giovedì 24 dicembre 2009
KARMA IMPREVISTO_libro 2°_54° episodio
Il mio nome è Mark Roberts, e sono un venditore di professione. Una volta si sarebbe detto commesso viaggiatore o piazzista. Ma non è questo il punto. Il fatto è che da alcune sere faccio lo stesso sogno. Capita a tutti di sognare e ri sognare qualcosa o qualcuno, però io sono convinto che questo non sia un sogno normale. C’è un tizio, alto e coperto da una armatura lucente, che mi squadra in malo modo; poi mi annuncia che è ora di finirla con la mia noiosa esistenza. Il tizio non mi chiede se la mia noiosa esistenza mi piaccia o meno; semplicemente mi squadra ed annuncia. Sarei tentato di rispondergli in maniera adeguata, ma proprio non ci riesco. Non che io sia timido; come potrei fare il venditore se lo fossi? Non riesco semplicemente a rispondergli: come se il sogno fosse il suo e non il mio. Racconterei tutto a mia moglie, ma temo che non capirebbe; anzi ne sono sicuro. Sono quasi sicuro che anche questa notte il tizio in armatura verrà a trovarmi, ed a propormi un nuovo lavoro, ma io lo aspetto al varco, e gliene dirò quattro. Non riesco ad addormentarmi, perché sono più agitato di quanto voglia ammettere. Me la pagherai uomo in armatura; spero proprio di incontrarti nel corso della notte! Poi penso che forse sto impazzendo, o almeno ci sto andando vicino. Un mio collega venditore è impazzito, ma lui faceva uso di droga, lavorava troppo, e la moglie lo aveva lasciato. Il sonno arriva quando meno te lo aspetti, ed in sogno si infila come un serpente nel tuo cervello. Questo è un bel pensierino: me lo devo annotare, per stupire i miei clienti con questa pillola di saggezza. Cammina, cammina, mi trovo ad inerpicarmi su una piccola montagnola. C’è un bel po’ di nebbia, e mi chiedo come mai io abbia avuto l’idea balzana di uscire con questo freddo. La risposta giunge come al solito inaspettata, o forse dovrei dire parzialmente inaspettata. Infatti il mio nuovo amico in armatura mi aspetta in cima alla collinetta, e mi guarda come se fossi arrivato in tremendo ritardo ad un appuntamento di lavoro. Lo so che parlo sempre di lavoro, ma Mark Roberts è un professionista serio, che pensa al lavoro anche quando dorme. Mi avvicino al tizio, che diventa sempre più alto di sogno in sogno. Ora sarà almeno alto tre metri, e mi guarda come fossi un bambino mezzo ritardato. Poi punta un dito, che si trova al termine di una grossa mano e di un lungo braccio. Noto che ha l’armatura anche attorno alla mano. Nulla da dire sull’effetto scenico: è tutto dorato, come se avesse appena lucidato tutto quel metallo. Potrebbe addirittura essere oro. Il tizio non parla, perché mi invia i pensieri direttamente nel cervello. Mi dice che la trasformazione è imminente, e che uno spirito eccelso verrà ad occupare il mio corpo scadente. Ma se è così scadente, mi chiedo, come mai non se ne cerca un altro? Il tizio corazzato sembra sempre più alto; adesso mi scruta come se fossi del tutto ritardato. Non credo abbia alcuna intenzione di fornirmi ulteriori spiegazioni. Non vorrei farlo, ma mi sveglio, ed un gran mal di testa mi annuncia un cattivo inizio di giornata. Sudo al punto che devo necessariamente farmi una doccia e cambiarmi. Mia moglie mi guarda in modo strano; non per il fatto che mi sia lavato, spero. Poi la saluto con un bacio poco impegnativo, cercando di copiare quello della pubblicità del Mulino Bianco. Salgo in macchina, e mi avvio al mio primo appuntamento giornaliero, ma pare proprio che il tizio in armatura mi abbia fatto una specie di malocchio. Non ho più mal di testa, però non riesco proprio a guidare in maniera decente. Sono costretto a fermarmi, e devo ammettere di essere veramente spaventato. Questo non è più uno scherzo: ho paura di essermi preso qualche virus, o peggio. Cerco in agenda il numero di telefono del mio medico curante, ma un lampo potentissimo ed improvviso mi sbatte fuori dalla realtà. Ora non sono più Mark Roberts, bensì un guerriero alto almeno due metri, con muscoli da tutte le parti. Ho un sacco di capelli, e questa è la parte che mi rende più felice. Impugno una gigantesca spada a due tagli, che emette strani suoni, come se fosse felice di vedermi! Ci mancava solo il cavallo, ed il cavallo arriva: una bestia veramente enorme. Un cavallo tutto nero, con occhi che tendono al rosso, ed una criniera lunghissima, anch’essa nera. Con un balzo salto in groppa alla bestia nera; figuriamoci: io non sono quasi neppure capace ad andare in bici. Ma ora non sono più Mark Roberts; ci ho messo un po’ a capirlo, quindi forse il tizio del mio sogno aveva ragione a guardarmi come se fossi poco sveglio. Non ho idea di dove sia finita la mia auto, i miei vestiti, la mia valigetta e tutta la maledetta città. Direi proprio che questo non è il mio mondo: neppure il sole è quello giusto. Mi pare ce ne siano due, o forse quello più piccolo è una luna particolarmente grossa. Mentre rifletto per non cadere preda del panico, il mio corpo cavalca come se non avesse fatto altro per la maggior parte della sua vita. Il cavallone nero salta siepi, fossi, cespugli ed anche animali più piccoli che si buttano a terra per paura di essere schiacciati. Dopo una corsa lunghissima, che però non reca alcun disturbo alla mia colonna vertebrale poco tonica, quella bestiaccia quadrupede nera si ferma di scatto, sollevando un polverone. Per forza che non ho male alla schiena: ora sono Brutus il Fenomeno! Strano come quel nome mi sia venuto alla mente; in effetti il tizio alto tre metri forse me ne aveva accennato. Chissà per quale motivo aveva bisogno di me, visto che in fondo non sono esattamente un fulmine di guerra neppure in ambito intellettuale. Però ho un sacco di buona volontà; forse sono anche simpatico. Smonto da cavallo, e balzo agilmente al suolo; comincia piacermi essere Brutus il Fenomeno. Ma aspetta: qui c’è altra gente, e tutti abbastanza strani. C’è una ragazza coperta da una pelliccia di leopardo, che si muove come se la pelliccia fosse la sua pelle. Certo che questo Brutus è veramente perspicace; io da solo non ci sarei mai arrivato. Bando agli scherzi, la ragazza è molto carina, ma i suoi occhi lanciano sguardi che promettono poco di buono. Meglio non farsi strane idee, visti gli artigli che esibisce. Accanto a lei, un uomo che pare abbastanza normale, ma uno normale di certo non riesce a farsi passare dei lampi di luce da una mano all’altra. Temo che anche lui possa scatenare forze ben più grandi. Ora ne arriva un altro, che di sicuro non può passare per un essere umano: una specie di grosso uomo scimmia, molto più peloso della donna leopardo. Questo mi sembra il più simpatico tra i tre, ma ha dei muscoli ancora più grossi di quelli già mastodontici di Brutus il Fenomeno (che sarei io). Ecco finalmente una persona normale: una bella ragazza senza pellicce, artigli, spade, o intenzioni omicide. Mentre formulo questo pensiero, però mi rendo conto di avere sottovalutato grandemente quella ragazza, che senza aprire la bocca mi comunica di chiamarsi Maga. Accidenti, mi dico, ma questi sono mutanti! Fino a cinque minuti fa, non avevo idea di cosa fosse un mutante, tuttavia adesso l’informazione mi è entrata spontaneamente nel cervello. Esseri umani nati con super-poteri; o forse addirittura una nuova razza. Evolution: ecco il loro nome collettivo, e sono degli eroi. Brutus è arrivato fin qui con il suo cavallo Tuono (il nome del bestione l’ho appena trovato nella memoria che condivido con il mio muscoloso alter ego), per incontrare gli eroi di Evolution, ma non solo loro a quanto pare. Tutti si voltano all’unisono, mentre la terra trama sotto i passi di qualcuno che è veramente grosso e pesante. Brutus il Fenomeno, che è alto due metri, deve alzare di molto la testa per guardare in faccia il nuovo arrivato. Lo definirei un maledetto mostro verde, ma devo far attenzione a quel che penso. Questo è Dragonfire, e non è un mutante, bensì un alieno. Fortunatamente per tutti i terrestri, Dragonfire sembra decisamente votato per il bene. Un colosso scaglioso pesante settecento chili, apparentemente invulnerabile, è meglio farselo amico. Il drago, perché di un drago si tratta, sorride a tutti i presenti. Sorride come sorridono i draghi: mostrando un numero impressionante di grosse zanne! Sono quasi sicuro che Dragonfire sia in grado di emettere fiamme dalla bocca. Non so in quale maniera subliminale mi sia pervenuta questa informazione, ma non ho problemi a credere che Brutus il Fenomeno si sia trovato degli amichetti decisamente possenti. Temo però che la riunione di oggi non sia un incontro di un circolo di cucito. Brutus il Fenomeno è euforico, io un po’ meno. Quel mezzo pazzo di Brutus e la sua spada parlante gioiscono al pensiero di scontrarsi con demoni ed altri mostri. Ed io adesso sono Brutus, non più Mark Roberts; quindi anch’io gioisco all’idea di rischiare di farmi staccare la testa da qualche gigante affamato. In questo strano mondo anche gli spostamenti sono quantomeno insoliti. Non stiamo cavalcando, né correndo, né volando, ma lo spazio muta attorno a noi. Gli eroi di Evolution sono rilassati, come se per loro combattere contro le forze del male fosse il pane quotidiano. Il drago ha spalancato le fauci, per lasciare uscire un fumo color dello zolfo. Forse si sta preparando per dare il meglio del suo enorme potere. Anche il tempo scorre a modo suo in questo mondo illuminato da due soli. Ora che sono sorti entrambi, combatteremo nella luce. I cattivi ci aspettavano, ed attaccano subito briga: una torma di demoni velocissimi si lancia su Dragonfire. Lui si aspettava di combattere con qualcuno massiccio e quasi invulnerabile; insomma uno della sua stazza. Invece i cattivacci gli hanno lanciato addosso questi velocisti, che lo colpiscono e subito dopo si ritirano. Potrebbe essere una buon strategia, se Dragonfire fosse solo, ma non è così. Ferox, la donna leopardo, intercetta due demoni, dimostrando ancora una volta una velocità ed un’agilità formidabili e pressoché incomparabili. Gli artigli dei demoni possono poco o nulla contro le scaglie corazzate, del drago, mentre gli artigli di Ferox affondano nella sostanza degli aggressori. Ora Dragonfire ha ottenuto lo spazio che gli serviva per adoperare la sua coda fortissima. Quattro demoni vengono colpiti mentre sono ancora in movimento, smentendo le previsioni sulla lentezza dell’alieno. Kong, l’uomo scimmia, schizza a quattro metri d’altezza, per colpire a piedi uniti un colosso peloso, armato di una clava grande quanto un albero (era un albero!). Alcuni zombie circondano Fulminatore, ingannati dal suo aspetto umano; ma Fulminatore è un mutante in grado di manipolare le forze elettriche, e dette forze costringono i morti viventi ad indietreggiare. Non provano dolore, ma i loro corpi sono seriamente danneggiati dai colpi d’energia. Brutus decide allora di entrare nella mischia, e la sua spada (che sarebbe la mia spada) cala e lacera. Nel farlo, emette suoni strani ed ultraterreni. Io la capisco: non è contenta di non poter pasteggiare con le anime degli zombies, perché non ne hanno più una. La nostra spada è comunque risolutiva, ed i morti viventi cessano di infastidire Evolution. Il colosso, contro il quale Kong si è scagliato, si è ripreso dall’impatto, ma può fare poco o nulla per resistere alla scarica mentale della Maga. Un gigantesco serpente si lancia all’attacco, con le fauci spalancate grondanti veleno. Kong lo lascia passare, sapendo che dietro di lui troverà Dragonfire. L’alieno ferma il volo del gigantesco serpente: è una lotta tra rettili colossali. Sembra di assistere ad un combattimento preistorico tra forze della natura incarnate. Forse il veleno del serpente potrebbe ferire il drago, forse no. No lo sapremo mai, perché la Maga con il suo potere psionico risolve il problema. Dragonfire scaglia lontano il corpo inerte del serpente, pesante numerose tonnellate. Io, cioè Brutus il Fenomeno, sono felicissimo di essere finito in questa prova di Armageddon. Ecco di cosa si tratta: il tizio nel mio sogno non me lo ha spiegato, ma evidentemente le forze del bene e del male ogni tanto si scontrano a titolo di allenamento, in vista della battaglia finale. Gli scandinavi lo chiamavano Ragnarok, e nel loro mito c’era appunto un serpente enorme, destinato ad uccidere Thor, e ad esserne ucciso. I giganti sono sempre stati percepiti come nemici dell’ordine, e così gli zombies ed i demoni. Ora ce li troviamo di fronte in quantità industriale, e, visto che ormai sono un tutt’uno con Brutus il Fenomeno, mi diverto un mondo. Mentre la battaglia infuria, la mia spada si agita di vita propria: vuole urgentemente divorare qualche anima oscura. Mi guida addirittura attraverso il campo di battaglia, fino a condurmi dinanzi ad un guerriero in armatura, grande come Brutus se non più grande. La spada incantata dovrebbe pesare molto, date le dimensioni, ma io sono fortissimo, e credo che lei faccia il possibile per collaborare con me. Il mio nemico solleva una terribile ascia bipenne, che sibila mentre cala verso la mia testa coperta da un elmo cornuto. Un attimo prima dell’impatto fatale, sollevo la mia spada, che cozza terribilmente e rumorosamente contro il metallo dell’ascia. Il mio nemico è stupito di tanta forza, visto che la mia spada incantata ha seriamente danneggiato la sua ascia da battaglia. Ma non ha tempo di riflettere, perché la spada senziente vola ad infilzarlo; l’armatura cede facilmente in tutti i suoi strati, e l’acciaio incantato inizia a bere la sua vita. Mentre muore, prova una sensazione terribile, della quale la spada sadica mi rende partecipe: come se tutte le sue forze, fisiche, emotive e psichiche, anche quelle più nascoste, fossero prosciugate. Era un nemico formidabile, ma muore prima di toccare terra, e la spada non ha ancora finito di pasteggiare. Anche gli eroi di Evolution, abituati a mille battaglie, sono colpiti ed impressionati. Ma c’è una battaglia da vincere, e nonostante gli artigli di Ferox, i muscoli di Kong, le scariche psioniche della Maga ed elettriche di Fulminatore, sarà il fuoco del drago a concluderla. Ho l’impressione che i mutanti di Evolution ed il drago siano coordinati da una mente superiore, presente sul campo di battaglia in forma eterea. Questa mente superiore ordina ai mutanti di lasciare spazio a Dragonfire. Ora che i nemici si sono raggruppati, e sono pronti a ripartire all’attacco, ecco prorompere la fiamma del drago. Il calore è spaventoso, in quel mondo come in altri nei quali si sia scatenata in precedenza. I nemici cercano di scappare, ma il fuoco li insegue; neppure i demoni infernali reggono alla prova, e preferiscono tornare agli abissi dai quali sono scaturiti. Meno fortunati sono gli altri nemici, che cessano semplicemente di esistere. La spada senziente e malvagia è profondamente ammirata: neppure lei avrebbe potuto far di meglio o di peggio.
