giovedì 10 dicembre 2009

MUTAFORMA_libro 1°_30° episodio

Quando un essere umano entra in contatto con un mutante, e quando la magia lega i loro destini, l'essere umano diventa a sua volta un mutante. Ciò è avvenuto nel momento in cui la donna leopardo Ferox ha acquisito il potere di assumere le sembianze della detective Lucrezia. Quest'ultima si è chiesta fin da subito se per caso lo scettro l'avesse dotata del potere di trasfigurarsi, e diventare una seconda Ferox. Lucrezia, prima di essere colpita da un colpo di pistola che quasi la condusse alla morte, conduceva una vita pressoché normale. Essendo una poliziotta, il "quasi" è d'obbligo. Lucrezia praticava arti marziali, per piacere personale ed anche per potersi difendere dai delinquenti. Ora, ricondotta sulla Terra da Dragonfire e ripresasi dalla ferita, Lucrezia decide di tornare in palestra. Ovviamente il suo fisico non è ancora guarito del tutto dalla batosta subita, ma Lucrezia decide di gettarsi nella mischia. Il maestro di Lucrezia la squadra e le ordina di mettersi in guardia. Lei obbedisce, sospettando che il sensei non intenda trattarla con i guanti. Infatti il robusto karateka la coglie subito con la guardia abbassata, ed affonda un calcio frontale, che le toglie il fiato. Sorprendendo anche se stessa, Lucrezia soffia come un gatto mannaro! Il maestro strabuzza gli occhi, ma riprende l'attacco con foga marziale. Il suo pugno sinistro è indirizzato al volto della ragazza, che si abbassa velocemente, e come una molla d'acciaio scatta in avanti. La sua spalla destra affonda nello stomaco del sensei, ma ciò che calamita l'attenzione dei presenti è il balzo in avanti di Lucrezia: almeno tre metri partendo da ferma. Al sensei manca il fiato, ma si rialza dignitosamente e saluta la degna avversaria; ora la sua considerazione per l'allieva è sensibilmente aumentata. In quel momento, in un altro punto della stessa città, un’auto corre a fortissima velocità, rischiando ad ogni istante di innescare incidenti mortali. Alla guida, un bandito incappucciato che, assieme a due complici cerca di distanziare due auto della polizia. I banditi frantumano il lunotto posteriore della loro auto, e sparano addosso agli inseguitori. I poliziotti sbandano a destra ed a sinistra, cercando di evitare la pioggia di pallottole. D’un tratto, l’auto dei banditi subisce un grosso impatto, causato da qualcosa o qualcuno precipitato da alcuni piani d’altezza. Le sospensioni gemono, ma reggono. Ad essere precisi, il qualcuno non è precipitato, ma si è tuffato. Il qualcuno è un grosso mutante le cui fattezze ricordano vagamente un gorilla, ma la faccia è più umana. I grossi piedi di Kong lasciano un’impronta nel metallo del tettuccio dell’auto, che si inflette verso il basso. Poi Kong molla un potentissimo pugno verso il basso, che sfonda letteralmente la lamiera. I banditi strepitano e subito impugnano le pistole. Numerose pallottole attraversano il tetto dell’auto, cercando le carni di Kong, ma il mutante non è più lì. I banditi riprendono la fuga, correndo a più non posso, perché sanno che Evolution è sulle loro tracce. Ignorano volutamente i semafori rossi, e le auto che sopraggiungono possono solo sperare di riuscire ad arrestarsi in tempo. Rumore di metallo lacerato, vetri infranti, sirene in avvicinamento, principi d’incendio. Dopo una curva praticamente su due ruote, la vettura dei banditi rischia di rovesciarsi, ma regge ancora, e riprende velocità. Il motore perde qualche colpo, ma si direbbe intenzionato a dare tutto se stesso in quella follia urbana. Fulminatore non ha bisogno di toccare la macchina per esercitare il suo potere elettrico. Solleva ambedue le mani, e da esse prorompono scintille bluastre, che crepitano nell’aria. Poi Fulminatore