domenica 29 agosto 2010

BESTIE IN LIBERTÀ_libro 3°_97° episodio

Il circo itinerante trasporta alcuni grossi felini, gioia dei marmocchi che affollano lo spettacolo della domenica pomeriggio. Ci sono tigri e leoni, che ruggiscono dalle loro gabbie. I grossi felini, nati per correre nella savana e nella jungla, non comprendono bene per quale motivo siano prigionieri di quei piccoli, lenti e rumorosi bipedi. Li azzannerebbero volentieri, prima di scappare da quel luogo puzzolente. Poi cercherebbero la boscaglia per poter vivere come la loro natura esige. La leonessa è gravida, per cui negli spettacoli viene tenuta in disparte. La nascita di un leoncino in cattività è sempre un evento, anche nel circo. Tutti gli umani, acrobati, giocolieri, domatori e clown, aspettano con ansia che quel tenero micione entri ufficialmente nel nostro mondo. La leonessa vorrebbe viceversa che suo figlio, o sua figlia, nascesse in un luogo meno sporco, e specialmente che non nascesse dietro le sbarre. Quella notte la leonessa inizia il travaglio, ed il leone, padre del nascituro, si agita e cammina avanti ed indietro. Lui dovrebbe essere il re della foresta, o della savana, ma adesso è solo un padre nervoso. Le tigri, collocate in una gabbia diversa, sono come ipnotizzate dall'evento, ed hanno smesso di ruggire. Poi finalmente una testolina con gli occhioni ancora chiusi emerge in questa realtà. Nessuna ostetrica è presente ad aiutare la leonessa a diventare mamma, ma poco alla volta la leoncina neonata tocca terra e rotola su se stessa. Subito la mamma la lecca e la pulisce, e lei, la leoncina, apre gli occhi e miagola. Il mattino successivo, il domatore dei leoni è il primo tra gli umani a diffondere la lieta notizia. Dopo di che tutti i lavoranti del circo accorrono a salutare la nuova arrivata. Lei si rende subito conto di essere bella ed acclamata, e lancia sguardi tenerissimi a tutti i visitatori. Tutti le vogliono bene, a partire dai bambini che affluiscono in massa al circo. Qualcuno potrebbe pensare che gli acrobati o i clown si sentano offesi dalla popolarità della leoncina, ma non è così: è bella, simpatica e piace a tutti. Ragion per cui la polizia, chiamata da un allarmato direttore del circo, non sa spiegarsi chi possa averla rapita. L'opinione pubblica insorge, pretendendo che le autorità agiscano in fretta e bene. Si direbbe che tutti abbiano adottato la leoncina, anche quelli che non l'hanno mai vista. L'inchiesta dura alcuni mesi, per chiudersi con un nulla di fatto: nessuna traccia, nessun colpevole. Le tigri del circo sarebbero in grado di raccontare dove sia finita la leoncina, ma nessuno è stato in grado di interpretare i loro ruggiti. I genitori della piccola stavano mangiando, quando lei si è allontanata. Camminava a malapena, ma già voleva esplorare il mondo, cominciando da ciò che si trovava fuori dalla gabbia. Le tigri l'hanno vista scivolare tra le sbarre, ed avrebbero voluto fare altrettanto, ma erano troppo grosse. La leoncina non è uscita da un punto qualsiasi, bensì dalle scale d'accesso, evitando un salto che avrebbe messo in allarme i genitori. Si sarebbero voltati, sentendola toccare il suolo, e miagolare per la botta. Ma lei è scesa dalle scale, con il suo fare regale che aveva indotto gli umani a chiamarla Principessa. Le tigri avevano provato a dirle di fare attenzione ai molti pericoli in agguato, ma lei era troppo presa dalla sua nuova veste di esploratrice. Allora le tigri hanno richiamato l'attenzione dei leoni, ed i leoni sono accorsi, ma solo per vedere la loro piccola, con la coda ritta, uscire dal tendone. La mamma ha mugolato invano il nome della sua Principessa, ma lei non era più lì. Odori, colori e suoni strani aggrediscono i sensi della leoncina, e lei inizia a seguire una pista più bella, colorata e profumata delle altre. Cammina a lungo e si stanca. Poi, quando si ricorda della mamma e del papà, si guarda attorno e si accorge di essersi persa. Vorrebbe bere il latte dalla mamma, ma la mamma non è lì. Principessa ha fame e freddo. Si è allontanata troppo dal carrozzone del circo, e non sa come tornare indietro. Rumori strani percorrono la notte. Un leone adulto ruggirebbe per zittire chiunque nei paraggi. Lei però è una cucciola, ed il suo ruggito fa solo tenerezza. La mamma la chiama da lontano, ma Principessa ha completamente perso il senso dell'orientamento. Ora la leoncina conosce per la prima volta nella sua vita lo sconforto, ma la sua natura felina le impedisce di abbattersi. Non potendo mangiare, non le resta che rintanarsi sotto un cespuglio e dormire. Dorme e sogna la mamma, il papà ed il circo che forse non vedrà più. La mamma di Principessa sogna la piccola, e la vede lontanissima. Ruggisce nel sogno e nella realtà, poi si sveglia affranta. La mutante Ferox non sempre dorme di notte; il più delle volte percorre le strade della città vigilando. Quella notte invece la donna leopardo di Evolution si è lasciata tentare dal sonno. Ed in quella dimensione dell'esistenza Ferox percepisce nettamente il richiamo di una mamma per una figlia. Se avesse la possibilità di seguire una traccia olfattiva, la donna leopardo si metterebbe subito alla ricerca di Principessa. Purtroppo il messaggio che ha ricevuto richiederebbe i talenti di Navigatrice, Maga e del dottor Occulto. Le due colleghe di Evolution ed il maestro di tutte loro dovranno essere informati di quel richiamo disperato. Occulto prende subito a cuore l'allarme della sua allieva felina. Lungi da lui offendere la sensibilità di Ferox. Lui sa quanto sia grande la capacità della donna leopardo di immedesimarsi negli altri. Gli umani possono credere che Ferox sia una macchina per uccidere, ma non è così. La natura mutante crea sensibilità differenti e differenti ruoli. Solo gli umani sono così presuntuosi da ritenere che gli altri esseri viventi siano loro inferiori. Ferox avrà l'aiuto che chiede. Nel frattempo, Principessa viene svegliata da una lingua che l'accarezza sul muso. Nel dormiveglia, la piccola si illude di stare ancora assieme alla sua mamma, e si stira contenta. Quando apre gli occhioni però si trova muso a muso con un grosso animale munito di tantissimi denti. Il lupo studia quello strano essere, e lo fiuta. Non intende mangiarlo, sebbene si tratti di un tenero bocconcino. Il lupo non è un assassino, nonostante ciò che gli umani dicono a proposito dei cugini genetici dei loro cani. Un secondo lupo vorrebbe viceversa assaggiare la leoncina, ma il maschio alfa mostra i denti e rizza il pelo, in una dimostrazione di potere. Il secondo lupo mette la coda tra le zampe, e si allontana con sollecitudine. Arriva quindi una delle femmine anziane del branco, che capisce subito di cosa abbia bisogno quella strana bestiolina. Principessa capisce di potersi fidare di quella lupa grigia, che, sebbene non sia grande come la sua mamma, emana sicurezza e comando. La piccola viene subito condotta da una seconda lupa, che ha appena finito di allattare i suoi piccoli. Con la generosità tipica di certe cosiddette bestie, la lupa adotta Principessa, che subito si attacca alle sue mammelle. Navigatrice non ha molto su cui lavorare, ma il suo potere di ricostruire le tracce passa attraverso la mente di Ferox. Le due mutanti realizzano una sorta di fusione mentale, al fine di ottenere un lumicino di speranza. Ed in effetti Navigatrice percepisce a livello subliminale un ponte psichico molto tenue, che va dalla leonessa madre, alla piccola, scomparsa ma ancora viva, ad un terzo animale non felino. Si tratta della lupa che sta allattando Principessa, ma le due mutanti non lo sanno ancora. La speranza di ritrovare la leoncina si rafforza, grazie alla certezza che non morirà di fame. Così Principessa diventa la mascotte del branco, ed apprende dai lupi a correre, ma non ad abbaiare ed ululare. Trascorre qualche mese, e, sebbene il branco dei lupi si trovi in una zona quasi disabitata, qualcuno nota la presenza della leonessa. Principessa è ancora una cucciola, ma si vede chiaramente che non è una lupa, specie perché cresce più in fretta. Fosse un maschio, probabilmente troverebbe occasioni e pretesti per litigare, ma Principessa pensa solo a giocare e correre con i nuovi amici. Numerose leggende ci insegnano che le situazioni paradisiache sono destinate a terminare. La storia ce ne dà conferma: esistono individui che non sopportano la felicità altrui, ed inventano scuse per interromperla. Appena si diffonde la storia della leoncina che corre con i lupi, numerosi soggetti si muovono per raggiungere il luogo dell'avvistamento. Ferox comprende immediatamente che si tratta della sua leoncina, e prende contatto con il dottor Occulto. Tra quelli che intendono decidere il destino di Principessa, ci sono persone che sbandierano le buone intenzioni. Chiunque abbia un po' di memoria e discernimento sa che le buone intenzioni il più delle volte producono guai. Chi abbia buone intenzioni è pregato di comunicarle ai beneficiari, prima di prendere iniziative unilaterali. Questi benpensanti decidono di narcotizzare la leoncina, perché, secondo loro, è contro natura che viva in mezzo ai lupi. Come se gli umani avessero una minima idea di cosa voglia dire “contro natura”! La natura si muove attraverso le sperimentazioni sul campo, senza bisogno di spiegarlo o chiedere il permesso agli stupidi e transitori bipedi che si atteggiano a vertice della catena alimentare terrestre. Poi ci sono quelli che hanno cattive intenzioni, e sono felici di averle. Ferox preferisce avere a che fare con loro, perché di solito i suoi artigli sono più che sufficienti ad azzerare i loro intenti nefasti, assieme alla loro inutile vita. Principessa ed il branco sono ignari di essere puntati dai “buoni” e dai “cattivi”. In mezzo c'è Evolution, che ha a cuore solo il meglio per la simpatica cucciola di leone. Da una parte ci sono i fucili caricati con proiettili narcotizzanti. Dall'altra ci sono proiettili veri, da caccia grossa, in grado di fare a pezzi la povera creatura. Ferox sa che oggi il sangue scorrerà nell'erba, ma non sarà quello di Principessa. La Maga, collega di Ferox, dispone di un potere mentale superiore alla comprensione umana. Tiene d'occhio, senza bisogno di avvicinarsi fisicamente, lo schieramento degli stupidi ambientalisti. Ferox ha già preso posizione alle spalle dei cacciatori; i sensi di costoro sono talmente ottusi da non rendersi conto che la donna leopardo dista pochi metri. I cacciatori ridono stupidamente, mentre inquadrano Principessa. Lei, la cucciola, gioca spensierata, non sapendo che potrebbe morire da un momento all'altro. I “buoni” fanno la prima mossa, inserendo un proiettile narcotizzante nel fucile. Questi sedicenti ambientalisti fingono di non sapere che un anestetico può avere effetti collaterali gravi. Potrebbero ferire ed anche uccidere la leoncina, della quale non conoscono i parametri vitali ed i valori ematici. Il dito si accinge a premere il grilletto fatale, poi però si blocca assieme all'intero corpo dello stupido soggetto. La Maga blocca allo stesso modo tutti e cinque i componenti della squadra “di salvataggio”. Poi, con un lieve incremento della pressione mentale, li precipita in un sonno senza sogni. Buon per loro che Ferox fosse occupata con i cattivi, perché non se la sarebbero cavata con un mal di testa. Sempre ignara la leoncina corre e salta. Finché il capo branco fiuta i nemici, ed ulula il suo allarme. Spinta da un atavico bisogno di rispondergli, Ferox emette un agghiacciante mugolio di morte imminente. I lupi e la leoncina odono Ferox, e si immobilizzano. A questo punto, la feccia umana che imbraccia il fucile è certo di potere uccidere. Ferox balza in mezzo agli umani armati di fucile, che non sanno come reagire. Alcuni riconoscono la mutante di Evolution, e non vogliono rischiare di farsi sventrare. Altri, assetati di sangue, pensano che quella sia la più grande tra le prede. Sfortunatamente per loro hanno ragione, ma solo per quanto riguarda l'importanza. Per quel che concerne il ruolo, sono loro ad essere la preda, e Ferox è la cacciatrice. Il tizio che stava per sparare alla leoncina commette l'ultimo errore della sua sciocca esistenza: accenna ad usare il fucile contro la mutante di Evolution. Artigli che intaccano il metallo non incontrano alcuna difficoltà a strappargli il braccio destro, poco sotto la spalla. Dapprima non sente dolore, ma il braccio è già distrutto, ed il sangue scorre copioso. Il cacciatore sviene per lo shock; in tal modo evita di vedersi morire dissanguato. Arrivano i lupi e si fanno carico di altri due fessi armati di fucili troppo grossi per loro. I lupi fanno quel che devono fare: affondano le loro zanne nelle gole, e strappano ciò che c'è da strappare. Infine Ferox incontra Principessa, ed un immediato feeling si stabilisce tra le due feline. I lupi osservano ammirati, tralasciando gli umani morti o moribondi. Del resto in natura i fallimenti si pagano, e chi vuole uccidere a volte viene ucciso. Quella notte, il potere della Maga consente a Ferox e Principessa di entrare nei sogni della mamma leonessa. Ferox trova ancora un dolore residuo, perché la mamma non ha ancora scordato la figlia. Nel sogno, mamma e figlia si incontrano e si salutano, condividendo le emozioni degli ultimi avvenimenti. Principessa rimarrà nel branco dei lupi, almeno per ora. Forse un giorno ne diverrà la leader, come suggerisce il nome che le hanno attribuito gli umani. L'incontro onirico sana la ferita del ricordo: la mamma non cercherà più la figlia, perché in cuor suo sa che ha iniziato una nuova vita. Principessa serberà della mamma una calda sensazione, a cui non corrisponderà più un immagine precisa, perché così potrà vivere meglio il futuro che l'aspetta.

