giovedì 10 dicembre 2009

PREDATORI E PREDATI_libro 1°_22° episodio

Ci sono esseri umani che si considerano dei predatori autorizzati a vessare e violentare i propri simili, specie quelli del sesso opposto. I persecutori sono prevalentemente maschi, che infastidiscono con metodo e costanza ragazze e donne. Le vittime sono ex fidanzate, oppure sfortunate che neppure conoscono il maniaco che le assilla. Il fatto di disturbare in molti modi le persone, interferendo con la loro vita è grave, ma può anche degenerare nell'omicidio. I normali poliziotti non sembrano capire la pericolosità degli stalkers; sottovalutano le continue telefonate, per quanto siano piene di minacce e di insulti. Per reprimere questi criminali occorrono squadre speciali, dedicate a classificare i soggetti, per catturarli ed inviarli dietro le sbarre. Luisa è una donna separata, sui quarant'anni, e sta recandosi a casa, dopo il lavoro. Le squilla il cellulare, e lei risponde. Dall'altra parte, la solita voce del pazzo che la infastidisce da tempo. Luisa potrebbe interrompere la comunicazione, ma teme così facendo di perdersi indicazioni sulle prossime mosse del deficiente. Lui ne approfitta, e le promette delizie sessuali, o quelle che secondo lui sarebbero tali. Inutile perdere tempo per capire se simili soggetti siano dei veri maniaci sessuali, o se invece siano solo dei chiacchieroni malati e guardoni. Non è plausibile che una persona sia assillata in questo modo, e che un'altra si senta autorizzata a farlo. Luisa è costretta a spegnere il cellulare, giacché lo stalker continua a chiamare. Come è possibile che quel cretino riesca sempre a scoprire i numeri di cellulare di Luisa? Lei li cambia frequentemente, ma il maniaco si ripresenta a distanza di pochi giorni, gongolante nella sua idiozia. Luisa ha due figli, che non vorrebbe rischiassero l'incolumità a causa dell'operato del suo persecutore. La polizia ogni tanto passa sotto casa, ma non crederanno di trovarci il maniaco con una bandiera in mano, ed i calzoni calati? Luisa sale le scale di casa, apre la porta e subito se la chiude alle spalle. Poi corre a verificare che tutte le finestre siano chiuse: non si sa mai. I figli di Luisa, con l'ingenuità e la faciloneria degli adolescenti, la guardano come se fosse pronta al ricovero in un ospedale psichiatrico. Luisa è contenta di essere arrivata a casa sana e salva, e domani si vedrà. La sua è una battaglia combattuta giorno per giorno, quasi sola contro un nemico oscuro. Intorno alle due di notte, si sveglia di soprassalto, quando sente bussare alla porta. Anche i suoi figli sono allarmati. Luisa non ha alcuna intenzione di aprire, ma cerca di vedere chi sia stato a bussare. Si tratta sicuramente del maniaco, che sfacciatamente si posiziona in maniera tale che il sistema di lenti inserito nella porta gli inquadri un occhio. Il vigliacco non si comporterebbe così se in casa ci fosse un uomo; i figli della donna vorrebbero uscire, ma lei non li metterebbe mai in pericolo, e li trattiene. Poi il delinquente scompare, perché il suo scopo è di protrarre nel tempo il fastidio che arreca. Luisa abita al quinto piano, ed il maniaco è già sceso al secondo, quando improvvisamente la luce delle scale si spegne. Luisa qualche ora fa non si era accorta di essere osservata, mentre si trovava a bordo di un mezzo pubblico. Due donne speciali la stavano scrutando a loro modo. Una, turbata dal turbamento emozionale di Luisa, si era intrufolata nei suoi pensieri. L'altra percepiva lo stato d'animo impaurito di Luisa annusandola! Sempre inosservate dall'oggetto della loro attenzione, la Maga e Ferox si erano poi guardate negli occhi, e si erano parlate senza proferire parola. Ora che la luce si è spenta di colpo, si ode provenire da una distanza imprecisabile una specie di miagolio, tipo quelli che i gatti emettono prima di saltarsi addosso e darsele di santa ragione. Il maniaco non si è munito di una torcia elettrica (perché avrebbe dovuto?) ma dispone di una piccola fonte di illuminazione, inserita nel portachiavi. Estrae il piccolo aggeggio, ed illumina fiocamente le scale. Si percepisce come un predatore della notte, è gli spiacerebbe inciampare su una comune scala. “Da dove diavolo saranno entrati quei gatti?”: pensa il pessimo soggetto, ma non approfondisce. Poi però si avvede di qualcosa, pur senza vedere con i suoi occhi; e sente una presenza alle sue spalle, spuntata all'improvviso. Inizia a sudare, perché è sostanzialmente un vigliacco. Trema, mentre solleva la mano con la piccola torcia elettrica: niente di visibile. Intanto ha raggiunto, inciampando ogni due gradini, il piano terra, e si avvia verso il portone. Tra un attimo, le luci dei lampioni gli recheranno sollievo. Ferox è a un passo da lui, ma lui non la vede e non la sente. Lei invece è infastidita