domenica 14 ottobre 2012

ESPLORATORI DEI SOGNI_210° episodio

I giovani licantropi questa notte se ne stanno calmi e rilassati, sul tetto di un edificio, sufficientemente alto da consentire loro di spaziare con lo sguardo in lontananza. Questa notte non hanno voglia di correre a perdifiato nei boschi, forse perché non c'è la luna piena. I conigli, gli scoiattoli a gli altri piccoli animali sono felici di ciò. I giovani licantropi sfruttano il loro olfatto per fiutare qualcosa che vada oltre il semplice odore. Cessata quasi completamente la circolazione dei rumorosi e puzzolenti veicoli a combustione interna, il vento conduce, a chi abbia la capacità di percepirle, le emissioni vitali degli alberi. Grazie ai loro nasi, particolarmente sviluppati, anche quando non sono completamente trasformati in lupi, i giovani licantropi riconoscono i pollini, le resine e tutto quello che di volatile c'è nel regno vegetale. Questa notte i nostri amici guerrieri ululanti dormirebbero volentieri sotto le stelle, ma gli eventi si stanno muovendo per negare loro il riposo notturno, che invece pare sia concesso a quasi tutti gli altri abitanti della città. Che bello quando gli umani non urlano, non corrono e finanche non parlano! Peccato che la notte duri solo poche ore. Rebecca, Sonia, David e Pedro: questi i nomi dei quattro licantropi adolescenti, che stanno per essere raggiunti dal loro amico Cyberdog. Il cagnolino cibernetico scala tranquillamente la parete del palazzo. Il suo simbionte, l’alieno tecnomeccanico Transformatron, estroflette artigli di metallo duro come il titanio, che perfora i mattoni. Cyberdog sapeva di trovare i suoi amici licantropi sul tetto, ma non si aspettava che stessero lì calmi a guardare le stelle. Altri protagonisti della nostra storia, i serpentoidi, trascorrono la notte nel loro covo, arredato secondo uno stile a dir poco alieno. Difficile dire se stiano dormendo, dato che hanno gli occhi aperti, ma sono assolutamente immobili. Nel covo degli Hunter Killer, c’è un grosso televisore che trasmette i notiziari 24 ore su 24. Sysform, l’unica femmina del gruppo, rientra nel covo proprio mentre in tv c’è un servizio su un laboratorio di ricerca. La serpentessa presta particolare attenzione al filmato, specie dove si dice che, nel laboratorio di ricerca sui danni prodotti dal fumo delle sigarette, i cani, le scimmie, i conigli ed altri animali sono costretti a respirare nicotina per gran parte del tempo. Sysform riesce ancora a provare sconcerto per le bassezze della razza umana. I serpentoidi divorano i cani, le scimmie ed i conigli, ma lo fanno in ossequio alla loro natura di predatori. Non li torturano con manifestazioni di sadismo, camuffate da scienza. Non avendo contratti di cattura da portare a termine, la serpentessa propone quindi ai suoi colleghi di sgranchirsi le spire in qualche altro modo. Cyberdog ed i quattro giovani licantropi intanto stanno continuando a godersi il fresco della notte. Il Transformatron non ha poteri psionici, ma è incuriosito dalle applicazioni dell’olfatto dei lupacchiotti. Loro invece vorrebbero tanto entrare nei sogni degli umani, che dormono sotto ed intorno a loro. Nei paraggi c’è però un essere che ha questo potere: il gatto demone, araldo di Braxal. Un animale, che è molto più di un animale, come del resto lo è Cyberdog. Se il gatto demone ha un difetto è quello di non essere particolarmente discreto nei suoi miagolii agghiaccianti. Uno dei suoi gorgheggi strappa i giovani licantropi e Cyberdog dalle loro riflessioni. Si affacciano verso la strada, e lui, il gatto demone, avverte in loro una particolare vibrazione, che li identifica come alleati. Così l’ex gattino morente, trasformato dal potere di Braxal in una piccola belva demoniaca, schizza verso di loro, risalendo le pareti lisce, come poco prima aveva fatto il cagnolino cibernetico. Essendo un gatto demone educato, appena incontra i nuovi amici li saluta con uno dei suoi stridenti miagolii, che svegliano centinaia di persone nei paraggi. Data l’ora però gli umani si convincono di aver avuto un incubo, e si riaddormentano, ripromettendosi di non mangiare più roba di difficile digestione prima di mettersi a letto. Il gatto demone, che in realtà è un gattino più piccolo del già minuto Cyberdog, saltella in mezzo ai quatto licantropi, che intuiscono a naso la peculiarità demoniaca del nuovo arrivato. I licantropi sono più vicini ad essere dei mutanti, che ad essere soprannaturali. Il gattino, invece, è stato quasi riportato in vita da Braxal, che non è un piccolo demone. Il Transformatron, che vive in simbiosi con il cagnolino cibernetico, decide di risolvere il problema della comunicazione tra i licantropi e l’arando di Braxal. Isole metalliche, dissimulate sul corpo di Cyberdog, emettono lunghi tentacoli, sottili, luccicanti e metallici. Cinque tentacoli, per la precisione, che raggiungono le fronti di Rebecca, Sonia, Pedro e David, mettendoli in contatto mentale con il miagolatore demoniaco, che d’ora in avanti chiameremo Braxcat. Lui ha già dimostrato un’attitudine a seguire le tracce dei sogni altrui: è un esploratore nato. I licantropi e Cyberdog comprendono, grazie alla connessione mentale, quanto sia immenso il terreno nel quale potranno tuffarsi, grazie alla guida di Braxcat, per giocare, correre e magari anche azzannare qualcuno o qualcosa. Frattanto i cinque serpentoidi, conosciuti come Hunter Killer, si sono inoltrati nelle campagne, contando solo sulle loro possenti spire. Hanno lasciato a casa l’automobile, perché di notte preferiscono muoversi come i rettili cacciatori che sono. Gli scoiattoli si sono rintanati tutti sugli alberi, dove dormono nelle fessure dei tronchi. Quelli di loro che fanno la guardia, si immobilizzano, vedendo passare quegli esseri non terrestri. Boa, lo sciamano del gruppo, solleva la grande testa crestata, perché si è accorto di essere osservato. Ma questa notte i serpentoidi non sono a caccia di scoiattoli, e neppure di lepri. Anche gli uccelli rapaci si tengono alla larga da quella banda singolare e pericolosa. Producendo pochissimo rumore, nonostante la sua grande massa, Stritolatore, leader del gruppo, guida i suoi verso un centro di sperimentazione scientifica, dove gli animali vengono torturati da umani che sostengono di voler fare del bene. Dato che è notte, gran parte degli addetti è assente. Ci sono tuttavia alcuni guardiani ed un tizio che si è trattenuto in laboratorio, per concludere un esperimento. È talmente preso dalle iniezioni, che sta somministrando ad alcuni conigli, che non nota l’arrivo di Anaconda e Pitone. I due enormi alieni serpentoidi gli strisciano alle spalle; poi si ergono ad almeno due metri da terra, grazie ai loro muscoli possenti. Anaconda avvicina la sua testa alla nuca del ricercatore, ed emette un forte sibilo. L’effetto è dirompente, nel silenzio della notte: l’umano schizza dalla sedia, facendo cadere le siringhe. Quindi si volta, già terrorizzato da ciò che lo aspetta. In quei brevi istanti, il suo inconscio proietta