giovedì 24 dicembre 2009

COME TRATTARE I CRIMINALI_libro 2°_60° episodio

I buoni cercano di bloccare i cattivi. Le guardie provano ad arrestare i ladri. L’FBI tenta di studiare i criminali seriali, per anticipare le loro mosse. L’FBI addestra agenti super preparati nello studio dei profili criminali. All’interno di questa cerchia ristrettissima, ci sono persone di età differenti, tutte spinte dalla necessità di combattere l’intelligenza maligna dei serial killer. Perché tutti concordano sull’intelligenza dei serial killer. Il più giovane del gruppo di agenti dell’FBI sembra il classico secchione: chiedetegli qualcosa, che abbia a che fare con i crimini seriali, e lui parlerà fino a sfinirvi. Poi c’è un agente più operativo, più fisico, più bravo a sparare. La squadra di cacciatori di serial killer è composta da uomini e da donne, anche perché sono le donne a cadere più frequentemente vittime di questa feccia umana. Le donne dell’FBI sono addestrate duramente, ma a monte dispongono di un grande bagaglio scolastico ed universitario. Anche loro sono persone di prim’ordine, votate a combattere quei delinquenti pericolosissimi. Cosa succede quando un serial killer fa perdere le tracce di sé? Se non ha lasciato indizi sufficienti ad identificarlo, può passarla liscia. Però è anche vero che questi soggetti maligni e metodici subiscono la spinta di un narcisismo molto marcato. Se un criminale seriale sospende l’attività, anche per più di dieci anni, non è escluso che prima o poi ci riprovi, per pura vanità. In questi casi, il materiale raccolto in passato torna molto utile, e l’FBI sovente riesce ad ottenere la rivincita. Il criminale seriale non tiene conto di essersi arrugginito con il passar del tempo, mentre gli avversari sono sempre sul piede di guerra. Così capita che il delinquente intelligente si comporti da cretino, e finisca in galera come un qualunque drogato o teppistello da strada. Oppure, per amor di riflessione cervellotica, non può darsi che il serial killer si lasci arrestare apposta, per poi poter scappare? Il criminale in questione aveva in effetti interrotto l’attività per lungo tempo. Poi però si era sentito furbissimo, ed aveva ricominciato ad uccidere. Non uccideva solo le donne bionde, o le brune, o solo le giovani, o le vecchie. Si aggirava per le strade, fingendosi un poliziotto (ma quelli dell’FBI non lo sapevano), ed aggrediva chiunque trovasse a bordo delle auto che fermava. Non lasciava testimoni, né tracce. Tornati al tempo presente, il delinquente si spinge oltre, partecipando come allievo ad una lezione, tenuta da uno dei capi squadra del team dell’FBI per il contrasto ai crimini seriali. Diventa quasi subito un discente modello; per forza: possiede un sacco di informazioni di prima mano. Mentre studia la mossa successiva, il criminale viene avvicinato da una compagna di corso, che si confida proprio con lui. Dato che detti soggetti psicopatici credono che il destino abbia in serbo per loro grandi cose, il tizio circuisce la ragazza. Fosse un film, tutti diremmo che quella è una gran cretina, ma nella realtà tutti prima o poi cadiamo in tranelli studiati per i cretini. La povera sprovveduta accompagna il serial killer sulla scena del suo ultimo delitto. Mentre lei espone le sue teorie, la feccia dell’umanità estrae la sua arma e la sopprime. Passa qualche giorno, e finalmente i laboratori dell’FBI scoprono un particolare che consente di risalire all’autore del delitto. Lui è così apparentemente sconfitto da una metodica che ai suoi tempi non esisteva. Oppure, come anticipato, il suo piano diabolico prevede appunto che si lasci catturare, per poi umiliare i nemici con una fuga spettacolare. Gli agenti federali arrivano in massa alla casa del delinquente, e la circondano. Così facendo, salvano la vita ad uno che aveva già il coltello alla gola. Il criminale non oppone resistenza, ma sogghigna in faccia agli agenti, quasi li stesse aspettando. In quel frangente, uno dei due capi del team dell’FBI sospetta che il serial killer li stia prendendo in giro. Perché, si chiede l’agente speciale, non abbiamo sparato al delinquente, raccontando che stava opponendo resistenza. Purtroppo la risposta sta nell’eccessiva cervelloticità di certe procedure. Il criminale finisce in carcere, invece che in ospedale o in obitorio, perché le chiacchiere sui diritti civili hanno condizionato fin troppo gli agenti della squadra anti-serial killer. Allora l’agente speciale prende il telefonino, e compone un numero estremamente segreto. Dall’altra parte, qualcuno ascolta attentamente, poi attacca. Neppure la NSA riesce ad intercettare quella brevissima chiamata satellitare, ma il messaggio è giunto a destinazione, e chi deve mettersi in caccia inizia ad affilare le armi. Frattanto il delinquente seriale, che si