Il suo nome è Beéh, e questa mattina si è messo in testa di esplorare il mondo. Forse non tutto il mondo, ma buona parte. Beéh è sicuramente un giovanotto pieno di ottimismo. Aspetta che la mamma si distragga un attimo, poi scappa veloce come un fulmine. Una volta Beéh ha visto un fulmine, ed era veramente veloce. Ora, mentre la mamma chiama a sé la sorellina più piccola di Beéh, lui sgambetta lontano e felice. Quando siamo così giovani, tutto ci appare facile, e non ci sembra vero quello che la mamma ci racconta a proposito dei molti pericoli che ci circondano. Beéh è piccolo, ma si sente già grande; quasi. La mamma, allarmata per averlo perso di vista, chiede a tutti quelli che incontra se abbiano visto Beéh aggirarsi da quelle parti. La mamma corre e chiede, ma è costretta a rinunciare all'inseguimento, perché non sa più in quale direzione muoversi. Torna indietro dagli altri piccoli, che, per nulla preoccupati della scomparsa di Beéh, ridacchiano tra loro. Che bello scherzo ha giocato Beéh alla mamma! E lui inizia ad esplorare il mondo. Il sole è alto nel cielo, ed il piccolo esploratore marcia imperterrito e curioso di tutto ciò che vede ed odora. Ci sono tanti fiori nei campi, e tanti insetti ronzanti. Si ferma a bere da un torrentello, e tutto gli sembra splendido. Dopo qualche ora, e dopo avere a lungo esplorato il mondo, Beéh l'intrepido decide di tornare dalla mamma, che di sicuro sarà orgogliosa di avere un figlio così intraprendente. In più, Beéh ha fame. Il mondo sembra più grande del previsto, ma la prossima volta Beéh si ripromette di mattina presto. Tornando indietro, tutti i sentieri si assomigliano, e Beéh arriva per caso ad una grande casa, che non ha mai visto prima. Lì però non lo accolgono bene; in particolare, un grosso cane lo induce a scappare a perdifiato. Ricorda allora le parole della mamma, a proposito dei cani pericolosi. Meno male che questo cagnaccio è legato ad una catena. Altrimenti Beéh sarebbe stato raggiunto e morsicato. Il piccolo si allontana dalla casa e dal cane cattivo. Beéh non vorrebbe ammetterlo, ma inizia ad avere paura di essere capitato in una parte del mondo mai vista prima. Beéh pensa alla mamma, e la mamma pensa al suo piccolo scomparso. Lei si chiede se qualcuno lo ricondurrà da lei. Il piccolo è stanco, ed arranca dolorosamente. Ha fame e freddo; il sole non scalda più come prima. Cammina in mezzo ai campi, allontanandosi sempre più dalla sua famiglia. Beéh è coraggioso, nonostante sia ancora piccolo; non si metterà a piangere. Con la pancia vuota, è difficile dormire, ma Beéh cerca un riparo per la notte. Trova uno spazio sufficientemente ampio sotto un cespuglio, e lì si rannicchia. Quella è la prima notte che passa da solo, ed impaurito scruta l'oscurità. Frattanto, altri si sono accorti della scomparsa di Beéh, e si sono mossi alla sua ricerca. La notte è pervasa da rumori strani, e strani movimenti furtivi e striscianti. Un essere del popolo dei serpenti passa da quelle parti, e nota il cucciolo. La lingua del rettile saetta nell'aria, a captare l'odore di Beéh. Passano alcuni secondi, e l'essere sinuoso esaurisce la sua curiosità; è uscito dalla tana per procurarsi la cena, e qualche topo lo aspetta ignaro da quelle parti. Meglio non farsi trovare in giro di notte, se non si è muniti di denti ed artigli. Uccelli da preda scrutano le tenebre; scrutano anche Beéh, ma lui si è rintanato al sicuro. Come tutti gli esseri intelligenti, anche Beéh sogna. Dorme in maniera agitata, ma la dimensione del sogno lo reclama ugualmente. Si vede costretto a scappare da un nemico invisibile, che lo segue con passi lunghi e pesanti. Anche nel sogno, il sole non splende, e fa freddo. Rabbrividisce