immagini di mostri atavici. Però la realtà come sempre supera la fantasia, e vedere incombere su di sé Pitone ed Anaconda induce il ricercatore a riversare ogni energia residua nelle gambe. Scappa, inciampando, cadendo, rialzandosi, gridando. Poco prima dell’irruzione dei serpentoidi, un gruppetto di ecologisti militanti si stava preparando a fare altrettanto. Nel buio si sono solo accorti che qualcuno li stava anticipando. Gli ecologisti non hanno visto gli Hunter Killer, perché altrimenti non sarebbero entrati nel laboratorio. Così, mentre Anaconda e Pitone esplorano un’altra ala della costruzione, gli ecologisti entrano a loro volta, per liberare gli innocenti animali. Nel giro di pochi minuti, l’aria è pervasa da suoni emessi da una moltitudine di bestiole. Boa trova per primo il direttore delle ricerche, che per sua sfortuna quella notte non aveva sonno. Sta somministrando fumo di sigarette ad alcune scimmie, per cronometrare quanto tempo ci mettono a morire. Arrivano anche Stritolatore e Sysform. Il capo degli Hunter Killer, che è un guerriero sanguinario, scruta attentamente quello strano umano e le sue ancor più strane azioni. Non intende ucciderlo per difendere animaletti che per i serpentoidi sono cibo, ma il pazzo è armato. Il direttore del laboratorio si trova in una piccola stanza, poco illuminata. Questo è forse il motivo per cui spara contro i serpentoidi, invece di scappare come ha già fatto il suo sottoposto. Stritolatore non lo avrebbe ucciso, dato che per lui è un animale fragile e puzzolente. Non lo avrebbe colpito al petto con la sua testa crestata, se non gli avesse sparato contro. Quell’uomo è un vero stupido. Gente che studia per anni, senza metabolizzare i fondamentali della sopravvivenza. Quando gli ecologisti arrivano, a liberare le scimmie fumatrici, trovano quindi il direttore morto. Sysform gli ha risparmiato l’agonia di essere schiacciato a morte da Stritolatore. La serpentessa lo ha azzannato sul collo, inoculandogli un veleno letale. Intanto, in un altro stato dell’esistenza, i mutanti di Evolution, Dragonfire, Farie e Drexx continuano la loro navigazione a bordo della Vae Victis. Il corso d’acqua, che stanno risalendo, li porta sempre più all’interno dell’isola che hanno trovato. Che non siano benvenuti è stato dimostrato dal recente attacco degli esseri scimmioidi, muniti di quattro braccia. La nuova aggressione proviene questa volta dalla vegetazione stessa, che spinge viticci sempre più grossi lungo la rotta della nave da guerra. La Vae Victis conferma di poter adoperare i suoi cannoni anche senza addetti al tiro. Le torrette ruotano, prendono la mira e colpiscono i grossi alberi dai quali provengono quei tentacoli vegetali. Ferox, Kong e Drexx impugnano dei machete e con essi colpiscono ferocemente le liane rampicanti, che cedono sotto i colpi. Lasciano sul ponte della nave una strana linfa, che ricorda il sangue. I super eroi della Terra e di Akros non perdono tempo a stupirsi, giacché si trovano in una dimensione per loro aliena, e “strano” è un termine che tende ad essere abusato. Fulminatore calibra le sue emissioni energetiche, in modo di bruciare gli aggressori, senza folgorare tutti quelli che camminano sul ponte metallico del cacciatorpediniere. Dragonfire aspetta che i viticci davanti alla nave si accumulino come una selva sempre più inviolabile. Poi scatena la sua super-fiamma, che non si limita ad incenerire i tentacoli verdi che colpisce, ma si estende velocemente verso gli alberi dei quali sono emissari. La Vae Victis rallenta, per non infilarsi nel turbine infuocato prodotto dall’alieno di Evolution. Quando infine la fiamma famelica raggiunte il suo acme, le piante urlano il loro dolore immenso, prima di morire incenerite. Sulla Terra, Braxcat, il gatto demone, ha appena convinto i giovani licantropi e Cyberdog ad assecondare il suo ed il loro desiderio di visitare i sogni altrui. È però prima necessario che tutti i presenti cadano in trance, per liberare i loro corpi astrali. In piena notte, con le strade silenziosissime, mentre gli umani entrano nella fase più profonda del sonno, Braxcat ed i suoi compagni di avventura lasciano momentaneamente i loro corpi fisici. Rimane a far la guardia il Transformatron, che è tutt’uno con il corpo di Cyberdog, che è solo apparentemente addormentato. Braxcat decide di fare una sorpresa ai giovani licantropi ed al cagnolino cibernetico, entrando nei sogni della loro alleata Clara, il corpo della quale è analogamente presidiato dal simbionte Tecnoragno. Lui individua i nuovi venuti, sebbene siano fantasmi, ma il Transformatron lo ha avvisato pochi minuti fa della missione in corso. Così i due extraterrestri tecnomeccanici studiano con attenzione le gesta di questi esploratori dei sogni. Clara sogna di trovarsi in una specie di sotterraneo, parzialmente illuminato dalla luce solare di una bella giornata estiva o primaverile. Cammina in mezzo alle macerie, probabilmente provenienti da un crollo parziale del soffitto. Clara però non ha paura che mattoni o altro le cadano in testa. Passa in un locale adiacente, dal quale sembra sia possibile uscire all’aperto, scalando una rampa di terra. In questo sogno, Clara trae piacere dagli odori dei fiori e delle erbe. Non mancano neppure i colori, e la ragazzina è felice di aver trovato questo rifugio. Dietro di lei, si materializzano i giovani licantropi, Cyberdog ed il gatto demoniaco. Decidono di non farsi vedere, o meglio: è Braxcat che dirige il gioco. Rebecca e Sonia vorrebbero correre incontro all’amica, e sono certe che lei le accoglierebbe a braccia aperte. Ma il gatto demoniaco fiuta il pericolo; il pelo gli si rizza sulla schiena, e lui sembra già più grande e pericoloso. Mentre Clara si allontana, camminando tranquillamente, ecco arrivare i mostriciattoli che hanno messo in allarme il gatto, araldo di Braxal. Evidentemente il suo padrone gli ha donato delle sensibilità uniche. I licantropi seguono l’esempio di Braxcat, rizzando anch’essi il pelo sulla schiena, mentre si trasformano nella loro versione transizionale. Il sogno ha delle regole tutte sue, e Clara non ode i versacci che gli attaccanti emettono prima di scontrarsi con i giovani licantropi, che, a proposito di rumorosità non abbisognano di lezioni. I mostriciattoli non hanno una forma definita: sono neri, pelosi, grossi come mastini, ma dotati di zampe e tentacoli. Sonia, Rebecca, Pedro e David attaccano subito briga, infliggendo più unghiate e morsi di quanti ne subiscano. Cyberdog, fortificato dal Transformatron, estroflette artigli metallici lunghi e pericolosi; poi si unisce alla festa. Braxcat però sembra avere anticipato tutti, perché da solo sta facendo una strage, tra miagolii terrificanti e soffi che farebbero invidia a Ferox. I mostriciattoli vengono respinti nel giro di pochi minuti. Raccolgono i loro pezzi e si allontanano a balzi, lamentandosi. Così, quando Clara ritorna in quella stanza, la trova deserta. La sola cosa che le appare stonata è lo strano odore di pelame di cane bagnato.