domenica 22 agosto 2010

SETE DI SANGUE_libro 3°_96° episodio

Il capobranco annusa l'aria e fiuta la pista. Tutti gli altri voltano il muso nella direzione da lui indicata, ed iniziano a correre. Nella corsa c'è qualcosa di gerarchico, perché è la gerarchia a tenere assieme il branco. Subito dietro al maschio dominante, si posizionano i due vice, che sono grossi quasi quanto lui. Nelle posizioni intermedie della muta, trovano posto le femmine più grosse e dominanti. Chiudono la corsa i cuccioli, sorvegliati dagli anziani. Dietro ancora, il capo ha deciso di collocare un gruppetto di giovani lupi, particolarmente ardimentosi. Il capobranco non vuole correre il rischio che la retroguardia della sua muta sia troppo vulnerabile ad attacchi inattesi. Sembrano lupi, ma sono dei mutaforma. Nati come esseri umani, hanno iniziato a trasformarsi in lupi a partire dalla pubertà. La scelta della forma è stata dettata dalla tradizione del clan. Potevano diventare animali diversi, mantenendo la massa iniziale. Come lupi sono decisamente robusti, come leoni sarebbero stati piccoli. La luna piena aiuta in qualche modo la trasformazione, ma il branco ormai riesce ad organizzare le sue scampagnate in ogni periodo dell'anno. Il capoclan, un lupo nero del peso di quasi un quintale, schizza tra gli alberi, saltando con agilità e potenza ogni ostacolo presente sul terreno. I suoi vice non hanno problemi a stargli dietro, essendo più o meno bestie della sua stazza. Sono meno forti di lui, ma di poco. Comunque non lo sfiderebbero perché il carisma del capo è fuori discussione. Almeno per quest'anno. Il branco si distribuisce su una superficie molto ampia, perché i lupi meno grossi non riescono a tenere il passo del gruppo di testa. Ed allora si allargano in un ventaglio di zanne e muscoli. Il capobranco ha promesso al clan sangue caldo, e sangue caldo avrà. Il grosso cervo non intende farsi ammazzare facilmente, e distribuisce grandi cornate a quegli strani lupi. Non ha mai incontrato lupi così grossi, ma lui è più grosso di loro. L'unico problema è che è solo, mentre loro sono decine. Il capobranco mostra il suo coraggio assalendo il cervo frontalmente. Un lupo vero non lo farebbe, sapendo quanto sia forte un cervo di quelle dimensioni. Una cornata potentissima coglie il capo dei mutaforma in pieno muso, scagliandolo contro un albero, che lo accoglie con la sua lignea immobilità. Se fosse un lupo vero, ora conterebbe le ossa rotte. Per sua fortuna, i suoi muscoli sono molto forti, e le sue ossa sono elastiche. Nel frattempo uno dei vicecapi è balzato sulla groppa del grosso cervo. Lui non si lascia distrarre da quella bestia pelosa che cerca di addentargli il collo. Standogli sulla schiena ha considerevoli difficoltà ad arrivargli al collo. L'altro vicecapo invece sbaglia decisamente l'attacco, e finisce sotto gli zoccoli del cervo. Mutaforma o no, gli zoccoli gli schiacciano i tessuti molli dell'addome, e gli fanno passare la fame. Mentre il cervo pensa a come liberarsi del lupo aggrappato alla sua schiena, un grosso essere di forma scimmiesca gli atterra di fianco. Ovviamente il cervo non a cosa sia un “essere di forma scimmiesca”, e non sa come comportarsi. Kong evidentemente non ha questo problema, perché afferra il lupone per la collottola, come se fosse un gatto di novanta chili. Anche il mutaforma non sa cosa diavolo sia quell'essere che lo solleva con estrema facilità. Cerca di morderlo, ma il mutante di Evolution gli assesta uno dei suoi pugni formidabili. Solo la forma lupesca consente al mutaforma di mantenere tutti i denti attaccati alle mascelle. Poi l'uomo che si crede un lupo precipita nel mondo dei sogni. Il cervo ringrazia Kong, scuotendo la grossa testa, ed emettendo un assordante verso di vittoria. Kong è felice di avere preservato quella vita preziosa, senza essere stato costretto a spezzare le colonne vertebrali a quei tre somari pelosi. Il branco però è lanciato nella sua missione di morte, e non intende farsi fermare neppure dall'invalidità momentanea del capo e dei suoi vice. Per cui i lupi mutaforma corrono come pazzi, sbavando e latrando. I conigli ed i leprotti si sono già rintanati sotto le radici degli alberi. Di solito sono animali prudenti, specie quando una muta selvaggia come quella impazza tra gli alberi. Uno dei giovani addetti alla retroguardia parte all'attacco, rinunciando a difendere i cuccioli a lui affidati. Il capo potrebbe torcergli il collo, ma per ora il capo è impegnato a riprendersi dallo scontro con il cervo. La sete di sangue che guida il giovane rampante ha un odore umano. Il capoclan ha chiarito fin dall'inizio che uccidere un essere umano significherebbe diventare lupi mannari, cioè esseri veramente pericolosi e poco amati. Il giovane è forte della sua età e della stupidità compresa nel pacchetto. Alla sua età, la stupidità sorge spontanea, come fosse lava che erompe da un vulcano attivo. Il gruppetto dei giovani teppisti si sgancia dal branco, perché l'odore di carne umana è troppo forte per resistere. Tre coppie di adolescenti si sono appartate in quel bosco, nei pressi di un laghetto. Stanno facendo il bagno ed amoreggiando, felici di quello che la natura dona loro. Sbagliano naturalmente, perché la natura non elargisce doni, bensì opportunità di breve durata. Se non si fossero attardati attorno al laghetto, ora non dovrebbero fare i conti con quei lupi grossi e feroci, appena sbucati tra gli alberi. I maschi umani vorrebbero difendere le loro femmine, ma di fronte non hanno dei loro simili. O meglio: non sanno di avere di fronte dei loro coetanei trasformati in lupi quasi soprannaturali. Inutile provare a scappare: l'uomo più veloce del mondo corre ad una velocità che è la metà di quella espressa da molti predatori di media taglia. Senza scomodare i ghepardi, che viaggiano nella savana ad una velocità tripla di quella che un atleta umano super allenato mantiene per dieci o venti secondi, su pista. Quei mutaforma sono lupi maggiorati, con zampe più grosse, più lunghe e più veloci. Uno dei lupi abbatte facilmente una ragazza, che grida a squarciagola. Gli altri tre ragazzi e le due ragazze si trovano circondati da belve assetate di sangue. Nella loro testolina ormai il salto di qualità è fatto: berranno sangue umano e diventeranno dei licantropi. Si aggireranno per le vie delle città addentando gli umani, estraendo grosse quantità di sangue e visceri fumanti. Parlando di esseri non umani, gli aspiranti licantropi stanno per fare conoscenza con una forma di vita che è decisamente più aliena di qualsiasi mutaforma. Il drago annuncia il suo arrivo con un ruggito che farebbe scappare una torma di leoni. La potenza del suono emesso dalle fauci extraterrestri corrisponde ad una massa di settecento chili, incommensurabilmente forte. Il lupo che stava per affondare le zanne nelle tenere carni della