MONDO GRIGIO_libro 2°_53° episodio
Un oceano apparentemente sconfinato si stende fino all'orizzonte. Il colore che prevale è il grigio: acqua ed aria sembrano fare il possibile per confondersi. L´oceano si muove pochissimo, con onde molto piccole o addirittura inesistenti. Il cielo non mostra alcuna nube, o forse è invaso da un'uniformità nebbiosa. L´acqua lambisce la sabbia di un´isola priva di qualunque attrattiva: nessuna vegetazione, eccetto poche alghe anch'esse grigie, e manca finanche la sabbia, sostituita da una sorta di sedimento vulcanico. Le alghe morte o moribonde potrebbero essere l´unica forma di vita presente in quel luogo. Un contesto che potrebbe far pensare alla fine del mondo, ma quel mondo non ha probabilmente mai avuto altra vita che quelle alghe, che esistono pur non essendo mai state toccate dalla luce solare. Forse quelle alghe si nutrono della scarsissima luce diffusa nell'atmosfera. Una luce che proviene da stelle lontanissime, o forse da una o più lune piccole e poco luminose. Forse quel mondo si trova al confine del suo sistema solare. Ma, se così fosse, la temperatura dovrebbe essere molto più bassa. Se l´acqua congelasse, si potrebbe affermare che sia un mondo ghiacciato. Invece ciò che si vede è poco e nebuloso: una specie di incertezza planetaria. Un mondo di ghiaccio è una certezza; questo mondo invece mostra e non mostra, senza dare l´idea di preservare alcun segreto. Se un vulcano ha prodotto il sedimento che si trova in riva all'oceano, deve essere accaduto eoni or sono. Infatti non sono reperibili pietre vere e proprie, ma solo piccolissimi frammenti levigati dall'azione incessante dell'acqua. Ma su questo mondo l´azione dell'acqua è talmente lenta da far pensare che i sedimenti vulcanici siano stati disgregati dal mare del tempo. Nessun granchio esce dall'acqua, facendo pensare che neppure l'oceano ospiti la vita animale. Strano pensare ai granchi, ma si tratta di animali che vivono praticamente ovunque, in acqua e fuori dall'acqua. Gironzolano a grandissima profondità, e quando emergono non soffocano, come viceversa toccherebbe a qualsiasi pesce. Il granchio resiste a tutto, pronto a soppiantare la sedicente specie dominante di turno, sia essa mammifera o rettile. Ma su questo mondo nessun granchio entra o esce dall'oceano. Forse niente e nessuno si nutre delle alghe, e le alghe si limitano ad esistere stancamente. Non sanno cosa sia il sole, quindi non ne sentono la mancanza, ma si direbbe siano intrise della tristezza che questo ecosistema ispira. L'essere che scruta l'oceano ed il cielo non appartiene a quel mondo, infatti le sue scaglie sono di un colore verde brillante. L´essere si erge su due delle quattro zampe, e la sua testa è allungata. Le sue mascelle mostrano un numero impressionante di denti acuminati. Dispone di orecchie appuntite, che vivono di vita propria, e si muovono nella vana ricerca di suoni differenti dal lievissimo sciabordio dell'acqua che incontra il sedimento vulcanico. Il drago, perché di questo si tratta, ha una coda grossa, lunga e possente. L'immagine complessiva è quella di una forma di vita fortissima, in grado di sconfiggere quasi chiunque, se ci fosse qualcuno da sconfiggere. Dragonfire rimane fermo, come un gigantesco monolito verde. Rimarrebbe immobile anche se soffiasse un vento in grado di fare volare le pietre; rimane immobile perché non ha motivo di muoversi. Il suo corpo alieno custodisce la super-fiamma: un'arma che in passato gli ha consentito di distruggere nemici e di aprire e chiudere porte dimensionali. Ora però Dragonfire non avrebbe motivo di scatenare il suo super-potere termico. Cosa dovrebbe bruciare? Le alghe? Il possente alieno cerca di ricordare come diavolo sia finito in quella situazione. Lui non ha problemi a sopravvivere in contesti che sterminerebbero interi eserciti, ma ora desidererebbe poter uscire da quel brutto sogno ad occhi aperti. Dragonfire è un rettile spaziale, giunto sulla Terra quando era piccolissimo. La sua mente è la mente di un rettile, nonostante abbia frequentato mammiferi, e ne sia diventato amico ed alleato. La mente rettile gli suggerisce di osservare, senza sprecare energie. Il rettile, a differenza del mammifero, rimane fermo per moltissimo tempo, senza problema alcuno. Dragonfire è probabilmente l´evoluzione massima a cui siano pervenuti i rettili nella galassia. Non ha perduto la capacità di pazientare, pur sviluppando il cervello analitico e deduttivo. I mammiferi si vantano di saper ragionare meglio delle altre specie, ma soggiacciono a troppe emozioni deteriori. I mammiferi si comportano come fossero dei flussi ormonali semoventi. Dragonfire potrebbe essere una statua vivente, e rimanere in attesa forse non fino alla fine dei tempi, ma molto a lungo. Il drago normalmente si nutre di vegetali, perché rispetta la vita altrui, eccetto quando si tratta di massacrare i criminali. In quel caso, Dragonfire non ha problemi a spezzare e bruciare, come suggerisce il suo nome. Su questo mondo senza nome, Dragonfire dovrebbe nutrirsi di alghe, ma per ora non ha fame. In realtà il drago di Evolution assorbe energia cosmica attraverso la pelle; quindi non dovrebbe avere problemi alimentari. Peraltro in questo momento il cibo è l´ultimo dei suoi problemi. Il tempo trascorre senza che il cielo o l´oceano diano segno di essersene accorti. Dragonfire si adegua, per non dare loro la soddisfazione di metterlo in agitazione. Medita ed osserva a lungo; poi decide sia giunta l'ora di osservare un´altra parte di quel mondo poco interessante dal punto di vista turistico. Dragonfire vola grazie al dragoncraft, che è un dispositivo tubolare, inventato dal suo amico Kong. Il dragoncraft estrae l´energia direttamente dal colossale corpo del drago, quindi non necessita di altro carburante. Il drago ha creato un rapporto simbiotico con il suo dragoncraft, che è un dispositivo cibernetico senziente. Dragonfire chiama il dragoncraft, che però tarda ad arrivare. La mente dell´alieno è potentissima; non è un telepate come il dottor Occulto o la Maga, ma le sue onde pensiero pervadono le dimensioni stesse. I terrestri non hanno ancora compreso la natura dello spazio-tempo. Molte altre specie senzienti lo hanno fatto; almeno per quanto riguarda i salti spaziali. Si direbbe che questa conoscenza sia diventata parte del bagaglio inconscio della specie di cui Dragonfire è uno splendido esemplare. Così il dragoncraft sente il richiamo del suo padrone, e prende vita. I mutanti di Evolution si rendono conto che il loro amico extraterrestre sta estendendo la propria mente attraverso le barriere dimensionali. Osservano il dragoncraft, che si leva in volo e si allontana. Le soglie di passaggio tra i piani dell'esistenza sono presenti anche nello spazio terrestre, sebbene i nativi di solito non le sappiano individuare, e men che meno usare. Invece il dragoncraft non solo trova una di dette soglie, ma la varca con successo. Non sarebbe stato altrettanto facile per un essere biologico, ma il dragoncraft prosegue imperterrito nella sua missione. Dragonfire rompe la sua immobilità volontaria, sollevando lo sguardo; poi il dragoncraft scende a terra. Ora il drago ha la possibilità di vedere quel mondo grigio dall'alto. Il supporto volante di Dragonfire si alimenta con la colossale forza dell'alieno. Forse per la prima volta in un milione di anni, una forma vivente solca l'atmosfera: un colosso verde, alto tre metri e pesante settecento chili. Ora Dragonfire scruta quel mondo fino ad un orizzonte decisamente più ampio, ma per il momento non nota alcun cambiamento: l'oceano è sempre praticamente immoto, e la terra è piatta e grigia. Il drago non pensa come un uomo, ed il suo tempo è differente da quello degli umani; per cui prosegue il suo volo, con la pazienza che contraddistingue i rettili. Possibile che quel mondo grigio non ospiti alcuna forma di vita, a parte alcune alghe stentate? Eppure la temperatura non è eccessivamente calda, né eccessivamente fredda. L´acqua non manca, e l´atmosfera non è satura di vapori velenosi. Il panorama non è il massimo, ma la vita primordiale non ha mai avuto bisogno di occhi. Ed in effetti su quel mondo grigio esistono forme di vita senziente. Piccoli mammiferi teneri e pelosi, che vivono in gallerie sotterranee. Sorprenderebbe il drago sapere che il mondo nel quale si trova momentaneamente prigioniero ha generato animaletti tanto gentili. Verrebbe da pensare che un pianeta apparentemente inospitale dia vita solo a bestie terrificanti e sanguinarie. Invece no: anche sulla Terra, al tempo dei dinosauri, vivevano piccoli mammiferi scavatori. La natura ha sempre molta più fantasia delle forme di vita che produce. I piccoli quadrupedi pelosi osservano il possente drago volare sopra di loro, ma sono timorosi ed attenti, e questo ha preservato finora le loro vite. Infatti su quel mondo grigio e nebbioso ci sono anche dei predatori, e questi sono effettivamente orridi ed adatti al contesto generale. Uno dei piccoli scavatori pelosi si attarda in effetti un po' troppo a scrutare il cielo; è rimasto affascinato dal colosso color smeraldo, ed è comprensibile che lo sia. Ma ecco che il predatore si fionda su di lui, con gli artigli protesi a staccargli la testolina. Sebbene questa specie di topolino o scoiattolo abbia dei grandi occhioni languidi, non è detto che sia stupido. Altrimenti come sarebbe sopravvissuto il suo e gli altri alveari contro quei mostri volanti che senza preavviso piombano giù dal cielo? Il topo, o scoiattolo, o castoro che sia ha grandi orecchie, che sentono l´aria fischiare contro le nere membrane alari del predatore affamato. Così ritira la sua bella testolina, prima che quella carogna volante gliela stacchi di netto. Come tutti i
