mercoledì 16 dicembre 2009
TENERA GATTINA O FURIA FELINA?_libro 1°_37° episodio
La bambina ha poco più di due anni, e si chiama Kara. La mamma la porta in braccio, perché la mamma sta correndo. Kara è in grado di camminare, ma non potrebbe tenere il passo della mamma. Non ancora. La mamma ha il fiatone, e si guarda continuamente in giro, come se temesse di essere seguita. Kara capisce che quello non è un gioco, e vorrebbe dire alla mamma di smettere. Preferirebbe le giostre, o un gelato, ma la mamma non le dà retta. Una bambina piccola a questo punto piangerebbe, ma Kara è convinta di non essere più una bambina piccola. La mamma sale in fretta le scale, apre la porta, e chiude la serratura a più mandate. Solo allora si rilassa, e poggia al suolo Kara. La piccola si accorge che la mamma guarda sovente fuori dalle finestre, come se aspettasse visite. Kara vuole bene alla mamma, e glielo vuole dimostrare. Quella notte insiste per andare a dormire con lei, nel letto grande. Kara ricorda una figura maschile aggirarsi in quella casa, ma ora non dorme più con la mamma. Sa che i bambini hanno una mamma ed anche un papà, ma non lei, non Kara. La mamma coccola la bimba, e la bimba contraccambia, come se fossero sole contro il mondo. La mattina successiva, il solito rituale che precede l’uscita di casa. Quel rituale trasmette calore a Kara, e continuerà a farlo nei suoi ricordi. Passano i giorni, e la bambina nota come la mamma sia più rilassata; non corre più con lei in braccio, e forse tralascia di chiudere la porta con tutte le mandate disponibili. Una notte, Kara si sveglia perché sente un rumore provenire proprio dalla porta. La mamma dorme ancora, e la figlia la sveglia con modi non raffinati ma efficaci. Kara non si rende conto dell’acutezza dei suoi sensi, neppure quando la mamma dimostra di non percepire i suoni sommessi che provengono dalla serratura della porta esterna. Fortunatamente, chiunque stia forzando la serratura perde la presa su un arnese metallico, che precipita al suolo. La mamma di Kara si alza di scatto, corre verso la porta e grida, rivolta ai malintenzionati, di allontanarsi. Poi telefona immediatamente alla polizia, che quando arriva verifica il tentato scasso. Ora la mamma è terrorizzata. Kara non capisce tutte le sue parole, ma ne comprende il senso. Qualche giorno dopo, Kara e la mamma si trovano a bordo di un treno, che le porta via da quella città. La bambina sente la paura nel cuore della mamma, e la vorrebbe proteggere. Kara non ha paura, sebbene non sappia perché. Seguono spostamenti lunghi e faticosi, mentre la piccola chiede alla mamma quando torneranno a casa; finché capisce che forse quella casa che amava tanto non la vedrà mai più. Allora una furia comincia a sorgere nel cuore di Kara; una bambina piccola piangerebbe, ma lei no: lei vorrebbe far piangere i cattivi che vogliono far male alla mamma. Kara vorrebbe andare a giocare cogli altri bambini, mangiare gelati e giocare ai giardini. Non vorrebbe passare tutto quel tempo in giro, per poi passare la notte in brutte stanze semi buie. Kara sente un suono sordo nascere in lei; la mamma pensa si tratti di un problema digestivo, ma non è così. Il ricordo più brutto è legato al giorno in cui la mamma la affida ad una donna, promettendole di tornare presto. Kara aspetta diversi giorni, prima di rendersi conto di essere stata abbandonata. Forse vorrebbe piangere, ma quella forza che nasce in lei le impone di non farlo. Ha quasi tre anni, e non è più una bambina piccola. Da sola si rende conto che i cuccioli alla sua età sono già adulti: è vero per i cani, ma specialmente per i gatti. Kara ha una predilezione per i gatti: parla con loro, e loro la capiscono. Si chiede come mai l’altra gente li consideri “animali”, dato che sono chiaramente molto intelligenti e sensibili. Kara si rende conto di trovarsi in un posto che si chiama “orfanotrofio”. Lì trova tanti altri bambini e bambine come