia fuori gli altri poliziotti. Non vuole farsi vedere mentre confabula amabilmente con i serpentoidi. Non è il caso che la bassa forza sappia che i tre alieni sono autorizzati a cacciare i criminali sul nostro pianeta. Lucrezia prende in consegna le ragazzine, ed osserva con disgusto il morto; lo avrebbe volentieri ammazzato lei, con i suoi artigli. Peraltro gli altri poliziotti non sanno che lei dispone di artigli; sarebbe difficile spiegarlo. I serpentoidi ora possono andarsene, perché hanno un appuntamento. A bordo della loro auto con i vetri oscurati, guidando grazie alla telecinesi, i tre grossi rettili raggiungono una zona collinare. Stritolatore ha richiesto l'invio di uno specialista. Nessun umano nota la singolare attività, ma gli uccelli sugli alberi si zittiscono. Gli scoiattoli, che di solito sono particolarmente estroversi, scappano a rintanarsi. Disceso da una navetta spaziale, il quarto serpentoide si aggrega al gruppo. Il suo nome di battaglia è Boa; la sua specializzazione è lo studio degli spiriti. In pratica, Boa è uno sciamano, ma è anche un serio docente, molto stimato dai suoi studenti. Appena ha saputo di essere stato richiesto da Stritolatore, è letteralmente scappato dall'università e dal lavoro noioso. Ha messo in testa il casco da battaglia, ed ora è a rapporto dal suo capo spedizione. I serpentoidi hanno una caccia ancora in sospeso: l'orso alieno, che perseguitava il ragazzo umano Christian. Sono quattro cacciatori di killer umani, ma le autorità non si offenderanno se metteranno sotto chiave quel pericoloso mostro alto tre metri. Appena Boa entra in trance, viene contattato dalla Maga, la telepate di Evolution. Il super gruppo mutante è infatti sempre aggiornato sui movimenti degli alieni presenti sulla Terra. Anche perché tra gli eroi di Evolution milita l'alieno più famoso: Dragonfire. Stritolatore, Anaconda e Pitone si collocano attorno al loro sciamano, che, in trance ed avvolto nelle sue spire, agita la grossa testa triangolare. Sogna, o meglio penetra nei sogni altrui. Essendo da poco sulla Terra, Boa deve esplorare il nostro piano astrale. All'inizio, si muove con cautela; poi decide di farsi spuntare le ali, perché nel piano astrale si può fare. Adesso vola alla ricerca di Christian e dell'orso che vorrebbe divorarlo. Guidato dalla sua particolare abilità, il serpentoide sciamano sembra un animale mitologico, munito di gigantesche ali semi-trasparenti. Poi, dopo un tempo che scorre diversamente da quello terrestre, scorge da lontano un colossale orso, che corre a quattro zampe dietro ad un ragazzino. Boa sa di avere trovato Christian, ed anche quel maledetto orso alieno. Normalmente per i serpentoidi gli umani sono cibo, ma Boa non sopporta che un simile colosso se la prenda con un ragazzino. Boa è un rettile civilizzato, che ritiene si debba combattere seguendo delle regole; una di esse è di non accanirsi contro avversari troppo deboli. Vola come una freccia, per piombare addosso all'orso, ma l'impatto scuote più il serpentoide che l'orso. Boa è però riuscito ad interrompere l'inseguimento. Il grosso animale adesso vuole mangiare il serpentoide. Ovviamente non lo può fare, giacché quelli che confliggono tra loro sono corpi sottili, non esattamente materiali. Però, come Boa ha appena verificato, la massa è una variabile importante, anche in quella dimensione. Con una mossa velocissima, schiva gli artigli e l'intero corpo del mostro. Quindi gli avvinghia il torace ed al collo, per troncargli il respiro. Funziona solo in parte, perché l'orso riesce ancora a graffiare il serpentoide. Lui comprende quanto il nemico sia più forte; non gli resta che un attacco velocissimo alla nuca. Gli conficca in profondità i denti, secernendo un veleno paralizzante. Finalmente il mostro barcolla, mulina le grosse zampe, quindi si abbatte al suolo. Boa scivola via, prima di essere schiacciato. Adesso può risvegliarsi; essendo uno sciamano non ha infatti difficoltà a muoversi in quello stato dell'esistenza. Chiristian lo guarda in modo strano, come se avesse capito di non essere stato salvato da uno strano serpente guerriero, ma da una forma di vita molto più sorprendente.
