domenica 27 dicembre 2009
CONCERTO_libro 2°_62° episodio
La giovane Katherine desiderava da tempo di poter assistere ad un concerto di uno dei suoi cantanti preferiti. Sono trascorsi due mesi da quando è riuscita a procurarsi un biglietto: quelli meno cari erano già stati acquistati, e Katherine ha ripiegato sulle tribune numerate. Poco male per il prezzo più elevato del previsto: vedrà il suo idolo canterino da una distanza veramente esigua. Sarà quasi come toccarlo. Katherine non riflette sul fatto che quell'idolo delle folle incasserà in una sola serata quello che lei faticosamente metterà assieme in un'intera vita di lavoro. Del resto questa epoca è caratterizzata dall'adorazione, da parte del popolo, nei confronti dei ricchissimi sportivi ed artisti. Unico aspetto negativo: non ha trovato chi fosse disposto ad accompagnarla al concerto. Non è chiaro se il fidanzato, le amiche ed i parenti si siano defilati per evitare di dover sborsare il discreto obolo, oppure se il suo amato cantante non piaccia particolarmente ai suddetti. Forse le due cose messe assieme. Ma Katherine è testarda e decisa; quindi al concerto ci andrà da sola. Come Katherine, almeno altre diecimila persone aspettano con ansia che il cantante giunga nella loro città. In precedenza aveva già cantato in una struttura più periferica, decisamente meno bella di quella attuale. Katherine si è informata su Internet, ed ha scoperto che il palasport dove avrà luogo l'evento è stato progettato da un famoso architetto straniero. Si tratta di una struttura multifunzionale, adatta a spettacoli sportivi e musicali. Katherine è felice di essere lì, e si mette gioiosamente in fila, con un'ora d'anticipo rispetto all'inizio. Tra i circa diecimila di quella serata non tutti accedono al palasport per cantare in coro, o adorare il divo sul palco. Un tizio, né basso, né alto, vestito in modo da non attirare l'attenzione, non ama particolarmente quel cantante. Kaleb, questo il nome del tizio anonimo, non ama alcun cantante, perché ritiene che tutti i cantanti lavorino per conto del diavolo. Non sappiamo se il diavolo sia a conoscenza della supposizione di Kaleb, né se il diavolo concordi con l'anonimo individuo. Il posto numerato di Kaleb è vicino a quello di Katherine. Kaleb vuole guardare in faccia lo strumento canterino del demonio, prima di sparargli! E sì, perché Kaleb è entrato tranquillamente nel palasport con una pistola automatica nel borsello. Ora potrebbe non solo far fuoco sul cantante, ma anche sul pubblico. Sfortuna vuole che Katherine si trovi sulla linea del fuoco. Tra i diecimila, c’è anche un uomo molto alto e decisamente grosso; accompagnato da una donna che cerca di non attirare l'attenzione, ma non ci riesce. Una coppia insolitamente assortita, pensano tutti quelli che li vedono passare. I due sono più "strani" di quel che sembra: lui è Kong, e lei è la Maga. Sono due mutanti del super-gruppo di Evolution. Kong è l'uomo bestia, ma anche lo scienziato. La Maga ha un aspetto assolutamente umano, nonostante detenga poteri psionici e magici. Kong non è completamente a suo agio, camuffato come un umano; però la Maga lo ha implorato di accompagnarla a quel concerto, e lui ha ceduto. L'architetto che ha progettato il palasport dove si trovano non ha tenuto conto delle dimensioni di Kong. Non poteva peraltro immaginare di dimensionare i passaggi per piedi che più che altro sono zampe. Comunque Kong in qualche modo si arrangia, ed assieme alla Maga raggiungono i loro posti numerati. Si siedono nelle tribune opposte a quelle dove sono seduti Katherine ed il terrorista Kaleb, che sono ignari l'uno dell'altra. Il concerto inizia, e le fans urlano a squarciagola. Anche la Maga si esalta, e Kong è felice di averla accompagnata. Dalla parte opposta delle gradinate, Katherine dimentica di essere sola in mezzo a tanti, e si sente parte di un tutto adorante. L'unico a non essere coinvolto è Kaleb, i cui scopi sono decisamente oscuri. Il popolo vociante sopporta gli esagerati rumori prodotti da un sedicente gruppo musicale, che dovrebbe scaldare l'ambiente, prima dell'arrivo della star della serata. Risultato: quando lui, la star canterina, si affaccia sul palco, il pubblico è già mezzo sordo. Kong pensa che avrebbe preferito affrontare Maschera di Ferro; la Maga invece scarica tutte le tensioni accumulate urlando. Meglio che urli, pensa Kong, piuttosto che scatenare una tempesta psichica in grado di far venire mal di testa a tutti i diecimila presenti. La Maga potrebbe farlo: tale è il suo potere mutante, temprato dalla scienza magica del dottor Occulto. Si dice che ognuno di noi sia una pedina del destino, e forse è così. Allora il destino ha assegnato i posti a sedere a Kong, Maga, Katherine e Kaleb. Il destino ha deliberato che Katherine fosse sola; perché se fosse in compagnia dedicherebbe parte della sua attenzione a chi le siede accanto. Invece Katherine si alza, canta e si volta, come tutte esagitate come lei. Con quello che ha speso, vogliamo lasciarla libera di muoversi e strillare? Con la coda dell'occhio, Katherine nota un tizio, due file dietro la sua, che sembra una mummia: immobile e fasciato da un lungo cappotto. Dobbiamo dire, per amor di precisione, che non è la mente cosciente di Katherine a notare il teppista, bensì il suo subconscio, che comincia spontaneamente a rimuginare. Mentre, a circa cento metri di distanza da Katherine, la Maga si comporta come un'adolescente quasi ubriaca, il suo subconscio mutante trova improvvisamente interessante la situazione, ma non ne parla alla mente cosciente. Tuttavia la Maga nota una piccola lampadina d'allarme, e si chiede chi l'abbia accesa. Mentre il noto strimpellatore rubacuori canta di un amore finito male, i maschietti presenti emettono un sospiro di soddisfazione. Insomma, pensano, meno male che qualcosa è andata male anche a lui! Ciò che non sanno è che tra i diecimila di quella sera è presente uno che gradirebbe sparare in testa al noto compositore e cantante di struggenti parole. Tuttavia il destino di cui prima si parlava ha messo in parte i bastoni tra le ruote del delinquente Kaleb. I "bastoni" si chiamano Kong e Maga, e sono in grado di fermare qualunque terrorista attentatore. Peccato che il destino abbia loro assegnato due posti a sedere, dall'altra parte del palasport. Katherine assume quindi il ruolo di attivatrice degli eventi, o disattivatrice, nel caso specifico. Cosa dire del subconscio di Katherine? Nel giro di pochi minuti, ha fatto due cose determinanti: ha attirato l'attenzione del subconscio della Maga, ed ha convinto Katherine a voltarsi nuovamente. Il subconscio della Maga è mutante come il resto di lei, quindi si aggira in libera uscita come un cane da tartufi, nel piano astrale corrispondente al campo di gara del palasport. Non cerca tartufi, ma contatti; e trova il collega subconscio di Katherine. In che modo comunichino tra loro i subconsci sul piano astrale non ci è dato saperlo. Risultato: la Maga attiva istantaneamente uno scanner mentale, per individuare l'attentatore. Kong viene subito informato dell'emergenza, ed inizia a studiare come muoversi in mezzo a quei diecimila. Nel frattempo, Katherine si è voltata nuovamente; ma Kaleb si è accorto di lei, e minacciosamente le nostra la pistola seminascosta. Nessun altro si accorge del pericolo: merito del cantante che sa coinvolgere pienamente il pubblico. Se il cantante sapesse di rischiare la pelle, preferirebbe peraltro coinvolgere un po' meno. A questo punto, la Maga ha "visto" sia Katherine, sia Kaleb. I pensieri dell'aspirante assassino sono carichi di minaccia e di confusione: è certamente drogato. Maga vorrebbe tentare un attacco mentale, ma la carica emotiva del pubblico interferisce con i suoi poteri. Ora però c’è un altro problema: Kaleb sta valutando di sparare prima a Katherine; per evitare che faccia fallire l'attentato. Il pazzo è ormai deciso ad entrare in azione; quindi i due super-eroi di Evolution non possono perdere tempo. Kong si alza in piedi, tra le proteste della folla. Proteste che subito si placano quando lui si spoglia del soprabito. Il possente uomo bestia che ne emerge suscita strilli di spavento, ma altri riconoscono il paladino della giustizia. La Maga tenta il tutto per tutto, rallentando il corpo di Kaleb. Lui si sente come immerso in una sostanza vischiosa, Ma lotta per liberarsi. La droga che gli consente di opporsi alla Maga lo consumerà in poche ore, ma lui è un maledetto pazzo, e se ne frega della vita sua ed altrui. Kong balza in aria di molti metri, suscitando stupore e paura. Atterra sul palco, producendo un gran rumore di legno incrinato. Poi, velocissimo, afferra il cantante con una sola mano, mettendolo fuori tiro. Ma Katherine non è ancora in salvo. Kaleb si sforza e suda, mentre il suo cuore rischia l'infarto. Katherine è congelata dalla paura, mentre i presenti scappano a gambe levate, lasciandola al suo destino. Un attimo prima che il colpo esploda, la Maga abbandona completamente la sua presa sul delinquente. Lui ne risulta sbilanciato; poi sogghigna e spara addosso all'atterrita Katherine. Però, anticipando il colpo mortale, la Maga ordina alle ginocchia della giovane di piegarsi di scatto. Così la pallottola passa a pochi centimetri dalla testa di Katherine, e si schianta sul palco. Mentre questo accade, Kong è già in volo. Kaleb dovrebbe essere lui stesso un mutante per reagire all'arrivo di quella forza della natura, ma prova lo stesso a sparare. Niente da fare! Il corpo formidabile del possente uomo bestia di Evolution colpisce in pieno il criminale, procurandogli fratture, dislocazioni e versamenti vari. Se al posto di Kong ci fosse stata Ferox, Kaleb sarebbe morto squarciato dell'alto verso il basso dai suoi artigli felini. Ferox non concede tregua, e balza sempre per uccidere. Kong è viceversa meno sanguinario, ma al momento il terrorista non se la sente di ringraziarlo. Anche perché l'architetto straniero che ha progettato quel palasport ha pensato di costruire le gradinate in acciaio e legno. Farle in cemento sarebbe stato troppo costoso. Ora però buona parte della gradinata, colpita dalle zampe di Kong in atterraggio, scricchiola e frana verso il vuoto sottostante. L'uomo bestia di Evolution schizza via, e mentre salta, accentua il crollo. Katherine si è messa in salvo appena in tempo, e fissa negli occhi il maledetto pazzo che precipita nei meandri architettonici della gradinata in acciaio e legno. Maga osserva tutto cogli occhi della mente, e distoglie la sua attenzione solo quando avverte che uno spuntone di legno si è infisso nella schiena di Kaleb. La droga sta cessando il suo effetto propri in questo istante, ed avere una scheggia lunga mezzo metro che fuoriesce dal torace indurrebbe chiunque ad urlare di dolore. Il sangue esce in quantità, mentre quel cuore nero si affanna a trovare il battito successivo. Kaleb urla ancora, ma nessuno lo ascolta più, perché ormai è decisamente defunto. Nessuna gloria per lui; solo un lauto pasto per innumerevoli e famelici vermi necrofagi.
