mercoledì 27 febbraio 2013
AGENTI DEL CAOS_231° episodio
La piazza è gremita da una moltitudine di quasi tutte le età. Ci sono i giovani, che quest'anno voteranno per la prima volta. Ci sono quelli che potrebbero essere i loro padri ed anche quelli che potrebbero essere i loro nonni. Insomma, tre generazioni in piazza, in attesa che il predicatore sputasentenze arrivi. Tutti i presenti sanno che sparerà a zero su tutto e tutti. Le istituzioni fanno schifo, la politica fa schifo, le banche peggio. Gli entusiasti radunati sotto il palco in effetti non hanno mai sentito il loro oratore parlare bene di qualcuno, eccetto che di se stesso. Non è difficile peraltro raccontare, o meglio ricordare, che quasi giornalmente i media riportano di scandali politici. Tesorieri di partito, che si comprano ville al mare. Presidenti di Regione, che si fanno pagare sontuose vacanze da amici, ai quali poi restituiscono favori con appalti pilotati. Banchieri che negano i mutui ai cittadini, ma riciclano i proventi della criminalità organizzata. Occorre chiarire che in piazza, ad ascoltare quel particolare urlatore, ci vanno quelli che vogliono soffrire, giacché non è possibile uscirne bene, dopo un tale bagno di malanimo. Quella specie di santone, con tanto di barbetta bianca, trova però credito ovunque vada. Anzi, si stima che potrebbe veramente buttarsi in politica. L'unica cosa che lo blocca è la paura di fare un partito politico. Significherebbe organizzare congressi, rispondere alle domande dei delegati e dei giornalisti, non avere sempre l'ultima parola. Il tizio con la barbetta bianca invece vuole proprio quello: parlare, o meglio gridare, senza alcun contraddittorio. Eccolo: finalmente fa il suo ingresso nella piazza. Il servizio d'ordine tiene indietro quelli che vorrebbero toccarlo, abbracciarlo, baciarlo, e chissà cos'altro. Lui è nazional-popolare, ma solo perché parla al popolo. In realtà, non sopporta quegli straccioni lì sotto. Gli servono e li usa. Preferisce frequentare gente del suo rango, non disoccupati, licenziati, studenti che non studiano, donne brutte, uomini grassi, bambini con i brufoli. Appena può l'oratore da piazza diventa un personaggio distinto, vestito con abiti di marca; non come quelli che adopera per fare scena. Lui è un agente del Caos, ma sarebbe inutile dirglielo. La sua cultura è pura memorizzazione di frasi fatte, con uscite ad effetto. Prima di iniziare questo lucroso business era un comico avviato sul viale del tramonto. Poi è stato contattato da un promotore d'immagine, apparentemente normale, ma decisamente superiore alla media. Neppure i miliardari politicanti ne hanno di simili. L'oratore ex comico non ci trova alcunché di strano, perché il suo ego è molto più grande della sua statura fisica e psichica. Il suo promotore d'immagine gli tira i fili, e lui balla meglio di una marionetta, di quelle dei teatrini da strada. Il dottor Occulto non è lì con il corpo fisico, e neppure con il suo corpo astrale. Osserva la scena da enorme distanza, grazie alla formidabile commistione tra magia e telepatia. Grazie alla sua disciplina, il potente mutante disloca una parte della sua intelligenza in uno stato dell’esistenza precluso alla gran parte dei viventi. Solo i maghi superiori, le divinità e gli alieni che hanno trasceso la carne hanno infatti accesso al Nesso tra gli Eventi. Il dottor Occulto si trova fisicamente sul cacciatorpediniere di Evolution; contemporaneamente visiona ciò che avviene nella piazza ed anche la storia umana da un punto di vista trascendente. Gli è chiaro della ciclica comparsa sulla scena degli eventi di nichilisti arruffapopolo, dotati di un potere a loro stessi ignoto. Detti agenti del Caos nascono all’interno di qualunque etnia, in qualunque tempo. Come se la Natura dovesse ogni tanto generare i semi della distruzione della cultura e della civiltà; forse per evitare che la civiltà progredisca troppo. Occulto vede dieci, cento, mille di questi agenti del Caos. Li vede tutti all’opera, in dieci, cento, mille contesti diversi eppure uguali. Fanno leva sulle passioni più infiammabili. Neppure loro sanno come, eppure parlano alla parte meno sviluppata del cervello umano. Non al cervello rettile, perché simili arruffapopolo tra i serpentoidi avrebbero vita breve. Stritolatore ed il suo popolo mangerebbero a colazione certi sbraitatori. Occulto sa che il Caos evocato ridesta la scimmia mai del tutto esorcizzata. Quello stupido animale urlante, volgare, violento, insopportabile, sporco e cialtrone, che gli uomini civili dovrebbero aver scacciato lontano. La parte del dottor Occulto che si trova nella piazza registra i flussi emozionali di pancia, non di testa. Argomenti tutti sommato stupidi, che però fanno presa nei piccoli cervelli dei pigri. L’arruffapopolo una volta faceva ridere mille persone, ma ora ne induce alla rabbia cento volte tante. Per il capo di Evolution non ci sono dubbi: il caos, quando si scrive con la maiuscola e diventa Caos, non è una svista. Non è colpa della chimica delle cellule umane. Non sono le proteine ad impazzire, come quando supportano lo sviluppo del cancro. Il Caos è preordinazione. L’arruffapopolo ha trovato un terreno fertile, ma non è tutta farina del suo sacco. Chi c’è dietro di lui? Chi ha concepito di creare una setta, che funga da partito politico senza esserlo? Dietro tutto ciò si nasconde un’intelligenza che agisce nel medio e lungo periodo, per evitare di lasciare tracce raccoglibili dai comuni umani. Alcune menti superiori percepiscono il pericolo di quella destabilizzazione, ma non hanno il potere di agire. Il dottor Occulto scandaglia il passato, ipotizza il futuro ed assieme analizza il presente. Quasi nessuno si chiede come mai taluni soggetti, che sono gli agenti del Caos in questione, possano reggere uno stress enorme senza crollare. Parlano in due o tre piazze al giorno, per un mese o più. Un dispendio di energia sconvolgente, specie se si considera che il Caos non sempre impiega soggetti giovani. Un famosissimo arruffapopolo riuscì finanche a farsi eleggere democraticamente dittatore. Un controsenso, ma accadde! Poi il dittatore scatenò un conflitto in nome della gloria nazionale, che distrusse anche la nazione medesima, e lo sciocco popolo che lo aveva eletto. Quello di oggi non è pericoloso come quello di ottanta anni fa, ma riuscirà a condurre in parlamento suoi emissari, che neppure sanno di servire il Caos. Anche adesso sta plagiando anime fin troppo semplici, e sensibili alla pancia. Le forze che lo manipolano non hanno fretta. Distruggeranno l’economia, il lavoro, la coesione sociale, se non saranno ostacolate. Evolution però si contrapporrà all’entropia, perché questa è la sua missione. Il bagno di folla dura ormai da due ore, con insulti in crescendo. Sembra infatti che, quando l’economia non funziona, la gente più scema sia felice di sparare sul pianista. Sfasciare per il gusto di vedere fino a che punto si possa precipitare. Quelli che stanno uscendo dalla piazza assomigliano un po’ a quelli che, decine di anni fa, credevano che la rivoluzione dovesse scoppiare di lì a poco. Cosa immaginavano che sarebbe successo? Di certo molti rivoluzionari di allora e di adesso sognavano e sognano di irrompere in casa di qualche loro nemico, per sacrificarlo sull’altare di un bagno di sangue “purificatore”. Il dottor Occulto invia Kong e Ferox ad osservare da vicino quel profeta dell’entropia. I due mutanti, caratterizzati rispettivamente dalla forza delle grandi scimmie e dall’attitudine alla caccia dei felini delle foreste, aggirano facilmente le guardie poste a guardia della villa del losco figuro. Buon per le guardie che non si siano accorte del passaggio di Ferox, che non avrebbe dato loro il tempo di lanciare l’allarme. Kong, sebbene sia più grosso della collega felina, si muove quasi altrettanto silenziosamente. Grazie alle indicazioni della Navigatrice, sanno dove trovare il profeta di sciagure. La villa è grande, quindi fare quel mestiere deve necessariamente comportare dei corposi ritorni economici. Nel suo studio, l’urlatore della piazza si confida con il suo consigliere, che, per ammantarsi di un’aura quasi mistica, si è fatto crescere una lunga barba. Il guru barbuto è una specie di coach, che motiva il suo atleta. A Kong e Ferox pare che anche lui sia sostanzialmente umano. I due super-eroi sono quasi delusi di non aver incontrato un nemico adeguato ai loro mezzi. Non possono certo prendere a calci quei due cretini, che chiacchierano di elezioni ripetute più volte, come se la nazione potesse permettersi di sprecare risorse economiche. L’istinto della donna leopardo l’avvisa di voltarsi in fretta. Ferox agisce senza chiedersi il perché di quella sensazione d’allarme. Ogni guerriero impara infatti a fidarsi delle proprie percezioni sottili, o cambia mestiere. Una lancia solca l’aria notturna, e si conficca profondamente nei mattoni del muro della villa, al quale sono aggrappati Kong e Ferox. Un guerriero dalla pelle scura, molto alto, si accinge a scagliare una seconda lancia. Adesso però i due membri di Evolution sono pronti; l’uomo bestia afferra la lancia al volo, con noncuranza. Il guerriero dalla pelle scura è impressionato da quella dimostrazione di forza, ma Ferox gli è già praticamente addosso. Artigli pronti a sbranare in diversi modi. Reazioni più veloci del pensiero cosciente, dettate da istinti antichissimi, aiutati da un costante allenamento. Nessun umano ne uscirebbe vivo, ma forse l’avversario di Ferox non lo è. Infatti schiva seppur a fatica il fulmineo attacco. È sopravvissuto, ma non ha ancora recuperato l’equilibrio. Una frazione di secondo dopo, il pugno di Kong lo colpisce ad una spalla. Se fosse stata la testa del guerriero a subire l’impatto, sarebbe quasi certamente svenuto; invece si rotola dal dolore, reggendosi un braccio inutilizzabile. Due grossi cani sbucano dai cespugli, digrignando le fauci bavose. Non sapendo cosa rischiano, puntano alla gola dei due mutanti di Evolution. Ferox rinfodera gli artigli, non volendo recare troppo danno a due animali convinti di difendere la dignità ed il territorio del loro branco. Un cane si stacca da terra, sospinto dalle zampe posteriori. In questa frazione di secondo è particolarmente vulnerabile ad un pugno che la donna leopardo gli infligge sotto le costole. L’altro cane impatta contro un muro di muscoli ed ossa durissimi. Kong gli è andato incontro, come un gorilla che giocasse al rugby. Rumore di ossa incrinate, ed i cani sono fuori gioco. Ferox e Kong devono però allontanarsi dalla villa, giacché il rumore prodotto dal combattimento ha richiamato l’attenzione dell’arruffapopolo. Il teletrasportatore della Vae Victis trasferisce pertanto a bordo l’uomo bestia e la donna leopardo. Di uno spionaggio di tipo differente si occupa Galadriel, il super-computer che Kong ha programmato per svolgere indagini sui serial killer. Al dottor Occulto risulta infatti che l’arruffapopolo ed il suo amico guru controllino quella specie di chiesa che hanno creato per mezzo di una rete informatica di prim’ordine. Il portavoce di quel non partito risponde a tutti i suoi supporters, con solerzia; ma, dato il numero delle interazioni, non potrebbe riuscirci neppure se rimanesse sempre on line. Di che si tratta allora? Di un call center molto specializzato? Quanti sono i dipendenti della setta, e come sono pagati da chi sbandiera di essere contrario ai rimborsi ai partiti politici? Galadriel indaga con una passione che le deriva dall’essere un super-computer senziente. Su un altro fronte, il corpo astrale del capo di Evolution viene ora minacciato da un colosso assolutamente mostruoso, provvisto di numerosi tentacoli ed altri arti minacciosi. La Maga abbandona il suo corpo fisico per aiutare il capo di Evolution a controbattere un aggressore non del tutto inaspettato. L’indagine del dottor Occulto sulla destabilizzazione operata dall’arruffapopolo ha infatti scatenato una ritorsione nei suoi confronti. Il mostro è certamente una creatura del Caos, giacché muta continuamente sembianza. Ciò potrebbe costituire un problema per un combattente meno abile della mutante come la Maga. Lei non aspetta che il nemico faccia la prima mossa, ma lo penetra con alcune proiezioni di forza psichica. Sta cercando di capire dove il mostro abbia il cervello, ammesso che ne sia provvisto. Può altresì darsi che quella abominazione mutaforma non abbia alcuna consapevolezza di sé, ed attacchi obbedendo ad ordini esterni. Il dottor Occulto ritiene che i suoi incantesimi potrebbero avere un maggiore effetto delle lance psicocinetiche della sua allieva, ma la soluzione migliore sarebbe la forza bruta. Dragonfire ode l’invito del fondatore di Evolution, ed accetta volentieri di raggiungere con il suo corpo astrale i due amici in difficoltà. Il corpo fisico del drago diventa come una statua di pietra, praticamente inviolabile. Dragonfire aggredisce senza esitazione il mostro, che lo avvolge con i suoi tentacoli. Tenta altresì di morderlo e di graffiarlo, ma invano. Tutti gli attacchi scivolano sulle scaglie, che sul piano astrale sono indistruttibili come sulla Terra. Il drago solleva il mostro con facilità; la mancanza di cervello non impedisce all’avversario di Dragonfire di cercare l’ennesima trasformazione. Non riesce però a farlo in tempo; non prima che la super-forza dell’alieno lo scagli lontano. In un impeto di rivincita, o forse di cieca obbedienza, il mostro diventa una moltitudine di serpenti, che spalancano le loro fauci velenifere. Vista l’insistenza, a Dragonfire non resta che infliggere il colpo di grazia con la sua super-fiamma. Che siano distinte forme di vita o altro ancora, tutti i serpenti prendono fuoco come fossero cosparsi di petrolio. Adesso non possono più trasformarsi; bruciano e puzzano mentre si disintegrano, come se questo non avvenisse sul piano astrale.
