giovedì 24 dicembre 2009

ALIENO CONTRO ALIENO_libro 2°_48° episodio

Un pianeta particolarmente caldo; vulcani eruttano di continuo, saturando l’atmosfera di ceneri velenose. Un guerriero, protetto da una corazza di metallo opaco, avanza incurante dei vapori di zolfo che scaturiscono dal suolo. L’alieno è provvisto di quattro braccia e due gambe; può darsi che la sua razza derivi da insetti esapodi. In effetti, la testa del guerriero è munita di due antenne, che si agitano alla ricerca di informazioni che per gli umani sarebbero extrasensoriali. Le zampe posteriori dell’alieno terminano con grossi artigli, che gli garantiscono una salda presa anche sulla roccia friabile. Le zampe che chiameremo braccia sono provviste di mani con un pollice opponibile; quattro dita per mano. Il mostro è alto una volta e mezzo un essere umano, ma lui non ha mai avuto a che fare con gli umani: non li ritiene degni della sua attenzione. Lui è un cacciatore, che esplora i mondi al solo scopo di uccidere animali formidabili, ed anche esseri che si considerano superiori agli animali. La sua riflessione, a proposito della preda che sta braccando su quel mondo vulcanico, viene interrotta dalla preda medesima. Una lancia lunga almeno due metri, divisi equamente tra lama ed asta, vola alla ricerca di un organo vitale del mostro. Le antenne del guerriero si agitano freneticamente, come se avessero registrato la vibrazione che la lancia ha prodotto dopo essere stata scagliata. Il guerriero ruota su se stesso, mostrando una grande agilità, nonostante la notevole massa. La lancia lo coglie di striscio alla zampa mediana di destra; la ferita precede la fuoriuscita di una sostanza verdognola. Il guerriero digrigna una moltitudine di denti, quasi tutti acuminati come quelli di uno squalo terrestre. Poi parte all’attacco, con passi lunghissimi, che più che altro assomigliano a balzi. Il suo avversario, un bipede color melanzana molto alto e magro, esegue un’acrobazia tale da sconcertare il mostro corazzato. Gli arriva velocemente alle spalle con un salto mortale, e lo colpisce con un potentissimo calcio alla schiena. Sfortunatamente per lui, l’esapodo è fortissimo, ed incassa senza difficoltà un colpo che avrebbe spezzato la spina dorsale a qualunque essere umano. Il cacciatore si volta, brandendo una scure bipenne, che sibila mentre ruota e vola verso la preda. Il bipede color melanzana dispone evidentemente di riflessi fulminei, per cui l’aggeggio mortale lo manca grossolanamente. Tuttavia, prima che il bipede possa allontanarsi, scopre che l’arma del mostro non è una semplice ascia. Il mortale aggeggio cambia infatti direzione in volo, e colpisce al fianco il suo bersaglio. Il sangue che scaturisce da quella ferita è rosso, e la ferita è profonda. Ora, mentre la vista gli si annebbia, lo sconfitto guarda in faccia il vincitore, senza mostrare alcuna sottomissione, né richiesta di pietà. Entrambi sanno che la battaglia è stata vinta dalla tecnologia, non dall’abilità personale. Ecco perché il mostro corazzato non uccide questa sua vittima, ma si limita a prenderla a calci. Il mostro a quattro braccia ha una certa etica della caccia, e solo questo salva la vita al bipede, che, sebbene ferito, riesce ad allontanarsi. Lo scontro appena concluso è stato solo un antipasto per il mostro corazzato, o forse un aperitivo. Noi terrestri immaginiamo che le razze più evolute della nostra assomiglino agli alieni di “Incontri ravvicinati del terzo tipo”: alti, con braccia e gambe sottilissime, ed una grande testa molto intellettuale. Ci riesce difficile pensare che un essere grosso, brutale, massiccio, in armatura e munito di artigli padroneggi una tecnologia molto superiore alla nostra. Ci sbagliamo a credere che una conoscenza eccelsa si accompagni ad una parvenza quasi angelica. Nell’Universo ci sono anche i demoni, e molti di loro viaggiano disinvoltamente su astronavi più veloci della luce. Il mostro si lascia afferrare da un raggio trattore, che lo trasferisce ad altissima velocità sulla sua nave stellare. Il nostro tetro personaggio non si limita ad indossare un’armatura opaca, ed a scagliare asce bipenni telecomandate; il pessimo elemento guida altresì una mostruosità di colore nero, dalla quale fuoriescono tentacoli ed antenne ronzanti. Diventa sempre più plausibile l’ipotesi che discenda da qualche coleottero o scarafaggio alieno. La nave lascia velocemente il pianeta vulcanico, poi il suo unico occupante la dirige alla massima velocità verso il pianeta Terra. Gli hanno riferito che sul nostro pianeta si trova un essere veramente potente, degno di essere affrontato in singolar tenzone, ed il mostruoso cacciatore esapodo non vede l’ora di fargli assaggiare la sua ascia quasi senziente. Sono