domenica 7 ottobre 2012

PROTOAMALGAMA_209° episodio

Le protobestie, quando impersonano Ferox o uno degli altri mutanti di Evolution, dispongono di uno scheletro adeguato. Quando, come adesso, si fondono assieme, le loro ossa assumono una consistenza semi-fluida, prima di ricompattarsi. La protobestia Kong era la più grossa del gruppo, emulando perfettamente la massa corporea dell'uomo-bestia di Evolution. I suoi circa duecento chili si amalgamano con gli altrettanti chili di materia vivente, provenienti dagli altri tre. Ne risulta un drago necessariamente più piccolo di Dragonfire, ma ugualmente in grado di emettere fiamme caldissime. Il suo scheletro è ovviamente quasi infrangibile. La protobestia Drago si riveste di scaglie cornee verdastre, che difficilmente si dimostreranno all'altezza di quelle dell'originale rettile alieno. Il cervello della protobestia Drago è un'amalgama funzionale dei quattro cervelli originari. Le protobestie agiscono come individui, ma danno il massimo quando tornano ad essere una sola cosa, perché quella è la loro forma primigenia. La protobestia Drago attacca Krom, ruggendo. La sua carica è impressionante per i pochi umani che non si siano ancora allontanati dal luogo dello scontro. Krom però impugna la sua grande spada, ed aspetta saldo come una roccia. Il gigante guerriero della K-Force sa che quello non è Dragonfire, ma solo una copia di categoria inferiore. Appena la protobestia Drago giunge a distanza utile, azzarda una codata micidiale contro il nemico. Krom non eccepisce sulla forza bruta del mostro che lo attacca, ma ritiene fin da subito che difetti di strategia. Il gigante super-umano usa i possenti muscoli delle gambe per saltare, sollevandosi da terra di almeno due metri. La coda del protodrago passa sibilando sotto di lui, senza neppure sfiorarlo. Poi, prima di atterrare, Krom e la sua spada portano un attacco proprio contro quella coda che avrebbe voluto spezzargli le ossa. La lama taglia con relativa facilità un tratto terminale della coda del protodrago, che sibila dal dolore. Mentre la battaglia prosegue, la parte amputata inizia a sciogliersi, tornando ad essere una massa biancastra. Mentre Krom schiva abilmente una grossa pietra, scagliatagli contro dall’indomabile nemico, il pezzo di coda sviluppa alcune zampette, e si muove verso la protobestia Drago. Il gigante della K-Force, scatta in avanti, tentando di amputare una zampa superiore al mostro, che però indietreggia, evitando nuovi danni. In quel frangente, il protodrago riassorbe la parte di sostanza corporea che Krom gli aveva asportato. In un altro stato dell’esistenza, il super-gruppo mutante Evolution, assieme a Drexx e Farie proseguono la loro navigazione sul cacciatorpediniere Vae Victis. Dragonfire ha scoperto di poter controllare la rotta della nave da guerra, agendo sulla ruota del timone. Lui solo a bordo dispone della forza necessaria a controbattere l’esuberanza del vascello. Il drago manovra in base alle sue percezioni, deciso a trovare la terra ferma; se non altro per rompere la monotonia di quell’interminabile viaggio per mare. I suoi alleati si lasciano volentieri condurre da Dragonfire, convinti che le sue sensibilità aliene siano molto utili in un contesto distorto come quello attuale. Trascorre un tempo difficilmente misurabile, giacché il cielo è sempre coperto da nubi. Poi di prua finalmente compare un’isola. Quella visione risolleva gli animi degli eroi e delle eroine presenti sulla nave, che preferiscono l’esplorazione e la battaglia ad un viaggio fin troppo calmo. La Vae Victis, che di solito si muove secondo propri schemi imperscrutabili, smette di opporre qualunque resistenza alle formidabili zampe di Dragonfire. La navigazione si sviluppa senza incontrare ostacoli, fino a breve distanza dalla costa. Il cacciatorpediniere costeggia l’isola, fino ad incontrare un fiume, che si spinge all’interno. Il drago aspetta che i suoi colleghi ed amici esprimano il loro parere sulla perlustrazione. Tutti confermano la loro fiducia in lui, suscitando nel drago orgoglio e gratificazione. Il corso d’acqua è sufficientemente largo e profondo da consentire alla nave da guerra di transitare a velocità ridotta. Alberi rigogliosi popolano le rive. Trattandosi di una dimensione differente da quella della Terra ed anche di Akros, i colori e le forme vegetali appaiono ovviamente aliene. In corrispondenza di una strettoia del fiume, alte grida annunciano l’attacco da parte di esseri scimmioidi, con sei arti ed una dentatura da carnivori. Su Akros, Krom e la protobestia Drago si scontrano in un corpo a corpo. Krom colpisce per primo, con un pugno potentissimo. Il suo nemico, colto completamente di sorpresa, subisce un impatto doloroso, che lo scaglia indietro di alcuni metri. Il protodrago non cade solo perché la sua potente coda lo stabilizza. Krom approfitta del vantaggio, ed, impugnando la grande spada, si appresta ad assestare un colpo decisivo sulla testa del mostro. Quando le protobestie hanno deciso di emulare Dragonfire, lo hanno fatto considerando il suo grande potere di emettere fiamme micidiali. Il protodrago scaglia quindi verso il suo nemico tutto il suo potere, ma, fortunatamente per il colosso della K-Force, la fiamma non ha raggiunto il massimo della temperatura. Krom prova comunque dolore, ed esce quasi subito dalla traiettoria del fuoco. Il gigante super-umano sta già guarendo dalle ustioni, ma il mostro si prepara ad un altro attacco. Arrivano però sulla scena della battaglia Aroo, l’uomo lupo, e Dardo Assassino. Il primo assale l’enorme protobestia, affondando i suoi denti acuminati in una spalla. Poi, quando il mostro allunga una zampa per afferrarlo, balza lontano. È la volta di Dardo Assassino e delle sue frecce semisenzienti. La protobestia viene colpita quasi contemporaneamente ad entrambe le zampe posteriori, ma i proiettili di legno non affondano per più di pochi centimetri in quella sua carne durissima. Poi il mostro si volta e fronteggia i tre super-eroi. La spada di Krom adesso è pronta ad affondare nel cuore del protodrago, ammesso che ne abbia uno, ovunque si trovi. Sulla Vae Victis, nella dimensione delle nebbie, i primi due scimmiotti carnivori, piovuti dai rami degli alberi a volta, assaggiano gli artigli della donna leopardo, che mugola felice di vedere il colore del loro sangue. Non sembrano particolarmente svegli, come se con il numero potessero vincere tutte le battaglie. Neppure Kong usa i guanti con chi li attacca senza alcun motivo apparente. I suoi pugni sballottano gli stupidi, con tutte le loro quattro braccia mulinanti a vuoto. Fulminatore limita la sua reazione a scariche relativamente deboli, che però causano folgorazioni ed odore di pelo bruciato. La Maga si tiene in disparte, giacché i suoi amici non hanno certo bisogno di lei, per pestare quelle centinaia di sprovveduti intrusi pelosi. La mutante telepatica vuole penetrare in quei piccoli cervelli, prima che svengano tutti per effetto delle botte che stanno incassando. Farie, la fata della K-Force non ritiene che gli scimmiotti siano degni della sua attenzione, ma commette l’errore di distrarsi. Accade così che uno di loro la morsichi di striscio, suscitando la sua immediata ira. Disintegrerebbe lo scimmiotto, però pensa che sia il caso di tenerlo in vita, nell’eventualità che le abbia inoculato un agente virale o batterico tipo la rabbia. Lo scimmiotto non capisce cosa lo abbia colpito, ma l’incantesimo di Farie lo addormenta profondamente, nel giro di due secondi. Drexx, il cui super-potere è la velocità, surclassa i pur agili aggressori, che non riescono quasi a vederla; ma lei li vede molto bene, e li percuote ferocemente. Dragonfire osserva la battaglia, fermo sul ponte della Vae Victis come una statua di pietra verde. Di certo gli scimmiotti avevano sviluppato questa convinzione, dato che, appena si rendono conto che Dragonfire è vivo, si danno precipitosamente alla fuga. Cercano di trascinare via anche i loro caduti, ma il prigioniero di Farie è oltre le loro possibilità d’intervento. Aroo, l’uomo lupo della K-Force, ha la tendenza ad assecondare fin troppo la sua naturale aggressività. Quindi, mentre Dardo Assassino cerca di capire come ferire veramente il protodrago, lancia un ululato e scatta all’attacco. Il mostro, amalgama di ben quattro protobestie, si ricorda di lui, e lo lascia fare. Aroo ha la possibilità di aprire enormemente la sua bocca, per addentare meglio. Si lancia verso una della enormi braccia del mostro, e lo morde con forza. Potrebbe sbriciolare un femore umano, ma il suo avversario avverte solo fastidio. Sorprendendo l’uomo lupo con la sua velocità, la protobestia Drago lo afferra per la collottola; poi arretra il braccio e lo scaglia lontano. Krom reagisce con la velocità del pensiero. Corre, o meglio salta, per intercettare il collega. Lo afferra a tre metri da terra, mentre vola ad una velocità che lo condurrebbe ad un impatto molto pericoloso. La grande massa di Krom assorbe gran parte dell’inerzia di Aroo; poi tutti e due si schiantano contro un muro di mattoni. Il muro si sfonda, mentre Krom ed Aroo scompaiono alla vista di Dardo Assassino. Il protodrago gli ride in faccia, come a voler sottolineare che lui pesa quattrocento chili, e potrebbe incenerirlo con relativa facilità. Ed in effetti ci prova, spalancando le fauci, dalle quali già iniziano ad erompere fiamme micidiali. Dardo Assassino aspettava proprio che il suo nemico spalancasse la boccaccia, per infilarci una delle sue frecce. La caratteristica principale delle protobestie è di essere pressoché fluide, anche quando sembrano solide. Questa caratteristica evita che il proiettile di durissimo legno, guidato dal potere mutante di Dardo Assassino, gli danneggi la colonna vertebrale. La protoamalgama registra l’aggressione, ma solo per riassemblarsi velocemente. In pratica, la freccia colpisce una vertebra, però subito dopo viene circondata da cellule pulsanti, che la espellono come fosse un piccolo ed insignificante corpo estraneo. Dardo Assassino però non demorde, e richiama la freccia, per non lasciare che il protodrago la distrugga. Un grande fragore di mattoni spezzati e polverizzati annuncia il ritorno in campo del gigantesco Krom. Aroo è stordito, ma ancora in grado di nuocere. La battaglia riprende con un macigno che vola verso il nemico della K-Force. Krom ha mirato bene, ed il protodrago subisce un potente impatto sulla testa. Il macigno si scheggia e rimbalza, senza ferirlo. Occorre molto di più: ad esempio la spada di Krom! Il protodrago carica come un bufalo, deciso a schiacciare i nemici con la forza bruta o con la fiamma. Dardo Assassino ha affrontato avversari anche più grandi, ma prudentemente si pone fuori dalla portata della coda del mostro. Frattanto carica il suo arco, deciso ad infilare qualche altra freccia in bocca all’enorme protobestia. Krom invece mantiene la sua posizione, lui e la sua spada assetata di sangue e di forza vitale. Quando infilza il protodrago nelle viscere, il mostro avverte un grande dolore, accompagnato dallo sconcerto di chi si credeva invulnerabile, ma ha appena scoperto di non esserlo affatto. A questo punto, inizia una lotta serrata tra le quattro probestie, che cercano di dissolvere il loro legame, e la spada di Krom, che aspira la loro forza. Il protodrago ruggisce, prima di cambiare forma; quindi torna ad essere un enorme amorfo mucchio di protoplasma. Estroflette tentacoli, che avvolgono Krom, ma il super-eroe della K-Force non molla la presa sulla spada a due tagli. Aroo si prende la rivincita sul mostro, staccando a morsi alcuni tentacoli, che continuano a muoversi anche dopo essere caduti a terra. Krom ed il protodrago sembrano due statue scolpite in ricordo di uno scontro primordiale. Il cervello della proamalgama inizia a dissolversi, rifluendo nei quattro cervelli originari; ma prima di perdere ogni controllo sui quattrocento chili di materia ribollente, la protoamalgama decide di esplodere. Sfrutta la fiamma magmatica, che aveva ospitato al suo interno. Pochi secondi prima della deflagrazione, Krom estrae la spada dalle viscere del nemico, e si getta a terra. Dardo Assassino ed Aroo lo hanno già preceduto. Con un grande spostamento d’aria, pezzi più o meno grandi del defunto protodrago volano in tutte le direzioni. Questo significherebbe la morte per ogni forma di vita classificata dagli umani come “naturale”. Ma le protobestie trascendono la comprensione umana, e le loro cellule continuano a vivere, anche sparpagliate come sono adesso. Sulla Vae Victis, il cacciatorpediniere di Evolution, la Maga e Farie analizzano la mente dell’essere scimmiesco che, assieme ad una torma di suoi simili, si è lanciato in un attacco quasi suicida. Come previsto, non risulta possedere un’intelligenza apprezzabile. Un ruggito enorme attira l’attenzione dei super-eroi. Un gigante con quattro braccia e due zampe atterra sul ponte della nave. Decisamente più grande di quelli che lo hanno preceduto, commette l’errore di proiettarsi verso l’avversario più massiccio. Kong, Ferox e Fulminatore, che erano pronti ad intervenire, lasciano che sia Dragonfire a scagliarlo a decine di metri di distanza, con un solo formidabile pugno. Lo scimmione atterra nel fiume; poi, semistordito, si allontana lentamente a nuoto. L’attacco è durato pochi secondi, ed stato presumibilmente suggerito dall’insensatezza che la telepate mutante e la fata riscontrano anche nel cervello dello scimmiotto preso prigioniero.