dalla puzza che emana da qual caprone: la puzza della paura nera! Ferox gli sibila a dieci centimetri dall'orecchio destro, ed il delinquente schizza via, a schiantarsi contro il muro opposto. Poi perde ogni parvenza di controllo di sé, e scappa a quattro zampe, spalanca il portone e si lancia nella strada. A questo punto, sente distintamente due cose: il miagolio di Ferox, e la frenata di un'auto. Il miagolio della donna leopardo contiene una minaccia di morte per sventramento lento. L'auto frena, ma prende lo stesso in pieno lo stalker, e lo sbalza lontano. Ferox scruta dalle ombre, e deve rinunciare suo malgrado al suo piano. Torna la luce, e Ferox relaziona mentalmente l'accaduto alla Maga. Le due super eroine di Evolution sono sicure che quel cretino non infastidirà più Luisa. E il cretino che fine ha fatto? Lo trasportano al più vicino pronto soccorso, ma è conciato decisamente male. Prova un gran desiderio di chiudere gli occhi, ma ha paura di non poterli più riaprire. Mentre la realtà scompare, l'odio brucia nel cuore e nel cervello del delinquente. Darebbe qualsiasi cosa, per potersi vendicare, sebbene non abbia capito bene chi o cosa lo abbia spaventato a morte, inducendolo a scappare come un pazzo. Il destino (direbbe qualcuno), o il diavolo (direbbero altri) decide di metterci lo zampino. Abbandonato in una stanza, su una barella, il persecutore si appresta a lasciare questa valle di lacrime. Ma quella notte è di turno uno strano infermiere, che si ritiene un cultore della morte. I due pazzi si guardano negli occhi, e scocca una scintilla di riconoscimento. L'infermiere si guarda intorno, e poi estrae una siringa, contenente un liquido rossastro. Lo sguardo allucinato dell'uno trova risposta nell'insanità mentale dell'altro. L'infermiere, che si ritiene pilotato da chissà quale demone, inietta il contenuto della siringa, direttamente nel cuore del maniaco. Lui prova un dolore senza pari, poi sente che il cuore sta arrestandosi: un infarto. In quel momento entra un medico, che prova a rianimare il losco figuro, che però ormai è oltre il suo potere. Il medico ha assistito all'iniezione letale, e chiama subito la sorveglianza, che trascina via un biascicante e sbavante infermiere. Nella camera mortuaria, alle tre di quella notte, nessuno assiste ad un risveglio. Un cuore nero torna a pulsare, ed una vitalità quasi soprannaturale anima lo stalker. Lui apre gli occhi, e scopre di possedere una sensibilità accentuata. Ciò che non sa è che l'infermiere pazzo gli ha inoculato un cocktail di droghe, non tutte catalogate. La sua nuova vitalità brucerà in pochi giorni tutta la sua residua forza vitale. Ora è uno zombie, e così lo chiameremo. Il suo olfatto gli segnala una pista interessante: lo stesso odore che aveva sentito sulle scale. Non sa che si tratta dell'odore di Ferox, che in effetti si trova solo a qualche isolato di distanza. Così lo zombie inizia la caccia, convinto di essere lui il cacciatore. Ferox circola in incognito, come quando si serve dei mezzi pubblici. La dissimulazione non scherma la sua pista odorifica, ma gli umani non la percepiscono. Lo zombie sembra deciso a cercare grane, ma chi puzza come un morto non può prendere di sorpresa Ferox. Così ecco che i due si incontrano per la seconda volta nella giornata. Ferox colpisce per prima, perché è una donna leopardo, e le piace lo spargimento di sangue. Peccato che questo tipo non sanguini! Effetto delle droghe, ma Ferox non lo sa. Lui cerca di mettere le mani sulla mutante di Evolution, ma lei preferisce evitare tutta questa confidenza. Potrebbe smembrarlo comunque, sangue o meno, ma la Maga, in contatto telepatico, la invita a risparmiarlo, per fare la gioia di Kong. Così, Ferox induce il lento e legnoso zombie a seguirla. Lui, nel suo cervellino semi putrefatto, si immagina come un super-criminale, specie quando colpisce con i suoi pugni le auto in sosta. Produce danni, ma nulla in confronto a quello che farebbero i pugni di Dragonfire. Ferox avvisa la Maga che lo zombie è suo; che il drago si tenga alla larga. Se Dragonfire vuole un morto vivente da frantumare, che se ne vada a cercare uno. Alla fine, il lento cadavere semovente viene convinto a salire le scale, che conducono alla base di Evolution. Kong, sebbene sia infastidito dall'ora tarda, spalanca gli occhi, e batte le manone dalla felicità. Ora lo scienziato che è in lui scoprirà cosa fa muovere quel mostriciattolo. Fulminatore collabora con Kong nel rendere inoffensivo lo zombie: una scarica di energia elettrica attraversa tutto il corpo del soggetto, che però regge bene al colpo. Poco male: Kong lo colpisce con un potente calcio, e lo stende. Lo zombie si muove ancora, ma non sembra capire come fare per alzarsi. Anche Dragonfire vorrebbe fare qualcosa di utile, ma Ferox lo guarda