mercoledì 16 dicembre 2009

CECILIA E LA SUA AMICA NATASHA_libro 1°_39° episodio

La bambina si chiama Cecilia, ed assieme alla mamma sta viaggiando su una teleferica che raccorda due edifici piuttosto alti. La madre sta cercando una casa ove abitare, perché si è praticamente separata dal marito; cose che capitano. Cecilia apprezza l’insolito panorama, mentre la madre pensa più che altro a come potrà fare quadrare il magro bilancio. Forse è per quel motivo che solo la bambina nota una presenza umana in cima ad un tetto non troppo lontano. Quando Cecilia cerca di attirare l’attenzione della mamma, si sente dire che quel tetto è deserto; ed in effetti ora lo è. Chiunque abbia concepito quell’edificio, ha ritenuto fosse una furbata progettare un accesso dal tetto. Mary, questo il nome della mamma di Cecilia, ha un appuntamento con un agente immobiliare, che subito inizia a decantare le meraviglie di quell’insolita struttura. Cecilia, voce dell’innocenza, dichiara subito che la casa in questione “fa schifo”. Ne scaturisce un certo imbarazzo, che coinvolge sia Mary, sia l’agente immobiliare. Costui non può peraltro negare che le scale, gli ascensori ed i corridoi di quella casa non si presentino al meglio. Sostiene che l’affitto sia un affare, però è evidente che chiunque ci abiti sarà costretto a spendere parecchio per rendere presentabile l’edificio. Mary si distrae un attimo, ed ecco che Cecilia si lancia all’esplorazione dei corridoi poco invitanti. La mamma ovviamente si agita e corre, senza peraltro sapere dove si trovi la bambina. Come se non bastasse, da quelle parti si aggirano loschi figuri. C’è il custode, che ha un comportamento poco rassicurante, ed alcuni teppisti adolescenti, che meriterebbero mazzate sulla schiena. Mary incontra questi ultimi, che le promettono paradisi erotici, di cui hanno poca o nessuna conoscenza. Lei li evita, e raggiunge Cecilia sul tetto: la marmocchia gioca pericolosamente vicina al bordo del tetto. A questo punto, redarguirla è quanto meno doveroso: in pratica le strilla dietro fino a farla diventare quasi sorda. Quando scendono le scale, però è Cecilia ad insistere perché vadano ad abitare proprio in quel postaccio. Quello che Mary non sa è che la figlia sul tetto ha incontrato una nuova amica. Un’amica che la segue a casa ed a scuola; finché anche gli insegnanti notano i continui colloqui tra Cecilia e Natasha. Ovviamente pensano che la piccola “non stia bene”, ma (vallo a spiegare a quelle volpi) la bambina dispone di poteri ESP, ed è quasi sicuramente una mutante. Questo spiegherebbe il motivo per cui prima Fulminatore sostava sul tetto: voleva vedere la bambina. Dopo circa una settimana, Mary e Cecilia tornano in quella che dovrebbe diventare la loro nuova casa, e partecipano al trasloco. Nel frattempo, Mary ha chiarito alcuni aspetti economici col marito, o ex che sia. Ora possono permettersi di pagare l’affitto decisamente esagerato di quell’appartamento. Cecilia non si fa più sorprendere a parlare con Natasha, perché la sua amica le consiglia una maggiore discrezione, dato che “i grandi” non capirebbero. Ora che Cecilia si è stabilita da quelle parti, può finalmente esplorare i corridoi e le scale, che per lei secernono mistero allo stato puro. Ovviamente Natasha è con lei, e la mamma nulla sospetta. Il custode finora si è tenuto a distanza dalla famigliola. Ma il losco figuro ha un passato poco rassicurante. Non molti anni or sono venne arrestato per tentata violenza sessuale; ma i giudici non lo misero in galera! Ora sarebbe propenso a dimostrare di non aver perso le cattive abitudini. Natasha avvisa la sua amica Cecilia che il custode si sta avvicinando, e la mette in guardia contro la sua “cattiveria”. Allora Cecilia si nasconde in una saletta buia, aspettando che il maniaco passi nel corridoio. Ma lui si ferma proprio davanti a quella porta, e la apre lentamente. In quel momento di paura, Natasha le sussurra all’orecchio che c’è qualcun altro con loro due nella stanza buia. Cecilia si volta, e scorge nelle tenebre, grazie alla sua doppia vista, una figura di alta statura, che promana una singolare energia. Il custode apre la porta, sicuro di avere la piccola alla sua mercé; quel cane bipede sbava al pensiero di quel che farebbe alla bambina. Non si cura della giustizia umana, giacché l’ha già buggerata una volta. Ed allora accende la luce, perché è convinto che Cecilia possa gridare a squarciagola; tanto nessuno la sentirà, e nessuno la salverà. Purtroppo per quell’idiota d’uomo, e per fortuna di Cecilia, il mutante elettrico di Evolution non è di luna buona. Di solito è Ferox a squarciare i delinquenti; ma Fulminatore deve ancora farla pagare a qualcuno per quel crollo che, pochi