giovedì 21 febbraio 2013
IL DIVERSIVO DI UGLUX_230° episodio
In pieno deserto, un cacciatorpediniere giace arenato e parzialmente affondato nelle sabbie. Il nome della Nave è Vae Victis, cioè "Guai ai vinti", ed ha condotto il super-gruppo mutante Evolution in un viaggio attraverso gli oceani dimensionali. Come sia accaduto che il vascello da guerra abbia attraversato le barriere tra i diversi piani dell'esistenza non è dato saperlo. Come non è noto il motivo ed il modo per i quali la Vae Victis sia pervenuta in quel deserto. Il punto è che Evolution l'ha trovata, e si sono piaciuti a prima vista. La Vae Victis, come quasi tutti i grandi manufatti umani, ha un'anima, che deriva dalla dedizione degli uomini che su di essa hanno servito una causa più grande della loro stessa vita. Progressivamente questa anima è diventata sempre più grande e cosciente di sé. Al suo interno ferve l'attività dei mutanti Kong, Ferox, Fulminatore, Maga, Navigatrice, Nancy e del drago alieno Dragonfire. A dire il vero, lui preferisce stare sul ponte del cacciatorpediniere, a contatto con la natura. Peraltro, essendo alto tre metri e pesante settecento chili, Dragonfire avrebbe difficoltà a muoversi nei corridoi studiati per gli esseri umani. Sulla Vae Victis è custodito lo scettro di Uglux, che Evolution sottrasse al mutaforma di pari nome. Grazie allo scettro di Uglux, Ferox, la donna leopardo, e la detective Lucrezia sono entrate in simbiosi. Ferox può assumere sembianze umane, mentre Lucrezia ha ottenuto dei super-poteri felini, secondi solo a quelli di Ferox. Uglux, uno dei primi nemici di Evolution; ha combattuto diverse volte assieme a Maschera di Ferro, ma hanno sempre perso. Oggi Uglux vuole rimettere le mani sullo scettro, per incrementare i suoi poteri. L’esperienza gli ha insegnato ad evitare scontri diretti con Dragonfire, ma anche con i quattro mutanti del super-gruppo. Uglux non è un fuori di testa come Maschera di Ferro, quindi il suo ego non soffre quando decide di agire d’astuzia. Invece di cercare di salire a bordo della Vae Victis, il mago mutaforma chiamerà fuori quello che fu il suo scettro. C’è ovviamente il rischio concreto che il dottor Occulto, fondatore e capo di Evolution, avverta l’insolita attività di quell’oggetto di grande potere. Uglux deve quindi organizzare un diversivo, che allontani dalla nave i super-eroi, e distragga il loro capo telepate. Un dirottamento potrebbe servire a tale scopo. Quando si parla di dirottare, si pensa solitamente ad un aereo, sul quale siano saliti dei terroristi che minacciano di farlo precipitare. Maledetti dilettanti! Il bersaglio del mago mutaforma è viceversa una nave da crociera, di quelle che trasportano migliaia di persone, in una situazione di grande comfort. La compagnia armatrice di quella nave continua sorprendentemente a fare grossi affari, nonostante un anno fa un suo stupido capitano abbia arenato uno di quei giganti del mare. Morirono decine di persone, e la nave è ancora incagliata, ma la percezione della realtà degli umani è molto lontana dalla perfezione. Una città galleggiante, come dice la pubblicità. Solca i mari, certa di poter affrontare ogni condizione climatica, specialmente perché le crociere si svolgono preferibilmente nella bella stagione. Motori potenti, tenuti d’occhio da addetti dotati di grande professionalità. La navigazione è controllata da apparati molto sofisticati, per evitare collisioni, secche e scogli. Il computer di bordo è stato programmato per non accettare le disposizioni del capitano, o di un suo sottoposto, qualora pregiudichino la sicurezza del vascello. L’incidente citato ha insegnato qualcosa. Uglux ha però pensato ad un differente tipo di disguido. Alcuni suoi mercenari hanno infatti sabotato pesantemente l’impianto elettrico della nave. Quando le cariche esplodono, anche le centraline elettroniche vanno in tilt. Il viaggio prosegue, ma i disagi per i passeggeri sono solo all’inizio. Sugli aerei di linea i passeggeri viaggiano in centinaia, sulle navi da crociera in migliaia. Come diversivo è preferibile la nave, perché non è necessario colarla a picco, e le persone da sottoporre a vessazioni sono molte di più. Invece di tenere sotto tiro le hostess, i mercenari di Uglux hanno interrotto l’erogazione dell’aria condizionata. Invece di picchiare i piloti, hanno inibito gli impianti di refrigerazione. Invece di fare saltare un motore, hanno sabotato gli impianti dell’acqua calda. Nel giro di poco tempo, le migliaia di passeggeri si trovano a sudare, a puzzare, a non potersi fare una doccia calda, e forse neppure una fredda. La grande nave si trova nell’oceano, a centinaia di miglia dalla costa più vicina. Viene tracciata una rotta di avvicinamento, ma occorrerà molto tempo, giacché la navigazione dovrà avvenire praticamente a vista. La gente inizia a protestare, ma ci vuole ben altro per portare l’enorme natante in porto. Arrivano tre grossi rimorchiatori, per trainare e spingere quella montagna di metallo. L’aggancio è veloce e ben fatto, ma il moto è poca cosa, rispetto alla velocità di crociera usuale. Come previsto da Uglux, Evolution interviene in aiuto delle migliaia di gitanti trasformati in profughi. Kong guida il velivolo multifunzione da lui stesso progettato, in grado di atterrare e decollare in verticale. Oltre a Kong, a bordo ci sono Fulminatore, Maga e Ferox. Spetterà al mutante elettrico ripristinare, se possibile, molte delle funzionalità di bordo sabotate. I quattro mutanti non sanno del sabotaggio, ma non lo escludono. Kong viene condotto dal capitano della nave nella sala computer. Fulminatore lo accompagna, dato che dovranno lavorare in team. Maga e Ferox invece indagano sulle responsabilità umane. Per la mutante telepatica non è un problema accertare la verità, dissimulata dalle parole. Ferox scruta con attenzione i passeggeri e l’equipaggio; loro si mantengono ad una certa distanza, percependone la pericolosità. La donna leopardo fiuta l’odore della paura, come tutti i felini. Peccato che in quelle condizioni igieniche quella esalazione sia coperta da altre più pesanti e fetide. Le due investigatrici stanno quasi cercando un ago in un pagliaio, ma solo per quanto riguarda le persone. Non è infatti difficile trovare dove siano state fatte deflagrare le cariche che hanno ridotto la nave in quelle condizioni. L’olfatto di Ferox cataloga facilmente l’esplosivo di provenienza militare, accessibile peraltro ai soldati mercenari. Le mutanti ipotizzano di portare a bordo il Lupo Nero, il cui olfatto è impareggiabile; ma il caos prodotto dalla sua presenza sarebbe ingestibile. Durante la notte, la Maga lascia vagare la sua percezione estesa su tutta la popolazione di bordo. Localizza una piccola traccia, ma le interferenze sono numerose. Ferox vaga sui ponti, arrampicandosi dove gli umani non riterrebbero possibile farlo. La sua vista notturna tiene d’occhio persone e gruppi, per cogliere qualche aspetto interessante. La conoscenza informatica di Kong lotta contro in torpore che ha colto i computer di bordo. Danni all’hardware si ripercuotono sul software; il genio inventivo dell’uomo bestia deve appunto aggirare le componenti inutilizzabili. Il cervello umano si comporta così, quando guarisce da ferite anche gravi. Gli sforzi di Kong ottengono infine di attivare una risposta da parte dei computer, che tornano lentamente a vivere. Con un’efficienza ancora inferiore alla metà, la grande nave adesso abbisogna di un’iniezione di potenza pura. Questo è il campo di Fulminatore. Il suo controllo sull’energia che emette è sempre in aumento. L’elettricità, che potrebbe bruciare i circuiti delicati appena risvegliati, li sprona con dolcezza e decisione. A bordo tutti si accorgono che la nave sta riprendendo a vivere. Anche i mercenari, che finora sono rimasti nascosti. Sono stati pagati da Uglux, ma non lo conoscono. Ci tengono però a mantenere alte le loro quote di successo. Peccato per loro che questo uscire allo scoperto li renda visibili alla Maga ed a Ferox. Il mago mutaforma Uglux frattanto lancia un attacco verso la Vae Victis. Si tratta di un incantesimo che avvolge lo scettro che lui desidera recuperare. L’attenzione del dottor Occulto è quasi completamente rivolta ai suoi mutanti, che stanno risolvendo la crisi sulla nave da crociera. Il dottor Occulto è il più potente telepate della Terra, ma a quanto pare il diversivo di Uglux funziona. Il piano di rimettere le mani sullo scettro però non funzionerebbe se Dragonfire rimanesse a bordo della Vae Victis. La situazione è in equilibrio, finché giunge notizia di una perdita di radioattività in un impianto nucleare. Quando Uglux vede il drago allontanarsi, a bordo del suo dragoncraft, esulta. Dragonfire viaggia a grande velocità, giacché il dragoncraft è un dispositivo, inventato da Kong, che trasforma la grande energia dell’alieno verde in antigravità e propulsione. Mentre sorvola una zona montagnosa coperta di neve, Dragonfire scorge uno sciatore che si è spinto fuori pista. Gli esperti ripetono continuamente di non farlo, ma gli sciocchi sono sempre in agguato; il loro scopo è farsi del male. La slavina da lui stesso prodotta lo sommerge a grande velocità, togliendogli il respiro. Il suo ultimo pensiero prima di morire sarebbe stato dedicato alla sua stupidità illimitata. Questo se Dragonfire passando in volo su di lui non liberasse una piccola frazione del suo potere. I due metri di neve che soffocano lo sciatore si trasformano quasi completamente in acqua e vapore, rendendogli possibile rimettersi in piedi, bagnato ma vivo. L’uomo vorrebbe ringraziare il drago, ma il drago si è già allontanato a velocità appena subsonica, per non produrre altri danni ambientali oltre a quelli ascrivibili al poco cervello degli umani. I mercenari di Uglux estraggono le pistole, decisi a bloccare Kong e Fulminatore. Si muovono nelle tenebre, in silenzio, convinti di essere dei felini della savana in caccia. Ferox è dietro di loro; produce suoni più tenui del vento che soffia dal mare. I mercenari sono molto addestrati, con riflessi stupefacenti, ma solo per gli standard umani. Ferox potrebbe estroflettere i suoi artigli senza farsi accorgere, ma decide di comportarsi diversamente. Si ode distintamente un preoccupante “snik”. I mercenari si voltano con le armi spianate, pronti a sparare raffiche di piombo rovente, ma la donna leopardo non è più lì. Ai suoi occhi le tenebre sono una tenue nebbiolina. I suoi movimenti sono fulminei. Gli uomini che vogliono ucciderla invece si muovono al rallentatore. In natura, un leopardo che assalga una scimmia le morde il cranio e la sventra contemporaneamente. Una scimmia è sempre più veloce di un uomo; quindi la mutante scivola di fatto in un differente e superiore piano dell’esistenza. Tre mercenari cadono al suolo, privi di forze, poiché il loro sangue li abbandona copiosamente. Un quarto guerriero è però quasi giunto a tiro: coglierà di sorpresa Kong e Fulminatore, presi nel loro intento di ripristinare la mobilità della grande nave. La Maga si limita a puntare un dito verso la sua testa, ed in essa esplode un dolore raccapricciante. Chiunque abbia provato la quasi agonia di un’emicrania ritiene che si tratti di un’esperienza devastante. Il potere della Maga moltiplica molte volte questa sensazione inabilitante. Nessun uomo, allenato o meno a sparare, saltare e lottare, può resisterle. Senza un suono crolla al suolo, trovando rifugio in una salutare incoscienza. Dragonfire giunge all’impianto nucleare che appesta l’aria circostante con radiazioni fuori controllo. L’alieno sarebbe in grado di incenerire l’enorme struttura, dopo aver fatto allontanare tutto il personale. Esiste tuttavia la possibilità di interrompere la reazione a catena, rimettendo le sbarre di materiale fissile sotto il livello dell’acqua pesante. La radioattività distrugge le cellule, attaccando il DNA. Nel film, l’eroe che si sacrifica per salvare la città si trasforma in un mostro, ma non muore. Nella realtà solo una struttura cellulare totalmente aliena come quella di Dragonfire può permettersi di irridere a quella energia devastante. Le cellule a base cristallina di Dragonfire si nutrono addirittura della radioattività che lo pervade, rendendolo più forte e facilitandolo nel suo compito. Uglux stabilisce un contatto molto stretto con lo scettro, convincendolo a prestargli la sua energia. Grazie ad essa, si teletrasporta sulla Vae Victis, dove si accinge a mettere le mani sullo scettro. Uno schermo di energia però lo blocca; questo non era previsto, ed Uglux sospetta di essere stato ingannato. Il dottor Occulto lo ha lasciato salire a bordo; anzi: aveva notato la sua presenza nei pressi della nave anche prima che Dragonfire si allontanasse. Uglux si volta ed affronta il dottor Occulto, il fondatore e capo di Evolution. Lo accompagnano la Navigatrice e Nancy, la telepate guaritrice. Le due mutanti si fanno da parte, giacché Occulto ha la situazione sotto controllo. Uglux decide di tentare il tutto per tutto, attirando a sé lo scettro. Il dottor Occulto contrappone il suo potere a quello del mutaforma. Inizialmente l’oggetto di grande potere pare voler tornare dal suo antico padrone, ma, come dimostrato più volte, il capo di Evolution è il telepate più potente del pianeta. Questo non spiega come mai lo scettro scivoli nelle sue mani. Che Uglux si sia dimenticato che Occulto è anche un mago dotato di incommensurabili abilità? Dragonfire avvista la Vae Victis, pronto ad atterrare. Le probabilità che Uglux ne esca senza ossa rotte si assottigliano. Ormai sconfitto sul piano psichico, il mutaforma tenta il tutto per tutto, tuffandosi nel varco dimensionale random, prodotto dal teletrasportatore di bordo. Un worm hole lo inghiotte, ed Uglux scompare dal nostro piano dell’esistenza. I computer di bordo registrano una serie di possibili destinazioni; questa è la sua unica possibilità di tornare sulla Terra.