predatori, e come tutti i guerrieri, il possente Dragonfire è sensibile al movimento, e scorge il nero predatore, che svolazza sconfitto. Lo guarda e lo commisura: è una specie di grosso pipistrello con denti ed artigli grondanti veleno, ma non è all'altezza di confrontarsi con un drago. Dragonfire decide di non perdere tempo con quel pipistrellone, e prosegue nel suo volo. Il pipistrellone osserva Dragonfire allontanarsi, ed è felice di non essere finito sotto le grinfie di quell'essere dall'aspetto a dir poco pericoloso. Frattanto Evolution non ha perso tempo ed, invece di soffermarsi a capire come diavolo sia stato rapito Dragonfire, ha fatto il possibile per raggiungerlo. Il dragoncraft ha aperto la strada, Navigatrice ha tracciato il percorso attraverso le dimensioni, e Kong ha predisposto e guidato un veicolo spazio-temporale. Così Evolution affiora nel mondo grigio, emergendo attraverso un varco dimensionale. Dragonfire vola verso i suoi amici mutanti terrestri, comportandosi quasi come se avesse ritenuto inevitabile quella conclusione. Tuttavia un cucciolo della razza dei piccoli mammiferi scavatori sta ora rischiando letteralmente il collo, essendosi fatto trascinare dalla curiosità fuori dai tunnel del suo alveare. Il piccolo si trova a pochi passi dalla salvezza, ma uno dei pipistrelloni assassini del mondo grigio non pare intenzionato a lasciarsi sfuggire la colazione. Altri pipistrelloni compaiono quasi dal nulla, e si uniscono a quella che ritengano sia una festa. Ma non hanno tenuto conto degli eroi terrestri: Fulminatore dimostra di meritare il suo nome di battaglia, abbattendo uno dei tre volatili. Non è morto, ma per il momento gli è passata la fame. Il secondo volatile assassino incorre invece nella scarica mentale della Maga, che si dimostra capace di collassare i sistemi nervosi qui, come sulla Terra. Il bestione volante precipita al suolo, dove mastica la polvere accanto al suo socio. Ne rimane però uno, che ormai è prossimo a coronare il suo progetto assassino. Allora Dragonfire conferma di essere non solo fortissimo, ma anche veloce nel pensiero e nell'azione: solleva Ferox, come fosse un fuscello, e la scaglia addosso al pipistrellone. La donna leopardo ha ovviamente compreso la strategia del drago, e si protende in avanti, come ad agevolare il volo. Il piccolo roditore nel frattempo ha fatto tutto il possibile per rimanere vivo, ed è riuscito ad evitare quasi completamente gli artigli del mostro nero. La fortuna piove letteralmente su di lui, nella forma slanciata della donna leopardo di Evolution. Quei predatori volanti fanno ciò per cui sono nati: uccidono, ma questo è vero anche per Ferox. Lei però non desidera versare il sangue di quell'essere a lei così simile, se non altro negli intenti. Lo colpisce con un pugno, diretto alla nuca, che, data la spinta propulsiva di Dragonfire, arriva a segno con forza irresistibile. Questo pipistrellone è però più combattivo degli altri due, ed accenna ad una reazione. Ferox esercita allora uno sforzo contro la sua natura, che la indurrebbe ad estroflettere i terribili artigli. Viene finalmente tolta dall'imbarazzo dall'arrivo di Kong, che non ha artigli ma solo muscoli decisamente super-umani. Kong colpisce con un pugno lo sconcertato pipistrellone, che comprende in un attimo quanto sia opportuno lasciar perdere quell'inutile conflitto, contro quegli intrusi decisamente alieni. I topolini, o scoiattoli, o castori che siano, sono troppo diffidenti per uscire in massa per ringraziare l´uomo scimmia e la donna leopardo. Ferox si china ad accarezzare il piccolo che hanno salvato dal pipistrellone, e lui risponde emettendo un suono che ricorda le fusa dei gatti terrestri. Poi Evolution prende il volo verso la Terra, tornando a varcare le barriere tra i mondi. Solo allora i predatori acciaccati volano via, sperando di non incontrare più quei mostri. Il concetto di mostro varia evidentemente da mondo a mondo e da specie a specie. Non pensano viceversa che gli eroi di Evolution siano mostruosi gli scavatori di gallerie del mondo grigio, che da adesso in avanti inizieranno a comporre canzoni e poesie in loro onore.
predatori, e come tutti i guerrieri, il possente Dragonfire è sensibile al movimento, e scorge il nero predatore, che svolazza sconfitto. Lo guarda e lo commisura: è una specie di grosso pipistrello con denti ed artigli grondanti veleno, ma non è all'altezza di confrontarsi con un drago. Dragonfire decide di non perdere tempo con quel pipistrellone, e prosegue nel suo volo. Il pipistrellone osserva Dragonfire allontanarsi, ed è felice di non essere finito sotto le grinfie di quell'essere dall'aspetto a dir poco pericoloso. Frattanto Evolution non ha perso tempo ed, invece di soffermarsi a capire come diavolo sia stato rapito Dragonfire, ha fatto il possibile per raggiungerlo. Il dragoncraft ha aperto la strada, Navigatrice ha tracciato il percorso attraverso le dimensioni, e Kong ha predisposto e guidato un veicolo spazio-temporale. Così Evolution affiora nel mondo grigio, emergendo attraverso un varco dimensionale. Dragonfire vola verso i suoi amici mutanti terrestri, comportandosi quasi come se avesse ritenuto inevitabile quella conclusione. Tuttavia un cucciolo della razza dei piccoli mammiferi scavatori sta ora rischiando letteralmente il collo, essendosi fatto trascinare dalla curiosità fuori dai tunnel del suo alveare. Il piccolo si trova a pochi passi dalla salvezza, ma uno dei pipistrelloni assassini del mondo grigio non pare intenzionato a lasciarsi sfuggire la colazione. Altri pipistrelloni compaiono quasi dal nulla, e si uniscono a quella che ritengano sia una festa. Ma non hanno tenuto conto degli eroi terrestri: Fulminatore dimostra di meritare il suo nome di battaglia, abbattendo uno dei tre volatili. Non è morto, ma per il momento gli è passata la fame. Il secondo volatile assassino incorre invece nella scarica mentale della Maga, che si dimostra capace di collassare i sistemi nervosi qui, come sulla Terra. Il bestione volante precipita al suolo, dove mastica la polvere accanto al suo socio. Ne rimane però uno, che ormai è prossimo a coronare il suo progetto assassino. Allora Dragonfire conferma di essere non solo fortissimo, ma anche veloce nel pensiero e nell'azione: solleva Ferox, come fosse un fuscello, e la scaglia addosso al pipistrellone. La donna leopardo ha ovviamente compreso la strategia del drago, e si protende in avanti, come ad agevolare il volo. Il piccolo roditore nel frattempo ha fatto tutto il possibile per rimanere vivo, ed è riuscito ad evitare quasi completamente gli artigli del mostro nero. La fortuna piove letteralmente su di lui, nella forma slanciata della donna leopardo di Evolution. Quei predatori volanti fanno ciò per cui sono nati: uccidono, ma questo è vero anche per Ferox. Lei però non desidera versare il sangue di quell'essere a lei così simile, se non altro negli intenti. Lo colpisce con un pugno, diretto alla nuca, che, data la spinta propulsiva di Dragonfire, arriva a segno con forza irresistibile. Questo pipistrellone è però più combattivo degli altri due, ed accenna ad una reazione. Ferox esercita allora uno sforzo contro la sua natura, che la indurrebbe ad estroflettere i terribili artigli. Viene finalmente tolta dall'imbarazzo dall'arrivo di Kong, che non ha artigli ma solo muscoli decisamente super-umani. Kong colpisce con un pugno lo sconcertato pipistrellone, che comprende in un attimo quanto sia opportuno lasciar perdere quell'inutile conflitto, contro quegli intrusi decisamente alieni. I topolini, o scoiattoli, o castori che siano, sono troppo diffidenti per uscire in massa per ringraziare l´uomo scimmia e la donna leopardo. Ferox si china ad accarezzare il piccolo che hanno salvato dal pipistrellone, e lui risponde emettendo un suono che ricorda le fusa dei gatti terrestri. Poi Evolution prende il volo verso la Terra, tornando a varcare le barriere tra i mondi. Solo allora i predatori acciaccati volano via, sperando di non incontrare più quei mostri. Il concetto di mostro varia evidentemente da mondo a mondo e da specie a specie. Non pensano viceversa che gli eroi di Evolution siano mostruosi gli scavatori di gallerie del mondo grigio, che da adesso in avanti inizieranno a comporre canzoni e poesie in loro onore.
