mercoledì 9 dicembre 2009

SCENE DI VIOLENZA URBANA_libro 1°_5° episodio

La ragazza camminava con passo veloce, guardandosi sovente indietro. Sospettava di essere seguita, o forse era il contesto che le suggeriva quella sensazione e quel comportamento. La ragazza si trovava infatti sul lungo fiume, alle due di una notte fredda e nebbiosa. Per quale motivo aveva scelto di transitare in quel luogo, a quell'ora? Aveva appena lasciato gli amici, ed aveva rifiutato di farsi accompagnare in auto. Elena, questo il nome della ragazza, si era già pentita della sua decisione precipitosa e poco opportuna. Il fatto di aver litigato con una sua amica non giustificava la mossa azzardata. Si ricordò, in quel momento, che in città c'era un pericoloso maniaco, che aggrediva le donne sole. Accelerò il passo, e sul selciato si udì distintamente il suono prodotto dai suoi tacchi. Bella idea calzare scarpe con tacchi troppo alti! Certo Elena non pensava di dover sfuggire ad un maniaco, ma chi se lo aspetta? Non è che i maniaci preavvisino le loro vittime. Elena stava risalendo dal lungofiume, e, tra pochissimo, sarebbe arrivata in una zona trafficata, anche a quell'ora di notte. Così avvenne, e riuscì finanche a salire su un bus, senza essere avvicinata da alcun individuo sospetto. Ma un individuo sospetto l'aveva in effetti inseguita, ed ora, in auto, cercava di individuare a quale fermata sarebbe scesa. Elena, sull'autobus quasi deserto, si rilassò e decise che la sua paura non aveva fondamento. Si sbagliava. Alle due e trenta circa, il bus giunse nei pressi dell'abitazione di Elena, e lei scese. Il suo inseguitore passò oltre, e parcheggiò. Poi rimase in auto, per spiare la sua vittima. Finora non aveva fatto mosse che rivelassero le sue intenzioni, ma ci sono in circolazione persone che dispongono del dono della lettura del pensiero. La mente di quel soggetto era in effetti pesantemente assediata da pensieri di violenza. La mutante, che stava monitorando la situazione, possedeva questo dono: non a caso, si faceva chiamare Maga. Praticamente invisibile dal basso, sulla cima di un vicino palazzo, si trovava un altro mutante. Costui disponeva di un corpo molto forte ed agile; potremmo definirlo scimmiesco, ma sarebbe riduttivo. Kong era un genio della meccanica, in un corpo adatto ad intervenire in casi come questo. Per farla breve, Kong saltò giù dal tetto, si aggrappò ad un balcone, che protestò per il trattamento, e di lì piombò sull'auto del maniaco. L'impatto provocò un suono che si diffuse amplificato nella notte. Il tetto dell'auto si piegò in maniera molto marcata, colpendo, sebbene in maniera leggera, anche il tizio a bordo. Il maniaco si trovò di botto a passare dal ruolo di inseguitore a quello di inseguito. La portiera sinistra era già quasi aperta, quando Kong piombò dal cielo; quindi il maniaco riuscì ad aprirla. Quale fu il suo stupore e la sua paura quando vide, sul tetto dell'auto, quel colosso peloso! Kong gli sorrise, ma il maniaco vide solo delle grosse zanne. Aggredire donne sole può essere relativamente semplice. Combattere contro un mutante dotato di super-forza è un'altra cosa. Il maniaco scappò a gambe levate, e Kong lo lasciò andare. La Maga gli aveva infatti comunicato mentalmente che non era quello che stavano cercando. In più, lo stupido essere stava correndo a gambe levate nella direzione di Ferox. Ecco perché Kong stava ridendo. La mutante Ferox non era massiccia come Kong, ma possedeva tutta l'agilità di un leopardo, oltre agli artigli. A Ferox non piacevano i maniaci; ed in effetti a chi piacciono? Questo non aveva ancora combinato alcunché di ciò