lunedì 7 dicembre 2009
Mercoledì pomeriggio con Evolution_libro 1°_3° episodio
I rapinatori erano molto organizzati. Invece di attaccare un trasporto valori, decisero di rivolgersi direttamente ad una grossa banca. Un mezzo blindato, pesante diverse tonnellate, venne usato per sfondare il portone principale della banca. I criminali misero in atto la loro azione para-militare durante la pausa pranzo. Intorno alle quattordici di un mercoledì, il mezzo blindato sbucò all’improvviso da una via laterale, e puntò deciso contro il portone dell’istituto di credito. Non si fece rallentare dai tre scalini, che superò agevolmente grazie alla trazione integrale ed alle grosse ruote. L’impatto fu tale, che il portone, di acciaio e vetro, fu divelto e scagliato a terra. Se i rapinatori avessero agito durante l’orario di apertura, qualche cliente ci avrebbe lasciato le penne. Invece no, ma non per bontà d’animo: meglio rapina a mano armata, che rapina con omicidio. I sei ladroni scesero da quella specie di autoblindo, mentre l’autista rimaneva al suo posto, pronto ad una veloce retromarcia. Sapevano dove trovare il denaro contante: la banca doveva riaprire tra circa un’ora, per cui il denaro non era stato riposto sotto chiave, nelle casseforti più grosse. I rapinatori estrassero dei fucili a pompa, mediante i quali spararono proiettili esplosivi contro le serrature da far saltare. In breve, si appropriarono di grandi quantitativi di contante. L’azione era durata pochi minuti, e la polizia non era ancora arrivata. Velocissimi, i sei saltarono a bordo del furgone corazzato, e l’autista ingranò la retromarcia, proprio mentre le sirene in avvicinamento preannunciavano visite. I delinquenti avevano preventivato uno scontro con le forze dell’ordine, ma non si aspettavano quel drago alto tre metri, che, manifestando una colossale forza muscolare, arrestò completamente la corsa dell’aggeggio su ruote. Se ti chiami Dragonfire, se sei verde, scaglioso e se pesi settecento chili, puoi permetterti certi show. L’impatto del furgone blindato contro le manone di Dragonfire ammaccò seriamente il veicolo, e ne sballottò gli occupanti. Per resistere all’energia cinetica dell’autoblindo, Dragonfire aveva estroflesso gli artigli delle zampe posteriori, infilandoli nel selciato. I rapinatori erano professionisti, e reagirono con prontezza, nonostante lo stordimento. Balzarono a terra, e presero a sparare contro il drago; scoprirono quasi subito che quelle scaglie verdi non stavano lì per bellezza. Dragonfire resse bene all’impatto con i proiettili normali ed anche a quelli esplosivi. Il suo fattore di guarigione da rettile risanò istantaneamente i micro-traumi residui. Poi Dragonfire balzò all’attacco, e, con un solo colpo di coda, scagliò in aria di diversi metri tre dei sei ladroni. Per evitare che lui si divertisse da solo, irruppero sulla scena gli altri quattro di Evolution: Kong, Fulminatore, Maga e Ferox. Kong fu il primo a saltare addosso ai banditi rimasti; schivò tutte le loro pallottole con un’agilità scimmiesca, e ne atterrò due con un solo colpo di braccio: un braccio veramente grosso! I due si videro arrivare addosso quella massa di peli e di muscoli, ma non fecero in tempo neppure a pensare a come difendersi. Prima che Fulminatore lanciasse una delle sue scariche, e che Maga friggesse il cervello dell’ultimo ladrone, Ferox lo colpì con tutte e quattro le zampe sul petto: come fanno i leopardi. Non aveva estroflesso gli artigli; altrimenti il tipo sarebbe stato squartato letteralmente, ed il dottor Occulto le aveva tassativamente vietato di farlo con gli esseri umani. Vistosi perduto, l’autista del