PRESCELTA_libro 2°_52° episodio
Una bambina di sei anni è perseguitata da sedicenti adoratori del demonio, convinti che sia un'inviata dal cielo. Trattasi di fastidiosi adoratori del demonio, guidati da un divo del cinema. Un cretino affascinato e rimbecillito dai suoi frequenti ruoli di vampiro e demonietto. Il delinquente rapisce la piccola, e vorrebbe indurla a dimostrare la sua fede in Dio, buttandosi dal tetto di un palazzo. "Lui ti aiuterà" le dice per prenderla in giro. In effetti però la teologia sconsiglia di forzare Dio. Come dire che, se ti butti da un palazzo in nome di Dio, lui non invierà i suoi angeli a salvarti. La piccola sembra essere al corrente di come stanno le cose, ed invita l'attorucolo a buttarsi per primo. Non ci si può però attendere che un adoratore del diavolo abbia il senso dell'umorismo, infatti il tizio quasi la getta dal tetto. Poi si ricorda quale sia il suo compito: convertirla, non ucciderla. Peccato per lui che, anche solo per aver fatto il gesto di buttarla, si sia scavato la fossa. Questo perché stanno entrando in gioco eroi che se ne fregano delle tradizionali battaglie tra il cielo e l'inferno. Del bene e del male, come li descrivono i preti. Eroi ognuno dei quali potrebbe fermare quel cretino, prima che faccia cadere la bambina. Uno di detti eroi sarebbe in grado, da molto distante, di colpire il depravato con una tale scarica elettrica da lasciarlo secco. Un altro possiede una tale forza ed una tale agilità animalesca che gli basterebbe un pugno per ridurre in frantumi la colonna vertebrale del pazzo. Ma stiamo parlando di un gruppo nel quale militano anche due donne, o sarebbe meglio dire due mutanti. Una di loro si chiama Maga, e non ha bisogno di toccare il suo bersaglio per friggergli letteralmente il cervello. Ma è anche in grado di intessere veri incantesimi più o meno letali. Maga non ha bisogno di chiedere aiuto ai demoni. Infine c’è lei: la donna leopardo del super-gruppo conosciuto col nome di Evolution. Ferox è forse ancora più veloce del collega scimmiesco Kong. Ferox è sicuramente più spietata di Kong e forse di chiunque altro. Se la donna leopardo avesse assistito alle minacce che il debosciato ha rivolto alla bambina, la sua azione sarebbe stata veloce quasi quanto le scariche elettriche di Fulminatore. Gli artigli della mutante sanguinaria avrebbero straziato l'attore convertitosi all'adorazione del demonio. Fortuna per quel drogato che Evolution non sia qui. La brutta notizia è che la loro entrata in gioco è questione di poco tempo. Poi vedremo se gli adoratori del demonio ed i demoni stessi riusciranno a distruggere o convertire colei che chiamano la prescelta. L'aspirante profeta del male si rende conto che, se avesse ucciso la bambina, sarebbe incorso in sofferenze inimmaginabili, e trema. La piccola, invece, è sorprendentemente tranquilla, come se davvero la mano di Dio l’accompagnasse. Non è Evolution a salvarla, quanto sua madre, che coraggiosamente entra nella stanza dove la figlia è reclusa, e prende a bastonate quella stupida drogata che doveva sorvegliarla. Madre e figlia iniziano una lunga fuga in auto, ma i loro nemici dispongono di mezzi imponenti. Una grossa auto, di quelle lunghe, da pagliacci straricchi, urta violentemente la fiancata sinistra della vettura in fuga. Potrebbe facilmente sbatterla in un fosso; verrebbe da chiedere se i cretini non abbiano capito di non dover ferire la prescelta. Comunque non arrivano a tanto, giacché una possente scarica elettrica disattiva il grosso motore, lasciando l'auto in panne. Mentre madre e figlia si allontanano, Kong completa il lavoro di Fulminatore, strappando letteralmente le portiere d'acciaio. Lasciamo immaginare quale danno quelle mani fortissime producano subito dopo sui deboli corpi umani degli adoratori del demonio. Nessuno li aveva avvisati che sarebbero incorsi nell'ira di veri super-umani. Nessun angelo è sceso dal cielo, per difendere la bambina, e nessun demone è sorto dagli abissi per portarla via. Tuttavia sono entrate in gioco forze impreviste, schierate dalla parte di chi sembrava più debole. Resasi conto dei rischi connessi a viaggiare su strada, la madre della prescelta decide sia meglio spostarsi in treno o con altri mezzi pubblici. Donna e bambina giungono in città, e si recano alla più vicina stazione della metropolitana. Riescono appena in tempo a salire su uno dei treni in partenza; corrono ormai per abitudine, ma proprio questa abitudine salva loro la vita. Un attimo dopo la chiusura delle porte del convoglio della metropolitana, una delle loro inseguitrici si palesa. La tizia sfoga la propria frustrazione colpendo con un pugno un vetro; il fatto insolito è che il colpo è talmente forte da danneggiarlo. In un breve istante, il volto dell’inseguitrice muta, mostrando dei tratti facciali che qualcuno definirebbe quasi demoniaci. Ma cosa ne sa la gente comune dei demoni? Probabilmente quasi nessuno crede alla loro esistenza. La creatura correrebbe dietro al treno, conscia di possedere forza, velocità e resistenza ben superiori a quelle umane. Si ripromette di raggiungere le sue prede alla stazione successiva, ma ha trascurato di non essere la sola predatrice nella zona. Ferox annuncia la sua presenza colpendo direttamente l’avversaria con i suoi artigli. Il rumore prodotto è in effetti leggermente differente da quello della carne umana squarciata. Evidentemente si tratta di una carne diversa, che però, esattamente come quella umana, non può resistere alla potenza degli artigli della mutante felina. L’essere risente di quella ferita sanguinolenta, sebbene il sangue che sgorga non sia di colore rosso. Che sia un demone o meno, l’avversaria di Ferox lascia cadere ogni parvenza di umanità, mentre il suo organismo disumano lotta per sanare le ferite appena ricevute. Poi attacca, con artigli propri, ma Ferox non è più lì. L’essere è a dir poco sconcertato: non immaginava che avrebbe affrontato un nemico dotato dei poteri di un grosso felino. Ferox colpisce nuovamente, e nuovamente il sangue verdastro della sua nemica si versa sul marciapiede della metropolitana. Conoscendola, Ferox andrebbe avanti così fino alla distruzione del mostro, ma la Maga ha ricevuto chiare disposizioni di mantenere un basso profilo. Evolution è in caccia, ma, se possibile, agisce in incognito. Il potere psionico della Maga si dimostra efficace anche nei confronti di quell’essere para-umano. La mutante nota una certa resistenza, segno che la mente dell’avversaria è configurata secondo schemi diversi e meno fragili di quelli umani. Ma la Maga è una mutante, con un potere psionico secondo solo a quello del suo maestro, il dottor Occulto. La seconda scarica induce un grande dolore nella mente del suo bersaglio; poi Ferox dimostra di saper usare le mani anche per colpire con pugni formidabili. Che fosse un demone o qualche altra via di mezzo tra l’umano e l’alieno, ormai non ha più importanza. Le due mutanti di Evolution la lasciano svenuta al suolo, e proseguono la loro missione. La bambina oggetto di tanta perversa attenzione si fida ciecamente della madre, che però non è al corrente di essere stata già aiutata in due occasioni da Evolution. La donna si sente assediata da forze oscure, che non comprende; perché vogliono sua figlia? Riuscirà a metterla in salvo? In quel momento, il capo banda dei sedicenti adoratori del demonio urla come quel pazzo che è; non comprende come mai le cose non si siano svolte come aveva preventivato. La sua sfuriata ha l’effetto di caricare al massimo tutti gli accoliti presenti, che partono come disperati alla ricerca delle fuggitive. Ed in effetti questa volta ce la fanno ad intercettarle all’uscita dalla stazione della metropolitana. Le caricano su un veicolo con i vetri schermati, e si allontanano prima dell’arrivo delle forze dell’ordine. Finalmente, si dice il pazzo attorucolo, il rito demoniaco potrà avere luogo. La bambina è stata condotta in un grande locale, al centro del quale sorge un altare blasfemo. La madre è quasi paralizzata dalla paura e dalla disperazione; la situazione sembra disperata. Il rito demoniaco avrebbe lo scopo di impiegare la prescelta come merce di scambio con una dimensione oscura. La bambina è in effetti dotata di un talento, che gli adoratori del demonio riconducono alla mitologia del bene e del male, del cielo e dell’inferno. Secondo questa visione manichea, le due fazioni attendono cicliche incarnazioni di profeti e prescelti. La bambina non è l’anti-Cristo, ma gli adoratori del demonio ritengono che uccidendola ora contribuiranno alla vittoria finale del male. Gli incantesimi che vengono pronunciati in quella grossa sala smuovono qualcosa. Forse i pianeti si trovano nella giusta configurazione, o forse nella bambina risiede il potere di aprire le barriere dimensionali. Un fumo puzzolente di zolfo si leva dal monolito, che funge da altare. Questa volta la bambina è atterrita, e forse non crede più che Dio poggi la sua mano sulla sua spalla. La forma veramente demoniaca che inizia a materializzarsi atterrisce tutti i presenti, compreso il capo della congrega. Forse si è accorto di aver giocato con forze incomprensibili e totalmente aliene. D’un tratto non crede più nell’inferno e nel cielo. Ora percepisce il nostro mondo come assediato da orrori il cui solo scopo è la distruzione di tutto ciò che vive. In questo frangente di urla e disperazione, un’intera parete in muratura crolla sotto la spinta colossale di Dragonfire. Ed il drago alieno aggiunge terrore a terrore. Con rapidi passi, raggiunge l’altare, e solleva la bambina con una sola enorme zampa verde. Non le reca alcun male, perché la sua energia cosmica sarà diretta contro ciò che sta cercando di accedere a questo piano dell’esistenza. Quella cosa tentacolata, piena di bocche ed occhi estroflessi dalla massa gelatinosa di colore impossibile a descriversi, trae energia dai suoi stessi adoratori, come già accadde millenni or sono in qualche jungla maledetta. Se mai ci fu un essere degno d essere definito mostro, è quello che sta scivolando attraverso vari piani delle realtà. Ferox accorre a prendere in consegna la bambina, mentre gli altri mutanti di Evolution liberano la madre, ed allontanano i depravati sopravvissuti. Dragonfire solleva e scaglia via l’antico monolito, teatro di antichi sacrifici di sangue. Poi la sua super-fiamma ha modo di dare il meglio di sé, investendo la colossale massa gelatinosa, che si trova ancora a cavallo tra i due mondi. Ed il mostro extra-dimensionale urla, emettendo suoni che i presenti non credevano possibili. Forse i mutanti potrebbero addirittura impazzire per quei suoni, sennonché la fiamma del drago si dimostra ancora una volta all’altezza della sfida estrema. L’essere oscuro è antichissimo, e fu adorato dai nostri progenitori più depravati. Mai si sarebbe atteso di scontrarsi con un essere certamente non di questo pianeta. Può solo cercare di salvare una parte della sua sostanza, rifluendola nella dimensione d’origine. Così facendo, perpetua almeno in parte la sua consapevolezza.
LICANTROPO PER VOCAZIONE_libro 2°_51° episodio