molte le specie che attraversano lo spazio ed il tempo in modalità quasi istantanea. Si comportano come se le distanze di numerosi anni luce potessero essere ricondotte ad una pratica facilmente espletabile. Per loro, gli spostamenti tra i sistemi solari non costituiscono un problema, né di tempi, né di energia. Sicuramente anche la razza cui appartiene Dragonfire si collocava, quando costruì il mezzo che lo trasportò sulla Terra, tra quelle in possesso di una tale tecnologia trascendente. Forse un giorno una specie tecnologicamente avanzata ci riterrà degni di detenere il segreto del viaggio spaziale. Finora probabilmente non abbiamo fatto buona impressione. Tenendo fede al proprio personaggio, il cacciatore spaziale si materializza nei pressi della Terra, e subito si tuffa con la sua astronave nell’atmosfera. Irruente come se tutti dovessero fargli largo, questo mostro corazzato sogna di incontrare un avversario degno di lui. Sa che il pianeta sottostante è abitato, e che disponiamo di una tecnologia missilistica, ma ritiene di avere a che fare con dei selvaggi, da poco usciti dalle caverne. Non ha tutti i torti, giacché i radar umani avvistano l’astronave quando ormai è giunta sul bersaglio; inutile e dannoso sparare missili per intercettarla. Ma i poteri del dottor Occulto hanno localizzato intruso alcuni preziosi secondi prima dei radar militari. Evolution è abituata ad essere operativa quasi immediatamente, specie ora che il nemico ha palesemente intenzione di recarsi a far visita al super-gruppo. Il mostro a sei zampe irrompe con tutta l’astronave attraverso il tetto della base di Evolution, ma gli eroi, ognuno a proprio modo, si sono protetti o defilati. Quando il cacciatore scende spavaldo dalla propria nave, e cammina tra le macerie, viene salutato da uno dei lampi energetici, tratti dal vasto repertorio di Fulminatore. La pur tecnologicamente avanzata armatura dell’alieno risente della botta, e lui anche; ma pregusta le difficoltà della lotta che lo attende. Le antenne da insetto si agitano forsennatamente, per anticipare il prossimo attacco, ma Kong lo investe con un calcio a piedi uniti, e lo precipita al suolo. I mutanti non hanno alcuna intenzione di lasciargli l’iniziativa. Cerca rogne e le sta trovando. La Maga scatena il suo attacco, ma commette l’errore di cercare di leggergli nella mente; quasi subito la mutante di New Orleans interrompe il contatto, per sfuggire a quei pensieri eccessivamente alieni. Il tizio non fa in tempo a gloriarsi di questo parziale successo che Ferox gli fa assaggiare i suoi famosi artigli. Il cacciatore è sorpreso di avere trovato degli avversari così forti e capaci su quel pianeta primitivo. Ma non cercava nessuno di loro, e decide di liberarsene al più presto. La sua ascia telecomandata insegue letteralmente la donna leopardo, che però è ancora più veloce del precedente nemico del cacciatore spaziale. L’ascia però continua a ruotare ed a volare, e neppure cambia obiettivo. Potrebbe ferire la mutante, se Fulminatore non colpisse per la seconda volta. Anche i lampi di Fulminatore sono quasi senzienti, ed inoltre viaggiano pressoché alla velocità della luce. L’ascia super tecnologica viene investita da un’energia tale da confondere il suo sistema di navigazione. Poi Kong l’abbatte, scagliandole contro un pesante pezzo del soffitto abbattuto. Il mostro sorride perché la battaglia gli piace, ma la Maga si prende subito la rivincita sparandogli nella testa una super scarica della confusione, che lo costringe a piegare un ginocchio. Andando ad un passato recente, il cacciatore non ricorda un simile scontro, ma ha molte armi a sua disposizione. Purtroppo per lui, quando si rialza, il motivo della sua venuta sulla Terra gli si para davanti. Dragonfire osserva con curiosità quel gigante massiccio, che però non è certo più grande di lui. Forse al drago dispiace dover accogliere a codate i visitatori di altri mondi, o forse, guardando i danni prodotti all’edificio, pensa che sia ora di dare una lezione a certi cretini. E subito la coda possente scatta e colpisce. Il cacciatore corazzato è felice che la sua armatura regga allo spaventoso impatto, ma ora il suo problema più immediato è che, sfondato il muro, sta precipitando nella sottostante strada. L’astronave, rimasta in disparte, calcola ed elabora freneticamente. Poi invia al suo padrone le sue conclusioni, oltre a tutta l’energia che gli può fornire. Gli servirà proprio tutta, contro il possente drago alieno, che insegue il nemico a bordo del suo dragoncraft. Occulto ha invitato fermamente Dragonfire a non saltare dal trentesimo piano, dove si trova la base danneggiata di Evolution. Occulto non vuole che la cittadinanza chieda ad Evolution i danni per