lunedì 1 ottobre 2012

SPADE VENDICATRICI_208° episodio

Le protobestie hanno la facoltà di emulare chiunque, specie i super-eroi di Evolution. La Maga, Ferox, Fulminatore e Kong però hanno sempre sconfitto le protobestie, grazie all’esperienza, alla strategia e forse all’anima. Che le protobestie siano prive di quella cosa che gli umani chiamano “anima”? A loro non importa; le protobestie sono predatori nati, comunque siano state generate o prodotte. Dopo il recente scontro con la K-Force ed Evolution, le protobestie hanno preso nota dei loro deficit strategici. Un’analisi spassionata, come se fossero dei computer viventi. Senza alcuna passione, eccetto la volontà di vincere. Adesso le protobestie si mettono in caccia; il loro obiettivo è Krom: il quinto componente della K-Force. Il colosso alto due metri e mezzo, armato di una formidabile spada a due tagli, sta combattendo contro una banda di terroristi. La K-Force è, su Akros, ciò che Evolution è sulla Terra. Due mondi paralleli, quasi simili; due gruppi di super-eroi, che lottano contro minacce superiori alle capacità umane. Uno dei terroristi dirige la sua auto contro Krom. Il gigante solleva la sua grande spada, che brilla di energia. Il terrorista accelera, convinto che le quasi due tonnellate di metallo possano sottomettere Krom. La velocità del veicolo cresce, mentre il motore raggiunge il massimo numero di giri. L’impatto pare inevitabile, ma Krom non accenna a muoversi. Il terrorista perde improvvisamente tutta la sua euforia assassina, quando la spada micidiale cala fulminea sul cofano dell’auto. L’impatto è estremamente rumoroso. La spada seziona il pesante motore, come se fosse formaggio molle. L’inerzia dovrebbe comunque spingere avanti ciò che resta dell’auto, ma la spada brilla ancora di più, quando assorbe anche quell’energia. Intanto, a bordo della Vae Victis, Dragonfire, Farie, Drexx, Ferox, Kong, Fulminatore e la Maga scorgono in lontananza il profilo di una grossa nave da guerra, in avvicinamento. A quanto pare, i danni alla Lancia di Odino sono stati riparati, ed i suoi uomini cercano la rivincita contro il cacciatorpediniere che ha vinto il primo round. Su Akros, Dardo Assassino ha trovato e soccorso Aroo, l’uomo lupo della K-Force, che era stato avvelenato dagli artigli della protobestia-Ferox. Suppongono che i loro quattro nemici non si trovino troppo distante, ma non sanno che le protobestie stanno assistendo alla battaglia tra Krom ed i terroristi. Sulla Terra, i serpentoidi Hunter Killer non sono gli unici giustizieri a caccia di gloria. Il Ninja Grigio, contattato dalla detective Lucrezia, segue la pista di un rapitore di bambine. Il fatto è avvenuto parecchi anni fa, ed adesso è scomparsa anche la mamma. Il Ninja Grigio non chiede al super-computer Galadriel indicazioni sull’identità del criminale. Preferisce usare le sue percezioni sottili, che si attivano quando medita nella profondità della sua tana. Riceve immagini che sono simboli da interpetare. Suoni, odori e sapori che deve decodificare. La pista poco a poco si delinea. I suoi occhi si aprono all’improvviso, mentre la nera katana inizia a brillare di una luce ultraterrena. Su Akros, il gigante della K-Force conosciuto come Krom solleva velocemente la sua enorme lama a due tagli. Essa si muove liberamente nelle sue grandi mani, per intercettare le pallottole che i terroristi gli stanno sparando addosso senza risparmio. Le pallottole viaggiano più o meno alla velocità del suono, quindi non possiamo contare sull’udito per evitarle. La vista potrebbe servire, ma i riflessi umani non sono così veloci. Krom è un super-umano, ma la sua spada è decisamente incantata. Percepisce la rotta che le pallottole seguiranno, prima ancora che scaturiscano dalle armi. E le pallottole si comportano come se per loro fosse inevitabile collidere contro quel metallo incredibilmente denso. Quando Krom mette le mani addosso ai primi due terroristi, gli altri capiscono di essere spacciati. Nulla possono i calci ed i pugni degli umani, per quanto forti ed addestrati, contro la possanza dell’eroe della K-Force. I terroristi, quando si riprenderanno dalla batosta subita, dovranno ringraziare Krom di essere ancora vivi, sebbene con numerose ossa rotte. Sulla Terra, il Ninja Grigio si muove attraverso la città come un fantasma. Le tenebre lo ammantano, rendendolo invisibile anche a pochi passi di distanza. Nonostante i lampioni si sforzino di rischiarare la notte, la tenebra si comporta come avesse vita propria, e scivola sfidando impunemente ciò che gli umani hanno costruito per combattere il terrore del buio. Nella tenebra, il Ninja Grigio procede a grande velocità, correndo, saltando o forse addirittura levitando. Il suo bersaglio ha approfittato del dolore della madre di una bambina rapita per condurla nel suo covo. La madre si illude che la piccola viva ancora. Subisce le angherie del maniaco, piagnucolando; questo lo rende più forte e convinto nella sua opera malvagia. Il Ninja Grigio non ha mai dubitato di voler uccidere il sordido criminale, ma, giunto nel covo di quella feccia umana, attende di sapere se per caso la bimba rapita anni prima sia viva. È altamente improbabile, e si dimostra l’ennesima illusione, fatta apposta per spezzare l’anima della povera, ma sciocca donna. Neppure adesso, che tutti i dubbi sulla sopravvivenza della piccola sono svaniti, la donna si decide ad assalire il maniaco con le unghie ed i denti. Anzi, è talmente rinunciataria che preferirebbe morire. Adesso, che l’ego dell’ignobile predatore ha raggiunto il massimo dell’autostima, il Ninja Grigio si materializza in mezzo alla stanza. L’impressione che suscita è proprio quella di essere sorto dal pavimento, o filtrato dal soffitto o dalle pareti. Il suo nemico ha la prontezza di riflessi di cercare protezione dietro la donna, minacciando di sgozzarla con un grosso coltello. Lei ormai è quasi impazzita, eppure avverte nel Ninja Grigio una forza ed una presenza che si pone oltre le possibilità di qualsiasi criminale umano. La donna sacrificherebbe volentieri la sua vita, per agevolare l’azione del guerriero delle ombre, ma non è necessario. La spada compare come per incanto nelle sue mani. Una katana, differente nella fattura dalla spada di Krom, eppure simile negli intenti e nei poteri. Una spada che trafigge le anime malvage, più ancora dei loro corpi. Il Ninja Grigio è velocissimo ad estrarre la katana, ed a colpire più veloce di un serpente. Se avesse voluto decapitarlo, la spada sarebbe già tornata nel fodero, e la testa del maiale rotolerebbe sul pavimento. La katana però vuole nutrirsi. Infissa nella fronte della sua vittima, gli somministra un dolore immane, ma non lo lascia morire. La sordida anima del maniaco viene succhiata lentamente, come fa il ragno con gli insetti caduti nella sua rete. Poi, alla fine, la spada tiene per sé l’energia, e sputa ciò che resta della sordida anima semi-disintegrata. Da adesso in avanti, quello che fu un rapitore ed un uccisore di innocenti scoprirà se esiste l’inferno. Nell’oceano delle nebbie naviga la Vae Victis, che è nuovamente sotto attacco da parte della corazzata conosciuta come la Lancia di Odino. Questa volta, la nave più grossa sfrutta meglio la distanza a proprio vantaggio, sparando con i grossi calibri. Le difese antiaeree del cacciatorpediniere entrano autonomamente in azione, ma potrebbero non essere sufficienti. La Maga e Farie non hanno ancora recuperato le energie impiegate per teletrasportare i loro colleghi su Akros. Dragonfire invece è assolutamente pronto alla battaglia, e prende il volo con il suo dragoncraft. Si colloca in posizione ideale per intercettare i giganteschi proiettili in arrivo. Lo assiste in questo difficile compito la Navigatrice, il cui potere mutante è appunto quello di calcolare e di prevedere le rotte degli esseri viventi, ma anche degli altri oggetti in movimento. Il possente drago brucia con il suo plasma caldissimo proiettili massicci, pieni di esplosivo micidiale. Il cielo si riempie quindi di deflagrazioni. Ferox, Kong e Drexx non hanno modo di impiegare i loro poteri, contro avversari tanto lontani, e se ne rammaricano. Fulminatore, invece, aiutato anche lui dalla sorella Navigatrice, scaglia possenti lampi, in difesa della nave che è la base e la casa di Evolution. L’unico che potrebbe assalire la Lancia di Odino è ancora una volta Dragonfire, ma se si discostasse dalla sua posizione difensiva quasi sicuramente la Vae Victis subirebbe danni seri. Kong nell’infuriare della battaglia non abbandona mai il suo sangue freddo, ed il suo intelletto lavora a pieno regime. Il teletrasportatore di bordo, che consente di sfruttare i worm holes, è probabilmente in grado di agganciare la nave nemica. Kong decide di tentare. Ovviamente Ferox insiste per partecipare all’incursione. Drexx, di conseguenza, rimane sulla Vae Victis, a manovrare e presidiare il teletrasportatore. Del resto la sua ultra-velocità non sarebbe impiegabile al meglio sul ponte affollato di una nave da guerra. In una frazione di secondo, Kong e Ferox si materializzano in mezzo ai nemici, cogliendoli di sorpresa. Durante lo scontro precedente, fu Dragonfire a massacrare mezzo equipaggio della corazzata. Quelli che adesso impugnano le armi contro Ferox e Kong riuscirono ad evitare di farsi spezzare le gambe, la testa e la schiena dal drago. I due mutanti sono decisamente meno appariscenti dell’alieno verde, e non sono altrettanto potenti, ma solo perché la forza di Dragonfire è incalcolabile. Avrebbe potuto incendiare la Lancia di Odino, ma non lo fece, forse in ossequio al coraggio dagli uomini che osarono contrastarlo. Le riflessioni cessano di botto, perché Ferox si è già lanciata nella mischia, artigli snudati, a squarciare ed infilzare. Subito dopo, arriva l’uomo bestia di Evolution, i cui pugni producono lesioni quasi pari a quelle che derivarono dalle codate di Dragonfire. I due mutanti di Evolution combattono con agilità contro avversari recidivi, spostandosi in maniera tale da sconsigliare ai nemici di sparare, perché correrebbero il rischio di colpirsi tra di loro. La battaglia sul ponte della Lancia di Odino rallenta anche gli addetti ai cannoni, che diminuiscono la frequenza dei tiri. Ferox e Kong si dirigono proprio verso le torrette, per neutralizzare gli artiglieri. Fulmini che colpiscono dall’alto l’equipaggio della corazzata, annunciano l’arrivo di Fulminatore, che vola grazie al suo craft antigravitazionale. Il capitano della Lancia di Odino ordina ai suoi di intensificare l’attacco, temendo che anche il drago torni a distruggerli con le sue fiamme terrificanti. La situazione si sblocca in maniera imprevista, quando il veliero fantasma del capitano Barbanera emerge da un banco di nebbia, distante poche centinaia di metri dalla corazzata. I fantasmi, che non troppo tempo fa si sono scontrati con Evolution, si comportano come alleati. Alcune torrette ruotano ed aprono il fuoco verso il veliero fantasma, con risultati pressoché nulli. I proiettili non incontrano alcun ostacolo; per cui si inabissano innocui. Barbanera ordina quindi l’arrembaggio. La sua nave, molto più piccola, normalmente non affonda la chiglia nell’acqua del mare, ma galleggia nell’aria sovrastante. Obbedendo a Barbanera, il vascello fantasma levita ancora più in alto, cosicché i pirati defunti ma non vinti possano comodamente attaccare briga con i marinai ancora vivi. Costoro, dopo i primi tentativi, smettono di cercare di uccidere i fantasmi a fucilate. Gli aggressori peraltro non possono uccidere i marinai della Lancia di Odino, neppure con le loro spade ectoplasmatiche. Barbanera comunica telepaticamente con Kong, Ferox e Fulminatore, promettendo di continuare la battaglia anche a nome di Evolution. I super-eroi terrestri acconsentono, visto che ormai gli addetti ai cannoni sono stati quasi tutti abbattuti, feriti più o meno gravemente. Fulminatore ha condotto con sé i craft antigravitazionali di Kong e di Ferox, ed i due se ne servono per tornare sulla Vae Victis. Su Akros, la più intraprendente tra le protobestie, la pseudo Ferox, schizza verso il gigantesco Krom, senza attendere i suoi tre alleati. Così facendo, la protobestia rischia di farsi sezionare dalla enorme spada a doppio taglio. Disponendo di un’agilità quasi pari a quella dell’originale donna leopardo, la protobestia Ferox, si contorce durante il salto, riportando solo una leggera ferita. Krom non è in alcun modo impressionato da quella creatura che assomiglia alla super-eroina terrestre, sua alleata. Agita la spada micidiale, facendola fischiare nell’aria, con fendenti che spezzerebbero ben altro che le ossa della protobestia. Lei però riflette, invece di ributtarsi in un attacco insensato. Poi, con circospezione, retrocede. Non vuole dare l’impressione di scappare, ma le è chiaro di non avere alcuna possibilità contro Krom; non da sola. Quando le quattro protobestie si incontrano, concordano istintivamente di passare al piano B. Rinunciano pertanto alla singolarità, per diventare un’amalgama. Non sono più le protoforme di Ferox, Kong, Fulminatore e Maga, bensì un tentativo di emulare il formidabile Dragonfire. Neppure sommate sono grandi e forti come lui, ma contro Krom ritengono di potercela fare.

