mercoledì 9 dicembre 2009

DRAGO NERO_libro 1°_13° episodio

Comparve con gran fragore di cose infrante, e con calcinacci volanti. Sfondò un muro con la sua massa enorme, e la sua statura impressionante. La prima impressione della gente fu che Dragonfire, il possente alieno di Evolution, fosse impazzito. Ma quella impressione durò poco, giacché questo drago, a differenza di Dragonfire, era completamente nero. La gente iniziò a correre, per evitare di cadere vittima del disastro che quel mostro stava combinando per le strade della metropoli. Il drago nero sollevò una vettura, usando una sola enorme zampa, e la scagliò con forza dentro una vetrina. Il negozio fu completamente distrutto dall'impatto e dall'incendio che ne seguì. Un poliziotto di passaggio affrontò coraggiosamente quell'essere spaventoso, e cercò di ferirlo con i colpi sparati dalla sua pistola di ordinanza. I proiettili raggiunsero quasi tutti il bersaglio, ma il drago nero parve non accorgersene. Di sicuro quel mostro era dotato di una pelle molto spessa e coriacea. Il drago nero alzò la testa verso il cielo, e lanciò uno spaventoso ruggito. Il poliziotto si era già ampiamente guadagnato la paga per tutta la settimana, e, riposta la pistola scarica, adottò la saggia strategia della ritirata strategica. I più curiosi tra i passanti, che si erano fermati a distanza di sicurezza, si dissero che sarebbe stato meglio moltiplicare detta distanza almeno per dieci, e se la dettero a gambe. Il drago nero continuò a strappare pali della luce, e ad abbattere cartelloni pubblicitari, semafori ed anche interi balconi. Nel suo camminare, investiva le auto abbandonate, e le rovesciava o saliva loro sopra. In questo secondo caso, il peso del mostro piegava le lamiere ed i telai. Il drago nero, come Dragonfire, possedeva una coda possente, che abbatteva dall'alto verso il basso, o parallelamente al suolo. I manufatti umani sembravano cosa da poco contro quella forza della natura. A questo punto, a bordo del loro velivolo multifunzione, giunsero sul luogo i quattro mutanti di Evolution. Maga, Ferox e Fulminatore scesero a terra, mentre Kong andava a posizionare la sua creatura volante in posizione più defilata rispetto al campo di battaglia. Fulminatore mirò ad una delle zampe posteriori di quel drago che camminava eretto. La sua scarica elettrica ottenne maggiore effetto delle pallottole sparate dal poliziotto, ed in effetti Fulminatore attrasse l'attenzione del mostro. Il drago nero gli tirò quindi addosso una specie di masso pesante diversi quintali. Quella specie di meteora mise in serie difficoltà Fulminatore, che comunque riuscì a schivarla. Mentre Fulminatore si buttava a terra, Ferox era già balzata sulla testa del drago nero, alto circa tre metri come Dragonfire. La donna leopardo lo graffiò a fondo, ma la pellaccia dell'essere tenne contro quegli artigli formidabili. Analizzata la situazione, anticipando la reazione del mostro, Ferox schizzò verso il muro di un vicino edificio, e di lì si mise in salvo su un balcone più in alto. La Maga si rese conto che cercare di spostare il drago nero mediante telecinesi sarebbe stato un impegno particolarmente gravoso. Optò allora per un incantesimo destinato a rallentare i movimenti di quella massa di muscoli. Questo attacco ebbe un certo successo, specie perché Kong, giunto sulla scena, saltò letteralmente addosso al nemico. Il drago nero finalmente traballò, ma non cadde. Fu la volta di Ferox di impegnare sul piano fisico il mostruoso personaggio, che agitava selvaggiamente e pericolosamente le zampe, tentando di afferrare i mutanti che osavano sfidarlo. Fulminatore colse al volo un varco, tra un salto di Kong ed uno di Ferox, per scagliare i suoi fulmini. Questa volta il drago nero fu sbalzato indietro di diversi metri. Tuttavia la caduta non fece che aumentare la ferocia del mostro. Kong ebbe la sfortuna di essere colpito di striscio da una codata del drago nero: si ritrovò a volare per decine di metri, ed atterrò in modo non esattamente indolore. La Maga, mutante dai molti talenti, scrutò la mente del nemico, per poter eventualmente impiegare la sua scarica mentale. Il dottor Occulto stabilì con lei un ponte telepatico, e condivise la constatazione che quello che avevano di fronte non era un essere vivente. Un robot, o qualcosa di simile, ma molto ben costruito; con