che si era prefisso, ma solo perché Evolution era di pattuglia. Per questo, Ferox non lo avrebbe ucciso, non del tutto. Ferox comparve all'improvviso, davanti all'uomo in fuga. Costui vide gli occhi verdi, che lanciavano lampi pericolosi, e vide anche gli artigli snudati. Forse il maniaco ebbe il tempo di provare paura, forse no. Provò invece un grande dolore; meglio così: segno che gli artigli della donna-leopardo non erano affondati troppo. Sarebbe sopravvissuto per ricordare quella notte tremenda. Si sarebbe ricordato di essere stato quasi sventrato da una donna. Non possiamo pretendere che quel cretino sapesse distinguere una donna umana da una mutante con istinti e capacità feline. Il maniaco si rotolò nel proprio sangue, gridando come un porco. A questo punto, Ferox sarebbe tornata indietro a finirlo: non si grida così di notte! Ma gli ordini erano di trovare il vero violentatore; e così Kong e Ferox si allontanarono. Elena aveva assistito a quasi tutto lo show, ed avrebbe ringraziato i suoi formidabili salvatori, ma loro erano già scomparsi. Il velivolo silenzioso di Kong scese a raccoglierli, e ripartì. Frattanto Fulminatore faceva la sua ronda in un'altra parte della città. Venne indirizzato dalla telepate Maga, alla volta di un giardino pubblico. Lì c'erano dei giovinastri che litigavano tra loro. Nulla che meritasse l'impiego dei poteri elettrici del mutante di Evolution. La Maga specificò meglio l'obiettivo, e Fulminatore colse in effetti sul fatto un gruppo di teppisti, che stavano stuprando una turista. Fulminatore afferrò uno dei teppisti per la collottola, e lo tirò via dall'ammucchiata. Il cretino cercò di opporre resistenza, ma ottenne più di quel che si aspettava. Una bella scarica ad alto voltaggio gli attraversò il corpo, gli sistemò la capigliatura, e gli fece uscire del fumo da vari punti del corpo. Il teppista non era morto, ma tremava al punto che avrebbe avuto qualche difficoltà ad impugnare un penna, per un mese o due. Uno degli altri delinquenti caricò Fulminatore, che, preso di sorpresa, lo percosse con una tale forza da sbalzarlo di diversi metri. Fulminatore non si curò della salute dello stupido essere, perché se l'era cercata. Forse sarebbe morto nella notte, forse sarebbe sopravvissuto, ma parzialmente paralizzato. Chi se ne frega? Il terzo teppista si dimostrò il più furbo, e scappò a gambe levate. Lo catturarono i poliziotti di una pattuglia, avvisati telepaticamente dalla Maga. Non male per la prima parte della notte, ma il vero maniaco dovevano ancora trovarlo. Fu allora che Ferox disse chiaramente che il sangue del porco sarebbe stato suo. Forse Kong era il meno sanguinario tra i mutanti di Evolution, ma trovava eccitante quando la donna-leopardo scatenava tutta la sua creatività nell'uccidere. Insomma: dove diavolo si trovava il maniaco? Non era per le strade, perché stava importunando telefonicamente una puttana di quelle che, tette all'aria, rispondono per tutta la notte ai depravati. Visto che lei era ancora in studio, il porco non si aggirava per le strade cittadine. Lui seguiva avidamente la trasmissione di Leyla, e le aveva telefonato più volte. Lei non ci aveva fatto caso: parlava solo con dei depravati, e questo non sembrava peggio degli altri. Purtroppo per Leyla, lo era. Invece di uscire dallo studio alle prime luci dell'alba, quella notte la puttana venne sostituita da un filmato. Chi se ne sarebbe accorto? Il criminale notò ed apprezzò. Conosceva l'auto di Leyla, e prese a seguirla, sicuro di poterla violentare in pace. Poi l'avrebbe uccisa, come le altre quattro o cinque: non ricordava bene, il drogato. La Maga