giovedì 24 dicembre 2009
BEÉH GIOVANE ESPLORATORE_libro 2°_61° episodio
Il suo nome è Beéh, e questa mattina si è messo in testa di esplorare il mondo. Forse non tutto il mondo, ma buona parte. Beéh è sicuramente un giovanotto pieno di ottimismo. Aspetta che la mamma si distragga un attimo, poi scappa veloce come un fulmine. Una volta Beéh ha visto un fulmine, ed era veramente veloce. Ora, mentre la mamma chiama a sé la sorellina più piccola di Beéh, lui sgambetta lontano e felice. Quando siamo così giovani, tutto ci appare facile, e non ci sembra vero quello che la mamma ci racconta a proposito dei molti pericoli che ci circondano. Beéh è piccolo, ma si sente già grande; quasi. La mamma, allarmata per averlo perso di vista, chiede a tutti quelli che incontra se abbiano visto Beéh aggirarsi da quelle parti. La mamma corre e chiede, ma è costretta a rinunciare all'inseguimento, perché non sa più in quale direzione muoversi. Torna indietro dagli altri piccoli, che, per nulla preoccupati della scomparsa di Beéh, ridacchiano tra loro. Che bello scherzo ha giocato Beéh alla mamma! E lui inizia ad esplorare il mondo. Il sole è alto nel cielo, ed il piccolo esploratore marcia imperterrito e curioso di tutto ciò che vede ed odora. Ci sono tanti fiori nei campi, e tanti insetti ronzanti. Si ferma a bere da un torrentello, e tutto gli sembra splendido. Dopo qualche ora, e dopo avere a lungo esplorato il mondo, Beéh l'intrepido decide di tornare dalla mamma, che di sicuro sarà orgogliosa di avere un figlio così intraprendente. In più, Beéh ha fame. Il mondo sembra più grande del previsto, ma la prossima volta Beéh si ripromette di mattina presto. Tornando indietro, tutti i sentieri si assomigliano, e Beéh arriva per caso ad una grande casa, che non ha mai visto prima. Lì però non lo accolgono bene; in particolare, un grosso cane lo induce a scappare a perdifiato. Ricorda allora le parole della mamma, a proposito dei cani pericolosi. Meno male che questo cagnaccio è legato ad una catena. Altrimenti Beéh sarebbe stato raggiunto e morsicato. Il piccolo si allontana dalla casa e dal cane cattivo. Beéh non vorrebbe ammetterlo, ma inizia ad avere paura di essere capitato in una parte del mondo mai vista prima. Beéh pensa alla mamma, e la mamma pensa al suo piccolo scomparso. Lei si chiede se qualcuno lo ricondurrà da lei. Il piccolo è stanco, ed arranca dolorosamente. Ha fame e freddo; il sole non scalda più come prima. Cammina in mezzo ai campi, allontanandosi sempre più dalla sua famiglia. Beéh è coraggioso, nonostante sia ancora piccolo; non si metterà a piangere. Con la pancia vuota, è difficile dormire, ma Beéh cerca un riparo per la notte. Trova uno spazio sufficientemente ampio sotto un cespuglio, e lì si rannicchia. Quella è la prima notte che passa da solo, ed impaurito scruta l'oscurità. Frattanto, altri si sono accorti della scomparsa di Beéh, e si sono mossi alla sua ricerca. La notte è pervasa da rumori strani, e strani movimenti furtivi e striscianti. Un essere del popolo dei serpenti passa da quelle parti, e nota il cucciolo. La lingua del rettile saetta nell'aria, a captare l'odore di Beéh. Passano alcuni secondi, e l'essere sinuoso esaurisce la sua curiosità; è uscito dalla tana per procurarsi la cena, e qualche topo lo aspetta ignaro da quelle parti. Meglio non farsi trovare in giro di notte, se non si è muniti di denti ed artigli. Uccelli da preda scrutano le tenebre; scrutano anche Beéh, ma lui si è rintanato al sicuro. Come tutti gli esseri intelligenti, anche Beéh sogna. Dorme in maniera agitata, ma la dimensione del sogno lo reclama ugualmente. Si vede costretto a scappare da un nemico invisibile, che lo segue con passi lunghi e pesanti. Anche nel sogno, il sole non splende, e fa freddo. Rabbrividisce di qua e al di là della soglia. Quello che lo insegue è immenso, scaglioso e verde. Getta fiamme dalle fauci e lo chiama per nome: "Beéh dove sei?". "Tua mamma ti cerca". Beéh è triste e nel sogno piange. Si sveglia agitato e confuso, alle prime luci dell'alba; un ragno scende appeso alla sua ragnatela, e guarda il cucciolo con tutti i suoi occhi ragneschi. Poi anche lui va a lavorare. Il piccolo si stira, ed esce dal suo rifugio notturno; adesso sì che ha fame. La mamma non può dargli il latte, per cui Beéh deve arrangiarsi a mangiare cose da adulti. Ed inizia a brucare un po' di tenera erbetta: è gustosa e bagnata dalla rugiada. La fame si placa ed il tenero agnellino riprende fiducia nella vita. Ciò che vede in lontananza non gli piace: una specie di lupo, che gli corre incontro. Beéh si volta e scappa, ma il lupo è molto più veloce, perché in realtà è un cane da pastore, incaricato di riportarlo al gregge. Il piccolo bela per la paura, ma quasi subito riconosce Argo, il cane sempre attento alle pecore che vogliono uscire dal branco. Quando Beéh è scappato, Argo è stato rimproverato dal pastore. Ora il cane vorrebbe rimproverare l'agnellino, ma è troppo felice di averlo ritrovato. Anche Beéh è felice, ed i due riprendono la strada di casa. Argo di solito è molto attento; ma l'euforia gli gioca un brutto scherzo. Un'auto sbuca all'improvviso da una stradina sconnessa, puntando su Beéh. Quelli che guidano non intendono investire né il cane, né l'agnellino, ma sono irrimediabilmente ubriachi. Argo eroicamente allontana l'agnellino dalla traiettoria dell'auto, ma non riesce a sua volta a scostarsi completamente. L'agnellino è salvo, sebbene spaventatissimo. Il cane è ferito ad una zampa posteriore, e non riesce a rialzarsi. I tre cacciatori ubriachi ignorano il povero cane, ma caricano a forza l'inerme agnellino nel bagagliaio dell'auto. I loro intenti sono chiari: contano di mangiare agnello gratis. L'auto parte, e si allontana, nonostante Argo le abbai dietro le sue più pesanti maledizioni. D'un tratto un'ombra veramente colossale oscura il sole, inducendo Argo a zittirsi. Un gigante di tre metri lo osserva. Scaglie verdi ricoprono un corpo non nato sulla Terra. Fauci a dir poco preoccupanti mostrano una dentatura agghiacciante. Una coda possente completa il quadro. Ma il drago alieno sta sorridendo, ed Argo abbaia il suo riconoscimento. Ora Dragonfire vuole sapere solo una cosa: dov'è Beéh? Il pastore giunge a soccorrere il suo prode
assistente, e scorge il drago, che si è già messo in caccia. Il pastore è sicuro che il piccolo questa sera ritroverà la sua mamma, perché nessuna forza terrestre può ostacolare Dragonfire. Il possente alieno corre sempre più veloce, con le zampe dotate di muscoli colossali. E proprio questi muscoli iniziano a scaricare al suolo un'energia crescente, che solleva il drago in balzi mai visti. Non deve stupire che l'enorme forza di Dragonfire sia in grado di propellere versa l'alto la sua massa di settecento chili. L'auto dei rapitori di Beéh è lanciata ad oltre cento chilometri orari, ma il drago furioso si avvicina. Ogni volta che atterra, produce un suono di pietre frantumate, e lascia profonde tracce, che si allargano quando decolla. Il drago erutta fumo dalle fauci, quando si produce nell'ultimo salto colossale, che dovrebbe portarlo ad intercettare e distruggere l'auto dei banditi. Loro sono assolutamente atterriti, e si aspettano da un momento all'altro di venire schiacciati da quella valanga verde. Poi inaspettatamente Dragonfire cambia idea e traiettoria: atterra appena dietro all'auto, che perde per un attimo il contatto col suolo, ma slitta e si allontana. Dragonfire ha evidentemente riflettuto sul rischio di fare involontariamente del male al suo agnellino. Il drago pare una statua di un antico dio guerriero, mentre decide di ricorrere ad un talento poco noto. Estende la sua mente aliena, fino a toccare quella di Beéh. Dragonfire sta sfruttando il suo precedente contatto mentale coll'agnellino. Beéh aveva sognato l'avvicinarsi di un colosso verde, e quello era Dragonfire che lo stava cercando per mezzo dei suoi talenti psionici. Sebbene Dragonfire non disponga di un potere mentale paragonabile a quelli del dottor Occulto e della Maga, ha stabilito da tempo una simbiosi con il gregge di Beéh, da prima che Beéh nascesse. Ora tramite quella relazione privilegiata, sta chiamando l'agnellino, e Beéh si desta dal torpore in cui era precipitato. Si trova in un bagagliaio freddo ed oscuro; l'agnellino sta proprio male. "Beéh" chiama la voce mentale. Il piccolo mammifero allo stremo delle forze vorrebbe alzarsi, ma gli mancano le forze. Dragonfire in un diverso periodo storico sarebbe stato considerato un semi dio, o un demone. Di sicuro i nostri progenitori avrebbero riconosciuto il suo stretto legame con l'elemento fuoco. Ed avrebbero avuto ragione: Dragonfire intende trasmettere un’infinitesimale parte della sua forza a Beéh, cosicché si liberi da solo. Ed in effetti il cucciolo inizia ad essere pervaso da un calore che non è di questa Terra. Assieme al calore del drago, gli perviene anche una nuova consapevolezza di sé. Il cucciolo si trasfigura, grazie al potere di Dragonfire; il drago sa benissimo che il suo potere potrebbe uccidere l’agnellino, per cui glielo somministrerà per un tempo contenuto. Il cucciolo di pecora si comporta come nessun agnellino prima di lui: i suoi occhi lampeggiano di luce aliena, i muscoli si gonfiano all’inverosimile e fiamme iniziano a prorompere dalla bocca non più tenera. Il fuoco del drago, proveniente dal bagagliaio, aggredisce il sedile posteriore dell’auto dei delinquenti. Quello dei tre che stava seduto dietro schizza in avanti, per sfuggire alle fiamme. Beéh balza nell’auto surriscaldata, come se fosse una piccola belva selvaggia. L’autista frena disperatamente, e spalanca lo sportello. L’agnellino trasfigurato coglie l’occasione e prende il largo. Ai delinquenti non resta che scappare, per timore che il drago ritorni. Il super agnellino ignora i nemici sconfitti, e corre incontro al drago alieno. Quando si incontrano, il batuffolo bianco è quasi invisibile se raffrontato all’immenso alieno, ma il più commosso tra i due è proprio Dragonfire. Subito dopo arriva il cane Argo, che prende in consegna l’eroico cucciolo. Dragonfire sogghigna, perché ora può completare ciò che aveva iniziato. I tre mancati rapitori stanno ancora ridendo quando Dragonfire appare nello specchietto retrovisore. Il dragoncraft lo porta velocemente sul bersaglio; poi il drago salta dall’altezza di almeno dieci metri. Non li vuole uccidere, ma solo dare loro una lezione; per cui non atterra sull’auto, bensì davanti ad essa. I tre gridano terrorizzati, sapendo che un impatto con il colosso significherebbe la morte sicura. Ma Dragonfire ha altri piani, ed è la sua coda ad impartire la lezione: un colpo calibrato, ed il veicolo, privato dell’avantreno, si tuffa in un campo di mais. Salta, rimbalza, urta e si ferma, tra il vapore del radiatore sfondato, ed i cristalli sbriciolati che cadono a terra. I tre occupanti sono vivi ma doloranti. Il loro primo pensiero è però quello i scappare il più lontano possibile, onde evitare che Dragonfire voglia rincarare la dose. Ma lui deve salvare il mondo, non sprecare altro tempo con la feccia.
assistente, e scorge il drago, che si è già messo in caccia. Il pastore è sicuro che il piccolo questa sera ritroverà la sua mamma, perché nessuna forza terrestre può ostacolare Dragonfire. Il possente alieno corre sempre più veloce, con le zampe dotate di muscoli colossali. E proprio questi muscoli iniziano a scaricare al suolo un'energia crescente, che solleva il drago in balzi mai visti. Non deve stupire che l'enorme forza di Dragonfire sia in grado di propellere versa l'alto la sua massa di settecento chili. L'auto dei rapitori di Beéh è lanciata ad oltre cento chilometri orari, ma il drago furioso si avvicina. Ogni volta che atterra, produce un suono di pietre frantumate, e lascia profonde tracce, che si allargano quando decolla. Il drago erutta fumo dalle fauci, quando si produce nell'ultimo salto colossale, che dovrebbe portarlo ad intercettare e distruggere l'auto dei banditi. Loro sono assolutamente atterriti, e si aspettano da un momento all'altro di venire schiacciati da quella valanga verde. Poi inaspettatamente Dragonfire cambia idea e traiettoria: atterra appena dietro all'auto, che perde per un attimo il contatto col suolo, ma slitta e si allontana. Dragonfire ha evidentemente riflettuto sul rischio di fare involontariamente del male al suo agnellino. Il drago pare una statua di un antico dio guerriero, mentre decide di ricorrere ad un talento poco noto. Estende la sua mente aliena, fino a toccare quella di Beéh. Dragonfire sta sfruttando il suo precedente contatto mentale coll'agnellino. Beéh aveva sognato l'avvicinarsi di un colosso verde, e quello era Dragonfire che lo stava cercando per mezzo dei suoi talenti psionici. Sebbene Dragonfire non disponga di un potere mentale paragonabile a quelli del dottor Occulto e della Maga, ha stabilito da tempo una simbiosi con il gregge di Beéh, da prima che Beéh nascesse. Ora tramite quella relazione privilegiata, sta chiamando l'agnellino, e Beéh si desta dal torpore in cui era precipitato. Si trova in un bagagliaio freddo ed oscuro; l'agnellino sta proprio male. "Beéh" chiama la voce mentale. Il piccolo mammifero allo stremo delle forze vorrebbe alzarsi, ma gli mancano le forze. Dragonfire in un diverso periodo storico sarebbe stato considerato un semi dio, o un demone. Di sicuro i nostri progenitori avrebbero riconosciuto il suo stretto legame con l'elemento fuoco. Ed avrebbero avuto ragione: Dragonfire intende trasmettere un’infinitesimale parte della sua forza a Beéh, cosicché si liberi da solo. Ed in effetti il cucciolo inizia ad essere pervaso da un calore che non è di questa Terra. Assieme al calore del drago, gli perviene anche una nuova consapevolezza di sé. Il cucciolo si trasfigura, grazie al potere di Dragonfire; il drago sa benissimo che il suo potere potrebbe uccidere l’agnellino, per cui glielo somministrerà per un tempo contenuto. Il cucciolo di pecora si comporta come nessun agnellino prima di lui: i suoi occhi lampeggiano di luce aliena, i muscoli si gonfiano all’inverosimile e fiamme iniziano a prorompere dalla bocca non più tenera. Il fuoco del drago, proveniente dal bagagliaio, aggredisce il sedile posteriore dell’auto dei delinquenti. Quello dei tre che stava seduto dietro schizza in avanti, per sfuggire alle fiamme. Beéh balza nell’auto surriscaldata, come se fosse una piccola belva selvaggia. L’autista frena disperatamente, e spalanca lo sportello. L’agnellino trasfigurato coglie l’occasione e prende il largo. Ai delinquenti non resta che scappare, per timore che il drago ritorni. Il super agnellino ignora i nemici sconfitti, e corre incontro al drago alieno. Quando si incontrano, il batuffolo bianco è quasi invisibile se raffrontato all’immenso alieno, ma il più commosso tra i due è proprio Dragonfire. Subito dopo arriva il cane Argo, che prende in consegna l’eroico cucciolo. Dragonfire sogghigna, perché ora può completare ciò che aveva iniziato. I tre mancati rapitori stanno ancora ridendo quando Dragonfire appare nello specchietto retrovisore. Il dragoncraft lo porta velocemente sul bersaglio; poi il drago salta dall’altezza di almeno dieci metri. Non li vuole uccidere, ma solo dare loro una lezione; per cui non atterra sull’auto, bensì davanti ad essa. I tre gridano terrorizzati, sapendo che un impatto con il colosso significherebbe la morte sicura. Ma Dragonfire ha altri piani, ed è la sua coda ad impartire la lezione: un colpo calibrato, ed il veicolo, privato dell’avantreno, si tuffa in un campo di mais. Salta, rimbalza, urta e si ferma, tra il vapore del radiatore sfondato, ed i cristalli sbriciolati che cadono a terra. I tre occupanti sono vivi ma doloranti. Il loro primo pensiero è però quello i scappare il più lontano possibile, onde evitare che Dragonfire voglia rincarare la dose. Ma lui deve salvare il mondo, non sprecare altro tempo con la feccia.