Il lupo mannaro, a differenza del vampiro, non inizia la sua attività morendo come essere umano. Il lupo mannaro è un essere umano che si trasforma in una via di mezzo tra l’uomo ed il lupo. Solitamente trattasi di una combinazione molto più pericolosa dell’una e dell’altra componente. Il lupo mannaro cammina eretto, ma può anche correre a quattro zampe. Inoltre bisogna considerare che da un uomo di ottanta chili trae origine un lupo mannaro di ottanta chili, quindi un gran brutta bestia! Ci sono uomini che odiano essere lupi mannari, e uomini che amano avere la facoltà di uccidere facilmente le pecore ed anche animali più grossi delle pecore. La licantropia si diffonde mediante commistione del sangue della bestia, che entra in contatto con quello dell’uomo. Diciamo uomo, ma potrebbe capitare anche ad una donna. Joss Quimper è un uomo difficile: vive isolato in mezzo ad un bosco, in montagna, ed odia i propri simili. A dire il vero odia anche gli animali. Quimper si diverte a posizionare trappole, sperando di catturare lepri e caprioli. Si rende conto che le sue trappole non si limitano a bloccare le bestiole, ma le conducono ad una morte lenta. Joss Quimper è consapevole di produrre e diffondere il male. Lui tratterebbe allo stesso modo i suoi simili umani, ma si rende conto che la polizia poi lo stanerebbe e gliela farebbe pagare. Quimper non ha il fegato necessario a fare il serial killer, e si sfoga seviziando ed uccidendo innocenti animaletti. Sogna da anni di fare il salto di qualità: gli piacerebbe diventare molto più pericoloso, non solo un teppista dei boschi. Questa notte il destino lo accontenterà, facendogli incontrare un vero lupo mannaro. Quimper non crede ai lupi mannari, sebbene alcune volte si sia sentito osservare da occhi diversi da quelli degli animali del bosco. Una volta Joss si è voltato, ed ha osservato per un breve istante due occhi simili a tizzoni ardenti. Il sole stava tramontando, ed il pessimo elemento è scappato a gambe levate. Quimper tutto sommato è un grosso vigliacco, lo sa e vorrebbe che non fosse così. Quimper si trova nei pressi della sua capanna di tronchi, ed imbraccia un fucile carico. D’un tratto gli perviene un verso acuto, come di un animale ferito in modo grave. Il teppista si ricorda di avere collocato una delle sue trappole disgustose appena oltre i primi alberi, che delimitano la radura. Non è un uomo coraggioso, ma la prospettiva di infierire su un povero leprotto lo esalta. Imbraccia il fucile, e corre verso gli alberi. In effetti qualcosa ha fatto scattare la sua trappola, ma nessun innocente animaletto ci ha lasciato una zampetta. Quimper avrebbe voluto assistere all’agonia di quell’essere, godendosi la sua morte per dissanguamento. Il delinquente gode quando una bestiola inerme gli rivolge uno sguardo incredulo e colmo di dolore. Joss Quimper impreca, poi si volta per raggiungere la propria stamberga, prima che il sole cali del tutto. In quel frangente, lo sguardo iracondo di quella feccia umana incrocia due occhi di brace. L’essere è coperto di peli, è enorme, cammina eretto, dispone di zanne acuminate, ed i suoi artigli non sono da meno. Quimper è un maledetto ignorante, ma l’informazione gli proviene dalla profondità atavica dei suoi geni degenerati: un lupo mannaro! La paura impedisce al sordido individuo di puntare il fucile. La paura lo congela completamente, e la vescica agisce di testa propria, svuotandosi. Il lupo mannaro sniffa schifato, poi sogghigna in una maniera a dir poco terrificante. Quimper è convinto di avere incontrato la propria morte, ma non è così. La belva che gli affonda un numero considerevole di denti nella gola e nella spalla pare in grado di smembrarlo in poche mosse, ma quel licantropo ha un intento differente. La mente umana prende il sopravvento su quella soprannaturale del licantropo, e ne frena quasi completamente lo slancio omicida. L’uomo che c’è dietro il lupo sa o intuisce che c’è un modo di sfuggire alla maledizione: trasferirla. Di solito i licantropi che ne creano altri non perdono la connotazione mannara. In alcune circostanze però quella sorta di demone che innesca la licantropia può decidere di trasferirsi totalmente ad un nuovo soggetto, lasciando libero il precedente portatore. Specie se il precedente portatore possiede alcune abilità magiche, che lo aiutano a scaricare il demone. Così accade: Quimper cade al suolo, ma non muore dissanguato, perché il potere del licantropo gli sana quasi istantaneamente le ferite. Frattanto l’ex licantropo corre il più lontano possibile, per evitare ripensamenti da parte del demone. La creatura extradimensionale in questione è tuttavia soddisfatta di avere trovato un ospite tanto degradato e genuinamente malvagio: proprio quel che gli serve. Non sopportava più di dover lottare contro le remore morali di quel piagnone di prima. Ora sì che potrà divertirsi a sgozzare gente di tutte le età, specie bambine inermi. Come gli piacerebbe sgozzare qualche bimba di pochi mesi, o pochi anni! Joss Quimper non ha capito bene cosa sia accaduto, ma la sintonia col demone è immediata, ed ulula felice alla luna. Da quel momento inizia la terrificante carriera del nuovo licantropo assassino di quella zona boscosa e montagnosa. I giornali e le tv raccontano di intere greggi assalite da una bestia ignota. Veterinari e medici legali studiano i corpi straziati, ricavando informazioni sconcertanti: i denti della belva sono riconducibili ad una bocca che non ha corrispondenza nel mondo animale. Non è grande come quella di uno squalo, ma il suo morso è molto più profondo e possente di quello del più grande lupo conosciuto. I turisti prendono le distanze da quella zona pericolosa, eccetto alcuni sconsiderati cercatori di emozioni forti. Uno di essi, armato di macchina fotografica, si inoltra nel bosco proibito, aggirando gli sbarramenti collocati dalle forze di polizia. Più che sconsiderato, il turista è stupido, perché nel bosco incontra Joss Quimper, nella sua forma di lupo mannaro. Il delinquente gli ulula dietro, per farlo correre: vuole divertirsi il più possibile. Che ci vuole a distruggere a morsi e graffi un simile cretino? Se lo lascia scappare, potrà invece azzopparlo un po’ alla volta, e godere nel vederlo morire lentamente. Il turista, che è poi un giornalista alla ricerca di uno scoop che gli consentirebbe di rilanciare la sua stanca carriera, urla a squarciagola, ma nulla di umano lo ascolta. Inutile perdere tempo con il telefonino; ammesso che ci sia campo, la bestia pelosa e sbavante non si fermerà certo ad attendere che faccia i suoi comodi. Quindi corre e corre a più non posso. Inciampa nel sottobosco, urta cespugli ed alberi. Dietro di lui, quasi trotterellando, il mannaro ulula e sbava. Il cuore del giornalista ha raggiunto pulsazioni da infarto, ma non c’è tempo neppure per quello. Il licantropo annusa la puzza della paura, che si sovrappone agli odori del bosco: disgustoso. Poi, stanco di quel giochino scemo, quello che fu Joss Quimper atterra sulla schiena del malcapitato, spezzandogli la colonna vertebrale. La vittima non si rende conto di avere perso l’uso delle gambe, perché il maledetto mannaro gli ha già addentato la base del cranio. Uno strappo ed il cervelletto schizza fuori dalla scatola cranica distrutta, assieme a sangue e liquor. Un orrido rumore di carne strappata annuncia l’inizio del banchetto. Il lupo mannaro felice di esserlo ulula selvaggiamente, e tutti gli animali del bosco corrono a rintanarsi. Un solo essere non teme quel suono raggelante, ed anche quell’essere non è esattamente umano. Si tratta di una mutante, nata con il potere di un leopardo: Ferox. La super-eroina del gruppo Evolution è giunta nella zona appositamente per stanare la belva sanguinaria ed immonda. Ferox risponde all’ululato del lupo mannaro con uno dei suoi versi non meno raggelanti. Il demone all’interno del licantropo trasmette al suo ospite umano un allarme: i demoni hanno avuto più volte a che fare con Evolution, ed è sempre finita male per i primi. Ferox ha individuato Quimper dall’odore forte e selvatico. Gli artigli della mutante si estroflettono come se vivessero di vita propria, e forse è proprio così. Il lupo mannaro si allontana, ma, giunto nella radura dove si trova la vecchia capanna di tronchi, si trova a fronteggiare la donna leopardo. Ferox è decisamente più piccola del lupo mannaro, ma non pare assolutamente preoccupata. Joss Quimper, o ciò che resta di lui, ritiene erroneamente di potercela fare contro quella piccola femmina. Si sbaglia di grosso. Ferox attacca, balzando per molti metri, direttamente addosso al mostro. Ed il primo sangue versato sgorga da quell’ammasso di peli sbavante rabbia. Il licantropo inizia a provare il dolore delle ferite che si aprono, e lasciano uscire fin troppo sangue. Il potere del lupo mannaro accorre sollecitamente in difesa del corpo ancora frastornato dalla velocità dell’attacco della donna leopardo. Ma, mentre il fattore di guarigione fa il possibile per arrestare la perdita copiosa di sangue, Ferox ha colpito altre due volte, con i suoi artigli a dir poco terrificanti. La natura licantropica soverchia la naturale vigliaccheria di Quimper, ed ora è il lupo colossale a braccare da vicino la mutante. I denti sovradimensionati si chiudono a pochi centimetri dal polpaccio destro di Ferox, ma fanno solo rumore. La mutante di Evolution è concentratissima sul suo avversario, e quasi non sente la voce telepatica della Maga. Il potere psionico della collega di Ferox sta scandagliando il cervello di Quimper, ed accerta la possessione demoniaca. Il dato significativo è però che l’umano posseduto è felicissimo di esserlo: è intimamente malvagio, e gode nel potere recare danno e morte. A Ferox interessa relativamente; lo eliminerebbe comunque. La battaglia infuria da alcuni minuti, e solo una piccola quantità del sangue sul terreno proviene da Ferox. Il lupo è riuscito a coglierla solo di striscio, mentre lei ha fatto molto di peggio. A questo punto, Ferox fissa il mostro con uno sguardo che annuncia la fine delle schermaglie: ora farà sul serio! Finanche il demone dentro il licantropo è impressionato dal messaggio, come se finora la donna leopardo si fosse solo scaldata. Un minimo calo di tensione consente alla parte umana del lupo mannaro di prendere il comando delle operazioni. Quimper scappa a zampe levate, prendendo un discreto vantaggio su Ferox. Il pessimo soggetto aveva sognato di indurre le vittime a scappare attraverso i boschi; sognava di incalzarli fino alla morte, ma ora è lui scappare più veloce di qualsiasi lupo. Corre e salta, senza voltarsi indietro. Si rende conto che Ferox lo seguirà ovunque, grazie alle tracce olfattive che si lascia dietro: la puzza della paura. L’udito potentissimo del licantropo sente che la donna leopardo gli corre dietro, emettendo mugolii che preannunciano smembramenti e morte per dissanguamento. Quimper corre e non guarda dove va; infatti urta contro qualcosa di tremendamente solido e pesante. In effetti però questo qualcosa gli si è posto dinanzi. La botta stordisce il licantropo, che alza la testa ringhiante per capire contro cosa sia impattato. Stupore si mescola a paura quando incrocia lo sguardo di fuoco di Dragonfire. Da quando è diventato un licantropo, Joss Quimper si è considerato un vero colosso, un massacratore di ogni forma vivente. Ma allora chi è quell’essere alto tre metri, e coperto di scaglie, che gli sogghigna in faccia? Il drago squadra il licantropo, ma ha promesso a Ferox di non intervenire. Del resto Quimper non potrebbe assolutamente reggere contro la super-forza dell’alieno di Evolution. Dragonfire osserva con una certa curiosità quel mostro peloso, resistendo a fatica alla tentazione di mollargli almeno una delle sue codate spaventosamente potenti. Poi Ferox piomba sul lupo, come se provenisse dal cielo, e la zuffa animalesca si riaccende. Sorprendentemente però la donna leopardo ha soddisfatto quasi tutta la sua sete di sangue. In effetti il corpo del lupo mannaro ha incassato colpi in grado di uccidere almeno dieci lupi. Proseguire nella lotta impari significherebbe quasi porsi sullo stesso pieno dello psicopatico mutato e posseduto. Quindi, ad un ordine telepatico del dottor Occulto, Fulminatore spara una potentissima scarica elettrica addosso al licantropo. Il capo di Evolution ha comunicato al mutante elettrico quanta energia adoperare per collassare il sistema nervoso del mostro peloso. Fulminatore non deve di certo contenersi, ed illumina la zona con quasi tutta l’energia disponibile. Il lupo mannaro, già ferito gravemente da Ferox, crolla svenuto. Fulminatore, Ferox e Dragonfire vengono raggiunti dalla Maga e da Kong. I mutanti e l’alieno sovrastano la loro preda abbattuta. Toccherà a Kong approntare una cella di contenimento, nella base di Evolution. Poi la Maga userà i suoi poteri mentali per sondare quella mente alienata. Dragonfire afferra e solleva il mostro con una sola zampa, e sembra poca cosa in confronto al colosso verde. Poi l’esanime Joss Quimper, nella sua versione lupesca, finisce sul velivolo multifunzione di Evolution, e contro la sua volontà accompagna il super-gruppo nel viaggio di ritorno alla loro base.