è sempre mostrato collaborativo, viene incarcerato in una struttura di media sicurezza. Lui sa benissimo di avere a che fare con dei cretini, ed il suo disprezzo traspare dai suoi sguardi. Il fatto strano è quindi che nessuno, tra le guardie carcerarie, sospetti che il sordido individuo abbia in mente un piano per evadere. Convinto di essere una mente superiore, l’assassino potrebbe attendere il processo, e sfidare apertamente la procura ed i giudici. Conosce come agiscono queste istituzioni: la procura manda all’assalto giovani sprovveduti, mentre i giudici sono solitamente individui sonnolenti ed assonnati. Ma il criminale non vuole attendere. Durante la notte, con metodo e sprezzo del dolore, si procura una ferita ad un avambraccio. Non è difficile trovare sporgenze taglienti nella branda, ma per scavarsi un solco nelle carni ci vuole un mezzo pazzo. Lui potrebbe fare di peggio, senza battere ciglio. Il suo scopo è affermare il suo piano criminale, e forse ad esso sacrificherebbe la sua stessa esistenza. Non è un mezzo pazzo, bensì un pazzo completo. Il sangue inizia a sgorgare dalle carni martoriate, ed il pessimo soggetto prende a berlo. Quando ne ha abbastanza, si fascia con una striscia di tela predisposta in precedenza. Non intende sottoporsi ad alcuna pratica di disinfezione; non ha tempo per certe sciocchezze! Ora, con la bocca piena del proprio sangue, inizia a strepitare, così da fare accorrere le guardie. Rantola, come ha sentito fare a molte delle sue vittime. Le guardie assistono alla sceneggiata del pazzo che lascia fuoriuscire il sangue dalla bocca. Ma loro non sanno che si tratta di una sceneggiata, e non sono neppure addestrati a pensare. Qualcuno deve pur espletare le mansioni di guardia carceraria, ma si direbbe che per assumerli debbano superare un test di intelligenza alla rovescia. Forse le istituzioni non vogliono recuperare i criminali, ma solo bastonarli, per renderli più cattivi. Il criminale seriale li prende tutti in giro, e riderebbe loro in faccia, ma non vuole rovinare la recita. Viene condotto in infermeria, dove continua a simulare dolori addominali. Il medico lo visita, ma anche lui è stanco e svogliato, come tutti lì dentro. è fin troppo facile per un criminale seriale mettere in pratica un piano tanto semplice. Il medico del carcere certifica la presenza di una probabile lesione gastro-intestinale, e prescrive un esame approfondito. La stupidità umana sembra non abbia limite, pensa con ragione il criminale. Scappare dall’infermeria sarà un gioco da ragazzi. Il medico rimane in vita solo perché il criminale seriale non si trova sotto mano un bisturi. Altrimenti non avrebbe avuto alcun problema a sgozzarlo. Il medico continuerà a vivere, nonostante un gran mal di testa, ma non apprenderà alcuna lezione da questa esperienza. Il pessimo individuo esce indisturbato dal carcere, dopo essersi impossessato degli abiti trovati appesi in infermeria. Le guardie assonnate controllano malamente i documenti che lui esibisce, perché, forte di una lunga pratica, ha padroneggiato una buona tecnica di camuffamento. Diranno di averlo scambiato per il medico del carcere, e tutti faranno il possibile per insabbiare la disastrosa figura. Libero come un uccello, o meglio come una bestia notturna da preda. Questo è il pensiero che attraversa il brillante e spietato cervello dell’assassino. Pensa ai titoli dei giornali, che evidenzieranno la sorprendente facilità con la quale è evaso. Il ridicolo farà il giro del mondo, e l’ego del criminale si gonfierà a dismisura. Poi ovviamente tornerà ad uccidere innocenti, come e più di prima. Si sente una forza del male, un inviato demoniaco sulla Terra. Tutti i suoi piani hanno avuto successo, ed ora guida ad alta velocità nella notte. Da tempo immemorabile il male è stato correlato alle tenebre, ma questo vale solo per gli umani. Per le altre razze terrestri, il buio è l’habitat naturale dei predatori felini, e per gli altri animali dotati di adeguata percezione visiva. L’agente speciale dell’FBI, che aveva telefonato ad un numero super-segreto, ha messo appunto in moto un predatore notturno. Il predatore, o meglio la predatrice, è già in caccia. A bordo del suo mezzo di trasporto volante, che trae energia dalle cellule mutanti della cacciatrice medesima, lei lo ha individuato a molti chilometri di distanza. Ferox vola nell’oscurità, ma i suoi occhi scorgono tutto ciò che si muove nei campi che attraversa a bassa quota. Se qualche umano la scorgesse, potrebbe pensare ad una strega che voli a cavallo di una scopa. Ma non conosciamo streghe leopardate, provviste di coda. Solo i gatti levano lo sguardo al passaggio di Ferox; i gatti adorano la donna leopardo. Gli uccelli notturni sono decisamente più riservati. Altre forme di vita sfuggenti scorgono la mutante