COME TRATTARE I CRIMINALI_libro 2°_60° episodio
I buoni cercano di bloccare i cattivi. Le guardie provano ad arrestare i ladri. L’FBI tenta di studiare i criminali seriali, per anticipare le loro mosse. L’FBI addestra agenti super preparati nello studio dei profili criminali. All’interno di questa cerchia ristrettissima, ci sono persone di età differenti, tutte spinte dalla necessità di combattere l’intelligenza maligna dei serial killer. Perché tutti concordano sull’intelligenza dei serial killer. Il più giovane del gruppo di agenti dell’FBI sembra il classico secchione: chiedetegli qualcosa, che abbia a che fare con i crimini seriali, e lui parlerà fino a sfinirvi. Poi c’è un agente più operativo, più fisico, più bravo a sparare. La squadra di cacciatori di serial killer è composta da uomini e da donne, anche perché sono le donne a cadere più frequentemente vittime di questa feccia umana. Le donne dell’FBI sono addestrate duramente, ma a monte dispongono di un grande bagaglio scolastico ed universitario. Anche loro sono persone di prim’ordine, votate a combattere quei delinquenti pericolosissimi. Cosa succede quando un serial killer fa perdere le tracce di sé? Se non ha lasciato indizi sufficienti ad identificarlo, può passarla liscia. Però è anche vero che questi soggetti maligni e metodici subiscono la spinta di un narcisismo molto marcato. Se un criminale seriale sospende l’attività, anche per più di dieci anni, non è escluso che prima o poi ci riprovi, per pura vanità. In questi casi, il materiale raccolto in passato torna molto utile, e l’FBI sovente riesce ad ottenere la rivincita. Il criminale seriale non tiene conto di essersi arrugginito con il passar del tempo, mentre gli avversari sono sempre sul piede di guerra. Così capita che il delinquente intelligente si comporti da cretino, e finisca in galera come un qualunque drogato o teppistello da strada. Oppure, per amor di riflessione cervellotica, non può darsi che il serial killer si lasci arrestare apposta, per poi poter scappare? Il criminale in questione aveva in effetti interrotto l’attività per lungo tempo. Poi però si era sentito furbissimo, ed aveva ricominciato ad uccidere. Non uccideva solo le donne bionde, o le brune, o solo le giovani, o le vecchie. Si aggirava per le strade, fingendosi un poliziotto (ma quelli dell’FBI non lo sapevano), ed aggrediva chiunque trovasse a bordo delle auto che fermava. Non lasciava testimoni, né tracce. Tornati al tempo presente, il delinquente si spinge oltre, partecipando come allievo ad una lezione, tenuta da uno dei capi squadra del team dell’FBI per il contrasto ai crimini seriali. Diventa quasi subito un discente modello; per forza: possiede un sacco di informazioni di prima mano. Mentre studia la mossa successiva, il criminale viene avvicinato da una compagna di corso, che si confida proprio con lui. Dato che detti soggetti psicopatici credono che il destino abbia in serbo per loro grandi cose, il tizio circuisce la ragazza. Fosse un film, tutti diremmo che quella è una gran cretina, ma nella realtà tutti prima o poi cadiamo in tranelli studiati per i cretini. La povera sprovveduta accompagna il serial killer sulla scena del suo ultimo delitto. Mentre lei espone le sue teorie, la feccia dell’umanità estrae la sua arma e la sopprime. Passa qualche giorno, e finalmente i laboratori dell’FBI scoprono un particolare che consente di risalire all’autore del delitto. Lui è così apparentemente sconfitto da una metodica che ai suoi tempi non esisteva. Oppure, come anticipato, il suo piano diabolico prevede appunto che si lasci catturare, per poi umiliare i nemici con una fuga spettacolare. Gli agenti federali arrivano in massa alla casa del delinquente, e la circondano. Così facendo, salvano la vita ad uno che aveva già il coltello alla gola. Il criminale non oppone resistenza, ma sogghigna in faccia agli agenti, quasi li stesse aspettando. In quel frangente, uno dei due capi del team dell’FBI sospetta che il serial killer li stia prendendo in giro. Perché, si chiede l’agente speciale, non abbiamo sparato al delinquente, raccontando che stava opponendo resistenza. Purtroppo la risposta sta nell’eccessiva cervelloticità di certe procedure. Il criminale finisce in carcere, invece che in ospedale o in obitorio, perché le chiacchiere sui diritti civili hanno condizionato fin troppo gli agenti della squadra anti-serial killer. Allora l’agente speciale prende il telefonino, e compone un numero estremamente segreto. Dall’altra parte, qualcuno ascolta attentamente, poi attacca. Neppure la NSA riesce ad intercettare quella brevissima chiamata satellitare, ma il messaggio è giunto a destinazione, e chi deve mettersi in caccia inizia ad affilare le armi. Frattanto il delinquente seriale, che si è sempre mostrato collaborativo, viene incarcerato in una struttura di media sicurezza. Lui sa benissimo di avere a che fare con dei cretini, ed il suo disprezzo traspare dai suoi sguardi. Il fatto strano è quindi che nessuno, tra le guardie carcerarie, sospetti che il sordido individuo abbia in mente un piano per evadere. Convinto di essere una mente superiore, l’assassino potrebbe attendere il processo, e sfidare apertamente la procura ed i giudici. Conosce come agiscono queste istituzioni: la procura manda all’assalto giovani sprovveduti, mentre i giudici sono solitamente individui sonnolenti ed assonnati. Ma il criminale non vuole attendere. Durante la notte, con metodo e sprezzo del dolore, si procura una ferita ad un avambraccio. Non è difficile trovare sporgenze taglienti nella branda, ma per scavarsi un solco nelle carni ci vuole un mezzo pazzo. Lui potrebbe fare di peggio, senza battere ciglio. Il suo scopo è affermare il suo piano criminale, e forse ad esso sacrificherebbe la sua stessa esistenza. Non è un mezzo pazzo, bensì un pazzo completo. Il sangue inizia a sgorgare dalle carni martoriate, ed il pessimo soggetto prende a berlo. Quando ne ha abbastanza, si fascia con una striscia di tela predisposta in precedenza. Non intende sottoporsi ad alcuna pratica di disinfezione; non ha tempo per certe sciocchezze! Ora, con la bocca piena del proprio sangue, inizia a strepitare, così da fare accorrere le guardie. Rantola, come ha sentito fare a molte delle sue vittime. Le guardie assistono alla sceneggiata del pazzo che lascia fuoriuscire il sangue dalla bocca. Ma loro non sanno che si tratta di una sceneggiata, e non sono neppure addestrati a pensare. Qualcuno deve pur espletare le mansioni di guardia carceraria, ma si direbbe che per assumerli debbano superare un test di intelligenza alla rovescia. Forse le istituzioni non vogliono recuperare i criminali, ma solo bastonarli, per renderli più cattivi. Il criminale seriale li prende tutti in giro, e riderebbe loro in faccia, ma non vuole rovinare la recita. Viene condotto in infermeria, dove continua a simulare dolori addominali. Il medico lo visita, ma anche lui è stanco e svogliato, come tutti lì dentro. è fin troppo facile per un criminale seriale mettere in pratica un piano tanto semplice. Il medico del carcere certifica la presenza di una probabile lesione gastro-intestinale, e prescrive un esame approfondito. La stupidità umana sembra non abbia limite, pensa con ragione il criminale. Scappare dall’infermeria sarà un gioco da ragazzi. Il medico rimane in vita solo perché il criminale seriale non si trova sotto mano un bisturi. Altrimenti non avrebbe avuto alcun problema a sgozzarlo. Il medico continuerà a vivere, nonostante un gran mal di testa, ma non apprenderà alcuna lezione da questa esperienza. Il pessimo individuo esce indisturbato dal carcere, dopo essersi impossessato degli abiti trovati appesi in infermeria. Le guardie assonnate controllano malamente i documenti che lui esibisce, perché, forte di una lunga pratica, ha padroneggiato una buona tecnica di camuffamento. Diranno di averlo scambiato per il medico del carcere, e tutti faranno il possibile per insabbiare la disastrosa figura. Libero come un uccello, o meglio come una bestia notturna da preda. Questo è il pensiero che attraversa il brillante e spietato cervello dell’assassino. Pensa ai titoli dei giornali, che evidenzieranno la sorprendente facilità con la quale è evaso. Il ridicolo farà il giro del mondo, e l’ego del criminale si gonfierà a dismisura. Poi ovviamente tornerà ad uccidere innocenti, come e più di prima. Si sente una forza del male, un inviato demoniaco sulla Terra. Tutti i suoi piani hanno avuto successo, ed ora guida ad alta velocità nella notte. Da tempo immemorabile il male è stato correlato alle tenebre, ma questo vale solo per gli umani. Per le altre razze terrestri, il buio è l’habitat naturale dei predatori felini, e per gli altri animali dotati di adeguata percezione visiva. L’agente speciale dell’FBI, che aveva telefonato ad un numero super-segreto, ha messo appunto in moto un predatore notturno. Il predatore, o meglio la predatrice, è già in caccia. A bordo del suo mezzo di trasporto volante, che trae energia dalle cellule mutanti della cacciatrice medesima, lei lo ha individuato a molti chilometri di distanza. Ferox vola nell’oscurità, ma i suoi occhi scorgono tutto ciò che si muove nei campi che attraversa a bassa quota. Se qualche umano la scorgesse, potrebbe pensare ad una strega che voli a cavallo di una scopa. Ma non conosciamo streghe leopardate, provviste di coda. Solo i gatti levano lo sguardo al passaggio di Ferox; i gatti adorano la donna leopardo. Gli uccelli notturni sono decisamente più riservati. Altre forme di vita sfuggenti scorgono la mutante in caccia, e sono felici che non stia cercando loro. Il criminale giunge ad un autogrill, e si ferma. Scende dall’auto, e si avvia verso il ristorante bar. Allora, frammisto ad un rumore di automezzi in transito, gli giunge alle orecchie uno strano verso, simile al lamento di un’anima in pena. Ovviamente il criminale non crede alle anime in pena, ma un brivido incontrollabile gli percorre la spina dorsale. Questo uomo, che gode nel produrre il male, rallenta il suo passo, e si guarda attorno. Non vorrebbe ammettere di essere in grado di provare paura; vorrebbe poter dire che lui la paura la domina. Ma allora come spiegare a se stesso quel che prova in questo momento? Non vorrebbe, ma le sue gambe accelerano il passo. Un uomo, che si illudeva di dominare l’oscurità, inizia a comprendere quanto essa possa essere aliena. Nelle tenebre, sospesa in aria come un demone evocato da riti tribali, Ferox scruta la sua prossima vittima, e si lascia andare ad un secondo mugolio di morte. Il criminale è già entrato nell’autogrill; quindi le sue orecchie non sono costrette a recepire quell’annuncio di catastrofe. Viceversa, tutti i gatti a portata d’orecchio iniziano a confluire in loco, per assistere alla resa dei conti. Occhietti fosforescenti si accendono negli angoli più bui, tra la vegetazione e tra i manufatti umani. I gatti aspettano, Ferox aspetta, e l’ineluttabile pare aver già gettato la sua cappa sul karma di quella feccia bipede. Il sordido assassino ha già dimenticato il brivido che poco fa gli ha percorso la spina dorsale. Le luci dell’autogrill gli fanno ritrovare la convinzione di essere un predatore invincibile. Poi gli viene in mente di esorcizzare quella paura che ritiene non gli appartenga. Decide quindi di sequestrare una cassiera, ma solo dopo avere pugnalato a tradimento una guardia giurata. Il povero uomo dovrebbe essere a casa con la sua famiglia, ma la sua è una pensione da fame; ecco perché ora sta morendo dissanguato, steso sul pavimento dell’autogrill. Ferox da fuori fiuta l’odore del sangue versato, e le sue labbra salgono a scoprire denti acuminati. Ora solo la morte di quell’uomo placherà l’ira della donna leopardo. L’agente dell’FBI che ha chiesto l’intervento di Evolution era certo che il super-gruppo mutante non avrebbe lasciato scampo al criminale seriale. Di certo però l’agente dell’FBI proverebbe qualche rimorso, se avesse il potere di leggere le intenzioni di Ferox. La donna leopardo non può più attendere, perché la guardia giurata sta morendo. Il teppista strepita, tenendo un coltello affilato eccessivamente vicino al collo della cassiera. Un movimento brusco e la lama penetrerebbe a fondo. Ma la donna leopardo ha già trovato un’apertura che gli consente di penetrare silenziosamente nel locale. I pochi presenti non si azzardano a muoversi, ma quando Ferox atterra dietro al teppista, saltando da numerosi metri, lo stupore si dipinge sui loro volti tesi. La mutante felina non vuole rischiare un attacco diretto, dato il coltello troppo vicino al collo della donna sequestrata. Invece, con una velocità accecante, gli afferra il braccio armato, glielo storce dolorosamente, e gli sottrae la preda. Il tutto dura meno di due secondi, ma la donna leopardo ha già messo in salvo la commessa. Il delinquente reagisce in una maniera estremamente prevedibile: scatta per afferrare un’altra persona, con la quale proteggersi dall’attacco di quel demone. Proprio perché l’azione è prevedibile, non può sorprendere una mutante dotata di sensi tanto raffinati, e riflessi fulminei. Le tenebre cadono improvvisamente all’interno dell’autogrill: Ferox ha deciso di combattere nel suo elemento. Il teppista si muove freneticamente, mentre la donna leopardo emette i suoi terrificanti mugolii. Mentre Ferox si prepara a balzare sulla sua vittima, la feccia umana mette finalmente le mani su uno sfortunato cliente dell’autogrill. Ghigna il delinquente, perché crede di aver giocato finanche quella nemica quasi soprannaturale. Si sposta verso l’uscita, inciampando nel buio, trascinandosi dietro il suo prigioniero. Ma la pazienza di Ferox è giunta al termine. Con un verso agghiacciante, molto più forte dei precedenti, la donna leopardo balza per molti metri, in alto ed in avanti. Per lei le tenebre non esistono, perché la sua vista è quella del leopardo. I suoi muscoli sono molle d’acciaio, ed i suoi artigli intaccherebbero il metallo più duro. Le carni e le ossa della feccia umana non oppongono alcuna seria resistenza agli artigli di Ferox. che sbranano il suo ignobile nemico. Il prigioniero del criminale è letteralmente investito da uno spruzzo colossale di sangue caldo, proveniente dalle arterie recise del teppista, che quasi non si accorge di essere già defunto.