FRAGORE, SCINTILLE E PUZZA DI ZOLFO_libro 2°_50° episodio
Quando era ancora umano, si chiamava Lin. Poi ha provato a giocare con le potenze oscure, ed è diventato Maschera di Ferro. Si è scontrato con i super-eroi di Evolution, ma ha scoperto sulla sua pelle che Dragonfire è un nemico pressoché invincibile. Il punto è che le potenze oscure non si sono scordate di lui. Lo vedono come una porta per accedere alla nostra realtà, e francamente se ne fregano della sua opinione. Non intendono certo chiedergli il permesso, prima di prendere possesso del suo corpo. Oggi hanno deciso di farlo, e Maschera di Ferro avrà modo di tentare una rivincita contro Evolution. Il dolore che prova è enorme, mentre energie assolutamente aliene irrompono nel nostro universo, e si diffondono liberamente nelle cellule di Maschera di Ferro. La sua consapevolezza è schiacciata da una moltitudine di immagini, di emozioni e di pensieri completamente caotici. Ora Maschera di Ferro si solleva ed i suoi pugni corazzati sembrano minacciare il cielo. Ovviamente il cielo ignora qualunque provocazione proveniente da esseri che detengano un potere meno che divino. I demoni che hanno preso possesso del corpo di Maschera di Ferro lo hanno dotato della capacità di teletrasportarsi. Lui sente istintivamente in quale direzione si trovino i suoi nemici, e, con estrema facilità, si smaterializza. Maschera di Ferro vola attraverso l´iperspazio, spostandosi di migliaia di chilometri in meno di un secondo. Il suo arrivo alla base di Evolution è preannunciato da uno scoppio e da puzza di zolfo. La teatralità dei demoni è una connotazione difficile da superare. Per loro è una specie di gioco, mandare quel mortale allo sbaraglio. Dragonfire non è presente, ma Ferox, Kong e Fulminatore prestano subito la dovuta attenzione al fastidioso intruso. Maschera di Ferro inizia subito il suo attacco con energie dirompenti, che provengono dalle sue mani. Le potenze oscure non hanno fatto altro che fondere alcuni loro poteri con le armi già presenti nell'armatura dello psicopatico. Il risultato è senz'altro interessante, ma Evolution è un gruppo abituato a combattere. La donna leopardo e Kong schizzano via prima che l´energia oscura li colpisca; Fulminatore oppone i suoi poteri elettrici a quelli dell'intruso, e ne annulla l´effetto. Kong questa volta anticipa Ferox, e piomba su Maschera di Ferro con tutta la sua considerevole massa ed inerzia. L´impatto è terrificante, e, se non fosse fortificato dall'energia demoniaca, il pazzo criminale finirebbe spiaccicato contro una parete. Invece regge molto bene all'impatto, e riesce addirittura a colpire in volo Kong. La nuova forza di Maschera di Ferro stupisce e ferisce il mutante, che prende le distanze. Fulminatore non aspetta che trascorra un solo secondo, e coglie in pieno il nemico con una scarica a piena potenza. L'armatura assorbe quasi tutto il colpo, ma qualche componente elettronica ne risente; ora però Maschera di Ferro è decisamente più forte, e la magia dei demoni compensa il deficit tecnologico. Ferox ha visto quel che voleva vedere; i suoi artigli la precedono nel suo possente balzo felino, intaccando il metallo dell'armatura. Nessuna magia oscura è stata in grado di proteggere l´esoscheletro del criminale indemoniato dai mitici unghioni di Ferox. Com'è suo costume, la donna leopardo atterra e riparte in un lampo, ed in un lampo colpisce nuovamente, con gran stridìo di acciaio sofferente. Maschera di Ferro molla un pugno di grande potenza, che potrebbe spezzare la schiena alla mutante, ma lei ha già preso le sue contromisure. Ha notato quanto sia aumentata la forza del loro nemico, e non desidera subirne gli effetti. Poi tocca ancora a Kong, il cui fattore di guarigione ha posto riparo al danno prodotto dal precedente pugno di Maschera di Ferro. Kong lo colpisce con un calcio formidabile, che lo solleva dal suolo. I demoni che guidano l´operato del criminale corazzato sono sorpresi che i tre mutanti di Evolution gli possano tenere testa. I demoni sono ancora più sorpresi quando un attacco psionico annuncia l´arrivo della Maga. La mutante ha acquisito molta esperienza nell'uso dei suoi poteri; infatti appena ravvisa la presenza di forze oscure, interrompe il contatto. Così facendo impedisce ai demoni di aggredirla attraverso la mente; frattanto però Maschera di Ferro si ritrova con un bel mal di testa. Tuttavia i demoni continuano a rifornirlo di una grande energia. Le forze oscure probabilmente non sanno dell'esistenza del dottor Occulto, sfortunatamente per loro. L'invisibile capo di Evolution, che agisce sempre sul piano telepatico, coordina un contrattacco di grande potenza: Fulminatore e Maga colpiscono assieme, portando al limite la capacità contenitiva dell'armatura dell'avversario. Poi Ferox e Kong lo bersagliano con le emissioni di due grossi fucili stordenti, concepiti dal geniale uomo scimmia di Evolution. Maschera di Ferro piega un ginocchio, ma non è ancora sconfitto. Però pare che la sua armatura la pensi diversamente: i processori interni concentrano tutta l'energia nelle riparazioni, per evitare un collasso completo. Evolution a questo punto potrebbe concludere a proprio vantaggio lo scontro. Lo psicopatico corazzato non intende certo interrompere l´offensiva, e non mostra alcuna paura, nonostante i suoi nemici siano in vantaggio. Tutto ciò suggerisce ai demoni un cambio di scenario. I demoni sono felici di avere realizzato una così proficua collaborazione con un tale pazzo furioso, ma ora intendono provarci contro il possente drago, di cui hanno sentito parlare. Se il drago dovesse distruggere Maschera di Ferro, ai demoni non importerebbe più di tanto. Il potere di teletrasporto esegue il disegno delle forze oscure, ed un frastornato Maschera di Ferro compare a breve distanza da Dragonfire. Il drago è appena stato avvisato dell'aggressione perpetrata dal nemico, e non gli sembra vero che Maschera di Ferro gli abbia risparmiato il disturbo di stanarlo. Maschera di Ferro ringhia, e la sua armatura pare prendere vita, diversificandosi nei colori ed anche nelle forme. Se il drago nota tutto ciò, non ci fa caso; invece parte risolutamente alla carica. I demoni si rendono conto di non poter più scherzare, e convogliano tutta la loro energia nei raggi che lo psicopatico mascherato si accinge a scagliare contro il possente alieno. Dragonfire avverte il grande dispendio di energia, che si infrange contro la sua corazza naturale. In effetti la carica del drago si arresta quasi completamente; quel "quasi" fa la differenza, infatti settecento chili di massa e di forza bruta investono comunque Maschera di Ferro. Scagliato a metri di distanza, il criminale decide di impiegare risorse ignote ai suoi stessi padroni demoniaci. La sua pazzia lo induce a scatenare qualunque forza a sua disposizione, pur di vendicarsi del drago. Il mix tra forze tecnologiche e magiche produce però un effetto imprevedibile: una sorta di buco nero, che circonda i due contendenti, e minaccia di estendersi senza controllo. Maga e Fulminatore, appena giunti sul luogo dello scontro, cercano di contenere il dilagare del fenomeno, ed in effetti il varco dimensionale si contrae, dislocando sia Maschera di Ferro, che Dragonfire. Ricompaiono in un batter di ciglia in un mondo di nebbie e vapori; in quel contesto, si preparano allo scontro finale. Tutto il potere liberato ha trasformato Maschera di Ferro in un gigante alto quanto Dragonfire. L´alieno di Evolution ora vuole scoprire se anche la forza fisica dello psicopatico sia cresciuta al punto di essere paragonabile alla sua. Due masse enormi si scontrano, scatenando onde d´urto che sollevano ed allontanano i vapori di quel mondo sconosciuto. Le mani di Dragonfire afferrano le mani di Maschera di Ferro, verdi scaglie cornee contro una lega metallica terrestre che ha subito una mutazione magica. Il drago sogghigna, mentre dispiega la sua forza colossale, ed è quasi felice che la momentanea super-energia del pazzo corazzato gli tenga testa. Una tale contrapposizione trascende le barriere dimensionali, e Navigatrice, Maga ed Occulto sommano lo loro abilità psichiche per tracciare il luogo ove ora si trova Dragonfire. I due giganti provenienti dalla Terra non hanno idea se quel mondo sia abitato, e se qualcuno li stia osservando. Adesso il pensiero preponderante di Dragonfire è quello di battere Maschera di Ferro. Il pazzo mascherato vorrebbe addirittura uccidere il drago, ma, sentendo aumentare lentamente la potenza dell'alieno, si accontenterebbe di non farsi frantumare ancora una volta l´armatura addosso. I demoni che hanno potenziato Maschera di Ferro hanno perso contatto con quell'anima maledetta, ma hanno appreso molto da quella possessione. Il criminale corazzato forse non si è reso conto di aver corso il rischio di perdere ogni consapevolezza di sé. I demoni non intendevano certo regalargli super-poteri; il loro scopo era di creare un super-servo, per i loro scopi inumani. Quanto ad essere inumano, Maschera di Ferro ritiene di non essere secondo ad alcuno, ma i demoni lo avrebbero condotto in inferni molto al di là della sua comprensione. Gli è andata bene, se è possibile definire così l´attuale situazione: Dragonfire si è scocciato di tutta quella confidenza. Le zampe potentissime del drago iniziano a frantumare il metallo che ricopre le mani di Maschera di Ferro, e lui grida, preda di un dolore fortissimo. Dragonfire lo lascia andare, ma solo per poterlo colpire con la sua formidabile coda. Se l'armatura non fosse stata magicamente mutata, ora si frantumerebbe in mille pezzi intrisi di sangue ed altro materiale biologico. Dragonfire attacca come una furia, se fosse possibile leggere la sua mente, si scoprirebbe la sua intenzione di finire la disputa alla maniera di Ferox. Come mai solo lei si può divertire a massacrare i nemici? In fondo il drago è un rettile, ed i rettili non vanno troppo per il sottile. Maschera di Ferro è completamente impazzito, più di un kamikaze a bordo di un´auto-bomba. Gli piacerebbe coinvolgere l´alieno super-potente in una deflagrazione cosmica. Gli piacerebbe essere ricordato come un martire che ha spazzato via dall'universo Dragonfire. Ma non ha tenuto conto di una cosa: la sua armatura mutata ha sviluppato una singolare consapevolezza, e la tecnologia che contiene non è più controllabile. L´armatura di Maschera di Ferro scatena tutta l´energia disponibile, ma non per distruggere se stessa, l´ospite completamente fuori di testa, e tentare di fare altrettanto con un drago praticamente indistruttibile. Il lampo che si sviluppa all'arrivo di Dragonfire gli sottrae il bersaglio, scagliandolo in un altro piano dell'esistenza, dove, spinto da un´insanabile frustrazione, vorrà cercare ancora una volta di dimostrarsi un vincente. Dragonfire prova viceversa la frustrazione di chi sia giunto ad un pelo dalla vittoria finale; per questo motivo scatena la sua super-fiamma contro il suolo di quel mondo nebbioso e desolato. Il mondo nebbioso non reagisce neppure quando il potere termico del drago attizza una torcia perenne, che trae nutrimento dalla terra e dalla roccia. Occulto tuttavia apprezza il singolare sviluppo, perché il potere distorsivo della super-fiamma gli permette di aprire la soglia dimensionale che consentirà ad Evolution di riportare Dragonfire sulla Terra. A ricordo dello scontro monumentale, il drago reca con sé alcuni frammenti dell'armatura di Maschera di Ferro. Da essi, lo scienziato Kong trarrà preziose informazioni sull'interferenza demoniaca che ha reso il criminale terrestre ancora più pericoloso, condannandolo però nel contempo all'esilio in un altro piano dell'esistenza.