mercoledì 14 marzo 2012
MOSTRI MARINI_178° episodio
Un peschereccio si accinge a tirare a bordo le reti. Gli uomini di equipaggio considerano quel che fanno un lavoro come un altro; di sicuro non si soffermano a pensare alle innumerevoli vite che estinguono estraendole a forza dal loro elemento vitale. I pescatori pescano perché hanno imparato a farlo dai fratelli, dai padri e dai nonni. Quella che tirano a bordo è una carne fredda, differente da quella degli animali terrestri. Ecco perché per loro la carne ed il pesce sono due distinte categorie alimentari. Oggi le reti sembrano più cariche del solito, come se qualche divinità marina le avesse riempite di tonnellate di forme di vita, desiderose solo di essere divorate dagli umani. Oppure non sono le reti ad essere pesanti. Forse c'è qualcosa che le tira verso il fondo. L'argano a motore fatica visibilmente a svolgere il suo compito; rallenta, scoppietta e si ferma. I pescatori, superstiziosi da generazioni, si azzittiscono immediatamente. Il mare si presenta senza un'increspatura, ed è strano che gabbiani e pesci predatori non cerchino di trarre vantaggio dalla pesca degli uomini. Il silenzio si protrae a lungo, senza che i marinai si azzardino a proferire parola. Poi un colossale tentacolo sbuca dall'acqua, si innalza per decine di metri, e si abbatte sul natante. A questo punto, i pescatori gridano a squarciagola, mentre cercano di mettersi in salvo. La consapevolezza che guida i movimenti del colossale tentacolo ricorda di avere avuto a che fare con altre navi degli esseri di superficie. Quelle però erano fatte di legno; questa invece è decisamente più resistente. Nonostante l'impatto di quella mostruosità di carne, tendini e nervi, il peschereccio non si spezza in due. Il mostro decide quindi di sollevare un secondo tentacolo altrettanto impressionante, dall'altra parte della nave, in modo da cingerla in un abbraccio mortale. Non riuscendo ancora a spezzarla, il gigante degli abissi si aggrappa con tutto il suo peso al peschereccio, che presumibilmente stazza meno del colosso tentacolato. L'equipaggio si mostra molto disciplinato, data la situazione decisamente insolita. Gli uomini si accingono a mettere in mare le scialuppe: la manovra è lunga e complessa, ma coronata dal successo quasi completo. Una delle piccole imbarcazioni affonda, ma le altre sette si allontanano dal peschereccio condannato. Il metallo regge tutto sommato bene all'enorme pressione cui è sottoposto; poi però la nave inizia ad imbarcare acqua. Il mostro, che si ostina a restare sott'acqua, accentua le oscillazioni che sta imprimendo alla nave. Quando l'equipaggio del peschereccio arriva ad alcune centinaia di metri dalla nave, la vede affondare nell'abbraccio dell'incarnazione di tutte le superstizioni marinaresche del mondo. Adesso però i pescatori hanno paura che tocchi a loro, poiché si trovano a bordo di natanti molto più fragili della nave appena inabissata. Ma il mostro degli abissi pare soddisfatto della sua malefatta. I marinai lo immaginano, scendere a centinaia o migliaia di metri di profondità, avvinto al suo trofeo. Nei giorni successivi, navi militari sono inviate in quel tratto di mare, pronte a lanciare missili, cannonate e bombe di profondità contro l'insidioso predatore. Ma lui, il mostro tentacolato, non si fa vedere. I media intervistano esperti di tutto e di niente. Al termine di molte chiacchiere giungono ad una conclusione, che è la stessa di chiunque abbia un minimo di buon senso: qualunque predatore sceglie una preda più debole, non più forte. Il mostro di cui tutti parlano nuota sul fondo oceanico, incurante della pressione dell'acqua. Del resto, non ha uno scheletro che possa essere schiantato dal peso sovrastante. Dopo qualche giorno, in un tratto di mare diverso e molto lontano, un vecchio mercantile viene aggredito da una specie di serpente marino. Si tratta di un essere, con un manto sgargiante di colori vivaci e brillanti, lungo quanto la stessa nave. A differenza della piovra, che ha effettuato l'attacco contro il peschereccio, questo altro gigante degli abissi non accenna ad abbracciare il natante. Lui punta direttamente agli uomini. Il suo intento è chiaramente quello di mangiarne il più possibile. Sebbene le murate della nave siano molto alte, il tremendo rettile prende la rincorsa, si inarca, poi scivola sul ponte. Spalanca l'enorme bocca, per inghiottire chiunque incontri; quindi ripiomba in mare, sollevando alti spruzzi. Al suo primo