POSSESSIONE DA MAGIA OSCURA_libro 2°_59° episodio
La bambina era sempre stata come tutti gli altri bambini: rumorosa, con poca voglia di mangiare quando era ora di farlo, sempre pronta a fare i capricci, compresa l’attitudine a voler andare a dormire ad ore strane, e svegliarsi nel cuore della notte. Una piccola mammifera rompiscatole, eppure amabile, perché i mammiferi, a differenza dei rettili, accudiscono i loro piccoli. Gli umani, tra tutti i mammiferi, assillano i loro cuccioli fino ad età indecenti, ma non è il caso della bambina di cui trattiamo. I genitori ormai non facevano più caso al bagaglio di comportamenti fastidiosi di cui sopra, attribuendoli giustamente alla giovanissima età. Se non facciamo i capricci da piccoli, quando li facciamo? Ci sono in effetti quelli e quelle che i capricci vorrebbero farli anche a sessanta anni, ma ottengono il più delle volte di essere mandati a stendere. Dicevamo che i genitori della bambina, che chiameremo Jessica, sopportavano tutto, finché la piccola esagerò un tantino. Prese a rantolare, a parlare lingue morte, a fare volare oggetti senza toccarli: una scena del film “L’esorcista”. Oggi la Maga è ora giunta in incognito al capezzale di Jessica. Il suo scopo è di impiegare i suoi talenti mutanti per accertare quale sia la fonte del disturbo. La Maga ha assunto l’identità di una psicologa dell’età evolutiva: quelle tizie pedanti e sputasentenze, con occhialini strani. I genitori della piccola accolgono la Maga quasi rappresentasse l’ultima possibilità di risolvere un problema che toglie loro il sonno (poco ma sicuro). La Maga inizia a porre domande ai genitori, e scopre che il loro livello di coinvolgimento è molto grande. Non è facile avere in casa una bimba di cinque anni che produce fenomeni di poltergeist, e non solo. In realtà, le domande servono a dissimulare l’impiego dei poteri telepatici della mutante. Mentre i genitori rispondono alle domande di un questionario, la Maga perlustra le loro menti, alla ricerca della verità. Il punto è che i due la verità non la conoscono: la mutante di Evolution può iniziare a scartare tutte le ipotesi di violenza psichica e fisica, in tutte le sue manifestazioni domestiche. Il dottor Occulto, mandando la Maga a svolgere quel compito di perlustrazione, ha percepito esattamente la natura del male. La telepate estende i tentacoli della sua potente psiche al resto della casa, e cogli occhi della mente vede Jessica. Grazie alle sue facoltà magiche, ereditate dalle sue antenate, ed affinate dallo studio e dall’esperienza, la Maga percepisce alcune forme spettrali che attorniano la piccola, che in questo momento si trova a letto, in camera sua. Quindi ritira quasi istantaneamente le sue emissioni psioniche, un attimo prima che gli spettri percepiscano la sua presenza. La mutante continua a recitare la parte della scienziata, ma i genitori di Jessica non possono e non vogliono ignorare le urla strazianti che provengono dalla camera della figlia. Come possiamo analizzare freddamente i fatti, si dicono i due, quando la nostra piccola soffre a tal punto. In questi momenti, i genitori più apprensivi rendono molto difficoltosa l’azione dei medici o degli altri specialisti nella cura delle malattie dell’infanzia. I mammiferi di solito non sono in grado di osservare con la dovuta freddezza i comportamenti del figli. Quasi tutti i mammiferi hanno questo difetto, eccetto i felini. La Maga si rende presto conto di non poter fare alcun affidamento sui genitori di Jessica. Anzi, c’è il rischio che intralcino il suo operato. Allora non le resta che sedarli, per il tempo necessario ad individuare e risolvere il problema. Mentre i due si agitano e perdono ogni residua parvenza di controllo, una doppia scarica mentale della potente mutante spegne completamente i loro cervellini. Due corpi crollano sul divano, e lì rimangono, in attesa che la Maga disponga diversamente. Ora la mutante abbandona ogni copertura, e sale le scale che conducono alla camera di Jessica. Il potere telecinetico della telepate di Evolution spalanca la porta, senza bisogno di toccare la maniglia. Una buona entrata ad effetto dovrebbe convincere i suoi nemici di non avere a che fare con un’umana sprovveduta. Gli spettri che circondano Jessica dovrebbero essere visibili solo alla bambina, ma la Maga è dotata dalla nascita della doppia vista, e nessun essere fatato o stregato può nascondersi alla sua percezione. Vistisi scoperti gli spettri muovono all’attacco della mutante, che però non incontra difficoltà a congelarli dove si trovano. Dall’entrata della Maga, il tempo nella camera di Jessica è come congelato, o scorre lentissimamente. La bimba ha quasi smesso di strepitare e di fare volare oggetti per la stanza. Gli spettri sono tre, colorati di verde marcio, marrone fango e viola mortuario: il look che ci si può aspettare da entità di bassa levatura. La mutante di Evolution non ha tempo da perdere, anche perché non intende lasciare per troppo tempo nell’incoscienza totale i genitori di Jessica. Vorrebbe riservare l’esorcismo alla bimba, ma i tre spettri sbavanti e biscicanti hanno la precedenza. La Maga ricorda molto bene le lezioni del dottor Occulto, e le mette in pratica con velocità ed efficienza: le tre fastidiose entità vengono colte da un turbine di energia psicocinetica, che le proietta attraverso le pareti, fuori e lontano dalla casa. Un solo gesto e il turbine si spegne. Gli spettri stanno ancora volando attraverso la campagna; urlano, ma i rari passanti nottambuli ritengono si tratti di un vento lontano. Poi spariscono, aspirati da qualche inferno di poca importanza, come di poca importanza sono loro. La Maga si avvicina alla piccola, che sorride in maniera decisamente insolita, trattandosi di una bimba di pochi anni di età. Poi Jessica parla con una voce non sua, e rivela la natura della possessione. L’entità si dichiara un demone infernale molto importante, ma la Maga ha già combattuto i demoni, e ne riconosce le vibrazioni peculiari. I demoni sono esseri extradimensionali, ma chi possiede la piccola è originario di questo pianeta. Tuttavia la mutante si trova ad affrontare un potere notevole, che potrebbe essere pari al suo. Ovviamente la Maga spera che il suo nemico non disponga di una forza superiore, ma proprio questa riflessione la induce ad attaccare per prima. Ed allora Jessica grida come dovrebbe gridare una bambina. L’energia psicocinetica della mutante le produce un grande dolore, perché evidentemente l’entità che la possiede si è radicata in profondità. La Maga cessa subito l’attacco, per non ferire la piccola. Non essendo una novizia in conflitti di questo tipo, la telepate di Evolution si circonda quasi istantaneamente con un campo di forza. Una frazione di secondo dopo, arriva il dirompente attacco, che scaglia indietro la Maga. Ma gli allenamenti con i colleghi l’hanno fortificata, e, invece di cadere rovinosamente, rotola su se stessa. Appena si rialza, nota che una nuova forma quasi visibile è apparsa accanto a Jessica: una donna alta e magra, bruna e vestita di nero. La Maga ne deduce trattarsi dell’agente infestante: un essere umano o para-umano, presente in quella stanza con il suo corpo astrale. Dovendole attribuire un nome, ed in assenza di migliori indicazioni, decide di chiamarla Strega. E forse di una strega si tratta, ma di quelle che hanno abbandonato il culto della Natura, per servire le forze del male. La Maga sa che i demoni più che servire gli esseri umani se ne servono per i loro scopi. La Strega quasi sicuramente sta lavorando più o meno consciamente per un’oscurità decisamente aliena. Invece di attaccare direttamente il corpo astrale della nemica, la Maga invia una velocissima sonda mentale, a carpire informazioni che potrebbero rivelarsi essenziali nel corso della battaglia. Ed in effetti l’allieva del dottor Occulto percepisce immagini molto eloquenti: riti di iniziazione, sacrifici di innocenti volatili, incantesimi di evocazione, e finalmente il patto demoniaco. Ancora una volta una sprovveduta autodidatta si è fatta abbindolare da potenze che promettono poteri e riscatto, ma desiderano solo nuocere al genere umano. Quante volte, si chiede la Maga, queste entità extradimensionali hanno abbindolato umani dotati di un certo talento magico. Ma la battaglia deve iniziare subito, per il bene di Jessica. La Maga si proietta quasi istantaneamente fuori dal suo corpo fisico, che rimane però ben protetto dal campo di forza attivato in precedenza. Sul piano astrale, le forme mutano molto più facilmente che sul piano fisico. La Maga impugna una spada luminosa, che affonda nelle carni spettrali della nemica. Lei urla per il dolore, ma non muore. La Strega muta sollecitamente forma, divenendo un grosso serpente verde e viola, con zanne grondanti veleno. Il serpente scatta in avanti a grandissima velocità, e sfiora la forma ectoplasmica della Maga. Il solo contatto con quel mostro provoca dolorose bruciature, che in parte si ripercuotono sul corpo fisico della mutante. La spada luminosa, simbolo dell’integrità morale della mutante, cala in un arco di morte, restituendo con gli interessi il dolore ricevuto. Nella sua capanna, in mezzo ad una palude putrescente, la Strega grida a lungo, ma la sua volontà di nuocere è troppo forte. Non desisterà, perché il demone le ha promesso potere e riscatto; vuole vendicarsi per essere stata derisa ed emarginata. Anche se forse è stata lei la prima a rompere i contatti con il resto della razza umana. La Strega ricorda di essere stata respinta da un uomo che amava, e questo l’ha fatta impazzire. Lui diceva di volerle bene, ma pretendeva che la smettesse con quella sua insolita fissazione per le cose morte e demoniache. Adesso la Strega non lo ama più, o almeno vuole illudersi che sia così. Vuole dimostrare a se stessa di essere una donna superiore all’amore stesso. Per dimostrarlo ucciderà l’uomo che le ha spezzato il cuore. La Maga sente tutto ciò, nel momento il cui la sua nemica lo pensa, e prova quasi pena per la stupidità di quella donna. Aveva incontrato l’amore, ed ora nuota nell’odio. Vorrebbe parlarle, ma la Strega è una vera pazza, che pensa solo ad uccidere e forse anche a morire. Evolution insegna a non trattare mai i criminali con i guanti. Mai abbassare la guarda, mai intenerirsi di fronte a storia strappalacrime. I delinquenti hanno avuto la possibilità di effettuare una scelta, ed hanno preferito il male al bene. Per questo devono essere estirpati dalla società sana. Il serpente fantasma ora estroflette due zampe munite di enormi artigli, e vola sorretto da due ali di pipistrello. Ma quando colpisce, la Maga non è più lì, anzi non è più la Maga. Visto che la battaglia magica e psionica si è trasformata in un scontro primordiale, da Evolution è giunto l’aiuto più adeguato e bene accolto. La psiche della mutante Ferox è stata proiettata a grande distanza, per aiutare la collega Maga. Il dottor Occulto, che stava seguendo il combattimento mortale, è intervenuto con grande risolutezza. Il corpo astrale della Maga si trasforma istantaneamente in una copia ectoplasmica di Ferox. La mutante psionica si fa letteralmente da parte, per lasciare campo libero alla donna leopardo. La Strega avverte il mutamento, ma non conosce Evolution, e non ha mai sentito parlare di Ferox. La donna leopardo estroflette gli artigli, ed anticipa il momento in cui li affonderà nel corpo di quell’orrido serpente, che adesso è verde, rosso e viola. La fantasia malata e drogata della Strega cerca di dare il suo peggio, ma la donna leopardo non ha bisogno di apparire tremenda, lei lo è veramente. Il serpente multicolore accenna a muoversi, ma non si rende conto di confrontarsi con un essere dotato di riflessi felini. Ferox finge lentezza, solo per indurre l’avversaria a scoprirsi. E così avviene: agli occhi di Ferox lo scatto dell’animale ectoplasmico risulta particolarmente lento, e lei si regola di conseguenza. Gli artigli di Ferox affondano profondamente nelle carni del mostro; le ferite si accentuano e si prolungano grazie all’inerzia, e da esse prorompe una specie di liquido purulento. Il serpente che è la Strega spalanca le enormi fauci, ma non per uccidere, bensì per emettere uno stridio altissimo, di dolore. Sebbene la battaglia si svolga sul piano astrale, i danni subiti dai contendenti si ripercuotono sui rispettivi corpi fisici addormentati. Jessica riapre gli occhi, essendo nel frattempo cessata la possessione stregonesca. Ferox soffia, salta, rotola e colpisce di continuo, impedendo all’avversaria qualunque controffensiva. La Strega non dispone evidentemente di tecniche di combattimento corpo a corpo, oppure esse sono poco o nulla se confrontate con la naturale attitudine della donna leopardo. Se il combattimento coinvolgesse ancora la Maga, forse ora lei si fermerebbe ad osservare e riflettere. E sbaglierebbe, perché il serpente multicolore non è ancora morto, e si prepara a sputare il veleno in faccia a Ferox. Ma la mutante felina sa istintivamente che un nemico non è mai battuto finché non è completamente inerme. Un attimo prima che le ghiandole velenifere liberino la sostanza letale, gli artigli di Ferox compiono un arco di morte, e la gola del serpente ne risulta squarciata in maniera irreparabile. Sul nostro piano dell’esistenza, la Strega inizia a morire, ma non le sarà concesso di farlo. I demoni volevano un’anima pura, ma si accontenteranno di una impura. I demoni sono notoriamente vendicativi. La Strega non entrerà nel tunnel di luce, ma precipiterà in uno degli inferni che aveva osato evocare. Le sue grida si perdono mentre la Strega precipita in un pozzo surfureo, che pare senza fondo. E mentre precipita sente molto distintamente le orride risate dei demoni che credeva di avere asservito ai suoi miseri disegni terreni. Quella che fu la Strega si prepara ad un’eternità di sofferenza, ammesso che sia possibile farlo.