dirige una sola scarica potentissima contro il cofano dell’auto dei criminali in fuga. Il mutante ha mirato al motore, non agli umani, ed il motore cessa quasi istantaneamente di vivere. Solo l’inerzia consente al veicolo ormai fuori controllo di allontanarsi dal mutante elettrico, che peraltro non si agita più di tanto. La macchina è ormai quasi ferma, ed i banditi impugnano tutte le loro armi, decisi a vender cara la pelle. Sono riusciti a distanziare la polizia, ma non è pensabile di farcela contro Evolution. Kong e Fulminatore hanno già fatto la loro comparsa, quindi ne mancano tre. A chi toccherà ora? Alla Maga, a Ferox oppure al drago? La risposta arriva preceduta dal rumore prodotto da passi decisamente pesanti. Zampe verdi sottopongono la pavimentazione ad un ennesimo stress. Settecento chili di potenza aliena compaiono all’improvviso davanti all’auto quasi ferma. Dragonfire la ferma del tutto con un solo colossale pugno sul cofano, che proietta l’intero motore ad appiattirsi sull’asfalto sottostante, compenetrandolo. I tre delinquenti contemplano con estremo timore quel colosso alto tre metri, che li guarda a sua volta come fossero insetti. Il drago sembra in vena di sfasciare e di accartocciare; per cui le sue enormi mani strappano letteralmente in due quel che resta del povero aggeggio su ruote. Inermi i tre umani si alzano a cercano di scappare. Per quanto siano dei pazzi scatenati, sanno benissimo che nessuna pallottola può ferire Dragonfire. I banditi si dividono, cercando di distanziare gli inseguitori. Anche Maga, come Fulminatore, non ha bisogno di esercitare un contatto fisico. Maga dispone di numerosi talenti, tra i quali la telecinesi. Un solo gesto ed uno dei tre delinquenti si stacca da terra scalciando inutilmente. Estrae la pistola e fa fuoco in maniera selvaggia, ma non ha una chiara idea di cosa voglia dire “selvaggia”. Ferox compare dal nulla, o almeno così pare, ed i suoi artigli disarmano il teppista. Ad essere precisi, gli artigli di Ferox staccano di netto la mano che reggeva la pistola, ma per la donna leopardo questo è il massimo della gentilezza. Ne rimangono due, che gridano e corrono come pazzi. Urtano contro un muro che non avevano visto, dato che non c’era. Non è un muro, ma loro avrebbero preferito che lo fosse. Kong riprende quel che aveva iniziato: salta in avanti, e le sue poderose braccia colpiscono ambedue i ladroni. Poco prima di svenire, si rendono conto di essere stati abbattuti da una forza che mai avevano incontrato prima. Poi precipitano nell’oblio. Terminata quella scaramuccia, con tre piccoli teppisti armati fino ai denti, Ferox si allontana dal resto del gruppo, diretta verso casa. Lei è la prima a sorprendersi di questo pensiero: avere una casa! Ferox pensa sia ora di provare il nuovo potere mutaforma, acquisito dallo scettro di Uglux. La donna leopardo si muove con la consueta velocità, suscitando l’ammirazione degli unici esseri viventi in grado di apprezzarla veramente: i gatti! Giunta finalmente nei pressi della casa ove abita la detective Lucrezia, Ferox scende dai tetti, e si avvicina al portone. Il dottor Occulto le ha spiegato che il potere di assumere l’aspetto di Lucrezia dovrà passare attraverso una fase di rodaggio; poi sarà sempre più facile per lei sembrare un essere umano. La notte è calata sulla città, quando la donna leopardo entra agilmente dal portone trovato aperto. Un attimo di concentrazione ed il gioco è fatto: dalle tenebre emerge una copia assolutamente credibile della detective, che abita in quello stabile. Ferox non si sente in alcun modo cambiata: la sua pelliccia non è stata riassorbita, e gli artigli sono ancora tutti al loro posto. Lo scettro di Uglux in questo caso agisce sulla parvenza fisica; potrebbe anche