giorni or sono, quasi lo seppelliva. Dragonfire si dimostrò più veloce del previsto, e gli salvò la vita, lanciandolo lontano dalle macerie in caduta libera. A Fulminatore prudono ancora le mani. Ed ecco che quelle stesse mani brillano di energia mortale, ed i suoi occhi non sono da meno. Il maniaco guarda negli occhi Fulminatore, e capisce che non lo consegnerà alla polizia. Non ci saranno processi, seri o burla che siano. Strano che Fulminatore sogghigni a qual modo: che abbia frequentato troppo Ferox? Il custode tenta il tutto per tutto, e si fa scudo con Cecilia, minacciandola con un coltello. Strano ma vero, Fulminatore non smette di guardarlo come se fosse già fritto e rifritto. Il maniaco non capisce bene cosa stia succedendo, almeno finché un lampo a bassa energia lo stacca brutalmente dalla bambina, mandandolo a sbattere contro il muro. Fulminatore, che apparentemente non si è neppure mosso, non ha neppure bruciacchiato la bambina, ed ora il bruto ha i secondi contati. O almeno è quello che pensa il super-eroe di Evolution finché i teppisti di stanza nell’edificio irrompono come due asini. Il mutante subisce l’impatto alle spalle, ma non cade; il custode è però sorprendentemente sollecito a scappare, continuando a minacciare con un coltello la bambina. I teppistelli non fanno neppure in tempo ad accorgersi dell’errore commesso, che Fulminatore li centra ambedue con scariche non mortali, ma molto dolorose. I loro capelli si rizzano, il fumo esce dalle loro orecchie, gli occhi si iniettano di sangue, ed i due cretini provano a gridare, ma non ci riescono. Tempo quattro secondi e sono stesi al suolo, tremanti per lo shock elettrico subito. Fulminatore si guarda attorno, ma non si agita più di tanto. Il custode frattanto è sceso al piano di sotto, e cerca di tagliare la corda, contando sulla conoscenza profonda dell’edificio. La donna leopardo si muove in assoluto silenzio, salvo quando ritiene di doversi far sentire. In quei casi, si fa precedere da un suono appositamente modulato, che sorge dal profondo del suo essere. Natasha, che non ha mai abbandonato Cecilia, le sussurra ad un orecchio che ora arriva il bello. Il custode non vede e non sente Natasha, perché Natasha si lascia vedere e sentire solo dalla sua amica Cecilia. Ferox in effetti però percepisce una presenza eccedente i sensi normali, e dobbiamo considerare che i sensi della donna leopardo sono come minimo extra. Ferox per ora decide di concentrarsi sullo sciocco umano, che ha deciso di farsi ammazzare. Sembra proprio che il destino le affidi sempre il ruolo di giudice ed esecutore, e non le dispiace minimamente. Atterra con grazia e forza felina a due metri dal pessimo soggetto, e lui inizia a tremare. L’odore della paura è forte, ma il pregiudicato decide di vendere cara la pelle. Così facendo semplifica l’azione della mutante sanguinaria. La bambina non mostra paura, perché sa come andrà a finire: glielo ha detto Natasha. Il coltello è puntato a pochi centimetri dalla tenera gola di Cecilia. Basterebbe un movimento brusco, e la lama taglierebbe i grossi vasi sanguiferi. Ferox analizza tutto ciò in un lampo, ed i suoi potenti muscoli si contraggono, pronti al balzo mortale. La mutante percepisce il battito cardiaco del delinquente, e pronostica le sue prossime mosse. Lui suda e ghigna, digrigna i denti, mentre la mano che regge il coltello accresce la stretta. Per Ferox, il pensiero e l’azione sono una sola cosa. Appena decide che il momento sia giunto, è praticamente già in volo. Per lei, quei metri che la separano dalla preda sono questione di frazioni di secondo. Il criminale non ha mai avuto una sola possibilità di farcela. La donna leopardo atterra tre metri oltre le spalle del custode, che quasi sorride, pensando che lo abbia mancato. Ma il corpo non gli risponde più; è come se qualcosa avesse interrotto ogni comunicazione tra cervello e mano. A dire il vero non sente neppure più le gambe, e non si rende conto di scivolare a terra. Mentre la vita lo abbandona, non capisce di avere già sparso attorno a sé diversi litri di sangue, e di essere già abbastanza morto. Poi quel cuore nero si ferma, ed il suo fetido sangue smette di imbrattare il corridoio. Quella mattina, mentre Fulminatore e Ferox erano impegnati nella ricerca di Cecilia, Dragonfire e Kong si sono recati a frugare tra le macerie del crollo causato da chi aveva organizzato l’ultimo agguato ad Evolution. Il drago ed il mutante sono coadiuvati a distanza, mediante contatto telepatico, da Maga e Navigatrice. I loro poteri psionici hanno individuato una piccola traccia, che potrebbe condurre ai nemici del super-gruppo. Dragonfire utilizza appieno la sua super-forza, per smuovere i rottami