ESSERE UN DRAGO_libro 2°_58° episodio
Le leggende terrestri narrano di combattimenti tra draghi e guerrieri. Diciamo subito che il drago contro cui combatté S.Giorgio era una specie di lucertola. I draghi dei cinesi sono viceversa sempre stati raffigurati come immensi e potentissimi. Le leggende europee definite "pagane" descrivono draghi enormi e sapienti, custodi di tesori mitici. Nessun animale mitologico è paragonabile al drago. Dal drago ti aspetti ferocia, potenza, invulnerabilità, antichità. Gli altri animali mitici sono animali bellissimi, ma animali rimangono. Il drago invece si pone al vertice della scala alimentare: nessuno mangia i draghi. Il suo sangue dona poteri magici, e trasmette l'immortalità. I vampiri sono solo una brutta copia dei draghi. Sono potenti, veloci, feroci, longevi, ma solo se confrontati con un umano. Il drago è un super-rettile. Potrebbe vivere in eterno; non teme la luce solare, anzi, se ne nutre. Le sue scaglie rendono inutile l'acciaio. La sua fiamma non ha paragoni. Quale altra forma di vita è in grado di produrre ed emettere gas ad alta temperatura, che si incendiano a contatto coll'aria? La fiamma del drago potrebbe essere la diretta evoluzione del veleno del cobra. Il cobra sputa il veleno in faccia ai nemici, oppure inietta detto veleno nel loro circolo sanguifero. Il drago è un super-rettile, che ha tutti i poteri dei suoi predecessori nella scala evolutiva. Il drago è un super-rettile perché non ha alcuna delle debolezze dei suoi lontani antenati. Non teme il freddo, perché il suo corpo produce un super-calore. Il suo metabolismo è tale che guarirebbe quasi istantaneamente da grandissime ferite. In più, il drago detiene la perfetta evoluzione del cervello rettile. Agisce subito dopo aver pensato; non conosce intoppi emozionali che lo frenino. Impara dagli errori, ma quando parte nessuno lo ferma. Dragonfire si chiede come mai, sulla Terra, i draghi non si siano affermati, come è viceversa accaduto sul suo pianeta d'origine. La scienza umana racconta che sessantacinque milioni di anni or sono i dinosauri smisero di spadroneggiare. Qualcosa azzerò la catena di comando terrestre, ed i mammiferi presero il sopravvento sui rettili. Poi, inspiegabilmente, una scimmia per nulla eccezionale scese dagli alberi ed assunse il comando. Dragonfire sa che ora sulla Terra non comanda la migliore tra le specie terrestri. In alternativa ai dinosauri, potrebbero dominare i felini; invece no. Dragonfire, conoscendo Ferox, ritiene che il modo di pensare dei felini sia simile a quello dei rettili. Decidono in fretta, ed in fretta agiscono. Dragonfire è alleato con i mutanti Ferox, Kong, Fulminatore, Maga e Navigatrice. Oltre ovviamente al dottor Occulto. Il drago di Evolution pensa che la natura, attraverso i mutanti, stia correggendo un proprio errore. Ferox è la perfetta fusione tra donna e leopardo. Kong è la super-scimmia che meriterebbe di stare al posto degli umani. Kong è più un gorilla che una stupida scimmia arboricola. Fulminatore è un uomo che ha trasceso l'umanità, ed ora detiene poteri che i suoi antenati avrebbero definito magici. Ma la mutante Maga è il vero ricettacolo dei poteri psichici. Degna allieva del capo di Evolution, il dottor Occulto. Navigatrice, sorella di Fulminatore, agisce nell'ombra, ma i suoi poteri mutanti sono adeguati all'era moderna della comunicazione di massa, cibernetica e non solo. Dragonfire crede che esista un karma cosmico che lo abbia voluto sulla Terra, assieme ad Evolution. Assieme devono sconfiggere un male strisciante: la disperazione, l'assuefazione, il pessimismo. Devono abbattere chiunque predichi il ristagno delle idee e la sopraffazione. Dragonfire ama tutte le forme di vita delicate ed indifese. Lui è un baluardo invincibile contro i massacratori degli inermi, ma non può e non vuole distruggere miliardi di umani, solo perché si ostinano a mangiare carne di innocenti animali. Dato il suo immenso potere, questo fatto dovrebbe causargli frustrazione, ma il suo cervello rettile è pragmatico, e lui si consola parlando con i suoi agnellini. Dragonfire oggi ha deciso di intercedere per la vita di numerosi montoni. Un rito tribale ha infatti deliberato il loro sterminio, per garantirsi la prosperità nell'anno venturo. Il drago prova ancora stupore nel rilevare quanto riescano ad essere idioti gli umani, quando credono di mediare con il cielo e con l'abisso. Cosa c'entra il sangue versato a fiumi con la fertilità della terra? Quei montanari cretini non hanno ancora capito cosa bisogna adoperare per fertilizzare i terreni di coltura. Lo stupido bestiame umano sembra convintissimo che qualche dio garantirà tempo buono, solo se potrà bere il sangue di centinaia o migliaia di montoni. Dragonfire in un altro periodo storico sarebbe stato adorato almeno come un semi-dio, ma non avrebbe mai accettato un tale scempio. Con questo stato d'animo, il possente alieno si affaccia, discendendo da una montagna, sulla conca del sacrificio rituale. La sua figura impressionante si staglia, con il suo verde acceso, sullo sfondo della pietraia. La massa dell'alieno smuove massi, mentre i suoi lunghi passi lo conducono a valle. Preceduto da una frana, Dragonfire innesca una fuggi fuggi tra i pastori armati di lunghi pugnali sacrificali. Il drago si ferma, ed il suo sguardo di fuoco passa in rassegna il gregge umano, che vorrebbe estinguere il molto più innocente gregge animale. Non servono le parole, non importa quale lingua essi parlino; ciò che conta è che un essere che, a buon titolo, considerano soprannaturale sia sceso tra loro. Essi cercano di capire il messaggio non detto. Il drago alto tre metri e pesante settecento chili emette fumo dalle fauci poderose. In risposta all'evento insolito e mirabolante, i pastori si dividono in due fazioni: quelli che si prostrerebbero per adorarlo, e quelli che oserebbero aggredirlo. Quelli che vedono in lui un emissario del cielo, e quelli che lo vedono come un emissario dell'inferno. Qualcuno leva minacciosamente la lancia o il pugnale verso l'alto, ed inizia a strepitare. I pastori dell'altra fazione, viceversa, mantengono una rispettosa distanza dal drago possente, e toccano terra con un ginocchio, in segno di sottomissione. Mentre costoro chinano il capo, perché la volontà del cielo è stata chiaramente espressa dall'ira dipinta sul volto alieno di Dragonfire, un avventato e sprovveduto mortale lo bersaglia con una fucilata. La pallottola di piombo viaggia a velocità inadeguata, e comunque quel metallo non avrebbe modo di penetrare le scaglie dell'extraterrestre, neppure se fosse propulso da un fucile tecnologicamente avanzato. L'impatto tra la pallottola e le sue scaglie lascia il drago pressoché indifferente. Ma il possente alieno non intende subire l'aggressione da parte di uno stolto esagitato. La coda del drago parla per lui, e, con grande spostamento d'aria e conseguente sibilo agghiacciante, strappa il vetusto fucile dalle mani dell'ottuso personaggio. Sfortunatamente per il pastore, la coda del drago non è uno strumento di precisione. Ferox, se avesse voluto, sarebbe riuscita a colpire il metallo, senza recidere ossa e tendini. Ma Ferox non è lì, e comunque la donna non è mai così buona con i cretini. Dicevamo della coda del drago, che disintegra letteralmente il fucile, e con esso riduce in frantumi sanguinolenti un braccio del deficiente. Detto deficiente grida per il dolore improvviso ed estremo. L'emorragia è tale, che cade a terra ed inizia a rantolare. Nessuno pare in grado di soccorrerlo, e pare che nessuno intenda farlo. Dragonfire lo guarda come guarderebbe un insetto ferito. Sennonché forse l'insetto ferito susciterebbe nel cuore del drago un sentimento di condivisione. L'umano così muore, annegato nel suo sangue, vittima della sua stupidità estrema. Ora tutti i pastori si genuflettono e piegano il capo. Dragonfire punta il dito, indicando i montoni. I capi tribù assentono con sollecitudine, ed in quel momento pensano che forse il cielo stesso abbia trovato modo di dir loro che stavano sbagliando.