agire sulla sostanza, ma ridurrebbe l’efficienza di Ferox. La donna leopardo sale le scale, ma chi la incrocia vede Lucrezia. La detective ovviamente sa che la mutante sta arrivando, grazie al nuovo contatto telepatico. Ferox bussa alla porta di Lucrezia, e lei apre; lo scettro consente alla detective una doppia vista: vede una seconda se stessa, coesistere con la vera parvenza della donna leopardo. Gli occhi di Ferox luccicano, ma questa volta non per la sete di sangue. Questa idea dell’identità segreta la incuriosisce, e le implicazioni che ne scaturiscono sono molteplici. Quella notte, numerosi gatti si posizionano sotto le finestre della nuova casa di Ferox, e le cantano una bella serenata, per la gioia dei vicini. La donna leopardo non abbisogna di spazi particolari, e di sicuro non ha bisogno di dormire in un comune letto. Così, mentre Ferox percorre in un silenzio pressoché totale tutto l’alloggio, annusandolo per padroneggiarne la dimensione e la consistenza, Lucrezia si abbandona al sonno. Prova una sicurezza mai provata prima: chi oserebbe tentare di aggredirla in casa, e, specialmente, chi sopravviverebbe per raccontarlo? La detective dorme e sogna di trovarsi coinvolta in una delle sue indagini. Sta seguendo le tracce di un rapitore di bambini. Il maniaco è molto furbo, e non ha lasciato tracce che lo possano incastrare, ma Lucrezia è sicura che sia stato lui a sottrarre un bimbo di tre anni ai genitori. La cosa è avvenuta in maniera quasi demenziale: stavano facendo la spesa in un ipermercato, si sono voltati ed il bimbo non era più nel suo passeggino. Ora, nel suo sogno, Lucrezia si trova davanti alla porta del delinquente, e sente provenire dall’interno dell’appartamento le grida soffocate di un bambino. Dovrebbe telefonare in centrale, per chiedere rinforzi, ma il maniaco potrebbe sfuggire per l’ennesima volta alle larghe maglie della giustizia. La detective sente nascere in sé una furia mai percepita prima; una furia animale che però la fa sentir bene. Ora butterà giù la porta, e quel delinquente proverà i suoi artigli! “I suoi artigli”? Le piacerebbe avere degli artigli, per squartare la feccia, ma lei non è Ferox. Ma questo pensiero non la ferma, ed il sogno prosegue con lei che butta effettivamente giù la porta, manifestando una forza decisamente sovrumana. Poi balza in mezzo alla stanza; non cammina, ma salta come un grosso gatto, o magari come un leopardo. Il teppista non si perde d’animo, e le spara addosso, ma lei si abbassa come se avesse visto arrivare le pallottole. Allora il pessimo elemento minaccia il bimbo rapito: una classica mossa dei delinquenti dei film. Ma la sua minaccia muore sul nascere, perché una grossa unghiata gli percuote la schiena, pervadendolo di un dolore colossale, accompagnato da una copiosa perdita di sangue. Dietro di lui c’è Ferox, che mostra a Lucrezia gli artigli gocciolanti; ma la mutante non infierisce, e la cosa è alquanto strana. Poi la detective capisce che quello è un addestramento, che ricalca quello che le femmine dei grossi felini impartiscono ai loro piccoli. Non bastano i muscoli mirabolanti e gli artigli taglienti: bisogna avere la necessaria ferocia nell’impiegarli contro chi se lo merita. Ed allora Lucrezia nel suo sogno estrae i propri artigli, e, come il gattino con il topo già ferito dalla mamma, infierisce fino a ridurlo ad una cosa sanguinolenta. Nello stato di esistenza che chiamiamo realtà, Lucrezia si rigira nel sonno, e pensa che quello che ha appena fatto è un gran bel sogno. Accanto a lei, appollaiata sula finestra, Ferox mugola con un suono che i suoi amici gatti considererebbero un assenso. Un attimo dopo Ferox non è più lì: una nuova caccia ha inizio.

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