più grossi, e tonnellate di pietra e metallo vengono facilmente spostate di parecchi metri. Kong esegue un lavoro più accurato, impiegando le sue strumentazioni altamente tecnologiche. Alla fine, gli sforzi congiunti dei quattro eroi consentono il ritrovamento di un frammento del dispositivo di detonazione. Dragonfire gradirebbe affrontare una torma di mostri, e spezzare loro le ossa e la schiena, ma si rende conto di dover assecondare, in alcuni casi, le procedure meno immediate. Finirebbe lì se proprio in quel momento non giungesse proprio quella torma di nemici invocati dal drago. Kong li squadra, e ritiene di poterli classificare tra i morti viventi, sebbene siano stati potenziati con gadget cibernetici, ed esoscheletri. Dragonfire e Kong non sono ancora in grado di convertire in certezza i loro dubbi, ma iniziano a sospettare che i vecchi nemici Maschera di Ferro ed Uglux ce l’abbiano ancora con Evolution. A dire il vero, quei morti viventi che stanno arrivando non sono particolarmente veloci. Dragonfire e Kong potrebbero sfuggire loro con pochi balzi. I due super-eroi, il mutante ed il drago alieno si guardano negli occhi, e si capiscono all’istante. Poi sogghignano, felici di potersi sgranchire i potenti muscoli. Kong ovviamente colpisce dall’alto, dopo un balzo decisamente mirabolante. Poco possono gli aggeggi dei cyborg contro la velocità, la potenza e la tecnica animale dell’uomo scimmia. Dragonfire vorrebbe sfasciare l’armatura del vecchio Maschera di Ferro, con lui dentro. Ma per ora si dovrà accontentare di colpire a piena forza gli stupidi zombie. Kong si impegna al massimo, nella sua opera di distruzione, per evitare che Dragonfire li elimini tutti troppo in fretta. L’imprevisto arriva sotto forma di un missile, che esplode quasi addosso all’alieno. L’aggeggio gli scarica addosso un gas mortale. Dragonfire non può essere ucciso facilmente, e neppure ferito a dire il vero. Però questa volta l’attacco ottiene di rallentarlo notevolmente. Ed ecco allora che i cyborg gli volano letteralmente addosso, cercando di strappargli gli occhi, e di ferirlo. Kong si rende subito conto che un suo attacco fisico avrebbe poco effetto, per cui si volta ed abbandona il campo di battaglia. Neppure per un istante il drago pensa che il suo amico mutante scappi per la paura; Dragonfire vuole solo liberarsi in fretta degli effetti del gas, per poter fare a pezzi tutta quella feccia. Loro continuano a provare a fargli male, ma avrebbero bisogno di molto più tempo di quello che Kong intende concedere loro. Eccolo infatti tornare, in volo, a bordo di uno dei suoi velivoli leggeri. Kong non perde tempo ad usare le armi di bordo, ma si dirige addosso al drago, sicuro che un simile impatto farà più male ai suoi nemici. Dragonfire si è quasi liberato dalla paralisi, e solleva l’enorme testa, accogliendo con un ruggito quella massa di metallo che lo investe con grandissima forza. Il drago viene sbalzato indietro, e non è un risultato facile ad ottenersi. Kong ha abbandonato il velivolo un attimo prima dello scontro colossale. Almeno metà degli zombi è letteralmente ridotta in pezzi di frattaglie ed ossa, coll’aggiunta di qualche ferraglia elettronica. Ora Dragonfire si solleva e può finalmente sgranchirsi braccia e gambe. I rimanenti mostriciattoli a questo punto scapperebbero a gambe levate, ma sono stati tutti lesionati in qualche modo. Dragonfire ne afferra due alla volta, uno con ognuna di quelle sue zampacce che chiama mani. Poi li scaglia contro le macerie. Kong si ferma ad ammirare lo spettacolo: notare che il solo movimento di lancio produce un notevole spostamento d’aria. Ma quando gli zombie-cyborg si scontrano con la pietra ed il metallo contorto si odono rumori di inequivocabile ed insanabile frattura ossea. Gli zombie non sono vivi, quindi in teoria dovrebbero funzionare anche con le gambe e le braccia in frantumi, ma questa volta nessun artificio magico o tecnologico può soccorrerli. Sfrigolano, si agitano debolmente, poi i loro occhi morti si spengono del tutto. Dragonfire gradirebbe incenerire ogni cosa, ma controvoglia Kong gli deve chiedere di desistere: eseguire le autopsie su quei mostri fornirà informazioni preziosissime. Allora il drago sorride, e raccoglie tutta quella schifezza. La ammucchia, la attorciglia, la compatta, fino a produrre un blocco facilmente trasportabile. Solleva detto blocco, del peso di qualche tonnellata, con una sola zampa, ed assieme a Kong si incammina verso la loro base. Durante il percorso, i due eroi sono scrutati dai cittadini ammirati, che constatano ancora una volta quanto sia fortunata l’umanità a godere della protezione di Evolution.

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