venerdì 15 febbraio 2013
VECCHIE E NUOVE BATTAGLIE_229° episodio
La religione degli antichi vichinghi narrava del perenne conflitto tra ordine e caos. Le divinità asgardiane contro giganti, lupi, troll e mostri vari. I mortali potevano vivere la loro esistenza come eroi o come vittime degli eventi. Sarebbero finiti rispettivamente nel Walhalla o nel Niflheim. Nessun paradiso, con cori angelici. Nessun purgatorio, con esami di recupero, ma ualcosa di simile all'inferno, con tanto di diavoli torturatori. Essere assunti nel Walhalla significava diventare quasi divinità, che avrebbero potuto dimostrare il loro valore nella battaglia finale contro le forze del caos. Nessun santo per i vichinghi, perché amavano la battaglia e la vittoria, non le ferite e la depressione. Il Walhalla è un oltrevita concreto, abitato da esseri fisici, non da fantasmi. Come tali, mangiano, bevono, cantano e scatenano risse, per mantenersi in allenamento. Le valchirie, divinità a modo loro, raccolgono gli spiriti dei guerrieri morti onorevolmente. Poi, nel Walhalla, detti spiriti troveranno dei corpi immortali ad attenderli. Wulfgar incontra alcuni suoi ex compagni di battaglie cruente. In una eterna rimpatriata, tutti quelli seduti ad una lunghissima tavolata decantano le proprie gesta. Scolano otri di birra ed idromele, e divorano enormi arrosti a dismisura, non temendo di risentirne fisicamente. Sulla Terra, Dragonfire ed Evolution organizzano per il loro amico dipartito una funerale vichingo. Una barca lo conduce lungo un corso d’acqua. Il vascello è stato preventivamente incendiato da Dragonfire, ed al suo comando la fiamma consuma il legno e ciò che sopra di esso è deposto. Nel carcere in rivolta, le guardie carcerarie si preparano ad intervenire, con manganelli e fucili. I loro colleghi sono minacciati da criminali scalmanati; alcuni guardiani potrebbero essere già stati uccisi. Nessuna trattativa con i rivoltosi, e ciò significa che gli ostaggi sono sacrificabili. Però, quando le forze di polizia fanno irruzione, non incontrano resistenza. In terra ci sono molti detenuti morti; altri si consegnano spontaneamente. Sono palesemente terrorizzati, al punto da accogliere senza protestare le percosse da parte dei poliziotti. Raccontano di essere stati massacrati da serpenti colossali, che hanno frantumato le loro ossa, bevuto il loro sangue sangue e divorato carne umana. Le guardie carcerarie non sanno degli Hunter Killer, né della loro licenza di uccidere. I serpentoidi si trovano già dentro le gallerie sotterranee che permettono loro di allontanarsi dal carcere. Hanno incassato lievi ferite, che stanno guarendo velocemente grazie alla loro fisiologia aliena. I criminali che sono sopravvissuti allo scontro diretto con i feroci rettili extraterrestri li ricorderanno con terrore, anche nei loro incubi. Gli Hunter Killer hanno portato a termine la loro missione di giorno; adesso si recano nella loro tana, dove, per una volta, dormiranno di notte come quasi tutti gli umani. C’è chi invece di notte lavora in maniera decisamente insolita: sono gli Esploratori dei Sogni, il cui campo di battaglia è la dimensione onirica. Capita che a volte in sogno si incontrino persone che ci riconoscono, e noi confronti delle quali si sviluppi da parte nostra un’analoga sensazione di familiarità. Si tratta di una percezione sottile, eppure decisa; né noi, né loro sapremmo dire quando ci siamo incontrati in precedenza, ma è accaduto. Ai giovani licantropi ed alla loro amica Clara accade di continuo di evocare queste tenui scintille di ricordo. Migliaia di persone a notte li incontrano ed assieme condividono avventure piccole e grandi. Questa notte gli Esploratori dei Sogni iniziano la loro missione da una stanza della grande casa cittadina dei licantropi, perché all’aperto fa troppo freddo per sdraiarsi a guardare le stelle. Braxcat, il gattino demoniaco, al momento non si vede, e neppure il Lupo Nero. Forse arriveranno più tardi. Sonia, Rebecca, Pedro e David, viaggeranno in team con Clara. Cyberdog rimarrà sveglio a sorvegliare i loro corpi, mentre i ragazzi viaggeranno in astrale. Appena arrivati nella dimensione onirica, i cinque continuano a tenersi per mano, in una catena psichica. Assieme aspettano che quello che è comunemente detto mondo dei sogni li indirizzi verso la prima avventura. L’ambiente esterno pulsa e vibra, per plasmarsi e riplasmarsi di continuo, come se dovesse sintonizzarsi su una precisa lunghezza d’onda. I quattro giovani licantropi si trasformano nella loro forma transizionale, per tenersi pronti allo scontro. Il Tecnoragno, simbionte alieno di Clara, le ricopre la pelle con il suo metallo vivente; una corazza sottile, flessibile, ma resistente. Intanto la scena si è stabilizzata: un terreno erboso, con rocce affioranti. L’impressione è che ci si trovi su un’altura o su un’isola. Non si notano montagne che possano fornire indicazioni sulla quota rispetto al livello del mare. Peraltro, essendo quello il mondo dei sogni, potrebbero anche trovarsi su una roccia che vola nel cielo. Ululati preannunciano l’arrivo di mostruosi lupi dalle dimensioni e dell’aspetto soprannaturale. Sembrano dei semi-demoni, un po’ come il Lupo Nero. Gli orridi animali inseguono un gruppo di viandanti, che, privi di cavalcature, cercano di fuggire a piedi. Alcuni dei grossi lupi sono cavalcati da umanoidi dalla pelle bianchiccia, che esibiscono pericolose dentature. A turno, uno dei viandanti si ferma per scagliare una freccia contro gli inseguitori. I lupi o i loro cavalieri, colpiti dalle frecce, rimangono feriti o uccisi, ma non pare che questo sposti l’equilibrio delle forze in campo. Ancora indecisi sul da farsi, gli Esploratori dei Sogni vedono entrare in azione un umanoide peloso, che con un ringhio feroce balza su uno dei mostruosi cavalieri. Si tratta di Aroo, l’uomo lupo della K-Force, del pianeta Akros. In questa realtà, gli eroi si riconoscono al fiuto, specie se posseggono una sensibilità lupesca. Tanto basta a Sonia, Rebecca, David e Pedro per lanciarsi a capofitto nel promettente scontro. Per quel che concerne Clara, il Tecnoragno sa esattamente chi sia Aroo, avendo accesso alla banca dati di Evolution. David si trasforma completamente in un lupo, per correre meglio, ed anche per mordere con maggiore incisività. Pedro e Sonia fanno lo stesso, scegliendo ognuno un bersaglio tra i molti disponibili. Rebecca, che è una mutante mutaforma, rimane nella forma transizionale. Non può infatti diventare una lupa, ma adesso è l’unica dei giovani licantropi a mantenere una mente razionale. Gli altri tre mordono e graffiano, ma rischiano di farsi male. Rebecca li richiama e li dirige, mediante ululati e comandi mentali. Clara ha bisogno di un’arma, ed il Tecnoragno gliene fornisce una che ricorda le spade laser dei guerrieri jedi di Guerre Stellari. Clara è probabilmente l’unica umana sul campo di battaglia, giacché non è chiaro a che specie umanoide appartengano i viandanti, accanto i quali gli Esploratori dei Sogni stanno lottando. Combatte come una guerriera fatata, ferendo e tagliando pellicce ed ossa. Aroo balza addosso ad uno che sembra il capo degli attaccanti. Lo sbatte giù dal lupo cavalcatura, e lo prende a pugni talmente forti da frantumargli la maschera protettiva. Adesso sul campo di battaglia i mannari ed i loro cavalieri stanno subendo l’iniziativa degli Esploratori dei Sogni, di Aroo ed anche delle loro ex vittime che contrattaccano con frecce, spade e lunghi martelli da minatore. I mannari cavalcature non si limitano a correre e saltare, ma mordono ferocemente. David e Pedro, che sono più piccoli di quei mostri, ne individuano uno e lo attaccano congiuntamente. David gli addenta una zampa posteriore, fino a fargli scricchiolare le ossa. Il mostro si volta, incurante del suo cavaliere che perde l’equilibrio ma rimane aggrappato in qualche modo alla sua bestia. Pedro coglie l’occasione per morsicare il grosso mannaro alla gola, che perde sangue e stramazza addosso al suo cavaliere dalla pelle pallida. In un vortice di ossa rotte e di sangue che sgorga, i due giovani licantropi riducono a mal partito il mannaro. Rimane tuttavia in piedi il cavaliere, armato di una lunga e minacciosa lancia, con la quale vorrebbe trafiggere Pedro e David. Clara però lo contrasta con la sua spada, che essendo di metallo vivente, agisce come una frusta. Evita lo scontro con l’acciaio, e si avvolge attorno al braccio del nemico. Poi risale fino ad infilarsi nell’orecchio destro, e di lì al cervello. Aroo guida in battaglia i viandanti, che adesso non sembrano più tanto innocui. Brandendo le loro armi, dispensano colpi di taglio e di martello ai cavalieri ed alle orride cavalcature. Gli ululati diventano guaiti. Aroo, l’uomo lupo di Akros, evita i denti di due mostruosi quadrupedi; poi si scaglia su un cavaliere pellechiara armato di un arpione. Lo abbatte con un potente pugno, proiettandolo giù dalla sua cavalcatura lupesca. Rebecca e Sonia lo aggrediscono con una furia che non è seconda a quella dei loro colleghi maschi. La battaglia pare durare diverse ore, ma sulla Terra il tempo trascorso è molto di meno. Cyberdog, rimasto a guardia dei corpi addormentati di Pedro, David, Rebecca, Sonia e Clara, avverte l’avvicinarsi di qualcuno, e si prepara a difenderli. Il Lupo Nero è però arrivato per aiutare e non per aggredire nel sonno gli Esploratori dei Sogni. L’istinto, che lo ha indotto a venire, lo guida nello stabilire un contatto fisico con i suoi amici, per raggiungerli nella dimensione onirica. Cyberdog ed il suo Transformatron emettono una particolare lunghezza d’onda elettromagnetica, in grado di sincronizzare meglio le vibrazioni vitali dei licantropi, della giovane Clara e del Lupo Nero. Il suo comparire sulla scena della battaglia getta nello sconforto gli aggressori mannari e pellebianca, e contemporaneamente provoca euforia in Aroo, negli Esploratori dei Sogni e nei viandanti. Lupi contro lupi, a quattro o due zampe, i buoni ed i cattivi si scontrano nella dimensione onirica, provocando sfracelli. Il sogno in cui si trovano non è attribuibile ad un singolo sognatore, ma si svolge in un’arena accessibile da tantissimi umani ed esseri di altri mondi. C’è la mamma di famiglia, che anche quando