biondina semi nuda si blocca atterrito. Credeva di essere lui il simbolo della morte in agguato. Ora però molla a presa sulla preda, perché Dragonfire è entrato nella radura, e la sua statura di tre metri, il suo colore verde, la sua coda enorme, ed il suo sguardo di fuoco annunciano sfracelli. Dragonfire emette un secondo ruggito, che ricorda quello dei tirannosauri nei vari film di ambientazione post-giurassica. La testa del drago di Evolution squadra con attenzione quelle bestie insolite, per capire cosa farne di loro. Forse il capo dei teppisti proverebbe ad aggredire quella montagna di muscoli e scaglie invincibili. Forse la sete di sangue lo condurrebbe ad una rapida morte per smembramento. Il drago pare ascoltare una voce nella sua mente, quindi si ferma, e con lui si fermano tutti i presenti, attaccanti ed attaccati. Tutti gli animaletti del bosco osservano quella strana scena. In particolare ammirano e temono quell'essere senza pari, verde e colossale. La voce nella testa di Dragonfire gli riferisce che quelli in forma lupesca sono esseri umani. La notizia ha evitato loro di essere sparpagliati ed arsi, ma la loro presenza infastidisce il formidabile alieno. La sua coda colossale si solleva e poi si abbatte al suolo, producendo una vibrazione che induce tutti gli spettatori ad allontanarsi sollecitamente. Il messaggio è estremamente chiaro: filate o il prossimo colpo dissesterà le vostre vertebre. Le vostre zampe saranno ridotte in frantumi difficilmente utilizzabili, e, se sopravvivrete, le teste vi faranno una male cane fino alla fine dei vostri giorni. Esempio di messaggio non verbale recepito al volo: il gruppetto di mutaforma teppisti scappa come fossero conigli, uggiolando come cagnolini spaventati da un padrone terribile. Il drago guarda i giovani umani che ha salvato, e loro hanno l'occasione più unica che rara di osservare gli straordinari occhi di Dragonfire. Scrutare quegli occhi induce a pensare allo spazio profondo, solcato da comete e da forme di vita che si muovono agevolmente dove la vita terrestre non potrebbe sussistere. Il capo del clan dei mutaforma aveva collocato i giovani teppisti a difesa dei cuccioli, che però ora si trovano, come temeva, in una situazione di vulnerabilità. Il branco si è allargato molto, e solo adesso inizia a riaggregarsi. I cuccioli hanno sentito il richiamo del capo, ma le loro forze sono già state messe a dura prova. Pre-adolescenti umani, che hanno appena iniziato a trasformarsi: non sono ciò che ci si aspetta da un licantropo. Si guardano attorno smarriti, mentre fiutano l'aria alla ricerca di una traccia chiara. Si comportano ancora troppo come esseri umani, e poco da lupi. Rimangono indietro rispetto agli stessi anziani, che, pur non essendo al massimo delle energie, hanno l'esperienza dalla loro parte. Quattro cuccioli mutaforma si stringono uno contro l'altro, perché ora risentono anche del freddo e dell'umidità. Al buio ci vedono decisamente meglio di quando sono in forma umana, ma il buio per loro rappresenta ancora un'incognita. Crescendo in famiglia, la mamma ha raccontato loro del lupo cattivo e dell'uomo nero. I quattro non hanno paura del lupo cattivo, essendo loro stessi dei lupi per di più sovradimensionati. L'uomo nero viceversa occupa ancora un posto nel loro immaginario. Quando sono in forma umana, i quattro lupacchiotti girano di notte, senza alcuna paura. Ma ora non sono in città, e neppure a bordo di un'auto. Mentre la convinzione di essersi persi nel bosco si fa strada in loro, ecco arrivare proprio l'uomo nero! Il losco figuro è un bracconiere spietato, armato fino ai denti. Coperto di strati di tessuto e pelliccia, sembra ancora più grosso. In quattro potrebbero assalirlo e ridurlo a mal partito, ma l'uomo nero è armato di una pericolosa doppietta. Lui è convinto di avere scovato ben quattro lupi in una sola volta, e l'esaltazione gli fa tralasciare il singolare comportamento delle suo vittime, che non ringhiano e non assumono la posizione d'attacco. Lui però non ha problema ad aprire il fuoco, avendo a disposizione un'intera cartucciera di proiettili dal calibro mortale. Punta il fucile alla testa di uno dei cuccioli: una ragazza che, in punto di morte, rivede tutta la sua breve vita. Uno del gruppo, un ragazzo, si interpone tra la doppietta e la ragazza che segretamente ama. Se il bracconiere conoscesse la storia d'amore che sta per interrompere, riderebbe ancora più forte. Ribadisce con se stesso che la natura premia i forti, poi preme il grilletto. Colpito da una forza spaventosa, si trova a volare per diversi metri. La scarica elettrica di Fulminatore gli ha fuso il dispositivo di sparo. Il mutante non intendeva ucciderlo, ma solo impedirgli di fare strage di quegli inermi mutaforma. La Maga lo ha avvisato che si tratta di giovani umani alla prima o alla seconda trasformazione. Il bracconiere è preda di un grande dolore, ma riesce a rialzarsi. Fulminatore lo osserva, come se studiasse un coleottero. Il bracconiere stupidamente avanza verso il mutante elettrico di Evolution, che non vorrebbe terminarlo, ma potrebbe essere costretto a farlo. I quattro mutaforma tirano un sospiro di sollievo, perché l'uomo nero non riesce quasi a camminare eretto. Ma la sua malvagità lo sorregge, inducendolo ad estrarre un grosso coltello. Fulminatore alza un braccio, facendo crepitare possenti energie in attesa di essere proiettate. Poi entra in scena Ferox, la donna leopardo, che inizia a girare attorno al losco individuo, come farebbe un grande felino della savana all'ora di colazione. Il tizio deve essere un po' fuori di testa, perché scaglia il suo coltello addosso a Ferox. Per lei, quell'oggetto rotante si muove al rallentatore, e potrebbe schivarlo anche a distanza più ravvicinata. Non passa un secondo che Ferox è già balzata addosso al bracconiere. Solo i tessuti e le pellicce sovrapposte lo salvano dal contatto con gli artigli micidiali, ma lei non li ha ancora estratti del tutto. Ferox lo annusa, e sente l'odore della paura, per cui non lo uccide ma si limita ad affondare gli artigli, che finalmente raggiungono la carne ed il sangue. Lui griderebbe, ma spera che contenendo il suo grande dolore lei gli faccia grazia della vita. Ferox lo guarda per l'ultima volta, a distanza molto ravvicinata, e gli propone il suo mugolio di morte direttamente all'orecchio. Poi si allontana, con passo regale, lasciando l'uomo nero con la schiena a terra e gli occhi chiusi. I quattro mutaforma azzarderebbero strusciarsi contro la pelliccia della donna leopardo, per mostrarle la loro riconoscenza, ma decidono di non forzare la fortuna. Quando il bracconiere si alza, attorno a lui il bosco è silenzioso, ma molti animaletti adesso sanno che non è invincibile. Lui però ha altro a cui pensare: andare a casa a cambiarsi d'abito, perché teme di essersela fatta addosso.

