giovedì 24 dicembre 2009

KARMA IMPREVISTO_libro 2°_54° episodio

Il mio nome è Mark Roberts, e sono un venditore di professione. Una volta si sarebbe detto commesso viaggiatore o piazzista. Ma non è questo il punto. Il fatto è che da alcune sere faccio lo stesso sogno. Capita a tutti di sognare e ri sognare qualcosa o qualcuno, però io sono convinto che questo non sia un sogno normale. C’è un tizio, alto e coperto da una armatura lucente, che mi squadra in malo modo; poi mi annuncia che è ora di finirla con la mia noiosa esistenza. Il tizio non mi chiede se la mia noiosa esistenza mi piaccia o meno; semplicemente mi squadra ed annuncia. Sarei tentato di rispondergli in maniera adeguata, ma proprio non ci riesco. Non che io sia timido; come potrei fare il venditore se lo fossi? Non riesco semplicemente a rispondergli: come se il sogno fosse il suo e non il mio. Racconterei tutto a mia moglie, ma temo che non capirebbe; anzi ne sono sicuro. Sono quasi sicuro che anche questa notte il tizio in armatura verrà a trovarmi, ed a propormi un nuovo lavoro, ma io lo aspetto al varco, e gliene dirò quattro. Non riesco ad addormentarmi, perché sono più agitato di quanto voglia ammettere. Me la pagherai uomo in armatura; spero proprio di incontrarti nel corso della notte! Poi penso che forse sto impazzendo, o almeno ci sto andando vicino. Un mio collega venditore è impazzito, ma lui faceva uso di droga, lavorava troppo, e la moglie lo aveva lasciato. Il sonno arriva quando meno te lo aspetti, ed in sogno si infila come un serpente nel tuo cervello. Questo è un bel pensierino: me lo devo annotare, per stupire i miei clienti con questa pillola di saggezza. Cammina, cammina, mi trovo ad inerpicarmi su una piccola montagnola. C’è un bel po’ di nebbia, e mi chiedo come mai io abbia avuto l’idea balzana di uscire con questo freddo. La risposta giunge come al solito inaspettata, o forse dovrei dire parzialmente inaspettata. Infatti il mio nuovo amico in armatura mi aspetta in cima alla collinetta, e mi guarda come se fossi arrivato in tremendo ritardo ad un appuntamento di lavoro. Lo so che parlo sempre di lavoro, ma Mark Roberts è un professionista serio, che pensa al lavoro anche quando dorme. Mi avvicino al tizio, che diventa sempre più alto di sogno in sogno. Ora sarà almeno alto tre metri, e mi guarda come fossi un bambino mezzo ritardato. Poi punta un dito, che si trova al termine di una grossa mano e di un lungo braccio. Noto che ha l’armatura anche attorno alla mano. Nulla da dire sull’effetto scenico: è tutto dorato, come se avesse appena lucidato tutto quel metallo. Potrebbe addirittura essere oro. Il tizio non parla, perché mi invia i pensieri direttamente nel cervello. Mi dice che la trasformazione è imminente, e che uno spirito eccelso verrà ad occupare il mio corpo scadente. Ma se è così scadente, mi chiedo, come mai non se ne cerca un altro? Il tizio corazzato sembra sempre più alto; adesso mi scruta come se fossi del tutto ritardato. Non credo abbia alcuna intenzione di fornirmi ulteriori spiegazioni. Non vorrei farlo, ma mi sveglio, ed un gran mal di testa mi annuncia un cattivo inizio di giornata. Sudo al punto che devo necessariamente farmi una doccia e cambiarmi. Mia moglie mi guarda in modo strano; non per il fatto che mi sia lavato, spero. Poi la saluto con un bacio poco impegnativo, cercando di copiare quello della pubblicità del Mulino Bianco. Salgo in macchina, e mi avvio al mio primo appuntamento giornaliero, ma pare proprio che il tizio in armatura mi abbia fatto una specie di malocchio. Non ho più mal di testa, però non riesco proprio a guidare in maniera decente. Sono costretto a fermarmi, e devo ammettere di essere veramente spaventato. Questo non è più