giovedì 24 dicembre 2009
ESSERE UN DRAGO_libro 2°_58° episodio
Le leggende terrestri narrano di combattimenti tra draghi e guerrieri. Diciamo subito che il drago contro cui combatté S.Giorgio era una specie di lucertola. I draghi dei cinesi sono viceversa sempre stati raffigurati come immensi e potentissimi. Le leggende europee definite "pagane" descrivono draghi enormi e sapienti, custodi di tesori mitici. Nessun animale mitologico è paragonabile al drago. Dal drago ti aspetti ferocia, potenza, invulnerabilità, antichità. Gli altri animali mitici sono animali bellissimi, ma animali rimangono. Il drago invece si pone al vertice della scala alimentare: nessuno mangia i draghi. Il suo sangue dona poteri magici, e trasmette l'immortalità. I vampiri sono solo una brutta copia dei draghi. Sono potenti, veloci, feroci, longevi, ma solo se confrontati con un umano. Il drago è un super-rettile. Potrebbe vivere in eterno; non teme la luce solare, anzi, se ne nutre. Le sue scaglie rendono inutile l'acciaio. La sua fiamma non ha paragoni. Quale altra forma di vita è in grado di produrre ed emettere gas ad alta temperatura, che si incendiano a contatto coll'aria? La fiamma del drago potrebbe essere la diretta evoluzione del veleno del cobra. Il cobra sputa il veleno in faccia ai nemici, oppure inietta detto veleno nel loro circolo sanguifero. Il drago è un super-rettile, che ha tutti i poteri dei suoi predecessori nella scala evolutiva. Il drago è un super-rettile perché non ha alcuna delle debolezze dei suoi lontani antenati. Non teme il freddo, perché il suo corpo produce un super-calore. Il suo metabolismo è tale che guarirebbe quasi istantaneamente da grandissime ferite. In più, il drago detiene la perfetta evoluzione del cervello rettile. Agisce subito dopo aver pensato; non conosce intoppi emozionali che lo frenino. Impara dagli errori, ma quando parte nessuno lo ferma. Dragonfire si chiede come mai, sulla Terra, i draghi non si siano affermati, come è viceversa accaduto sul suo pianeta d'origine. La scienza umana racconta che sessantacinque milioni di anni or sono i dinosauri smisero di spadroneggiare. Qualcosa azzerò la catena di comando terrestre, ed i mammiferi presero il sopravvento sui rettili. Poi, inspiegabilmente, una scimmia per nulla eccezionale scese dagli alberi ed assunse il comando. Dragonfire sa che ora sulla Terra non comanda la migliore tra le specie terrestri. In alternativa ai dinosauri, potrebbero dominare i felini; invece no. Dragonfire, conoscendo Ferox, ritiene che il modo di pensare dei felini sia simile a quello dei rettili. Decidono in fretta, ed in fretta agiscono. Dragonfire è alleato con i mutanti Ferox, Kong, Fulminatore, Maga e Navigatrice. Oltre ovviamente al dottor Occulto. Il drago di Evolution pensa che la natura, attraverso i mutanti, stia correggendo un proprio errore. Ferox è la perfetta fusione tra donna e leopardo. Kong è la super-scimmia che meriterebbe di stare al posto degli umani. Kong è più un gorilla che una stupida scimmia arboricola. Fulminatore è un uomo che ha trasceso l'umanità, ed ora detiene poteri che i suoi antenati avrebbero definito magici. Ma la mutante Maga è il vero ricettacolo dei poteri psichici. Degna allieva del capo di Evolution, il dottor Occulto. Navigatrice, sorella di Fulminatore, agisce nell'ombra, ma i suoi poteri mutanti sono adeguati all'era moderna della comunicazione di massa, cibernetica e non solo. Dragonfire crede che esista un karma cosmico che lo abbia voluto sulla Terra, assieme ad Evolution. Assieme devono sconfiggere un male strisciante: la disperazione, l'assuefazione, il pessimismo. Devono abbattere chiunque predichi il ristagno delle idee e la sopraffazione. Dragonfire ama tutte le forme di vita delicate ed indifese. Lui è un baluardo invincibile contro i massacratori degli inermi, ma non può e non vuole distruggere miliardi di umani, solo perché si ostinano a mangiare carne di innocenti animali. Dato il suo immenso potere, questo fatto dovrebbe causargli frustrazione, ma il suo cervello rettile è pragmatico, e lui