furgone sgommò in avanti, urtò contro due o tre auto in sosta, e cercò di scappare da quel circo di mostri. Finalmente Fulminatore si concesse un sorriso: anche lui avrebbe dimostrato quel che valeva. Una scarica elettrica scaturì dalle mani di Fulminatore, ed aggirò il furgone corazzato. Colpì il vano motore, senza toccare l’autista, collassando tutta la parte elettrica del veicolo, che perse istantaneamente ogni trazione meccanica. Fulminatore aveva appositamente lasciato l’autista alle cure della Maga, che ringraziò. L’autista scese dal mezzo, e provò a scappare, ma una forza psionica e magica gli invase il cervello, costringendolo a voltarsi. Poi gli cedettero letteralmente le ginocchia, e cadde al suolo, incapace di muoversi. Maga aveva già iniziato la scansione dei ricordi recenti del bandito; impacchettò i dati, e li spedì mentalmente al dottor Occulto, che aveva seguito l’azione da lontano. Non male per una decina di minuti di lavoro di gruppo! La polizia prese in consegna gli sconvolti sette, che furono lieti di non avere più a che fare con qui potentissimi super-umani. Occulto allora avvisò Evolution di un incendio, che stava divorando un palazzo a qualche chilometro di distanza. Contenti di potersi ancora sgranchire i muscoli, i quattro mutanti e l’extraterrestre (Dragonfire) salirono a bordo dell’ultimo aggeggio volante progettato e costruito dal geniale Kong. Si trattava di un velivolo a decollo ed atterraggio verticale, utilissimo per missioni entro le città. Kong prese i comandi, e quella specie di auto di gruppo scoperta si involò silenziosamente. Ci volle pochissimo per trovare l’incendio, grazie alla strumentazione, alle segnalazioni del dottor Occulto, ed ai super-sensi degli eroi. Dragonfire decise per un approccio molto diretto, e saltò giù dal velivolo di Kong, dieci metri sopra il tetto del palazzo in fiamme. Appena Dragonfire fece mancare il suo colossale peso, il velivolo intelligente compensò con i propulsori di assetto, per evitare di rovesciarsi. Forse lo aveva previsto, forse no, fatto sta che il tetto del palazzo non resse all’impatto, e Dragonfire piombò direttamente in un appartamento dell’ultimo piano. Poi crollò anche quel pavimento, ed il drago si trovò in un locale invaso dalle fiamme. Naturalmente un alieno, in grado di emettere fiamme di migliaia di gradi, non si lascia impensierire da un incendio che potremmo definire “normale”. Per gli umani viceversa quelle fiamme significavano morte sicura. L’unico limite operativo per Dragonfire era dato dalla sua stessa statura, leggermente superiore all’altezza di un appartamento di civile abitazione. Frattanto Kong aveva parcheggiato il suo mirabolante aggeggio volante, ed aveva accompagnato Ferox nella scalata di una delle pareti del palazzo. Pur non disponendo degli artigli di Ferox, Kong saltò da un balcone all’altro, fino a raggiungere le persone in pericolo. L’apparizione dei due di Evolution lasciò interdetti i componenti di una famiglia, intrappolata dalle fiamme. Data la situazione, lo stato d’animo degli umani si orientò sollecitamente verso la gratitudine. Ferox, senza perdere tempo, discese la parete del palazzo, reggendo due bambini. Gli artigli della donna felina affondavano nei mattoni, garantendo una salda presa. Giunta al secondo piano, Ferox fu costretta a balzare al suolo; prese di mira un’auto parcheggiata, che risentì della botta. Tale fu l’abilità di Ferox, che i due bambini giunsero al suolo quasi indenni. Kong si era munito di un verricello elettrico, che gli consentì di portare al suolo il padre e la madre dei bambini salvati da Ferox. Fulminatore non utilizzò le sue abilità