dorme sogna di preparare il minestrone. Anche lei percepisce il gran clamore causato dai combattenti, lupeschi e non. La donna apre una porta, che dovrebbe condurla in un’altra camera, ma subito si trova proiettata ai margini del campo di battaglia, con un pellebianca che decide di infilzarla con la sua lancia. Riuscirebbe senza dubbio a farlo, se Aroo non lo colpisse con un calcio a piedi uniti, o zampe che dir si voglia. Il pellebianca dimentica la casalinga, che si tuffa nello spazio lasciato aperto dalla porta, che si sta chiudendo. La donna torna al minestrone, trafelata, mentre l’uomo lupo della K-Force addenta il pellebianca. Un bambino sogna di circolare il bicicletta davanti a casa. Poi però da un tombino sbuca un grosso mannaro bianco, intenzionato a fare merenda col marmocchio. Rebecca e Sonia però afferrano il mostro peloso per le zampe e la coda, consentendo al bambino di scappare in casa. La battaglia trascende l’iniziale contesto, come se l’enorme spazio erboso non fosse più sufficiente. I viandanti, che prima dell’arrivo degli Esploratori dei Sogni erano inseguiti dai pellebianca a cavallo dei mannari, sono nani scavaroccia. Ecco perché si portano dietro quei martelli muniti di lungo manico di legno. Uno di loro sconfina in un supermercato alimentare, sognato da un tizio che sta cercando offerte speciali. Il martello gli sibila vicino alla testa, distruggendo il carrello della spesa. Il mannaro si lancia in avanti, con i denti snudati, ma si infila in una enorme pila di arance per spremute. Al mannaro la cosa non piace per nulla, ma la martellata che gli arriva sulla schiena gli provoca di certo maggiore disagio. I giovani licantropi si divertono follemente a saltare, mordere, graffiare ed ululare. Cyberdog osserva i loro corpi che si agitano nel sonno, e si chiede cosa stiano combinando. Il Lupo Nero addormentato emette strani guaiti. Clara invece ha trovato un soffice giaciglio sul petto peloso del grosso e pericoloso predatore. Da qualche parte nel mondo, un sognatore si agita nel sonno. Un altro, di quelli legati ad una invisibile ragnatela di condivisione onirica, scende una scala che lo conduce a sotterranei male illuminati. Si apre una porta; su un tavolo una candela fumante, che si consuma da tempo immemorabile. Gli Esploratori dei Sogni precipitano attraverso l’erba e le rocce. La candela si spegne, ma la stanza si allarga a dismisura, diventando un nuovo campo di battaglia. I giovani licantropi continuano a colpire i loro nemici, durante la caduta ed anche dopo avere impattato con la dura roccia. I nani scavaroccia si sentono a casa loro, in quella grande caverna, e si disperdono felici. I mannari un po’ meno; i loro cavalieri dalla pelle bianca fanno il possibile per trattenerli, ma rischiano di essere aggrediti dalle loro stesse cavalcature. Clara riceve un messaggio da Cyberdog, attraverso i loro simbionti alieni Transformatron e Tecnoragno. È ora di tornare al mondo reale. Clara e Rebecca, che sono rimaste le più lucide, si aggrappano al Lupo Nero. Il bestione ulula, per chiamare a raccolta Pedro, David, Sonia ed anche Aroo. Come se volessero anticipare il suono della sveglia, gli eroi ricostituiscono la catena, prendendosi per mano. Si preparano al vortice che li condurrà via di lì. Un battere di ciglia, e si svegliano nella casa dei licantropi. Tutti meno Aroo, che è tornato su Akros. Alla prossima avventura!
domenica 10 febbraio 2013
COMBATTIMENTI E MASSACRI_228° episodio
Uno sbirro ossessionato. Quanti ne abbiamo visti al cinema di poliziotti che si impegnano anima e corpo per vendicarsi. Si potrebbe obiettare che la collettività di certo preferirebbe non pagare stipendi a personaggi, che usano la copertura della polizia per farsi gli affari loro. Nei film, il nemico del poliziotto ossessionato è di solito un vero pazzo criminale; in questo modo, i conti tornano anche dal punto di vista del comune sentire. La detective Lucrezia è indubbiamente affascinata da questo cliché, visto che da anni sta cercando di mettere le grinfie su un misterioso ordinatore di omicidi. Questa volta è sicura di averlo incastrato. Arriva in auto nel parcheggio di un edificio d'uffici, in una giornata festiva. Poi sale sul tetto, accompagnata da uno dei suoi agenti. Peccato che il killer colpisca quest'ultimo con una randellata, prima di darsi alla fuga. Lucrezia lo insegue, ma il tizio si rivela ancora una volta più furbo di lei. La disarma ed inizia a malmenarla a calci ed a pugni. Se Lucrezia si fosse fatta seguire a distanza da altri poliziotti, adesso interverrebbero in suo favore. Ma l'ossessione le ottenebra il cervello. Nei film e nei telefilm si vedono giovani poliziotte che atterrano a mani nude avversari molto più grossi di loro. Si tratta di fiction nelle quali la fantasia si impone sulla realtà. Per abbattere un avversario più massiccio bisogna disporre di una tecnica superiore ed essere in grado di portare a segno colpi dirompenti. Altrimenti la maggiore massa sancisce il sopravvento del cattivo. Lucrezia, nonostante abbia studiato le arti marziali, ha di fronte un avversario che ostenta tecniche di assalto militare. Forse si tratta di un ex delle forze speciali, addestrate molto meglio degli agenti di polizia. Il criminale le ride in faccia, ed impone il suo peso, riuscendo a farla quasi cadere dal tetto. A questo punto, gli spettatori accolgono con sollievo l'arrivo di un amico o un collega che impedisce all'eroina di spiaccicarsi in strada. Lucrezia invece deve sbrogliarsela da sola, ma lei non è una sprovveduta. Il suo sangue è solo per metà umano. L'altra metà è stata mutata dalla simbiosi con la donna leopardo Ferox. Ecco perché, invece di strillare, mugola come dieci gatti arrabbiati. Ecco perché si tira su facilmente, grazie alla sua forza non umana. Ecco perché compie un balzo di cinque metri, atterrando un esterrefatto e dolorante killer. Si deve sforzare per non cedere alla tentazione di strappargli lo scalpo, ma qualche bella unghiata nella schiena non gliela leva nessuno! Wulfgar il vichingo si è unito alla battaglia di Evolution contro un esercito di guerrieri armati di lance, spade e frecce. Non sa chi siano quelli che attaccano Kong ed i suoi amici, ma lui non ha problemi a decidere da che parte stare. Deve compensare con l’impeto la mancanza di super-poteri, ma ha evidenti difficoltà a tenere il passo dei mutanti. La donna leopardo evita con facilità le armi che vorrebbero strapparle la pelle di dosso. Tocca terra con grazia, poi salta sopra la testa degli avversari, che si ritrovano pugnalati dai suoi artigli senza capire come abbia fatto. Kong ha un tipo diverso di agilità nello schivare le cariche dei nemici più massicci, che peraltro non sono grossi come lui. Ingannati dalla sua massa, lo credono lento come un umano di quella stazza. L’uomo bestia invece afferra le lance che vorrebbero trafiggerlo, e con una semplice rotazione del busto proietta lontano i guerrieri che a quelle lance erano saldamente aggrappati. Il vichingo non ha idea di cosa sia la corrente elettrica, per cui ritiene che Fulminatore sia un mago, e se ne tiene superstiziosamente a distanza. E cosa dire di quella donna, apparentemente normale, che abbatte due o tre nemici alla volta con un solo gesto della mano? Di sicuro anche lei è una maga, ed in questo caso Wulfgar ha ragione. Il drago verde ovviamente merita un discorso a parte. Nella mitologia dei vichinghi, come in tutte le mitologie, i draghi sono esseri possenti e pericolosi. Il fatto di poter lottare assieme, e non contro, un essere di tale potenza sconvolgente significa molto per Wulfgar. Un uomo, per quanto forte sia, deve propendere per una strategia diversa dallo scontro diretto, se vuole essere d’aiuto ad Evolution. Loro non hanno bisogno dei suoi muscoli e neppure della sua ascia. Decide quindi di mettere in funzione il cervello. Si guarda attorno finché scorge, su una collinetta, un manipolo di nemici intenti a lavorare su un’arma insolita e pericolosa. Kong perde di vista il vichingo, ma non ha tempo di pensare ad altro che a respingere i pericolosi e tenaci guerrieri che perseverano nel loro attacco. Nella prigione occupata, il team dei serpentoidi abbandona ogni maschera di correttezza. Nel clamore della battaglia, Stritolatore morde uno dei criminali, infilandogli i denti lunghi e spessi direttamente nel cranio. Il corpo di quell'umano scattante e tonico diventa istantaneamente carne morta. Pitone spezza una colonna vertebrale con la sua stretta micidiale, vendicando decine di giovani vittime di quel serial killer. Nell’aria si sentono voci, come di spiriti che ringraziano i serpentoidi di averli vendicati. Boa, chiuso in un angolo da tre carcerati armati di spranghe, sembra destinato a fare una brutta fine. Incuranti di ciò che è successo ai loro compari di sventura, i delinquenti pregustano di ridurre quel mostro in una poltiglia sanguinolenta. Agitano le spranghe di ferro arrugginito. Farebbero morire dalla paura qualunque sventurato passante, finito per sbaglio in un vicolo solitario. Poi però Boa spalanca le fauci, esibendo i suoi denti veleniferi. Il grosso serpentoide ha preso tempo proprio per inviare alle sue zanne il veleno veleno da somministrare ai tre cretini che gli stanno di fronte. Loro gradirebbero scappare, per ripiegare su un nemico meno terrificante, ma Boa è già scattato in avanti. Nel giro di un secondo o meno ancora, il membro degli Hunter Killer impatta con le creste ossee che sporgono dal suo cranio contro il torace di un teppista, rapinatore di banche e di coppiette appartate. Come se fosse stato colpito da un ariete, lo sterno cede, trascinando nella sua rovina le costole. Di lì a un secondo, il sangue sgorga dalla bocca e dalle orecchie del rapinatore, che rovescia gli occhi all’indietro e consegna l’anima al diavolo. Il secondo degli avversari del serpentoide inciampa nelle spire dell'alieno; questo lascia il tempo a Boa di iniettargli il suo veleno. Non tutto, perché l’ultimo galeotto non si è ancora rialzato, e merita la sua parte di attenzione e di morte. In meno di dieci secondi, i tre delinquenti che avrebbero voluto massacrare Boa sono spirati o lo stanno facendo in una maniera decisamente dolorosa. L’esercito che sta combattendo contro