in caccia, e sono felici che non stia cercando loro. Il criminale giunge ad un autogrill, e si ferma. Scende dall’auto, e si avvia verso il ristorante bar. Allora, frammisto ad un rumore di automezzi in transito, gli giunge alle orecchie uno strano verso, simile al lamento di un’anima in pena. Ovviamente il criminale non crede alle anime in pena, ma un brivido incontrollabile gli percorre la spina dorsale. Questo uomo, che gode nel produrre il male, rallenta il suo passo, e si guarda attorno. Non vorrebbe ammettere di essere in grado di provare paura; vorrebbe poter dire che lui la paura la domina. Ma allora come spiegare a se stesso quel che prova in questo momento? Non vorrebbe, ma le sue gambe accelerano il passo. Un uomo, che si illudeva di dominare l’oscurità, inizia a comprendere quanto essa possa essere aliena. Nelle tenebre, sospesa in aria come un demone evocato da riti tribali, Ferox scruta la sua prossima vittima, e si lascia andare ad un secondo mugolio di morte. Il criminale è già entrato nell’autogrill; quindi le sue orecchie non sono costrette a recepire quell’annuncio di catastrofe. Viceversa, tutti i gatti a portata d’orecchio iniziano a confluire in loco, per assistere alla resa dei conti. Occhietti fosforescenti si accendono negli angoli più bui, tra la vegetazione e tra i manufatti umani. I gatti aspettano, Ferox aspetta, e l’ineluttabile pare aver già gettato la sua cappa sul karma di quella feccia bipede. Il sordido assassino ha già dimenticato il brivido che poco fa gli ha percorso la spina dorsale. Le luci dell’autogrill gli fanno ritrovare la convinzione di essere un predatore invincibile. Poi gli viene in mente di esorcizzare quella paura che ritiene non gli appartenga. Decide quindi di sequestrare una cassiera, ma solo dopo avere pugnalato a tradimento una guardia giurata. Il povero uomo dovrebbe essere a casa con la sua famiglia, ma la sua è una pensione da fame; ecco perché ora sta morendo dissanguato, steso sul pavimento dell’autogrill. Ferox da fuori fiuta l’odore del sangue versato, e le sue labbra salgono a scoprire denti acuminati. Ora solo la morte di quell’uomo placherà l’ira della donna leopardo. L’agente dell’FBI che ha chiesto l’intervento di Evolution era certo che il super-gruppo mutante non avrebbe lasciato scampo al criminale seriale. Di certo però l’agente dell’FBI proverebbe qualche rimorso, se avesse il potere di leggere le intenzioni di Ferox. La donna leopardo non può più attendere, perché la guardia giurata sta morendo. Il teppista strepita, tenendo un coltello affilato eccessivamente vicino al collo della cassiera. Un movimento brusco e la lama penetrerebbe a fondo. Ma la donna leopardo ha già trovato un’apertura che gli consente di penetrare silenziosamente nel locale. I pochi presenti non si azzardano a muoversi, ma quando Ferox atterra dietro al teppista, saltando da numerosi metri, lo stupore si dipinge sui loro volti tesi. La mutante felina non vuole rischiare un attacco diretto, dato il coltello troppo vicino al collo della donna sequestrata. Invece, con una velocità accecante, gli afferra il braccio armato, glielo storce dolorosamente, e gli sottrae la preda. Il tutto dura meno di due secondi, ma la donna leopardo ha già messo in salvo la commessa. Il delinquente reagisce in una maniera estremamente prevedibile: scatta per afferrare un’altra persona, con la quale proteggersi dall’attacco di quel demone. Proprio perché l’azione è prevedibile, non può sorprendere una mutante dotata di sensi tanto raffinati, e riflessi fulminei. Le tenebre cadono improvvisamente all’interno dell’autogrill: Ferox ha deciso di combattere nel suo elemento. Il teppista si muove freneticamente, mentre la donna leopardo emette i suoi terrificanti mugolii. Mentre Ferox si prepara a balzare sulla sua vittima, la feccia umana mette finalmente le mani su uno sfortunato cliente dell’autogrill. Ghigna il delinquente, perché crede di aver giocato finanche quella nemica quasi soprannaturale. Si sposta verso l’uscita, inciampando nel buio, trascinandosi dietro il suo prigioniero. Ma la pazienza di Ferox è giunta al termine. Con un verso agghiacciante, molto più forte dei precedenti, la donna leopardo balza per molti metri, in alto ed in avanti. Per lei le tenebre non esistono, perché la sua vista è quella del leopardo. I suoi muscoli sono molle d’acciaio, ed i suoi artigli intaccherebbero il metallo più duro. Le carni e le ossa della feccia umana non oppongono alcuna seria resistenza agli artigli di Ferox. che sbranano il suo ignobile nemico. Il prigioniero del criminale è letteralmente investito da uno spruzzo colossale di sangue caldo, proveniente dalle arterie recise del teppista, che quasi non si accorge di essere già defunto.

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