di qua e al di là della soglia. Quello che lo insegue è immenso, scaglioso e verde. Getta fiamme dalle fauci e lo chiama per nome: "Beéh dove sei?". "Tua mamma ti cerca". Beéh è triste e nel sogno piange. Si sveglia agitato e confuso, alle prime luci dell'alba; un ragno scende appeso alla sua ragnatela, e guarda il cucciolo con tutti i suoi occhi ragneschi. Poi anche lui va a lavorare. Il piccolo si stira, ed esce dal suo rifugio notturno; adesso sì che ha fame. La mamma non può dargli il latte, per cui Beéh deve arrangiarsi a mangiare cose da adulti. Ed inizia a brucare un po' di tenera erbetta: è gustosa e bagnata dalla rugiada. La fame si placa ed il tenero agnellino riprende fiducia nella vita. Ciò che vede in lontananza non gli piace: una specie di lupo, che gli corre incontro. Beéh si volta e scappa, ma il lupo è molto più veloce, perché in realtà è un cane da pastore, incaricato di riportarlo al gregge. Il piccolo bela per la paura, ma quasi subito riconosce Argo, il cane sempre attento alle pecore che vogliono uscire dal branco. Quando Beéh è scappato, Argo è stato rimproverato dal pastore. Ora il cane vorrebbe rimproverare l'agnellino, ma è troppo felice di averlo ritrovato. Anche Beéh è felice, ed i due riprendono la strada di casa. Argo di solito è molto attento; ma l'euforia gli gioca un brutto scherzo. Un'auto sbuca all'improvviso da una stradina sconnessa, puntando su Beéh. Quelli che guidano non intendono investire né il cane, né l'agnellino, ma sono irrimediabilmente ubriachi. Argo eroicamente allontana l'agnellino dalla traiettoria dell'auto, ma non riesce a sua volta a scostarsi completamente. L'agnellino è salvo, sebbene spaventatissimo. Il cane è ferito ad una zampa posteriore, e non riesce a rialzarsi. I tre cacciatori ubriachi ignorano il povero cane, ma caricano a forza l'inerme agnellino nel bagagliaio dell'auto. I loro intenti sono chiari: contano di mangiare agnello gratis. L'auto parte, e si allontana, nonostante Argo le abbai dietro le sue più pesanti maledizioni. D'un tratto un'ombra veramente colossale oscura il sole, inducendo Argo a zittirsi. Un gigante di tre metri lo osserva. Scaglie verdi ricoprono un corpo non nato sulla Terra. Fauci a dir poco preoccupanti mostrano una dentatura agghiacciante. Una coda possente completa il quadro. Ma il drago alieno sta sorridendo, ed Argo abbaia il suo riconoscimento. Ora Dragonfire vuole sapere solo una cosa: dov'è Beéh? Il pastore giunge a soccorrere il suo prode
assistente, e scorge il drago, che si è già messo in caccia. Il pastore è sicuro che il piccolo questa sera ritroverà la sua mamma, perché nessuna forza terrestre può ostacolare Dragonfire. Il possente alieno corre sempre più veloce, con le zampe dotate di muscoli colossali. E proprio questi muscoli iniziano a scaricare al suolo un'energia crescente, che solleva il drago in balzi mai visti. Non deve stupire che l'enorme forza di Dragonfire sia in grado di propellere versa l'alto la sua massa di settecento chili. L'auto dei rapitori di Beéh è lanciata ad oltre cento chilometri orari, ma il drago furioso si avvicina. Ogni volta che atterra, produce un suono di pietre frantumate, e lascia profonde tracce, che si allargano quando decolla. Il drago erutta fumo dalle fauci, quando si produce nell'ultimo salto colossale, che dovrebbe portarlo ad intercettare e distruggere l'auto dei banditi. Loro sono assolutamente atterriti, e si aspettano da un momento all'altro di venire schiacciati da quella valanga verde. Poi inaspettatamente Dragonfire cambia idea e traiettoria: atterra appena dietro all'auto, che perde per un attimo il contatto col suolo, ma slitta e si allontana. Dragonfire ha evidentemente