lei, senza genitori, o abbandonati. Kara è però sicura che la mamma sia stata costretta a scappare, perché inseguita da uomini cattivi. Si ripromette che, quando crescerà, li picchierà tutti. Anzi, forse li graffierà, come farebbe un gatto! L’infanzia di Kara trascorre quasi normalmente, nel senso che lega con gli altri bambini, pur mancandole ambedue i genitori. Nasconde per istinto le facoltà che si ampliano mentre cresce. Kara vede bene al buio, ma si rende conto di aver poco o nulla da guadagnare a dirlo a tutti. Il suo udito è ancora più potente di quando si accorse del tentativo di effrazione a casa sua. L’olfatto di Kara è sensazionale al punto di non avere termini di paragone: “gli altri” non sentono tutti quegli odori. Lei sa seguire, a distanza di ore, la pista lasciata dal passaggio di un cane, un gatto o altri animali. Ma chi puzza di più è l’uomo, e Kara si chiede come mai “gli altri” non si curino come invece fanno i gatti. Quelli sì che sono animali puliti; lasciano una pista olfattiva, ma molto tenue, a meno che decidano di demarcare il territorio. Kara ha circa sei anni, ed è ancora ospite dell’orfanotrofio, quando viene presa di mira da un ragazzo più grande. Quel cretino decide di poter maltrattare Kara, considerandola una facile preda. Il tizio, più grosso ed alto di lei, inizia a spintonarla tutte le volte che la incontra nei corridoi o nel cortile. Kara inizialmente non gli dedica troppa attenzione, almeno finché lo stupido ripetente rimane al primo livello delle molestie. Kara si presenta come una bambina abbastanza minuta, ma lei sa di poter saltare molto bene, e di essere in grado di raccogliere le cose al volo, prima che cadano a terra. Finora Kara ha considerato “gli altri” con un approccio superficiale: una specie di constatazione su differenze di fatto. Se qualcuno si fosse reso conto delle sue facoltà fisiche, sarebbe stato indotto a consigliarle la pratica sportiva professionistica. Potrebbe eccellere in molti sport, e senza sforzarsi troppo. Sfortunatamente gli insegnanti dell’orfanotrofio non sono eccessivamente attenti, né dediti alla loro attività istituzionale. Non si è mai considerata “super”, ma di certo non ha paura di ristabilire le distanze. Il gradasso si accompagna con almeno due cretini, ai quali mostra le sue “imprese”. Un pomeriggio decidono di “farla pagare” a Kara: insomma picchiarla. Aspettano che scenda in cortile, e che nessuno degli adulti sia presente. Poi la circondano, con movenze che ritengono impressionanti; si aspettano che lei tremi e che li preghi di lasciarla stare. Poi le darebbero qualche schiaffo, giusto per divertirsi. Ma lei non corrisponde al personaggio che si aspettano: li squadra dal basso all’alto, e non li trova particolarmente terrificanti. Il capo banda allora tenta di colpirla, per riguadagnare il vantaggio psicologico; ma Kara si è già spostata, con un movimento fluido, decisamente felino. La grazia di Kara è innata, perché è una mutante, sebbene non sappia cosa significa quella parola. Qualunque sia stata la causa, i geni umani di Kara sono frammisti a geni felini, ed il mix è formidabile. Non ha ancora gli artigli retrattili, ma la mutazione sta procedendo in tal senso. Le unghie di Kara sono già ora molto più forti di quelle umane, e hanno assunto spontaneamente una forma allungata ed affilata. Kara scatta naturalmente in avanti, e graffia a sangue il suo mancato aggressore. Fortuna per lui che lo colpisca al petto, e non in faccia: lo avrebbe sfigurato. Gli artigli di Kara lacerano quasi completamente il giubbotto e la camicia, ferendo leggermente la carne. Il teppista si tira indietro, mentre prova un dolore inaspettato. Mai si sarebbe una simile reazione; ora si chiede se per caso Kara non abbia adoperato un coltello. Gli altri due teppistelli sono due vigliacchi, che non oserebbero in alcun modo contrastare una bambinetta di sei anni, se solo avessero il dubbio che fosse armata. Dopo il