giovedì 24 dicembre 2009
NEL NOME DEL DRAGO_libro 2°_45° episodio
Il drago non riesce a muoversi, e la cosa è molto strana, considerando che è forse l'essere vivente più forte dell'intero pianeta. A dire il vero, però ora non ha molta cognizione di sé: non si ricorda neppure il suo nome, ma è quasi certo che se gli tornasse in mente potrebbe liberarsi dalle invisibili catene che lo vincolano. Strano che un alieno in grado di sfondare muri di cemento, e di sopravvivere a crolli paurosi, non riesca a muovere non dico la coda formidabile, ma neppure un dito. Il drago non pensa come un uomo, perché a questo punto un uomo si dispererebbe. Invece il drago discende da una gloriosa razza extraterrestre, e nel suo cervello non c'è posto per sentimenti disfattisti. Aspetta ed analizza freddamente i fatti. I rettili sono fatti così: possono aspettare anche un intero anno, che le gazzelle attraversino proprio quel punto del fiume. Per trecentosessantaquattro giorni il coccodrillo aspetta il momento giusto per mangiare. Poi il trecentosessantacinquesimo giorno, il coccodrillo scatta come una molla, non risentendo minimamente della prolungata immobilità, e mangia a sufficienza per l'anno successivo. I boa, i pitoni e le anaconda inghiottono animali che dovrebbero apparire loro immensi. Ma lo fanno, allargando a dismisura le fauci, e facendosi scivolare giù per l'esofago quintali di carne, ossa, pelo, corna e zoccoli. I rettili sono metodici e molto pazienti. Ecco perché la razza da cui discende il drago si è diffusa nell'Universo: hanno affrontato con lo spirito giusto distanze immani, e lunghissimi tempi d'attesa. Il drago non si ricorda ancora di essere un drago, altrimenti il suo nome gli tornerebbe in mente, e si libererebbe delle catene, dei muri e di chiunque gli si pari davanti. Gli pare di vivere la vita di un'altra persona. Una persona piccola e fragile, una giovane mammifera con la pelle delicata. Il drago è sicuro che la sua pelle coriacea sia di consistenza decisamente diversa. Una pelle verde e scagliosa, molto difficile da scalfire. Viceversa la bambina, attraverso i cui occhi vede, pare affetta da diversi malanni. Il drago è sicuro che i rettili non soffrano di diabete; la bambina sì. L'essere scaglioso, possente e paziente si rattrista per l'inefficienza del piccolo corpo umano della sua amica. Vorrebbe aiutarla, ma non riesce ancora a muoversi, nonostante la sua forza di volontà stia lentamente facendosi strada attraverso i nervi di quel corpo alieno pesante settecento chili, ed alto tre metri. Il drago è paziente, e sa che prima o poi si leverà vittorioso, ma nel frattempo la piccola bambina pallida soffre di un malanno ignoto alla poderosa schiatta dei draghi. La bambina è anch'essa prigioniera, ma non è immobilizzata; si trova in una stanza semi-buia e puzzolente. La sua carceriera sta probabilmente aspettando che muoia, visto che non le presta alcuna assistenza. La bambina è stata rapita mentre si recava in farmacia, e non è riuscita a procurarsi ciò che le serve per sopravvivere. In quelle condizioni potrebbe morire tra qualche ora, ed il drago diventa improvvisamente più frettoloso. Dovunque si trovi, le sue onde pensiero manifestano la forza bruta di una calamità naturale. In effetti il drago è una forza della Natura, e sa che presto qualcuno pagherà con il dolore e la vita l'oltraggio di averlo bloccato. Le onde pensiero del drago possente si diramano inarrestabili, verso l'alto, verso il basso, e lungo la superficie di quel mondo. Il drago non ha ancora ritrovato la cognizione di sé, tuttavia, come tutti i rettili, procede inarrestabile come un fenomeno. Piccoli serpenti mordono animali grandissimi, e li uccidono con il veleno. Forse, prima di morire, l'animale morsicato schiaccia il piccolo serpente, ma lui non se ne cura: quella è la sua natura. Le onde pensiero del drago non recano disperazione, ma procedono inarrestabili, attorno alle rocce, agli alberi ed alle montagne stesse. Le onde pensiero del drago cercano qualcosa o forse qualcuno che le sappia interpretare. Il passaggio di quel fiume di forza mentale viene percepito da numerosi telepati, e risveglia i poteri di altri. I mutanti del pianeta Terra si sentono invasi da un flusso di forza aliena, che se avesse un colore sarebbe verde. Nelle foreste e nelle paludi, i coccodrilli ed i serpenti alzano la testa, perché loro vedono le onde pensiero del drago, e sono veramente verdi. A pochi chilometri di distanza, o a milioni di miglia, il talento mutante e magico del dottor Occulto si pone in allerta. Quel cervello magnifico comprende quasi istantaneamente di cosa si tratta. Allora si porta quasi istantaneamente sul piano astrale, dove incontra la sua allieva Navigatrice: una mutante telepatica, sorella del super-eroe Fulminatore. In quel luogo senza spazio e senza tempo, Occulto e Navigatrice sono subito raggiunti dalla Maga, i cui talenti sono secondi solo a quelli del suo maestro, che ora è di fronte a lei. I tre mutanti non hanno bisogno di parlare, mentre scrutano l'intero mondo sottostante, attraversato dalle onde pensiero del potentissimo alieno Dragonfire. Il nome del drago, pronunciato dalle labbra senza corpo del capo di Evolution, viene ripetuto