Evolution non è privo di strategia, come potrebbe sembrare. I loro attacchi feroci e sostanzialmente autolesionistici servono a distrarre l’attenzione dall’iniziativa bellica che dovrebbe capovolgere l’esito dello scontro. Il manipolo di guerrieri, che Wulfgar ha adocchiato sulla collinetta, è infatti pronto a scagliare contro il drago ed i mutanti proiettili contenenti lava vulcanica. Dragonfire probabilmente sopravvivrebbe anche ad un colpo diretto, ma i suoi movimenti ne verrebbero penalizzati. Per quel che riguarda Ferox, Kong, Fulminatore e Maga, i nemici sono certi che la lava ad altissima temperatura possa ucciderli o ferirli a morte. In una veste per lui insolita, il vichingo si avvicina di soppiatto, senza gridare a squarciagola con l’ascia sollevata. La discrezione lo favorisce, perché quelli che stanno caricando l’arma micidiale non si lasciano distrarre da ciò che avviene attorno a loro, ed è un errore. Giunto a pochi metri da quella specie di grossa catapulta, Wulfgar si lancia all’assalto. Lo scorgono quando è ormai a pochi metri dal bersaglio. Il vichingo evita due tentativi di sventrarlo, con spada e lancia. Poi un fragore di legname frantumato segnala che la sua arma micidiale si è abbattuta sulla catapulta. Sebbene si tratti di una macchina da guerra che sulla Terra definiremmo medievale, sarebbe comunque in grado di lanciare i suoi proiettili mortali sui bersagli sottostanti. Ora però l’acciaio temprato della lama di Wulfgar penetra ripetutamente ed in profondità nella struttura lignea. La reazione dei nemici è ovviamente quella di balzare addosso in massa all’aggressore, per ridurlo in pezzi. Il vichingo però combatte con la furia guerriera che rendeva il suo popolo pressoché irresistibile nei combattimenti corpo a corpo. Viene colpito di striscio, ma le ferite dei suoi avversari sono più profonde. Non potrebbe comunque resistere per più di alcuni minuti, se Kong non giungesse in suo aiuto. Il grosso mutante combatte schiena contro schiena con Wulfgar, ed assieme mettono in fuga, uccidono e feriscono gravemente tutti i guerrieri addetti all’arma da guerra. Un cigolio sinistro annuncia che la macchina sta collassando sotto i colpi ricevuti. Però, come volesse vendicarsi di chi l’ha quasi completamente distrutta, la catapulta lancia il suo primo ed unico proiettile verso il cielo. Poi il braccio della macchina si spezza nel punto che il vichingo aveva più volte intaccato con la sua ascia. Un grosso contenitore simile a pietra, contenente lava caldissima, si lascia dietro un fumo di zolfo. Disegna una scia nell’aria che attraversa, prima di abbattersi molto vicino a Dragonfire. Quelli che lo stavano assediando muoiono quasi istantaneamente bruciati, tra atroci urla di dolore. Le fiamme si levano alte, carbonizzando i corpi umanoidi e la terra stessa. Il drago di Evolution è sommerso da quel fuoco che ucciderebbe qualunque forma di vita nata su questo pianeta. Dragonfire però è un vero alieno, che detiene il potere della fiamma. L’evocazione di questa contenuta manifestazione dell’elemento fuoco non lo impensierisce in alcun modo, anzi lo fortifica. Emergendo da quel disastro, sogghigna in faccia ai suoi atterriti nemici, che a questo punto sono consapevoli di essere spacciati. Contemporaneamente ad Evolution, gli Hunter Killer combattono per la loro vita, o per meglio dire per la morte di chi li fronteggia. I serpentoidi hanno un contratto con i governi umani più importanti: possono cacciare ed uccidere liberamente i criminali, lasciando in pace i cittadini, che dei criminali sono le vittime. I carcerati ancora in vita hanno visto quel che i serpentoidi sanno fare molto bene: stritolare, addentare e divorare le carni ancora pulsanti di vita. La teppaglia umana, che della violenza ha fatto una ragione di vita, si trova a dover lottare con extraterrestri per i quali tutti gli umani sono poco più che topolini da divorare. Sysform, l’unica femmina del gruppo, striscia lentamente, come se avesse subito delle ferite. Alcuni tra i delinquenti si sono nascosti, per evitare di essere coinvolti negli scontri mortali con Stritolatore, Pitone e Boa. Questi criminali sono infidi e vigliacchi; quando erano liberi attaccavano in branco, e preferivano prendersela con anziani, donne e bambini. La palesata sofferenza di Sysform attira quindi la loro attenzione: un serpentoide più piccolo degli altri, per di più ferito. Le carogne umane impugnano i loro coltelli, pronti a trafiggere Sysform, possibilmente aggredendola di sorpresa. Il vantaggio numerico è dalla loro parte: sono almeno una decina. Quando la serpentessa li nota, prova ad accelerare, ma evidentemente sta troppo male per poter scappare velocemente o combattere efficacemente. Non le rimane che rifugiarsi in uno scantinato, sperando che gli umani non la notino. Lei non parla, ma il suo comportamento viene interpretato in tal modo dai suoi inseguitori, che ormai sono una ventina. Stupratori, attaccabrighe da bar, rapinatori di drogherie, automobilisti arrestati per guida pericolosa, spacciatori e magnaccia. Irrompono come un sol uomo nello scantinato, decisi a fare a fette quel mostro ferito. Non si sono però chiesti come mai la loro vittima non si sia lasciata dietro alcuna traccia di sangue. Non si rendono ancora conto di essere caduti in una trappola, finché Anaconda li assale alle spalle, uccidendone due e spingendo gli altri all’interno del locale senza vie di fuga. Sysform sibila, ergendosi come un cobra di tre metri. Lo scontro tra due serpentoidi ed un numero molto superiore di umani inizia con un velocissimo morso della serpentessa, che evidentemente fingeva di star male. Dragonfire ha sopportato molto bene il peggior attacco dell’esercito che si è contrapposto ad Evolution. Kong, Ferox, Fulminatore e la Maga si uniscono al drago, nella resa finale dei conti. È una battaglia per super-uomini ed alieni corazzati. Wulfgar ha chiesto ed ottenuto di combattere con i mutanti ed il drago. Ha fatto la sua parte; non può però evitare di essere ferito da una lancia, che lo colpisce alle spalle. Mentre il combattimento diventa massacro, il vichingo sente che la vita lo abbandona. In questo frangente inevitabilmente triste, sorprendentemente un sorriso si delinea sul suo volto, perché dal cielo giungono le valchirie che lo porteranno nel Walhalla. Annientati gli avversari, Dragonfire ed i quattro mutanti scorgono il corpo del vichingo, morto gloriosamente, come avrebbe voluto. Un uomo coraggioso è sempre una perdita per l’umanità, che di coraggio non ne ha mai abbastanza. Tuttavia la Maga vede, grazie alla sua percezione per il trascendentale, che lo spirito di Wulfgar si sta avviando verso i cancelli del paradiso della sua etnia, accompagnato dalle valchirie. Il drago decide quindi di salutarlo con un’emissione del suo plasma caldissimo volta verso il cielo, e la fiamma di Dragonfire è un faro, visibile anche dal Walhalla.
lunedì 4 febbraio 2013
BATTAGLIE GLORIOSE_227° episodio
Il drago di Evolution ruggisce, mentre attacca. Investe con la sua massa quasi irresistibile un enorme numero di umanoidi in armatura. Le lance si spezzano come fuscelli contro le scaglie di Dragonfire, che con le zampe possenti scaglia lontano decine di nemici alla volta. Alcuni tra i più ardimentosi si spingono fino ad afferrargli la coda, credendo forse di avere a che fare con un gattino o una lucertola. Il drago se ne libera con estrema facilità. Nel giro di pochi secondi, attorno a lui giacciono corpi più o meno spezzati. Carne, ossa e metallo mischiati in uno sfacelo irrisolvibile. Non dovevano attaccarlo con le lance, come se fosse una belva della giungla. Nessuna belva conosciuta è invulnerabile come Dragonfire. Eppure, dopo la prima ondata ne arriva una seconda. Questi però si fanno precedere da un serrato lancio di frecce, alcune delle quali incendiarie. Il drago sogghigna, perché vogliono sconfiggere proprio lui con il fuoco. L'alieno verde decolla letteralmente, propulso verso l'alto dai suoi muscoli impareggiabili. Arrivato ad una decina di metri d'altezza, ricade sulla terra trascinato dalla gravità. L'impatto è tale che nei paraggi pare si sia scatenato un terremoto. I nemici traballano, strabuzzano gli occhi, ma fedeli alla causa ripartono contro Dragonfire, con le spade sguainate. Come possono pensare che le spade possano riuscire dove non sono riuscite le lance e le frecce? Umanoidi muscolosi, temprati da lunghe battaglie; gente tenace, che non teme le botte e le ferite. Guerrieri coperti di cicatrici, che testimoniano di squarci dai quali il sangue è sgorgato abbondante. Elmi ammaccati, ma lucidati con cura. Spade intaccate dall’uso, ma riaffilate dopo ogni battaglia. Scudi tondi e rettangolari, per proteggere un fianco, ma anche in grado di fermare numerose frecce in una volta sola. Eroi a modo loro, o forse mercenari senza patria. Lanciati di corsa contro il colossale drago verde, apparentemente inviolabile, sentono il loro cuore attraversato dalla paura di non uscirne vivi. Questa volta non stanno affrontando fragili creature di carne e sangue. Quello che li aspetta immobile come una statua non è un mammifero terrestre, bensì un rettile giunto da un altro pianeta. Nei suoi occhi leggono l’assenza di pietà, e non per modo di dire. La razza di Dragonfire non ha probabilmente mai dovuto avere a che fare con i sentimenti che costantemente spingono e contemporaneamente frenano i mammiferi. Tutte le culture riportano leggende sui draghi. Si narra di draghi uccisi da guerrieri e santoni, ma erano innocue bisce in confronto all’alieno di Evolution. La torma si lancia addosso a Dragonfire, sperando che la sua immobilità significhi qualcosa di buono per loro. In cento e più si accaniscono contro quelle scaglie invincibili. Le lame delle spade si piegano, si spezzano e scivolano innocue contro l’armatura naturale del drago. Lui li guarda dall’alto dei suoi tre metri, come fossero formiche fastidiose, desiderose di farsi schiacciare. Dragonfire non prova alcuna solidarietà nei confronti degli sciocchi, e quelli che lo assalgono, senza alcun rispetto per la loro stessa vita, sono più che sciocchi. Ancora una volta, con un manrovescio del braccio sinistro allontana decine di umanoidi, frantumando ossa e metallo con