lunedì 24 settembre 2012

UOMINI MALVAGI E SERPENTOIDI AFFAMATI_207° episodio

La singolare accozzaglia comprende: un picchiatore di professione, un collezionista di armi da fuoco, un teppista da strada, un serial killer campagnolo, un rapinatore di coppiette, un cecchino, un incendiario, un dinamitardo. Si guardano attorno, con tutta la circospezione accumulata nel corso delle loro carriere criminali. Sanno di dover essere alleati, perché affronteranno nemici formidabili, ma sono tutti ferocemente individualisti. Ognuno di loro ucciderebbe tutti gli altri, senza alcuna esitazione, senza alcun ripensamento. Al momento però è meglio fingere di lavorare in squadra. L’accozzaglia si trova lì, avendo superato una specie di concorso. Erano tutti ospiti delle patrie galere, quando venne offerta loro la possibilità di guadagnarsi la libertà, combattendo una battaglia all’ultimo sangue. Il picchiatore è un tizio massiccio, brutale, che usa come unica arma una coppia di tirapugni d’ottone. Può distruggere ossa, o addirittura rompere crani, con un solo pugno. Il collezionista di armi da fuoco impugna un fucile mitragliatore dell’esercito, perfettamente oliato, carico e pronto a sparare. Il teppista da strada finora ha risolto tutto a coltellate, ma non disdegna di impugnare una pistola. Quale arma ha scelto il serial killer campagnolo? Ovviamente una motosega elettrica. Arma poco pratica in un duello, ma quel delinquente non è esattamente un guerriero. Il rapinatore di coppiette ha una specie di piede di porco, per spaccare i vetri delle auto, ed un coltello, per minacciare le sue vittime. Il cecchino guarda i suoi colleghi criminali con malcelato disprezzo, giacché si sente l’unico vero professionista del delitto. Il suo fucile di precisione è un vero gioiello della tecnologia bellica, ma deve essere usato di sorpresa e da lontano. L’incendiario è completamente fuori di testa. Di solito adopera bidoni pieni di benzina, ma oggi si accontenta anche lui della classica pistola automatica. Ultimo di questa distesa di rifiuti della società, il dinamitardo si è legato attorno al corpo numerosi candelotti di dinamite, o qualcosa di peggio. Gli altri, man mano che si accorgono di ciò, si allontanano precipitosamente. Lui è contento di rimanere solo, ma, come gli altri teppisti, non ha capito bene i termini del suo ingaggio. Essendosi tutti macchiati di crimini contro le persone, gli otto dovrebbero rimanere in galera per decenni, se non per sempre. Tuttavia, senza avvisare i media, è stato concesso loro di partecipare ad un combattimento all’ultimo sangue contro gli Hunter Killer. Ovviamente all’accozzaglia umana non è stato chiarito che gli Hunter Killer sono grossi serpentoidi extraterrestri, con il vizio di stritolare le ossa e masticare le carni dei teppisti che cacciano. Gli otto criminali sono muniti di cavigliere gps; per cui non possono allontanarsi dalla zona delimitata per lo scontro, senza incorrere nella squalifica, che consiste in un proiettile in fronte! Pistoleri dei corpi speciali si sono posizionati lungo il perimetro della zona brulla e boscosa, scelta per l’esperimento. I serpentoidi hanno ovviamente scommesso che ammazzeranno tutti i criminali, senza alcun problemi, e senza subire perdite. I profiler della polizia si sono buttati in cervellotiche riflessioni probabilistiche. Lucrezia, detective e simbionte di Ferox, ha scommesso anche lei sul successo dei serpentoidi. Li ha già visti in azione, più volte, e non pensa che dei criminali comuni siano in grado di reggere contro i poteri degli alieni serpentiformi. Sysform, l’unica femmina degli Hunter Killer, non ha ancora deciso se partecipare o meno a quell’allenamento. Di sicuro Stritolatore, Anaconda, Pitone e Boa non hanno bisogno di lei, dal punto di vista della forza bruta. Su Akros, pianeta simile alla Terra, ma su un diverso piano dell’esistenza, le protobestie sono state sconfitte da Evolution e dalla K-Force. Hanno interpretato validamente Ferox, Kong, Fulminatore e Maga, ma gli originali si sono confermati più forti. Sul cacciatorpediniere Vae Victis, che naviga su un mare sconosciuto, in un mondo non identificato, Dragonfire, Farie e Drexx attivano il teletrasportatore. Intendono riunire i due super-gruppi sulla nave, portandosi dietro le protobestie. Dopo decideranno cosa farne. La macchina, che sfrutta i wormholes nello spazio-tempo, ha agganciato i bersagli. Vi è tuttavia da considerare che il teletrasporto in questione richiede un salto tra le dimensioni. Farie è riuscita a spedire su Akros Kong, Ferox, Fulminatore e la Maga, ma Akros è il mondo natale della fata, quindi fonte del suo potere. Il portale degli wormholes è più tecnologico che magico; forse per quel motivo fallisce in parte. Il varco nello spazio-tempo riporta sulla nave i super-eroi, mentre i super-cattivi sono spariti. Sulla Terra, il picchiatore ed il teppista da strada fanno comunella, cercando di coinvolgere gli altri delinquenti in una gang improvvisata. Il cecchino ha già preso il largo, cercando un posto protetto ed elevato, dal quale sparare ai nemici ed eventualmente anche ai colleghi di sventura. Il dinamitardo, felice di avere spaventato tutti con gli esplosivi che reca sulla sua persona, mette in atto un piano che, secondo lui, è geniale: monta trappole esplosive. Il collezionista di armi da fuoco, il serial killer con la motosega, l’incendiario ed il bandito delle coppiette si aggregano di malavoglia al picchiatore ed al teppista da strada. Una banda di debosciati, che proprio adesso sono osservati con attenzione dagli Hunter Killer, che si sono mimetizzati nella vegetazione cresciuta senza controllo. L’incendiario rimane indietro, proprio perché è attratto da quelle erbe, che potrebbero prendere facilmente fuoco. Essendo un esaltato, l’incendiario adora il caos in quanto tale, ed è sicuro che le fiamme che accenderà faranno scappare tutti a gambe levate. Allora lui si sentirà il più furbo ed il più forte. Si china a raccogliere rami secchi, per predisporre numerosi piccoli fuochi. Pitone sbuca dalle erbe alte, a mezzo metro dalla sua faccia. L’incendiario è completamente bloccato dalla sorpresa e dalla paura. In un ultimo sprazzo di lucidità, pensa che la durata residua della sua vita si misuri in minuti. Ha ragione, e non riesce neppure a gridare. Pitone lo morde alla gola, con le sue enormi mascelle munite di grossi denti acuminati. L’incendiario non sente dolore, mentre muore. Pitone gli ha infatti inoculato un veleno anestetizzante e paralizzante, che gli impedisce di gridare, ora e per sempre. Il serial killer campagnolo, con la sua motosega elettrica, è convinto di trovarsi su un terreno a lui favorevole. Sysform, che si era tenuta in disparte, decide di partecipare al gioco sanguinario, come osservatrice ed esca. I serpentoidi, essendo predatori nati, dispongono di sensi decisamente sviluppati; per cui quando Sysform adocchia il tizio campagnolo, lui non si accorge della presenza dell’aliena. A questo punto, Sysform si muove in maniera fin troppo rumorosa, e si fa anche vedere. Il serial killer, abituato ad aggressioni vili, nonché a torturare persone legate ed imbavagliate, si spaventa alquanto, quando vede quel grosso serpente. Tuttavia si ricorda di essere armato con un’arma micidiale, che lo rende ai suoi stessi occhi un personaggio di un film dell’orrore. Accende la motosega, e corre verso Sysform. La serpentessa deve fare uno sforzo per muoversi così lentamente, ma sta giocando con quel cretino, ed un po’ si diverte. L’inseguimento dura per alcuni minuti, poi l’aliena finge di essere impossibilitata a proseguire nella sua fuga. Ciò esalta l’ego malato del serial killer delle campagne; finalmente ucciderà una creatura in uno scontro diretto, senza prima narcotizzarla ed immobilizzarla. Anaconda lo avvicina da dietro, silenzioso come un fantasma, o quasi. La sua enorme testa si erge a due metri dal suolo, sorretta senza sforzo dalle spire possenti. La bocca si spalanca, consentendo alla lingua biforcuta di allungarsi fino a toccare, umida di saliva urticante, la nuca dello sventurato. Colto di sorpresa, si volta; ciò che vede gli toglie tutta la voglia di combattere: una bestia enorme, che manifesta intenti tutt’altro che amichevoli. La reazione del criminale è scontata: non prova neppure a tagliuzzare quel colossale serpente, ma scappa velocissimo. Diciamo che lui crede di raggiungere una velocità esagerata, mentre in realtà, per i due serpentoidi, si muove quasi al rallentatore. L’attacco di Anaconda è quasi un atto di pietà, perché non lo sottopone ad alcuna tortura. Se lo meriterebbe, dati i suoi trascorsi criminali, ma, dopo di lui, ci sono altri sei cretini da ridurre in polpette. La testa di Anaconda, munita di creste ossee, colpisce la colonna vertebrale del fragile umano, spezzandogliela con facilità. A questo punto, il grosso maschio serpentoide invita la più minuta Sysform ad uno spuntino, con quelle carni ancora palpitanti. I cinque serpentoidi si incontrano quindi, per fare il punto della situazione. Il cecchino è il più pericoloso del gruppo avversario, perché non intende rischiare uno scontro diretto. Il suo fucile potrebbe però ferire anche un serpentoide forte come Stritolatore. Occorre altresì fare attenzione a non entrare nel raggio d’azione degli esplosivi del dinamitardo. Anche il fucile mitragliatore del collezionista di armi è pericoloso. Il rapinatore di coppiette è probabilmente il bersaglio meno rischioso, ma Stritolatore, capo degli Hunter Killer, rivendica per sé il picchiatore ed il teppista da strada. Spera che, gonfi di steroidi come sono, oppongano un minimo di resistenza. Il picchiatore è sempre stato aggressivo, nei confronti dei suoi simili. Forte per costituzione, il picchiatore ha praticato pugilato, lotta libera ed arti marziali. Nulla lo rende felice come ammazzare di botte qualcuno, specie se lo pagano per farlo. Gli Hunter Killer sono cacciatori di taglie, quindi anche loro somministrano dolore e morte in cambio di una contropartita. Il teppista da strada si è subito avvicinato al picchiatore, perché sono anime gemelle. Quando Stritolatore li trova, i due teppisti lo contrastano armati di spranghe di metallo. Mostrano coraggio, affrontando il colosso venuto dallo Spazio. Se non fossero entrambi strafatti di droga, probabilmente scapperebbero; ma i loro cervelli sono obnubilati, e la loro aggressività è al massimo. Schivano il primo affondo del serpentoide, ma non riescono neppure loro a colpirlo. Le spranghe fischiano nell’aria, cercando di mordere la carne durissima di Stritolatore. La sua lunghezza potrebbe giocare contro di lui, se non avesse sviluppato una strategia comune tra i sauri: adopera la coda per percuotere ambedue i nemici. Il teppista da strada è più esile del socio picchiatore; ecco perché non riesce più a sollevarsi da terra. Stritolatore gli ha spezzato una gamba, ed ora si appresta a fare lo stesso con il picchiatore. Il pazzo umano strabuzza gli occhi, poi si lancia sul serpentoide, che lo attende. Con una mossa velocissima, Stritolatore avvinghia quel bipede, finora convinto di possedere muscoli fortissimi. Le spire formidabili non gli lasciano scampo, e soffoca prima che le costole si spezzino quasi tutte sotto una pressione inimmaginabile. Stritolatore non è sazio del dolore che ha somministrato; ecco perché, appena fiutato il rapinatore di coppiette gli piomba addosso. Imprevedibilmente, costui gli spara con una pistola, ferendolo. Stritolatore si accerta di non aver subito danni ad organi vitali, ma decide comunque di ritirarsi, lasciando l’avversario a Boa. La fortuna del criminale è finita ed anche le pallottole nel caricatore. Il serpentoide non corre il rischio che l’umano estragga ed usi qualche altra arma. Le sue mascelle lo serrano attorno al collo, per spezzarglielo con una rotazione secca. Una pallottola però sibila, prima di conficcarsi a pochi centimetri da Boa: il cecchino lo ha individuato. Ricarica e spara di nuovo, ma il serpentoide è già fuori tiro. Il collezionista di armi non è furbo come il cecchino; infatti spara a raffica contro Anaconda, Pitone e Sysform. Loro dimostrano di possedere riflessi velocissimi, contenendo così i danni: qualche pallottola di striscio. Stritolatore, nonostante sia stato colpito più duramente, è ancora fortissimo, se rapportato ad un umano. E lo dimostra investendo il malcapitato con tutta la sua massa e l’inerzia prodotta dalla velocità. Il collezionista di armi perde il fucile. Si allunga per afferrarlo, ma Anaconda, Pitone e Sysform hanno fame. Lo schiacciano al suolo, poi iniziano a mangiarlo. Rimangono in vita il dinamitardo ed il cecchino. I serpentoidi in caccia trovano quasi subito il primo. Soffiano, si contorcono, ma sanno che potrebbe farsi esplodere. Stritolatore, Anaconda, Boa e Pitone lo circondano, pronti a saltargli addosso. Il cecchino li prende di mira, ma Sysform avvisa telepaticamente i suoi soci, che si mettono al riparo. Lo sparatore si accorge di essere fregato, quando, grazie al suo cannocchiale, conta solo quattro serpentoidi. Cerca di voltarsi, per sparare contro la serpentessa in rapido avvicinamento, ma lei ha già superato la sua guardia. Il grido di morte del cecchino arriva fino ai quattro serpentoidi, che guardano il dinamitardo in maniera sempre più famelica. Questo induce il pazzo a decidere di attivare gli esplosivi che reca con sé. Si uccide in maniera teatrale, schizzando i giro pezzi di carne ed ossa, per privare i nemici della gioia di smembrarlo vivo.