riflettuto sul rischio di fare involontariamente del male al suo agnellino. Il drago pare una statua di un antico dio guerriero, mentre decide di ricorrere ad un talento poco noto. Estende la sua mente aliena, fino a toccare quella di Beéh. Dragonfire sta sfruttando il suo precedente contatto mentale coll'agnellino. Beéh aveva sognato l'avvicinarsi di un colosso verde, e quello era Dragonfire che lo stava cercando per mezzo dei suoi talenti psionici. Sebbene Dragonfire non disponga di un potere mentale paragonabile a quelli del dottor Occulto e della Maga, ha stabilito da tempo una simbiosi con il gregge di Beéh, da prima che Beéh nascesse. Ora tramite quella relazione privilegiata, sta chiamando l'agnellino, e Beéh si desta dal torpore in cui era precipitato. Si trova in un bagagliaio freddo ed oscuro; l'agnellino sta proprio male. "Beéh" chiama la voce mentale. Il piccolo mammifero allo stremo delle forze vorrebbe alzarsi, ma gli mancano le forze. Dragonfire in un diverso periodo storico sarebbe stato considerato un semi dio, o un demone. Di sicuro i nostri progenitori avrebbero riconosciuto il suo stretto legame con l'elemento fuoco. Ed avrebbero avuto ragione: Dragonfire intende trasmettere un’infinitesimale parte della sua forza a Beéh, cosicché si liberi da solo. Ed in effetti il cucciolo inizia ad essere pervaso da un calore che non è di questa Terra. Assieme al calore del drago, gli perviene anche una nuova consapevolezza di sé. Il cucciolo si trasfigura, grazie al potere di Dragonfire; il drago sa benissimo che il suo potere potrebbe uccidere l’agnellino, per cui glielo somministrerà per un tempo contenuto. Il cucciolo di pecora si comporta come nessun agnellino prima di lui: i suoi occhi lampeggiano di luce aliena, i muscoli si gonfiano all’inverosimile e fiamme iniziano a prorompere dalla bocca non più tenera. Il fuoco del drago, proveniente dal bagagliaio, aggredisce il sedile posteriore dell’auto dei delinquenti. Quello dei tre che stava seduto dietro schizza in avanti, per sfuggire alle fiamme. Beéh balza nell’auto surriscaldata, come se fosse una piccola belva selvaggia. L’autista frena disperatamente, e spalanca lo sportello. L’agnellino trasfigurato coglie l’occasione e prende il largo. Ai delinquenti non resta che scappare, per timore che il drago ritorni. Il super agnellino ignora i nemici sconfitti, e corre incontro al drago alieno. Quando si incontrano, il batuffolo bianco è quasi invisibile se raffrontato all’immenso alieno, ma il più commosso tra i due è proprio Dragonfire. Subito dopo arriva il cane Argo, che prende in consegna l’eroico cucciolo. Dragonfire sogghigna, perché ora può completare ciò che aveva iniziato. I tre mancati rapitori stanno ancora ridendo quando Dragonfire appare nello specchietto retrovisore. Il dragoncraft lo porta velocemente sul bersaglio; poi il drago salta dall’altezza di almeno dieci metri. Non li vuole uccidere, ma solo dare loro una lezione; per cui non atterra sull’auto, bensì davanti ad essa. I tre gridano terrorizzati, sapendo che un impatto con il colosso significherebbe la morte sicura. Ma Dragonfire ha altri piani, ed è la sua coda ad impartire la lezione: un colpo calibrato, ed il veicolo, privato dell’avantreno, si tuffa in un campo di mais. Salta, rimbalza, urta e si ferma, tra il vapore del radiatore sfondato, ed i cristalli sbriciolati che cadono a terra. I tre occupanti sono vivi ma doloranti. Il loro primo pensiero è però quello i scappare il più lontano possibile, onde evitare che Dragonfire voglia rincarare la dose. Ma lui deve salvare il mondo, non sprecare altro tempo con la feccia.
giovedì 24 dicembre 2009
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