domenica 15 agosto 2010

SECONDA MORTE_libro 3°_95° episodio

I cacciatori lo hanno braccato e trovato. Adesso scendono le scale del sotterraneo privo di altre uscite. Il gruppo è composto da uomini e donne armati di balestre, lance, paletti, pugnali, asce, spade, oltre alle solite granate all'acqua santa. Ultimamente i suoi nemici hanno iniziato a tirargli addosso anche terra consacrata, giusto per metterlo a disagio. Lui è un vampiro con secoli di onorato servizio alle spalle. I cacciatori non vedono l'ora di infilargli un paletto nel cuore, per poi guardarlo mentre la pelle ed i muscoli iniziano a friggere. Hanno seguito tracce che credeva di avere ben nascosto; non è un vampiro neonato: quelli sono stupidi esibizionisti. Lui, il vampiro braccato, ha sempre fatto attenzione a non lasciare morti in giro. Tuttavia, nei secoli di predazione, qualche volta ha bevuto più del dovuto, e la vittima è schiattata. Non è vero che tutti quelli che muoiono in seguito al morso di un vampiro diventino loro stessi dei succhiasangue. Ecco perché quei morti, dovuti all'eccesso di bevuta, sono rimasti tali, e qualcuno li ha trovati dove erano caduti. Nonostante la medicina legale non ammetta esplicitamente la morte per eccesso di succhiata di sangue, i cadaveri con i segni dei denti sul collo vengono registrati da qualche parte. Si vede che i cacciatori, che ora stanno circondando il vampiro, hanno accesso a banche dati specifiche per i segni di canini sul collo. Il vampiro vorrebbe trasformarsi in pipistrello, ma non c'è mai riuscito prima, e neppure conosce qualcuno in grado di farlo. Poi, anche se riuscisse, diventerebbe un pipistrellone di ottantacinque chili, che comunque non uscirebbe vivo da quel sotterraneo. Diventare un lupo non sarebbe male, ma lui è un vampiro, non un licantropo. Allora prova con i suoi poteri ipnotici, che in effetti rallentano il gruppo degli assassini. All'improvviso, una cacciatrice, che si era tenuta indietro, gli spara in pieno petto un dardo di balestra. La maledetta balestra ha scagliato la piccola ma robustissima freccia a grande velocità e da distanza ravvicinata. Forse il vampiro sarebbe riuscito a schivarla, ma solo nel caso in cui la tiratrice avesse scoccato da una distanza superiore ai dieci metri. Un dolore fortissimo attraversa il petto del vampiro, che si rende subito conto di essere stato colpito a morte. I cacciatori escono dal trance ipnotico, e gridano come dei pazzi, mentre lui cade in ginocchio. Riesce a beccarne uno, con un'unghiata di striscio, giusto per ricordargli che non è ancora finita. Ma manca poco. Gli assassini si tengono a distanza e sogghignano come dei cretini, mentre il sangue del vampiro esce dalla ferita mortale. Il dardo ha colpito il cuore, quindi il fattore di guarigione è inutile. Lo sguardo giallastro diventa rosso, mentre l'intero organismo del succhiasangue inizia a disfarsi. La coscienza non ha ancora abbandonato il vampiro, che lancia un comando mentale, poi crolla sulle pietre. Il cacciatore munito di ascia si appresta a tagliare la testa del vampiro. Tra un po' quella testa sarà un teschio, ma lui vuole il trofeo. I cacciatori non si aspettano un attacco alle spalle, ed uno di loro si becca una fucilata in una gamba. Il tizio che ha sparato è una specie di gobbo, che imbraccia una doppietta caricata a pallettoni. I cacciatori si riorganizzano subito, specie dopo essersi accorti di essere stati aggrediti da un singolo vampirofilo. Lui, il gobbo, taglia la corda, per evitare di fare la stessa fine del suo datore di lavoro. Nonostante il suo handicap, il mostriciattolo con la doppietta è più furbo di quel che sembra. Lo dimostra seminando i cacciatori tra le rovine urbane che conosce molto meglio di loro. Un secondo vampirofilo approfitta della distrazione prodotta dal socio per scendere nel sotterraneo. Lì trova il vampiro più morto che mai. Il corpo del succhiasangue ha perso quasi tutti i liquidi, e si è mummificato. Pesa poche decine di chili, e ciò consente al suo schiavo di caricarselo in spalla. Quando i cacciatori tornano per finire il lavoro, imprecano come camionisti, perché il vampiro non c'è più. Sanno che, se non tagli la testa ad un vampiro, potrebbe tornare il vita, specie se si tratta di un vampiro con esperienza di centinaia di anni. I due schiavi vampirofili si trovano poco distante dal sotterraneo della morte. Hanno deposto il loro maestro nella bara, ma ora devono ricordarsi come fare per riportarlo in vita. Prima di tutto, suggerisce il più sveglio tra i due, conviene estrarre il paletto dal cuore. Senza l'ostacolo ligneo, l'organo mummificato potrebbe tornare a funzionare, ma necessita di parecchio sangue. Il maestro aveva spiegato ai due vampirofili di ricorrere alle sacche di plasma, trafugate in numerose banche del sangue. Sebbene sia appena estratto dal frigo, il plasma viene assorbito dal corpo vampirico, come farebbe la terra arsa dal sole con l'acqua. Ecco che finalmente il cuore centenario inizia a pulsare in maniera tenue. I tessuti si ricostituiscono lentamente, non come nei film di Dracula. Poi ecco che la consapevolezza di sé torna nel cervello e nel cuore del vecchio succhiasangue. Di sacche di plasma ce ne vogliono parecchie, ma alla fine il vampiro riprende quasi tutto il suo peso originario, ed esce dalla bara. Una brutta esperienza, ma grazie ai suoi assistenti il vampiro è tornato alla vita. Poco prima di risvegliarsi, il succhiasangue aveva sognato di un posto pieno di ombre, con tante porte, che però conducevano tutte verso un'oscurità più completa. Un brivido attraversa il corpo del vampiro, perché si rende conto di essere stato vicinissimo al non ritorno: la seconda morte. Ora però deve bere urgentemente sangue umano, pur sapendo che probabilmente non riuscirà a smettere di farlo prima di avere ucciso. Così esce nella notte; più debole del solito, ma comunque molto più forte di un essere umano. Questi aspiranti immortali a volte si illudono di esserlo veramente. E quando la loro convinzione è massima, ci lasciano le penne. Sfortunatamente per lui, quella notte il destino incrocerà il suo divenire con quello di un essere che, sebbene provenga dall'umanità, è nato super-umano. Ferox, la donna leopardo di Evolution, non tollererà che un vampiro prosciughi le vene e le arterie di un innocente. Ferox rammenterà a quell'ex umano che per quelli come lui c'è una morte oltre la morte. I vampiri considerano gli umani come un loro gregge. Però sanno anche che gli umani, a differenza delle pecore, sono in grado di aggregarsi e di colpire. Ecco perché i vampiri più saggi sono anche i più vecchi ed i meno esibizionisti. Il succhiasangue protagonista di questa storia è però spinto da un'impellenza irrazionale. Potrebbe protrarre la propria convalescenza, e non cercare di tornare subito in forma. Non bevendo sangue umano alla fonte, la bestialità vampirica è meno soddisfatta, ma si può fare. Il succhiasangue che viceversa decida di buttarsi da un tetto, addosso ad un passante, dimostra di non aver appreso alcuna lezione dall'essere vissuto in una città per secoli. Sono le tre di notte, ed il nottambulo affronta senza paura le tenebre del vicolo. Il nottambulo è decisamente brillo, e la bottiglia che tiene in mano è per metà piena di una bevanda che agisce prevalentemente sul cervello e sul fegato. Ambedue gli organi vanno in pappa: il primo potrebbe riprendersi, il secondo tende a rapprendersi fin dalle prime bevute. Il nottambulo cammina a zig zag, cantando a suo modo, cioè come un ubriacone. Il vampiro non vuole fare il difficile: berrà quel sangue addizionato di alcol, contando sul fatto che il suo organismo non ne rimarrà danneggiato. Si butta dal tetto, ed in effetti plana come se fosse sorretto da ali. I vampiri non si trasformano in pipistrelli giganteschi, ma sembrano avere sviluppato una rudimentale anti-gravità. Atterra vicino e non addosso all'ubriacone, perché non vorrebbe ucciderlo, se fosse possibile evitarlo. Il nottambulo non comprende la situazione, ma quel tizio sembra calato dal cielo, e la cosa non gli piace. Prova a scappare, ma il vampiro gli è già addosso, e lo abbatte al suolo. I denti cercano la gola dell'ubriacone; le zanne del predatore sono estensibili, per raggiungere con facilità vene ed arterie. Quel sangue è in effetti leggermente addizionato di alcol, ma reca con sé la qualità specifica dell'organismo vivente. Il vampiro aspira voluttuosamente, mentre la sua vittima improvvisamente rinsavisce, e prova a gridare. La vita abbandona il corpo umano, per rafforzare la sostanza del non-morto. Potrebbe smettere di bere, ma l'euforia lo ha preso. Non fa neppure caso ad uno strano verso, come se una belva della jungla stesse demarcando il territorio. Senza ulteriore preavviso, e praticamente senza suono alcuno, Ferox arriva sul bersaglio, e non ha dubbi su ciò che deve fare. Gli artigli della donna leopardo lacerano gli abiti, la pelle ed i muscoli della schiena del predatore divenuto preda. Un dolore improvviso e lancinante induce il vampiro ad interrompere il suo pasto sanguinoso. Grandi quantità di sangue fuoriescono dalle ferite prodotte dalla donna-leopardo. Ora il vampiro e la mutante si contrappongono, lanciandosi sguardi che promettono ferite, sangue e morte. Il vampiro è il primo a scattare, ma, per quanto sia veloce, non riesce a mettere a segno alcun colpo. La donna leopardo gli gira attorno, come fanno i felini della savana poco prima di balzare per uccidere. Nel frattempo il nottambulo si è rialzato, ed ha iniziato ad allontanarsi inciampando per effetto della perdita di sangue. Ferox squadra il suo avversario, che inizia a guarire, ma non è certamente in grado di combattere contro una super-eroina di Evolution. Ferox avvicina gli artigli al suolo, e lo graffia, asportando facilmente il solido asfalto. Il messaggio è chiaro: può finire qui, ma se ci riprovi... Ferox non attende risposta, ma balza su una vicina parete, che scala grazie ai suoi artigli micidiali. Il vampiro ora dovrà decidere se obbedire all'ultimatum, oppure se continuare a farsi guidare dall'istinto. Seminascosto nell'ombra, un secondo vampiro osserva tutta la scena, ma non interviene. Ritiene che la mutante si sia ben comportata, lasciando al succhiasangue la possibilità di ridimensionare la sua attività. L'osservatore vuole però vedere se il suo simile vampiro rispetterà la tregua. Essere ferito in quel modo è un onta per il vampiro, ma al momento la cosa più saggia da fare è allontanarsi. Mentre si avvia verso il suo covo, scruta le ombre, per capire se Ferox lo stia seguendo. Caseggiato dopo caseggiato, il vampiro cammina a passo spedito, mentre il suo corpo guarisce e riprende vigore. La notte potrebbe concludersi senza vinti né vincitori se non accadesse un fatto imprevisto. Grida di donna richiamano l'attenzione del vampiro, che assiste al pestaggio di una prostituta, da parte del suo pappone. La donna subisce colpi violentissimi, e perde sangue dal naso e dalla bocca. L'uomo malvagio la percuote con un corpo contundente non identificato, ma comunque più che adatto allo scopo. Quella scena fa impazzire il vampiro, che parte all'attacco come una furia. Ma non è il sangue di lei ad attirarlo, quanto la malvagità di lui. Incurante della sottile minaccia di Ferox, il vampiro scaglia lontano l'umano. Ora la donna lo vede e grida più forte, ma tanto chi è disposto ad ascoltarla? Su un tetto vicino, Ferox è pronta al balzo, ma scorge vicino a lei una figura immobile, che prima non aveva notato. Ferox fiuta il secondo vampiro, che però non mostra alcuna ostilità. Anzi la invita con lo sguardo a seguire ciò che avviene in strada. La prostituta scappa a gambe levate, come se la sua velocità fosse paragonabile a quella di un vampiro. Ferox è pronta più che mai al balzo mortale, ma si ferma. Infatti il succhiasangue subisce un colpo disperato, da parte del pappone, ma la sua carne guarisce quasi subito. Poi è il vampiro a fare la sua mossa, ed il sangue del parassita umano viene quasi interamente prosciugato. Non morirà con il segno del vampiro, e l'osservatore mostra di apprezzare. Ferox non somministrerà la seconda morte al succhiasangue, perché tutto sommato se fosse toccato a lei mettere le zampe sul pappone, ora ce ne sarebbe uno in meno in circolazione. Ferox riflette che quel vampiro è stato più “umano” di lei. Senza contare i continui richiami del dottor Occulto, capo di Evolution, sulla necessità di limitare al massimo le uccisioni cruente, che non sempre sono apprezzate dall’opinione pubblica e dalla polizia.