la stessa facilità. Il manrovescio con il braccio destro produce analogo disastro dall’altra parte. Le urla di battaglia diventano strepiti di dolore. Arti strappati dal corpo, penzolano in maniera ridicola, appesi solo a pochi lembi di pelle ed ai tendini residui. Sguardi rivolti verso il cielo, osservano l’incedere del possente alieno, che stritola ogni cosa gli capiti sotto le zampe, con la sua massa di settecento chili. Avvoltoi e corvi vorrebbero iniziare il banchetto, con i vivi ed i morti, ma la presenza del drago li convince a rimanere a debita distanza. Meglio resistere ai morsi della fame che unirsi alle membra morte e moribonde, sparse sul campo di battaglia. Non lontano da Dragonfire, la donna leopardo di Evolution prepara i suoi artigli, già coperti di sangue, per un nuovo affondo. Ferox soffia come una decina di gatti infuriati. I suoi avversari frenano il loro impeto, nonostante siano protetti da elmi ed armature. Poi si guardano in faccia, a titolo di rassicurazione reciproca. Ululano per farsi coraggio, correndo verso di lei. Le spade pronte a tagliare quelle membra sottili. La mutante, a differenza del drago, non è coperta da scaglie verdi. Non è alta tre metri e non pesa settecento chili. Gli armigeri quindi si illudono di poterla fare a pezzi con relativa facilità. Strano che non abbiano notato quanti di loro siano già stati fatti a pezzi da Ferox. Per lei, gli umanoidi che le agitano sotto il naso pericolose armi da taglio si muovono molto lentamente. Così, con una grazia quasi soprannaturale, balza verso l’alto irridendo l’acciaio che cerca di versare il suo sangue. La prima fila di aggressori, cinque tizi con elmi metallici e coprispalle di pelliccia, perde improvvisamente di vista la donna leopardo. Poi lei ricade su di loro come un velo di morte. Le unghie retrattili di Ferox intaccano facilmente l’acciaio forgiato per resistere alle frecce ed alle spade. Sotto il metallo, la donna leopardo trova la carne e le ossa. Gli umanoidi gridano il loro dolore al cielo, ed il sangue inizia a sgorgare dalle profonde ferite inflitte loro dalla formidabile mutante. Ferox colpisce tutti i suoi nemici nel giro di pochi secondi. Loro si rendono improvvisamente conto di fronteggiare una creatura velocissima, che, nel combattimento ravvicinato, li può massacrare facilmente. I cinque non sono in grado di contrattaccare giacché stanno ancora cercando di capire di quale entità siano le loro ferite. Una seconda ondata di nemici attacca Ferox. Uno di essi le scaglia contro una pesante lancia, ma lei la devia in volo. L’arma penetra profondamente nella schiena di uno di feriti, uccidendolo. La donna leopardo solleva da terra una spada, con la quale sferra colpi micidiali alle braccia ed alle gambe degli sconcertati assalitori. Lei non è stata ancora neppure sfiorata dalle armi nemiche, ma ha già somministrato punizioni quasi pari a quelle distribuite dal suo alleato Dragonfire, che continua a spazzare via la sua parte di assalitori. Dragonfire e Ferox si scambiano sguardi d’intesa, immersi nella battaglia che amano. Una micidiale arma da lancio sibila tagliando l’aria. Una stella metallica grande come una mano; acciaio affilato, in grado di pugnalare un essere vivente con una o due punte. Scagliata da una decina di metri, compie una parabola di morte diretta verso Ferox. Il lanciatore prova a coglierla di sorpresa, ma la donna leopardo dispone di super-sensi difficili da ingannare anche con armi più veloci. La mutante è pronta a schivare la stella d’acciaio, ma Fulminatore non vuole correre rischi. Ecco perché una sua scarica azzurrognola, veloce come la luce, colpisce l’aggeggio volante, bloccandolo. L’energia pura del mutante elettrico azzera l’inerzia della stella da lancio, che cade al suolo, incandescente. Intanto Ferox ha già raggiunto il punto più alto del suo secondo balzo, ed incombe sul lanciatore. L’azione della donna leopardo è talmente veloce che il suo aggressore si accorge solo adesso di essere a sua volta aggredito. Forse è possibile controbattere l’attacco di Ferox, ma quel guerriero provvisto di un’armatura che gli servirà a poco non lo può fare. La battaglia continua, quindi la mutante felina non gioca con lui come il gatto con il topo. Si limita ad ucciderlo, con un colpo relativamente indolore che lo raggiunge al collo. Fulminatore abbatte tre avversari alla volta, con saette che cortocircuitano i sistemi nervosi. Sopravvivranno se il loro sistema di rigenerazione si mostrerà adeguato; altrimenti, se non si riprenderanno in tempo, diverranno anche loro cibo per gli avvoltoi e gli sciacalli. Dragonfire, Ferox e Fulminatore continuano a combattere apparentemente instancabili, usando la forza bruta, gli artigli e le scariche elettriche. Wulfgar il vichingo, intrappolato nel regno dei sogni, diventa in quel momento consapevole di quella battaglia. Osserva attraverso il velo interdimensionale, ma non può intervenire. Sulla Terra, gli Hunter Killer si stanno avvicinando ad un carcere di massima sicurezza. Sono stati avvisati di una sommossa in atto. Criminali tra i peggiori, totalmente irrecuperabili, mantenuti vivi dalla sciocchezza umana. I serpentoidi sul loro pianeta eliminano quelli che commettono reati; non li mantengono vivi in una detenzione improduttiva. I profiler della polizia parlottano amabilmente con i pluriomicidi, cercando di capirli, per scrivere inutili libri e rilasciare inutili lauree. Tremendi delinquenti possono insorgere, sequestrare guardie carcerarie, torturarle ed ucciderle. Stritolatore, Boa, Anaconda, Pitone e Sysform aspettano con calma il calare della notte, per realizzare al meglio il loro mandato di cattura: vivi o preferibilmente morti. Braxcat, componente e guida degli Esploratori dei Sogni, si tuffa agilmente nella dimensione onirica, grazie ai poteri che gli provengono dal demone Braxal. Su richiesta di Kong, l’uomo bestia di Evolution, sta cercando il vichingo Wulfgar. Braxcat non entra in un sogno specifico, bensì in una corrente collettiva, ed in essa si muove risalendola come il più veloce tra i pesci. I nemici di Evolution sembrano illimitati, ma poco alla volta la prima impressione si ridimensiona. Fulminatore non ha bisogno di entrare in contatto con gli avversari per abbatterli. Lo stesso si può dire della Maga, che infligge invisibili lame mentali negli indifesi cervelli degli umanoidi che hanno ingaggiato quello scontro suicida. La Maga può spegnere i cervelli, oppure trasmettere una sofferenza tale da indurre i suoi nemici ad agitarsi in preda a crisi spaventose. Di solito ricorre alla prima opzione, non essendo una sadica. Kong completa il quintetto dei super-eroi. Salta come farebbe una piccola scimmia agilissima, ma con più forza di un gorilla. Unisce le doti scimmiesche ad una personale tecnica di combattimento. Zampe possenti e la capacità di sferrare pugni e calci terrificanti. Sarebbe bellissimo portare in visita premio, nel carcere occupato, quei cretini che sostengono che i detenuti siano vittime del sistema. Ai serpentoidi non interessa quanto siano stupidi gli umani; in quanto rettili, amano molto poco le sfumature di grigio. L’assassino stupratore si vanta di avere assassinato intere famiglie, dopo averle terrorizzate ed illuse. Adesso sta percuotendo una guardia sottopagata e depressa. Le persone cosiddette “civili” trattano meglio i reclusi di chi lavora onestamente. Ad Anaconda non interessa che la guardia viva o muoia. Oggi vivrà, solo perché il serpentoide incombe sull’uomo che ha ucciso molti suoi simili. La cattiveria del delinquente è poco o nulla di fronte alla genuina ferocia di Anaconda. L’assassino però afferra il grosso corpo alieno, come se potesse recargli danno con le sue piccole mani. Il serpentoide avanza senza sforzo alcuno; appena inizia ad appoggiargli addosso le sue spire, l’umano collassa, come se fosse soggetto ad un improvviso incremento di gravità. Il criminale urla, ma subito gli manca il fiato. L’attacco di Anaconda è veloce e letale; avvolge, stringe, sbriciola. Le ossa scricchiolano, i polmoni esplodono, il sangue sgorga dalle orecchie, poi finalmente la morte e l’inferno lo portano via. Avendo tempo, il serpentoide si nutre, e non è un bello spettacolo per il guardiano che assiste atterrito. Nella dimensione onirica, Braxcat salta burroni che si aprono all’improvviso davanti a lui. Si arrampica su muri apparentemente lisci, schiva attacchi di mostri in agguato, morde e graffia le mani che cercano di afferrarlo. I suoi poteri demoniaci sono al massimo, anche perché gli altri Esploratori dei Sogni gli hanno prestato la loro forza. Sulla Terra, in una camera della grande casa dei licantropi, Rebecca, Sonia, Pedro e David dormono, ma non hanno inviato nella dimensione dei sogni i loro corpi astrali. Clara e Cyberdog fanno lo stesso, favoriti dal sodalizio tra i loro simbionti alieni, Tecnoragno e Transformatron. Lupo Nero partecipa a questa missione; questa volta però dorme anche lui, per poter trasmettere a Braxcat una massiccia ondata di energia vitale. Così il gattino demone schizza più veloce, feroce e forte che mai alla ricerca del vichingo Wulfgar. Nel carcere ove ha luogo la sommossa, i serpentoidi attaccano tutti e cinque assieme centinaia di tagliagole umane. Stritolatore è ovviamente in prima fila, essendo il leader degli Hunter Killer. Boa e Pitone gli coprono i fianchi; nella retroguardia c’è Sysform la serpentessa, che astutamente lascia che siano i grossi maschi ad assorbire l’impatto principale. Lei colpisce con un’agilità superiore, spezzando i colli degli umani grossi e piccoli con torsioni eleganti e letali. Coll’arrivo di Anaconda, il fronte dei serpentoidi si rafforza ulteriormente, in una battaglia senza esclusione di colpi. Quando Braxcat trova il vichingo Wulfgar gli reca il dono di poter partecipare ad una grande battaglia di Evolution, accanto a Kong, che ha conosciuto nel Niflheim. Braxcat stabilisce un ponte tra la dimensione onirica ed il campo di battaglia. Il vichingo capisce al volo, e si tuffa nel suo elemento, con l’ascia che subito si arrossa di sangue. Completata la sua missione, il gattino demone torna dai suoi amici Esploratori dei Sogni, che possono svegliarsi e riprendere il controllo delle loro energie vitali.