passaggio, il serpente investe alcuni uomini dell'equipaggio, ferendoli. Per loro fortuna, non riesce a serrare bene le fauci; quindi torna al suo elemento con la bocca vuota. Irritato, ma deciso, il rettile continua i suoi attacchi. Adesso però deve fare i conti con il fuoco dei fucili e delle pistole. Difficile ferire una bestia di tal fatta, con armi più piccole di un lanciagranate, ma i marinai intendono vendere cara la pelle. Nella base di Evolution, Kong manovra il dispositivo di teletrasporto. Dragonfire è pronto a volare attraverso il portale ed al wormhole. Il drago travalica migliaia di chilometri in un batter d'occhio. Esce nei pressi della nave assediata dall'enorme serpente marino. L'alieno di Evolution dispone di un apparato di volo, che converte l'enorme energia vitale dell'extraterrestre in antigravità e spinta propulsiva. Piccolo rispetto allo sgargiante animale marino, il drago lo sottopone ad un leggero trattamento della sua fiamma caldissima. Proprio perché l'enorme animale proviene dagli abissi marini, risente ancor di più del contatto con quel plasma quasi infernale. Si contorce, dimenticando subito la sua decisione di divorare tonnellate di umani. Volge la testa, grande come un autobus di linea, verso il nuovo arrivato; apre completamente le fauci, esibendo la sua lingua biforcuta. Il sibilo dell'animale marino riempie le orecchie di tutti gli uomini dell'equipaggio. Il drago gli va incontro, come se volesse infilarsi in quella bocca smisurata. Poco prima dell'impatto, Dragonfire si sgancia in volo dal suo dispositivo antigravitazionale, che risponde ai comandi mentali del suo padrone. Il drago prosegue per inerzia, fino a scontrarsi con l'immane nemico. Come è già accaduto contro il gigante del gelo, la densità molecolare del drago determina il vincitore dello scontro. L'impatto è fortissimo ed estremamente rumoroso. L'alieno di Evolution mette a segno ambedue i fortissimi pugni, con un colpo dall'alto verso il basso. Le ossa della testa del serpente marino risuonano, e così il suo cervello. Stordito, l'animale scivola velocemente sotto la superficie delle onde. Anche il drago subisce gli effetti della gravità, ma in suo aiuto giunge il dispositivo di volo. Il dottor Occulto, capo di Evolution, sospetta che il duplice attacco a due navi umane sia parte di un fenomeno più ampio. Ed in effetti il terzo attacco arriva, sotto forma di enormi aragoste, che emergono dal mare in prossimità di una spiaggia molto frequentata. L'attacco di forme di vita simili a quelle che gli umani considerano un cibo prelibato, ma molto più grosse, provoca un fuggi fuggi diffuso. Le aragoste si prendono la rivincita sugli uomini e sulle donne. Non li uccidono, immergendoli nell'acqua bollente, ma li assaggiano mentre sono ancora vivi. L'attacco si è svolto senza alcun preavviso, per cui non ci sono nei paraggi né poliziotti, né soldati in grado di sparare sui nemici. Chi giunge è invece un trio di mutanti del super-gruppo Evolution: Ferox, Kong e Fulminatore. L'assenza della Maga è giustificata dal fatto che si trova nella base operativa di Evolution; lì, in simbiosi con la Navigatrice e la telepate Nancy, rileva i fenomeni premonitori degli attacchi dei mostri marini. Sono state Navigatrice, Maga e Nancy ad avvisare per tempo i colleghi dell'attacco delle gigantesche aragoste. Adesso Ferox, Kong e Fulminatore affrontano esseri caratterizzati da una moltitudine di zampe, con antenne ed esoscheletro. La donna leopardo salta sulla schiena della prima colossale aragosta, ma rimbalza sulla successiva. Così facendo, produce una distrazione che favorisce l'arrivo di Kong. L'uomo bestia di Evolution atterra sulla prima aragosta, appena Ferox è schizzata via. L'impatto è micidiale, per quanto il crostaceo sia protetto da una corazza naturale. Le zampe cedono, ed i mostro finisce quasi insabbiato. Fulminatore sceglie un bersaglio, poi gli scarica sul muso una fortissima corrente, che lo stordisce. Ferox, che solitamente affonda i suoi artigli senza pietà, non vuole infierire su questi esseri, che paiono pilotati da un nemico nascosto. Ferisce le bestie, ma evita di troncare loro le zampe e le antenne. Kong piomba a terra, ma subito salta verso l'alto, per colpire un'aragosta con uno dei suoi potentissimi pugni. La grossa bestia si rovescia, muovendo le zampe come uno scarafaggio ferito. Per grosse che siano, quelle abitatrici dei fondali marini non riescono a mettere a segno un solo colpo ai danni dei