domenica 8 agosto 2010

DIVINITÀ GUERRIERE_libro 3°_94° episodio

Il dio con la pelle blu, e sei braccia, agita contemporaneamente alcune spade ed alcune mazze. I suoi nemici hanno sempre avuto difficoltà ad entrare nella sua guardia, vista la quantità di metallo e di braccia in azione nello stesso momento e nello stesso luogo. Una gran confusione; ma le frecce e le lance riescono qualche volta a superare la sua ferrea difesa. Una lancia, proveniente da chilometri di distanza, punta decisamente verso il dio con sei braccia. La lancia solca l'aria, producendo un fischio agghiacciante. Mentre il dio volge i suoi unici due occhi verso la lancia in arrivo, due frecce volano verso di lui, a velocità ancora superiore. Una spada, impugnata con una delle mani destre del dio, cala verso la lancia in avvicinamento. La spada colpisce quasi di striscio la lancia, che devia ma prosegue. Ora tocca ad una seconda spada, impugnata da una delle mani sinistre del dio guerriero. La seconda lama prende in pieno l'asta della lancia, tagliandola nettamente in due parti. Il dio non fa in tempo a gioire che le frecce lo colpiscono ad un fianco ed alla schiena. Si tratta di frecce incantate, di quelle che si aggrappano alle ferite, e scavano in profondità. Il dio dalle sei braccia afferra la freccia infissa nel suo fianco, ed inizia ad estrarla. La freccia si oppone, ma la sostanza del dio non è carne; di conseguenza la punta frastagliata del dardo non riesce a fare presa. Dalla ferita esce una sola piccola goccia di sangue, poi lo squarcio si chiude nel giro di pochi secondi. La seconda freccia ha constatato di trovarsi fuori dalla portata di tutte e sei le mani del dio. La freccia è euforica, pensando che riuscirà nel suo compito di uccidere quel dio. L'attendente del dio dalle sei braccia non prova ad estrarre la freccia, ma le trasmette viceversa una fortissima scarica energetica. La freccia vivente soffre e si contorce, quindi decide di uscire dalla ferita per sfuggire a quella tortura. A questo punto, l'attendente del dio la estrae dalla ferita, che subito si chiude. Il dardo magico potrebbe mordere la mano che la regge, curvandosi all'indietro come un serpente velenoso. L'attendente però la butta al suolo, per poi calpestarla più volte. La coscienza della freccia cessa di esistere. Il secondo dio guerriero scende proprio adesso dal un cielo tempestoso. Viaggia su un carro trainato da animali unghiuti e cornuti, che volano senza bisogno di ali. Il cielo è tempestoso perché il secondo dio guerriero ha competenza anche sulle tempeste. Questo dio è massiccio, pelle rosa chiaro, folta barba, due sole braccia, ma decisamente muscolose. Scende dal carro, impugnando un'arma dall'aspetto pericoloso, che pare l'incrocio tra un martello da fabbro ed un'ascia da taglialegna. L'arma micidiale brilla di luce azzurra, come se fosse la diretta ispiratrice della tempesta che ora si allontana. Il carro trainato dagli strani animali precede la tempesta, come se tra carro e tempesta ci fosse un legame. Le due divinità guerriere si guardano negli occhi, poi si avvicinano l'una all'altra, e si salutano con grandi pacche sulle spalle. Ora che sul campo di battaglia le divinità sono due, possono creare un campo di forza in grado di friggere tutte le frecce incantate in avvicinamento. I nemici non si vedono, ma rumoreggiano da dietro gli alberi della foresta pietrificata. Fermi in quella pianura nebbiosa, che pare si estenda all'infinito, gli dei guerrieri vedono giungere un gigante dei ghiacci. Quelle creature non sono fatte di sangue e carne, bensì di ghiaccio e roccia. L'essere mostruoso è alto almeno sette metri, e si avvicina spavaldo. Il dio armato di martello è il primo a colpire, lanciandogli addosso la sua magica arma. I giganti dei ghiacci sono notoriamente senza cervello, ma questo si abbassa come se si fosse aspettato quella mossa. Il dio lanciatore di martello si mostra stupito, ma non considera che qualunque suo nemico sa che lui inizia i combattimenti sempre allo stesso modo: lanciando la sua arma in faccia al nemico. Una mossa formidabile, ma, quando la ripeti migliaia di volte, manca di originalità. Qualcuno ha detto evidentemente al gigante dei ghiacci di abbassarsi al primo movimento sospetto del lanciatore di martello. L'arma incantata vola a grande velocità, poi deduce di non aver centrato alcun bersaglio, e torna indietro dal suo padrone. Una grossa zampa scagliosa segnala l'arrivo di un colosso verde, le cui parvenze sono indubbiamente quelle di un drago. L'arma del dio delle tempeste dovrebbe in teoria essere sollevata da terra solo dal suo padrone, ma l'incantesimo è vecchio di millenni, e funziona meno del solito. Dragonfire non vuole perdere lo slancio del martello, per cui ruota su se stesso per sommare la sua grande forza a quella dell'arma incantata. Il dio dalle sei braccia ed il suo collega delle tempeste mostrano grande stupore per l'arrivo dell'alieno, ma evidentemente combatte dalla loro parte. Lo dimostra scagliando l'arma devastante addosso al gigante dei ghiacci. Quando lo colpisce, il gigante si stava voltando, per cui la botta tremenda lo coglie sulla spalla destra. Non avendo ossa, l'impatto non produce alcuna frattura. Tuttavia ghiaccio e roccia nulla possono contro l'acciaio del martello-ascia e la forza di Dragonfire. Il braccio destro si stacca dal corpo del gigante, e cade al suolo, dove rimbalza. Pur non avendo cervello, il malvagio si rende conto di essere stato battuto, e convoglia tutta la sua energia residua nelle enormi gambe. Scappa ad una velocità impressionante, e non si guarda neppure indietro. L'ascia-martello torna in volo dal suo padrone, il dio delle tempeste. Lui ed il suo collega provvisto di sei braccia aspettavano un altro dio terrestre, ma il colosso verde è decisamente un alleato promettente. Dragonfire potrebbe chiedersi come sia giunto in quello stato dell'esistenza, che non è chiaramente la Terra. Ma il drago di Evolution ha sviluppato una consapevolezza cosmica che lo aiuta ad ottenere il massimo da ogni evento, anche quelli imprevisti. Gli umani paiono quasi offendersi quando capita qualcosa che causa il fallimento dei loro piccoli piani. Gli insignificanti umani, che potrebbero sparire tutti in un istante, senza danneggiare l'Universo, credono che qualche dio cospiri contro di loro! Povere bestie ridicole! Finanche gli dei dell'Olimpo, che si facevano spesso vedere dagli umani, li usavano per disegni superiori. Dragonfire, che ha un karma d'importanza cosmica, non si agita neppure ora che si trova in un mondo sconosciuto, a combattere assieme a due divinità guerriere. Dovrebbe urlare contro il cielo, perché nessuno gli ha chiesto se fosse d'accordo? Ridicolo: un rettile non lo farebbe mai, e Dragonfire è un super-rettile. Il dio azzurro, che di sicuro è riconducibile alla mitologia indiana, guarda il dio barbuto, che è stato certamente adorato dai vichinghi. Il drago non ha spade, né asce, ed il dio indiano vorrebbe offrirgliene una delle sue; Dragonfire ringrazia, grato dell'onore concessogli, ma preferisce usare le zampe, la coda e specialmente la fiamma. I tre alleati finalmente sentono arrivare i nemici, che avanzano con passo pesante e rumoroso. Una prima fila di orchi armati di lance, è seguita da arcieri che iniziano a scagliare i loro dardi, sfruttando gli spazi liberi tra un orco ed il vicino. Piovono le frecce, ma è subito chiaro che nulla possono contro le verdi scaglie del drago di Evolution. Il dio nordico ed il dio indiano si muniscono di adeguati scudi, sui quali le frecce si infrangono come legnetti. Il drago colpisce la prima fila con la sua coda, e non meno di tre orchi saltano letteralmente in aria, con le armature e le ossa in frantumi. Gli dei guerrieri non sono da meno, e, sebbene non massicci ed alti come il drago, usano le loro armi con una forza che li rende degni delle leggende. Il dio indiano invidia un po' il collega nordico, che, sebbene abbia una sola arma, produce danni enormi ad ogni colpo. Il dio indiano comunque mette in difficoltà un gran numero di nemici, grazie alle sue sei braccia, che menano fendenti con armi da taglio di vario tipo. La prima linea delle forze demoniache lotta strenuamente, ma è chiaro che Dragonfire e le due divinità guerriere si stanno solo scaldando i muscoli. Ci vuole ben altro per impensierirli. Questo “ben altro” sta però avvicinandosi, e nel farlo ferisce e schiaccia i suoi stessi alleati. Gli orchi e gli arcieri non erano stati avvisati di dover affrontare nemici di fronte ed anche alle spalle, per cui abbandonano le armi e gli scudi, per potersi allontanare con la massima celerità. Il mostro è un drago rosso, che cammina a quattro zampe; è munito di ali adeguate alla sua mole, ed è lungo non meno di venti metri. Il dio nordico richiama in suo carro trainato dalle bestie volanti, e si innalza sopra il campo di battaglia. Il dio indiano trasforma tutte le sue armi in lance dall'aspetto minaccioso, ed inizia a tirarle addosso al nemico. Il drago quadrupede è molto più grosso di Dragonfire, ma non è altrettanto agile; per cui alcune lance magiche penetrano le sue scaglie, e lo feriscono. La bestia mitologica urla in maniera assordante, e carica Dragonfire, certo di poter agevolmente sconfiggere un avversario tanto più piccolo, per di più disarmato. Dragonfire scatta in avanti, sorprendendo il drago rosso; poi l'alieno di Evolution adopera i suoi possenti muscoli come farebbe Kong: saltando di numerosi metri. Il drago rosso apre le fauci, ma Dragonfire gli sferra un potentissimo pugno sul naso. Poi, atterrato davanti al suo avversario, il drago verde adopera la possente coda per danneggiargli una delle zampe anteriori. Il dio nordico coglie l'occasione per evocare il potere del lampo, che pervade dolorosamente il nemico comune. Dragonfire e le due divinità guerriere hanno messo a segno alcuni colpi molto forti, ma il drago rosso è ancora in grado di scatenare la sua fiamma terrificante. Inizia a sbattere le ali, lasciando intendere di voler attaccare dall'alto. Ma sei lance, scagliate quasi contemporaneamente dal dio indiano, trafiggono dolorosamente le membrane che dovevano consentire al mostro di ottenere una portanza aerea. Dragonfire è pronto alla mossa successiva, perché è la stessa che adotterebbe lui. Uno strano silenzio cala sul campo di battaglia; poi entrambi i draghi scatenano fiamme dirompenti. Le divinità guerriere ora comprendono appieno il motivo della presenza di Dragonfire. Solo un drago può contrastare la fiamma di un altro drago. Il campo di battaglia si illumina, e tutta la nebbia residua scompare. La temperatura dell'aria cresce in maniera insopportabile, ma nessuno dei due cede. La massa molto minore del drago di Evolution genera una fiamma di potenza almeno pari a quella dell'immenso avversario. Il drago rosso prova grande stupore, e prova ad intensificare la temperatura e la forza del getto, ma sorprendentemente è la fiamma di Dragonfire a crescere. Di fatto, divora ed assorbe l'energia che gli si contrappone. Con un'ultima impennata di forza cosmica, il drago di Evolution produce un'onda d'urto di plasma in grado di liquefare l'acciaio. Il suo nemico non rimane ustionato, essendo lui stesso una creatura del fuoco, ma l'impatto lo stordisce e lo abbatte. Il dio nordico atterra con il suo carro volante, e si unisce agli alleati. Ora tutti e tre si avvicinano al drago rosso, che è cosciente ma praticamente indifeso. Mentre i tre pensano a cosa farne di lui, l'essere inizia a smaterializzarsi. Dragonfire, grazie alla sua mente aliena, sente che il nemico è stupito quanto loro. Poco prima di scomparire, evidentemente teletrasportato grazie ad un incantesimo, il drago rosso esprime con il suo sguardo fiero l'apprezzamento di avere combattuto con tre avversari tanto potenti e leali.