domenica 16 settembre 2012

PROTOBESTIE SU AKROS_206° episodio

Il primo a subire l'attacco è Aroo, l'uomo lupo della K-Force. Quella specie di Ferox gli piomba addosso, saltando da un tetto, con gli artigli sguainati. Perplesso, ma sempre attento a salvaguardare la sua integrità, il super-eroe evita per un pelo di farsi strappare la pelliccia e la pelle sottostante. I lupi hanno un olfatto formidabile, quindi la falsa Ferox non lo ha ingannato neppure per un istante. Mentre flette i muscoli per balzare, Aroo si chiede chi sia quello strano essere. Non lontano di lì, le difese magiche della fata Farie subiscono una violazione ad opera di un aggressore che amalgama poteri psionici ed abilità magiche. Prima ancora di localizzarla visivamente, Farie riconduce la matrice vibrazionale a quella della Maga; ma un'indagine più approfondita esclude che si tratti dell'alleata di Evolution. Dardo Assassino e Drexx, contemporaneamente ad Aroo e Farie, evitano di farsi percuotere da una simulazione di Kong, e di farsi friggere da una copia carbone di Fulminatore. Gli originali: Ferox, Maga, Kong e Fulminatore si trovano nella loro base galleggiante, il cacciatorpediniere Vae Victis, che ha misteriosamente ripreso il mare, pur trovandosi da oltre settanta anni immerso nelle sabbie del deserto. Dardo Assassino non può controbattere la super-forza di Kong, e neppure quella di questa sua copia; ma il mutante di Akros non è disarmato. Drexx è la velocista del super gruppo, però i fulmini sparati dal suo aggressore sono più veloci di lei. La sua unica possibilità consiste nel correre in maniera imprevedibile, cambiando direzione all'improvviso. Dardo Assassino, prese le distanze dal suo assalitore, lancia una delle sue frecce, apparentemente a caso. Poi il proiettile di legno prende vita, guidato dalla mente del suo signore e padrone. Sibila, punta vertiginosamente verso il cielo, torna precipitosamente verso terra, scivola sotto le auto in sosta, sempre senza perdere energia. Il vero Kong conosce Dardo Assassino, e sa quanto sia grande la sua abilità. Non starebbe mai fermo come un pollo, sperando di saltare un attimo prima che la freccia lo raggiunga. La simulazione ha i poteri dell'uomo bestia di Evolution, ma non certo il suo cervello, né la sua strategia. Ecco perché la freccia di Dardo Assassino lo ferisce ad un polpaccio, versando il primo sangue. La finta Ferox compie un balzo enorme, mirando alla schiena dell'uomo lupo della K-Force. Lui la sente arrivare, grazie al suo super-udito, e si muove velocemente. Tuttavia riceve un'unghiata di striscio, sul fianco, ma questo serve solo ad accentuare la sua naturale ferocia. Drexx cerca un'arma, da impiegare contro un avversario difficilmente aggredibile sul piano fisico. Quando il falso Fulminatore vede arrivare una pietra di piccole dimensioni, si illude che le sue emissioni la possano intercettare e distruggere. Vero solo in parte: i lampi del nemico di Drexx colpiscono il proiettile diretto contro di lui, però, data la velocità a cui procede, non riescono a disintegrarlo in tempo. L'impatto non è pesante, ma il braccio sinistro del finto Fulminatore resta intorpidito e dolente. Il combattimento di Farie, contro la finta Maga, è viceversa meno acceso. Le telecinesi e la magia richiedono esercizio e moltissima disciplina. Proiettare le proprie forze alla rinfusa serve solo ad esaurirle in fretta. Ecco perché la fata Farie aspetta con calma che la pessima imitazione della Maga si scopra; poi affonda con precisione una lama psionica, che costringe la nemica in ginocchio. Aroo intende evitare che la sua nemica lo attacchi nuovamente dall’alto; per cui salta su un basso muretto e di lì raggiunge il tetto piatto di un vicino edificio. Se la pseudo Ferox vuole continuare lo scontro, dovrà raggiungerlo. In alternativa, sarà lui a muovere da una posizione di vantaggio. Nota però che il graffio ricevuto gli fa più male del previsto. Non si è ancora accorto di essere stato avvelenato, perché inconsciamente pensa alla sua nemica come ad una copia identica della donna leopardo. La verità è invece che si tratta di una delle protobestie, che parecchio tempo fa combatterono contro Evolution. Il metabolismo lupesco di Aroo entra subito in funzione al massimo dell’efficienza. Il mutante si rintana in un angolo a ringhiare e sudare, per circoscrivere e sconfiggere il veleno inoculatogli dagli artigli della proto Ferox, che però è sparita. Il suo obiettivo è di rispondere alla chiamata telepatica della proto Maga, che si trova nei paraggi, quasi completamente sconfitta dalla più esperta Farie. Rispetto ai suoi simili: il proto Fulminatore, il proto Kong e la proto Maga, quella specie di donna leopardo interpreta al meglio la sua parte. Si avvicina di soppiatto alle spalle di Farie, per somministrarle molto più male di quel che sia riuscita a dare ad Aroo. La pseudo Ferox ritiene, a ragione, che Farie disponga di minore forza fisica e di minore resistenza di lei. Vero, ma la fata possiede molti incantesimi; uno dei quali l’avverte delle intenzioni della pseudo Ferox. Potrebbe colpirla durante il balzo, se non avesse a che fare anche con la proto Maga, che si è lanciata nuovamente all’attacco. Farie appartiene ad una razza non umana, che non ha mai subito il discutibile fascino dell’onore in battaglia; per cui si circonda con una nebbia improvvisa ed impalpabile, e scompare. Dardo Assassino, richiama la sua freccia ammaestrata, che ha appena lesionato una gamba della simulazione dell’uomo bestia di Evolution. Dardo Assassino non ha dubbi che quello non sia Kong, giacché non ha ancora aperto bocca, neppure per grugnire. Nessun dubbio però sulla sua forza bruta; infatti quella specie di scimmione ha ripreso a saltare come se nulla fosse. Il mutante della K-Force ritiene di non poter scherzare con un tale nemico. Rischia di farsi torcere il collo, e Dardo Assassino è un nome di battaglia meritato in combattimenti all’ultimo sangue. Il gorilla che gli sta correndo dietro non è Kong, e Dardo Assassino non ha quindi remora alcuna ad ammazzarlo, prima che lo faccia lui. Tende l’arco e scaglia la freccia, con un unico movimento fluido. Poi si abbassa appena in tempo che non essere investito dallo pseudo Kong, che lo carica come un toro. Purtroppo per lui, Dardo Assassino subisce un impatto sufficiente a scagliarlo contro un muro. Però, poco prima di perdere conoscenza, riesce a direzionare la sua freccia contro la grande schiena del suo assalitore, che crolla a terra ferito o addirittura morto. Continuando il suo scontro contro il proto Fulminatore, la velocissima Drexx si sforza al massimo di evitare le scariche elettriche, che si avvicinano sempre più. Forse lo pseudo Fulminatore crede di giocare come fa il gatto con il topo, ma non si aspetta che un banco di nebbia magica rapisca Drexx. Dentro la nebbia, Farie prende per mano la collega, concentrandosi per un teletrasporto dimensionale. Tramite la sua magia, ha infatti individuato la posizione spazio-temporale di Evolution. Pensa che se c’è qualcuno in grado di battere quelle simulazioni, quelli sono i super-eroi di Evolution. Quando Farie e Drexx compaiono sul ponte della Vae Victis, che naviga su un mare apparentemente illimitato e molto poco invitante, incontrano Dragonfire, occupato nel suo turno di guardia. Il colosso verde riconosce e saluta le amiche, provenienti dal pianeta Akros. Drexx è sicuramente impressionata dalla massa imponente dell’alieno, e lo è anche Farie, nonostante provenga da un reame incantato. Dragonfire seguirebbe volentieri le super-eroine, e non avrebbe problemi a sgominare le brutte copie dei suoi amici terrestri. Tuttavia il potere di teletrasporto della fata funzionerebbe meglio su individui con una massa meno impressionante. Farie può inviare sulla Terra un super-eroe alla volta; ciò significa che, per ora, lei e Drexx rimarranno a fare compagnia a Dragonfire. La fata della K-Force rileva oltretutto una forte interferenza verso i suoi incantesimi. Il suo potere magico è infatti al massimo quando opera nel suo reame o nei pressi di esso. Ferox è la prima a partire, ma non affronterà la sua simulazione, per evitare che la protoforma riesca a perfezionare la sua abilità combattiva, assimilando le energie psichiche della donna leopardo. Ferox scompare dal ponte della Vae Victis, e viene teletrasportata dove lo pseudo Fulminatore si aggira estremamente arrabbiato per la sparizione di Drexx. La donna leopardo lancia la sfida alla protobestia, con uno dei suoi mugolii, ma subito schizza via, per evitare un attacco pericolosissimo lanciato dall’avversario. Ferox è felice di poter affrontare un nemico così difficile da trattare; dovrà adottare strategie nuove ed adeguate. La sfida la eccita, ed i suoi artigli non vedono l’ora di scoprire di che colore sia il sangue dello pseudo Fulminatore. Sul cacciatorpediniere di Evolution, Kong si prepara a sua volta a compiere un balzo dimensionale, grazie alla magia di Farie. La Maga, che partirà per ultima, aiuta la collega, trasmettendole parte delle sue energie mutanti. Tocca a Kong affrontare la pseudo Ferox, che ha steso l’uomo lupo Aroo, grazie al veleno dei suoi artigli. Kong non è al corrente di questo potere della sua avversaria, ma non intendeva comunque farsi tagliuzzare da quelle unghie micidiali. Fulminatore viene dislocato dove si trova lo pseudo Kong, apparentemente colpito a morte da Dardo Assassino. Alla Maga non rimane altro avversario che l’altra se stessa: Maga contro pseudo Maga. Dopo avere attivato i quattro incantesimi di teletrasporto dimensionale, Farie adotta una posizione di riposo, per recuperare le energie impiegate, in una trance. Drexx rimane assieme al possente Dragonfire, a scrutare quello strano mare. La protobestia, che ha assunto le sembianze ed i poteri di Fulminatore, è particolarmente propensa a scagliare grandi quantità di energia. Ferox provoca l’avversario, ma, grazie ai suoi super-sensi, si muove sempre una frazione di secondo prima di essere investita da quelle energie devastanti. Un duello a distanza, che vede la donna leopardo avvicinarsi impercettibilmente allo pseudo Fulminatore, che è disorientato di fronte a quella tattica. Ferox aspetta che il suo nemico si indebolisca ulteriormente; non ha fretta, come ogni grande felino in agguato. Kong conosce molto bene Ferox, e con lei si è allenato molte volte. Lui è più forte, ma lei dispone di un’agilità che la rende sfuggente in una maniera pericolosissima. Mai distrarsi neppure per una frazione di secondo, quando si combatte contro la donna leopardo: potrebbe essere l’ultimo secondo della nostra vita. Il vero Kong apprezza la velocità della sua nemica; eppure nota alcune piccole manchevolezze della copia rispetto all’originale. La pseudo Ferox è una belva, ma non ha duplicato l’anima della vera ed unica donna leopardo di Evolution. Fulminatore raggiunge Dardo Assassino, che si trova accanto al corpo dello pseudo Kong. Il mutante della K-Force sta cercando di rilevare il battito cardiaco del nemico caduto, quando lui, che evidentemente non è morto, lo afferra in una stretta possente. Potrebbe spezzargli la schiena, e se Fulminatore dovesse lanciare uno dei suoi lampi, friggerebbe l’amico ed il nemico contemporaneamente. La Maga e la sua simulazione stanno già scambiandosi attacchi telecinetici, che sarebbero quasi impossibili da parare per chiunque altro, o quasi. La mutante di Evolution ha appena conferito parecchia energia a Farie; motivo per cui opta per una tattica difensiva. Nel frattempo studia la nemica. Ferox salta sul tetto di un’auto in sosta, ed il suo nemico sogghigna, pensando di poterla fulminare facilmente. Le belve della savana non dispongono di una sola strategia di combattimento; c’è anche quella di fingersi inermi ed indifesi. Anche questa protobestia attacca guidata da un istinto feroce ed assassino. Però, mentre la sua scarica elettrica distrugge l’auto, la donna leopardo è già in volo. Un balzo di parecchi metri, ma un leopardo ce la può fare. Con i suoi riflessi ultra-veloci, Ferox atterra il nemico, ma si limita a stordirlo. Molto strano. Kong si prepara a stordire la sua nemica, con un solo pugno potente. Preventiva di incassare un graffio o due, ma solo per portarsi alla distanza giusta. Aroo, che ha già provato il veleno della pseudo Ferox, riprende i sensi giusto il tempo per anticipare Kong. Le mandibole dell’uomo lupo cambiano forma, rendendolo in grado di addentare una gamba della sua avversaria. La protobestia urla, per il dolore improvviso. Kong cambia la sua strategia, ed il suo pugno serve a salvare la sua nemica da lesioni gravissime. La pseudo Ferox crolla svenuta, ed Aroo desiste dai suoi intenti assassini. Il falso Kong non conosce il potere di Dardo Assassino; infatti non immagina che possa indurre a volare una freccia, senza bisogno di lanciarla coll’arco. Uscendo dalla faretra, la freccia oscilla, si allontana, ruota e torna, colpendo la protobestia ad una spalla. Fulminatore aspettava che i due non fossero più a contatto, ed in una frazione di secondo investe lo peudo Kong con una scarica che lo abbatte. Rimangono solo le due Maghe, ma l’imitazione ha sprecato troppa energia, e non conosce la tecnica della lama mentale. Così, come doveva essere, la maestra sconfigge l’allieva presuntuosa, che nulla aveva appreso dal recente combattimento con Farie.