mutanti di Evolution. Fulminatore spara alcuni fulmini non letali, ma assai dolorosi. Colpisce le antenne dei crostacei, inducendoli ad una veloce ritirata verso il loro elemento naturale. Sulla sabbia rimane un liquido proveniente dalle ferite degli invasori respinti, che si allontanano con le zampe ancora al loro posto. Nel frattempo, alla base di Evolution giunge un nuovo allarme. Dragonfire, Ferox, Fulminatore e Kong sono ancora fuori; quindi la Maga decide di intervenire. Grazie agli wormhole, raggiungibili dal portale del teletrasporto, il super-gruppo può teletrasportarsi in pochi secondi in ogni punto del pianeta. La Maga parte all'attacco, mentre Nancy e Navigatrice rimangono a guardia della base, a bordo del cacciatorpediniere insabbiato. Alcuni grossi squali hanno risalito il fiume di una città costiera, per portare il loro attacco a battelli carichi di turisti. I predatori di solito non si allontanano troppo dai terreni di caccia loro più congeniali. Questi squali viceversa lo fanno, dimostrando di essere manipolati, ma non meno pericolosi. Un battello fluviale oppone ben poca resistenza ad un pescecane lungo otto metri, che lo colpisce per affondarlo. Un'altra stranezza: le balene colpiscono di testa, gli squali prediligono l'uso dei loro incomparabili denti. Le piccole imbarcazioni non recano a bordo personale armato, dato che viaggiano lungo un corso d'acqua finora privo di difficoltà. I turisti capiscono quasi subito di allontanarsi dalle murate, e ciò impedisce che gli squali li rapiscano o li decapitino. Mentre i battelli si dirigono verso il più vicino attracco, uno dei mostri pinnati atterra sul ponte di una delle piccole navi. Le sue mascelle scattano, alla ricerca di braccia e gambe da divorare. La Maga intanto arriva sul ponte di un altro battello. Non perde tempo, e proietta la sua lama mentale verso lo squalo, che ha quasi afferrato la sua vittima. Per quanto il cervello del grosso pesce sia differente da quello umano, non è immune dal potere telecinetico della mutante di Evolution. Si contorce, mentre cerca di affrontare un nemico che non vede; ma la Maga insiste. Non potendo reggere a lungo alla pressione mentale, lo squalo si tuffa nel fiume. La mutante di Evolution, per quanto potente, incontra difficoltà crescenti ad avere a che fare con tanti animali spinti da una formidabile carica vitale. Seguendo le indicazioni provenienti dalla Navigatrice, Fulminatore esce da un portale di teletrasporto, e subito si unisce alla lotta. I suoi poteri elettrici sono già stati in precedenti occasioni combinati con i talenti telecinetici della Maga. I due super-eroi adesso sono in grado di individuare contemporaneamente tutti i bersagli, per quanto gli squali nuotino a differenti distanze e profondità dai battelli. La Maga realizza una serie di percorsi indirizzati ai centri nevralgici dei pescecani. Seguendo questi tragitti guidati, le scariche di Fulminatore colpiscono quasi contemporaneamente, paralizzando tutti gli squali, che affiorano storditi. Nel giro di due ore, gli animali si risvegliano dal torpore indotto dalle scariche elettriche. Poi, cessata la spinta contro natura che li aveva costretti a risalire il fiume, si dirigono verso il mare, che è la fonte del loro sostentamento. Gli attacchi della gigantesca piovra, del serpente marino, delle aragoste e degli squali sono correlabili, ed il dottor Occulto ne è sempre più convinto. Astratto dal suo corpo fisico, si libra nel piano astrale, dal quale percepisce segnali altrimenti invisibili. Animali di misure mai viste prima, a parte gli squali che sono già enormi per natura, lanciati in missioni quasi suicide. Il disegno comune riconoscibile è quello di terrorizzare gli umani, per allontanarli dal mare. Peraltro quegli animali, per quanto grossi, non sarebbero un problema contro le navi militari. Ciò che rimane è una specie di terrorismo contro la navigazione civile. Al termine della sua deduzione, il capo di Evolution vuole anticipare un eventuale quinto attacco, che potrebbe trarre giovamento dalle esperienze precedenti. Il dottor Occulto, possiede abilità magiche, che, sommate alle sue facoltà mutanti, gli permettono di raccogliere l'indizio che cercava. È come tradurre un linguaggio cifrato, composto di simboli non verbali. Immagini-pensiero che rivelano la probabilità molto alta che l'ultimo attacco avvenga nel porto di una delle città più grandi del pianeta. Kong, uomo bestia e scienziato di Evolution, manovra personalmente