dalle altrettanto incorporee labbra della Maga e della Navigatrice. Poi quella parola prende a vivere di vita propria, e risale uno dei flussi verdeggianti, che si muovono come tentacoli attraverso l'intero mondo. La parola, che è il nome del drago, percorre a ritroso uno dei tentacoli di onde pensiero, e trova infine il drago medesimo. Dragonfire allora spalanca gli occhi alieni, ed riacquisisce la consapevolezza di sé. La forza immane torna come uno tsunami invincibile, in quel corpo formidabile. Lì non ci sono altre catene da spezzare, che quelle della mancata consapevolezza di sé. Al drago spiace che non ci sia acciaio che abbia osato bloccargli agli arti, il corpo e la coda. E la bimba le cui condizioni hanno indotto il drago ad accelerare la sua inevitabile liberazione? La sua situazione è ulteriormente peggiorata: il suo organismo è sempre più scompensato, grazie anche all'ambiente malsano che la circonda. La sua rapitrice potrebbe decidere di anticiparne la dipartita, per infierire sul povero corpicino. Dragonfire si guarda attorno, ma non rileva tracce né della bimba, né della criminale che la vuole uccidere. Il drago volge le fauci verso l'alto, sfiorando l'alto soffitto del locale dove si è risvegliato. Dragonfire pretende qualcuno da punire, e qualcosa da distruggere. Deve però accontentarsi della seconda opzione. Ed allora spara un potentissimo calcio contro un muro di mattoni pieni, che esplode letteralmente verso l'esterno. Pietre molto pesanti sono proiettate a grande distanza, ma l'edificio in cui si trova l'alieno sorge in mezzo alla campagna. Tutti gli animali presenti nei paraggi fuggono a zampe levate; gli uccelli ed i pipistrelli si levano in volo, presagendo una esplosione di furia incontenibile. Il drago colpisce più volte il muro, con i pugni formidabili, e con la coda poderosa. Dragonfire esce da quello che ormai è un rudere, emettendo un ruggito agghiacciante. La fiamma che fuoriesce dalle fauci del drago interrompe il silenzio innaturale, e colpisce il rudere con la forza di una valanga di plasma a duemila gradi centigradi. La piccola e la sua rapitrice non si trovano nei paraggi, quindi non odono il rumore dei mattoni che scoppiano letteralmente per effetto del calore terrificante. Il ruggito di Dragonfire non è sintomo di sola rabbia, ma è un messaggio per chi sa ascoltare. Sul piano astrale, il dottor Occulto, Maga e Navigatrice hanno seguito lo svolgersi degli eventi, ed ora volgono lo sguardo verso lo scenario finale. La rapitrice serial killer viene colta da un sentore di morte, ma pensa che riguardi la sua giovane ed inerme vittima. La piccola mammifera ormai agonizza, e potrebbe reggere per poco se qualcuno non giungesse in suo aiuto. L'arrivo di quel “qualcuno” è annunciato da un mugolio di morte, che pare giungere da tutte le direzioni contemporaneamente. Il potere della Maga entra nel corpo della bambina, allontanando lo spettro della morte: non oggi, perché oggi le divinità dell'oltretomba divoreranno chi pensava di poter continuare a giocare con la morte. Gli artigli della donna leopardo stridono sul metallo, incidendolo profondamente; un brivido gelido percorre la spina dorsale della vecchia criminale. La paura che riusciva ad infondere agli inermi ora prende ad attanagliarla. Vorrebbe scappare, ma dove e da chi? Fulminatore disintegra le corde che legavano la bambina: il potere elettrico del mutante di Evolution non produce alcun effetto sulla pelle delicata del piccolo ed inerme essere umano. All'esterno, il potente uomo scimmia Kong accoglie Fulminatore a bordo del suo velivolo multifunzione, ed assieme conducono l'ex vittima all'ospedale. Poi il velivolo decolla in assoluto silenzio, come in silenzio era pervenuto. Ferox riprende a miagolare il suo canto di morte; tutti i gatti dei paraggi emergono dagli anfratti, affascinati dalla scena finale di quel dramma. Ferox avanza, uscendo dalle tenebre, cogli artigli snudati. La vecchia pazza trema dalla paura, ma tenta il tutto per tutto: imbraccia un fucile e spara, mirando alla testa della mutante. Per Ferox la scena si svolge al rallentatore, e quasi si vede passare accanto i pallettoni mortali. Il canto di morte della donna leopardo giunge al termine, ed oggi non verranno fatti prigionieri. Il dottor Occulto ha voluto che fosse Ferox a risolvere la questione, perché la mutante riesce a dispensare la morte in una maniera quasi artistica. Ferox avanza prima lentamente, e poi più veloce. Quando salta, sembra quasi un fulmine di pelo giallo e nero. Il cervello umano è troppo lento per apprezzare il gesto della donna leopardo. I gatti però vedono tutto e tutto capiscono. Prima ancora di toccare terra, gli artigli di Ferox hanno tagliato carne ed ossa. La formidabile mutante atterra con leggerezza super-umana, ma subito decolla, per evitare gli schizzi di sangue che tutte le arterie recise sprizzano in avanti. Una giravolta in aria, un corpo quasi senza peso che si posa al suolo su quattro zampe, un secondo corpo straziato a morte, che si affloscia come un sacco vuoto. Occhi che si appannano per l'ultima volta, ed orecchie che odono come ultimo suono il verso della donna leopardo.
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