domenica 1 agosto 2010

ADORATORI DEL MALE_libro 3°_93° episodio

Ugo è un omuncolo come tanti altri. Non vorrebbe fosse così, ma nella vita ha combinato poco, e quel poco lo ha combinato in maniera mediocre. Ricorda che da piccolo non gli piaceva andare a scuola, e disturbava i compagni di classe. Studiava poco o nulla; quindi, non avendo un'intelligenza degna di menzione, lo bocciarono già alle elementari. Ripetere la terza elementare non è da tutti. In famiglia, tutte bestie semi-analfabete, che preferivano percuoterlo, piuttosto che indurlo a sforzarsi di finire le scuole dell'obbligo. Comunque Ugo completò con grande fatica il corso di studi democraticamente imposti, ed iniziò a cercare un lavoro. Poca voglia di studiare, e meno ancora voglia di lavorare. Non avendo alcun titolo di studio, non ebbe modo di svolgere altro che mansioni manuali. Ma anche per quelle ci vuole intelligenza ed applicazione. Ugo, adesso che ha trent’anni, si accorge di non avere un posto di lavoro stabile, ha un reddito scarso, ed un affitto precario in una casa infestata dagli scarafaggi. Pare che finanche gli scarafaggi si prendano gioco di Ugo, correndo sulle pareti, sfuggendogli con grande perizia ed agilità. Lui però non odia gli scarafaggi, che sono gli unici a fargli compagnia. Ugo politicamente non ha una collocazione chiara, come moltissimi altri. Però vorrebbe poter esprimere giudizi sul governo e sui partiti, ma quando parla ne esce un'accozzaglia di banalità. Nessuno parla con Ugo per più di cinque minuti, perché Ugo, a detta di tutti, è un cretino. Fisicamente è magro, ma non particolarmente basso; è peloso e puzza, perché si lava poco. Quando sale sui mezzi pubblici, senza pagare il biglietto, Ugo crea il vuoto attorno a sé, grazie al fetore delle sue ascelle. Invece di cercarsi un lavoro, gironzola senza meta. Crede fermamente che in giro ci siano persone più cretine di lui: quelli che vanno a lavorare. Lui lavoricchia solo per qualcuno talmente disperato da rivolgersi ad un incapace come lui. Essendo un cretino, non si rende conto della sua collocazione sociale di quasi barbone. Prima o poi lo sfratteranno, ed i servizi sociali smetteranno di regalargli soldi pubblici. Anche i servizi sociali capiranno che con Ugo non c'è speranza. Lui però è un cretino, e se ne frega di tutto e di tutti. A dire il vero ci sarebbe qualcosa che suscita il suo interesse: le belle donne. Non quelle tipe un po' basse, con le gambe grosse ed il sedere basso. Ad Ugo piacciono quelle ragazze che escono solo nel tardo pomeriggio nei fine settimana, indossando vestiti mozzafiato, e camminano su trampoli che le slanciano verso il cielo. Ugo si farebbe volentieri calpestare da una di loro, ma si rende conto di non avere alcuna possibilità. Si vede che la cretinaggine di Ugo ha un limite. Cammina lungo il fiume, osservando da fuori tutti quei locali che finiscono sott'acqua tutte le volte che la piena alza il livello. Lui non ha mai neppure provato ad entrare in uno di quei locali, perché teme di incorrere nelle ire di qualche buttafuori poco propenso a trattare bene gli straccioni. Cammina con passo strascicato, mentre una donna bellissima veleggia verso di lui. Veleggia perché sembra che non tocchi il suolo, ed anche perché ondeggia con quel suo culetto strepitoso. Una super-donna. In momenti come questi, Ugo rimpiange di non essersi fatto una doccia. Rimpiange altresì di non indossare abiti adeguati, e di non possedere un'auto nera e veloce. Non si rende conto che, se anche fosse ricco e lavato, resterebbe sempre una bestia incapace di intavolare qualunque discussione. Adesso sì che Ugo si sente uno scarto, che neppure la fogna abbia voluto portar via. Ma ecco che il miracolo si verifica: la donna slanciata, bellissima e vestita di nero si volta verso Ugo, e gli sorride. A dire la verità, non si può dire che quella splendida creatura sia proprio vestita. Diciamo che indossa un unico indumento, fine e leggerissimo, che non si capisce come faccia a stare attaccato a quel corpo fantastico. Ugo si chiede come mai quel maledetto indumento non scivoli via, scoprendo meraviglie paradisiache. Ma lei non si limita a sorridere a quel rospo di Ugo; la fata scesa tra i mortali si avvicina decisamente ad Ugo, nonostante la puzza che promana dallo straccione. I presenti assistono all'evento con sorpresa e disgusto: possibile che la splendida creatura sia impazzita? Che soffra di una insana attrattiva nei confronti degli scarti umani? Ugo non sa più cosa pensare, specie perché i suoi occhi cercano di cogliere la frazione di secondo in cui il maledetto abito si staccherà da quel corpo. Ugo pensa che, se dovesse vedere qualcosa di ciò che il tessuto cela, potrebbe morire felice. Lei lo prende addirittura per mano, comunicandogli un sensazione di calore che non sentiva dal tempo in cui sguazzava nel liquido amniotico. Il profumo lo avvolge e lo sommerge; lui che è abituato alle puzze di pesce, di urina, di vomito e di topi morti! Tale è la potenza di quel profumo che Ugo non sente neppure più il fetore delle sue ascelle. Ed infine lei lo conduce via, sotto gli sguardi degli invidiosi, dei perplessi e dei disgustati. Gli parla, con voce carezzevole e profonda; le pulsazioni del cuore di Ugo finalmente rallentano, pur restando sopra quota cento. Lo straccione fortunato biascica qualche risposta, pur rendendosi conto di star emettendo suoni a metà tra il belato della pecora e ed il raglio dell'asino. Lui non saprebbe dire se si siano allontanati dalla riva del fiume a piedi o volando. Di sicuro non sono più lì. La sera ha lasciato posto alla notte, con i suoi insetti rumorosi e fastidiosi. Da quelle parti però i grilli, se ci sono, hanno deciso di far silenzio. Ingrid gli ha comunicato il suo nome, ed Ugo pensa che neppure sotto quell'aspetto sia possibile fare un paragone tra una fata ed un umano veramente scadente. Ingrid non cessa di sorridergli, ed Ugo si accorge improvvisamente che lei è bionda! Come diavolo ha fatto a non notarlo prima? Gli era parso che lei assomigliasse ad una bellissima cantante britannica, bruna, snella, fine in maniera esagerata. Ora lo guarda con due occhioni azzurri; ma di un azzurro talmente esteso e dilagante da fargli bollire il sangue. Per lei farebbe di tutto: organizzerebbe un attentato al premier, sperando di riuscire a tirargli addosso almeno una statuetta. Morirebbe felice, bastonato a morte dalle sue dieci guardie del corpo. Non è possibile che uno con dieci guardie del corpo, grosse ed armate, si becchi una statuetta in faccia! Quante guardie del corpo dovrebbe avere, per non fungere da bersaglio al primo cretino lanciatore di statuette? Venti potrebbero bastare? Ugo non può ovviamente rispondere a simili questioni balistiche. Fortuna che Ingrid non gli vuole chiedere di attentare al premier. Ingrid, bella com'è, imbambolerebbe tutte le guardie del corpo del mondo, eunuchi compresi. Improvvisamente Ugo si desta dal suo torpore, rendendosi conto di essere capitato in una specie di spiazzo tra rovine di case abbattute o bombardate. Se sono state bombardate, il comune finora se l'è presa con calma. Che aspettino il centesimo anniversario della fine della guerra? Del resto Ugo non sa quando è finita la guerra, e neppure di che guerra si tratti. Lo spiazzo tra le macerie è grande, ed al centro sorge un grosso macigno piatto. Mentre si avvicina, mano nella mano di Ingrid, il nostro eroe straccione fatica a mettere a fuoco la vista. Come se nuotasse in una strana nebbia. Ad Ugo finora solo una cosa era andata bene: gli occhi; perdere la vista lo getterebbe nello sconforto più nero. Come potrebbe assorbire tutta la bellezza di Ingrid? Gli servirebbero due occhi in più, tanto è stupenda. Sorpresa: Ugo ha iniziato a pensare ad Ingrid come alla sua fidanzata! Povero pazzo! Ma chi è quella donna incatenata al macigno? Ferox volta la testa, per guardare negli occhi i nuovi arrivati. La donna leopardo di Evolution vorrebbe emettere uno dei suoi versi agghiaccianti, ma i dardi narcotizzanti impiegati per catturarla non hanno ancora cessato il loro effetto. Ugo scorge in lontananza, tra le ombre, alcune figure incappucciate. Ferox è saldamente incatenata al macigno, mani e piedi, e cerca di svegliarsi del tutto. La donna leopardo non ha bisogno della luce delle torce per vedere: i suoi occhi felini stanno riacquistando la potenza originaria. Anche Ugo incomincia a vedere la luce, sebbene in maniera diversa. Ingrid non è più bionda, ma ha assunto una tonalità meno vistosa. Rimane indubbiamente una bella donna, ma adesso sembra un essere di questa Terra. Mentre l'incantesimo svanisce, la donna consegna ad Ugo un coltello dall'aspetto strano e pericoloso. Strani sentimenti attraversano il cuore dello straccione, non ultimo la convinzione di essere stato preso in giro. Ma non si è liberato completamente dalla fascinazione della strega. Per cui solleva la lama terrificante, eseguendo gli ordini di quella donna che gli ha carpito il cuore. Ma lei non vuole il cuore di Ugo: non sa cosa farsene. Vuole il cuore della mutante Ferox. Grazie al sangue versato, ed alla morte della super-eroina, Ingrid e la sua congrega vogliono rendere omaggio al Male. Non sono veri necromanti, bensì maghi neri quasi autodidatti, ma il tomo maledetto è comparso il sogno ad Ingrid, per dirle come organizzare la cerimonia sanguinosa. Ugo abbassa la lama, ma colpisce volontariamente la pietra, scalfendo leggermente la pelliccia di Ferox. L'impatto provoca una scintilla nel punto di contatto tra acciaio e pietra. La donna leopardo ha però riacquistato la voce, ed il suo verso è agghiacciante. Ugo lascia cadere il pugnale, che si conficca nel terreno. Ferox non riesce a spezzare quelle catene enormi, ma i gatti presenti tra le rovine sentono il suo grido e si mettono in moto per salvare la vita alla loro eroina. Ingrid ormai non assomiglia più ad una bellissima e disponibile pin up. L'incantesimo di dissimulazione è caduto, rivelando un volto non più giovane, deformato dall'odio. La malvagia creatura decide di eseguire lei stessa il rito di sangue, giacché l'allineamento planetario sta passando. Ingrid la strega solleva quello strano e pericoloso pugnale, ma Ugo, spinto da chissà quale senso della giustizia, cerca di levarglielo dalle mani. Però Ugo non è un uomo forte: è un relitto umano, indebolito sotto molti punti di vista. Tuttavia lotta strenuamente per salvare la creatura selvaggia incatenata al macigno. Poi accade l'irreparabile, con la lama che scivola nelle carni di Ugo. Lo straccione tornato ad essere uomo, e divenuto eroe, cerca ancora, nonostante la tremenda ferita, di fermare la mano della sua ex amata, ma la vita lo abbandona. A questo punto, un lampo di commozione attraversa il cuore selvaggio di Ferox. Subito però la pietà si trasmuta in forza super-umana, e con uno strattone terrificante strappa una delle catene dalla roccia. Ingrid, armata della sua arma insanguinata, indietreggia. Non osa avvicinarsi alla donna leopardo, che è ancora vincolata da tre catene. Ingrid non è però sola, ed suoi assistenti arrivano a darle manforte; ma non sono i soli a giungere sul luogo del mancato sacrificio. Il dispositivo di volo individuale di Kong lo ha condotto lì a grande velocità. Il grido d'allarme lanciato dai gatti è stato raccolto dai sensori cibernetici e dai poteri telepatici di Evolution. Per la super-squadra, pensare è agire. Kong si sgancia dal suo dispositivo mentre sta ancora volando ad alcuni metri dal suolo. Il craft di Kong atterra indipendentemente, mentre il possente mutante piomba come una tonnellata di mattoni in mezzo ai nemici. Per prima cosa, afferra una ad una le rimanenti catene di Ferox, ed unendo le forze le strappano con rumore di pietre distrutte. Lo scontro che ne segue non è degno di particolare narrazione: una dozzina di umani contro due potentissimi mutanti! I più fortunati tra gli adoratori del male sono atterrati dai pugni e dai calci di Kong: vivranno per raccontarlo. I meno fortunati assaggiano gli artigli della donna leopardo, con la quale al momento è impossibile ragionare, ed è sconsigliabile proporglielo. Ingrid rimane per ultima, perché così ha voluto la donna leopardo. Ferox vuole spegnere la sua vita malvagia nel luogo in cui lei ha ucciso Ugo. Non può riportarlo in vita, ma i suoi artigli tremendi vendicano nel sangue una vita che solo alla fine ha assunto un grande significato. Infine giacciono al suolo Ugo ed Ingrid, ma adesso sembra che il più bello tra i due sia lui.