il portale di teletrasporto presente sul cacciatorpediniere del super-gruppo. Invia, sulla base delle coordinate calcolate dalla Navigatrice, Dragonfire, Ferox, Fulminatore e la Maga nel luogo dove avverrà lo scontro più grande. I mostri non sono ancora sbucati dall'oceano, ma gli eroi sono sicuri che presto lo faranno. I crostacei guidano l'attacco. Invertebrati protetti da spessi esoscheletri dimostrano di sapersi muovere con disinvoltura sia negli abissi, sia in superficie. Unici o tra i pochi animali conosciuti, respirano disinvoltamente anche fuori dall'acqua. Sottomarini robot degli umani li hanno scovati anche nelle fosse oceaniche, dove paiono ignorare pressioni ciclopiche. Altri giganti delle profondità seguono i crostacei, ma non dovrebbero essere capaci di sopravvivere respirando nell'atmosfera, che, come se non bastasse è inquinata da fumi di idrocarburi bruciati. Invece un manipolo di anguille, lunghe una ventina di metri, striscia sulla sabbia delle spiagge, spingendosi fin sull'asfalto. Pesci carnivori, per nulla docili, che agiscono come volessero vendicare innumerevoli loro simili fatti a pezzi e cotti ancora vivi per deliziare il palato dei piccoli bipedi. Tentacoli enormi, seguiti da corpi immensi, emergono dal mare. Questi esseri sono dotati di occhi, nei quali pare leggere una consapevolezza vecchia di secoli, se non di millenni. Una delle mega anguille si lancia contro un'auto di passaggio, puntando contro il guidatore. La portiera metallica impedisce tuttavia al predatore di fare un solo boccone dell'umano, ma il cristallo laterale crolla in frantumi. Solo l'intervento di Ferox, che ferisce l'anguilla con i suoi possenti artigli, distrae il terribile pesce serpentiforme. Un'aragosta grande quanto un suv viene investita da un camion, mentre attraversa la strada. Liquidi e frammenti organici si disperdono nei paraggi. I lampi di Fulminatore spaventano la prima linea degli aggressori marini, che si fermano. La battaglia potrebbe protrarsi per delle ore, se Dragonfire non agisse a modo suo. Volando sulle acque, brulicanti di vita, l'alieno di Evolution emette dalle fauci il suo plasma caldissimo. La superficie dell'oceano viene coperta quasi istantaneamente da una coltre infiammata, che rende impossibile la permanenza alle piovre, che sono le prime ad immergersi. Come avessero ricevuto un segnale di ritirata, aragoste, anguille ed altri animali di dimensione spropositata attuano un dietro front, e si precipitano in mare. Scivolano appena possibile sotto il pelo dell'acqua, che continua a ribollire per effetto del potere incomparabile del drago.
lunedì 5 marzo 2012
HUNTER KILLER_177° episodio
La città è terrorizzata. Qualcuno rapisce giovani donne, per restituirle cadaveri. Il depravato, responsabile di parecchi omicidi, le sequestra, le lega, poi le uccide. Potrebbe essere uno qualsiasi, tra i tanti individui apparentemente normali. Gli investigatori si orientano su un uomo, di altezza media, dato che nessuno ha notato in giro giganti o nani! Il criminale è ovviamente in vantaggio. Proprio adesso, si appresta a soccorrere una donna, la cui auto si è fermata per un guasto. Si farebbe notare se le saltasse addosso; invece si atteggia a persona ben disposta nei confronti di chi sia in difficoltà. Una volta che la donna avrà abbassato le sue difese, il criminale potrà stordirla, e portarla nella sua tana. In una caverna, che odora di antichi rettili, Stritolatore ed alcuni suoi collaboratori ed allievi serpentoidi si preparano per il prossimo lavoro. Da quando i capi delle nazioni umane più importanti hanno stipulato un accordo con i serpentoidi, questi rettili spaziali possono operare sul pianeta Terra come cacciatori di criminali, e si divertono tantissimo a farlo. Frattanto, la donna soccorsa dal criminale si è risvegliata dal sonno indotto dall'etere. Ha un gran mal di testa, ma ciò che è peggio sono le manette che le bloccano mani e piedi. Grida, ma nessuno la sente, eccetto il rapitore stesso. La sua tana si trova ai margini di un deserto, per cui all'esterno si aggirano solo serpenti e scorpioni. Animali che di solito si fanno gli affari loro, e non sono iscritti ad alcun social network. Stritolatore, lungo come il più grande dei serpenti terrestri, ma con una massa decisamente superiore, si erge sulle sue spire, come fosse un cobra. Pitone ed Anaconda ascoltano con attenzione il suo piano di battaglia. I due extraterrestri hanno adottato questi nomi da battaglia