martedì 29 gennaio 2013
LA FIAMMA E L'INFERNO_226°episodio
Dopo avere esorcizzato un ragno colossale, che è esploso senza per questo morire veramente, Kong e Wulfgar si trovano immersi in una nebbia a dir poco soprannaturale. I due eroi non vedono neppure dove mettono i piedi, correndo il rischio di precipitare in qualche abisso. La nebbia nasconde altresì chiunque voglia attaccarli. Kong ed il vichingo tacciono ed aguzzano le orecchie. Un fruscio che proviene dalla loro destra presuppone la presenza di qualcuno o qualcosa in avvicinamento. Kong si prepara a colpire con i suoi pugni ed i suoi calci. Wulfgar prepara l'ascia, felice di combattere un'epica battaglia in compagnia di un valoroso quale è il possente uomo bestia di Evolution. Il vichingo ha lottato aspramente in molte battaglie, ma vorrebbe combattere l'ultima e definitiva assieme a Kong ed ai suoi amici, super come lui. Un mostro con molte bocche pronte a mordere si delinea nella nebbia grazie alla sua luminescenza. Un avversario impressionante, alto non meno di quattro metri e largo altrettanto. Sarebbe formidabile se quello fosse il Walhalla, dove lo scontro fisico è lo scopo. Il Niflheim è viceversa un luogo di paura, di scontri mancati, di spettri che scivolano negli angoli ma non aggrediscono direttamente. Kong comprende tutto questo, grazie alla sua mente superiore, libera da condizionamenti culturali. Non crede nelle suggestioni del Niflheim, a differenza degli antichi vichinghi, Wulfgar compreso. Non ha paura di spettri veri o presunti; ecco perché i potenti muscoli delle sue gambe lo proiettano in alto ed in avanti, addosso al mostro minaccioso. Un pugno tremendo impatta contro una delle bocche piene di denti, che saltano via. A questo punto, anche Wulfgar si sveglia, scagliandosi avanti coll'ascia in pugno. Elifas, lo stregone che si era accodato ai due eroi, decide finalmente di partecipare alla lotta. Produce una fiamma in grado di rischiarare la nebbia infida, per agevolare Kong e Wulfgar, che stanno letteralmente massacrando il mostro. Nella vicina dimensione dei sogni, il cagnolino cibernetico in forma astrale arresta la sua corsa, perché il suo corpo fisico addormentato ha ricevuto una chiamata dalla base di Evolution. La sua nuova missione consiste nel salvare un bambino rapito da un vecchio pazzo. Il Lupo Nero, che sorveglia i corpi degli Esploratori dei Sogni, si sorprende che Cyberdog sia tornato alla nostra realtà prima degli altri, ma rispetta la consegna ricevuta e continua a fare la guardia. Il cagnolino cibernetico corre via, per fare quello che torme di poliziotti non riescono a fare: liberare il piccolo innocente, tenuto sotto tiro da uno stupido e malvagio uomo. Gli altri Esploratori dei Sogni si trovano improvvisamente dentro un labirinto: una delle modalità più fastidiose della zona di confine tra i sogni e gli incubi. Il bambino è stato rapito da un anziano reduce, che in precedenza aveva dato in escandescenze, nei confronti dei vicini di casa, ma non era stato arrestato. Cose che capitano nei “paesi civili”. Il bambino si trovava a bordo di uno scuolabus, quando il decerebrato è salito a bordo, prima minacciando l’autista e poi sopprimendolo. Adesso tiratori scelti prendono di mira le finestre della casa dove il folle si è asserragliato, come se ritenessero possibile che lui accetti di fare da bersaglio. Auto della polizia bloccano le strade, come se il pazzo potesse uscirne vivo, e scappare lontano. Il reduce terrorizza il bambino, ma non lo ha ancora picchiato, né ferito in alcun modo. Cyberdog osserva da lontano tutti quei confusionari umani, e si rivolge al suo simbionte Transformatron, per congegnare l’attacco. L’alieno emette una serie di antenne, che diffondono un campo vibratorio di invisibilità relativa. Il cagnolino si dovrà muovere lentamente, per evitare rumori che non sarebbero inibiti dal campo vibratorio. Passa in mezzo a decine di poliziotti, quasi sfiorandoli, ma loro non lo possono vedere. Giunto nei pressi della casa, il Transformatron abbassa leggermente il campo d’invisibilità, ma solo per il tempo strettamente necessario a tagliare il vetro di una finestra. Un tiratore scelto avvisa i suoi capi di avere notato un’ombra in movimento, ma come prevedibile non gli danno retta. Un secondo dopo, Cyberdog è dentro, silenzioso come un’ombra. Il criminale si trova in una stanza accanto; il cagnolino cibernetico si prepara ad attaccare. Senza perdere tempo, il Transformatron proietta in avanti alcuni sottilissimi tentacoli, che si infilano nelle carni del criminale. Subito dopo, una corrente elettrica ad alto voltaggio lo raggiunge, abbattendolo in ginocchio. Il primo attacco non è tuttavia stato sufficiente, giacché il pazzo non ha abbandonato il fucile che teneva in mano. Cyberdog allora lo assale fisicamente, come una piccola furia. Molto più leggero del suo nemico, il cagnolino è però in grado di inoculargli un veleno paralizzante, mediante un morso dei suoi piccoli denti modificati dall’alieno Transformatron. Cyberdog è stato inviato a salvare un innocente, che adesso può tornare a casa, pressoché incolume. Il cagnolino non aspetta la polizia o le televisioni, ma corre a raggiungere Lupo Nero, che è rimasto di guardia ai corpi degli amici addormentati. Il rapitore finisce in galera, ma è ancora vivo; gli è andata bene che Evolution non abbia inviato in questa missione Ferox, che lo avrebbe trattato in maniera decisamente diversa. Essendo Braxcat nella dimensione dei sogni, Cyberdog non può più raggiungere gli altri Esploratori dei Sogni. I giovani licantropi, Clara e l’araldo di Braxal dovrebbero localizzare la fiamma di Dragonfire, ma sono stati bloccati all’interno di un labirinto vegetale. Apparentemente si tratta di siepi non meglio identificate, alte alcuni metri. Gli Esploratori dei Sogni potrebbero facilmente arrampicarsi in cima a quelle pareti viventi, ma l’istinto di Sonia, Rebecca, Pedro e David lancia allarmi che non possono essere ignorati. Se si trovassero sulla Terra, raggiungere una posizione sopraelevata comporterebbe un sicuro vantaggio, ma la dimensione dei sogni è tutta un’altra cosa. Ci capita spesso di chiederci, al risveglio, per quale motivo non ci siamo comportati in maniera logica; la risposta è che i sogni seguono leggi completamente differenti. Questo labirinto è, come prevedibile, soggetto a mutamenti che complicano il procedere in qualsiasi direzione. Anche Clara, simbiotica del Tecnoragno, può estroflettere sottilissime sonde metalliche; esse si allungano per molti metri, attraversando facilmente le siepi. In pratica, l’alieno tecnomeccanico che vive in Clara cerca di mappare il labirinto, o almeno una parte di esso. Il responso è che le siepi potrebbero addirittura estendersi all’infinito, giacché in quella dimensione tutto può accadere, specie le cose senza senso. Sarebbe inutile e dannoso seguire i percorsi del labirinto, che suggerirebbero di separarsi per seguire strade divergenti. Il gattino Braxcat osserva i suoi amici, e rileva uno spegnersi della loro iniziativa. Loro in fondo sono ancora troppo umani, quindi soggetti a flussi emozionali che adesso stanno facendo il gioco del nemico, chiunque esso sia. Essere una specie di demone felino comporta viceversa dei vantaggi. Uno di essi è quello di saper scatenare una propria fiamma dalle fauci. Poca cosa, se confrontata con quella di Dragonfire, ma sufficiente ad abbrustolire le piante che li stanno stringendo in uno spazio sempre più ridotto. Le siepi, nonostante siano verdi, bruciano subito e bene. Poi però, non reggendo al dolore, si sradicano dal terreno ed iniziano a scappare alla ricerca di acqua che le aiuti a spegnere le fiamme. Ululano quasi come i lupi mannari; questo risveglia i quattro giovani licantropi dal torpore nel quale erano precipitati. Nel giro di qualche minuto, il labirinto è sostituito da una specie di terreno incolto. In lontananza si leva il fumo, ad annunciare che le siepi semoventi sono riuscite a trovare l’acqua che cercavano. Il gruppo si ferma per decidere cosa fare. La risposta arriva a Braxcat dalla sua fiamma, che, uscendo dalle sue piccole fauci, pare voler rispondere alle domande degli Esploratori dei Sogni. Clara, i quattro giovani licantropi ed il gattino demone non sanno ancora dell’affinità che si è creata tra la fiamma di Braxcat e quella di Dragonfire. Finora avanzare nella dimensione dei sogni ha fatto rimpiangere la Terra. Adesso però una distanza incalcolabile viene superata in un volo velocissimo. La loro forza di volontà ha piegato le leggi fisiche di quel mondo. Volevano trovare la fiamma di Dragonfire, ed adesso essa è alla loro portata. Alcune centinaia di metri li separano dal portale verso il Niflheim. Il piano del dottor Occulto non prevede tuttavia che i cinque giovani para umani ed il gattino demone cadano dalla padella del mondo dei sogni, alla brace dell’inferno delle nebbie. Sulla Vae Victis, il cacciatorpediniere base di Evolution, Dragonfire esalta il controllo sulla sua fiamma, che ormai brucia sia nel Niflheim che nella dimensione dei sogni. Il possente drago impone all’emanazione del suo potere di travalicare anche la barriera dimensionale verso la nostra realtà. Il dottor Occulto, la Maga e la Navigatrice utilizzano quel faro potentissimo, che hanno visualizzato grazie agli Esploratori dei Sogni, per richiamare l’attenzione di Kong, che si trova ancora nell’inferno nebbioso degli antichi vichinghi. Il problema è raggiungerlo, non riuscendo ad emulare le dislocazioni superveloci della dimensione onirica. Elifas ormai si è ampiamente esposto al rischio di sanzioni, ma decide di proseguire con la sua alleanza con il vichingo ed il mutante. Con le sue residue forze magiche, chiama a sé una di quelle creature svolazzanti, che finora sono rimaste fuori vista. Una specie di pterodonte scende dal cielo plumbeo. Subito i tre gli si siedono in groppa; poi l’essere soggiogato dalla magia del mestatore prende il volo. Fulmini squarciano le nebbie, avvicinandosi sempre più. Kong sospetta che i poteri locali non vedano di buon occhio la strana alleanza. Fortuna che la grande creatura volante non è dotata di intelligenza apprezzabile; ciò evita che capisca di non dover collaborare con Elifas, Kong e Wulfgar. Giunti vicinissimi alla fiamma di Dragonfire, una scarica elettrica abbatte lo pterodonte. Come è accaduto prima al ragno, neppure lui muore. Spetta a Kong frenare la caduta per gli altri due, che non dispongono della sua forza. Afferra Wulfgar con il braccio sinistro ed Elifas con il destro. Poi le sue grosse zampe impattano contro quel suolo fortunatamente non roccioso. Nella dimensione onirica, gli Esploratori dei Sogni devono tornare sulla Terra, perché la luce solare sta inondando il cortile dove Lupo Nero e Cyberdog li aspettano. Rebecca, Sonia, David, Pedro e Clara rianimano i loro corpi fisici, salutati dal Lupo Nero e da Cyberdog. Braxcat è tornato sulla Terra prima di loro, per spalancare e tenere aperto il varco con la dimensione onirica. Gli Esploratori dei Sogni per oggi hanno finito, ma mentre si allontanano rivolgono il loro pensiero a Kong, che si trova ancora nel Niflheim. Il grosso mutante di Evolution, il vichingo Wulfgar e lo stregone dannato Elifas sono prossimi all’uscita, ma una moltitudine di mostri e mostriciattoli sbuca dal terreno, con intenzioni decisamente aggressive. Fianco a fianco, Kong e Wulfgar si scontrano con scheletri in varie fasi di putrefazione, ma anche contro serpenti minacciosi e grossi insetti. Elifas rimane indietro, perché il suo temperamento non è altrettanto votato al combattimento. Ripensandoci, mescolare la sua magica tinozza non era un brutto modo di passare il tempo, in una dimensione atemporale. Non gli spiacerebbe tornare sulla Terra, ma varcare la soglia si rivela molto più complicato del previsto. La sua titubanza consente ad un’entità tentacolata di avvolgerlo velocemente, impedendogli di evocare incantesimi difensivi. Mentre Elifas scompare da questa storia, Wulfgar grida come un forsennato, frantumando ossa di tutti i tipi. Kong solleva un morto vivente, per usarlo come clava; percuote decine di altri mezzi cadaveri, riempiendo l’area di frammenti di vario tipo. La moltitudine è però un crescendo, che minaccia di travolgere gli eroi con il peso del numero. Oltre a ciò, i fulmini che hanno abbattuto lo pterodonte continuano ad imperversare sul campo di battaglia, facendo strage di non morti. Dalla base di Evolution parte però il contrattacco, nella persona di Fulminatore. Grazie al teletrasportatore della Vae Victis, il dottor Occulto disloca il mutante elettrico verso le coordinate della fiamma di Dragonfire. Il mutante si materializza quindi parzialmente nel Niflheim. La fiamma, controllata mentalmente dal drago, non brucia ma scherma e protegge Fulminatore dalle insidie dell’inferno nebbioso. Sebbene le leggi fisiche del Niflheim siano diverse da quelle della Terra, il mutante piega alla sua volontà le scariche elettriche che avrebbero potuto avere la meglio su Kong ed il vichingo. L’uomo bestia di Evolution solleva quindi di peso Wulfgar, e salta verso il varco dimensionale. Fulminatore si sposta, mentre il portale si chiude. La missione potrebbe dirsi compiuta se uno dei mostriciattoli del Niflheim non si fosse aggrappato ad una gamba di Wulfgar. Questo non impedisce al vichingo di scappare dall’inferno della sua mitologia, ma smorza l’impeto necessario ad arrivare sulla Terra. Sulla Vae Victis, Fulminatore e Kong si accorgono di avere perso contatto con Wulfgar, che è rimasto imprigionato nella dimensione dei sogni.