TRASMIGRAZIONE PER DUE_libro 2°_49° episodio
Si vede che nelle vaste praterie, dove il sole batte inclemente oppure la pioggia scende come se fosse iniziato il diluvio universale, i cervellini più teneri cedono ed accettano, per buone, situazioni al limite della pazzia. La comune era nata per distaccarsi dalla civiltà dei consumi. Tutti quelli che aderirono a quel progetto rinunciarono alla luce elettrica, all’acqua corrente, ai telefoni ed ovviamente ad Internet. Si sentivano dei puri ed anche dei furbastri a stare in mezzo alla natura, mentre tutti gli altri respiravano gas di scarico. Giravano vestiti con abiti del secolo precedente, che poi lavavano a mano. L’idea di prendere le distanze dalle nevrosi urbane non era malvagia, però poi nella comune arrivò lui. Un tizio dotato di un certo carisma, che citava in continuazione la Bibbia. Ci sono persone che provano grande emozione quando si sentono ripetere frasi imparate a memoria, anche se non necessariamente pertinenti. Il tizio, Buch, fece proseliti e carriera nella comune, e ne divenne il capo indiscusso. Da quel momento iniziarono i guai: Buch sognava di emulare gli psicopatici che in passato avevano condotto alla morte numerosi soggetti teneri di cervello. Un bel suicidio collettivo: ecco il sogno di Buch! Ci piacerebbe poter attribuire tutta la colpa al diavolo, ma Buch era ed è un pazzo furioso, senza aiuti sovrannaturali. Un giorno, quando gli pare di aver seminato a sufficienza, Buch decide sia giunta l’ora di raccogliere. Chiama a sé tutti i componenti della congrega, e li invita alla solita cantatina serale. Il capo della comunità dirige dal pulpito, e trae grande soddisfazione dagli sguardi adoranti che legge sui volti delle donne ed anche degli uomini. Alla fine, Buch inizia a sproloquiare sulla fine del mondo imminente. Il passo successivo prevede che, citando i giusti passi delle sacre scritture, dimostri che tutto era previsto da secoli, o addirittura millenni. Il suo uditorio è esaltato ma anche spaventato: non è facile accettare di dover lasciare questa valle di lacrime, dove in fondo non si sta così male. Buch ora cerca di capire chi, tra le decine di presenti, sia veramente convinto. Convinto al punto di accettare, ad esempio, di assumere volontariamente un veleno. Nota un certo disappunto ed anche paura in due coppie e tre sigle. Vede che marito e moglie si abbracciano e tremano; allora decide di mandarli via, perché non sono degni di morire assieme agli altri. Ai sette non sembra vero di poter scappare da quella pazzia. Hanno ragione: Buch non li lascerà scappare. Appena messo piede fuori dalla grossa costruzione in legno, i cecchini di Buch prendono la mira e sparano. Per i sette non c’è possibilità di fuga, e cadono al suolo, perdendo copiosamente sangue nella polvere. Se non altro la loro morte plateale non passa inosservata, per quanto sia avvenuta in un luogo desolato. Ora la polizia affluisce in massa, e circonda il fabbricato, ma non si azzarda ad entrare, per paura che Buch abbia minato tutto. La detective Lucrezia chiede ed ottiene di fare parte dei negoziatori. Cercherà di convincere quel maledetto pazzo a rilasciare il maggior numero possibile di prigionieri, sebbene sappia per esperienza che con i pazzi le parole sono sprecate. Lucrezia ha tuttavia un asso nella manica: la sua magica simbiosi con la mutante Ferox. Buch si esalta ulteriormente al pensiero di avere smosso tutti e media: che meraviglia andarsene in un alone di gloria. La situazione non si sblocca, perché il pazzo ha già deciso in partenza come andrà a finire. Allora Lucrezia si fa avanti, e si propone come merce di scambio: una poliziotta al posto di una delle persone sequestrate. Alla polizia risulta che nella casa ci sia una donna incinta, e chiede che sia liberata. Lucrezia entra, rischiando la propria vita come forse mai in precedenza. Ferox sa già tutto, senza neppure accendere il televisore: il legame simbiotico con Lucrezia le ha trasmesso tutte le sue sensazioni. Gli artigli della mutante di Evolution prendono vita spontaneamente, e paiono chiedere di poter smembrare ed uccidere. Ma Ferox non si trova nella casa, a differenza della detective. Buch ovviamente non sa dei super-poteri latenti in possesso della poliziotta. Lui vede solo un’altra donnetta, e lui disprezza le donne. Naturalmente sbaglia a sottovalutare il pericolo proveniente da Lucrezia, ma è ben spalleggiato, da almeno cinque psicopatici armati di fucile. Essendo una rappresentante del sistema che Buch dice di avversare e di voler sconfiggere, la detective viene subito presa di mira. E peraltro, trovandosi in una congrega di mezzi esauriti, non riscuote neppure la simpatia delle persone che cerca di liberare. Viene da chiedersi perché si sia offerta per una tale missione; Lucrezia non lo sa, ma si ripromette, dovesse sopravvivere, di farsi furba. Buch interrompe i pensieri della poliziotta, assestandole un violento manrovescio. Il delinquente è forte, ed ha sfruttato il fattore sorpresa. Lucrezia allora si piega sulle ginocchia, e scatta in avanti quasi senza pensare alle conseguenze del suo atto. In effetti il suo attacco ha successo, perché lo sbatte facilmente a terra, ma non è Ferox, e questo la espone alla reazione degli sgherri di Buch. Viene colpita più volte con il calcio dei fucili, anche sulla testa; cade al suolo, e perde conoscenza. Ora rischia veramente di lasciarci le penne, e neppure si rende conto di essersi lasciata guidare da un istinto che non è suo. Da Ferox ha ereditato, tramite simbiosi magica, gli istinti primordiali ed anche una certa forza e velocità, ma prima di agire dovrebbe valutare la forza degli avversari. Nel frattempo Evolution è giunta in loco, e Ferox si sente inerme, essendo caduto il collegamento mentale con Lucrezia. La situazione rischia di precipitare, ed il pazzo potrebbe fare deflagrare le cariche che ha sicuramente collocato in vari punti dell’edificio. Inoltre, trattandosi di una casa costruita principalmente con il legno, il rischio incendio è quasi una certezza. La Maga si rende conto di poter sbloccare la situazione solo inviando nella casa almeno due dei super-eroi: Fulminatore e Kong. Il punto è che entrerebbero in azione nella loro forma astrale, invisibili ad occhio umano. Poi prenderebbero possesso di due corpi, ed attaccherebbero a sorpresa i banditi. Prima controindicazione: Ferox attenderà fuori, cercando di risvegliare a distanza Lucrezia. Seconda controindicazione: Fulminatore e Kong dovranno usare corpi umani, molto più deboli dei loro. Terza controindicazione: il più forte di tutti, Dragonfire, dovrà aspettare che lo scontro sia completamente avviato, prima di poter irrompere con tutta la sua forza spaventosa. In questa missione bisogna agire con circospezione, rinunciando alla forza bruta. I super-eroi di Evolution hanno acquisito una grande dimestichezza con le tecniche di distacco dal corpo fisico. Il potere della Maga li aiuta e li guida; lei resterà indietro a sorvegliare i loro corpi, ed a sovrintendere la battaglia. Non visti da chi non disponga della seconda vista, Fulminatore e Kong attraversano le pareti della casa, e si aggirano alla ricerca di due soggetti adatti. Kong nota un tizio abbastanza tozzo, ma rileva come sia dotato di notevoli muscoli, sicuramente dovuti al lavoro pesante ed anche alla palestra. Fulminatore cerca invece qualcuno che disponga di un potere elettrico latente: ovviamente nulla di paragonabile al suo, ma utilizzabile a contatto ravvicinato. L’umano scelto da Fulminatore strabuzza gli occhi quando l’ectoplasma del mutante scende in lui. La transizione dura pochissimo, perché il mutante elettrico è aiutato dalla Maga, che “convince” il soggetto umano a non reagire in alcun modo alla possessione. Il vice Kong viceversa accoglie con gioia quell’ondata di energia che l’ectoplasma dell’uomo scimmia reca con sé. Costui non abbisogna di convincimento: reagisce come un cavallo che abbia trovato il suo giusto cavaliere. Ferox contemporaneamente ha avuto successo nel ridestare Lucrezia, e la detective è decisa a vender cara la pelle. Sa di Kong e di Fulminatore, e loro sanno di lei. Fulminatore inizia l’attacco aggredendo a sorpresa uno degli scagnozzi di Buch. Non può fulminarlo a distanza, ma le mani dell’umano da lui posseduto liberano una scossa sufficiente e stordire il nemico. Visto che la scossa non basta, Fulminatore lo colpisce con una serie di pugni e calci. Quelle mani non abituate a percuotere quasi si spezzano nell’impatto, ma si tratta di un danno collaterale accettabile. Kong salterebbe per dei metri, ma il suo corpo attuale non lo può fare. Diciamo che comunque non si comporta male, e carica il secondo fuciliere, abbattendolo con una sola spallata possente. Rimangono tre sgherri, oltre a Buch, ma la Maga ha deciso di metterci lo zampino. Tutti e quattro si portano le mani alle tempie, avendo subito un attacco psionico da parte della mutante di New Orleans. Questo attacco ha lo scopo di permettere a Kong e Fulminatore di giungere a portata di tiro. Ma non sono soli, perché Lucrezia/Ferox è sveglia ed ha voglia di uccidere. Il vice Kong, entusiasta per il nuovo ruolo assegnatogli dal destino, si fionda in avanti al massimo dell’energia disponibile. Questa volta i teppisti riescono a sparare, ma le pallottole colgono solo di striscio l’umano posseduto dall’energia e dalla consapevolezza di Kong. L’impatto è inevitabile, il fucile mitragliatore smette di crepitare morte, l’uomo scimmia di Evolution stringe un pugno destro che non è suo, e lo scaglia sulla mascella del nemico. Il vice Fulminatore placca il suo avversario, e lo blocca a terra; poi il mutante trasmette psionicamente al suo supporto umano tutta l’energia residua. Lucrezia sembra una belva: se non una donna leopardo, almeno una donna gatto. Finora il suo desiderio di sbloccare la situazione l’ha condotta solo a prendere un sacco di botte, ma ora basta. A differenza degli altri umani posseduti da Kong e da Fulminatore, Lucrezia trae potere da una simbiosi magica. Salta addosso ai due criminali rimasti in piedi, estroflettendo artigli che prima non aveva. Il sangue sgorga da molte ferite, ma Buch, dimostrandosi un vile, scappa, lasciando solo il suo ultimo sostenitore. La Maga segue telepaticamente l’evolversi della battaglia, e sa che Buch non andrà lontano. Ma ora è il momento di Dragonfire. Troppo grosso e potente per possedere un essere umano, spetta al drago alieno disinnescare gli ordigni che il pazzo ha disseminato nell’edificio. La Maga ora può leggere agevolmente la mente di Buch; lo psicopatico pensa solo a scappare lontano, ma la donna leopardo ha un conto aperto con lui. Dragonfire riceve le indicazioni relative ai diversi ordigni. Il rischio che ci sia un timer è reale. Il drago parte alla carica, e sfonda facilmente l’intera facciata dell’edificio. Kong, Fulminatore e Lucrezia cercano di condurre fuori le frastornate vittime, ma non è facile gestire una folla vociante ed isterica. Dragonfire trova il primo dei tre ordigni, fissato ad un pilastro; il timer gli lascia pochi minuti di tempo. Così il drago fa quello che gli riesce meglio: sradica il pilastro medesimo dal suolo, provocando un crollo parziale dei piani superiori. Per nulla infastidito dalle macerie, il possente alieno scaglia lontanissimo, in un prato deserto, pilastro ed ordigno connesso. Meno uno; ne restano due. La Maga gli comunica che una bomba si trova in un’ala ormai abbandonata. Quella può esplodere senza recare alcun danno alle persone. Mancano pochi secondi quando Dragonfire irrompe nel locale ove il pazzo ha posizionato l’ultimo ordigno. La creatività del drago è fenomenale, come fenomenale è il potere della sua fiamma. Mentre il conto alla rovescia si conclude, la temperatura di migliaia di gradi azzera tutto il potenziale esplodente. Ha luogo una dissociazione molecolare, che rende semplicemente impossibile lo scoppio letale. Le altre due bombe esplodono senza danni, e lo psicopatico Buch, che ormai ha raggiunto il bosco, si volta indietro e sogghigna. Peccato per lui che la mutante Ferox abbia seguito con estrema facilità l’odore del suo sangue e del suo sudore. Ora la donna leopardo emette il suo canto di morte, che gela il sangue nelle vene di qualunque essere umano, sano di mente o pazzo che sia. Buch si guarda in giro e comprende che oggi sarà il solo della congrega ad entrare nelle sale della morte. Vorrebbe dire qualcosa di spiritoso e di coraggioso, ma Ferox è già su di lui, ed i suoi artigli gli hanno già strappato la vita; è già morto, anche se il cervello non se n’è ancora accorto.