uno scherzo: ho paura di essermi preso qualche virus, o peggio. Cerco in agenda il numero di telefono del mio medico curante, ma un lampo potentissimo ed improvviso mi sbatte fuori dalla realtà. Ora non sono più Mark Roberts, bensì un guerriero alto almeno due metri, con muscoli da tutte le parti. Ho un sacco di capelli, e questa è la parte che mi rende più felice. Impugno una gigantesca spada a due tagli, che emette strani suoni, come se fosse felice di vedermi! Ci mancava solo il cavallo, ed il cavallo arriva: una bestia veramente enorme. Un cavallo tutto nero, con occhi che tendono al rosso, ed una criniera lunghissima, anch’essa nera. Con un balzo salto in groppa alla bestia nera; figuriamoci: io non sono quasi neppure capace ad andare in bici. Ma ora non sono più Mark Roberts; ci ho messo un po’ a capirlo, quindi forse il tizio del mio sogno aveva ragione a guardarmi come se fossi poco sveglio. Non ho idea di dove sia finita la mia auto, i miei vestiti, la mia valigetta e tutta la maledetta città. Direi proprio che questo non è il mio mondo: neppure il sole è quello giusto. Mi pare ce ne siano due, o forse quello più piccolo è una luna particolarmente grossa. Mentre rifletto per non cadere preda del panico, il mio corpo cavalca come se non avesse fatto altro per la maggior parte della sua vita. Il cavallone nero salta siepi, fossi, cespugli ed anche animali più piccoli che si buttano a terra per paura di essere schiacciati. Dopo una corsa lunghissima, che però non reca alcun disturbo alla mia colonna vertebrale poco tonica, quella bestiaccia quadrupede nera si ferma di scatto, sollevando un polverone. Per forza che non ho male alla schiena: ora sono Brutus il Fenomeno! Strano come quel nome mi sia venuto alla mente; in effetti il tizio alto tre metri forse me ne aveva accennato. Chissà per quale motivo aveva bisogno di me, visto che in fondo non sono esattamente un fulmine di guerra neppure in ambito intellettuale. Però ho un sacco di buona volontà; forse sono anche simpatico. Smonto da cavallo, e balzo agilmente al suolo; comincia piacermi essere Brutus il Fenomeno. Ma aspetta: qui c’è altra gente, e tutti abbastanza strani. C’è una ragazza coperta da una pelliccia di leopardo, che si muove come se la pelliccia fosse la sua pelle. Certo che questo Brutus è veramente perspicace; io da solo non ci sarei mai arrivato. Bando agli scherzi, la ragazza è molto carina, ma i suoi occhi lanciano sguardi che promettono poco di buono. Meglio non farsi strane idee, visti gli artigli che esibisce. Accanto a lei, un uomo che pare abbastanza normale, ma uno normale di certo non riesce a farsi passare dei lampi di luce da una mano all’altra. Temo che anche lui possa scatenare forze ben più grandi. Ora ne arriva un altro, che di sicuro non può passare per un essere umano: una specie di grosso uomo scimmia, molto più peloso della donna leopardo. Questo mi sembra il più simpatico tra i tre, ma ha dei muscoli ancora più grossi di quelli già mastodontici di Brutus il Fenomeno (che sarei io). Ecco finalmente una persona normale: una bella ragazza senza pellicce, artigli, spade, o intenzioni omicide. Mentre formulo questo pensiero, però mi rendo conto di avere sottovalutato grandemente quella ragazza, che senza aprire la bocca mi comunica di chiamarsi Maga. Accidenti, mi dico, ma questi sono mutanti! Fino a cinque minuti fa, non avevo idea di cosa fosse un mutante, tuttavia adesso l’informazione mi è entrata spontaneamente nel cervello. Esseri umani nati con super-poteri; o forse addirittura una nuova razza. Evolution: ecco il loro nome collettivo, e sono degli eroi. Brutus è arrivato fin qui con il suo cavallo Tuono (il nome del bestione l’ho appena trovato nella memoria che condivido