per distruggere, giacché lo stava già facendo l’incendio. Viceversa visualizzò tutto l’impianto elettrico dell’edificio e, senza accedere allo stesso, disattivò tutti i contatori, allontanando i rischi correlati ai cavi troncati. La Maga individuò i singoli soggetti ancora in pericolo, e coordinò l’azione dei colleghi. Poi utilizzò le sua attitudini psicocinetiche per potare in salvo, facendole levitare, alcune persone ancora in pericolo. Non vedendo più Dragonfire, i mutanti di Evolution si chiesero cosa stesse facendo. Lui, contattato da Occulto e dalla Maga, spiegò di trovarsi in un’area prossima al centro dell’incendio. L’aria era irrespirabile, e doveva fare in fretta per poter salvare gli ultimi tre sopravvissuti. Le fiamme stavano prosciugando quelle vite, quando Dragonfire strappò letteralmente un muro di mattoni, per raggiungerli. I tre avevano sentito parlare dell’alieno Dragonfire, ma vederlo di persona, in mezzo ad un incendio, li colpì alquanto. Colpì molto di più la coda di Dragonfire, quando sfondò una parete esterna, a quattro piani d’altezza. I soccorritori si allontanarono dai calcinacci in caduta libera, ed ammirarono quell’immagine di forza primordiale. Dragonfire condusse i tre esseri umani, mezzi acciecati dal fumo, fino al baratro; poi li collocò uno a uno sul velivolo di Kong, fermo a mezz’aria. A questo punto, il palazzo in fiamme prese a crollare, ed i colleghi di Dragonfire svilupparono qualche dubbio sulla sua invulnerabilità. Lui però risolse il problema saltando giù. Non attese che stendessero reti di protezione, e poi chi le avrebbe sorrette? L’impatto fu fortissimo, e la Maga non fece in tempo a rallentare la vertiginosa caduta del drago. Settecento chili di drago alieno percossero il selciato, producendo un cratere. L’onda d’urto innescò tutti gli antifurto nei paraggi, e distrusse molti vetri. Dragonfire si guardò intorno, come se nulla fosse, sorpreso della sorpresa altrui. Un imprevisto tra gli imprevisti permise a Dragonfire di esibirsi nel suo numero preferito. Avendo saputo dell’intervento di Evolution, un pazzo praticamente sconosciuto aveva deciso di acquisire grande fama, distruggendoli! Come poteva pensare, il demente, che il super-gruppo potesse essere annichilito da un cretino, seppure a bordo di un’auto-bomba? Il cappello psionico del dottor Occulto rilevo subito i pensieri dissestati di quell’esaurito, ed avvisò Evolution. Occulto, data la giornata, si era scocciato di trattare con i guanti i cretini, per cui lasciò fare. Escluso un attacco fisico all’auto-bomba, rimanevano le scariche elettriche di Fulminatore, e le scariche psioniche della Maga, oltre naturalmente alla fiamma di Dragonfire. I quattro mutanti di Evolution alzarono lo sguardo, ad incrociare quello del drago alieno, che sorrise. Il pazzo frattanto pregustava il martirio e la gloria postuma. Si scontrò invece con la fiamma ultra-potente di Dragonfire, che sciolse l’acciaio, e vaporizzò carne, ossa, plastica e gomma. l’imbecille non fece neppure in tempo a gridare, ma seppe di aver perso contro una forza decisamente al di là della sua comprensione. Forse non fece neppure in tempo a morire: semplicemente passò dallo stato solido a quello gassoso. La fiamma del drago ebbe un altro effetto: assorbì tutta la forza dell’esplosivo mentre deflagrava. Non ci fu alcuna onda d’urto, solo un fungo alto decine di metri, con un diametro quasi altrettanto vasto. La fiamma azzerò altresì la forza cinetica dell’auto-bomba, perché la massa dell’auto-bomba venne trasmutata, convertita, dislocata ed assorbita dall’atmosfera stessa.
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