ALIENO CONTRO ALIENO_libro 2°_48° episodio
Un pianeta particolarmente caldo; vulcani eruttano di continuo, saturando l’atmosfera di ceneri velenose. Un guerriero, protetto da una corazza di metallo opaco, avanza incurante dei vapori di zolfo che scaturiscono dal suolo. L’alieno è provvisto di quattro braccia e due gambe; può darsi che la sua razza derivi da insetti esapodi. In effetti, la testa del guerriero è munita di due antenne, che si agitano alla ricerca di informazioni che per gli umani sarebbero extrasensoriali. Le zampe posteriori dell’alieno terminano con grossi artigli, che gli garantiscono una salda presa anche sulla roccia friabile. Le zampe che chiameremo braccia sono provviste di mani con un pollice opponibile; quattro dita per mano. Il mostro è alto una volta e mezzo un essere umano, ma lui non ha mai avuto a che fare con gli umani: non li ritiene degni della sua attenzione. Lui è un cacciatore, che esplora i mondi al solo scopo di uccidere animali formidabili, ed anche esseri che si considerano superiori agli animali. La sua riflessione, a proposito della preda che sta braccando su quel mondo vulcanico, viene interrotta dalla preda medesima. Una lancia lunga almeno due metri, divisi equamente tra lama ed asta, vola alla ricerca di un organo vitale del mostro. Le antenne del guerriero si agitano freneticamente, come se avessero registrato la vibrazione che la lancia ha prodotto dopo essere stata scagliata. Il guerriero ruota su se stesso, mostrando una grande agilità, nonostante la notevole massa. La lancia lo coglie di striscio alla zampa mediana di destra; la ferita precede la fuoriuscita di una sostanza verdognola. Il guerriero digrigna una moltitudine di denti, quasi tutti acuminati come quelli di uno squalo terrestre. Poi parte all’attacco, con passi lunghissimi, che più che altro assomigliano a balzi. Il suo avversario, un bipede color melanzana molto alto e magro, esegue un’acrobazia tale da sconcertare il mostro corazzato. Gli arriva velocemente alle spalle con un salto mortale, e lo colpisce con un potentissimo calcio alla schiena. Sfortunatamente per lui, l’esapodo è fortissimo, ed incassa senza difficoltà un colpo che avrebbe spezzato la spina dorsale a qualunque essere umano. Il cacciatore si volta, brandendo una scure bipenne, che sibila mentre ruota e vola verso la preda. Il bipede color melanzana dispone evidentemente di riflessi fulminei, per cui l’aggeggio mortale lo manca grossolanamente. Tuttavia, prima che il bipede possa allontanarsi, scopre che l’arma del mostro non è una semplice ascia. Il mortale aggeggio cambia infatti direzione in volo, e colpisce al fianco il suo bersaglio. Il sangue che scaturisce da quella ferita è rosso, e la ferita è profonda. Ora, mentre la vista gli si annebbia, lo sconfitto guarda in faccia il vincitore, senza mostrare alcuna sottomissione, né richiesta di pietà. Entrambi sanno che la battaglia è stata vinta dalla tecnologia, non dall’abilità personale. Ecco perché il mostro corazzato non uccide questa sua vittima, ma si limita a prenderla a calci. Il mostro a quattro braccia ha una certa etica della caccia, e solo questo salva la vita al bipede, che, sebbene ferito, riesce ad allontanarsi. Lo scontro appena concluso è stato solo un antipasto per il mostro corazzato, o forse un aperitivo. Noi terrestri immaginiamo che le razze più evolute della nostra assomiglino agli alieni di “Incontri ravvicinati del terzo tipo”: alti, con braccia e gambe sottilissime, ed una grande testa molto intellettuale. Ci riesce difficile pensare che un essere grosso, brutale, massiccio, in armatura e munito di artigli padroneggi una tecnologia molto superiore alla nostra. Ci sbagliamo a credere che una conoscenza eccelsa si accompagni ad una parvenza quasi angelica. Nell’Universo ci sono anche i demoni, e molti di loro viaggiano disinvoltamente su astronavi più veloci della luce. Il mostro si lascia afferrare da un raggio trattore, che lo trasferisce ad altissima velocità sulla sua nave stellare. Il nostro tetro personaggio non si limita ad indossare un’armatura opaca, ed a scagliare asce bipenni telecomandate; il pessimo elemento guida altresì una mostruosità di colore nero, dalla quale fuoriescono tentacoli ed antenne ronzanti. Diventa sempre più plausibile l’ipotesi che discenda da qualche coleottero o scarafaggio alieno. La nave lascia velocemente il pianeta vulcanico, poi il suo unico occupante la dirige alla massima velocità verso il pianeta Terra. Gli hanno riferito che sul nostro pianeta si trova un essere veramente potente, degno di essere affrontato in singolar tenzone, ed il mostruoso cacciatore esapodo non vede l’ora di fargli assaggiare la sua ascia quasi senziente. Sono molte le specie che attraversano lo spazio ed il tempo in modalità quasi istantanea. Si comportano come se le distanze di numerosi anni luce potessero essere ricondotte ad una pratica facilmente espletabile. Per loro, gli spostamenti tra i sistemi solari non costituiscono un problema, né di tempi, né di energia. Sicuramente anche la razza cui appartiene Dragonfire si collocava, quando costruì il mezzo che lo trasportò sulla Terra, tra quelle in possesso di una tale tecnologia trascendente. Forse un giorno una specie tecnologicamente avanzata ci riterrà degni di detenere il segreto del viaggio spaziale. Finora probabilmente non abbiamo fatto buona impressione. Tenendo fede al proprio personaggio, il cacciatore spaziale si materializza nei pressi della Terra, e subito si tuffa con la sua astronave nell’atmosfera. Irruente come se tutti dovessero fargli largo, questo mostro corazzato sogna di incontrare un avversario degno di lui. Sa che il pianeta sottostante è abitato, e che disponiamo di una tecnologia missilistica, ma ritiene di avere a che fare con dei selvaggi, da poco usciti dalle caverne. Non ha tutti i torti, giacché i radar umani avvistano l’astronave quando ormai è giunta sul bersaglio; inutile e dannoso sparare missili per intercettarla. Ma i poteri del dottor Occulto hanno localizzato intruso alcuni preziosi secondi prima dei radar militari. Evolution è abituata ad essere operativa quasi immediatamente, specie ora che il nemico ha palesemente intenzione di recarsi a far visita al super-gruppo. Il mostro a sei zampe irrompe con tutta l’astronave attraverso il tetto della base di Evolution, ma gli eroi, ognuno a proprio modo, si sono protetti o defilati. Quando il cacciatore scende spavaldo dalla propria nave, e cammina tra le macerie, viene salutato da uno dei lampi energetici, tratti dal vasto repertorio di Fulminatore. La pur tecnologicamente avanzata armatura dell’alieno risente della botta, e lui anche; ma pregusta le difficoltà della lotta che lo attende. Le antenne da insetto si agitano forsennatamente, per anticipare il prossimo attacco, ma Kong lo investe con un calcio a piedi uniti, e lo precipita al suolo. I mutanti non hanno alcuna intenzione di lasciargli l’iniziativa. Cerca rogne e le sta trovando. La Maga scatena il suo attacco, ma commette l’errore di cercare di leggergli nella mente; quasi subito la mutante di New Orleans interrompe il contatto, per sfuggire a quei pensieri eccessivamente alieni. Il tizio non fa in tempo a gloriarsi di questo parziale successo che Ferox gli fa assaggiare i suoi famosi artigli. Il cacciatore è sorpreso di avere trovato degli avversari così forti e capaci su quel pianeta primitivo. Ma non cercava nessuno di loro, e decide di liberarsene al più presto. La sua ascia telecomandata insegue letteralmente la donna leopardo, che però è ancora più veloce del precedente nemico del cacciatore spaziale. L’ascia però continua a ruotare ed a volare, e neppure cambia obiettivo. Potrebbe ferire la mutante, se Fulminatore non colpisse per la seconda volta. Anche i lampi di Fulminatore sono quasi senzienti, ed inoltre viaggiano pressoché alla velocità della luce. L’ascia super tecnologica viene investita da un’energia tale da confondere il suo sistema di navigazione. Poi Kong l’abbatte, scagliandole contro un pesante pezzo del soffitto abbattuto. Il mostro sorride perché la battaglia gli piace, ma la Maga si prende subito la rivincita sparandogli nella testa una super scarica della confusione, che lo costringe a piegare un ginocchio. Andando ad un passato recente, il cacciatore non ricorda un simile scontro, ma ha molte armi a sua disposizione. Purtroppo per lui, quando si rialza, il motivo della sua venuta sulla Terra gli si para davanti. Dragonfire osserva con curiosità quel gigante massiccio, che però non è certo più grande di lui. Forse al drago dispiace dover accogliere a codate i visitatori di altri mondi, o forse, guardando i danni prodotti all’edificio, pensa che sia ora di dare una lezione a certi cretini. E subito la coda possente scatta e colpisce. Il cacciatore corazzato è felice che la sua armatura regga allo spaventoso impatto, ma ora il suo problema più immediato è che, sfondato il muro, sta precipitando nella sottostante strada. L’astronave, rimasta in disparte, calcola ed elabora freneticamente. Poi invia al suo padrone le sue conclusioni, oltre a tutta l’energia che gli può fornire. Gli servirà proprio tutta, contro il possente drago alieno, che insegue il nemico a bordo del suo dragoncraft. Occulto ha invitato fermamente Dragonfire a non saltare dal trentesimo piano, dove si trova la base danneggiata di Evolution. Occulto non vuole che la cittadinanza chieda ad Evolution i danni per la distruzione del manto stradale, e non solo. Il drago extraterrestre si confronta con l’altro alieno, che chiaramente è venuto sulla Terra per cacciare prede pericolose, ed ora forse ha trovato la più pericolosa che ci sia. Dragonfire colpisce l’avversario con un pugno formidabile, che provoca un rimbombo dell’armatura; però la sua tecnologia superiore la stabilizza in pochi secondi. Il cacciatore risponde con due pugni, che mette a segno con le due braccia di destra. Il drago, coperto di scaglie pressoché invincibili, non si agita più di tanto: tanto rumore nell’impatto, ma scarsi risultati. Il cacciatore sorride, ma solo per un attimo; infatti la possente coda di Dragonfire lo stacca letteralmente da terra, e lo scaglia a metri di distanza. I mutanti di Evolution si sono disposti a distanza di sicurezza, per contenere la folla dei curiosi, e per intervenire se fosse il caso di farlo. Ma si direbbe che Dragonfire non abbia problemi a gestire quel combattimento, sebbene non abbia ancora fatto ricorso alla sua super-fiamma. L’alieno a sei zampe riceve in quel momento una ricarica d’energia, proveniente dalla sua astronave, e riparte all’attacco. Ma Kong, lo scienziato del super-gruppo, rileva grazie alla strumentazione portatile proprio quel flusso di forza aliena. Si direbbe che il cacciatore stia combattendo un finto duello; si vede che non gli piace perdere. Kong balza velocemente verso il velivolo alieno, accompagnato da Fulminatore e da Ferox. La nave spaziale attiva le contromisure atte ad evitare intrusioni, ma Fulminatore dimostra che sulla Terra non ci sono solo sprovveduti. I lampi del mutante costringono il velivolo alieno a lasciare entrare i tre di Evolution. All’interno, in locali dall’aspetto a dir poco insolito, Kong resiste alla tentazione di fermarsi a studiare tutto ciò che vede e che incontra sul suo cammino. Molto più pragmatica, Ferox impiega i suoi terribili artigli sul metallo di quello che è chiaramente un pannello di controllo. Il metallo, pur resistente, non è fatto per subire quel trattamento, e qualche led inizia a spegnersi. All’esterno, il cacciatore si rende conto di essere stato scoperto, ed estrae una sorta di pistola. Dragonfire non prova tutta la gamma degli stati d’animo degli umani, perché in fondo è un drago spaziale; per cui non ci mette molto a rispondere al fuoco con il fuoco: la sua super-fiamma investe in pieno il suo avversario alieno. La pistola è presto inutilizzabile, e solo un provvidenziale campo di forza salva la vita al cacciatore esopodo. Dragonfire prende allora l’iniziativa, e si solleva in volo con il suo dragoncraft. Il velivolo tubolare trae energia direttamente dal possente rettile alieno; una delle più recenti applicazioni aggiuntive, predisposta da Kong, è un raggio traente. Mentre la sua astronave cerca di riprendersi dall’attacco di Evolution, il mostruoso insettoide corazzato subisce l’onta di essere sollevato e trasportato sopra la città. La Maga conferma ai colleghi che il nemico è in grosse difficoltà. Ora Kong, preso dal fervore del vero scienziato, prega i colleghi di cessare la sistematica distruzione del prezioso velivolo. Kong ha però sopravvalutato i danni che Evolution ha inferto a quel mirabolante mezzo di trasporto spaziale. La Maga, che nel frattempo è riuscita a stabilire un contatto psionico e cibernetico con la nave, avvisa i colleghi di allontanarsi velocemente. La mutante ha infatti individuato un circuito di autodistruzione, che potrebbe attivarsi. Ferox, Kong e Fulminatore schizzano fuori dall’astronave, poco prima che essa riprenda il volo. Presumibilmente ora cercherà di recuperare il suo padrone, che nel frattempo è stato condotto molto in alto da Dragonfire. Il cacciatore non ha perduto le velleità di lotta, ma le sue armi residue non recano alcun danno al dragone verde. Poi, giunti ad alta quota, con una temperatura estremamente rigida, Dragonfire sgancia l’alieno in caduta libera. A questo punto l’incolumità dell’insettoide dipende dalla sua astronave senziente. Dragonfire segue la rapida caduta del nemico, e nota che neppure ora si dichiara sconfitto. In fondo il drago alieno stima il suo avversario, ma, da bravo rettile, non muoverebbe un dito per salvarlo. Decide altresì di non muovere un dito per impedire che sia la sua astronave a farlo. Così la nave spaziale danneggiata raccoglie al volo il cacciatore allo stremo delle forze, con l’armatura a pezzi, e tutte le parti elettroniche in avaria. Il dragoncraft vola senza problemi in rotta d’intercettazione; poi però il drago decide di non disintegrare la nave spaziale con la sua super-fiamma, almeno per questa volta, e torna a terra dai suoi colleghi ed amici di Evolution.
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