terrestri, a causa dell'entusiasmo che provano per il nuovo lavoro. I serpentoidi sono decisamente più evoluti dei loro simili terrestri. Dispongono di strumentazioni molto complicate, che li assistono nelle loro battaglie. Stritolatore, Anaconda e Pitone si devono muovere di notte, perché gli umani potrebbero allarmarsi vedendo tre colossali rettili a bordo di un veicolo a motore. Prima di passare alla pratica, i tre serpentoidi hanno studiato le tecniche dei cacciatori di taglie. La loro natura guerriera ha subito vibrato in assonanza con le gesta di quei pistoleri umani. Si sono procurati una grossa auto, alla quale hanno tolto i sedili. I vetri laterali ed il lunotto posteriore sono oscurati da un'apposita pellicola. Adesso possono iniziare il loro giro in una città umana, alla ricerca del loro primo serial killer. L'auto circola per le strade più grandi, poi si sposta verso la periferia. I tre extraterrestri percepiscono l'atmosfera meno festaiola e più intrisa di pensieri devianti. Stritolatore sospetta che in quell'ambiente sarà facile trovare prede adatte ai loro talenti. Un loro contatto li ha avvisati delle attività di un serial killer, ma il problema è trovarlo. Nel frattempo però avvistano una gang di ragazzotti mezzi drogati, che starnazzano, come se la notte fosse il loro ambiente naturale. I teppisti seguono una coppia che cercava la solitudine. Purtroppo ne hanno trovata fin troppa; si chiedono se possa servire gridare e chiedere aiuto. In quella parte della città tutti si limitano a farsi gli affari loro: una specie di individualismo esasperato che favorisce i criminali. Pitone è il più giovane del gruppo; chiede ed ottiene il permesso di occuparsi dei teppisti. Stritolatore ed Anaconda osservano con attenzione il loro amico, che si avvicina di soppiatto alle spalle degli umani attaccabrighe. La gang ha circondato i due fidanzati; lui pensa che farà il possibile per difendere la sua ragazza, ma ci vorrebbe un miracolo. Arriva Pitone, che non è esattamente un miracolo; chi chiamerebbe così quel grosso rettile con un casco metallico? Quando il capo della gang avverte qualcosa dietro di sé, Pitone lo guarda direttamente in faccia. La testa dei serpentoidi è grande come quella umana, ma più affusolata. Apre leggermente le fauci, mostrando i denti e la lingua biforcuta. Il capo dei giovinastri grida, in preda ad un'emozione fortissima, poi scappa a gambe levate. Gli altri lo emulano, superando i loro record di velocità. La coppia si rende conto di dovere l'incolumità a quello strano essere, che non è certo un serpente comune. Pitone studia gli umani, e gli umani studiano lui. Il serpentoide si è divertito con quella banda di cretini, ma ora deve tornare dai suoi amici. L'uomo e la donna gli sono grati; così eviteranno di darsela anche loro a gambe levate. Avranno una storia da raccontare, alla quale nessuno crederà. L'auto condotta da Stritolatore si allontana dalla periferia della città. Sebbene i serpentoidi siano sprovvisti di braccia e di mani, la loro telecinesi permette loro di agire sul volante e sui pedali dell'automobile costruita per gli esseri umani. I serpenti terrestri dispongono di grandi sensibilità per ciò che li circonda. Se così non fosse, sarebbero stati tutti uccisi dagli umani, che li ritengono “schifosi”. Essere “schifosi” pare sia sufficiente per meritare la morte, secondo la mentalità diffusa della razza dominante su questo pianeta. Stritolatore decide di chiedere informazione a chi, abituato ad agire nell'ombra, presta molta attenzione a quel che combinano i fastidiosi bipedi umani. I serpenti terrestri pensano che quelle scimmie calzate e vestite siano in circolazione da un tempo eccessivamente breve, per potersi autoproclamare i più belli ed i più furbi. I serpenti esistevano ai tempi dei dinosauri, e sono sopravvissuti a qualunque cosa abbia fatto estinguere rettili molto più grossi e più forti. L'auto, con a bordo i tre serpentoidi giunge così ai margini del deserto. I tre extraterrestri sono sicuri che non ci siano umani nel raggio di chilometri. Loro peraltro non stanno cercando gli umani, bensì i serpenti. Stritolatore, Anaconda e Pitone ci vedono bene al buio, o per meglio dire avvertono le tracce di calore. Questa visione agli infrarossi conduce i tre hunter killer tra le sabbie e le rocce del deserto; finché trovano qualcuno a cui chiedere informazioni. Un crotalo velenosissimo non si accorge neppure dell'arrivo dei tre serpentoidi. I crotali difficilmente