con il mio muscoloso alter ego), per incontrare gli eroi di Evolution, ma non solo loro a quanto pare. Tutti si voltano all’unisono, mentre la terra trama sotto i passi di qualcuno che è veramente grosso e pesante. Brutus il Fenomeno, che è alto due metri, deve alzare di molto la testa per guardare in faccia il nuovo arrivato. Lo definirei un maledetto mostro verde, ma devo far attenzione a quel che penso. Questo è Dragonfire, e non è un mutante, bensì un alieno. Fortunatamente per tutti i terrestri, Dragonfire sembra decisamente votato per il bene. Un colosso scaglioso pesante settecento chili, apparentemente invulnerabile, è meglio farselo amico. Il drago, perché di un drago si tratta, sorride a tutti i presenti. Sorride come sorridono i draghi: mostrando un numero impressionante di grosse zanne! Sono quasi sicuro che Dragonfire sia in grado di emettere fiamme dalla bocca. Non so in quale maniera subliminale mi sia pervenuta questa informazione, ma non ho problemi a credere che Brutus il Fenomeno si sia trovato degli amichetti decisamente possenti. Temo però che la riunione di oggi non sia un incontro di un circolo di cucito. Brutus il Fenomeno è euforico, io un po’ meno. Quel mezzo pazzo di Brutus e la sua spada parlante gioiscono al pensiero di scontrarsi con demoni ed altri mostri. Ed io adesso sono Brutus, non più Mark Roberts; quindi anch’io gioisco all’idea di rischiare di farmi staccare la testa da qualche gigante affamato. In questo strano mondo anche gli spostamenti sono quantomeno insoliti. Non stiamo cavalcando, né correndo, né volando, ma lo spazio muta attorno a noi. Gli eroi di Evolution sono rilassati, come se per loro combattere contro le forze del male fosse il pane quotidiano. Il drago ha spalancato le fauci, per lasciare uscire un fumo color dello zolfo. Forse si sta preparando per dare il meglio del suo enorme potere. Anche il tempo scorre a modo suo in questo mondo illuminato da due soli. Ora che sono sorti entrambi, combatteremo nella luce. I cattivi ci aspettavano, ed attaccano subito briga: una torma di demoni velocissimi si lancia su Dragonfire. Lui si aspettava di combattere con qualcuno massiccio e quasi invulnerabile; insomma uno della sua stazza. Invece i cattivacci gli hanno lanciato addosso questi velocisti, che lo colpiscono e subito dopo si ritirano. Potrebbe essere una buon strategia, se Dragonfire fosse solo, ma non è così. Ferox, la donna leopardo, intercetta due demoni, dimostrando ancora una volta una velocità ed un’agilità formidabili e pressoché incomparabili. Gli artigli dei demoni possono poco o nulla contro le scaglie corazzate, del drago, mentre gli artigli di Ferox affondano nella sostanza degli aggressori. Ora Dragonfire ha ottenuto lo spazio che gli serviva per adoperare la sua coda fortissima. Quattro demoni vengono colpiti mentre sono ancora in movimento, smentendo le previsioni sulla lentezza dell’alieno. Kong, l’uomo scimmia, schizza a quattro metri d’altezza, per colpire a piedi uniti un colosso peloso, armato di una clava grande quanto un albero (era un albero!). Alcuni zombie circondano Fulminatore, ingannati dal suo aspetto umano; ma Fulminatore è un mutante in grado di manipolare le forze elettriche, e dette forze costringono i morti viventi ad indietreggiare. Non provano dolore, ma i loro corpi sono seriamente danneggiati dai colpi d’energia. Brutus decide allora di entrare nella mischia, e la sua spada (che sarebbe la mia spada) cala e lacera. Nel farlo, emette suoni strani ed ultraterreni. Io la capisco: non è contenta di non poter pasteggiare con le anime degli zombies, perché non ne hanno più una. La nostra spada è comunque risolutiva, ed i morti viventi cessano di infastidire Evolution. Il colosso, contro