male. Il drago alieno allora piazza una delle sue “mani” sul corpo dello zombie, e le droghe che lo hanno riportato in vita non possono esercitare alcuna azione contraria. Probabilmente a questo punto il cervello dello stalker è partito del tutto. Kong gli infila una siringa in vena, e prova ad estrarre qualcosa. Si direbbe che tutto il sangue sia stato trasformato in qualche altra sostanza. Lo zombie, immobilizzato da Dragonfire, digrigna i denti e strabuzza gli occhi. Quelli di Evolution non fanno una piega, di fronte a tutta quella sceneggiata da film di infima categoria. Non si riesce proprio a trovare sangue in quel mezzo morto. Quindi Kong invita Dragonfire a lasciarlo libero. Il mostriciattolo si alza ed attacca! Evidentemente il cervello non gli funziona, perché attacca briga con Dragonfire. Probabilmente non potrebbe recare danno alla pelle del drago, ma meglio non rischiare. Per cui l'alieno si vede costretto a colpire una sola volta, con un pugno colossale, lo zombie. Ferox soffia, perché così facendo le rovina il giocattolo nuovo. Dragonfire si scusa; nel frattempo, lo zombie arriva volando contro una parete di metallo, e lì si schianta. Kong nota che finalmente il corpo semi putrefatto secerne qualcosa che assomiglia al sangue, e ne raccoglie un campione. Da adesso in avanti, Ferox potrà fare ciò che vuole dello zombie. Per velocizzare i tempi, Dragonfire apre una finestra, e, sollevato il mostro puzzolente, lo scaglia fuori. La donna leopardo scatta a velocità accecante, e corre letteralmente sulla parete del palazzo. Vola verso il marciapiede, e ci atterra con grazia e potenza. Ferox nota che lo zombie si è rialzato prima del previsto, ed è addirittura scappato. Ferox ha un sospetto su dove si stia recando: questi stalkers sono duri a morire, ma ancora più duri a capire quando è ora di piantarla. Ed ora: Ferox contro lo zombie. Nella sua testaccia quasi vuota, ruota solo un’immagine: quella di Luisa. Lui ama ed odia quella donna, sebbene lei non lo conosca. Non è una sua ex, ma lui si è creato un sacchi di storie fasulle, nelle quali lui e lei si sono conosciuti ed amati. Ora, con le droghe agli sgoccioli, trascina un corpo ormai in disfacimento. Lo trascina su per le scale, dopo avere sconvolto alcuni nottambuli che lo hanno visto passare. Ha trovato il portone aperto, e così si è intrufolato senza bisogno di citofonare. In piena notte, l’ultima della sua vita, lo stalker si abbatte contro la porta di Luisa. La porta cede dopo la terza spinta, e si spalanca. I vicini di casa chiamano la polizia, e di lì a poco si sentono le sirene in avvicinamento. Lo zombie spalanca la bocca, e mostra le zanne giallastra che gli sono cresciute. Nell’entrata nessuno. Lui si sposta ed entra in una stanza illuminata. Vede una donna, voltata di spalle, e cerca di gridare, ma gli esce un rantolo penoso. Sa che la sua vita è veramente finita, ma vuole portare Luisa con sé; il motivo: è sempre stato un cretino. Infatti la donna in questione si volta veloce come un lampo, e non è Luisa, ma Ferox. La donna leopardo vuole chiudere la disputa una volta per tutte, e nei suoi occhi divampa una bramosia di sangue senza pari. Ferox miagola per la terza volta in quella sera, e chiunque capirebbe quel che intende fare. Il mostriciattolo è penosamente lento, ma Ferox non è lì per compatirlo, né per aiutarlo. Gli artigli della mutante di Evolution colpiscono verso il centro e verso il basso. La velocità dell’esecuzione è tale che Luisa ed i figli quasi non vedono le mani di Ferox. Ferite enormi si aprono sul petto e sull’addome del moribondo, ma lui non sanguina. I suoi muscoli ed i suoi tendini sono stati recisi di netto, per cui la volontà di avanzare e di aggredire non può concretizzarsi. Ferox decide di stenderlo, e con due potenti calci gli spezza le ginocchia. Ciò che rimane dello zombie, irrimediabilmente a terra, è ormai un disfacimento accelerato. Gli occhi perdono ogni barlume di lucidità, mentre la sua bocca prova a dire per l’ultima volta “Luisa”. Ferox ha già abbandonato la scena dell’esecuzione, specie perché l’ex stalker da morto puzza ancora più che da vivo, e lei ci tiene al suo super olfatto. Al persecutore ormai terminato piacerebbe che Luisa lo riconoscesse, anche se lui è già morto. Ma neppure l’estrema soddisfazione gli sarà concessa, perché lo stato della sua sostanza fisica è tale che Luisa non può riconoscere l’inquilino del secondo piano, quello che non dava confidenza agli altri condomini. E la luce si spegne una volta per tutte. Ferox, sul tetto di fronte, saluta con uno strano verso felino la dipartita di quell’animaccia. Il suono è talmente agghiacciante e selvaggio che brividi incontrollabili percorrono la schiena e le braccia di Luisa e dei suoi figli.

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