la distruzione del manto stradale, e non solo. Il drago extraterrestre si confronta con l’altro alieno, che chiaramente è venuto sulla Terra per cacciare prede pericolose, ed ora forse ha trovato la più pericolosa che ci sia. Dragonfire colpisce l’avversario con un pugno formidabile, che provoca un rimbombo dell’armatura; però la sua tecnologia superiore la stabilizza in pochi secondi. Il cacciatore risponde con due pugni, che mette a segno con le due braccia di destra. Il drago, coperto di scaglie pressoché invincibili, non si agita più di tanto: tanto rumore nell’impatto, ma scarsi risultati. Il cacciatore sorride, ma solo per un attimo; infatti la possente coda di Dragonfire lo stacca letteralmente da terra, e lo scaglia a metri di distanza. I mutanti di Evolution si sono disposti a distanza di sicurezza, per contenere la folla dei curiosi, e per intervenire se fosse il caso di farlo. Ma si direbbe che Dragonfire non abbia problemi a gestire quel combattimento, sebbene non abbia ancora fatto ricorso alla sua super-fiamma. L’alieno a sei zampe riceve in quel momento una ricarica d’energia, proveniente dalla sua astronave, e riparte all’attacco. Ma Kong, lo scienziato del super-gruppo, rileva grazie alla strumentazione portatile proprio quel flusso di forza aliena. Si direbbe che il cacciatore stia combattendo un finto duello; si vede che non gli piace perdere. Kong balza velocemente verso il velivolo alieno, accompagnato da Fulminatore e da Ferox. La nave spaziale attiva le contromisure atte ad evitare intrusioni, ma Fulminatore dimostra che sulla Terra non ci sono solo sprovveduti. I lampi del mutante costringono il velivolo alieno a lasciare entrare i tre di Evolution. All’interno, in locali dall’aspetto a dir poco insolito, Kong resiste alla tentazione di fermarsi a studiare tutto ciò che vede e che incontra sul suo cammino. Molto più pragmatica, Ferox impiega i suoi terribili artigli sul metallo di quello che è chiaramente un pannello di controllo. Il metallo, pur resistente, non è fatto per subire quel trattamento, e qualche led inizia a spegnersi. All’esterno, il cacciatore si rende conto di essere stato scoperto, ed estrae una sorta di pistola. Dragonfire non prova tutta la gamma degli stati d’animo degli umani, perché in fondo è un drago spaziale; per cui non ci mette molto a rispondere al fuoco con il fuoco: la sua super-fiamma investe in pieno il suo avversario alieno. La pistola è presto inutilizzabile, e solo un provvidenziale campo di forza salva la vita al cacciatore esopodo. Dragonfire prende allora l’iniziativa, e si solleva in volo con il suo dragoncraft. Il velivolo tubolare trae energia direttamente dal possente rettile alieno; una delle più recenti applicazioni aggiuntive, predisposta da Kong, è un raggio traente. Mentre la sua astronave cerca di riprendersi dall’attacco di Evolution, il mostruoso insettoide corazzato subisce l’onta di essere sollevato e trasportato sopra la città. La Maga conferma ai colleghi che il nemico è in grosse difficoltà. Ora Kong, preso dal fervore del vero scienziato, prega i colleghi di cessare la sistematica distruzione del prezioso velivolo. Kong ha però sopravvalutato i danni che Evolution ha inferto a quel mirabolante mezzo di trasporto spaziale. La Maga, che nel frattempo è riuscita a stabilire un contatto psionico e cibernetico con la nave, avvisa i colleghi di allontanarsi velocemente. La mutante ha infatti individuato un circuito di autodistruzione, che potrebbe attivarsi. Ferox, Kong e Fulminatore schizzano fuori dall’astronave, poco prima che essa riprenda il volo. Presumibilmente ora cercherà di recuperare il suo padrone, che nel frattempo è stato condotto molto in alto da Dragonfire. Il cacciatore non ha perduto le velleità di lotta, ma le sue armi residue non recano alcun danno al dragone verde. Poi, giunti ad alta quota, con una temperatura estremamente rigida, Dragonfire sgancia l’alieno in caduta libera. A questo punto l’incolumità dell’insettoide dipende dalla sua astronave senziente. Dragonfire segue la rapida caduta del nemico, e nota che neppure ora si dichiara sconfitto. In fondo il drago alieno stima il suo avversario, ma, da bravo rettile, non muoverebbe un dito per salvarlo. Decide altresì di non muovere un dito per impedire che sia la sua astronave a farlo. Così la nave spaziale danneggiata raccoglie al volo il cacciatore allo stremo delle forze, con l’armatura a pezzi, e tutte le parti elettroniche in avaria. Il dragoncraft vola senza problemi in rotta d’intercettazione; poi però il drago decide di non disintegrare la nave spaziale con la sua super-fiamma, almeno per questa volta, e torna a terra dai suoi colleghi ed amici di Evolution.

Nessun commento:

Posta un commento