primo affondo, la furia che Kara sentiva nel cuore si è placata, e non ritiene sia il caso di proseguire quello stupido conflitto. Quindi gli volta le spalle, e si allontana. Non ha considerato che talune bestie interpretano quel comportamento come una fuga. A questo punto, entrano in azione degli alleati inaspettati: alcuni gatti semi-domestici, che hanno assistito a tutta la scena. Gatti che conoscono di persona Kara, e con i quali lei ha parlato più volte. Ora il loro miagolio corale avvisa la giovane mutante delle intenzioni quasi omicide del teppista ferito. Lui la sta già caricando, come un bisonte; diciamo che gli piacerebbe caricare come un bisonte. In realtà, è penosamente lento e rumoroso, ed a Kara basta abbassarsi. Lui le inciampa letteralmente addosso, ma non riesce a schiacciala nella caduta: è scivolata letteralmente via. Lui sbatte il muso sulla pavimentazione fin troppo pietrosa, ed il setto nasale scricchiola e si spezza. Per non ripetere l’errore di prima, Kara gli è subito addosso. Nel cortile ci sono solo loro due, gatti a parte, ma quelli fanno il tifo per la giovane mutante felina. Kara istintivamente lascia scorrere gli artigli della mano destra sul collo del giovane delinquente, mentre con la sinistra lo tiene fermo per i capelli. La bambina sembra un piccolo demone, specie per la luce che le brilla negli occhi, sempre più simili a quelli di un felino. Non gli parla, perché non ce n’è bisogno, ma lascia che dalle profondità del suo addome prorompa un ringhio sommesso, che è tutta una minaccia. Kara rimane per parecchio tempo in quell’orfanotrofio, e ci si abitua; ormai non crede più al ritorno di sua madre. Resta convinta che non possa farlo, e spera che sia ancora viva. Ormai però il ricordo di sua madre affievolisce col passar del tempo. La sua natura felina si afferma sempre più, scalzando le sensibilità umane, o almeno la maggior parte di esse. Kara ha delle amiche, tra le sue coetanee, ma non riesce a rivelar loro i suoi segreti. Intuisce come sia meglio così: creare una specie di muro, oltre il quale svilupparsi nelle sue potenzialità feline. Che si tratti di potenzialità feline Kara non ne dubita, dato che chi la comprende appieno sono i gatti che si aggirano nel cortile dell’orfanotrofio. Kara per ora non vuole lasciare quel luogo: in fondo è ancora una bambina, e poi la sua seconda specie tende a permanere in un certo territorio, dopo averlo conquistato. Con i gatti, Kara sviluppa una comunicazione pressoché telepatica, e loro acconsentono ad aiutarla specie quando si allena. I gatti la avvisano, anche a discreta distanza, dell’avvicinarsi di intrusi umani. Così la giovane mutante può saltare, scalare, simulare attacchi, senza essere vista dalle altre ospiti dell’orfanotrofio, e neppure dal personale. Non sa che, proprio grazie alla sua comunicazione telepatica, sarà un giorno contattata dal dottor Occulto, che le spiegherà cosa sia in realtà un mutante, e le attribuirà il nome di battaglia di Ferox. Occulto le darà una vera casa dove abitare, assieme ad altri come lei. Con loro e con il drago alieno Dragonfire, Kara costituirà il super-gruppo Evolution. Ma per ora rimane una bambina eccezionale, non ancora la formidabile donna leopardo che diventerà. Per ora, vede ancora il mondo come lo vedono i bambini. Nonostante abbia perso di vista la mamma, e non abbia una famiglia, Kara vede ancora il mondo come un posto, con più luce che tenebre. Con passar del tempo, si renderà conto di quanto l’umanità rischi di far prevalere le tenebre. I suoi artigli diventeranno molto più forti, ed una peluria felina ricoprirà la sua pelle, ed allora sarà veramente Ferox, la donna leopardo. Lei nelle tenebre ci si muove con naturalezza, ed in futuro lo farà ancora meglio. I nemici di Evolution avranno timore di sentire approssimarsi i suoi terribili miagolii, perché sapranno che Ferox non perdona.
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