domenica 25 luglio 2010

ANTICHITÀ E FOLLIA_libro 3°_92° episodio

Kong, l'uomo bestia di Evolution, è anche lo scienziato del gruppo. Massiccio e coperto di pelo, Kong è dotato di grande forza fisica ed agilità, ma la sua intelligenza creativa si nutre di se stessa, e si intensifica continuamente. Kong per rilassarsi legge di tutto, compresa la letteratura fantastica. Possiede molti libri, ma ha recentemente scoperto gli ebook, che rappresentano una biblioteca sterminata ed in continua crescita. Kong si tuffa in questo mare di testi digitalizzati, muovendosi in tutte le direzioni contemporaneamente. Si imbatte, dopo una serata passata a scoprire interessanti titoli mai sentiti prima, in un ebook di Lovecraft: “Le montagne della follia”. Kong si sente gradualmente aspirato dal libro e nel libro, e si trova a condividere le emozioni vissute dagli esploratori dell'Antartide. Il libro conta circa centocinquanta pagine, per cui il mutante bestiale di Evolution lo divora letteralmente. Durante la notte, si immerge in una narrazione che destò grande emozione quando Lovecraft pubblicò questo libro, nel primo dopoguerra. Accompagna gli esploratori nel viaggio per mare; poi sale con loro sulle slitte trainate dai cani. La missione è molto ben organizzata, e dello staff fanno parte geologi, ingegneri ed altri scienziati. Il lettore di allora e di oggi capisce che la marcia attraverso i ghiacci condurrà a grandi scoperte. Un aereo assiste gli esploratori di terra, ed è il primo a scoprire montagne altissime, forse le più alte del pianeta. Ma non è tutto, anzi è solo l'inizio. La spedizione, dopo giorni di fatica e passione, giunge ad un altopiano collocato a settemila metri. E lì gli esploratori scoprono vestigia di una civiltà completamente ignota e presumibilmente pre-umana. Scavando, gli inviati della Miskatonic University, scoprono ciò che mai si sarebbero attesi: corpi congelati di esseri che sembrano una strana sintesi tra vegetale ed animale. Si direbbe che questi esseri abitassero una grandissima città, costruita con una pietra nera, durissima e squadrata in maniera che Lovecraft definisce aliena ma anche allucinante. Kong torna al presente, riflettendo sull'enorme quantità di materiale scritto su civiltà pre-umane antichissime. Lovecraft accenna di continuo ad un libro maledetto, che contiene profezie e nefandezze senza fine. Il pensiero di Kong vola inevitabilmente al tomo di Wharl Ax, che Evolution ha estratto da una antichissima sala sotterranea. Il mutante si chiede se Wharl Ax e l'arabo pazzo abbiano avuto, secoli or sono, contatti. Che siano stati la stessa persona, o parte di un unico disegno maligno? Affrontare il sonno con simili pensieri significa incorrere in sogni non proprio tranquilli. Ecco quindi Kong che si trova ad accompagnare gli esploratori dell'Antartide. Il sogno è talmente nitido che l'uomo bestia di Evolution avverte il freddo che caratterizza quelle regioni inospitali. Kong sente anche l'aria rarefatta delle alte quote. Gli alieni congelati nel ghiaccio suscitano la curiosità dello scienziato, che ravvisa la stranezza di un organismo nato apparentemente per le profondità marine, eppure dotato di ali. Kong non lo sa, ma è il tomo di Wharl Ax ad ispirargli quel sogno. Nonostante le barriere magiche, rinnovate di continuo dalla Maga e dal dottor Occulto, il libro senziente, che si trova nella sede di Evolution, continua ad architettare aggressioni contro l'umanità. Le barriere magiche gli impediscono di colpire gli individuo che popolano la città, eppure il tomo malefico coglie tutti gli spiragli per cercare di nuocere agli eroi che lo hanno rapito dalla sua sede naturale. Kong sogna di affrontare una terribile tormenta, che uccide uomini e cani. Eppure il vero nemico non è il clima. L'agilità del mutante gli serve poco in mezzo a quella neve. Il contesto lo penalizza, ma il suo cervello è sempre attivo. Tale è la potenza del suo pensiero, che Kong forza le barriere del sogno, ricordando di avere appena letto l'ebook di Lovecraft, nel quale si narrano le gesta di una sfortunata missione umana in un luogo decisamente inospitale. Visto che non si ricorda di essere arrivato in Antartide, deduce di stare sognando. Strano che questa constatazione non azzeri il sogno, si dice Kong. Magico sarebbe il caso di dire. Gli esseri mostruosi, trovati sepolti sotto il ghiaccio vecchio di millenni, non paiono essere in grado di impensierire Kong. Neppure quando uno di essi, senza preavviso, gli si avvicina volando, o veleggiando. Il maledetto tomo di Wharl Ax gode per essere riuscito ad imprigionare l'odiato mutante nel sogno delle montagne della follia. Ma i molti tentacoli del mostro volante non reggono alla forza muscolare di Kong. Ogni tentacolo principale si divide in cinque sotto-tentacoli secondari, ed ognuno di essi si divide in altri cinque terziari. Centoventicinque sub-tentacoli provano a bloccargli braccia e gambe, ma lui si limita a strapparli alla base. Dalle mostruose ferite fuoriesce un liquido che dovrebbe corrispondere al sangue, se fosse rosso. Quella melma liquida, verde e nera cola sul ghiaccio. Il mostriciattolo volante non emette un suono, ma dispone anche di bocche piene di denti, collocate al termine dei tentacoli principali, al centro dei cinque tentacoli secondari. Una di tali bocche addenta la schiena di Kong, ma non riesce a ferire più di tanto quel corpo muscoloso e coperto di folti peli. Ora il mutante ha perso la pazienza, ed il suo pugno possente si abbatte sul corpo dell'aggressore, che però è più forte di quel che sembra. Kong colpisce con un secondo pugno, che scuote il mostro volante, e poi con un calcio di forza immane. Quella strana forma di vita perde il controllo sulla propria capacità di volare, e si schianta a metri di distanza, in mezzo ai ghiacci. I pochi umani sopravvissuti guardano a Kong come alla risposta inviata da qualche divinità benigna. Il sogno si svolge in un contesto culturale nel quale nessuno ha mai sentito parlare di super-eroi e di mutanti. Gli umani presenti nel sogno di Kong sono stati a loro volta aspirati in quella dimensione, provenienti dal loro tempo, lontano settanta o ottanta anni nel passato. Sia il mutante che gli umani sognano se stessi e gli altri, ma sono tutti esseri viventi, e non proiezioni, che potrebbero morire sul serio, se solo accadesse loro di farlo in quello stato alterato dell'esistenza. Kong e gli umani sono alleati per la vita, contro i mostri tentacolati, contro il tomo maledetto e contro qualcosa di ancora più grande, che sta arrivando loro addosso. Eppure, così come il tomo maledetto ordisce le sue trame contro Evolution, il dottor Occulto intesse la sua rete ai danni del libro demoniaco. Il tomo di Wharl Ax contiene parte dell'anima dell'omonimo monaco pazzo, e come lui tende a sottovalutare il nemico. Il dottor Occulto osserva e studia, preparando la mossa successiva. Sarebbe in grado di risvegliare Kong, ma gli umani che lui ha trovato sulle montagne della follia potrebbero morire. Quindi, la controffensiva di Evolution si concretizzerà al momento giusto, appena il nefando emulo del Necronomicon scatenerà il suo attacco principale. Kong accompagna i suoi compagni d'avventura nell'esplorazione alla città abbandonata. Come scienziato, il mutante di Evolution resta affascinato dall'abilità costruttiva attestata da quelle che dovrebbero essere rovine, ma rovine non sono. Sculture di età imprecisata attestano che gli abitanti della città erano simili all'essere che ha aggredito Kong. Umani e mutante dimenticano la strana situazione, e si immergono nell'osservazione di ciò che li circonda, per capire e memorizzare messaggi che provengono da un'antichità a dir poco remota. L'eroe di Evolution, che ha appena letto il libro di Lovecraft, comprende più velocemente dei suoi alleati che i mostri tentacolati allevarono forme di vita (gli shoggot) come bestie da soma. Sopra e sotto i mari gli antichi tentacolati edificarono costruzioni in pietra, nate per sfidare i millenni. Quando l'uomo era ancora scimmia, e prima ancora, gli antichi giunsero dallo spazio profondo, e sulla Terra lottarono con altri esseri possenti. Il dottor Occulto continua ad osservare non osservato. Il tomo di Wharl Ax giaceva in una grande sala sotterranea, circondato da statue che avrebbero dovuto proteggerlo da intrusioni. Analogamente, Kong sta ora esplorando una enorme sala sotterranea, lungo le pareti della quale si trovano raffigurazioni di mostruosità che gli umani vedono di sfuggita nei loro incubi peggiori. La spedizione si rende conto di addentrarsi in un mondo antichissimo e spaventoso. Le mitologie umane sono state sicuramente influenzate, almeno parzialmente, dagli antichi e dai loro avversari. D'improvviso, un turbine di vento spegne le torce che gli umani si erano fabbricati prima di inoltrarsi nelle profondità. Istintivamente si raggruppano attorno a Kong, la cui forza è una garanzia. Il gruppo avverte distintamente un lontano rumore, come uno sciabordio di onde oceaniche. Un lezzo di cose morte da tempo viene trasportato fino a loro. Gli antichi tentacolati pasteggiavano con piante ed animali, ma forse qualcosa mangiava loro. Una fosforescenza lontana annuncia la venuta di un essere colossale; e Kong ricorda il libro di Lovecraft ed il suo riferimento ad altre entità provenienti da golfi stellari oscuri. La Terra accolse effettivamente ondate successive di invasori. E questo si verificò fin dai tempi dei dinosauri se non prima. Pare proprio che alcuni invasori fossero decisamente immortali. Kong sa di essere prigioniero del suo sogno, ma sa anche che questo sogno contiene rivelazioni che allo stesso tempo sono preziose e terribili. Il mostro è su di loro: immenso e pieno di tentacoli. Da lui proviene la fosforescenza che consente agli esploratori e Kong di vederlo. Kong di prepara a balzare, perché è un super-eroe, e non si tirerà indietro. Il mutante tuttavia non è molto ottimista sulle sue possibilità di sconfiggere quella massa immane. Il tomo maledetto ride senza emettere alcun suono, ma un ruggito gli gela l'anima maledetta. Il ruggito lo sentono anche Kong ed i suoi amici umani. Chi lo ha emesso avanza nella stanza sotterranea, dove è giunto grazie alla magia del dottor Occulto. Kong, prima ancora di voltarsi, riconosce la voce del drago, ed il drago gli parla nella mente. Gli umani, che trovano giustamente formidabile l'uomo bestia di Evolution, crollano quasi sulle ginocchia di fronte a quella meraviglia verde e scagliosa. Dragonfire estende la sua mente, fino ad incontrare il pessimo tomo di Wharl Ax, ed il tomo capisce di avere ancora una volta perso. Il drago avanza senza timore, perché lui stesso proviene dal cosmo profondo. Il drago afferra il mostro tentacolato, che a suo tempo lottò contro i dinosauri. Kong ricorda che Lovecraft scrisse della progenie di Chtulhu: di veri mostri, superiori ad ogni demone terrestre. I tentacoli circondano Dragonfire, ma lui solleva da terra l'avversario, che pesa numerose tonnellate. I pensieri della progenie di Chtulhu sono troppo alieni finanche per il dottor Occulto, che deve rinunciare ad interpretarli. Reame del sogno o realtà che sia, il drago combatte per vincere. Neppure gli artigli avvelenati e le zanne dall'aspetto micidiale possono ferire Dragonfire. Le sue scaglie sono pressoché inviolabili. Il drago sferra una codata di potenza incommensurabile. L'impatto dimostra che il suo nemico è probabilmente privo di ossa, ma non è immune dal dolore. L'essere allucinante emette un suono indescrivibile, che narra di milioni di anni in animazione sospesa, e della sensazione di una sconfitta che considera profondamente ingiusta. In fondo l'essere è sempre stato adorato come un dio, ma Dragonfire è deciso a scacciare il mostro da quello stato dell'esistenza. La super-fiamma del drago provoca uno spostamento d'aria che induce Kong a trascinare all'esterno gli umani sconvolti. Il potere cosmico di Dragonfire ora può erompere liberamente, e colpisce in pieno la progenie di Chtulhu. La materia aliena, sopravvissuta agli eoni ed a tutto il resto, sfrigola e fuma. Regge molto meglio di tanti altri che si contrapposero a Dragonfire, ma il drago è in grado di liquefare l'acciaio più solido. Poi l'imprevisto: sebbene tutto accada nella dimensione del sogno, il sotterraneo scavato nella pietra e la sovrastante città esplodono verso l'alto, non potendo contenere quella forza senza paragoni. Il dottor Occulto, sulla Terra, comprende la gravità della situazione. Non intende sottoporre il drago ad una prova non necessaria, specie se detta prova consiste nel sopportare il crollo di un'intera città. Il libro di Wharl Ax vorrebbe opporsi alla magia del possente mutante, ma la Maga interviene a sorpresa, aggiungendo il danno alla beffa. La coscienza del tomo malvagio collassa urlando. Occulto stabilisce il contatto con Dragonfire, ed il potere del drago si unisce a quello del mago. In un battito di ciglia, Dragonfire e Kong perdono contatto con la dimensione del sogno, lasciando agli umani, sopravvissuti alle montagne delle follia, emozioni e ricordi senza pari.