sabato 8 settembre 2012

AMMAZZASBIRRI_205° episodio

La detective Lucrezia non riceve notizie dei suoi amici di Evolution da troppo tempo, ed è preoccupata; ma non saprebbe come raggiungerli. Ciò che a Lucrezia non è noto è che la sua attività di poliziotto le ha procurato un nemico deciso ad eliminarla. Il criminale, arrestato da lei in passato, è stato scarcerato. Non è un pericolo pubblico, o un killer seriale; è solo un pazzo che ha deciso di fare un salto di qualità, uccidendo uno sbirro. Ci si potrebbe chiedere che fine abbiano fatto i poteri felini, che Lucrezia ha ottenuto entrando in simbiosi con Ferox. Una belva della jungla dovrebbe avvertire l'avvicinarsi di un pericolo mortale? È vero fino ad un certo punto: un leopardo ha tutti i sensi molto più sviluppati di quelli umani, ma se non fiuta odori, non scorge movimenti, o non ode rumori sospetti, può cadere vittima di una trappola. Quello che ha deciso di uccidere la detective non è un mostro di furbizia, eppure organizza l'agguato sfruttando l'elemento sorpresa. La fortuna dei dilettanti, che potrebbe costare la pelle ad una professionista della lotta contro il crimine. Sarebbe ridicolo se Lucrezia, che ha avuto modo di confrontarsi con minacce super-umane, dovesse cadere sotto i colpi della feccia della società. Come se avesse tenuto conto di tutte queste rimostranze, il colpo di fucile, indirizzato al cuore della detective, manca di poco il bersaglio. In una città caotica, non è facile raccogliere le testimonianze di chi abbia assistito all'esecuzione di un delitto. C'è chi ha notato un furgone allontanarsi a grande velocità, subito dopo lo sparo. Qualcuno ricorda la marca del furgone medesimo, ed il suo colore. Nessuno è però in grado di dire quale fosse la sua targa. La polizia inizia la caccia all'uomo, ma il teppista, come da copione, ha abbandonato il furgone, che peraltro risulta rubato. Un vicolo cieco. Uno tra i troppi delitti perfetti, dei quali non si parla mai sui media, per non spaventare troppo l'opinione pubblica. Gli elementi d'indagine sono pochissimi, ed i profiler non sanno che pesci pigliare. Si rivolgono allora al super-computer Galadriel, che, essendo molto più senziente della media degli umani, decide di impegnarsi con grande foga nella ricerca dell'attentatore. Galadriel ha un'anima elettronica, che prova emozioni elettroniche; queste emozioni la spingono a cercare vendetta! Nel frattempo, Lucrezia viene portata in ospedale, in arresto cardiaco. I medici rilevano alcune tracce residue di vita, che non riescono a spiegare, dato che non si intendono di magia. Lo scettro di Uglux ha infatti correlato la sua forza vitale a quella di Ferox, che è decisamente super-umana. Nel momento in cui il colpo quasi mortale ha precipitato Lucrezia nel coma, la donna leopardo ne ha risentito, nonostante si trovi in un'altra dimensione. Galadriel ha circoscritto quelli che sono stati arrestati da Lucrezia; all’interno di questo gruppo, il super-computer individua gli ex galeotti. Il tentato omicidio potrebbe essere stato commissionato da qualcuno che sia ancora detenuto, ma questa è una seconda linea d’indagine. Galadriel a questo punto ricorre ad altre variabili, che nessun poliziotto sano di mente prenderebbe in considerazione. Ma gli umani quasi mai capiscono cosa significhi essere sani di mente. La lista dei sospettati, che Galadriel ha elaborato in pochi secondi, abbisogna di verifiche sul campo; gli Hunter Killer sono i più indicati, ma stanno occupandosi di un altro caso. I profiler della polizia sono stati allertati da una serie anomala di suicidi. Si riuniscono di continuo, per parlarsi addosso. Non sanno che pesci pigliare, leggono e rileggono grossi libri, scritti da gente che non aveva mai prestato servizio di pattuglia. In questo frangente, i serpentoidi si introducono nei locali ove i profiler si scervellano. Gli umani dovrebbero essere abituati a quegli alieni, ma Stritolatore, Anaconda, Boa e Pitone sono più grossi del più grosso serpente terrestre. Sysform è più piccola dei colleghi, ma nessun umano può tenerle teste. La serpentessa considera i quattro maschi come fratelli un po’ gradassi, ma non ha dubbi sul loro valore in battaglia. Gli Hunter Killer assistono, ridacchiando tra loro, alle chiacchiere dei profiler; poi si mettono alla ricerca del pazzo di turno. I segni di vita di Lucrezia si sono ulteriormente affievoliti; la poliziotta rischia quindi che l’ospedale completi il lavoro del delinquente che le ha sparato, staccando le macchine che la tengono in vita. Avendo perso la connessione con la realtà, Lucrezia sogna di trovarsi nella stazione di polizia. I suoi colleghi però la scrutano in maniera strana, non riuscendo a capire le sue parole. Si chiede se siano diventati tutti sordi, per quanto strano possa sembrare. Galadriel, per poter inviare gli Hunter Killer a cercare l’attentatore della detective, deve aiutarli a chiudere in fretta il caso in corso. Il sospetto “suicidatore” ha lasciato molte più tracce, quindi i serpentoidi avranno modo di arrivare a lui relativamente in fretta. Una corsa contro il tempo per salvare Lucrezia. I profiler hanno capito che quel fesso, che si crede un angelo della morte, pesca le vittime nei gruppi di esauriti, che si trovano a tarda sera per piangersi addosso. Trova dei depressi, e poi li “aiuta” a morire; con ogni probabilità loro cercano di opporsi, ma il criminale ha già deciso cosa sia meglio per loro. Meglio diffidare di tutti quelli che sbandierano le buone intenzioni! Come distinguere un finto suicidio da uno vero? La premeditazione lascia sempre tracce, ma ci vuole un super-cervello per sapere dove cercarle. Per Galadriel è un gioco da bambini, e, per quanto non sia mai stata piccola, lei lo gioca benissimo. I profiler stanno ancora parlandosi addosso, mentre i serpentoidi sono già sulla strada. Il criminale si sta lavorando l’ottava vittima. Lo ha drogato, lo ha steso su un letto, ed adesso lo ammazza con le chiacchiere, prima di sparargli in testa. L’ottava simulazione di suicidio, di genitori e congiunti di bambini morti nell’incendio della loro scuola. La stampa dirà che non hanno retto alla sofferenza, ma solo il sedicente angelo della morte conoscerà la verità: li ha aiutati lui a lasciare questa valle di lacrime! Ciò che i profiler dovrebbero imparare dai criminali è che non si ritengono veramente cattivi, bensì giusti. Un lieve fruscio alle spalle del serial killer annuncia l’arrivo di Stritolatore, il campione del contingente dei serpentoidi sulla Terra. Spalanca la sua enorme bocca, munita di zanne lunghe e spesse. Da esse gocciola saliva corrosiva verdastra, mista ad un veleno che la sua specie rielabora a seconda delle situazioni. La mancata ottava vittima del criminale è talmente rimbambita da non rendersi conto dell’arrivo dell’alieno. Non capisce di trovarsi in una posizione particolarmente delicata; vuole solo dormire, e così dorme. Stritolatore si erge ben più alto della testa dell’umano, che piange e ride contemporaneamente: se non è pazzo, gli manca poco. Al campione dei serpentoidi spiace che non tenti di resistergli, ma chiude in fretta la missione, con un solo morso alla gola del serial killer. Poi, visto che nessuno lo vede, se lo smangiucchia un po’! Questo è ciò che avviene sulla Terra; ma che fine ha fatto la detective Lucrezia? Sta camminando in una landa nebbiosa, senza punti di riferimento. Non ci sono luci che la chiamino verso l’aldilà, non ancora. Un mugolio giunge da lontano, ma si avvicina. Lucrezia non la vede arrivare, ma riconosce Ferox quando ode i suoi agghiaccianti richiami. La donna leopardo è lì, grazie al potere del dottor Occulto. Si ricongiunge alla sua amica, per condurla verso la vita. Come hanno reagito i media alla notizia dell’attentato alla poliziotta? Hanno scatenato giornalisti non sempre perspicaci, alla ricerca di notizie; e la notizia che vorrebbero riferire per primi è quella del decesso, o, come seconda opzione, della sua uscita dal coma. Apparentemente dimenticato da tutti, il mancato killer si aggira nei pressi dell’ospedale dove è ricoverata Lucrezia. È intenzionato a completare il suo sporco lavoro, dovesse costargli la vita. Scoprire dov’è ricoverata non è un problema, dato appunto il via vai dei giornalisti. Fingersi uno di loro non è così difficile, come non lo è ingannare gli sbirri che dovrebbero proteggerla. Ferox e Lucrezia si aggirano per le strade di una città diversa da ogni altra vista prima. Le strade stesse ricordano i percorsi mutevoli di un labirinto. Il dottor Occulto ha avvisato la donna leopardo del rischio di smarrirsi lei stessa in un caos inestricabile. Sulla Vae Victis, la Maga, Fulminatore, Kong e Dragonfire vegliano sul corpo addormentato della loro collega. Al momento, dall’oceano nebbioso non giungono rumori che possano fare pensare all’ennesimo attacco. È come se tutti rispettassero una pausa, in attesa che Ferox salvi la sua amica. Il dottor Occulto, Nancy e la Navigatrice sforzano i loro poteri mentali, per mantenere un seppur tenue contatto con Ferox. Nel reame intermedio tra la vita e la morte, una torma di strane bestie attacca le due eroine. Ferox estrae i suoi artigli, felice di poter fare ciò che le riesce meglio: squarciare e dilaniare. Il suo sorriso è in realtà un’esibizione di zanne acuminate, proprie della sua natura bestiale. Lucrezia, che si ricorda di essere stata ferita a morte, comprende che quello è un sogno, ma si tratta anche dell’ultima possibilità di tornare ad abitare il suo corpo. Estroflette anche lei gli artigli, effetto della simbiosi felina, e parte all’attacco. La detective non è forte ed agile come la donna leopardo, ma nelle sue mani compare la fida pistola, con allegata la licenza di uccidere. E la battaglia inizia, con l’umana e la mutante pronte a dare tutto ed anche di più, per uscirne vincitrici. Sulla Terra, il super-computer Galadriel può finalmente fare affidamento sul suo braccio armato: gli Hunter Killer. Non è però il caso che intervenga tutta la banda; sarà sufficiente, secondo le proiezioni di Galadriel, che Sysform si collochi in agguato. La serpentessa è infatti molto più discreta dei suoi colleghi maschi, molto più grossi ed ingombranti. Galadriel ha identificato quasi con certezza matematica lo sparatore. Ha avvisato anche i profiler della polizia, che lo cercano dappertutto, meno che dove si trova realmente. La mente elettronica sopraffina ha viceversa elaborato un piano di battaglia molto più lineare: il tizio cercherà di uccidere del tutto Lucrezia, ed allora Sysform gli spezzerà il collo e la schiena. Posti di blocco compaiono un po' dovunque, ma è come cercare un ago in un pagliaio. I media, che non perdono occasione per parlare a sproposito, hanno già rivelato la notizia che sarebbe dovuta rimanere riservatissima: l'identità del killer. Lui ora sa di avere le ore contate, ma, essendo un pazzo maledetto, non ha più alcuna considerazione per la sua stessa incolumità personale. Non esclude di uccidersi con le sue stesse mani, ma solo dopo avere terminato l'odiata detective. Lei, Lucrezia, sta sparando a più non posso a figure incappucciate, armate di mannaie e ganci da macellaio. Ogni colpo un centro. Ferox non si fa pregare, in qualunque stato dell'esistenza operi, per dimostrare di essere tra le migliori assassine in circolazione, se non la migliore in assoluto. L'ospedale è presidiato da poliziotti che pensano a tutto fuorché a fare la guardia. Parlano di calcio e di donne, mentre sotto il loro naso passa chiunque, compreso il killer. Sysform invece, essendo un alieno serpentoide lungo almeno tre metri, si deve accontentare di seguire il circuito fognario. I topi non si fermano neppure a salutarla, e scappano al massimo della velocità. Poi Sysform si infila nei condotti di condizionamento, sopportando la corrente d'aria e la polvere in movimento. Non ha bisogno di una piantina, per trovare la stanza di Lucrezia. Dispone di poteri telepatici innati, ed ha registrato le onde cerebrali della detective. Quando scivola accanto al letto, il teppista non è ancora arrivato, ma, dopo pochi minuti, la porta si apre lentamente. Il pazzo gongola, sapendo che gli sbirri impazziranno vedendo l’esito di ciò che sta per fare. Lucrezia è assolutamente immobile, con sondini che le escono dal naso, e flebo che le nutrono endovena. Il pazzo estrae un affilatissimo coltello, con il quale si accinge a recidere tutti i grossi vasi sanguiferi del collo. Immagina già di rotolarsi in qual sangue appena spillato, tiepido al punto giusto, e di berlo avidamente. Quell'incompetente non si rende conto che una serpentoide, nata su un pianeta del quale lui non ha mai sentito parlare, è pronta ad ucciderlo in due o tre modi diversi. In questo istante, trascendendo lo spazio, il tempo e gli stati dell'esistenza, il dottor Occulto, capo di Evolution, lancia l'allarme. Le telepati Maga, Navigatrice e Nancy gli prestano la forza per fare comparire un portale dimensionale di fronte a Lucrezia disincarnata. Così, mentre Ferox affronta da sola tutti i rimanenti ectoplasmi assassini, la detective salta nel varco. Sysform si ferma una frazione di secondo prima di staccare il collo a morsi al delinquente, perché ha percepito che Lucrezia è tornata. E la detective, decisa a non subire più le offese di quella feccia umana, affonda i suoi artigli simbiotici nella gola biancastra del malvagio. Lo stupore sul volto del maiale scompare quasi subito, perché Sysform attacca a sua volta, per nutrirsi di tutto quel sangue, che altrimenti sarebbe sprecato. A missione compiuta, anche Ferox si risveglia, sul cacciatorpediniere di Evolution. Il suo sorriso felino rende felici tutti i mutanti ed il drago, che si complimentano con lei.