percepì la traccia mentale del maniaco, quando lui aveva già cloroformizzato la sua vittima. Ferox fremeva già di piacere: gli avrebbe fatto veramente male! La Maga fu presto in grado di indirizzare al bersaglio i colleghi mutanti di Evolution. Erano circa le cinque di domenica, quando Leyla si risvegliò dalla narcosi. Era legata per le braccia ad un tubo, che correva a tre metri d'altezza, nello scantinato del maniaco. Fulminatore, Kong e Ferox giunsero ad una casa isolata, sapendo che avrebbero trovato e sistemato il porco umano. Udirono le grida di Leyla, che forse nessun altro umanoide udì, a quell'ora ed in quel luogo. Il depravato non aveva ancora trovato il tempo di violentare la sua vittima, e non lo avrebbe trovato. Fulminatore percepì lo schema degli allarmi anti-intrusione, trovò la centralina elettronica, e la frisse. Poi fu la volta di Kong, che scatenò la sua super-forza, strappando dai cardini la porta blindata: non era stata studiata per reggere all'assalto di quei giganteschi muscoli mutanti. Ferox fu allora libera di agire, e lo fece irrompendo nel locale con un balzo fenomenale. Prima di toccare terra, Ferox aveva già artigliato la schiena del maniaco. Gli strappò la giacca, gli abiti sottostanti, ed affondò leggermente ma dolorosamente nel corpo di quel predatore della notte. Mentre Kong e Fulminatore liberavano la donna stravolta, Ferox iniziò la sua danza di morte. Lasciò che il tizio estraesse una pistola, e gli consentì addirittura di contrarre il dito sul grilletto. Per lei, la lentezza di quell'umano era addirittura insopportabile. Quello non fu uno scontro alla pari: fu un'esecuzione. Ferox gli strappò la pistola, e lo colpì più volte, con tutti i suoi artigli retrattili. Lui gridava per il dolore, ma nessuna ferita aveva ancora leso gli organi vitali. Ferox gli lasciò fino alla fine la speranza di uscirne vivo. Ferito, tagliuzzato, ma vivo. Invece no. Vide, colla coda dell'occhio, che Kong la invitava a fare in fretta, e concluse il suo gioco di morte. Il pavimento dello scantinato era intriso di sangue, ma neppure troppo. Ferox allora si fermò, e guardò a lungo negli occhi il maniaco assassino. E lui vide in quegli occhi inumani la furia primordiale dei felini, e seppe di essere perduto. I felini sono animali assetati di sangue, ma coltivano una certa dignità ed una purezza d'intenti. La feccia umana, che si trovava davanti a Ferox, era solo merda. Ferox decollò letteralmente, e percorse in volo non meno di sette metri. Lo colpì contemporaneamente con quattro serie di artigli acuminati come rasoi. Gli artigli delle mani si infilarono nelle spalle del maiale. Quelli inferiori, nelle dita dei piedi, spingevano verso il basso, e lo sventrarono. Ferox non toccò neppure terra, per non sporcarsi con le deiezioni che erano fuoriuscite dallo stomaco e dall'intestino dell'ormai ex maniaco. Ferox usò i tubi, che correvano sotto il soffitto, per eseguire le sue magistrali acrobazie. Senza voltarsi indietro, i tre mutanti uscirono di corsa dal locale, ormai invaso dai gas liberati dalla feccia estinta. Leyla ringraziò Dio, ma specialmente Evolution, e poi tornò a fare quelle sceneggiate notturne, in tv. In fondo la pagavano bene per far finta di provare passioni esagerate. Alla polizia riferì di non avere riconosciuto i suoi salvatori, e di essersi svegliata a cosa già fatte. L'ispettore zelante e curioso ricevette ordini dall'alto: codice “E”, cioè guardare da un'altra parte. Soldi dei contribuenti risparmiati: nessun processo, nessun avvocato, nessuna detenzione, nessun beneficio di pena.

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