domenica 18 luglio 2010

VAMPIRI E LUPI MANNARI_libro 3°_91° episodio

I lettori e le lettrici dei molti libri sui vampiri di sicuro si sono chiesti se i vampiri esistano sul serio. Solo alcuni lettori si sono domandati cosa accada ai vampiri antichi. Quindi costoro danno per scontato che i vampiri gironzolino la notte, mentre quasi tutti gli umani dormono. I vampiri centenari e forse millenari cacciano nei vicoli, come i vampiri più giovani? Oppure hanno acquisito poteri ed abitudini che li rendono meno fastidiosi per il genere umano? E cosa capiterebbe se, in una società vampirica ordinata e discreta, si formasse un gruppo che sfugge al controllo degli antichi? D'estate, molti cantanti organizzano concerti all'aperto, che attraggono migliaia di giovani. Di solito, il numero dei presenti a questi concerti all'aperto garantisce che nessun teppista infastidisca seriamente i componenti più deboli del branco. Il genere umano, credendosi al vertice della catena alimentare, sopperisce alla mancanza di predatori esterni predandosi da solo. Ragazzine escono tranquillamente la sera, poiché i genitori si fidano degli organizzatori degli eventi. Un gruppetto di drogati però se ne frega di queste considerazioni ottimistiche, e si reca al concerto all'aperto per dare prova delle proprie cattive intenzioni. Le tre amiche si sono accorte di essere seguite da una certa marmaglia. Si avvicinano maggiormente al palco, contando sul fatto che difficilmente i brutti ceffi oseranno farsi sotto. Tuttavia i drogati sono imprevedibili, e questi seguono le tre ragazze, e le raggiungono. Iniziano a provocarle, con parole e spinte, suscitando la reazione delle ragazze. Sfortunatamente per i teppisti, i giovani presenti al concerto non sembrano propensi a sopportare la loro idiozia. Alcuni discretamente muscolosi si frappongono tra le ragazze ed i loro inseguitori, e li invitano a desistere. Visto che i drogati insistono, i guardiani estemporanei li spintonano in maniera convincente, così da indurli ad andarsene. I fuori di testa starnazzano, ma si allontanano per evitare un confronto fisico. Non si accorgono di essere seguiti a loro volta, da tizi dall'aspetto ben poco rassicurante. Giunti ai margini della folla assiepata per il concerto, i drogati divengono preda della loro pulsione primaria. La tossicodipendenza si erge come mezzo e come fine di un'intera esistenza. Ciò che i teppisti non sanno è che la loro esistenza potrebbe volgere al temine, ma non per colpa della droga. I tizi dall'aspetto poco rassicurante sono infatti succhiatori i sangue appena trasformati. Così come i drogati, questi vampiri hanno in mente solo una cosa. Devono bere sangue, perché il loro organismo mutato lo richiede. I drogati potrebbero disintossicarsi, i vampiri no. Non sono demoni. Sono stati infettati, e l'infezione sta mutando il loro organismo. Non sanno che il vampirismo può essere trasmesso anche come mutazione genetica. Ciò che differenzia i vampiri nati da quelli acquisiti è anche la disciplina: i primi sono addestrati a convivere con la loro natura. Qualcuno ha invece abbandonato a se stessi questi vampiri acquisiti, dopo averli trasformati. Un succhiatore di sangue centenario sta osservando questi eventi, grazie alle facoltà telepatiche che ha acquisito nei secoli. Si rende conto che lasciare in circolazione dei giovani pazzi vampiri equivale a rivelarsi agli umani. Significherebbe una guerra senza esclusione di colpi, in quanto gli umani sopportano male le zanzare, figuriamoci come reagirebbero se sapessero dell'esistenza di esseri che di sangue di mammifero bipede ne succhiano molto di più. Intanto i vampiri neonati hanno circondato i drogati, pronti a bere il loro sangue malsano. Non si rendono conto che diverrebbero a loro volta tossicodipendenti. Sono decisi ad uccidere per nutrirsi, ma non hanno tenuto conto che nei boschi a volte si aggirano altri esseri che gli umani considerano mostruosi. Specie durante la luna piena, i licantropi ululano e corrono. Per qualche motivo, i licantropi odiano i vampiri, ed i vampiri odiano i licantropi. Quindi non è per salvare i drogati che i licantropi escono dal bosco, ed assumono la posizione di battaglia. L'assunzione di droga ha rimbambito notevolmente i teppisti, ma non al punto di non capire di essere nei guai. Provano a scappare, ma uno di loro è assalito da un succhiatore di sangue, che gli affonda le zanne in una spalla. Qualunque cosa si dica o si scriva, non è facile prosciugare un umano di tutti i suoi circa cinque litri di sangue. Bisognerebbe morderlo in diversi punti del corpo, ed impegnarsi per parecchio tempo. C'è invece il rischio che l'umano morsicato dal vampiro rimanga infettato. Non diventerebbe automaticamente un non morto. Men che meno un principe della notte. Probabilmente l'agente virale provoca effetti deleteri nell'organismo aggredito, mille volte contro una. Inoltre, ammesso che l'organismo infettato regga e si trasformi, la psiche può barcollare non poco. Subito due licantropi saltano addosso al vampiro, buttando a terra lui e l'umano, che in quel frangente si chiede per quale motivo non sia rimasto a casa, a guardare la tv. La zuffa è totale, e questa volta alcuni tra gli onnipresenti telefonini lanciano i loro richiami, affinché le forze di polizia accorrano. Quello che, tra i vampiri neonati si atteggia a capo banda, si sente improvvisamente afferrare da una mano possente. Un grosso braccio lo solleva, come fosse senza peso, poi, visto che lui continua a divincolarsi, un pugno altrettanto grosso lo colpisce con forza dirompente. Vlad, il succhiatore di sangue centenario che osserva la scena grazie alla telepatia, è sorpreso ma anche sollevato per quell'intervento inaspettato. Altri licantropi e vampiri continuano la zuffa, ma Kong non è solo, ed artigli formidabili scavano profonde ferite nelle carni paraumane. Ferox li squadra tutti e sorride a suo modo, come ad invitarli a proseguire. Ovviamente lei si sentirebbe autorizzata a rispondere per le rime e con gli interessi. Lupi e succhiatori non sono così ignoranti delle cose del mondo da non riconoscere due super-eroi di Evolution, per cui scelgono la discrezione della fuga, ma non prima di essersi minacciati di prossimi sfracelli. Vlad pensa a come contattare Evolution, visto che i vampiri neonati rappresentano un problema forse troppo grande per le energie della comunità dei vampiri purosangue. Vlad e due suoi fedeli quella notte stessa si recano alla base di Evolution. Che ci vadano di notte è scontato, essendo fotosensibili. Che ci vadano non invitati è un punto dolente. I vampiri sono naturalmente molto silenziosi, e posseggono altre attitudini per passare inosservati. Peraltro, nella base di Evolution non mancano i dispositivi di rilevamento super-sofisticati. Vlad ed i suoi assistenti utilizzano i loro poteri per aprire le porte chiuse elettronicamente. Il dottor Occulto sta già leggendo le loro menti antiche, che sono più complesse di quelle umane, ma solo per le centinaia di anni d'esistenza. Vlad probabilmente si accorge di seguire una pista subliminale, ma non è lì per attaccar briga. L'incontro tra i vampiri purosangue ed Evolution avviene in uno dei grossi saloni dell'edificio. Occulto ha voluto grandi spazi all'interno della sua base, in modo che i suoi adepti possano adoperare al massimo i loro poteri. In particolare, tutti i piani sono alti cinque metri, per non ostacolare Dragonfire, e per consentire a Kong di balzare in alto ed in avanti. La Maga è accompagnata da Ferox e da Fulminatore. I tre super-eroi fronteggiano con i vampiri purosangue in un insolito confronto ispirato alla reciproca comprensione. Vlad ammette di non poter più garantire per tutti i vampiri che afferiscono al suo territorio. Un gruppo di rivoluzionari pretende infatti di guidare i succhiasangue in una guerra santa contro umani e licantropi. Vlad rivendica la bontà della sua politica, basata sulla discrezione. Ci sono molti modi di procurarsi il sangue, non ultimo quello di comprarlo. Invece Brutacus il restauratore ritiene che umani e vampiri siano nemici naturali, e che i vampiri debbano trattare gli umani come gli umani trattano le bestia da allevamento. Vlad ed il suo gruppo hanno impiegato i secoli della loro esistenza a studiare ed a riflettere. Prima che Brutacus si facesse avanti, tutti pensavano che i vampiri fossero una leggenda. Ora ogni tanto corpi dissanguati vengono trovati nei vicoli, e le voci corrono. Il dottor Occulto, come suo solito, non è presente fisicamente, ma sovrintende dal piano astrale. Occulto interroga il libro di Wharl Ax, anche se il tomo maledetto oppone resistenza. Il dottor Occulto è sicuro che esistano profezie riguardanti una crisi nella società vampirica. Il libro, che possiede una precisa vocazione per il male, non vuole cedere l'informazione. Ma non ha tenuto conto della presenza di Dragonfire, che esce dall'ombra e si avvicina con fare a dir poco minaccioso. Dragonfire solleva il grosso tomo, che per lui è una piccola e fragile cosa. Il libro non osa reagire in alcun modo, ora che si trova tra le grinfie del possente alieno. Occulto ripete la domanda, e questa volta il tomo scritto dal monaco pazzo risponde. Il libro di Wharl Ax certo sa che sarà Dragonfire a distruggerlo, ma l'assenza di altri dati è peggio della trasparenza. Quando accadrà? Esiste un modo per evitare che la fiamma del drago incenerisca il libro senziente? Sarà proprio Dragonfire a guidare i vampiri purosangue al covo del loro nemico. I vampiri si ritengono fonte di ogni paura, ma di fronte alla possanza del drago rivedono la loro convinzione. Brutacus il maledetto, così si fa chiamare, ha organizzato un festino a base di sangue umano fresco: stupidotte mezze ubriache, prelevate all'uscita di varie discoteche. L'alba è ancora lontana quando Vlad ed i suoi si avvicinano ad un capannone apparentemente abbandonato. La Maga segue la traccia elaborata dalla Navigatrice. Ferox annusa innervosita gli odori emanati dai vampiri, alleati e non. Vlad ed i suoi la guardano con rispetto, rendendosi conto di avere a che fare con un essere formidabile, come e forse più di loro. Il drago torreggia su tutti, e non esprime giudizi sui vampiri buoni o cattivi. Dragonfire strappa l'intera parete metallica, producendo un clangore notevole. Brutacus è grosso per essere un vampiro; i suoi sgherri sono probabilmente vampiri prodotti per contagio. Cervelli praticamente in pappa, ed aggressività al massimo. La battaglia inizia quando Vlad estrae la spada e si scontra con il suo rivale, che risponde con un'ascia. Ferox combatte spalla spalla e schiena contro schiena con le guardie del corpo di Vlad. I tre non si fanno spaventare dal numero considerevole dei vampiri neonati. Non essendo possibile sovvertire l'infezione maligna, bisogna ucciderli. Ferox non si fa pregare, ed è la più brava a tagliare le gole ai succhiasangue malvagi. Le guardie del corpo di Vlad adoperano spade, dimostrando di possedere una maestria acquisita nei secoli. Spadaccini formidabili, contro una marmaglia urlante e vociante. Vlad e Brutacus si equivalgono, sebbene il secondo abbia in qualche modo intensificato la propria massa corporea. La Maga capisce che la debolezza di Vlad sta nel non essersi trasformato in un mostro, come invece sta facendo il suo più giovane avversario. Vlad non mente quando asserisce che la sua politica è la convivenza pacifica. Comunque l'antico vampiro civilizzato continua a reggere bene lo scontro. Terzi incomodi, ecco arrivare alcuni licantropi, che evidentemente stavano cercando per proprio conto la banda dei vampiri neonati. La battaglia è persa per Brutacus, dato che i lupi mannari attaccano con precisione, e con forza affondano le loro zanne nelle gole dei nemici. I licantropi ululano nella frenesia, ed ai vampiri purosangue sembra strano combattere assieme a loro e non contro. Il drago non è ancora entrato nella bolgia, ma ora che vede in difficoltà Vlad agisce con velocità sorprendente. L'antico vampiro è scivolato sul sangue che scorre a fiumi. Il suo nemico non conosce cosa sia l'onore, e scatta per ucciderlo con la sua grossa ascia da battaglia. Braccio ed ascia vengono però bloccati in movimento da una forza senza paragoni. Dragonfire blocca il braccio del vampiro malvagio, usando una sola zampa. Brutacus ringhia, ma è solo frustrazione. Dragonfire risponde scagliandolo contro ed attraverso un muro di mattoni. Il restauratore degli antichi costumi dei succhiasangue è a dir poco stordito dall'impatto fortissimo. Le guardie del corpo di Vlad accorrono al suo fianco, e lo aiutano a rialzarsi. I licantropi hanno formato un sodalizio con Ferox, e stanno facendo piazza pulita di tutti i vampiri neonati. La battaglia è durata pochi minuti, ed è praticamente conclusa. Il principe dei vampiri purosangue solleva la propria spada, per salutare Dragonfire ed Evolution, ringraziandoli per il loro valore. Vlad è sempre più convinto che i vampiri purosangue, in grado di accoppiarsi e riprodursi tra loro, non siano troppo differenti dai mutanti. Ed ora sta guardando con occhi diversi anche i nemici di sempre: i licantropi. Chi invece sfugge alla sua comprensione è quel possente drago verde, che gli ha salvato la vita, e forse ha impedito una guerra civile contro gli umani.