giovedì 24 gennaio 2013
NEBULOSI STATI DELL'ESISTENZA_225° episodio
Un tizio evidentemente fuori di testa si reca in farmacia, per ottenere le sue pillole. Sfortunatamente è necessaria una prescrizione, ma tanto basta a scatenare il maledetto pazzo. Come uno dei pessimi personaggi dei film più tremendi, impugna un taglierino, con il quale aggredisce alcuni dei presenti. Ferite più o meno profonde, alcune mortali. Poi il pazzo si allontana, e, nonostante i suoi abiti siano sporchi di sangue, nessuno lo ferma e neppure si prende la briga di telefonare alla polizia. Quando la notizia perviene ai profiler, si riuniscono a chiacchierare, come se avessero tutto il tempo del mondo. Cercano fascicoli, cartelle cliniche ed altri dati che spieghino per quale motivo il pazzo sia divenuto tale. I profiler incolpano il commesso della farmacia, che aveva in mano il taglierino per aprire le confezioni. Il pover'uomo da vittima diventa quasi corresponsabile dei crimini del delinquente. Questi profiler manifestano evidenti segni di squilibrio, ma il resto della polizia prende le distanze dai colleghi intellettuali della mutua che lavorano più che altro con le chiacchiere. I poliziotti meno blasonati non usano i guanti nel trattare i criminali, pazzi o sani che siano. I profiler adorano il super-computer Galadriel, che però non contraccambia. Galadriel è certa che tra qualche ora i profiler saranno costretti ad interpellarla, soffocati dalle loro stesse stupidate. Attendere troppo però causerebbe altre vittime; ecco perché Galadriel chiama in causa gli Hunter Killer. I serpentoidi: Stritolatore, Anaconda, Boa, Pitone e Sysform, salgono a bordo della loro automobile modificata. I vetri offuscati impediscono che gli umani si allarmino, vedendo transitare una vettura sulla quale viaggiano dei rettili con teste verdi crestate e zanne possenti. Gli Hunter Killer sono già in movimento da un'ora, quando anche i profiler si svegliano dal loro torpore. Galadriel è sicura che il pazzo andrà a cercare suo padre. I fuori di testa hanno sempre una scusante che passa attraverso i genitori cattivi. Ai serpentoidi, predatori di altri mondi, non interessano le sciocchezze. Loro sono pagati come cacciatori di taglie, che la preda sia viva o morta. Non è notte, ma i rettili scendono ugualmente dall'auto, scivolando nell'erba. I gatti ed i cani presenti si allontanano a distanza di sicurezza, ed i secondi non si azzardano neppure ad abbaiare. Gli Hunter Killer si preparano ad irrompere, pregustando il sapore del sangue. Il pazzo che stanno inseguendo minaccia con una pistola il vecchio padre, che però gli ride in faccia, sfidandolo a sparargli. In mezzo a questa simpatica riunione familiare, c’è un bambino che non c’entra con le loro beghe. È stato rapito dal pazzo, ed adesso rischia di beccarsi una pallottola vagante. Stritolatore, leader del gruppo, sfonda una finestra con la sua testa durissima. Il rumore improvviso induce il criminale a voltarsi di scatto. Il padre coglie l’occasione per sollevare una sedia, e sbattergliela sulla testa. Nella confusione, il bambino si allontana dai due contendenti. Rimane tuttavia paralizzato quando vede chi sta irrompendo da tutte le finestre in frantumi. Padre e figlio si accapigliano, cercando di ammazzarsi a vicenda. I serpentoidi si fermano un attimo, perplessi. I mostri dovrebbero essere loro, ma quei due umani ululano, mentre se le danno di santa ragione. Forse si sono accorti dei serpentoidi, ma i loro pochi neuroni sono concentrati su una sola cosa: uccidere l’odiato consanguineo. Stritolatore non ha tempo da perdere a dividere i due cretini. Si lancia quindi sul più giovane, che è la loro preda. Lo avvinghia con le spire possenti, bloccandogli braccia e gambe. Adesso sì che il tizio urla a squarciagola, mentre il leader della squadra dei serpentoidi lo guarda negli occhi, ed apre le fauci bavose. Il padre del pazzo si lancia verso un fucile appeso, ma Anaconda è più veloce di lui. Gli blocca le gambe, costringendolo a cadere con la faccia in avanti. L'umano urta il pavimento e sanguina copiosamente dal naso. Pitone arriva per primo a suggere quel rosso nettare, sebbene sia inquinato da abbondanti secrezioni nasali. Uno scricchiolio di ossa frantumate annuncia che Stritolatore ha fatto onore al suo nome di battaglia. Missione compiuta. I serpentoidi divorerebbero volentieri anche il vecchio, ma nei suoi confronti non è stato spiccato alcun mandato di cattura. Prima di uscire con il corpo della loro preda, tutti gli Hunter Killer gli infilano le zanne nelle carni che ormai tendono a raffreddarsi. Lo assaggiano tutti assieme, in una sorta di rito cameratesco, al quale non si sottrae neppure la femmina del gruppo, Sysform. Il bambino ha superato in fretta la sua paura nei confronti dei cinque alieni serpentiformi. Adesso li osserva mentre si allontanano, e non prova nei loro confronti alcun sentimento di disgusto. È noto che i bambini siano dotati di una plasticità di giudizio superiore a quella degli adulti. Nel Niflheim, l’inferno degli antichi vichinghi, il mutante Kong ed il guerriero Wulfgar entrano in un tetro ed enorme edificio, che si rivela una biblioteca di rotoli proibiti. Elifas il maledetto sostiene che in essi sia contenuta la conoscenza necessaria a fuggire dal Niflheim. Il vichingo è più bravo coll’ascia che con la ricerca bibliografica, ma ha imparato ad apprezzare il colosso peloso Kong. Si affida a lui, facendogli da assistente. Lo stesso Elifas non sa cosa sia veramente custodito in quella biblioteca infernale. La sua curiosità intellettuale lo spinge però a partecipare alla entusiasmante ricerca, considerando che nell’inferno dei disperati di entusiasmante c’è veramente poco. Corridoi lunghissimi, immersi nelle ombre. Scaffali che raggiungono grandi altezze, ripieni di rotoli di pelle probabilmente umana. I cercatori non si stupiscono che l’inchiostro adoperato sia il sangue. Chi li abbia compilati è di difficile se non di impossibile accertamento. Una ricerca che si preannuncia interminabile, senza capo, né coda. Una sfida anche per un intelletto eccelso come quello di Kong. Wulfgar ed Elifas notano che l’uomo bestia di Evolution sta già esaminando uno degli innumerevoli rotoli. Pensa che, se tutte quelle informazioni fossero digitalizzate, e se Galadriel potesse elaborarle, occorrerebbero comunque tempi molto lunghi per venirne a capo. La risposta non è quindi la lettura casuale, o i tentativi di traduzione di un rotolo a caso, che potrebbe trattare di qualunque argomento. Il Niflheim, come si è già visto, assomiglia come fluidità al reame dei sogni. Ciò spiegherebbe come mai i defunti siano a volte visibili dai vivi, durante il sonno. Il Walhalla è viceversa più lontano dall’esperienza umana: un paradiso dei guerrieri, non un inferno delle anime comuni. Così, come accade nei sogni, il pensiero positivo del mutante provoca una rielaborazione di quella realtà. Gli scaffali scivolano via, creando un percorso più definito. I tre viventi avanzano senza paura, ed è strano che Elifas si sia adattato così in fretta al ruolo di compagno di viaggio di Kong e Wulfgar. Il grande e tetro edificio non si è però dissolto, come confermano le enormi colonne che si scorgono a grande distanza, nella nebbia perenne. Abitatori, o forse prigionieri del Niflheim, svolazzano con ali di pipistrello, o si arrampicano sugli scaffali e sui muri con zampe di ragno. Proprio perché i ragni rappresentano una sorta di incubo, per molti bambini umani, ecco comparire un’enorme arena, interamente invasa da una ragnatela immane. Dapprima non si capisce chi l’abbia prodotta; poi però con la repentinità delle cose pensate per sbaglio, compare il ragno! Il papà o la mamma di tutti i ragni. La somma di tutti i mostri aracnidi di tutti le saghe di spada e magia. Il primo dei grandi mostri del Niflheim, che, essendo un inferno, di mostri ne ospita di certo una quantità esagerata. Kong è contento di poter colpire qualcosa. Wulfgar agita la sua ascia, e sorride pensando che, se dovesse morire nell’imminente glorioso combattimento, il Walhalla sarebbe la sua destinazione di diritto. Forse ha ragione, forse no. Elifas coglie l’occasione per defilarsi nelle ombre, per nulla intenzionato a scontrarsi con il mostro aracnide. Intanto, sulla Terra, i giovani licantropi Sonia, Rebecca, Pedro e David si incontrano con la loro amica Clara. Attendono l’arrivo di Cyberdog e di Braxcat per tuffarsi nel loro terreno di caccia; perché tutti assieme compongono il team degli Esploratori dei Sogni. Arriva anche, come sempre bene accetto, il Lupo Nero. Lui vigilerà sui corpi addormentati dei suoi amici, che viaggeranno in astrale. Braxcat, il gatto demone araldo di Braxal, riesce ad aprire a comando un varco verso il reame dei sogni, nel quale lui solo si trasferisce con il corpo fisico. Cyberdog e Clara, rispettivamente simbionti del Transformatron e del Tecnoragno, partecipano volentieri a questi viaggi in una dimensione che sfugge alla comprensione umana. Kong ha calcolato che la gravità nel Niflheim sia la stessa che sulla Terra. Potrebbe diminuire o aumentare in qualsiasi momento e senza preavviso, ma per il momento è così. Nessun soffitto gli impedisce di balzare al massimo dell’altezza raggiungibile, o forse il soffitto si è innalzato di centinaia di metri. Il ragno colossale, come tutti i ragni, è abituato ad avere a che fare con vittime invischiate nella sua tela. È immenso, ma rimane un mangiatore di mosche. L’enorme corpo è impossibile da mancare, e Kong lo colpisce in pieno, con tutta la forza del suo salto. L’esoscheletro dell’aracnide si incrina, lasciando fuoriuscire un liquido corrosivo. Il mutante di Evolution non intende peraltro aspettare che il suo nemico si accorga di lui; i muscoli delle sue gambe lo proiettano lungo una rotta di disimpegno. Wulfgar non si azzarda ad avanzare sulle corde della ragnatela, ma le percuote con la sua ascia affilata. Fortuna che la lama non rimane invischiata, ma anzi intacca l’enorme trappola. Si tratta di una strategia per stuzzicare il gigante, giacché per distruggere la ragnatela servirebbero degli esplosivi ad alto potenziale. Infastidito dalla botta subita da Kong, il colossale predatore scivola in avanti, verso Wulfgar. Kong frena il suo secondo attacco, perché si aspetta che il vichingo lanci la sua ascia contro il mostro. Così avviene: con un sibilo, l’arma ruota nell’aria, fino a conficcarsi nella testa del ragno. Un altro fastidio per lui; nessuna lesione seria. L’arrivo di Kong però cambia le cose. Nelle sue mani fortissime, l’ascia è molto più pericolosa. Il mutante se ne impossessa, strappandola da dove Wulfgar l’aveva infissa. Poi somministra una punizione forse mai provata prima, al ragno micidiale. L’essere soffre, emette suoni terrificanti, e cerca di scrollarsi di dosso Kong. L’istinto suggerisce al grosso mutante di allontanarsi, prima che il Niflheim reagisca per salvare la sua creatura. Kong atterra vicino a Wulfgar, restituendogli l’ascia. Nel frattempo, il ragno vibra e si trasforma velocemente. Il mutante e l’umano si mettono al riparo prima che una esplosione quasi silenziosa disperda tutto attorno liquidi putridi e pezzi di zampe e corazza. La ragnatela prende fuoco, e lo scenario cambia ancora una volta. In un altro punto del Niflheim, il gigantesco ragno si rigenera, sgorgando direttamente dal terreno paludoso. Riprende con calma a tessere la sua ragnatela, perché quello è il suo compito pressoché eterno. Si è già dimenticato di Kong e Wulfgar, perché hanno innescato la distruzione di una delle sue manifestazioni, ma nel Niflheim la morte non è la fine. Sulla Terra, gli Esploratori dei Sogni stanno partendo per la loro missione. Braxcat emette uno dei suoi terrificanti mugolii; è il segnale per i giovani licantropi, per Clara e Cyberdog. Si lasciano trascinare sulla scia di quello che erroneamente potrebbe sembrare un comune gattino. L’araldo di Braxal tiene aperto il varco dimensionale verso il reame dei sogni, in modo che le essenze astrali dei suoi amici passino oltre. In un lampo, Braxcat scompare, lasciando in custodia del feroce Lupo Nero, tre ragazze, due ragazzi ed un cagnolino, profondamente addormentati. Il grosso canide, che è una sorta di demone naturale, si accuccia sul selciato del cortile ben illuminato di una scuola, che riaprirà tra circa otto ore. Visto che Braxcat comincia a correre, i quattro giovani mannari si trasformano, e lo seguono. Cyberdog aspetta Clara, che non è altrettanto veloce, nonostante la sua simbiosi con il Tecnoragno. I licantropi raggiungono il gatto demoniaco, per ricordargli che, specie in quello stato dell’esistenza, non conviene spezzare il gruppo. Braxcat rallenta, poi tutti gli Esploratori dei Sogni si organizzano per procedere assieme. Clara, che è stata contattata dalla Maga, riassume i termini della loro missione: trovare un punto di contatto tra la dimensione dei sogni ed il Niflheim. Senza altre indicazioni, una simile ricerca potrebbe durare un’eternità. La telepate di Evolution ha però raccontato a Clara ed al suo gruppo della fiamma che Dragonfire ha inviato nel Niflheim. Le particolari sensibilità dei giovani licantropi, dei simbionti Transformatron e Tecnoragno, e di Braxcat potrebbero quindi essere in grado di avvistarne il riflesso, in una zona dove la barriera dimensionale sia particolarmente tenue.
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