il quale Kong si è scagliato, si è ripreso dall’impatto, ma può fare poco o nulla per resistere alla scarica mentale della Maga. Un gigantesco serpente si lancia all’attacco, con le fauci spalancate grondanti veleno. Kong lo lascia passare, sapendo che dietro di lui troverà Dragonfire. L’alieno ferma il volo del gigantesco serpente: è una lotta tra rettili colossali. Sembra di assistere ad un combattimento preistorico tra forze della natura incarnate. Forse il veleno del serpente potrebbe ferire il drago, forse no. No lo sapremo mai, perché la Maga con il suo potere psionico risolve il problema. Dragonfire scaglia lontano il corpo inerte del serpente, pesante numerose tonnellate. Io, cioè Brutus il Fenomeno, sono felicissimo di essere finito in questa prova di Armageddon. Ecco di cosa si tratta: il tizio nel mio sogno non me lo ha spiegato, ma evidentemente le forze del bene e del male ogni tanto si scontrano a titolo di allenamento, in vista della battaglia finale. Gli scandinavi lo chiamavano Ragnarok, e nel loro mito c’era appunto un serpente enorme, destinato ad uccidere Thor, e ad esserne ucciso. I giganti sono sempre stati percepiti come nemici dell’ordine, e così gli zombies ed i demoni. Ora ce li troviamo di fronte in quantità industriale, e, visto che ormai sono un tutt’uno con Brutus il Fenomeno, mi diverto un mondo. Mentre la battaglia infuria, la mia spada si agita di vita propria: vuole urgentemente divorare qualche anima oscura. Mi guida addirittura attraverso il campo di battaglia, fino a condurmi dinanzi ad un guerriero in armatura, grande come Brutus se non più grande. La spada incantata dovrebbe pesare molto, date le dimensioni, ma io sono fortissimo, e credo che lei faccia il possibile per collaborare con me. Il mio nemico solleva una terribile ascia bipenne, che sibila mentre cala verso la mia testa coperta da un elmo cornuto. Un attimo prima dell’impatto fatale, sollevo la mia spada, che cozza terribilmente e rumorosamente contro il metallo dell’ascia. Il mio nemico è stupito di tanta forza, visto che la mia spada incantata ha seriamente danneggiato la sua ascia da battaglia. Ma non ha tempo di riflettere, perché la spada senziente vola ad infilzarlo; l’armatura cede facilmente in tutti i suoi strati, e l’acciaio incantato inizia a bere la sua vita. Mentre muore, prova una sensazione terribile, della quale la spada sadica mi rende partecipe: come se tutte le sue forze, fisiche, emotive e psichiche, anche quelle più nascoste, fossero prosciugate. Era un nemico formidabile, ma muore prima di toccare terra, e la spada non ha ancora finito di pasteggiare. Anche gli eroi di Evolution, abituati a mille battaglie, sono colpiti ed impressionati. Ma c’è una battaglia da vincere, e nonostante gli artigli di Ferox, i muscoli di Kong, le scariche psioniche della Maga ed elettriche di Fulminatore, sarà il fuoco del drago a concluderla. Ho l’impressione che i mutanti di Evolution ed il drago siano coordinati da una mente superiore, presente sul campo di battaglia in forma eterea. Questa mente superiore ordina ai mutanti di lasciare spazio a Dragonfire. Ora che i nemici si sono raggruppati, e sono pronti a ripartire all’attacco, ecco prorompere la fiamma del drago. Il calore è spaventoso, in quel mondo come in altri nei quali si sia scatenata in precedenza. I nemici cercano di scappare, ma il fuoco li insegue; neppure i demoni infernali reggono alla prova, e preferiscono tornare agli abissi dai quali sono scaturiti. Meno fortunati sono gli altri nemici, che cessano semplicemente di esistere. La spada senziente e malvagia è profondamente ammirata: neppure lei avrebbe potuto far di meglio o di peggio.

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