una tecnologia riconducibile ad un malvagio soggetto che non si vedeva da quando Dragonfire lo scagliò nel fiume. Occulto e Maga riconobbero la creatività maligna di Maschera di Ferro. Lui però non risultava trovarsi nei paraggi: aveva sicuramente appreso qualcosa di utile dai precedenti scontri. Ferox produsse finalmente un piccolo danno alla pellaccia del robot, graffiandolo nella parte alta della schiena. Di certo però quell'aggeggio non si sarebbe fatto smontare né a graffi, né a calci e neppure dalle scariche elettriche. Chiaramente era stato assemblato per resistere agli specifici talenti di Evolution. Kong si vendicò per la codata di prima, colpendo il drago nero sulla testa, con un lampione divelto. L'impatto produsse un suono che risollevò il morale di Evolution. Infine, dopo almeno mezz'ora di battaglia cittadina, il drago nero decise di impiegare la sua arma segreta. I mutanti di Evolution avevano notato l'assenza di emissioni termiche dalle fauci del mostro. E da un drago, nero o verde che sia, ci si aspetta che sputi fiamme. Ferox, che non ci teneva a rovinarsi la pelliccia, si precipitò fuori tiro, appena l'aggeggio aprì la boccaccia. Kong si caricò sulle spalle Fulminatore, e la seguì. La fiamma scaturì allora da quelle fauci sintetiche, ed avrebbe in effetti preso quasi in pieno Ferox, Kong e Fulminatore, se la telecinesi della Maga non l'avesse deviata. A questo punto, una possente coda biologica colse sulla schiena la simulazione di drago. Biologico contro meccanico, Dragonfire era giunto, e squadrava il drago nero. Interessante notare come il robot di Maschera di Ferro fosse stato costruito per assomigliare il più possibile a Dragonfire. Il colore nero nasceva però dalla motivazione opposta: la contrapposizione. Il nero contro il verde; l'originale contro la copia. Ma quella era una copia che voleva dimostrarsi superiore al prototipo. Dragonfire comprese tutto ciò, e balzò all'attacco. Il drago nero lo accolse con una delle sue fiammate, che colse di sorpresa l'alieno, ma non gli impedì di percuoterlo con uno dei suoi giganteschi pugni. Dragonfire rilevò la grande potenza di quella fiamma, ma il suo fattore di guarigione, accoppiato alla pelle spessa e quasi impenetrabile, ne azzerarono quasi completamente gli effetti. Invece il pugno di Dragonfire fece male al robot. Chiariamo: i robot non dovrebbero sentire dolore, ma rilevare con allarme i danni subiti. Il drago nero era invece un robot speciale, al quale Maschera di Ferro aveva insegnato a provare dolore. E provando dolore il robot si arrabbiò. Maschera di Ferro gli aveva insegnato anche quello. Rispose colpo su colpo ai pugni ed alle codate di Dragonfire, e l'alieno provò una strana soddisfazione a poter colpire liberamente un essere forte quasi come lui. Ferox, Maga, Kong e Fulminatore avevano cessato ogni attacco, per evitare di colpire Dragonfire, ma anche per concedergli la singolar tenzone. I mutanti ebbero l'impressione che lo scontro tra quei due colossi potesse durare per giorni. Poi però Dragonfire mostrò di avere quel qualcosa in più, che gli aveva sempre consentito di trionfare. La sua fiamma, a distanza ravvicinata, stordì il drago nero, e penetrò presumibilmente in profondità. Dragonfire avrebbe potuto infierire, ed anche i suoi colleghi mutanti. Ma una sorta di rispetto si era fatto strada in loro: il rispetto per una macchina che capiva cosa fossero il dolore e la rabbia. Maschera di Ferro aveva l'indubbia capacità di costruire robot unici, superiori alle sue stesse aspettative. Con Drago Nero, divenuto ora il nome del robot, Maschera di Ferro aveva creato una forma di vita, che Evolution non si sentiva di distruggere. Fu così che il robot nato per uccidere comprese l'esistenza dell'onore, perché con onore si era battuto. Il robot in forma di drago si era meritato il rispetto dei suoi nemici, e continuò a vivere. Evolution lo vide allontanarsi danneggiato ma sempre forte e concentrato. Occulto provò invece orgoglio per i suoi allievi, che, nonostante il loro potenziale distruttivo, sapevano provare compassione. Maschera di Ferro avrebbe compreso o no; poco importava. Avrebbe potuto e dovuto prendere spunto ed ispirazione dal suo robot, che aveva dimostrato di essere più uomo di tanti bipedi fatti di carne ed ossa.

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