FULMINATORE ED IL SUCCHIASANGUE_libro 2°_57° episodio
Il mutante conosciuto come Fulminatore sta viaggiando su un treno che attraversa a scarsa velocità una zona poco popolata. Le stazioni ferroviarie sono piccole e male in arnese. Il treno si ferma ad ognuna delle stazioni che incontra, rendendo il viaggio una specie di studio antropologico. Fulminatore osserva chi sale e chi scende dal treno; poca gente, vestita in maniera abbastanza pittoresca. Il mutante ha come l’impressione che il tempo da quelle parti scorra più lentamente, ed sia fermo ad un periodo nel quale l’automobile era poco diffusa. Non che questo sia un male. Il treno è alimentato elettricamente, ma la sua lentezza potrebbe far pensare che funzioni a vapore. Quando Fulminatore arriva a destinazione, è pomeriggio inoltrato e, data la stagione autunnale, l’oscurità si approssima con una velocità decisamente superiore a quella del trabiccolo su ruote che arranca sulla strada ferrata. Scende dal treno, che nel frattempo si è arrestato con uno stridio di freni, e si guarda attorno: nessun altro è sceso a quella stazione, e nessuno che sia salito. Decisamente quel paesello non è una destinazione turistica. Il mutante è convinto che non sia una questione di stagione: è proprio il luogo a non invitare ed a non invogliare i turisti. Difficile che qualcuno, passando da quelle parti, colga nel paesaggio uno spunto per una sosta. Non parliamo della gente, che in giro non si vede proprio. Uscito dalla stazione, l’eroe di Evolution si trova nella strada principale del paese. Sorprende che sia asfaltata, dato il contesto decisamente tendente all’abbandono. Poche case isolate si affacciano da una parte e dall’altra della strada pressoché deserta. Evidentemente in questo borgo sperduto la gente si ritira presto in casa. Fulminatore non si sorprenderebbe se la gente si chiudesse in casa a doppia o tripla mandata. L’impressione che dà quel luogo è che dopo il tramonto del sole sia sconsigliabile farsi trovare fuori casa. Fulminatore detiene una grande forza, ma pensa a come si sentirebbe vulnerabile al suo posto un comune umano. Forse neppure una pistola, pronta ad essere estratta, eviterebbe io correre di brividi lungo la schiena. L’agenzia che gli ha prenotato l’albergo non ha avuto difficoltà a trovare una stanza libera, e la ricerca è stata facilitata dalla presenza in paese di un solo albergo. Forse chiamarlo albergo è eccessivo: due piani fuori terra, oltre ad una specie di tetto spiovente, sotto il quale sono sicuramente state ricavate soffitte più che altro abitate da topi. Fulminatore entra nell’albergo, che è lo specchio del paesello: nell’atrio, nessuno, ad eccezione di un vecchio addetto al bancone. Costui non si mostra neppure euforico, nel accogliere quello che potrebbe essere l’unico cliente che sia entrato da parecchio tempo. Il vecchio sembra talmente rassegnato alla scarsa attrattiva del luogo che quasi non solleva la testa. L’albergo dispone di una linea telefonica, per cui l’agenzia è riuscita a contattare il proprietario che è anche l’addetto al bancone. Fulminatore si chiede se il tizio che ha davanti non sia per caso anche il cuoco. Chissà come mai il mutante ha perso l’appetito. Ritirata la chiave della stanza, Fulminatore si avvia su per le scale. Pensa che da quelle parti forse passerebbe inosservato anche Kong, con tutta la sua pelliccia. Solo Dragonfire con la sua statura decisamente inumana, indurrebbe il vecchio ad alzare lo sguardo. Solo che probabilmente l’albergo crollerebbe se il drago ci mettesse anche solo una zampa dentro. La stanza di Fulminatore è arredata come ci si potrebbe aspettare da un paese fermo ad un passato non recente. Fortuna che c’è un bagno, munito di doccia; segno che da quelle parti almeno hanno l’acqua corrente, e l’acqua calda. Quella notte Fulminatore dorme, nonostante il silenzio assordante assedi il paesello immerso nella campagna. D’accordo che è autunno, ma c’è il rischio che da quelle parti gli insetti non si facciano sentire, con i loro canti, neppure d’estate. La mattina successiva, il mutante si sveglia appena una lama di luce penetra attraverso le persiane. Difficile affezionarsi a quella camera, al centro della quale si trova un gigantesco letto a baldacchino. Fulminatore si avvia a piedi, ma non avrebbe alternative. Potrebbe chiamare il suo velivolo simbiotico, ma la distanza che deve percorrere è minima. Per ordine del dottor Occulto, il mutante elettrico deve recarsi ad un incontro con un vecchio studioso, che abita in una grande e vecchia dimora, che sorge su una collinetta. Fulminatore non si sorprende che la casa abbia un aspetto che ricorda un’ambientazione di un film dell’orrore; gli alberi che la circondano sembrano antichi eppure ancora capaci di una rapacità sovrannaturale. Il vecchio studioso, che viene ad aprire la porta, ha presumibilmente tra settanta ed ottanta anni. Il mutante sospetta che in quel paese dimenticato da Dio l’età media degli abitanti sia molto elevata. Tra pochi anni, se le cose non cambieranno radicalmente, il paese sarà spopolato, ed assomiglierà ai villaggi fantasma del vecchio West. Contrariamente al proprietario dell’albergo, lo studioso accoglie Fulminatore con un atteggiamento decisamente euforico. Sembra addirittura troppo euforico, ma il mutante si riserva di giudicarlo più tardi. La casa è talmente vasta, che non ci saranno problemi a trovare un letto all’inviato di Occulto. Lo studioso vive in quella casa dalla nascita, ed è accudito da una cameriera, anche lei di una certa età. Il pranzo è decisamente invitante e ben cucinato, e nel pomeriggio l’anziano residente illustra a Fulminatore i moltissimi titoli corrispondenti a libri presenti in una vasta biblioteca. Solo verso sera, l’eroe di Evolution comprende quale sia il campo di indagine del vetusto ma simpatico personaggio. Il dottor King, questo il nome del proprietario di quella dimora, è uno studioso di arti occulte. Fulminatore si sente come se stesse finalmente svegliandosi da una specie di quasi sonno. Era ora, dice tra sé e sé, che iniziassi a comprendere i motivi di quella missione. Di sicuro il dottor King vuole porre all’attenzione di Evolution un fenomeno paranormale o demoniaco. Questo è il pane quotidiano per Evolution. Fulminatore è spiaciuto che gli altri non siano lì, ma nel contempo è contento di non dover fare la coda per somministrare la giusta punizione ad un demone o a qualcosa di simile. Se il dottor Occulto ha inviato solo Fulminatore, si vede che ritiene che un super-eroe sia più che sufficiente a risolvere il problema, ed a sconfiggere le forze del male. A sera inoltrata, mentre il vento piega le cime degli alberi, il dottor King spiega al mutante che recentemente il cimitero del paese ha registrato una presenza nuova e pericolosa. Nel paesello sperduto, il cimitero ospita più tombe di quanti siano gli abitanti ancora in vita. La tempesta infuria all’esterno della vecchia dimora, ed ora le cime degli alberi urtano le finestre, come se volessero entrare. L’ambientazione è quella giusta per parlare del risveglio di un antico vampiro. Il dottor King ovviamente dispone di una catalogazione completa degli ospiti del cimitero. Si tratta di tombe vecchie in alcuni casi di secoli. Il pessimo soggetto a cui il dottor King si riferisce è un aristocratico defunto da almeno duecento anni. Come mai abbia deciso di ridestarsi proprio ora è un mistero. Oppure, suppone Fulminatore, può darsi che il vampiro abbia recentemente cambiato territorio di caccia, e King finalmente lo abbia notato. L’aristocratico, tornato alla mezza vita in forma di succhiasangue, fu un mezzo adoratore del demonio, con riti evocatori. Morì altresì in maniera tragica, come ci si poteva attendere da un tale personaggio bislacco. King, attingendo alle sue numerose fonti librarie, afferma che il barone Dox ci lasciò le penne nel corso di un esperimento di dubbio gusto. I pochi testimoni sopravvissuti, tutti praticamente impazziti dalla paura, raccontarono che il demone evocato si fece veramente vedere, e pretese in pagamento alcune vite, tra cui quella del barone. Chiariti questi aspetti, Fulminatore e King si apprestano a trascorrere il resto della notte in casa, giacché cacciare un vampiro di notte non è il massimo della furbizia. Come nelle migliori storie di fantasmi ed altri orrori, il mutante ed il suo ospite decidono di organizzare un quasi veglia, nella grande biblioteca, riscaldata da un caminetto adeguato alla cubatura da riscaldare. Tuttavia, nel corso della notte, il fuoco tende a spegnersi più volte, ed è quasi impossibile per i due dormire se non a sprazzi. Fulminatore, ad un certo punto di quella specie di veglia, è quasi certo di aver visto un volto con occhi rossi, affacciato ad una delle finestra della biblioteca. Il fatto che detta finestra si trovi a cinque metri dal suolo non dovrebbe infastidire un vampiro. Il mattino successivo, King accompagna Fulminatore a visitare il cimitero del paese. Incontrano qualche vecchia comare, vestita di nero, che si trascina tra un loculo e l’altro. Non c’è che dire: quello è un paese di allegroni. La tomba di famiglia del barone Dox è ovviamente impressionante, carica di angeli, cancellate, croci, marmi. Tutta roba di pessimo gusto, ovviamente; ma ad un vecchio vampiro quella cripta deve sembrare una splendida casetta. Il dottor King dispone ovviamente dell’autorizzazione ad accedere nella tomba, ma, a parte il fetore di cose vecchie e marce, nulla induce a sospettare che in essa si siano verificati movimenti recenti. Il telegiornale del mattino informa di uno strano incidente, occorso ad un’anziana donna, che risiedeva in una cittadina ad una decina di chilometri dal cimitero. Il giornale locale descrive le ferite rilevate sul collo della defunta: come il morso di un grosso animale. Poco sangue in terra, e pochissimo nelle vene e nelle arterie della sfortunata passante. Il dottor King è convinto che il barone Dox sia responsabile di quell’assalto omicida. Anche Fulminatore ritiene che sia plausibile che il non morto abbia cercato un terreno di caccia più ricco del piccolo paese di provenienza, nel quale tutti si chiudono in casa appena cala il sole. La giornata trascorre velocemente, e velocemente giungono le tenebre. L’eroe di Evolution si apposta nei pressi della cripta del barone, ritenendo che di lì uscirà, e che lì farà ritorno. Sfortunatamente, l’astuto succhiatore di sangue ha scoperto alcuni cunicoli, che gli consentono uscite alternative. Mentre Fulminatore lo aspetta per friggerlo, lui, il barone Dox, si appresta ad aggredire una ragazzina. Uno dei motivi per cui Dox aggredisce gli abitanti della cittadina è che essa è abitata anche da ragazzi e bambini. Il vecchio non morto evidentemente ritiene che il sangue giovane gli possa giovare più di quello anziano. Il barone si sposta a bordo di una vettura con i vetri oscurati. Gli piacerebbe volare in forma di pipistrello, e trasportare in tal modo le sue vittime, ma al momento non ha ancora imparato a farlo. Però ha capito di possedere dei fortissimi poteri ipnotici, che gli servono quando, sbucando dalla nebbia, avvicina la ragazzina. Gli occhi del vampiro Dox sono rossi, ed emettono un’energia mortifera. La giovane vittima è colta di sorpresa, e non ha tempo di urlare. Si sente privare di ogni volontà di resistere. Il barone non morto, contando sull’oscurità e sulla nebbia, rapisce la giovane, caricandola sulla sua auto nera. Fulminatore e King frattanto sono al cimitero, in attesa che il barone rientri. Ogni tanto si voltano per via di qualche rumore di dubbia provenienza. Di sicuro in quel fetido cimitero qualcosa si muove, ma al momento non è il loro vampiro. Finalmente, dalle tenebre emerge il barone, con la ragazzina in braccio. Il vampiro dimostra di possedere dei sensi molto acuti, perché percepisce la trappola, prima che la trappola scatti. Posa al suola la ragazzina, svenuta ma non ancora ferita dai denti infetti del pessimo soggetto. Poi avanza risoluto a dimostrare che quello è il suo cimitero. Fulminatore ricorda i motivi per cui il dottor Occulto lo ha inviato in loco: studiare la forza e le debolezze dei succhiasangue. Il barone Dox scatta in avanti, ed è indubbiamente velocissimo; ma Fulminatore si allena con Ferox e Kong. La donna leopardo e l’uomo scimmia di Evolution sono decisamente più veloci di quel vecchio signore. Il dottor Occulto sospetta che i vampiri siano persone date per morte, ma in realtà precipitate in una sorta di strano coma. A distanza di un tempo molto variabile dalla morte apparente, costoro si svegliano. Ovviamente non tutti ce la fanno ad uscire dalle tombe, ma alcuni hanno acquisito una specie di super-forza, e ce la fanno. Ora però la super-forza del vampiro dovrà fare i conti con il potere elettrico del mutante di Evolution. Due scariche prorompono dalle mani di Fulminatore, e colpiscono in pieno Dox. La forza elettrica attraversa il vampiro, esattamente come farebbe con un essere umano, ed il vampiro grida. Il barone Dox ama credere di essere dotato di poteri sovrannaturali, ma non è così. Non ha alcuna difesa contro le forze elettriche. Se non altro però il corpo risvegliato recupera molto più in fretta di un corpo umano normale. Fulminatore è leggermente sorpreso dalla reazione del suo nemico, ed i fulmini successivi, forse sparati con scarsa convinzione, schivano il barone Dox. Lui peraltro inizia una velocissima fuga, a zig zag tra i loculi, e si mette al riparo. Fulminatore in realtà potrebbe fare facilmente a pezzi l’intero cimitero, sbriciolando lapidi e chiunque ci sia nascosto dietro. Ma la prima cosa da fare è verificare le condizioni di salute della ragazzina. Il potere ipnotico del barone è direttamente proporzionale alla sua vicinanza alle sue vittime. Adesso infatti la ragazzina apre gli occhi, ed il dottor King la prende in consegna. Cerca di raccontarle di un episodio di sonnambulismo, che l’avrebbe indotta a camminare fino a quel cimitero. Lei forse non ci crede, ma è troppo frastornata per replicare. Fulminatore invece si guarda attorno, per chiudere nel più breve tempo possibile la sua disputa con quel succhiasangue. Il vampiro si è mosso con attenzione, ed ora è giunto alle spalle di Fulminatore. Il mutante potrebbe aver commesso un errore mortale, giacché poco potrebbe fare la sua energia elettrica contro un attacco a sorpresa. Il barone Dox, da quando è rinato come non morto, ha scoperto nuove funzionalità nel suo vecchio corpo. Anzi, a dire il vero, il suo vecchio corpo non è neppure così vecchio. Qualunque sia la causa della mutazione da uomo a vampiro, apporta notevoli vantaggi psicofisici. Il grosso limite dell'essere un vampiro risiede nella necessità impellente di nutrirsi di sangue umano. I vampiri nascono come predatori degli uomini, e questo condiziona il loro destino. Se così non fosse, ora Dox non si sentirebbe obbligato ad attaccare Fulminatore. Le facoltà del mutante di Evolution non sono tuttavia limitate alla sola emissione di scariche dirompenti dalle mani. Fulminatore ha infatti emesso una sorta di ragnatela di energie sottili, che lo avvisano del pur circospetto avvicinarsi del mortale avversario. Il barone Dox scatta velocissimo, e pare quasi che voli. Fulminatore non riesce a girarsi completamente, ma si raccoglie su se stesso, per attutire l'impatto. Il vampiro cerca le tenere carni del collo di Fulminatore, e potrebbe farcela se sotto di sé avesse un inerme umano. Invece, il mutante elettrico giustifica il suo nome di battaglia, emettendo una sorta di campo energetico. Per la seconda volta in pochi tempo, il vampiro è percorso da forze che potrebbero porre fine alla sue esistenza. Il corpo di Dox emette fumo e fiamme, e conseguentemente molla subito la presa sul collo di Fulminatore. Adesso il predatore è diventato preda. Giace al suolo, e gli arti non rispondono più alla sua volontà. Fulminatore si avvicina implacabile, e si prepara ad estinguere la post vita del non morto. Il barone Dox conosce una grande paura: è già morto una volta, e non vorrebbe ripetere quell'esperienza terrificante. Però in soccorso del vecchio vampiro interviene inaspettatamente il dottor King, che è tornato al cimitero, dopo avere messo in salvo la ragazza aggredita da Dox. King ferma appena in tempo la mano di Fulminatore, proponendo una soluzione che potrebbe star bene ad entrambe le parti in conflitto. Il barone Dox ammette la sconfitta, ed accetta di riprendere posto nella sua bara, dove, sfruttando i suoi poteri, sprofonderà in un lungo periodo di animazione sospesa. Né Fulminatore, né King credono veramente che il vampiro rimarrà a lungo segregato nella sua cripta, ma non vogliono essere costretti a cancellarlo da questo piano della realtà. Il mattino successivo, il dottor King accompagna Fulminatore al treno, che lo riporterà alla civiltà. Il dottor King veglierà sul rispetto dell'accordo, ma per ora è soddisfatto di avere impedito di nuocere all'antico vampiro. Del resto come avrebbe potuto accettare la distruzione di quello che quasi sicuramente è un suo antenato? In effetti è caratteristica dei piccoli borghi che la gente sia tutta imparentata, vivi e morti. E forse il barone Dox ha evitato di aggredire la gente del suo borgo natio proprio in ossequio al suo spirito tribale.