esprimono sorpresa, ma non è detto che non la provino. Si mette subito sulla difensiva, pur temendo di non potercela fare contro quei tre, molto più grossi di lui. Il crotalo è però impavido per natura, per cui agita i sonagli, apre le fauci e fischia. I tre serpentoidi lo guardano dall'alto, con attenzione e rispetto. Poi, grazie alle loro apparecchiature sofisticate, prendono contatto con lui, o meglio con la sua memoria. Il serpente collabora, giacché i tre nuovi arrivati non sembrano interessati a divorarlo, almeno per ora. Cosa ha visto di interessante quel serpente a sonagli? Un uomo a bordo di un'automobile; nulla di strano. Sennonché portava in braccio una donna svenuta. I tre serpentoidi sentono di avere trovato una traccia interessante. Devono solo individuare le coordinate del luogo a cui si riferisce il loro nuovo amico crotalo. Meglio invitarlo a fare un giro. Così, Stritolatore, Anaconda, Pitone ed il serpente a sonagli salgono in auto. Il serpente terrestre, abituato a trascorrere il suo tempo a cacciare, mangiare e digerire, apprezza la novità. I tre extraterrestri peraltro riconoscono la matrice comune che li lega ai rettili di questo pianeta. Giungono infine nei pressi di una casa isolata. Un'auto è parcheggiata nei pressi, ed il crotalo agita i suoi dischi cornei, a titolo di riconoscimento. Adesso gli hunter killer possono darsi da fare per raggiungere il loro obiettivo. Anaconda e Pitone si avvicinano alla casa da due diverse direzioni. Strisciano nel deserto, destando l'attenzione degli altri predatori notturni, che però si tengono a distanza. Stritolatore ed il crotalo rimangono in attesa, attorcigliati nei pressi dell'auto degli hunter killer. Il capo del trio vuole verificare quanto valgano i suoi soci in azione. Il maniaco ha incatenato la donna; lei lo implora di liberarla, ma serve solo ad esaltarlo. Che voglia tagliarla a pezzi, o ferirla innumerevoli volte, o privarla del sonno e del cibo, poco importa: è praticamente spacciata. O almeno lo sarebbe se due grosse teste triangolari, coperte da caschi metallici non sbucassero nel locale. Lo stato di disperazione della donna è tale che pensa di essere preda di incubi. I due serpentoidi invece si stanno divertendo come non mai. Il pazzo impugna una pistola, ed apre il fuoco, contro i due rettili. Loro però sono velocissimi; alcune pallottole sibilano nei pressi delle spire, ma Anaconda e Pitone scivolano attorno e sotto i mobili. La donna è ancora legata saldamente, e corre il rischio che il delinquente la uccida per il gusto di farlo. Anaconda però lo raggiunge da dietro, facendolo cadere rovinosamente. Poi avvicina la sua grossa testa corazzata a quella del debole umano; evidentemente anche i serpentoidi amano il gioco che il gatto fa con il topo. Anaconda potrebbe ucciderlo in tre modi diversi: con un morso alla gola, sfondandogli il petto, o stritolandolo. Invece sorprendentemente lo lascia scappare. Pitone potrebbe intercettarlo, ma sembra capire il piano dell'amico. Il pazzo criminale grida, mentre corre all'aperto, per perdersi nella notte. Lui al buio ci vede molto poco, a differenza di Stritolatore. Il grosso serpentoide accenna a muoversi, poi si ricorda del suo amico crotalo, e lascia sia lui ad occuparsi dell'umano. Coinvolto, per la prima volta nella sua vita, in uno strano gioco di vita e di morte, il rettile scatta e morde. Il criminale avverte un dolore lancinante, dove le zanne del serpente a sonagli penetrano nel suo polpaccio. Segue l'inoculazione del veleno, che inizia subito al sua azione letale. L'umano, che uccideva i suoi simili, si rotola in terra, come se potesse espellere le potenti sostanze che stanno ponendo termine alla sua carriera ed alla sua vita. Anaconda, Pitone e Stritolatore osservano con attenzione tutte le fasi del trapasso. Non liberano la donna per non traumatizzarla del tutto, ma spediscono un codice telematico alla vicina centrale di polizia, che invia una pattuglia. I tre serpentoidi salutano il loro amico autoctono, e se ne vanno. La mente del serpente a sonagli è essenziale, non filosofica; eppure in essa è presente una nuova immagine pensiero: quella che indica l'azione comune, condotta da alleati. Noi diremmo: amicizia, ma lui in fondo è solo un crotalo. Il dottor Occulto, fondatore e capo di Evolution, osserva mentalmente i serpentoidi, per rilevare eventuali violazioni all'accordo che li autorizza ad esercitare come hunter killer. Occulto, i cui poteri mentali operano