si consola parlando con i suoi agnellini. Dragonfire oggi ha deciso di intercedere per la vita di numerosi montoni. Un rito tribale ha infatti deliberato il loro sterminio, per garantirsi la prosperità nell'anno venturo. Il drago prova ancora stupore nel rilevare quanto riescano ad essere idioti gli umani, quando credono di mediare con il cielo e con l'abisso. Cosa c'entra il sangue versato a fiumi con la fertilità della terra? Quei montanari cretini non hanno ancora capito cosa bisogna adoperare per fertilizzare i terreni di coltura. Lo stupido bestiame umano sembra convintissimo che qualche dio garantirà tempo buono, solo se potrà bere il sangue di centinaia o migliaia di montoni. Dragonfire in un altro periodo storico sarebbe stato adorato almeno come un semi-dio, ma non avrebbe mai accettato un tale scempio. Con questo stato d'animo, il possente alieno si affaccia, discendendo da una montagna, sulla conca del sacrificio rituale. La sua figura impressionante si staglia, con il suo verde acceso, sullo sfondo della pietraia. La massa dell'alieno smuove massi, mentre i suoi lunghi passi lo conducono a valle. Preceduto da una frana, Dragonfire innesca una fuggi fuggi tra i pastori armati di lunghi pugnali sacrificali. Il drago si ferma, ed il suo sguardo di fuoco passa in rassegna il gregge umano, che vorrebbe estinguere il molto più innocente gregge animale. Non servono le parole, non importa quale lingua essi parlino; ciò che conta è che un essere che, a buon titolo, considerano soprannaturale sia sceso tra loro. Essi cercano di capire il messaggio non detto. Il drago alto tre metri e pesante settecento chili emette fumo dalle fauci poderose. In risposta all'evento insolito e mirabolante, i pastori si dividono in due fazioni: quelli che si prostrerebbero per adorarlo, e quelli che oserebbero aggredirlo. Quelli che vedono in lui un emissario del cielo, e quelli che lo vedono come un emissario dell'inferno. Qualcuno leva minacciosamente la lancia o il pugnale verso l'alto, ed inizia a strepitare. I pastori dell'altra fazione, viceversa, mantengono una rispettosa distanza dal drago possente, e toccano terra con un ginocchio, in segno di sottomissione. Mentre costoro chinano il capo, perché la volontà del cielo è stata chiaramente espressa dall'ira dipinta sul volto alieno di Dragonfire, un avventato e sprovveduto mortale lo bersaglia con una fucilata. La pallottola di piombo viaggia a velocità inadeguata, e comunque quel metallo non avrebbe modo di penetrare le scaglie dell'extraterrestre, neppure se fosse propulso da un fucile tecnologicamente avanzato. L'impatto tra la pallottola e le sue scaglie lascia il drago pressoché indifferente. Ma il possente alieno non intende subire l'aggressione da parte di uno stolto esagitato. La coda del drago parla per lui, e, con grande spostamento d'aria e conseguente sibilo agghiacciante, strappa il vetusto fucile dalle mani dell'ottuso personaggio. Sfortunatamente per il pastore, la coda del drago non è uno strumento di precisione. Ferox, se avesse voluto, sarebbe riuscita a colpire il metallo, senza recidere ossa e tendini. Ma Ferox non è lì, e comunque la donna non è mai così buona con i cretini. Dicevamo della coda del drago, che disintegra letteralmente il fucile, e con esso riduce in frantumi sanguinolenti un braccio del deficiente. Detto deficiente grida per il dolore improvviso ed estremo. L'emorragia è tale, che cade a terra ed inizia a rantolare. Nessuno pare in grado di soccorrerlo, e pare che nessuno intenda farlo. Dragonfire lo guarda come guarderebbe un insetto ferito. Sennonché forse l'insetto ferito susciterebbe nel cuore del drago un sentimento di condivisione. L'umano così muore, annegato nel suo sangue, vittima della sua stupidità estrema. Ora tutti i pastori si genuflettono e piegano il capo. Dragonfire punta il dito, indicando i montoni. I capi tribù assentono con sollecitudine, ed in quel momento pensano che forse il cielo stesso abbia trovato modo di dir loro che stavano sbagliando.
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