LIEVI MOVIMENTI NEL BUIO_libro 2°_56° episodio
Una stanza abbandonata. Un movimento veloce nell'ombra. Orecchie feline che percepiscono il suono lievissimo di piccoli passi veloci. Occhi felini che quasi istantaneamente si mettono a fuoco, ma ciò che ha prodotto l'allarme non è più lì. I due gatti randagi si guardano negli occhi, e si comunicano un messaggio di incredulità. Infatti nessun animale con quattro zampe, e nessun insetto o ragno sfuggono ai sensi superiori dei perlustratori della notte. La sorpresa dura poco, perché i gatti della tribù che vive nel palazzo abbandonato devono procurarsi la cena. Un secondo scalpiccio, a pochi metri dai due gatti affamati. Ma questa volta il suono non si interrompe, e quattro occhi perforano le tenebre. La messa a fuoco è automatica, ed utilizza ogni più piccola traccia di luce per distinguere il bersaglio. Perché di bersaglio si tratta. “Nulla di personale”, paiono voler dire i due gatti, ma nel frattempo si sono già staccati dal suolo, e volano verso il topo. Come i migliori ballerini umani, ed anche meglio, i due piccoli felini dirigono il loro volo, senza urtarsi. Si direbbe che i loro sistemi di navigazione abbiano calcolato in partenza il salto duplice, diretto verso un solo bersaglio. Un computer ci metterebbe più tempo a coordinare esattamente le traiettorie dei salti dei due gatti. Ma, nel tempo richiesto per formulare questa riflessione, loro sono già atterrati. Il povero topo ha commesso il grande errore di passare da quelle parti ora. Ma come poteva sapere che l'attenzione dei due mici era stata appena attizzata da un movimento repentino? I due predatori erano alla ricerca di una rivincita, e l'hanno trovata quasi subito. Se quel qualcosa non li avesse messi sul chi vive, forse il topolino questa sera avrebbe cenato, invece di diventare a sua volta la cena di qualcuno. Se non altro questa volta i gatti lasciano perdere la consueta crudele tortura della loro preda. Questa volta il più veloce dei due mici spezza quasi subito la colonna vertebrale del topolino. Poi da bravi amici si dividono le magre spoglie del caduto. Lui, il topolino, si vede sbalzato fuori dal suo corpo devastato, ed è sorpreso di non provare più dolore. Poi vola via entro il tunnel della calda luce, che porta all'aldilà dei topi. In un altra parte del mondo un topolino sta nascendo, ed il suo piccolissimo corpo ha bisogno di un'anima. Quest'anima reca con sé una conoscenza specifica; per cui quel topolino appena nato farà molta attenzione ai gatti e a dove metterà le sue zampine. Non è facile essere una specie assediata e predata: bisogna imparare in fretta, ed i topi lo hanno sempre fatto. In un differente stato dell'esistenza, Maschera di Ferro si aggira in una landa desolata. Grazie alla sua armatura vivente ed alla sua forza, lo psicopatico vorrebbe diventare il re di quel mondo. Anzi: ambirebbe a diventare un dio, ma prima dovrebbe trovare qualcuno disposto ad adorarlo. Piccole forme di vita lo sorvegliano da lontano, o nascoste dietro a rocce ed alberi. Però, quando Maschera di Ferro si avvicina, dette piccole e sfuggenti forme di vita non sono più lì. Allora il pazzo corazzato colpisce con calci e pugni la roccia e l'albero, fino a distruggerli. O almeno prova a farlo, perché in quella dimensione anche gli alberi e le rocce non sono quel che sembrano, e non stanno fermi ad aspettare che quello psicopatico terrestre li sbricioli a pugni ed a calci. Maschera di Ferro è il prototipo dell'insania mentale abbinata ad una forza non comune. Proprio perché è un maledetto pazzo, Maschera di Ferro non si chiede come mai Dragonfire stia passando da quelle parti. Ed in effetti il drago di Evolution avanza senza quasi volgere lo sguardo a destra e sinistra. Cammina come se fosse sonnambulo. Forse lo è veramente, pensa Maschera di Ferro. E questa potrebbe essere l'occasione buona per vendicarsi di tutte le sconfitte precedenti. Maschera di Ferro ha imparato ad ascoltare le parole del vento e dell'acqua, perché in quel mondo acqua e vento parlano. O forse il criminale è ancora più pazzo del solito. Le parole gli hanno riferito che Dragonfire esiste al di fuori del karma degli altri esseri viventi. Di quasi tutti gli esseri viventi, eccetto quelli che rientrano nella categoria del drago. Evidentemente tutti noi rientriamo in categorie karmiche, ed il drago alieno è un fuoriclasse. Questo è quanto gli hanno riferito vento ed acqua di quel mondo lontano. Ma forse questo lo aveva già capito finanche Maschera di Ferro, a forza di prenderle. Dragonfire non segue il flusso del destino dei mortali, e questo potrebbe spiegare la sua invincibilità pressoché totale. Maschera di Ferro ringrazia le voci del vento e dell'acqua: essere battuti da uno che esiste in un karma diverso e superiore non è come essere battuti, ad esempio, da un Kong. Poi però Maschera di Ferro si ricorda di non aver fatto una bella figura neppure contro il mutante scimmiesco di Evolution. Meglio partire all'attacco, che rimuginare sulle passate sconfitte, e sulle scuse correlate. Il pazzo in armatura è adesso anche lui alto tre metri; altrimenti ci penserebbe due volte prima di lanciarsi in uno scontro fisico con un colosso di settecento chili. Ma Maschera di Ferro spera che in quello stato d'esistenza la massa e l’inerzia di Dragonfire non siano quelle che lo contraddistinguono sulla Terra. Dragonfire pare non accorgersi della corsa sfrenata che porta il folle in armatura in rotta di collisione con lui. L'impatto è devastante: acciaio contro scaglie, metallo contro escrescenze cornee, grigio contro verde. Un suono simile ad un boom sonico di jet terrestri. Animaletti si allontanano precipitosamente dal luogo dello scontro. Gli alberi fanno altrettanto, seguiti da più lente ma ugualmente risolute rocce. Dragonfire forse risente dell'impatto, forse no, ma ferma il suo incedere apparentemente inarrestabile, e si guarda attorno. Maschera di Ferro non ha tutti i torti a sospettare che il gigante verde sia sonnambulo. In effetti il drago sulla Terra dorme del sonno dei draghi e sogna come solo i draghi sognano. Gli umani non possono capire come funzioni il sogno dell'alieno di Evolution, giacché la mente di Dragonfire è praticamente insondabile. Tutti coloro che hanno provato a colpire il drago attraverso la sua mente hanno scoperto con disappunto e sommo dolore che Dragonfire è un vero alieno, ed i suoi pensieri spaziano continuamente attraverso le galassie, e non è un modo di dire. Accade anche quando il drago dorme, ma i suoi colleghi mutanti non sono sicuri che il più possente membro di Evolution dorma davvero. Maschera di Ferro vibra un potentissimo pugno, che secondo lui potrebbe sbriciolare la roccia più dura. Dragonfire, sebbene sembri ancora assente, para con estrema facilità. L'impatto causa un altro rumore potentissimo, ma ormai le bestioline locali si sono abituate, ed anzi si avvicinano per vedere meglio. Maschera di Ferro tenta altri attacchi fisici contro il corpo del colossale avversario, ma l'alieno continua a parare e schivare, come se farlo richiedesse uno sforzo minimo. Come se potesse farlo anche da sonnambulo. Sulla Terra, Dragonfire è seduto su una poltrona appositamente costruita per lui da Kong. Una poltrona super-rinforzata, per reggere la massa formidabile, ed ammortizzare i movimenti del drago. Ovviamente la poltrona sulla quale siede Dragonfire è strutturata secondo la fisiologia di un essere alto tre metri, dotato di una coda a dir poco impressionante. Adesso la coda del drago si muove, in risposta ai pensieri inconsci di Dragonfire, o forse risponde a suo modo, con una sua intelligenza, agli attacchi di Maschera di Ferro. Dragonfire siede sulla sua poltrona, al centro di una stanza alta cinque metri, e decisamente ampia come superficie. Il silenzio della stanza è rotto solo dal raschiare della coda sul pavimento di metallo, e da un suono decisamente più lieve. Il drago extraterrestre è chiaramente un predatore, e tutti i predatori dispongono di sensi acutissimi. Le orecchie di Dragonfire si orientano autonomamente per meglio individuare la fonte di quel suono lieve, come di scalpiccio. La mente del drago cerca di classificare il sogno nel quale Maschera di Ferro si appresta ad attivare le armi più letali contenute nella sua armatura. Svegliarsi nella dimensione del sogno o in quella della Terra? Con la velocità che contraddistingue il colosso, e che sovente sorprende gli avversari, Dragonfire apre gli occhi sulla Terra, e li mette a fuoco per capire cosa abbia prodotto il lieve disturbo che le orecchie hanno registrato. La stanza sembra assolutamente in ordine, anche se il drago è certo che qualcosa di piccolo e sfuggente sia appena passato da quelle parti. Forse l'alieno sa di cosa si tratta, perché sul suo muso si disegna quel sogghigno da drago, che tanto terrorizza i folli che lo affrontano. Dragonfire richiude gli occhi, perché ora deve sbrigare la seconda faccenda. Maschera di Ferro si rende conto all'improvviso che il Dragonfire che ha di fronte non è un sonnambulo, non più. La scarica di energia di Maschera di Ferro prosciuga quasi completamente le riserve dell'armatura, ma il criminale vuole tentare il tutto per tutto. Le mani guantate del criminale corazzato emettono energie pericolosissime, ma il drago si è semplicemente abbassato. Tutta quell'energia illumina la zona per uno spazio considerevole, poi l'energia si dissipa nell'atmosfera. Il drago non è sicuro che quello sia un sogno, e comunque sa quanto sia possibile essere feriti all'interno di eventi onirici. Per cui, partendo dalla posizione che gli ha consentito di schivare l'attacco del criminale corazzato, Dragonfire lo colpisce con una rotazione della sua coda formidabile. Sulla Terra la coda si muove ancora una volta sul pavimento di metallo, producendo uno stridio. Nella dimensione ove si trova il corpo astrale del drago, la coda è solida come sulla Terra, e l'armatura del criminale ne fa le spese. Bestiolini autoctoni ridacchiano felici, dato che non avevano mai sopportato quel buffone coperto di metallo grigio. Detti bestiolini percepiscono anch'essi un lieve suono, come di lievi passi di piccole zampe. Ma quando si voltano rimangono sorpresi di non poter capire chi o cosa abbia prodotto quel suono. Maschera di Ferro si rialza a molti metri di distanza. La sua armatura frigge e fuma. Le ammaccature si riparano da sole, ma ci vorrà del tempo. Il pazzo è pronto a prenderne ancora un po’, perché è un folle, e con gli psicopatici non si ragiona. Se Dragonfire fosse ancora lì, lo accoglierebbe a zampe aperte, ma il drago possente si risveglia sulla Terra, nella base di Evolution. Deve riflettere su alcune intuizioni che la sua fantasmagorica mente extraterrestre ha iniziato ad elaborare. Ferox, la donna leopardo di Evolution, è simbiotica con alcune tribù di gatti cittadini. Durante le sue ronde sui tetti, Ferox sente i gatti parlare tra loro, così come parlano i gatti. Quello scambio di suoni notturno, che tanto infastidisce gli umani, contiene molte preziose informazioni. Gli umani lenti ed ottusi non comprendono di non essere le sole intelligenze del pianeta, e meno male che é così. I gatti, ad esempio, perlustrano le città di notte, e scrutano con attenzione quei poveri umani che si aggirano per le vie semi vuote, convinti di essere dei guerrieri dell'oscurità. Peccato che gli umani siano tra gli animali che al buio ci vedono peggio. Quelle povere, lente e pesanti bestie bipedi! Neppure quando erano ancora scimmie quadrumani ed arboricole, non sono mai state all'altezza dei felini. Adesso come allora, un solo leopardo può gettare scompiglio tra decine di puzzolenti scimmie starnazzanti. Un leopardo che attacchi, quando arriva al termine del suo balzo di molti metri ha già azzannato la testa della scimmia capo branco. In una frazione di secondo, le zampe posteriori del leopardo sventano la vittima. Poi la belva felina ripete l'attacco una, due, tre volte. Finché tutte le scimmie sopravvissute si sono messe in salvo. I gatti cittadini adorano Ferox, perché è umana e felina assieme; ma l'essere anche umana non l'ha affatto indebolita. I gatti hanno registrato più volte scalpiccii nel buio, simili a topi. Ma dopo essersi fiondati contro la fonte del rumore, si sono trovati con nulla sotto le unghie. Essendo a conoscenza dell'avventura di Dragonfire, la donna leopardo è convinta che chiunque abbia risvegliato il drago sulla Terra, lo abbia aiutato volontariamente contro Maschera di Ferro. Per cui il suo desiderio di conoscere non è macchiato dalla volontà di nuocere. Ecco perché il suo desiderio potrebbe concretizzarsi presto. Anche se forse non questa notte.