martedì 4 settembre 2012

BATTAGLIA NAVALE_204° episodio

Nel corso dell'ultimo conflitto mondiale, le potenze che avevano aperto le ostilità lanciarono sui campi di battaglia le loro macchine da guerra. I carri armati degli aggressori, molto più grossi e potenti di quelli degli aggrediti, disintegrarono facilmente le schiere nemiche. I carristi attaccanti credettero di essere invincibili, solo perché avevano attaccato per primi, ed avevano sbaragliato dei poveri pellegrini che speravano di fermarli con una carica di cavalleria. In seguito, quando gli aggrediti misero in moto le loro industrie belliche, lo scontro fu più equilibrato, con morti da ambo le parti. Gli oceani divennero a loro volta terreno di scontro per mostri metallici di dimensioni molto superiori. Quando iniziò il conflitto mondiale, il secondo, le navi di legno erano state ormai sostituite completamente da vascelli in acciaio. Le industrie estrattiva e siderurgica lavoravano a pieno regime, fornendo il materiale da costruzione ai cantieri navali. Gli strateghi che pianificarono la guerra lampo fecero assemblare navi da battaglia fornite di corazzatura massiccia e cannoni di grosso calibro. Sul mare, gli uomini si ammantarono di acciaio ancor più che sulla terra. I carri armati ebbero sempre bisogno della fanteria, e la fanteria dei carri armati. In un ambiente ostile come il mare, invece, i marinai si rintanarono nelle viscere delle loro case metalliche. I sottomarini, vascelli fatti per navigare sotto le onde, accolsero marinai destinati a non vedere quasi più la luce del sole. Un sacrificio, forse, ma agli umani piace più di ogni altra cosa disporre del potere di distruggere i loro simili. Quando uscì dal cantiere navale, la nave protagonista di questa storia era all'avanguardia come armamento e corazzatura, ma anche dal punto di vista della propulsione e dei dispositivi di avvistamento. Ingegneri veri si erano sforzati, con notti insonni, di individuare i punti deboli del progetto, per rimuoverli prima della sua realizzazione pratica. Menti selezionate, votate a realizzare un'opera superiore, erano state costrette alla vita monastica, perché non dovevano subite distrazioni. Come i maestri forgiatori di spade, che infondono in ognuna delle loro creature una vita propria. Non grandissima, ma comunque enorme, a metà tra un incrociatore ed una corazzata, la nave doveva essere più veloce e possente di entrambe. Un sacrificio al dio della guerra, che di sicuro fu presente al suo varo, e versò per lei lacrime di commozione. Furono peraltro lacrime di sangue, giacché il tremendo vascello prese a solcare i mari, distruggendo ogni avversario che le capitasse di incrociare sulla sua strada. Gli uomini d'equipaggio furono selezionati tra i più tremendi della marina: veri fanatici pronti a tutto, specie ad uccidere. E “La lancia di Odino”, questo il nome della nave, sparò sui mercantili, che portavano rifornimenti ai nemici. Neppure i sommergibili riuscirono a mettere a segno contro di essa un buon lancio di siluri. La tecnologia di avvistamento, fantascientifica per quel periodo, consentiva infatti alla nave di schivare tutti i colpi. Poi iniziava la caccia vera a propria, e l'audace che aveva osato aggredire quella meraviglia della tecnica navale veniva inseguito come il gatto fa con il topo. Il comandante della nave, tremendo tra uomini tremendi, godeva infatti nell'infliggere sofferenze. Come raggiungere questo obiettivo? Facendo credere al nemico di essere riuscito a scappare, per poi piombargli nuovamente addosso. La caccia durava delle ore, perché il comandante ordinava ai suoi di non distruggere il sottomarino, ma solo di danneggiarlo un po' di più. Altrimenti una sola bomba di profondità avrebbe posto fine quasi istantaneamente a oltre cento vite. Ma così non sarebbe stato divertente. Meglio tirarla per le lunghe, annientando le anime prima dei corpi. La nave divenne leggenda e terrore di tutti i convogli mercantili, che vennero affiancati da incrociatori e corazzate. Neppure questo fu sufficiente a frenare la bramosia di sangue della distruttrice e dei demoni umani che vivevano al suo interno. Attaccavano comunque, a prescindere dal numero dei nemici, e parevano protetti da qualche demone maligno. Diverse volte la nave venne colpita, ma l'acciaio con il quale era costruita resistette tenacemente. Poi però i nemici ne ebbero abbastanza, e furono loro a prendere l'iniziativa. Trovarono la nave nemica, che disdegnava di associarsi con altri vascelli battenti la medesima bandiera. La circondarono e, a prezzo di danni, morti ed affondamenti, la colpirono con tutto ciò che avevano. Il mare prese fuoco, a causa del carburante versato. I morti bruciavano a pelo d'acqua, ed anche i vivi caduti in mare. Il fumo avvolse la nave micidiale, mentre i nemici continuavano a colpire alla cieca, anche con i bombardieri. Alla fine, quando il fumo venne dissipato dalla brezza marina, la Lancia di Odino era sparita, e si disse che fosse affondata, giacché dove sarebbe potuta scappare? Dove e quando sono molto relativi quando ci si trova a navigare su un oceano tra le dimensioni dell'esistenza. Adesso, dal punto di vista di Evolution, la prima cannonata della Lancia di Odino scaglia un proiettile ad alto potenziale a pochi metri dalla prua del loro cacciatorpediniere. Alcune ore dopo la sua ultima battaglia, dal punto di vista dell'equipaggio della nave da guerra, la nebbia si è diradata. Sulla Terra sono trascorsi quasi settanta anni. I marinai assetati di sangue e di vittoria hanno aperto il fuoco sul primo bersaglio disponibile, che non batte alcuna bandiera, quindi per loro è un nemico. Dragonfire si trova sul ponte del cacciatorpediniere di Evolution, che, mosso da forze inesplicabili, volge la prua verso il nemico, molto più grosso e meglio armato. Il drago sorride, con tutte le sue tremende zanne, pregustando un vero scontro. Il cacciatorpediniere di Evolution rivendica in quel frangente il suo nome: “Vae Victis”, guai ai vinti, e parte all'attacco. Il capitano della Lancia di Odino ordina di aprire il fuoco, con tutti i cannoni disponibili, contro quella nave che, invece di scappare, avanza verso lo scontro. Quasi subito gli addetti ai pezzi scatenano una bordata micidiale. Uomini accaldati e sudati, ma felici di poter fare del male al prossimo. La loro vita è una continua battaglia, e ne sono entusiasti. Sarebbero felici di morire e di finire negli abissi, con la loro amata nave, dopo aver recato danni spaventosi a uomini e cose. Adorano le divinità della guerra, ma anche quelle della distruzione. I proiettili, grossi e dotati di grande potere esplosivo, volano verso la Vae Victis, ma la nave reagisce orientando le sue torrette antiaeree, ed aprendo il fuoco. Dragonfire osserva estasiato l'iniziativa del loro cacciatorpediniere, che evidentemente non ci sta a fare la vittima sacrificale di quei teppisti dei mari. Fulminatore si affianca al drago verde, che si appresta a prendere il volo sul suo dragoncraft. Attaccherà dall'alto la Lancia di Odino, ma prima occorre evitare che le cannonate sventrino la nave, che è anche la loro base galleggiante. Ne è passato del tempo da quando il mutante elettrico era in grado di lanciare solamente scariche rettilinee; dopo molte battaglie, ha infatti appreso l'arte di dare quasi vita ai suoi lampi. La Vae Victis spara a più non posso, ricaricando i suoi cannoncini con proiettili che paiono quasi materializzarsi dal nulla. In realtà giacciono stipati nei suoi capaci magazzini, ma nessun servente umano li trasporta sui montacarichi. La nave fa tutto da sola. Eppure anche questa magia ha dei limiti, specie perché l'avversario è veramente formidabile. La Vae Victis, se fosse sola perirebbe, ma Fulminatore sta già dicendo cosa ne pensa in proposito. I proiettili in arrivo viaggiano quasi alla velocità del suono, quindi per i fulmini del mutante elettrico sono praticamente fermi. L'energia elettrica ad alto potenziale gioca con il metallo volante, irridendolo. Lo aggira, lo studia, ed infine lo penetra con tentacoli sottilissimi; a questo punto, obbedendo agli ordini di Fulminatore, i suoi emissari distruggono dall'interno gli ordigni. Non importa se esplodano o meno, dato che, se capita, avviene a distanza di sicurezza dalla Vae Victis. La Maga non può adoperare al meglio le sue doti psioniche contro i proiettili in arrivo, non disponendo essi di un sistema nervoso biologico. Eppure la lunga esperienza di gruppo coordina al meglio i suoi poteri con quelli di Kong e di Ferox. I due mutanti sono naturalmente velocissimi di riflessi, ma, grazie alle doti della Maga, raddoppiano la loro reattività. Gli ultimi proiettili della salva micidiale finiscono così preda dei cannoncini manovrati a velocità sconvolgente dall'uomo bestia e dalla donna leopardo di Evolution. Il decollo di Dragonfire avviene senza suoni dirompenti, perché il dragoncraft, inventato da Kong, converte la sua super-energia in levitazione e spinta propulsiva. Si innalza oltre la parabola di tiro impostata nei cannoni della Lancia di Odino, e vola deciso verso il ponte della grande nave nemica. I marinai che lo vedono arrivare in volo non credono ai loro occhi: un drago verde, alto tre metri, con tanto di coda! Stanno cercando di capire come mai nessuna delle loro cannonate abbia raggiunto la Vae Victis, ma Dragonfire è già su di loro. Adottando una strategia collaudata, il possente alieno ordina al suo supporto di attenderlo in volo stazionario. Lui invece salta, da considerevole altezza, sul ponte principale della Lancia di Odino. L'atterraggio è decisamente più impressionante del decollo, e la nave non ringrazia. La massa di Dragonfire. settecento chili accelerati dalla forza di gravità, mette a dura prova l'acciaio progettato per resistere alle bombe. Tutti gli uomini disponibili salgono in coperta, armati fino ai denti, ed iniziano a sparare contro l'invincibile alieno. Non sanno, ma lo stanno scoprendo in diretta, quanto scarso sia l'effetto delle pallottole di piccolo calibro contro le scaglie della sua armatura naturale. Anzi, i colpi rimbalzano, ferendo gli stessi sparatori. Il capitano urla, cercando di superare il clamore collettivo. Ordina un assalto all'arma bianca, con baionette e coltellacci. Il primo manrovescio del colosso di Evolution scaglia lontano un manipolo di acciaccati assalitori. In altre occasioni Dragonfire ha frenato il suo potere, ma non oggi. Ha intuito che quelli che lo attaccano non temono le ferite e la morte, e le somministra quindi entrambe a piene zampe. Ardimentosi, o forse pazzi, pugnalano la corazza verde, ma i loro coltelli scivolano o si spezzano. Il drago avanza, con colpi di coda, che spazzano il ponte e le gambe della fragile umanità. La lezione che sta impartendo è la seguente: per adorare la distruzione, bisogna essere adeguatamente attrezzati, e lui lo è. I cannoni della Lancia di Odino non sparano più, e questo induce Ferox e Kong a decollare con i loro craft antigravitazionali. Ferox insiste per partecipare alla festa; Kong l'accompagna, più che altro desideroso di indagare la natura della nave nemica e del suo equipaggio di pazzi scatenati. Ferox e Kong non sono ovviamente forti come Dragonfire, ma lo affiancano abilmente in uno scontro a senso unico contro centinaia di umani vocianti, desiderosi di farsi massacrare. La donna leopardo e l'uomo bestia di Evolution sono incredibilmente agili, veloci e dotati di un fattore di guarigione quasi istantaneo. I pugni ed i calci di Kong riducono a mal partito le fragili ossa umane. Gli artigli della donna leopardo fanno di peggio: scavano, tagliano, squarciano, versano sangue ed ogni altro liquido che si possa versare. Le grida, che avevano accompagnato l'attacco contro Dragonfire, sono ormai state sostituite dai lamenti di dolore. Centinaia di membra più o meno vive strisciano nella poltiglia rossastra che copre il ponte principale della nave. Non è quindi la pietà che induce Dragonfire, Kong e Ferox ad interrompere la loro azione, quanto il desiderio di non imbrattarsi troppo con quella fanghiglia già in via di degradazione batterica. A bordo della Vae Victis, Fulminatore e la Maga vedono Kong e Ferox che prendono il volo dalla Lancia di Odino, dopo la battaglia. Dragonfire decolla per ultimo, per guardare le spalle ai colleghi; questa è la strategia che Evolution adotta per evitare che i super-eroi siano colpiti alle spalle, da nemici nascosti. Il dragoncraft risponde ai comandi mentali dell’alieno verde, e scende verso il ponte della nave da guerra. Ciò che Dragonfire si lascia dietro è un campo di battaglia, ma non un cimitero; parecchi marinai hanno saggiamente evitato di gettarsi nella mischia. Un lieve fruscio attrae però l’attenzione del drago, che rileva un movimento sospetto in una delle torrette. Altrettanto lentamente, uno dei cannoni sta regolando l’alzo. Evidentemente sta preparandosi a sparare contro la Vae Victis; un colpo di sorpresa adesso potrebbe cogliere di sorpresa la Maga e Fulminatore, ma Dragonfire non lo permetterà. Il plasma che risiede in lui inizia a pulsare, pronto ad erompere attraverso le fauci. L’azione è pressoché immediata: la super-fiamma del drago avvolge il cannone e la torretta girevole. Il metallo raggiunge nel giro di pochi secondi la temperatura di fusione, ma prima si dilata e si deforma. Il plasma risale la canna del cannone, come un predatore assetato di distruzione. L’operatore umano muore in una frazione di secondo, quando le munizioni stipate esplodono, distruggendo la torretta ed una buona sezione del ponte della Lancia di Odino. Terminato il suo lavoro, Dragonfire vola via, senza voltarsi indietro.