al massimo quando si trova nel piano astrale, volge lo sguardo verso gli orsi, provenienti da un'altra dimensione, e recentemente sconfitti da Evolution. In particolare uno di loro ha assorbito in sé l'intruso che aveva posseduto il ragazzo di nome Christian. Le autorità di polizia non sanno come gestire quegli esseri fortissimi ed alquanto strani, che assomigliano agli orsi polari. Il problema viene risolto quando il loro stato dell'esistenza li reclama. Così come sono arrivati sulla Terra, se ne vanno, attraverso un portale dimensionale. Tornano in un mondo pervaso da un clima invernale perenne, ma molto meno gelido di quello dei loro padroni. L'orso, che racchiude in sé una piccolissima parte di un gigante dell'entropia, invece rimane sulla Terra, e per questo manifesta la sua frustrazione, ruggendo. Evidentemente l'apporto dell'intruso ha sottilmente mutato il grosso animale, che ora non è più bene accetto sul mondo di provenienza. La consapevolezza che l'orso ha acquisito lo ha reso qualcosa di diverso dall'ottuso servitore che era. In più avverte una strana affinità con Christian. Vorrebbe raggiungerlo, ma i poliziotti cercano di mantenere sotto controllo almeno lui, visto che gli altri orsi sono misteriosamente spariti. Il ragazzo non sa dell'orso, e non saprebbe come trovarlo. Il dottor Occulto decide di sperimentare un incontro tra i due, nel mondo dei sogni. L'enorme plantigrado probabilmente non ha bisogno di dormire, ma il capo di Evolution dispone di molteplici incantesimi. Una sonnolenza assale quasi subito quell'ammasso di muscoli e pelo, che, per la prima volta da quando è sulla Terra, crolla addormentato. Christian dorme e sogna, come tutte le notti. Ma questa notte c'è un mostro ad attenderlo. Si dice che i nostri sogni siano in qualche modo ricorrenti: ci aggiriamo solo in una parte circoscritta di quel reame pressoché illimitato. Il ragazzo si fida di quei luoghi, ma un ruggito lo allarma. L'orso alto tre metri non è certo il personaggio che Christian amerebbe incontrare nei suoi sogni. L'enorme bestia viceversa pare felice di poter infilare le sue unghie in quelle tenere carni, per strapparle e divorarle. Un piccolo essere umano, contro un mostro proveniente da un'altra dimensione. Ma Christian non si arrende, e, sfruttando la conoscenza del contesto, si infila in piccoli condotti che l'orso non può percorrere. Poi finalmente il sogno finisce. In piena notte, il ragazzo si sveglia; quello non era un semplice sogno: ne è sicuro. È anche certo che adesso il mostro sia sulle sue tracce, nel mondo reale. Ciò che sfugge sia a lui, sia all'orso è che anche gli hunter killer sono in caccia. Hanno ricevuto la nuova commissione direttamente dal dottor Occulto. Partono a bordo della loro auto, dai vetri oscurati, desiderosi di vedersela con il pessimo elemento. Frattanto Kong, l'uomo bestia di Evolution, si è teletrasportato nei pressi della casa di Christian. La Navigatrice, che si trova a bordo del cacciatorpediniere, base del super gruppo mutante, avvisa Kong dell'arrivo dei serpentoidi. Prima di loro però giunge l'orso, che è riuscito a scappare dalla cella dove era detenuto. Il gigante pare essere intenzionato a uccidere Christian. O forse, pensa Kong, vuole assimilare la sua sostanza umana. L'orso agisce in base al puro istinto, quindi il piano è stato formulato dall'intruso, che si è fuso con lui ed evidentemente si è evoluto. L'orso urla e mette in fuga chiunque incontri. La polizia è stata allertata, ma Kong è già lì. Senza perdere tempo, il mutante attacca. L'orso è più grosso, ma Kong schiva facilmente i suoi unghioni. Il pugno dell'uomo bestia di Evolution colpisce il centro del petto del mostro, dove gli umani hanno i plessi cardiaco e solare. L'orso è probabilmente fatto in maniera differente, perché pare reggere meglio del previsto all'impatto. Prova a schiacciare Kong con la sua enorme massa, ma lo scienziato di Evolution mette a segno un secondo potente pugno su quella testa durissima. Questa volta il mostro prova dolore e sconcerto. Pare addirittura rinsavire, dato che scatta in avanti, apparentemente per afferrare il nemico, poi però fugge a quattro zampe. Kong sarebbe propenso a corrergli dietro, sennonché in quel momento arrivano Stritolatore, Anaconda e Pitone. L'uomo bestia è al corrente dell'incarico conferito loro dal dottor Occulto; ragion per cui lascia a loro l'onere di catturare la bestiaccia pelosa.
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