SPETTRI_libro 2°_55° episodio
Un tempo aveva invidiato suo fratello, a causa dei poteri elettrici che la natura gli aveva donato. Poi scoprì di essere lei stessa una mutante, di possedere delle capacità decisamente superiori a quelle degli umani, e divenne Navigatrice. In molte missioni di Evolution, Navigatrice ha supportato abilmente i suoi compagni impegnati sul campo. Ferox, Kong, Maga, Fulminatore e Dragonfire hanno più volte tratto vantaggio dai poteri di Navigatrice, che ha indicato loro la strada migliore da percorrere. Consentendo al super-gruppo di evitare le maggiori insidie, seguendo un percorso invisibile a chi non sia provvisto dello specifico super-potere di Cris, la sorella di Fulminatore. Il dottor Occulto, fondatore e capo di Evolution, coordina spesso le sue enormi abilità telepatiche con i talenti psionici della Maga e di Navigatrice. I tre agiscono su piani non materiali, integrando i poteri decisamente più fisici degli altri eroi. Oggi Navigatrice riposa dopo un lungo allenamento, e le sue difese mentali non sono al massimo. Può accadere altresì che anche Occulto non sia prontissimo a controbattere un attacco improvviso. Maga è invece impegnata con il resto del gruppo; ciò significa che Navigatrice è sola a fronteggiare l'incursione di una forza necromantica, particolarmente devastante. La giovane percepisce entità ostili contro tutto ciò che vive. Forme pensiero non morte, che mirano a tornare vive, aspirando la forza degli esseri umani. Vorrebbero utilizzarla come porta per entrare nel nostro mondo, e dilagare. Navigatrice vede esseri incappucciati, privi di volto, ed altri che mostrano teschi e forme scheletriche. Quegli esseri sono sprovvisti di occhi, ed, in loro assenza, fiammelle simili ai fuochi fatui illuminano le orbite vuote. La massa atroce si avvicina a Navigatrice, allungando le grinfie avvelenate. Lei vorrebbe svegliarsi, ma una sorta di incantesimo la blocca. Tuttavia, come detto in precedenza, il dottor Occulto vigila sui suoi allievi; può accadere che anche lui si distragga, ma questa distrazione dura poco. Il capo di Evolution ha infatti inviato la Maga, nella sua forma astrale, in aiuto della collega ed amica. La mutante di New Orleans compare in quel contesto onirico, e gli spettri rivolgono subito la loro attenzione verso la nuova arrivata. La Maga non intende ingaggiare battaglia contro quella marmaglia numerosa di non morti, ma deve necessariamente svegliare Navigatrice. Per cui l'incantesimo della Maga non ha una carica dirompente, come sicuramente si aspettavano i suoi nemici. Navigatrice viene investita dal potere mutante della Maga, e finalmente riprende il controllo del suo corpo. Gli spettri accelerano la loro avanzata, ma fortunatamente la velocità non è una delle loro connotazioni principali. Maga e Navigatrice tornano alla realtà terrestre, attraverso un varco tenuto aperto dal potere del dottor Occulto. La vicenda sembra conclusa e l'attacco sembra terminato; sennonché un tenue tentacolo di materia necromantica riesce ad infilarsi da questa parte del portale. Simile ad un parassita spaziale, quel frammento di materia non morta si nasconde in una fessura di aerazione di uno dei molti aggeggi creati da Kong. Dimostra certamente intelligenza e strategia, nel rimanere latente in attesa del momento più adatto per attaccare. A volte la notte scende anche all'interno della base di Evolution, e gli eroi a volte dormono. Ecco quindi il momento giusto per ritentare l'aggressione alla nostra realtà. Il varco si riapre all'interno della base, ma è il parassita spettrale a riunirsi alla moltitudine in attesa. Poi la discrezione ha il sopravvento, e l'esercito dei non morti cerca un altro posto ove emergere ed aggredire gli innocenti. Chiunque guidi gli spettri si rende infatti conto di avere poche possibilità di sconfiggere la potente Evolution. Ma, affiorando in una zona scarsamente popolata, gli spettri contano di acquisire una posizione di vantaggio. Il paesino prescelto è abitato da poche migliaia di persone. Nonostante l'ora tarda, molti giovani sono ancora per strada; non è il classico fine settimana dedicato alle bevute di gruppo, bensì la festa di Halloween. Praticamente tutti quelli che si aggirano nella zona indossano maschere spaventose, e, quando gli spettri li posseggono, diventano veramente i mostri che prima si limitavano ad interpretare. Ragazzi e ragazze ululano, ma non è più una finzione: ora sono veramente dei mostri. I non morti traggono grande energia dai giovani posseduti, ed i giovani iniziano a morire lentamente. Nella base di Evolution, l'ordine mentale del dottor Occulto desta gli eroi dal loro sonno. Navigatrice ora ha la possibilità di vendicarsi dell'aggressione subita. Subito, aiutata dalla Maga, inizia a tracciare il percorso sub-spaziale che ha condotto gli spettri dalla base di Evolution all'attuale destinazione. Il paese è sufficientemente vicino da consentire che gli eroi lo raggiungano a bordo dei loro dispositivi leggeri. Dragonfire guida l'attacco, a bordo del suo dragoncraft. Maga, Kong, Fulminatore e Ferox lo seguono a bordo di supporti essenziali ma potenti, che traggono energia dalla forza dei corpi dei mutanti. Frattanto, nel paese assalito dagli spettri, i nuovi mostri aggrediscono i cittadini che aspettavano il rituale del “dolcetto o scherzetto”. Gli spettri attendono che i giovani da loro posseduti entrino in contatto con i loro concittadini, per estendere il loro controllo. Quando i cinque super-eroi di Evolution arrivano in paese, vengono accolti da una vera marea di umani semi mutati. Ovviamente gli eroi non hanno intenzione di scatenare i loro poteri contro la folla inerme, ma gli spettri non si fanno scrupolo di attaccare. Il dottor Occulto, che, come sempre, ha seguito dal piano astrale l'operato del suo gruppo, ordina pertanto di non accettare lo scontro, per ora. Evolution dovrà liberare gli umani dalla possessione degli spettri. Poi i poteri mutanti ed il possente alieno potranno dimostrare ciò che sanno fare contro i non morti. Il dottor Occulto pensa di impiegare lo scettro di Uglux, che è quel oggetto magico che consente la simbiosi tra Ferox e la detective Lucrezia. Toccherà proprio a quest'ultima portare ad Evolution lo scettro di Uglux. La detective è peraltro stata informata da Occulto che il nuovo impiego dello scettro potrebbe indebolire la simbiosi con Ferox, ma è prioritario sconfiggere gli spettri prima che uccidano tutti gli abitanti del paese. Il piano B è purtroppo quello di sterminare tutti i posseduti, qualora non fosse possibile liberarli. Ciò per evitare che l'infestazione spettrale si estenda. Ma siamo ancora al piano A, che si basa sui poteri dello scettro di Uglux. Lucrezia sale sulla sua auto, ed inizia il viaggio accompagnata da Navigatrice. Solitamente la sorella di Fulminatore non partecipa di persona alle missioni, ma questa volta i suoi poteri sono necessari a condurre sollecitamente lo scettro di Uglux ai colleghi di Evolution. Le due ragazze iniziano così un viaggio che dovrebbe durare non più di due ore. Il punto è che ogni pianificazione umana è soggetta a variazioni impreviste, e nel paese infestato, i mutanti ed il drago sono costretti a scendere a terra, per distrarre l’attenzione dei soggetti infestati. Questo per evitare che, oltre a tentare di estendere la possessione, rechino danni irreversibili alle persone che si sono barricate in casa. Ferox guida l’attacco, ben sapendo che la sua agilità dovrà essere impiegata per evitare i colpi dei nemici, senza poter rispondere. La donna leopardo violenta la sua stessa natura, che la indurrebbe a squarciare e smembrare chiunque attenti alla sua incolumità. Kong manifesta una natura meno assetata di sangue, per cui gli riesce più facile limitarsi a parare i lenti e deboli attacchi degli umani posseduti dagli spettri. Fulminatore ricorre a scariche poco potenti, ma parecchio dolorose, che inducono gli aggressori ad evitarlo. La Maga impiega le sue scariche mentali della confusione, senza cercare di penetrare quelle menti indemoniate. I quattro mutanti affrontano agevolmente centinaia di giovani mascherati, che sbavano, scalciano, graffiano e cercano di superare la guardia dei supe-eroi. La figura colossale di Dragonfire dissuaderebbe qualunque nemico sano di mente; ma gli spettri sono convinti di non correre alcun rischio, essendosi impossessati di corpi umani che il drago non pare intenzionato a distruggere. La disputa si accende quando uno degli avversari riesce a ferire superficialmente Ferox. In quel frangente, l’autocontrollo della mutante evapora come neve al sole, ed il suo corpo reagisce con una velocità superiore a quella del pensiero stesso. Gli artigli colpiscono superficialmente, ma l’umano, sebbene sia posseduto da uno spettro, grida. Il grande dolore ha allontanato la possessione, ed il giovane si risveglia al centro di una bolgia di pazzi che si muovono come zombie. Kong preferisce non seguire l’esempio di Ferox, per non distruggere tenere ossa con la sua super forza scimmiesca. Fulminatore viceversa aumenta l’intensità delle sue scariche, ed alcuni ragazzi mascherati riprendono conoscenza, ma il trattamento appena subito li ha quasi paralizzati. Quelli che escono dalla possessione però rischiano di venire schiacciati, per cui la Maga non applica il suo potere psionico per liberare, bensì per inibire. Dragonfire è costretto ad adoperare una piccola frazione della sua energia, e sposta in maniera meno traumatica possibile decine di soggetti in una volta. Sembra un bulldozer che tratti materiale fragile. Finalmente arrivano Lucrezia e Cris, recando lo scettro di Uglux. La Maga corre loro incontro, giacché lei è l’unica dei presenti in grado di richiamare il potere magico necessario ad esorcizzare gli spettri. Mancando delle abilità marziali dei colleghi, Navigatrice è però vittima di un aggressione a tradimento. Mentre Lucrezia e la Maga si avvicinano alla massa dei posseduti, uno spettro abbandona la sua vittima ed attacca Navigatrice. La giovane mutante si avvede dell’attacco invisibile, perché questo è il suo potere. Lo spettro emana pensieri di disperazione e di morte, e vorrebbe corrompere l’anima di Navigatrice, ma Navigatrice resiste. Il non morto e la mutante si contrappongono sia sul pieno fisico che su quello mentale, e la giovane attinge a tutte le sue energie. I colleghi sono tutti impegnati, anche Lucrezia che usa i poteri felini, ottenuti dalla simbiosi con Ferox, per contribuire a tenere indietro la massa dei posseduti. Cris deve farcela da sola, e trova in sé energie nascoste. Il potere della Navigatrice viene per la prima volta impiegato al contrario: offusca invece di chiarire. La mente dello spettro subisce uno shock inaspettato, e quell’ectoplasma maledetto si trova scagliato lontano. In quel momento la Maga solleva lo scettro di Uglux, pronunciando parole di un incantesimo antichissimo. Le forze degli elementi sono coinvolte nel rituale di esorcismo, ma anche i colleghi mutanti della Maga partecipano con le loro energie. Lo scettro emette una luce ultraterrena, che strappa gli spettri dai corpi che occupavano. Gli umani crollano al suolo, danneggiati dalla possessione, ma sostanzialmente salvi. Ma ora gli spettri tentano il tutto per tutto, commettendo il loro più grande sbaglio: cercano di possedere Dragonfire. In effetti, se riuscissero nel loro intento, chi potrebbe fermarli? Come un marasma maligno, i non morti convogliano i loro ectoplasmi contro il drago alieno, che li aspetta immobile ma pronto. Poi, in un solo terribile momento, capiscono di aver cercato di violare una mente molto più aliena di tutto ciò che sia vissuto e morto sulla Terra. Immagini di galassie immani, soli dotati di potere distruttivo quasi infinito, buchi neri, di massa inimmaginabile. Questo e molto di più trovano nella mente aliena di Dragonfire, ed allora gli spettri urlano! Gridano di dolore, mentre impazziscono. Si rendono conto di non possedere alcun potere apprezzabile in confronto all’energia cosmica che divampa all’interno del drago. Nessun inferno, visto o immaginato, tiene il passo con le forze che hanno osato sfidare. Per la prima volta, da quando è giunto sulla Terra, Dragonfire non ha distrutto i suoi nemici con i muscoli o con la fiamma. Questa volta gli spettri comprendono la menzogna del loro stato di non morti, e muoiono davvero, definitivamente. La loro materia ectoplasmica viene teletrasportata a migliaia di anni luce dalla Terra, nello spazio vuoto tra i mondi. E là trovano, un gelo pressoché assoluto, nessuna fonte di calore, un buio che annichilisce finanche quelle anime oscure.
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